''Gli investimenti addizionali annui in mitigazione e adattamento sono dell'ordine dei 9 miliardi, soprattutto nel settore privato, con un effetto di crescita pari a circa un punto di Pil. A questo si aggiunge l'effetto dei danni evitati, stimabile in circa mezzo punto di Pil all'anno''. Lo ha affermato Carlo Carraro dell'università Ca' Foscari di Venezia, e vicepresidente del terzo gruppo di lavoro del panel di scienziati che studiano i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc), nel corso del convegno 'Il clima dopo Parigi - Le politiche dell'Italia verso la decarbonizzazione' organizzato dall'intergruppo parlamentare Globe Italia.
''Le politiche per il controllo dei cambiamenti climatici - spiega Carraro - non solo producono un beneficio diretto perché evitano o riducono i danni ai nostri sistemi produttivi, soprattutto nel turismo e nell'agricoltura, non solo evitano importanti impatti negativi sulla salute umana, ma chiamano investimenti che saranno da ulteriore volano di crescita economica per il nostro Paese''.
La lotta al cambiamento climatico può dunque valere un punto e mezzo di crescita del Pil italiano; e a trarne vantaggio saranno anche il sistema economico e le aziende private, oltre che la salute dei cittadini e dell'ambiente. Affinché ciò sia possibile - emerge dal convegno - serve avviare ''un processo di decarbonizzazione che sia anche volano dell'economia italiana, occorre continuare nelle politiche di incentivazione dell'efficienza energetica, delle rinnovabili e della mobilità sostenibile, avviando contemporaneamente politiche industriali innovative. Partendo per esempio ''da casi emblematici come l'Ilva di Taranto''.
''Siamo a un punto di svolta cruciale verso un cambiamento che non ammette più ripensamenti - osserva la deputata del Pd Stella Bianchi - lo storico accordo di Parigi chiama ogni Paese aderente a serie e strutturate politiche di decarbonizzazione che per l'Italia rientrano anche in un impegno Ue a ridurre dell'80% le emissioni di CO2'', rispetto al 1990; è ''una grande opportunità per il nostro Paese''.
Sono quattro i punti principali su cui ci si è concentrati. Tra le proposte: puntare sulla strada dell'efficienza energetica proseguendo sulla strada avviata nell'ultima legge di Stabilità con l'estensione dell'ecobonus (condomini, edilizia residenziale pubblica, promuovere interventi su interi edifici e quartieri per avere riduzioni di consumi intorno al 60-70%); sviluppo delle rinnovabili (promuovere la generazione distribuita, le reti intelligenti, dismissione delle centrali termoelettriche meno efficienti, riconvertire le centrali a carbone); politiche industriali dando il via libera a incentivi mirati a tecnologie e attività a basso impatto di carbonio, sostenendo la ricerca; la mobilità sostenibile (continuare la sostituzione di mezzi per il trasporto pubblico, incentivi alle ciclabili, favorire l'uso dell'auto elettrica).
Giachetti, Roma deve guidare sfida ambientale
''Roma, insieme alle altre grandi città, può e anzi deve guidare questo cambiamento'', quello della sfida ambientale; ''qualcuno potrebbe pensare che i problemi di Roma non si affrontano pensando al clima, ma sbaglia''. Così Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera candidato Pd alle primarie per la corsa a sindaco di Roma, in un messaggio inviato al convegno. Secondo Giachetti ''investire sulla mobilità sostenibile, migliorare l'efficienza energetica, riqualificare la città, curare il verde pubblico di quello che per inciso è il comune agricolo più grande d'Europa, sostenere i centri di ricerca e le imprese, i campioni della nuova economia significa lavorare per il clima, rendere più semplice la vita dei romani e rinsaldare una vocazione produttiva di Roma''. ''Roma vuole essere una capitale che torna ad essere una grande città di respiro internazionale anche per il suo impegno per il clima e per una maggiore giustizia ambientale - dice Giachetti - perché non dimentichiamo mai, e ci risuonano le parole profonde di papa Francesco nella sua enciclica Laudato sì, che i più vulnerabili, i più esposti agli impatti dei cambiamenti climatici sono proprio i più poveri, quelli che nulla hanno fatto per scatenarne la forza potenzialmente distruttiva. E che è nostro dovere - conclude - consegnare a chi verrà dopo di noi un mondo nel quale vivere e del quale godere la bellezza come abbiamo avuto la possibilità di fare''.
