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mercoledì 2 novembre 2011
EquiLibri. Qualche informazione...
La manifestazione ospiterà stand di case editrici medie e piccole impegnate in pubblicazioni di qualità. Saranno previsti incontri letterari con autori, scrittori migranti, convegni e dibattiti sul tema dell’integrazione, della cittadinanza, della biodiversità culturale.
bookcrossing natalizio: Chiunque verrà in Fiera sarà invitato a partecipare al Bookcrossing, una pratica che consiste nello scambiarsi libri, lasciando il proprio e prendendo quello di un altro. Questo circolo virtuoso di libri e di parole diventa un gesto d’amore nei confronti del libro, vero protagonista della nostra fiera! [per info: www.bookcrossing.com]
Saranno inoltre presenti stand della rete del commercio Equo & Solidale, di Libera, l’associazione di don Ciotti contro le mafie e di Legambiente, per rimarcare la vocazione e l’impegno di Equilibri nel contribuire a formare una coscienza civile sensibile e aperta all’alterità, attraverso una cultura della legalità e del rispetto per l’ambiente.
Tema di quest’anno sarà la recentissima rivoluzione democratica in corso nei paesi arabi. Gli ospiti e gli scrittori proverranno per lo più dal nord Africa e dal Maghreb.
Tahar Ben Jelloun, scrittore franco-marocchino, scrive a proposito delle rivoluzioni nei paesi arabi: «Questa primavera in pieno inverno non assomiglia a nulla nella storia recente del mondo… Quello che è successo in Tunisia e in Egitto è una protesta morale ed etica. Una protesta per stabilire un’igiene morale in una società che è stata sfruttata e umiliata fino all’inverosimile».
Sarà allestito un vero e proprio Salotto Letterario, un luogo di incontro e di confronto sulle letture, dove sarà possibile sorseggiare tè arabo accompagnato dalle delizie tipiche di quelle terre.
Un’ampia finestra sarà dedicata alla pratica interculturale, alla cultura dell’integrazione e alla letteratura migrante, la nuova letteratura italiana cioè, che parla cinese, portoghese, bulgaro, albanese, somalo ma scrive nella nostra lingua!
La Fiera è a ingresso gratuito e osserverà questi orari: tutti i giorni dalle 11,00 alle 23,00.
giovedì 3 novembre 2011
salviamo il paesaggio stop al consumo del territorio
Comunicaton° 8/2011 del 2 Novembre 2011 - Movimento nazionale Stop al Consumodi Territorio
CareAmiche e cari Amici,
comeben sapete, lo scorso Sabato 29 Ottobre abbiamo dato vita formalmente ad un nuovo importante soggetto nazionale: il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e al contemporaneo avvio della nuova campagna nazionale "Salviamo il Paesaggio,Difendiamo i Territori".
Luogodi questo "lieto evento" è stato, naturalmente, Cassinetta di Lugagnano - primo Comune italiano ad avere decretato la crescita zero urbanistica - che già aveva ospitato nel gennaio 2009 la nascita del nostro Movimento Stop al Consumo di Territorio. Si è trattato di un'assemblea appassionata e appassionante, con la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da ben 18 Regioni. A questo link potete leggere un breve resoconto della giornata.
Mentrea questo link:http://www.ilcambiamento.it/territorio/salviamo_paesaggio_resoconto_video.html
potete seguire la registrazione filmata degli interventi della plenaria della mattina.
Ora il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua non è più da solo nel difendere i beni comuni, su cui siamo certi sia necessario rifondare i principi di una nuova società e di un nuovo orizzonte civico; e, dopo l'unitarietà d'intenti raggiunta per la salvaguardia dell'elemento "acqua", ecco ora il secondo gradino volto alla difesa del suolo, della terra, dei territori, dei paesaggi.
Il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio nasce con spalle forti: già oggi sono oltre 4.000 le persone che vi aderiscono e oltre 400 le organizzazioni che ne fanno parte, tra cui tutte le associazioni ambientaliste nazionali e decine di comitati locali.
Ma occorre ora qualche informazione per inquadrare al meglio il significato di questa nuova situazione e, soprattutto, ragionare su ciò che ci aspetta.
Come si è arrivati alla costituzione del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ?
Stop al Consumo di Territorio, nel Gennaio 2009, si era un data un "tempo" di azione: tre anni di lavoro per capire se il suo messaggio (chiaro e forte) potesse essere di stimolo ad un vero cambiamento nella pianificazione urbanistica comunale e nazionale.
Già all'inizio di questo ultimo anno, ci siamo resi conto da molteplici piccoli segnali che non solo il messaggio era giunto a destinazione (chiaro e forte) ma che nuovi fermenti si stavano agitando: altri Comuni ad imitare Cassinetta, grandi città e grandi Province ad approvare delibere o nuove leggi davvero vicine allo "stop al consumo di territorio", una diffusa sensibilità maggiore daparte di cittadini, tecnici del settore, media, amministratori, addirittura imprenditori del comparto edile.
Per cui ci siamo detti: questo è il momento per rendere possibile ilnostro primo obiettivo di partenza. Ovvero: far sì che il nostro Movimento nazionale (24.000 aderenti individuali più le migliaia diiscritti alle oltre 300 organizzazioni aderenti a titolo collettivo) si trasformasse in un Forum nazionale sulla falsariga di quello dell'Acqua.
SlowFood per primo ha colto immediatamente il nostro intento e insieme abbiamo voluto provare a diffondere un invito/appello a tutti. Quell'invito/appello è stato compreso e raccolto e Sabato 29 Ottobre l'agognato forum è nato !
Che cosa si propone di fare il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ?
Innanzitutto un capillare lavoro di comunicazione, informazione e formazione (o più semplicemente di «cultura del territorio», come a più riprese si è detto nei vari interventi a Cassinetta) che si accompagni alla nascita di Comitati locali pronti a sostenere banchetti di ascolto e di raccolte firme. E la costruzione di una serie di "strumenti operativi":
- una campagna di richiesta perentoria a tutti i Comuni italiani affinchè venga sviluppato un censimento capillare delle strutture edilizie esistenti e sfitte, vuote, non utilizzate e che rapidamente questi dati vengano messi a disposizione del Forum nazionale e dei cittadini del territorio;
-la stesura di una Proposta di Legge d'iniziativa popolare scritta collettivamente da tutti gli aderenti al nascente Forum nazionale, da sottoporre alla necessaria raccolta firme (ne occorreranno 50.000 mal'obiettivo è di raccoglierne otto/dieci volte di più) e, quindi, da suggerire alle commissioni parlamentari per una discussione analitica.
La Proposta di Legge popolare ha già le sue "linee guida" ed entrerà ora nella fase di autentica redazione; si pone l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e prevede che nuove occupazioni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali saranno consentite esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.
Sarà una proposta di legge popolare sin dal suo metodo realizzativo; si è infatti deciso di non affidarla a giuristi o legali fino a che tutti gli aderenti al Forum non avranno completato la loro individuale valutazione delle "linee guida", limato, corretto, integrato: sarà quindi un testo scritto a mille mani ! E da subito,ci si è preoccupati anche di far sì che la proposta di legge siabreve, di facile comprensione anche per i "non addetti ai lavori", prive di possibili ambiguità o interpretabilità. Non sarà facile, ma il percorso individuato, per quanto certamente faticoso, appare decisamente appassionante.
Con questa legge si vorrebbe rendere obbligatoria - per tutti i Comuni italiani - la moratoria/sospensione temporanea di tutte le nuove edificazioni previste dai Piani Regolatori/Piani di Gestione delTerritorio e relative varianti, finchè non sarà stato completato un censimento del patrimonio edilizio esistente che evidenzi:
-l’ammontare delle superfici occupate dalle strutture (residenziali, industriali, artigianali, commerciali, direzionali, terziarie, pubbliche, agricole ecc.) già presenti all’interno dell’ambito comunale non utilizzate o in costruzione;
-il dato numerico “censito” degli edifici non utilizzati/non abitati nonchè il patrimonio dismesso, riconvertibile e recuperabile;
-il computo delle superfici delle aree edificabili di qualsivoglia destinazione, già previste dai vigenti strumenti urbanistici, ma non ancora attuate;
-il computo del consumo di suolo, esteso ai 5 anni precedenti.
Al termine del censimento, ciascun Comune italiano dovrà mettere a disposizione della collettività i dati raccolti e istituire obbligatoriamente un tavolo di lavoro partecipato che veda presente ogni cittadino residente del Comune che ne desideri far parte, oltre agli amministratori comunali, ai tecnici comunali, a professionisti e tecnici del settore. Questa nuova forma di partecipazione collettivara ppresenterà una assemblea decisionale e verrà istituita con unpreciso obiettivo: permettere la migliore utilizzazione-ottimizzazione del patrimonio edilizio esistente e a questo rivolgere il soddisfacimento delle esigenze abitative, commerciali e produttive della comunità di riferimento.
Checosa cambia per il Movimento Stop al Consumo di Territorio ?
Nulla in termini di obiettivi: il nuovo Forum nazionale ha adottato esattamente i nostri principi e i nostri orizzonti.
Ma rappresenta una nuova “casa comune” in cui troviamo ora grandi realtà che non avevano aderito al nostro Movimento e piccoli comitati che ancora non eravamo riusciti a raggiungere. E, naturalmente, chissà quanti “normali” cittadini.
Il tam tam che in queste settimane la stampa nazionale ci ha dedicato ci ha permesso di amplificare il nostro messaggio (che ci piaccia oppure no, nomi celebri attirano il mondo informazione più dei “puri e sani” nostri progetti propositivi).
L’ingresso in questa nuova “casa comune”, invece, ci spinge a mettere in pratica in primis ciò che propugniamo da sempre, ovvero lo “svestire casacche”. Il Movimento Stop al Consumo di Territorio confluisce nel Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e inquesta veste agirà per raggiungere i suoi obiettivi. La nostra rete nazionale diventa una rete nella rete …
Dunqueil Movimento Stop al Consumo di Territorio cessa di esistere ?
Assolutamente no. Rimarremo attivi e vigili con le nostre mailing list, il nostro sito, la nostra esperienza, le nostre facce e in tutte quelle iniziative di base nei territori qualora non fosse possibile coinvolgere il Forum …
Ma, così come si è detto a Cassinetta, anche noi (come Legambiente, Fai, Italia Nostra Slow Food ecc. ecc.) da qui in avanti agiremo come Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio, senza perdere le nostre specifiche identità. Per questo è importante che in questa fase “fondativa” tutti gli aspetti riguardanti le attività di comunicazione e l’assetto organizzativo del Forum ci vedano in primo piano nella costruzione di questo grande soggetto politico nel senso buono del termine …) e sociale.
L’esperienza del Forum dei Movimenti per l’Acqua è un perfetto metro di riferimento per capire cosa dobbiamo fare.
Non rischiamo che qualche grande organizzazione nazionale possa diventare “egemone” in questo nuovo Forum nazionale ?
E’ sempre bene essere vigili, certamente. Ma in questo momento i “patti” paiono chiarissimi: obiettivi definiti ( e sono i “nostri”), organizzazione non verticistica ma a “Rete” (come per il ForumAcqua), in cui ognuno porta le sue competenze e capacità, assemblee decisionali collettive e non ristrette (vedi i due gruppi di lavoro di Cassinetta).
All’assemblea plenaria costitutiva di Cassinetta si è dato la parola a chiunque l’abbia chiesta (secondo il metodo da sempre adottato nelle assemblee di Stop al Consumo di Territorio) lasciando i primi 3 interventi “macro” ai promotori/big (Finiguerra, Petrini, Crespi) presenti perché, al di là del loro ruolo conquistato sul campo, “rendono” a livello di media e affidando la conduzione della giornata al “garante” Mortarino.
Certamente qualcuno ha storto il naso nel vedere Slow Food e Petrini molto in vista fino ad oggi. Ma di sicuro altri avranno storto il naso nel vedere Finiguerra, Mortarino e Scarsi altrettanto in vetrina.
