Il 13 maggio la Corte di Cassazione dovrà decidere se è congruala condanna a sei anni e dieci mesi stabilita dalla Corte d’assise d’appello di Torino nel processo Thyssenkrupp per il rogo che causò la morte di sette operai il 5 dicembre 2008. Per i giudici non c’è nessun dubbio sulle sue responsabilità: il 24 aprile 2014 la Cassazione ha messo un punto fermo sulle accuse di omicidio colposo, incendio colposo e omissione di cautele antinfortunistiche. Doveva solo essere calcolata una pena più adeguata.
Stando alle motivazioni della sentenza di appello del 28 febbraio 2013, Pucci – componente del board insieme all’amministratore delegato Harald Espenhahn e Gerard Priegnitz – è responsabile di quei reati, anche se lui si è sempre detto innocente. Lui e il collega tedesco, scrivono i giudici, “sono gli artefici, con Espenhahn, della manovra dissimulatoria orchestrata nei confronti degli organi di controllo nel caso di nuovi incidenti e infortuni sul lavoro dopo il disastroso incendio del 2002 di Torino”, un incidente che prefigurava i rischi che si sarebbero verificati anni dopo. I magistrati aggiungevano poi che “il board continuava a esistere e a decidere sulle questioni gestionali più importanti della società, e in esse è ricompresa anche la prevenzione degli infortuni sul lavoro”. In quest’ottica Pucci avrebbe dovuto segnalare all’amministratore “la necessità e l’urgenza di disporre le misure organizzative e prevenzionali”. Ma non fu così. Nella nota si giustifica: “All’epoca ero nel Consiglio di amministrazione della società senza alcuna delega alla sicurezza e con responsabilità nelle aree commerciali e del marketing. Confido che i giudici supremi sapranno dare il giusto peso alle responsabilità penali personali”.
Nonostante le condanne ottenute finora, il manager non ha mai smesso di esercitare e dal 2012 fino al 2014 è stato amministratore delegato della Acciai Speciali Terni (sempre del gruppo ThyssenKrupp). Un anno fa è passato all’Ilva di Taranto come responsabile delle società partecipate. Quello all’Ilva per lui è stato un ritorno. Era già stato lì dal 1990 al 1992 come responsabile dello stabilimento tarantino. Poi è passato alla Accia Speciali Terni, che in quel periodo apparteneva al gruppo italiano. Lunedì 18 gennaio, con la partenza di Massimo Rosini, è stato nominato dg dai commissari straordinari di Ilva Piero Gnudi, Enrico Laghi eCorrado Carrubba, ma ha rinunciato: “Sono tornato in Ilva un anno fa e continuerò a collaborare come manager per il risanamento e il rilancio della società”.
La nomina ha fatto discutere. Dall’azienda spiegano che è stato preferito un manager interno con esperienza nel settore dell’acciaio, che Pucci ha. Il suo ruolo – aggiungono – è quello di guidare la società nella cessione degli asset, una fase che dovrà terminare entro il 30 giugno prossimo. È quindi possibile che l’affare venga risolta anche prima del 13 maggio, giorno X. “È un caso di ‘giustizia e impunità’”, afferma l’avvocato Sergio Bonetto, che a Torino ha rappresentato gli operai della ThyssenKrupp e ora a Taranto cura gli interessi di alcuni dipendenti dell’Ilva. “Ci si è dimenticati – soprattutto il ministro Guidi – della sua condanna”. Stupito dalla nomina anche il deputato Pd Antonio Boccuzzi, ex operaio della ThyssenKrupp sopravvissuto al rogo del 2007: “Ho già parlato con i parlamentari pugliesi del Pd e ho scritto a Renzi”. Sulla questione interviene anche il comitato tarantino “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” secondo il quale è l’ennesimo regalo del governo Renzi ai lavoratori dell’Ilva”, affermaMassimo Battista.
aggiornato alle 22.48 del 19 gennaio 2016 di Andrea Giambartolomei | 19 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/19/ilva-governo-nomina-nuovo-direttore-generale-e-un-condannato-per-il-rogo-della-thyssenkrupp-e-rischia-il-carcere/2389054/
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