Fedeli, orgoglio per impegno Italia a Cop Parigi
''Quella che si è conclusa'' a dicembre è stata ''senz'altro la Cop più importante degli ultimi anni, segnando un passaggio storico che ha reso esplicito e trasparente quanto il cambiamento, in termini sia di consapevolezza che di volontà di impegno da parte degli Stati, stia ormai prendendo piede a tutti i livelli. Da italiana e europea, partecipare a quella discussione, è stato motivo di orgoglio per l'impegno che il nostro Paese e il nostro continente hanno messo in queste trattative''. A dirlo la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli in un messaggio inviato al convegno. Su tanti ''passaggi'' importanti, osserva Fedeli, ''l'Italia ha giocato un ruolo importante, come rivendicato, giustamente, con orgoglio dal ministro Galletti subito dopo la firma dell'accordo, parlando di un 'ruolo da protagonista per il nostro Paese''' chiedendo all'Europa di fare ''di più e innalzi i suoi target''. ''La portata storica dell'accordo è stata sottolineata da tutti - aggiunge - le grandi aspettative generate non sono state tradite'', ma ''la firma dell'accordo è soltanto un primo passo. Accanto alla forza con cui sono stati tracciati gli obiettivi dell'accordo, restano alcuni elementi di debolezza sugli strumenti'', tra cui, per esempio, ''la mancanza di una road map'' o di ''sanzioni''. I numeri dell'Italia ''parlano chiaro'', il nostro Paese ''vuole giocare un ruolo importante in questa partita'': le parole del ministro devono essere tradotto in ''un impegno preciso che il governo e il Paese prendono, e che devono ora'' diventare ''politiche adeguate'' per rispettare ''i nostri impegni per il clima e andare anche oltre''.
''Le politiche per il controllo dei cambiamenti climatici - spiega Carraro - non solo producono un beneficio diretto perché evitano o riducono i danni ai nostri sistemi produttivi, soprattutto nel turismo e nell'agricoltura, non solo evitano importanti impatti negativi sulla salute umana, ma chiamano investimenti che saranno da ulteriore volano di crescita economica per il nostro Paese''.
La lotta al cambiamento climatico può dunque valere un punto e mezzo di crescita del Pil italiano; e a trarne vantaggio saranno anche il sistema economico e le aziende private, oltre che la salute dei cittadini e dell'ambiente. Affinché ciò sia possibile - emerge dal convegno - serve avviare ''un processo di decarbonizzazione che sia anche volano dell'economia italiana, occorre continuare nelle politiche di incentivazione dell'efficienza energetica, delle rinnovabili e della mobilità sostenibile, avviando contemporaneamente politiche industriali innovative. Partendo per esempio ''da casi emblematici come l'Ilva di Taranto''.
''Siamo a un punto di svolta cruciale verso un cambiamento che non ammette più ripensamenti - osserva la deputata del Pd Stella Bianchi - lo storico accordo di Parigi chiama ogni Paese aderente a serie e strutturate politiche di decarbonizzazione che per l'Italia rientrano anche in un impegno Ue a ridurre dell'80% le emissioni di CO2'', rispetto al 1990; è ''una grande opportunità per il nostro Paese''.