Quindi: concentriamoci sugli obiettivi, diamoci regole ed organizzazione e continuiamo così: il momento è propizio e le sensibilità si stanno moltiplicando. Forse la nostra utopia del 2009 (stop al consumo diterritorio) sta diventando un nuovo metro di costruzione sociale ! E sono passati solo tre anni …
Un abbraccio.
Domenico Finiguerra, Alessandro Mortarino, Gino Scarsi
CareAmiche e cari Amici,
comeben sapete, lo scorso Sabato 29 Ottobre abbiamo dato vita formalmente ad un nuovo importante soggetto nazionale: il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e al contemporaneo avvio della nuova campagna nazionale "Salviamo il Paesaggio,Difendiamo i Territori".
Luogodi questo "lieto evento" è stato, naturalmente, Cassinetta di Lugagnano - primo Comune italiano ad avere decretato la crescita zero urbanistica - che già aveva ospitato nel gennaio 2009 la nascita del nostro Movimento Stop al Consumo di Territorio. Si è trattato di un'assemblea appassionata e appassionante, con la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da ben 18 Regioni. A questo link potete leggere un breve resoconto della giornata.
Mentrea questo link:http://www.ilcambiamento.it/territorio/salviamo_paesaggio_resoconto_video.html
potete seguire la registrazione filmata degli interventi della plenaria della mattina.
Ora il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua non è più da solo nel difendere i beni comuni, su cui siamo certi sia necessario rifondare i principi di una nuova società e di un nuovo orizzonte civico; e, dopo l'unitarietà d'intenti raggiunta per la salvaguardia dell'elemento "acqua", ecco ora il secondo gradino volto alla difesa del suolo, della terra, dei territori, dei paesaggi.
Il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio nasce con spalle forti: già oggi sono oltre 4.000 le persone che vi aderiscono e oltre 400 le organizzazioni che ne fanno parte, tra cui tutte le associazioni ambientaliste nazionali e decine di comitati locali.
Ma occorre ora qualche informazione per inquadrare al meglio il significato di questa nuova situazione e, soprattutto, ragionare su ciò che ci aspetta.
Come si è arrivati alla costituzione del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ?
Stop al Consumo di Territorio, nel Gennaio 2009, si era un data un "tempo" di azione: tre anni di lavoro per capire se il suo messaggio (chiaro e forte) potesse essere di stimolo ad un vero cambiamento nella pianificazione urbanistica comunale e nazionale.
Già all'inizio di questo ultimo anno, ci siamo resi conto da molteplici piccoli segnali che non solo il messaggio era giunto a destinazione (chiaro e forte) ma che nuovi fermenti si stavano agitando: altri Comuni ad imitare Cassinetta, grandi città e grandi Province ad approvare delibere o nuove leggi davvero vicine allo "stop al consumo di territorio", una diffusa sensibilità maggiore daparte di cittadini, tecnici del settore, media, amministratori, addirittura imprenditori del comparto edile.
Per cui ci siamo detti: questo è il momento per rendere possibile ilnostro primo obiettivo di partenza. Ovvero: far sì che il nostro Movimento nazionale (24.000 aderenti individuali più le migliaia diiscritti alle oltre 300 organizzazioni aderenti a titolo collettivo) si trasformasse in un Forum nazionale sulla falsariga di quello dell'Acqua.
SlowFood per primo ha colto immediatamente il nostro intento e insieme abbiamo voluto provare a diffondere un invito/appello a tutti. Quell'invito/appello è stato compreso e raccolto e Sabato 29 Ottobre l'agognato forum è nato !
Che cosa si propone di fare il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ?
Innanzitutto un capillare lavoro di comunicazione, informazione e formazione (o più semplicemente di «cultura del territorio», come a più riprese si è detto nei vari interventi a Cassinetta) che si accompagni alla nascita di Comitati locali pronti a sostenere banchetti di ascolto e di raccolte firme. E la costruzione di una serie di "strumenti operativi":
- una campagna di richiesta perentoria a tutti i Comuni italiani affinchè venga sviluppato un censimento capillare delle strutture edilizie esistenti e sfitte, vuote, non utilizzate e che rapidamente questi dati vengano messi a disposizione del Forum nazionale e dei cittadini del territorio;
-la stesura di una Proposta di Legge d'iniziativa popolare scritta collettivamente da tutti gli aderenti al nascente Forum nazionale, da sottoporre alla necessaria raccolta firme (ne occorreranno 50.000 mal'obiettivo è di raccoglierne otto/dieci volte di più) e, quindi, da suggerire alle commissioni parlamentari per una discussione analitica.
La Proposta di Legge popolare ha già le sue "linee guida" ed entrerà ora nella fase di autentica redazione; si pone l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e prevede che nuove occupazioni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali saranno consentite esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.
Sarà una proposta di legge popolare sin dal suo metodo realizzativo; si è infatti deciso di non affidarla a giuristi o legali fino a che tutti gli aderenti al Forum non avranno completato la loro individuale valutazione delle "linee guida", limato, corretto, integrato: sarà quindi un testo scritto a mille mani ! E da subito,ci si è preoccupati anche di far sì che la proposta di legge siabreve, di facile comprensione anche per i "non addetti ai lavori", prive di possibili ambiguità o interpretabilità. Non sarà facile, ma il percorso individuato, per quanto certamente faticoso, appare decisamente appassionante.
Con questa legge si vorrebbe rendere obbligatoria - per tutti i Comuni italiani - la moratoria/sospensione temporanea di tutte le nuove edificazioni previste dai Piani Regolatori/Piani di Gestione delTerritorio e relative varianti, finchè non sarà stato completato un censimento del patrimonio edilizio esistente che evidenzi:
-l’ammontare delle superfici occupate dalle strutture (residenziali, industriali, artigianali, commerciali, direzionali, terziarie, pubbliche, agricole ecc.) già presenti all’interno dell’ambito comunale non utilizzate o in costruzione;
-il dato numerico “censito” degli edifici non utilizzati/non abitati nonchè il patrimonio dismesso, riconvertibile e recuperabile;
-il computo delle superfici delle aree edificabili di qualsivoglia destinazione, già previste dai vigenti strumenti urbanistici, ma non ancora attuate;
-il computo del consumo di suolo, esteso ai 5 anni precedenti.
Al termine del censimento, ciascun Comune italiano dovrà mettere a disposizione della collettività i dati raccolti e istituire obbligatoriamente un tavolo di lavoro partecipato che veda presente ogni cittadino residente del Comune che ne desideri far parte, oltre agli amministratori comunali, ai tecnici comunali, a professionisti e tecnici del settore. Questa nuova forma di partecipazione collettivara ppresenterà una assemblea decisionale e verrà istituita con unpreciso obiettivo: permettere la migliore utilizzazione-ottimizzazione del patrimonio edilizio esistente e a questo rivolgere il soddisfacimento delle esigenze abitative, commerciali e produttive della comunità di riferimento.
Checosa cambia per il Movimento Stop al Consumo di Territorio ?
Nulla in termini di obiettivi: il nuovo Forum nazionale ha adottato esattamente i nostri principi e i nostri orizzonti.
Ma rappresenta una nuova “casa comune” in cui troviamo ora grandi realtà che non avevano aderito al nostro Movimento e piccoli comitati che ancora non eravamo riusciti a raggiungere. E, naturalmente, chissà quanti “normali” cittadini.
Il tam tam che in queste settimane la stampa nazionale ci ha dedicato ci ha permesso di amplificare il nostro messaggio (che ci piaccia oppure no, nomi celebri attirano il mondo informazione più dei “puri e sani” nostri progetti propositivi).
L’ingresso in questa nuova “casa comune”, invece, ci spinge a mettere in pratica in primis ciò che propugniamo da sempre, ovvero lo “svestire casacche”. Il Movimento Stop al Consumo di Territorio confluisce nel Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e inquesta veste agirà per raggiungere i suoi obiettivi. La nostra rete nazionale diventa una rete nella rete …
Dunqueil Movimento Stop al Consumo di Territorio cessa di esistere ?
Assolutamente no. Rimarremo attivi e vigili con le nostre mailing list, il nostro sito, la nostra esperienza, le nostre facce e in tutte quelle iniziative di base nei territori qualora non fosse possibile coinvolgere il Forum …
Ma, così come si è detto a Cassinetta, anche noi (come Legambiente, Fai, Italia Nostra Slow Food ecc. ecc.) da qui in avanti agiremo come Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio, senza perdere le nostre specifiche identità. Per questo è importante che in questa fase “fondativa” tutti gli aspetti riguardanti le attività di comunicazione e l’assetto organizzativo del Forum ci vedano in primo piano nella costruzione di questo grande soggetto politico nel senso buono del termine …) e sociale.
L’esperienza del Forum dei Movimenti per l’Acqua è un perfetto metro di riferimento per capire cosa dobbiamo fare.
Non rischiamo che qualche grande organizzazione nazionale possa diventare “egemone” in questo nuovo Forum nazionale ?
E’ sempre bene essere vigili, certamente. Ma in questo momento i “patti” paiono chiarissimi: obiettivi definiti ( e sono i “nostri”), organizzazione non verticistica ma a “Rete” (come per il ForumAcqua), in cui ognuno porta le sue competenze e capacità, assemblee decisionali collettive e non ristrette (vedi i due gruppi di lavoro di Cassinetta).
All’assemblea plenaria costitutiva di Cassinetta si è dato la parola a chiunque l’abbia chiesta (secondo il metodo da sempre adottato nelle assemblee di Stop al Consumo di Territorio) lasciando i primi 3 interventi “macro” ai promotori/big (Finiguerra, Petrini, Crespi) presenti perché, al di là del loro ruolo conquistato sul campo, “rendono” a livello di media e affidando la conduzione della giornata al “garante” Mortarino.
Certamente qualcuno ha storto il naso nel vedere Slow Food e Petrini molto in vista fino ad oggi. Ma di sicuro altri avranno storto il naso nel vedere Finiguerra, Mortarino e Scarsi altrettanto in vetrina.
Quindi: concentriamoci sugli obiettivi, diamoci regole ed organizzazione e continuiamo così: il momento è propizio e le sensibilità si stanno moltiplicando. Forse la nostra utopia del 2009 (stop al consumo diterritorio) sta diventando un nuovo metro di costruzione sociale ! E sono passati solo tre anni …
Un abbraccio.
Domenico Finiguerra, Alessandro Mortarino, Gino Scarsi
mercoledì 2 novembre 2011
A Fukushima si teme la fissione nucleare, allarme Tepco
A Fukushima torna la paura
Si teme per una fissione nucleare L'allarme è stato lanciato dalla Tepco che gestisce l'impianto giapponese travolto dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Per questo si sta iniettando acido borico nell'impianto numero due. Obiettivo: controllare una reazione nucleareTorna la paura a Fukushima. La Tepco ha cominciato a iniettare acido borico nel reattore n.2 della centrale disastrata di Fukushima per controllare un’eventuale reazione nucleare dopo la rilevazione di possibili segnali di fissione. Lo ha reso noto il gestore dell’impianto, precisando che al momento non si sono registrati cambiamenti nei livelli delle temperature.
Al momento, con le temperature invariate, non sono state segnalate “maggiori anomalie”, quali aumento della pressione o delle radiazioni presso il reattore, il cui combustibile si ritiene si sia parzialmente fuso con la distruzione dei sistemi di raffreddamento a seguito dell’ impatto del devastante sisma/tsunami dell’11 marzo. Le procedure di allerta, in particolare, sono state lanciate con la rilevazione nel vaso di contenimento di possibili tracce di xenon, un gas generato solitamente dalla fissione nucleare. La Tepco, in attesa di ulteriori accertamenti e verifiche per capire i caratteri del fenomeno, ha precisato che le misure per l’arresto a freddo procederanno secondo i piani stabiliti. Il reattore n.2 era ormai considerato vicino alla messa in sicurezza con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi.
