sabato 23 gennaio 2016

INTRODUZIONE DEL REFERTO EPIDEMIOLOGICO DELLA POPOLAZIONE

, iniziata discussione della mia proposta di legge in Commissione affari sociali Camera
68mila decessi in più nel 2015 rispetto al 2014 (Istat), 84mila decessi da polveri sottili in Italia (Agenzia Europea Ambientale), un Ministero dell’ambiente che fornisce in ritardo i dati sulle emissioni nazionali alla Commissione Europea, smog da record. Oltre agli studi che correlano ambiente e salute si stanno anche moltiplicando gli studi di economia sanitaria ambientale, citiamo quello dell’ECBA project che ha stimato in circa 48 miliardi di euro all’anno in Italia i danni sanitari su base ambientale. In Cina è stata dimostrata una riduzione netta del PIL di oltre il 5% a causa del solo inquinamento dell’aria (da morbilità, ospedalizzazioni e mortalità precoce).
Appare sempre più necessario avere una valutazione dello stato di salute di tutta la popolazione che dipenderà dalla realizzazione di un referto epidemiologico.
È necessario porre l’attenzione delle Amministrazioni e delle Aziende Sanitarie Locali sulla necessità di conoscere e pubblicare tempestivamente lo stato di salute collettivo della popolazione comunale al di là delle mere statistiche basate sulla mortalità per sole neoplasie (che incidono come detto meno del 30% sul complesso della mortalità e morbilità generale).
Com’è noto, sul nostro territorio nazionale sono presenti numerose fonti di rischio ambientale che causano danni alla salute pubblica agendo in modo moltiplicativo oltre che additivo attraverso la diffusione di sostanze tossiche oltre che cancerogene. Si tratta di industrie, impianti di produzione energetica e trattamento rifiuti, traffico veicolare, ecc. che emettono, non solo in atmosfera, un mix di inquinanti costituiti da polveri, gas, radiazioni, ecc. Ci sembra quindi urgente che le conoscenze epidemiologiche sull’intera popolazione siano tempestive, complete, rigorose, periodiche e trasparenti.
Il referto epidemiologico (RE) consentirà ogni anno di avvalersi di un affidabile, economico e verificabile punto d’osservazione per effettuare un check-up standardizzato sulla salute collettiva. Basterà raffrontare il valore realmente osservato con quello atteso (standard) nei livelli di salute globale della popolazione comunale; senza incorrere nel grave errore di limitarsi alle sole patologie neoplastiche che sottovalutano anche del 70% il danno complessivo alla salute della popolazione. Il referto epidemiologico, se correttamente e completamente applicato, può favorire concretamente la prevenzione primaria per eliminare le principali cause di malattia.
Il RE è basato esclusivamente sui dati già raccolti in formato elettronico (ricoveri, mortalità, diagnosi, ecc.) e potrà estendersi ad altri parametri già monitorati (utilizzo di farmaci ecc), a specifiche categorie e territori. L’aggravio di spesa appare non significativo, tanto più a fronte dell’esborso corrente per il danno sanitario che potrà essere notevolmente limitato grazie all’applicazione di questo provvedimento; l’attività di processazione e validazione dei dati nelle varie realtà territoriali appare decisamente “low cost” con gli attuali strumenti informatici e statistici e valorizzerebbe l’attività già svolta dall’Istat e dall’ISS che al momento non producono adeguate mappe pubbliche dello stato di salute e hanno di conseguenza scarso riconoscimento sociale. Naturalmente l’analisi dovrebbe successivamente valutare le specifiche patologie emergenti, per fasce di età, negli ultimi 20 anni.
Il raffronto tra i valori degli analoghi indicatori con i comuni non inquinati, della provincia e/o della regione, sarà indispensabile per quantificare con ragionevole precisione le differenze nello stato di salute della popolazione.
L’attivazione/uso del RE prevede 7 fasi:
1. Utilizzare tutti i principali dati sanitari correnti (mortalità, ricoveri, diagnosi, ecc..) riferiti alla popolazione residente nel comune al fine di creare uno specifico database pubblico aggiornabile ed analizzabile;
2. Individuare a priori il valore standard (baseline) nei tassi di riferimento di incidenza e prevalenza;
3. individuare tempestivamente l’eventuale innalzamento, rispetto al valore standard (baseline) del numero complessivo di casi dell’insieme delle malattie;
4. calcolare il numero di casi in eccesso;
5. individuare le specifiche malattie che determinano l’innalzamento globale della casistica;
6. identificare le possibili fonti evitabili di queste specifiche malattie;
7. eliminare le specifiche fonti di malattia.
Il risultato condurrà al miglioramento progressivo dei livelli sociosanitari ed economici dei comuni.
Concludendo, la conoscenza di quanto incida sulla salute umana la qualità dell’ambiente in cui si vive e si lavora può essere valutata tramite lo studio del “RE”. Con il RE si potrà conoscere velocemente le criticità sanitarie sia per gruppi di residenti (donne, bambini, ecc.) che di lavoratori in qualsiasi territorio, arrivando ad avere una mappa della salute che potrà orientare a livello nazionale le priorità di intervento educazionale, ambientale, professionale, sociosanitario, solo con una semplice analisi di dati che vengono già abitualmente raccolti, indirizzando anche le scelte di vita e di investimento private, come quelle in risparmio energetico.
La mia proposta è stata associata nella discussione a quella di Massimo Baroni, parlamentare M5S in Commissione XII affari sociali “Istituzione e disciplina del Registro nazionale e dei registri regionali dei tumori”
Facciamo RETE!

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