Sono quattro i punti principali su cui ci si è concentrati. Tra le proposte: puntare sulla strada dell'efficienza energetica proseguendo sulla strada avviata nell'ultima legge di Stabilità con l'estensione dell'ecobonus (condomini, edilizia residenziale pubblica, promuovere interventi su interi edifici e quartieri per avere riduzioni di consumi intorno al 60-70%); sviluppo delle rinnovabili (promuovere la generazione distribuita, le reti intelligenti, dismissione delle centrali termoelettriche meno efficienti, riconvertire le centrali a carbone); politiche industriali dando il via libera a incentivi mirati a tecnologie e attività a basso impatto di carbonio, sostenendo la ricerca; la mobilità sostenibile (continuare la sostituzione di mezzi per il trasporto pubblico, incentivi alle ciclabili, favorire l'uso dell'auto elettrica).
Giachetti, Roma deve guidare sfida ambientale
''Roma, insieme alle altre grandi città, può e anzi deve guidare questo cambiamento'', quello della sfida ambientale; ''qualcuno potrebbe pensare che i problemi di Roma non si affrontano pensando al clima, ma sbaglia''. Così Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera candidato Pd alle primarie per la corsa a sindaco di Roma, in un messaggio inviato al convegno. Secondo Giachetti ''investire sulla mobilità sostenibile, migliorare l'efficienza energetica, riqualificare la città, curare il verde pubblico di quello che per inciso è il comune agricolo più grande d'Europa, sostenere i centri di ricerca e le imprese, i campioni della nuova economia significa lavorare per il clima, rendere più semplice la vita dei romani e rinsaldare una vocazione produttiva di Roma''. ''Roma vuole essere una capitale che torna ad essere una grande città di respiro internazionale anche per il suo impegno per il clima e per una maggiore giustizia ambientale - dice Giachetti - perché non dimentichiamo mai, e ci risuonano le parole profonde di papa Francesco nella sua enciclica Laudato sì, che i più vulnerabili, i più esposti agli impatti dei cambiamenti climatici sono proprio i più poveri, quelli che nulla hanno fatto per scatenarne la forza potenzialmente distruttiva. E che è nostro dovere - conclude - consegnare a chi verrà dopo di noi un mondo nel quale vivere e del quale godere la bellezza come abbiamo avuto la possibilità di fare''.
Fedeli, orgoglio per impegno Italia a Cop Parigi
''Quella che si è conclusa'' a dicembre è stata ''senz'altro la Cop più importante degli ultimi anni, segnando un passaggio storico che ha reso esplicito e trasparente quanto il cambiamento, in termini sia di consapevolezza che di volontà di impegno da parte degli Stati, stia ormai prendendo piede a tutti i livelli. Da italiana e europea, partecipare a quella discussione, è stato motivo di orgoglio per l'impegno che il nostro Paese e il nostro continente hanno messo in queste trattative''. A dirlo la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli in un messaggio inviato al convegno. Su tanti ''passaggi'' importanti, osserva Fedeli, ''l'Italia ha giocato un ruolo importante, come rivendicato, giustamente, con orgoglio dal ministro Galletti subito dopo la firma dell'accordo, parlando di un 'ruolo da protagonista per il nostro Paese''' chiedendo all'Europa di fare ''di più e innalzi i suoi target''. ''La portata storica dell'accordo è stata sottolineata da tutti - aggiunge - le grandi aspettative generate non sono state tradite'', ma ''la firma dell'accordo è soltanto un primo passo. Accanto alla forza con cui sono stati tracciati gli obiettivi dell'accordo, restano alcuni elementi di debolezza sugli strumenti'', tra cui, per esempio, ''la mancanza di una road map'' o di ''sanzioni''. I numeri dell'Italia ''parlano chiaro'', il nostro Paese ''vuole giocare un ruolo importante in questa partita'': le parole del ministro devono essere tradotto in ''un impegno preciso che il governo e il Paese prendono, e che devono ora'' diventare ''politiche adeguate'' per rispettare ''i nostri impegni per il clima e andare anche oltre''.
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