L’allerta, comunque, resta alta. L’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare (Nisa) sta facendo verifiche per accertare l’ipotesi del rilascio degli isotopi di xenon 133 o 135 nel vaso di contenimento del reattore n. 2 della centrale di Fukushima. La possibile presenza di xenon, gas di solito rilasciato nel processo di fissione, è stata annunciata in mattinata dalla Tepco, gestore del disastrato impianto: xenon 133 e 135 hanno, rispettivamente, tempi di decadimento di 5 e 9 giorni. La loro misurazione, quindi, farebbe pensare al rilascio recente. La Nisa ha fatto sapere che lo Xenon rilevato è forse solo una piccola quantità, frutto anche di un possibile errore di misurazione. I fattori da tenere in considerazione sono molteplici e anche la prova della presenza di Xenon non è detto possa suggerire che il combustibile parzialmente fuso sia in condizione di criticità con una reazione a catena auto-sostenuta. In altri termini, per la fissione è necessaria la presenza di neutroni che, in questo caso, potrebbero essere stati generati non dal processo di fissione stesso, ma dalla attività di cosiddetti ‘emettitorì di neutroni o da reazioni di natura secondaria. Ogni processo fissile nel reattore numero 2, qualora si fosse anche verificato, sarebbe estremamente limitato, secondo la Nisa. L’agenzia ha ribadito che non ci sono state misurazioni anomale di temperature o pressione, mentre l’iniezione di acido borico (che neutralizza i neutroni) è stata decisa e avviata in mattinata “a scopo precauzionale”.
A Fukushima torna la paura
Si teme per una fissione nucleare L'allarme è stato lanciato dalla Tepco che gestisce l'impianto giapponese travolto dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Per questo si sta iniettando acido borico nell'impianto numero due. Obiettivo: controllare una reazione nucleareTorna la paura a Fukushima. La Tepco ha cominciato a iniettare acido borico nel reattore n.2 della centrale disastrata di Fukushima per controllare un’eventuale reazione nucleare dopo la rilevazione di possibili segnali di fissione. Lo ha reso noto il gestore dell’impianto, precisando che al momento non si sono registrati cambiamenti nei livelli delle temperature.
Al momento, con le temperature invariate, non sono state segnalate “maggiori anomalie”, quali aumento della pressione o delle radiazioni presso il reattore, il cui combustibile si ritiene si sia parzialmente fuso con la distruzione dei sistemi di raffreddamento a seguito dell’ impatto del devastante sisma/tsunami dell’11 marzo. Le procedure di allerta, in particolare, sono state lanciate con la rilevazione nel vaso di contenimento di possibili tracce di xenon, un gas generato solitamente dalla fissione nucleare. La Tepco, in attesa di ulteriori accertamenti e verifiche per capire i caratteri del fenomeno, ha precisato che le misure per l’arresto a freddo procederanno secondo i piani stabiliti. Il reattore n.2 era ormai considerato vicino alla messa in sicurezza con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi.
L’allerta, comunque, resta alta. L’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare (Nisa) sta facendo verifiche per accertare l’ipotesi del rilascio degli isotopi di xenon 133 o 135 nel vaso di contenimento del reattore n. 2 della centrale di Fukushima. La possibile presenza di xenon, gas di solito rilasciato nel processo di fissione, è stata annunciata in mattinata dalla Tepco, gestore del disastrato impianto: xenon 133 e 135 hanno, rispettivamente, tempi di decadimento di 5 e 9 giorni. La loro misurazione, quindi, farebbe pensare al rilascio recente. La Nisa ha fatto sapere che lo Xenon rilevato è forse solo una piccola quantità, frutto anche di un possibile errore di misurazione. I fattori da tenere in considerazione sono molteplici e anche la prova della presenza di Xenon non è detto possa suggerire che il combustibile parzialmente fuso sia in condizione di criticità con una reazione a catena auto-sostenuta. In altri termini, per la fissione è necessaria la presenza di neutroni che, in questo caso, potrebbero essere stati generati non dal processo di fissione stesso, ma dalla attività di cosiddetti ‘emettitorì di neutroni o da reazioni di natura secondaria. Ogni processo fissile nel reattore numero 2, qualora si fosse anche verificato, sarebbe estremamente limitato, secondo la Nisa. L’agenzia ha ribadito che non ci sono state misurazioni anomale di temperature o pressione, mentre l’iniezione di acido borico (che neutralizza i neutroni) è stata decisa e avviata in mattinata “a scopo precauzionale”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/a-fukushima-torna-la-paura-si-teme-per-una-fissione-nucleare/167838/
Si teme per una fissione nucleare L'allarme è stato lanciato dalla Tepco che gestisce l'impianto giapponese travolto dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Per questo si sta iniettando acido borico nell'impianto numero due. Obiettivo: controllare una reazione nucleareTorna la paura a Fukushima. La Tepco ha cominciato a iniettare acido borico nel reattore n.2 della centrale disastrata di Fukushima per controllare un’eventuale reazione nucleare dopo la rilevazione di possibili segnali di fissione. Lo ha reso noto il gestore dell’impianto, precisando che al momento non si sono registrati cambiamenti nei livelli delle temperature.
Al momento, con le temperature invariate, non sono state segnalate “maggiori anomalie”, quali aumento della pressione o delle radiazioni presso il reattore, il cui combustibile si ritiene si sia parzialmente fuso con la distruzione dei sistemi di raffreddamento a seguito dell’ impatto del devastante sisma/tsunami dell’11 marzo. Le procedure di allerta, in particolare, sono state lanciate con la rilevazione nel vaso di contenimento di possibili tracce di xenon, un gas generato solitamente dalla fissione nucleare. La Tepco, in attesa di ulteriori accertamenti e verifiche per capire i caratteri del fenomeno, ha precisato che le misure per l’arresto a freddo procederanno secondo i piani stabiliti. Il reattore n.2 era ormai considerato vicino alla messa in sicurezza con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi.
L’allerta, comunque, resta alta. L’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare (Nisa) sta facendo verifiche per accertare l’ipotesi del rilascio degli isotopi di xenon 133 o 135 nel vaso di contenimento del reattore n. 2 della centrale di Fukushima. La possibile presenza di xenon, gas di solito rilasciato nel processo di fissione, è stata annunciata in mattinata dalla Tepco, gestore del disastrato impianto: xenon 133 e 135 hanno, rispettivamente, tempi di decadimento di 5 e 9 giorni. La loro misurazione, quindi, farebbe pensare al rilascio recente. La Nisa ha fatto sapere che lo Xenon rilevato è forse solo una piccola quantità, frutto anche di un possibile errore di misurazione. I fattori da tenere in considerazione sono molteplici e anche la prova della presenza di Xenon non è detto possa suggerire che il combustibile parzialmente fuso sia in condizione di criticità con una reazione a catena auto-sostenuta. In altri termini, per la fissione è necessaria la presenza di neutroni che, in questo caso, potrebbero essere stati generati non dal processo di fissione stesso, ma dalla attività di cosiddetti ‘emettitorì di neutroni o da reazioni di natura secondaria. Ogni processo fissile nel reattore numero 2, qualora si fosse anche verificato, sarebbe estremamente limitato, secondo la Nisa. L’agenzia ha ribadito che non ci sono state misurazioni anomale di temperature o pressione, mentre l’iniezione di acido borico (che neutralizza i neutroni) è stata decisa e avviata in mattinata “a scopo precauzionale”.
A Fukushima torna la paura
Si teme per una fissione nucleare L'allarme è stato lanciato dalla Tepco che gestisce l'impianto giapponese travolto dallo tsunami dell'11 marzo scorso. Per questo si sta iniettando acido borico nell'impianto numero due. Obiettivo: controllare una reazione nucleareTorna la paura a Fukushima. La Tepco ha cominciato a iniettare acido borico nel reattore n.2 della centrale disastrata di Fukushima per controllare un’eventuale reazione nucleare dopo la rilevazione di possibili segnali di fissione. Lo ha reso noto il gestore dell’impianto, precisando che al momento non si sono registrati cambiamenti nei livelli delle temperature.
Al momento, con le temperature invariate, non sono state segnalate “maggiori anomalie”, quali aumento della pressione o delle radiazioni presso il reattore, il cui combustibile si ritiene si sia parzialmente fuso con la distruzione dei sistemi di raffreddamento a seguito dell’ impatto del devastante sisma/tsunami dell’11 marzo. Le procedure di allerta, in particolare, sono state lanciate con la rilevazione nel vaso di contenimento di possibili tracce di xenon, un gas generato solitamente dalla fissione nucleare. La Tepco, in attesa di ulteriori accertamenti e verifiche per capire i caratteri del fenomeno, ha precisato che le misure per l’arresto a freddo procederanno secondo i piani stabiliti. Il reattore n.2 era ormai considerato vicino alla messa in sicurezza con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi.
L’allerta, comunque, resta alta. L’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare (Nisa) sta facendo verifiche per accertare l’ipotesi del rilascio degli isotopi di xenon 133 o 135 nel vaso di contenimento del reattore n. 2 della centrale di Fukushima. La possibile presenza di xenon, gas di solito rilasciato nel processo di fissione, è stata annunciata in mattinata dalla Tepco, gestore del disastrato impianto: xenon 133 e 135 hanno, rispettivamente, tempi di decadimento di 5 e 9 giorni. La loro misurazione, quindi, farebbe pensare al rilascio recente. La Nisa ha fatto sapere che lo Xenon rilevato è forse solo una piccola quantità, frutto anche di un possibile errore di misurazione. I fattori da tenere in considerazione sono molteplici e anche la prova della presenza di Xenon non è detto possa suggerire che il combustibile parzialmente fuso sia in condizione di criticità con una reazione a catena auto-sostenuta. In altri termini, per la fissione è necessaria la presenza di neutroni che, in questo caso, potrebbero essere stati generati non dal processo di fissione stesso, ma dalla attività di cosiddetti ‘emettitorì di neutroni o da reazioni di natura secondaria. Ogni processo fissile nel reattore numero 2, qualora si fosse anche verificato, sarebbe estremamente limitato, secondo la Nisa. L’agenzia ha ribadito che non ci sono state misurazioni anomale di temperature o pressione, mentre l’iniezione di acido borico (che neutralizza i neutroni) è stata decisa e avviata in mattinata “a scopo precauzionale”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/a-fukushima-torna-la-paura-si-teme-per-una-fissione-nucleare/167838/
Oceano Pacifico allarme cresce ancora isola dei rifiuti
Continua a crescere l’isola dei rifiuti
Allarme nell’Oceano Pacifico Secondo alcuni studiosi, Il Pacific Trash Vortex ha raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Uniti. E' la discarica più grande del pianeta e si è formata principalmente a causa dei sacchetti di plastica usa e gettaCresce costantemente il Pacific Trash Vortex, l’accumulo di rifiuti di plastica che galleggiano nell’Oceano Pacifico. Con decine di milioni di tonnellate di detriti che fluttuano tra le coste giapponesi e quelle statunitensi, si tratta di fatto della più grande discarica del pianeta. Secondo scienziati ed oceanografi, fra cui Marcus Eriksen, direttore di ricerca presso l’Algalita Marine Research Foundation, la sua estensione ha ormai raggiunto “livelli allarmanti”: forse “il doppio di quella degli Stati Uniti”. Ma come può essere così vasta? Raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it, il dottor Eriksen ha spiegato che il Trash Vortex “non forma un’isola o un’accumulazione densa di frammenti. La densità è simile a quella di un cucchiaio di confetti di plastica sparsi su un campo di calcio”. Fra i rimedi consigliati dagli esperti, spicca la necessità di abbandonare globalmente i sacchetti di plastica usa e getta. Una scelta già fatta dall’Italia, che adesso tutta l’Europa vuole imitare.
Palloni da calcio e da football, mattoncini di Lego, scarpe, borse, kayak e milioni di sacchetti usa e getta. Sono questi gli ingredienti della “zuppa di plastica” che anno dopo anno si sta impossessando del Pacifico. Un quinto di essi, secondo gli studiosi, proviene da oggetti gettati da navi o piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma. Questo enorme vortice di rifiuti è però visibile solo da navi e barche, non dai satelliti. Esso si trova infatti al di sotto della superficie marina, fra i pochi centimetri e i 10 metri di profondità.
Scoperto alla fine degli anni ’80 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ma reso noto soprattutto da Charles Moore, il Great Pacific Garbage Patch (altro nome del Trash Vortex) si divide in due grandi blocchi: “Uno a circa 500 miglia marine dalle coste californiane, ed uno al largo di quelle giapponesi – spiega il dottor Eriksen – connessi dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi”.
In quest’area del Pacifico settentrionale le correnti portano ogni anno ad accumularsi enormi quantità di rottami marini e rifiuti, composti per il 90% da plastica, di cui si ritrovano anche pezzi fabbricati negli anni ‘50. Le materie plastiche, infatti, fotodegradandosi possono disintegrarsi in pezzi molto piccoli, ma sostanzialmente non si biodegradano. I polimeri che le compongono possono così finire nella catena alimentare, in quanto queste briciole vengono scambiate per plancton o altri tipi di cibo da molti animali marini. Un problema comune anche al Mare Mediterraneo, che vede però nelle dimensioni raggiunte nel Pacifico un fenomeno decisamente allarmante.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), già nel 2006 ogni miglio quadrato di oceano conteneva 46mila pezzi di plastica galleggiante. Oggi, secondo i calcoli più recenti, si è arrivati con il solo Trash Vortex ad un totale di 100 milioni di tonnellate. Per Charles Moore il problema è dovuto soprattutto all’enorme diffusione nel mondo dei sacchetti di plastica. Se non se ne ridurrà il consumo, avverte “Captain” Moore, “questa massa galleggiante potrebbe raddoppiare le sue dimensioni entro il prossimo decennio”.
Un fenomeno, quello dei sacchetti usa e getta, di cui si sta discutendo molto in Europa, ma che finora ha portato solo l’Italia a metterli definitivamente al bando. Nel Belpaese, una volta tanto all’avanguardia nella tutela dell’ambiente, la legge che dall’inizio del 2011 vieta la produzione e la commercializzazione di questi sacchetti è diventata infatti un esempio virtuoso per tutto il resto del vecchio continente. Tanto che, secondo una consultazione pubblica della Commissione europea sull’uso delle buste di plastica non biodegradabili, a cui hanno partecipato oltre 15mila cittadini dell’Ue e centinaia fra associazioni, Ong ed università, “il 70 per cento degli europei vuole che il bando italiano venga esteso al resto dei Paesi membri”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/continua-a-crescere-lisola-dei-rifiuti-allarme-nelloceano-pacifico/167828/
Allarme nell’Oceano Pacifico Secondo alcuni studiosi, Il Pacific Trash Vortex ha raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Uniti. E' la discarica più grande del pianeta e si è formata principalmente a causa dei sacchetti di plastica usa e gettaCresce costantemente il Pacific Trash Vortex, l’accumulo di rifiuti di plastica che galleggiano nell’Oceano Pacifico. Con decine di milioni di tonnellate di detriti che fluttuano tra le coste giapponesi e quelle statunitensi, si tratta di fatto della più grande discarica del pianeta. Secondo scienziati ed oceanografi, fra cui Marcus Eriksen, direttore di ricerca presso l’Algalita Marine Research Foundation, la sua estensione ha ormai raggiunto “livelli allarmanti”: forse “il doppio di quella degli Stati Uniti”. Ma come può essere così vasta? Raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it, il dottor Eriksen ha spiegato che il Trash Vortex “non forma un’isola o un’accumulazione densa di frammenti. La densità è simile a quella di un cucchiaio di confetti di plastica sparsi su un campo di calcio”. Fra i rimedi consigliati dagli esperti, spicca la necessità di abbandonare globalmente i sacchetti di plastica usa e getta. Una scelta già fatta dall’Italia, che adesso tutta l’Europa vuole imitare.
Palloni da calcio e da football, mattoncini di Lego, scarpe, borse, kayak e milioni di sacchetti usa e getta. Sono questi gli ingredienti della “zuppa di plastica” che anno dopo anno si sta impossessando del Pacifico. Un quinto di essi, secondo gli studiosi, proviene da oggetti gettati da navi o piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma. Questo enorme vortice di rifiuti è però visibile solo da navi e barche, non dai satelliti. Esso si trova infatti al di sotto della superficie marina, fra i pochi centimetri e i 10 metri di profondità.
Scoperto alla fine degli anni ’80 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ma reso noto soprattutto da Charles Moore, il Great Pacific Garbage Patch (altro nome del Trash Vortex) si divide in due grandi blocchi: “Uno a circa 500 miglia marine dalle coste californiane, ed uno al largo di quelle giapponesi – spiega il dottor Eriksen – connessi dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi”.
In quest’area del Pacifico settentrionale le correnti portano ogni anno ad accumularsi enormi quantità di rottami marini e rifiuti, composti per il 90% da plastica, di cui si ritrovano anche pezzi fabbricati negli anni ‘50. Le materie plastiche, infatti, fotodegradandosi possono disintegrarsi in pezzi molto piccoli, ma sostanzialmente non si biodegradano. I polimeri che le compongono possono così finire nella catena alimentare, in quanto queste briciole vengono scambiate per plancton o altri tipi di cibo da molti animali marini. Un problema comune anche al Mare Mediterraneo, che vede però nelle dimensioni raggiunte nel Pacifico un fenomeno decisamente allarmante.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), già nel 2006 ogni miglio quadrato di oceano conteneva 46mila pezzi di plastica galleggiante. Oggi, secondo i calcoli più recenti, si è arrivati con il solo Trash Vortex ad un totale di 100 milioni di tonnellate. Per Charles Moore il problema è dovuto soprattutto all’enorme diffusione nel mondo dei sacchetti di plastica. Se non se ne ridurrà il consumo, avverte “Captain” Moore, “questa massa galleggiante potrebbe raddoppiare le sue dimensioni entro il prossimo decennio”.
Un fenomeno, quello dei sacchetti usa e getta, di cui si sta discutendo molto in Europa, ma che finora ha portato solo l’Italia a metterli definitivamente al bando. Nel Belpaese, una volta tanto all’avanguardia nella tutela dell’ambiente, la legge che dall’inizio del 2011 vieta la produzione e la commercializzazione di questi sacchetti è diventata infatti un esempio virtuoso per tutto il resto del vecchio continente. Tanto che, secondo una consultazione pubblica della Commissione europea sull’uso delle buste di plastica non biodegradabili, a cui hanno partecipato oltre 15mila cittadini dell’Ue e centinaia fra associazioni, Ong ed università, “il 70 per cento degli europei vuole che il bando italiano venga esteso al resto dei Paesi membri”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/continua-a-crescere-lisola-dei-rifiuti-allarme-nelloceano-pacifico/167828/
Detrazione 55% le imprese contestano il decreto sviluppo
Uncsaal chiede di confermare gli incentivi fino al dicembre 2015 e di non ridurre al 41% l’aliquota per gli infissi
di Rossella Calabrese
02/11/2011 - Dovrebbe arrivare a breve sul tavolo del Consiglio dei Ministri il Decreto Sviluppo che il Governo sta mettendo a punto per il rilancio dell’economia.
Ma le misure che prevedono la rimodulazione della detrazione fiscale del 55% non smettono di suscitare proteste da parte degli operatori dei comparti interessati.
La bozza di Decreto Sviluppo prevede infatti la proroga fino a dicembre 2014 delle agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici ma con percentuali di detrazione ridotte e differenziate in relazione al tipo di intervento (leggi tutto).
Uncsaal, l’associazione confindustriale del comparto dei serramenti metallici, si è già espressa contro l’ipotesi di rimodulazione dell’incentivo, ritenendola “assolutamente non in linea né con quanto richiesto da tempo da tutte le Associazioni confindustriali”.
In particolare, l’associazione contesta alcuni punti della bozza di Decreto:
- l’obbligo, per chi voglia usufruire del bonus sulle finestre, di installare congiuntamente sistemi di termoregolazione o valvole termostatiche;
- il periodo di detrazione che resta fissato in 10 anni;
- la fissazione di un costo unitario massimo;
- l’abbassamento al 41% dell’aliquota per le finestre.
Obbligo di installare valvole termostatiche
Per installarle occorre l’intervento di un idraulico, nonché l’unanimità dell’assemblea condominiale perché alle valvole termostatiche sono associati dei contabilizzatori per ripartire le spese. Secondo Uncsaal è assurdo che per cambiare le finestre ed usufruire del 55% il consumatore sia obbligato ad intervenire sul sistema di riscaldamento, con aggravio dei costi. Nella precedente legislazione del 55% - spiega Uncsaal - l’obbligo di installare valvole termostatiche era legato alla sostituzione dell’impianto di riscaldamento con caldaia a condensazione, mentre ora questo intervento è reso obbligatorio solo per la sostituzione dei serramenti.
Detrazione in 10 anni
Tutto il fronte associativo del comparto delle costruzioni ha da tempo richiesto al Governo una rimodulazione del periodo di detraibilità da 5 a 10 anni, rispetto ai 10 anni vigenti attualmente e confermati dalla bozza del Decreto Sviluppo. La rimodulazione in un tempo minore permetterebbe al consumatore il recupero del credito maturato nei confronti dello stato e renderebbe molto più appetibili le detrazioni.
Costo unitario massimo
L’introduzione di un costo unitario massimo - secondo Uncsaal -, oltre a rappresentare una scelta dirigista da parte del Governo, crea evidenti problematiche: non tiene conto delle zone climatiche che richiedono serramenti con diverse prestazioni termiche, e quindi diversi prezzi, e risulta ancora più incomprensibile in presenza di un tetto massimo di spesa (che passerebbe da 60.000 a 40.000 euro).
L’associazione si chiede poi se nel costo unitario massimo dell’intervento rientrino anche i costi sopportati per le opere idrauliche derivanti dall’installazione delle valvole termostatiche. Infine, per i costi massimi indicati nella bozza, non sarebbe neppure prevista una indicizzazione all’inflazione nel triennio 2012-2014.
Abbassamento al 41% dell’aliquota per le finestre
Se le Associazioni di rappresentanza del sistema finestre erano disposte ad accettare una rimodulazione dell’aliquota da anni fissata al 55%, l’abbassamento di ben 14 punti è - secondo le imprese - talmente dirompente e ingiustificato da rendere inefficaci le detrazioni.
Infine, Uncsaal torna a proporre l’estensione delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici anche ai beni strumentali e ai soggetti pubblici non assoggettati all’Ires.
In un momento di crisi come l’attuale - spiega l’associazione -, la propensione alla spesa (seppur in parte agevolata) da parte di singoli proprietari di unità immobiliari risulta particolarmente bassa, e lo sarà anche per gran parte del 2012, mentre offrire l’opportunità di riqualificare energeticamente il patrimonio immobiliare detenuto dai grandi gestori finanziari e industriali potrebbe rappresentare un circuito virtuoso per:
- riqualificare energeticamente una parte significativa di patrimonio immobiliare italiano, sia esso costituito da appartamenti ad uso residenziale, sia esso costituito da terziario;
- produrre una rivalutazione del valore del patrimonio immobiliare italiano;
- produrre maggior gettito per l’erario.
Se stimiamo che l’intero valore degli investimenti in recupero del patrimonio non residenziale privato valgano 17 miliardi di euro - calcola Uncsaal -, una estensione delle detrazioni fiscali ai beni strumentali potrebbe produrre un incremento del 40-50% di tali investimenti, dando fiato alla ripresa del mercato in questo settore.
Inoltre - conclude l’associazione dei serramentisti -, se il Legislatore individuasse forme utili ad estendere gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici anche ai soggetti pubblici non assoggettati all’Ires, prevedendo, per esempio, che gli importi da detrarre siano scalati dalle utenze energetiche, è ipotizzabile un incremento del 30% del valore degli investimenti nel non residenziale pubblico attualmente stimato in 5 miliardi di euro.
In sintesi, Uncsaal ribadisce come condizioni indispensabili per garantire un reale supporto al comparto italiano dei serramenti, l’abolizione dell’obbligo di installazione congiunta di sistemi di termoregolazione e il recepimento dei quattro punti condivisi da tutti i produttori di infissi:
1. conferma del provvedimento legislativo relativo agli incentivi per 4 anni (dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2015). La bozza del decreto sviluppo prevede il rinnovo delle detrazioni dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2014;
2. possibilità di recupero del credito da parte del contribuente modulabile dai 5 ai 10 anni. La bozza del decreto confemerebbe il recupero in solo 10 anni;
3. estensione del provvedimento anche ai beni non strumentali e individuazione di forme di applicazione del provvedimento anche ai soggetti pubblici non assoggettati all’IRES. La bozza del decreto non prevede alcuna estensione dei soggetti in grado di accedere alle detrazioni;
4. conferma dell’attuale aliquota del 55%. La bozza del decreto fisserebbe al 41% l’aliquota spettante alle finestre.
(riproduzione riservata)
http://www.edilportale.com/news/2011/11/normativa/detrazione-55-le-imprese-contestano-il-decreto-sviluppo_24620_15.html
di Rossella Calabrese
02/11/2011 - Dovrebbe arrivare a breve sul tavolo del Consiglio dei Ministri il Decreto Sviluppo che il Governo sta mettendo a punto per il rilancio dell’economia.
Ma le misure che prevedono la rimodulazione della detrazione fiscale del 55% non smettono di suscitare proteste da parte degli operatori dei comparti interessati.
La bozza di Decreto Sviluppo prevede infatti la proroga fino a dicembre 2014 delle agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici ma con percentuali di detrazione ridotte e differenziate in relazione al tipo di intervento (leggi tutto).
Uncsaal, l’associazione confindustriale del comparto dei serramenti metallici, si è già espressa contro l’ipotesi di rimodulazione dell’incentivo, ritenendola “assolutamente non in linea né con quanto richiesto da tempo da tutte le Associazioni confindustriali”.
In particolare, l’associazione contesta alcuni punti della bozza di Decreto:
- l’obbligo, per chi voglia usufruire del bonus sulle finestre, di installare congiuntamente sistemi di termoregolazione o valvole termostatiche;
- il periodo di detrazione che resta fissato in 10 anni;
- la fissazione di un costo unitario massimo;
- l’abbassamento al 41% dell’aliquota per le finestre.
Obbligo di installare valvole termostatiche
Per installarle occorre l’intervento di un idraulico, nonché l’unanimità dell’assemblea condominiale perché alle valvole termostatiche sono associati dei contabilizzatori per ripartire le spese. Secondo Uncsaal è assurdo che per cambiare le finestre ed usufruire del 55% il consumatore sia obbligato ad intervenire sul sistema di riscaldamento, con aggravio dei costi. Nella precedente legislazione del 55% - spiega Uncsaal - l’obbligo di installare valvole termostatiche era legato alla sostituzione dell’impianto di riscaldamento con caldaia a condensazione, mentre ora questo intervento è reso obbligatorio solo per la sostituzione dei serramenti.
Detrazione in 10 anni
Tutto il fronte associativo del comparto delle costruzioni ha da tempo richiesto al Governo una rimodulazione del periodo di detraibilità da 5 a 10 anni, rispetto ai 10 anni vigenti attualmente e confermati dalla bozza del Decreto Sviluppo. La rimodulazione in un tempo minore permetterebbe al consumatore il recupero del credito maturato nei confronti dello stato e renderebbe molto più appetibili le detrazioni.
Costo unitario massimo
L’introduzione di un costo unitario massimo - secondo Uncsaal -, oltre a rappresentare una scelta dirigista da parte del Governo, crea evidenti problematiche: non tiene conto delle zone climatiche che richiedono serramenti con diverse prestazioni termiche, e quindi diversi prezzi, e risulta ancora più incomprensibile in presenza di un tetto massimo di spesa (che passerebbe da 60.000 a 40.000 euro).
L’associazione si chiede poi se nel costo unitario massimo dell’intervento rientrino anche i costi sopportati per le opere idrauliche derivanti dall’installazione delle valvole termostatiche. Infine, per i costi massimi indicati nella bozza, non sarebbe neppure prevista una indicizzazione all’inflazione nel triennio 2012-2014.
Abbassamento al 41% dell’aliquota per le finestre
Se le Associazioni di rappresentanza del sistema finestre erano disposte ad accettare una rimodulazione dell’aliquota da anni fissata al 55%, l’abbassamento di ben 14 punti è - secondo le imprese - talmente dirompente e ingiustificato da rendere inefficaci le detrazioni.
Infine, Uncsaal torna a proporre l’estensione delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici anche ai beni strumentali e ai soggetti pubblici non assoggettati all’Ires.
In un momento di crisi come l’attuale - spiega l’associazione -, la propensione alla spesa (seppur in parte agevolata) da parte di singoli proprietari di unità immobiliari risulta particolarmente bassa, e lo sarà anche per gran parte del 2012, mentre offrire l’opportunità di riqualificare energeticamente il patrimonio immobiliare detenuto dai grandi gestori finanziari e industriali potrebbe rappresentare un circuito virtuoso per:
- riqualificare energeticamente una parte significativa di patrimonio immobiliare italiano, sia esso costituito da appartamenti ad uso residenziale, sia esso costituito da terziario;
- produrre una rivalutazione del valore del patrimonio immobiliare italiano;
- produrre maggior gettito per l’erario.
Se stimiamo che l’intero valore degli investimenti in recupero del patrimonio non residenziale privato valgano 17 miliardi di euro - calcola Uncsaal -, una estensione delle detrazioni fiscali ai beni strumentali potrebbe produrre un incremento del 40-50% di tali investimenti, dando fiato alla ripresa del mercato in questo settore.
Inoltre - conclude l’associazione dei serramentisti -, se il Legislatore individuasse forme utili ad estendere gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici anche ai soggetti pubblici non assoggettati all’Ires, prevedendo, per esempio, che gli importi da detrarre siano scalati dalle utenze energetiche, è ipotizzabile un incremento del 30% del valore degli investimenti nel non residenziale pubblico attualmente stimato in 5 miliardi di euro.
In sintesi, Uncsaal ribadisce come condizioni indispensabili per garantire un reale supporto al comparto italiano dei serramenti, l’abolizione dell’obbligo di installazione congiunta di sistemi di termoregolazione e il recepimento dei quattro punti condivisi da tutti i produttori di infissi:
1. conferma del provvedimento legislativo relativo agli incentivi per 4 anni (dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2015). La bozza del decreto sviluppo prevede il rinnovo delle detrazioni dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2014;
2. possibilità di recupero del credito da parte del contribuente modulabile dai 5 ai 10 anni. La bozza del decreto confemerebbe il recupero in solo 10 anni;
3. estensione del provvedimento anche ai beni non strumentali e individuazione di forme di applicazione del provvedimento anche ai soggetti pubblici non assoggettati all’IRES. La bozza del decreto non prevede alcuna estensione dei soggetti in grado di accedere alle detrazioni;
4. conferma dell’attuale aliquota del 55%. La bozza del decreto fisserebbe al 41% l’aliquota spettante alle finestre.
(riproduzione riservata)
http://www.edilportale.com/news/2011/11/normativa/detrazione-55-le-imprese-contestano-il-decreto-sviluppo_24620_15.html
martedì 1 novembre 2011
inquinamento da elettrosmog: limiti più alti per cellulari
Elettrosmog, limiti più alti per i cellulari Quotidiano Terra 1-11-2011
Salute Nella bozza del decreto Sviluppo il governo eleva la soglia di legge
per l’inquinamento elettromagnetico. E cambia le modalità di misurazione
La nuova tecnologia 4g porterà una nuova ondata di antenne.
L’oncologo: «Osservare Sempre il principio di precauzione»
C on l’asta per le licenze 4g, la frequenza di nuova generazione per i telefoni cellulari conclusasi appena un mese fa, lo Stato ha incassato 3.950 milioni di euro. Il livello minimo che il ministero dell’Economia aveva previsto nella legge di Stabilità era di 2,4 miliardi. A breve gli utenti potranno usufruire di una rete più veloce con telefonini e palmari di ultima generazione: con il 4g potranno vedere ancora più fluidamente video, fare acquisti online e sfruttare tante altre innovazioni. Intanto, lo Stato ha incassato di più di quanto aveva previsto. Che in tempi di magra non è affatto male. Tutto bene, dunque. Ma a ben guardare un problema c’è. I comitati contro l’elettrosmog se ne stanno già occupando, ma i grandi media non l’hanno ancora raccontato. Tecnologia più potente significa segnale più forte: le compagnie telefoniche, quindi, hanno bisogno di potenziare la rete e il segnale. Sono previsti investimenti per decine di milioni di euro. Bisogna installare nuove antenne per questa nuova tecnologia: il rischio, però, è che i limiti di inquinamento elettromagnetico possano essere superati. E così il governo prepara un “regalo” ai gestori telefonici: nella bozza del decreto in discussione è inserita una diversa valutazione dei limiti di legge previsti dal decreto del 2003 (6 Volt/metro) che vuole allargare le maglie del “limite di attenzione”, previsto per i luoghi ove la permanenza umana è superiore a 4 ore giornaliere, escludendo balconi, terrazzi e spazi aperti condominiali, per i quali il nuovo limite è fissato in 20 Volt/metro.
Così i gestori telefonici potranno anche risparmiare, accumulando più antenne su uno stesso traliccio (all’aperto), struttura che ora sarà sottoposta a limiti di emissione meno rigidi. «Con valori così elevati consentiti nelle pertinenze, all’interno degli edifici abitati si avrebbe come conseguenza un consistente aumento delle radiazioni», denunciano i comitati della rete No elettrosmog di Roma, che hanno inviato una lettera a tutti i deputati per chiedere un intervento «a tutela del principio di precauzione». Ma non basta: nel decreto è indicata anche una nuova modalità di rilevazione dei campi elettromagnetici. Il “limite di sicurezza” non avrà più misurazioni medie calcolate in un arco di tempo di sei minuti come adesso, ma sarà il risultato d’una media calcolata sulle 24 ore. I livelli più alti riscontrati nelle ore diurne, dove saranno possibili picchi più elevati di quelli attuali, verranno così compensati da quelli più bassi della notte, quando molti telefonini sono spenti e le stazioni radio base abbassano la potenza irradiata. Scorrendo la bozza del decreto, ci si imbatte poi nella previsione secondo la quale «alle apparecchiature contemplate dal decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269 (...) non sono applicabili i limiti di esposizione definiti per gli impianti radioelettrici fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi». In parole povere, secondo quanto denunciano i comitati, «le apparecchiature come cellulari, i-pad, computer, baby phones, non sarebbero più soggette ai limiti di esposizione fissati dal D.P.C.M. 2003, con la conseguenza che questi apparecchi potranno essere immessi sul mercato con le potenze ed emissioni che i produttori riterranno più opportune». E così «ogni produttore potrà contemplare le potenze di campo elettromagnetico che riterrà più opportune per il prodotto», ribadisce Giuseppe Teodoro, del Coordinamento dei Comitati Romani contro l’elettrosmog. «Siamo di fronte a un’iniziativa molto pericolosa », commenta amaro l’oncologo dell’associazione Medici per l’ambiente-Isde Antonio Marfella.
«Già adesso ci sono impianti fuori norma, se non addirittura abusivi. E i controlli sono scarsi.
Figuriamoci come potrebbero aumentare le giungle selvagge di tralicci che, spesso, non sono nemmeno piazzati a distanza di sicurezza l’uno dall’altro, comportando un aumento delle emissioni globali dell’intero luogo dove sono collocati». «Nessuno è contro il progresso, ci mancherebbe», precisa Marfella, «ma bisogna rispettare dei principi sacrosanti di tutela della salute umana. Quelli vigenti, peraltro, sono stati stabiliti come limiti da non superare per non subire un danno biologico da onde elettromagnetiche. Che sono sempre le stesse di prima, mica sono cambiate! Quindi perché ritoccare i limiti al rialzo?». Appena nel maggio scorso l’Istituto per la Ricerca sul Cancro dell’Oms ha classificato la radiofrequenza della telefonia mobile come cancerogeno di classe 2B: numerose, poi, le risoluzioni del Parlamento Europeo (4 settembre 2008, 9 febbraio 2009) e del Consiglio d’Europa (23 maggio) che hanno invitato - in controtendenza rispetto al governo italiano - gli Stati membri ad abbassare i limiti di legge per le esposizioni elettromagnetiche.
«Se lo sviluppo economico deve avvenire a spese della salute pubblica », avverte Francesca Romana dell’associazione l’Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (Amica), «si rischia di guadagnare qualcosa oggi per ritrovarsi inesorabilmente con un netto aumento della spesa socio-sanitaria nel prossimo futuro a causa dell’aumento di casi di cancro, disturbi neurodegenerativi, infertilità, insonnia, depressione, allergie e di tutte le problematiche legate alle radiofrequenze».
In Italia i limiti per l’inquinamento elettromagnetico sono tra i più rigidi d’Europa. Trattandosi di salute umana, più che di vincolo antimodernità dovrebbe essere un esempio da imitare.
Salute Nella bozza del decreto Sviluppo il governo eleva la soglia di legge
per l’inquinamento elettromagnetico. E cambia le modalità di misurazione
La nuova tecnologia 4g porterà una nuova ondata di antenne.
L’oncologo: «Osservare Sempre il principio di precauzione»
C on l’asta per le licenze 4g, la frequenza di nuova generazione per i telefoni cellulari conclusasi appena un mese fa, lo Stato ha incassato 3.950 milioni di euro. Il livello minimo che il ministero dell’Economia aveva previsto nella legge di Stabilità era di 2,4 miliardi. A breve gli utenti potranno usufruire di una rete più veloce con telefonini e palmari di ultima generazione: con il 4g potranno vedere ancora più fluidamente video, fare acquisti online e sfruttare tante altre innovazioni. Intanto, lo Stato ha incassato di più di quanto aveva previsto. Che in tempi di magra non è affatto male. Tutto bene, dunque. Ma a ben guardare un problema c’è. I comitati contro l’elettrosmog se ne stanno già occupando, ma i grandi media non l’hanno ancora raccontato. Tecnologia più potente significa segnale più forte: le compagnie telefoniche, quindi, hanno bisogno di potenziare la rete e il segnale. Sono previsti investimenti per decine di milioni di euro. Bisogna installare nuove antenne per questa nuova tecnologia: il rischio, però, è che i limiti di inquinamento elettromagnetico possano essere superati. E così il governo prepara un “regalo” ai gestori telefonici: nella bozza del decreto in discussione è inserita una diversa valutazione dei limiti di legge previsti dal decreto del 2003 (6 Volt/metro) che vuole allargare le maglie del “limite di attenzione”, previsto per i luoghi ove la permanenza umana è superiore a 4 ore giornaliere, escludendo balconi, terrazzi e spazi aperti condominiali, per i quali il nuovo limite è fissato in 20 Volt/metro.
Così i gestori telefonici potranno anche risparmiare, accumulando più antenne su uno stesso traliccio (all’aperto), struttura che ora sarà sottoposta a limiti di emissione meno rigidi. «Con valori così elevati consentiti nelle pertinenze, all’interno degli edifici abitati si avrebbe come conseguenza un consistente aumento delle radiazioni», denunciano i comitati della rete No elettrosmog di Roma, che hanno inviato una lettera a tutti i deputati per chiedere un intervento «a tutela del principio di precauzione». Ma non basta: nel decreto è indicata anche una nuova modalità di rilevazione dei campi elettromagnetici. Il “limite di sicurezza” non avrà più misurazioni medie calcolate in un arco di tempo di sei minuti come adesso, ma sarà il risultato d’una media calcolata sulle 24 ore. I livelli più alti riscontrati nelle ore diurne, dove saranno possibili picchi più elevati di quelli attuali, verranno così compensati da quelli più bassi della notte, quando molti telefonini sono spenti e le stazioni radio base abbassano la potenza irradiata. Scorrendo la bozza del decreto, ci si imbatte poi nella previsione secondo la quale «alle apparecchiature contemplate dal decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269 (...) non sono applicabili i limiti di esposizione definiti per gli impianti radioelettrici fissi per telecomunicazioni e radiotelevisivi». In parole povere, secondo quanto denunciano i comitati, «le apparecchiature come cellulari, i-pad, computer, baby phones, non sarebbero più soggette ai limiti di esposizione fissati dal D.P.C.M. 2003, con la conseguenza che questi apparecchi potranno essere immessi sul mercato con le potenze ed emissioni che i produttori riterranno più opportune». E così «ogni produttore potrà contemplare le potenze di campo elettromagnetico che riterrà più opportune per il prodotto», ribadisce Giuseppe Teodoro, del Coordinamento dei Comitati Romani contro l’elettrosmog. «Siamo di fronte a un’iniziativa molto pericolosa », commenta amaro l’oncologo dell’associazione Medici per l’ambiente-Isde Antonio Marfella.
«Già adesso ci sono impianti fuori norma, se non addirittura abusivi. E i controlli sono scarsi.
Figuriamoci come potrebbero aumentare le giungle selvagge di tralicci che, spesso, non sono nemmeno piazzati a distanza di sicurezza l’uno dall’altro, comportando un aumento delle emissioni globali dell’intero luogo dove sono collocati». «Nessuno è contro il progresso, ci mancherebbe», precisa Marfella, «ma bisogna rispettare dei principi sacrosanti di tutela della salute umana. Quelli vigenti, peraltro, sono stati stabiliti come limiti da non superare per non subire un danno biologico da onde elettromagnetiche. Che sono sempre le stesse di prima, mica sono cambiate! Quindi perché ritoccare i limiti al rialzo?». Appena nel maggio scorso l’Istituto per la Ricerca sul Cancro dell’Oms ha classificato la radiofrequenza della telefonia mobile come cancerogeno di classe 2B: numerose, poi, le risoluzioni del Parlamento Europeo (4 settembre 2008, 9 febbraio 2009) e del Consiglio d’Europa (23 maggio) che hanno invitato - in controtendenza rispetto al governo italiano - gli Stati membri ad abbassare i limiti di legge per le esposizioni elettromagnetiche.
«Se lo sviluppo economico deve avvenire a spese della salute pubblica », avverte Francesca Romana dell’associazione l’Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (Amica), «si rischia di guadagnare qualcosa oggi per ritrovarsi inesorabilmente con un netto aumento della spesa socio-sanitaria nel prossimo futuro a causa dell’aumento di casi di cancro, disturbi neurodegenerativi, infertilità, insonnia, depressione, allergie e di tutte le problematiche legate alle radiofrequenze».
In Italia i limiti per l’inquinamento elettromagnetico sono tra i più rigidi d’Europa. Trattandosi di salute umana, più che di vincolo antimodernità dovrebbe essere un esempio da imitare.
Nucleare anche il Blegio chiude le sue centrali
Quotidiano Terra 01/11/2011 I più importanti partiti poltici
del Belgio hanno siglato domenica un accordo per chiudere le due centrali nucleari del Paese (con sette reattori) anche se, al momento, non è ancora stata fissata una data defintiva I tre reattori più vecchi chiuderanno però sicuramente entro il 2015. In alternativa, si cercherà di produrre energia da altre fonti.
I partiti nuclearisti hanno attaccato l’accordo siglato da i sei partiti che hanno negoziato l’ingresso nel nuovo governo diretto da Elio Di Rupo e per le opposizioni si tratta di un «non accordo» o di un «accordo per non decidere».
del Belgio hanno siglato domenica un accordo per chiudere le due centrali nucleari del Paese (con sette reattori) anche se, al momento, non è ancora stata fissata una data defintiva I tre reattori più vecchi chiuderanno però sicuramente entro il 2015. In alternativa, si cercherà di produrre energia da altre fonti.
I partiti nuclearisti hanno attaccato l’accordo siglato da i sei partiti che hanno negoziato l’ingresso nel nuovo governo diretto da Elio Di Rupo e per le opposizioni si tratta di un «non accordo» o di un «accordo per non decidere».
nucleare Fukushima, 30 anni per la bonifica e smantellare reattori
Fukushima, l'ipoteca su futuro
"Trent'anni per bonificare"
Tempi lunghissimi per smantellare i reattori dell'incidente dell'undici marzo scorso,. Ancora polemiche sui dati forniti dal governo
di DANIELE MASTROGIACOMO
(reuters)
CI vorranno 30 anni per smantellare e bonificare i quattro reattori l'impianto nucleare di Fukushima. L'amara verità, la prima dopo tante omissioni e sottovalutazioni, è contenuta in un rapporto ufficiale della Commissione per l'atomica del Giappone reso noto in queste ore. Lo stesso dossier spiega che la rimozione dei detriti e del combustibile contenuto negli impianti dovrebbe iniziare entro la fine del 2021. "Ci siamo prefissi degli obiettivi", si legge nel rapporto. "Il primo è quello di raccogliere tutti i detriti nell'arco di dieci anni. Ma stimiamo che ci vorranno oltre 30 anni, dopo l'arresto dei reattori a freddo, per completare lo smantellamento". Un mese fa il gestore della centrale, la Tepco, aveva sostenuto che i suoi ingegneri potevano essere in grado di raffreddare i reattori danneggiati dallo tsunami dell'11 marzo scorso entro la fine dell'anno. Ma si tratta di intenzioni. Bisognerà vedere se le condizioni generali lo consentiranno.
Le previsioni dello studio della Commissione per l'atomica si basano sui confronti con altri incidenti nucleari avvenuti sul pianeta. Nel caso di Three Miles Island, la centrale statunitense che registrò una importante emissione di cesio radioattivo nel 1979, ci sono voluti dieci anni per mettere in sicurezza l'impianto e bonificare l'area interessata. "A Fukushima", osserva sempre il rapporto, "l'emissione è stata molto più ampia e occorrerà molto più tempo".
Secondo uno studio, pubblicato sulla rivista online Chemistry and Physics, la quantità di radiazioni emessa dall'impianto di Fukushima Daiichi sarebbe il doppio di quello accertato e dichiarato ufficialmente dal governo giapponese: 3,5 X 1016 bequerel di cesio-137, circa il doppio di quello rilasciato a Chernobyl. L'analisi ritiene che, contrariamente a quanto sostenuto dall'esecutivo di Tokyo, le piscine utilizzate per lo stoccaggio del combustibile nucleare esaurito hanno rivestito un ruolo decisivo nel rilascio del cesio-137, l'isotopo più nocivo per la salute dell'uomo e la contaminazione dell'ambiente. La ricostruzione si basa sui dati raccolti da decine di stazioni di monitoraggio della radiazione in Giappone e in tutto il mondo. Nonostante raccolga dati ancora imperfetti, lo studio viene considerato il più approfondito sforzo finora compiuto per capire quanta radiazione sia stata rilasciata da Fukushima Daiichi.
Non ci sono validi motivi per giustificare l'atteggiamento fin troppo prudente e spesso omertoso del governo giapponese. Gli scienziati che hanno realizzato il nuovo studio ritengono che la discrepanza sui valori è dovuta al più ampio set di dati utilizzato. Le stime giapponesi si erano basate sui dati dei siti di monitoraggio all'interno del paese; non consideravano, perché non le hanno mai misurate, le radiazioni disperse nel Pacifico che hanno poi raggiunto il Nord America e l'Europa. Ma di fondo, convengono gli stessi studiosi, il governo giapponese aveva bisogno soprattutto di fornire rapide risposte ad una popolazione allarmata e confusa. Di qui l'inevitabile approssimazione.
L'esigenza di normalità e la necessità di chiudere in fretta una catastrofe che continua a pesare sull'economia del Giappone spingono il governo a continue vere prove di coraggio. Il portavoce Yasuhiro Sonoda si è presentato davanti ai giornalisti con un bicchiere colmo d'acqua. Ha spiegato che si trattava di liquido raccolto vicino all'impianto di Fukushima e lo ha bevuto. Ma non è stata una passeggiata. Lo stesso funzionario ha indugiato a lungo; mentre ingollava il liquido aveva le mani che gli tremavano. L'imperativo del nuovo governo è trasmettere sicurezza e tranquillità. Tanto che per la prima volta dall'incidente è stata programmata una visita all'impianto di Fukushima il prossimo 12 novembre. Ma anche questa tappa della lunga strada verso la ripresa potrebbe essere rinviata.
(01 novembre 2011)
http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/01/news/fukushima_l_ipoteca_su_futuro_trent_anni_per_bonificare-24244864/?ref=HREC1-7
"Trent'anni per bonificare"
Tempi lunghissimi per smantellare i reattori dell'incidente dell'undici marzo scorso,. Ancora polemiche sui dati forniti dal governo
di DANIELE MASTROGIACOMO
(reuters)
CI vorranno 30 anni per smantellare e bonificare i quattro reattori l'impianto nucleare di Fukushima. L'amara verità, la prima dopo tante omissioni e sottovalutazioni, è contenuta in un rapporto ufficiale della Commissione per l'atomica del Giappone reso noto in queste ore. Lo stesso dossier spiega che la rimozione dei detriti e del combustibile contenuto negli impianti dovrebbe iniziare entro la fine del 2021. "Ci siamo prefissi degli obiettivi", si legge nel rapporto. "Il primo è quello di raccogliere tutti i detriti nell'arco di dieci anni. Ma stimiamo che ci vorranno oltre 30 anni, dopo l'arresto dei reattori a freddo, per completare lo smantellamento". Un mese fa il gestore della centrale, la Tepco, aveva sostenuto che i suoi ingegneri potevano essere in grado di raffreddare i reattori danneggiati dallo tsunami dell'11 marzo scorso entro la fine dell'anno. Ma si tratta di intenzioni. Bisognerà vedere se le condizioni generali lo consentiranno.
Le previsioni dello studio della Commissione per l'atomica si basano sui confronti con altri incidenti nucleari avvenuti sul pianeta. Nel caso di Three Miles Island, la centrale statunitense che registrò una importante emissione di cesio radioattivo nel 1979, ci sono voluti dieci anni per mettere in sicurezza l'impianto e bonificare l'area interessata. "A Fukushima", osserva sempre il rapporto, "l'emissione è stata molto più ampia e occorrerà molto più tempo".
Secondo uno studio, pubblicato sulla rivista online Chemistry and Physics, la quantità di radiazioni emessa dall'impianto di Fukushima Daiichi sarebbe il doppio di quello accertato e dichiarato ufficialmente dal governo giapponese: 3,5 X 1016 bequerel di cesio-137, circa il doppio di quello rilasciato a Chernobyl. L'analisi ritiene che, contrariamente a quanto sostenuto dall'esecutivo di Tokyo, le piscine utilizzate per lo stoccaggio del combustibile nucleare esaurito hanno rivestito un ruolo decisivo nel rilascio del cesio-137, l'isotopo più nocivo per la salute dell'uomo e la contaminazione dell'ambiente. La ricostruzione si basa sui dati raccolti da decine di stazioni di monitoraggio della radiazione in Giappone e in tutto il mondo. Nonostante raccolga dati ancora imperfetti, lo studio viene considerato il più approfondito sforzo finora compiuto per capire quanta radiazione sia stata rilasciata da Fukushima Daiichi.
Non ci sono validi motivi per giustificare l'atteggiamento fin troppo prudente e spesso omertoso del governo giapponese. Gli scienziati che hanno realizzato il nuovo studio ritengono che la discrepanza sui valori è dovuta al più ampio set di dati utilizzato. Le stime giapponesi si erano basate sui dati dei siti di monitoraggio all'interno del paese; non consideravano, perché non le hanno mai misurate, le radiazioni disperse nel Pacifico che hanno poi raggiunto il Nord America e l'Europa. Ma di fondo, convengono gli stessi studiosi, il governo giapponese aveva bisogno soprattutto di fornire rapide risposte ad una popolazione allarmata e confusa. Di qui l'inevitabile approssimazione.
L'esigenza di normalità e la necessità di chiudere in fretta una catastrofe che continua a pesare sull'economia del Giappone spingono il governo a continue vere prove di coraggio. Il portavoce Yasuhiro Sonoda si è presentato davanti ai giornalisti con un bicchiere colmo d'acqua. Ha spiegato che si trattava di liquido raccolto vicino all'impianto di Fukushima e lo ha bevuto. Ma non è stata una passeggiata. Lo stesso funzionario ha indugiato a lungo; mentre ingollava il liquido aveva le mani che gli tremavano. L'imperativo del nuovo governo è trasmettere sicurezza e tranquillità. Tanto che per la prima volta dall'incidente è stata programmata una visita all'impianto di Fukushima il prossimo 12 novembre. Ma anche questa tappa della lunga strada verso la ripresa potrebbe essere rinviata.
(01 novembre 2011)
http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/01/news/fukushima_l_ipoteca_su_futuro_trent_anni_per_bonificare-24244864/?ref=HREC1-7
Pontinia campo da golf, chi ha ragione tra Medici e Bottoni?
Pontinia, l’escamotage per evitare la variante al Piano Regolatore
Il campo da golf passerà dal Suap
La vicenda del campo da golf era stata contestata in consiglio
PICCOLI aggiustamenti tecnici per spianare la strada al campo da golf. Durante l’ultimo consiglio comunale, di venerdì scorso, si è dovuto annullare un precedente emendamento proposto da Giovanni Bottoni, Udc, che legava la variante del Prg alla funzionalità dei campi da golf. A sette giorni dalla prima decisione e su indirizzo dell’ufficio tecnico del comune di Pontinia, tutto il consiglio comunale si è dovuto riunire per annullare l’emendamento precedente e prendere in considerazione le osservazioni dell’Ing. Corradi.
«Abbiamo dovuto annullare l’emendamento – afferma Carlo Medici – perché non andremo più a fare una variante al Prg ma , attraverso lo sportello Suap, avremmo la possibilità di mantenere la zona Agricola sul terreno interessato al progetto e, nello stesso tempo, legare il permesso di costruzione al solo e unico scopo del campo da golf». In pratica non ci sarà una vera e propria variante al Prg sia grazie alla funzionalità dello sportello Suap sia all’inquadramento che gli uffici tecnici del comune hanno voluto dare al progetto. «Secondo noi il campo da golf rientra nelle Attività Produttive – afferma Medici -.
Chi ha proposto il progetto propone dei servizi ed offre possibilità di lavoro. Non c’è commercio perché non si vende nulla ». Una scelta, quella si non ricorrere alla variante del Prg, che potrebbe accelerare l’iter del progetto che prevedere nove buche su un’area di circa 26 ettari di terreno, in località Quartaccio. «Il comune di Pontinia – commenta Bottoni – fino adesso ha avallato l’intenzione di progetto. Io avevo espresso alcune considerazioni sulla procedura da adottare, adesso vedremo se la strada intrapresa è quella giusta o se si dovrà tornare indietro e perdere altro tempo.
Comunque a chiarire la situazione procedurale sarà la prossima Conferenza di Servizi in cui la Regione e gli altri enti interessati diranno la loro sul progetto e sull’iter intrapreso dal comune».
Riccardo A. Colabattista
http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc4da0befcb/pag23sabaudia.pdf
Il campo da golf passerà dal Suap
La vicenda del campo da golf era stata contestata in consiglio
PICCOLI aggiustamenti tecnici per spianare la strada al campo da golf. Durante l’ultimo consiglio comunale, di venerdì scorso, si è dovuto annullare un precedente emendamento proposto da Giovanni Bottoni, Udc, che legava la variante del Prg alla funzionalità dei campi da golf. A sette giorni dalla prima decisione e su indirizzo dell’ufficio tecnico del comune di Pontinia, tutto il consiglio comunale si è dovuto riunire per annullare l’emendamento precedente e prendere in considerazione le osservazioni dell’Ing. Corradi.
«Abbiamo dovuto annullare l’emendamento – afferma Carlo Medici – perché non andremo più a fare una variante al Prg ma , attraverso lo sportello Suap, avremmo la possibilità di mantenere la zona Agricola sul terreno interessato al progetto e, nello stesso tempo, legare il permesso di costruzione al solo e unico scopo del campo da golf». In pratica non ci sarà una vera e propria variante al Prg sia grazie alla funzionalità dello sportello Suap sia all’inquadramento che gli uffici tecnici del comune hanno voluto dare al progetto. «Secondo noi il campo da golf rientra nelle Attività Produttive – afferma Medici -.
Chi ha proposto il progetto propone dei servizi ed offre possibilità di lavoro. Non c’è commercio perché non si vende nulla ». Una scelta, quella si non ricorrere alla variante del Prg, che potrebbe accelerare l’iter del progetto che prevedere nove buche su un’area di circa 26 ettari di terreno, in località Quartaccio. «Il comune di Pontinia – commenta Bottoni – fino adesso ha avallato l’intenzione di progetto. Io avevo espresso alcune considerazioni sulla procedura da adottare, adesso vedremo se la strada intrapresa è quella giusta o se si dovrà tornare indietro e perdere altro tempo.
Comunque a chiarire la situazione procedurale sarà la prossima Conferenza di Servizi in cui la Regione e gli altri enti interessati diranno la loro sul progetto e sull’iter intrapreso dal comune».
Riccardo A. Colabattista
http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc4da0befcb/pag23sabaudia.pdf
Concluse primarie simbolo ecologisti e civici. Ora assemblea costituente
Dai verdi del Lazio
si sono concluse le primarie sul simbolo degli ecologisti e civici.
Sono stati due giorni di straordinaria partecipazione che hanno portato quasi 20.000 persone in tutta Italia (oltre 1800 nel Lazio) a votare per il nostro futuro simbolo.
Ha prevalso con circa il 55% dei consensi il simbolo ecologisti e reti civiche con il sole che ride.
Ma il dato più importante è che stiamo costruendo una casa comune per dare risposte puntuali alla grave crisi economica, sociale e ambientale del nostro paese.
VI RICORDO che il 26-27 novembre a Roma in una grande assemblea costituente nascerà la nuova forza ecologista e civica sul modello dei Verdi europei. Saremo impegnati a discutere di contenuti, regole di partecipazione e di rappresentanza.
Voglio ringraziare i rappresentanti dei Comitati, Associazioni e Reti Civiche come Michele Dotti, Domenico Finiguerra, Giuliano Tallone, Marco Boschini, Enzo Cenname, Pino Romano che hanno creduto insieme a noi alla concreta possibilità di costruire nel nostro Paese un nuovo soggetto politico ambientalista.
si sono concluse le primarie sul simbolo degli ecologisti e civici.
Sono stati due giorni di straordinaria partecipazione che hanno portato quasi 20.000 persone in tutta Italia (oltre 1800 nel Lazio) a votare per il nostro futuro simbolo.
Ha prevalso con circa il 55% dei consensi il simbolo ecologisti e reti civiche con il sole che ride.
Ma il dato più importante è che stiamo costruendo una casa comune per dare risposte puntuali alla grave crisi economica, sociale e ambientale del nostro paese.
VI RICORDO che il 26-27 novembre a Roma in una grande assemblea costituente nascerà la nuova forza ecologista e civica sul modello dei Verdi europei. Saremo impegnati a discutere di contenuti, regole di partecipazione e di rappresentanza.
Voglio ringraziare i rappresentanti dei Comitati, Associazioni e Reti Civiche come Michele Dotti, Domenico Finiguerra, Giuliano Tallone, Marco Boschini, Enzo Cenname, Pino Romano che hanno creduto insieme a noi alla concreta possibilità di costruire nel nostro Paese un nuovo soggetto politico ambientalista.
Pontinia, quanto costano i bicchieri di policarbonato?
Basta fare una semplice ricerca sul web
io li ho trovati a 0,60 al pezzo
http://www.showbar.it/articoli-bar/bicchieri_in_policarbonato/bicchiere_juice_policarbonato_nero_personalizzabile/417
Perchè il comune di Pontinia li paga 1 € l'uno + IVA
determina del 31 ottobre n. 975 Ditta m & m communication s.r.l. -
div. hidra di brescia . impegno di spesa per acquisto bicchieri in
policarbonato.
IL RESPONSABILE DEL SETTORE
VISTA la propria determinazione n. 115 in data 12.08.2011 con la quale
si affidava alla ditta M & M. COMMUNICATION S.R.L. DIV. HIDRA DI
BRESCIA la fornitura e servizio erogatori di acqua naturizzata da
installare nei diversi plessi scolastici rurali di questo comune;
VISTA la nota, agli atti prot. 16112 del 20.09.2011, con la quale la
soprarichiamata ditta presenta una offerta economica per l’acquisto di
n. 400 bicchieri in policarbonato da cl. 24, occorrenti per il consumo
e la distribuzione dell’acqua ai bambini dei plessi scolastici rurali
di questo Comune – scuole materne ed elementari, verso la spesa di €
1,00 + i.v.a. 21% cadauno e così per complessivi € 484,00 i.v.a. 21%
compresa;
RITENUTO di provvedere in conseguenza autorizzando la ditta alla
fornitura di che trattasi;
VISTO il bilancio per il corrente esercizio finanziario;
VISTE le regole sulla tracciabilità dei pagamenti della Pubblica
Amministrazione, legge 126/2010;
VISTO, altresì, che all’affidamento relativo alla sopracitata
fornitura della Ditta M&M COMMUNICATION S.R.L. DIV. HIDRA di Brescia
, è stato attribuito il CIG n. 347349311A;
DETERMINA
1. PRENDERE atto di quanto in premessa meglio specificato;
2. AFFIDARE , per i motivi dettagliatamente descritti in narrativa, la
fornitura di n. 400 bicchieri in policarbonato da cl. 24, occorrenti
per il consumo e la distribuzione dell’acqua ai bambini dei plessi
scolastici rurali di questo Comune – scuole materne ed elementari,
verso la spesa di € 1,00 + i.v.a. 21% cadauno e così per complessivi €
484,00 i.v.a. 21% compresa;
3. IMPUTARE la conseguente spesa al cap. 582/7 “ACQUISTO BENI DI
CONSUMO, ACQUA MINERALE E PRODOTTI DIVERSI” del bilancio per il
corrente esercizio finanziario che presenta sufficiente disponibilità;
4. DISPORRE la liquidazione della spesa in forza del presente atto a
fornitura effettuata , dietro presentazione di regolare fattura;
LA PRESENTE determinazione sarà pubblicata all’Albo pretorio on-line
del Comune ed inserita nella raccolta di cui all’art. 183 – comma 9 –
del D. Lgs.vo n. 267/2000.
BMR
io li ho trovati a 0,60 al pezzo
http://www.showbar.it/articoli-bar/bicchieri_in_policarbonato/bicchiere_juice_policarbonato_nero_personalizzabile/417
Perchè il comune di Pontinia li paga 1 € l'uno + IVA
determina del 31 ottobre n. 975 Ditta m & m communication s.r.l. -
div. hidra di brescia . impegno di spesa per acquisto bicchieri in
policarbonato.
IL RESPONSABILE DEL SETTORE
VISTA la propria determinazione n. 115 in data 12.08.2011 con la quale
si affidava alla ditta M & M. COMMUNICATION S.R.L. DIV. HIDRA DI
BRESCIA la fornitura e servizio erogatori di acqua naturizzata da
installare nei diversi plessi scolastici rurali di questo comune;
VISTA la nota, agli atti prot. 16112 del 20.09.2011, con la quale la
soprarichiamata ditta presenta una offerta economica per l’acquisto di
n. 400 bicchieri in policarbonato da cl. 24, occorrenti per il consumo
e la distribuzione dell’acqua ai bambini dei plessi scolastici rurali
di questo Comune – scuole materne ed elementari, verso la spesa di €
1,00 + i.v.a. 21% cadauno e così per complessivi € 484,00 i.v.a. 21%
compresa;
RITENUTO di provvedere in conseguenza autorizzando la ditta alla
fornitura di che trattasi;
VISTO il bilancio per il corrente esercizio finanziario;
VISTE le regole sulla tracciabilità dei pagamenti della Pubblica
Amministrazione, legge 126/2010;
VISTO, altresì, che all’affidamento relativo alla sopracitata
fornitura della Ditta M&M COMMUNICATION S.R.L. DIV. HIDRA di Brescia
, è stato attribuito il CIG n. 347349311A;
DETERMINA
1. PRENDERE atto di quanto in premessa meglio specificato;
2. AFFIDARE , per i motivi dettagliatamente descritti in narrativa, la
fornitura di n. 400 bicchieri in policarbonato da cl. 24, occorrenti
per il consumo e la distribuzione dell’acqua ai bambini dei plessi
scolastici rurali di questo Comune – scuole materne ed elementari,
verso la spesa di € 1,00 + i.v.a. 21% cadauno e così per complessivi €
484,00 i.v.a. 21% compresa;
3. IMPUTARE la conseguente spesa al cap. 582/7 “ACQUISTO BENI DI
CONSUMO, ACQUA MINERALE E PRODOTTI DIVERSI” del bilancio per il
corrente esercizio finanziario che presenta sufficiente disponibilità;
4. DISPORRE la liquidazione della spesa in forza del presente atto a
fornitura effettuata , dietro presentazione di regolare fattura;
LA PRESENTE determinazione sarà pubblicata all’Albo pretorio on-line
del Comune ed inserita nella raccolta di cui all’art. 183 – comma 9 –
del D. Lgs.vo n. 267/2000.
BMR
sicurezza stradale la Provincia di Latina si ricorderà di Pontinia
La Provincia di Latina annuncia investimenti per 100 milioni per la
messa in sicurezza delle strade. Speriamo non si sia scordata ancora
una volta di Pontinia. Diversi sono gli incroci pericolosi, da mettere
in sicurezza in vari modi. Anzitutto il miglioramento e l'adeguamento
della segnaletica orizzontale e verticale (praticamente per quasi
tutti gli incroci), con l'inserimento di bande orizzontali, strisce di
avvertimento del pericolo. Poi l'adeguamento e miglioramento
dell'illuminazione nelle ore notturne per tanti incroci (Casal
Traiano, Borgo Pasubio, via della Striscia, sul Tavolato, sulla via
del Murillo, sulla via Lungobotte, Migliara 47, 48, 50, 51, 53) e la
sostituzione di alcune opere d'arte da allargare o da sostituire il
parapetto (quello sul Sisto sulla Migliara 47 ancora oggi funziona a
senso unico alternato, almeno stando alla segnaletica) o comunque da
migliorarne la visibilità. A volte l'illuminazione pubblica presente
viene anche spenta oppure non c'è l'immediata sostituzione delle
lampade difettose. Poi la sostituzione degli incroci a raso con le
rotatorie in almeno 12 incroci particolarmente pericolosi. Tra questi
stanno passando alla storia i progetti delle rotatorie di Borgo
Pasubio e Casal Traiano inseriti nel programma triennale 2005-2008
della Provincia di Latina. Quella di Borgo Pasubio veniva annunciata
come realizzata da An nel 2006 (durante la campagna elettorale) che se
ne assumeva il merito. Poi la stessa rotatoria veniva inserita tra le
opere urgenti della Provincia di Latina nel 2010. Alcuni improbabili
comunicati di vari esponenti locali attribuivano la colpa a Roma, alla
Regione Lazio della mancata realizzazione della rotatoria. Ma la
stessa Regione (in 2 occasioni) e l'Arsial smentivano di avere in
proposito qualsiasi competenza. Quindi se la rotatoria non si fa è
colpa solo degli enti locali, provincia in testa. Che speriamo questa
volta decida finalmente di mettere in sicurezza questo incrocio per i
quali alcuni cittadini mi hanno comunicato l'intenzione di protestare
bloccando il traffico negli orari di punta. Speriamo che la soluzione
non sia incomprensibile e sorpassata storicamente come quella pensata
da un genio per Casal Traiano con l'installazione di un semaforo.
Qualcuno che non conosce il codice stradale lo definisce
“intelligente”: o non sa di cosa parla o non conosce la realtà locale
e speriamo venga fermato prima di aggravare la situazione già critica.
Giorgio Libralato
messa in sicurezza delle strade. Speriamo non si sia scordata ancora
una volta di Pontinia. Diversi sono gli incroci pericolosi, da mettere
in sicurezza in vari modi. Anzitutto il miglioramento e l'adeguamento
della segnaletica orizzontale e verticale (praticamente per quasi
tutti gli incroci), con l'inserimento di bande orizzontali, strisce di
avvertimento del pericolo. Poi l'adeguamento e miglioramento
dell'illuminazione nelle ore notturne per tanti incroci (Casal
Traiano, Borgo Pasubio, via della Striscia, sul Tavolato, sulla via
del Murillo, sulla via Lungobotte, Migliara 47, 48, 50, 51, 53) e la
sostituzione di alcune opere d'arte da allargare o da sostituire il
parapetto (quello sul Sisto sulla Migliara 47 ancora oggi funziona a
senso unico alternato, almeno stando alla segnaletica) o comunque da
migliorarne la visibilità. A volte l'illuminazione pubblica presente
viene anche spenta oppure non c'è l'immediata sostituzione delle
lampade difettose. Poi la sostituzione degli incroci a raso con le
rotatorie in almeno 12 incroci particolarmente pericolosi. Tra questi
stanno passando alla storia i progetti delle rotatorie di Borgo
Pasubio e Casal Traiano inseriti nel programma triennale 2005-2008
della Provincia di Latina. Quella di Borgo Pasubio veniva annunciata
come realizzata da An nel 2006 (durante la campagna elettorale) che se
ne assumeva il merito. Poi la stessa rotatoria veniva inserita tra le
opere urgenti della Provincia di Latina nel 2010. Alcuni improbabili
comunicati di vari esponenti locali attribuivano la colpa a Roma, alla
Regione Lazio della mancata realizzazione della rotatoria. Ma la
stessa Regione (in 2 occasioni) e l'Arsial smentivano di avere in
proposito qualsiasi competenza. Quindi se la rotatoria non si fa è
colpa solo degli enti locali, provincia in testa. Che speriamo questa
volta decida finalmente di mettere in sicurezza questo incrocio per i
quali alcuni cittadini mi hanno comunicato l'intenzione di protestare
bloccando il traffico negli orari di punta. Speriamo che la soluzione
non sia incomprensibile e sorpassata storicamente come quella pensata
da un genio per Casal Traiano con l'installazione di un semaforo.
Qualcuno che non conosce il codice stradale lo definisce
“intelligente”: o non sa di cosa parla o non conosce la realtà locale
e speriamo venga fermato prima di aggravare la situazione già critica.
Giorgio Libralato
Michele Santoro "scassare la casta", giovedì l'inizio di servizio pubblico
Michele Santoro lancia Servizio Pubblico
“Faremo una tv scomoda al potere” Giovedì in prima serata debutta in televisione il nuovo progetto dell'ex squadra di Annozero. Come annunciato sarà trasmesso in multipiattaforma sul digitale terrestre, satellite e Internet “Il programma che ci riporterà in onda a partire da giovedì prossimo non sarà la versione povera di Annozero”. Michele Santoro, durante la conferenza stampa di lancio del nuovo settimanale Servizio Pubblico, ci tiene a precisare che ,anche dal punto di vista stilistico, il suo sarà un grande rientro. “Non avrà l’aspetto di un programma minore. C’è grande entusiasmo fra le maestranze degli studios di Cinecittà da dove irradieremo il nostro segnale – aggiunge Santoro – E questo è il segno che Roma, oltre a essere la capitale della politica, è anche il punto nevralgico della produzione di contenuti audiovisivi. Un’energia creativa che, come in Rai, rischia di essere soffocata dal peso e dall’invadenza dei partiti”.
L’istantanea che l’ex conduttore di Rai Due utilizza per raccontare il nuovo studio è una gru, simbolo dei diritti negati e della protesta più estrema, quella che mette a rischio l’incolumità stessa di chi decide di salirci sopra per dare visibilità alla propria battaglia: “In questi ultimi anni tanti italiani e migranti sono dovuti salire sulle gru per riaffermare diritti violati. Ora ci saliamo anche noi perché come loro, la nostra televisione è senza cittadinanza”.
Come annunciato, il segnale di Servizio Pubblico sarà trasmesso in multipiattaforma: sul digitale terrestre con una cordata di emittenti regionali, sul satellite grazie a Sky Tg24 e su Internet sui portali del Fatto Quotidiano, Repubblica e Corriere della Sera. Una scelta crossmediale che il giornalista, citando i casi di Raiperunanotte e di Tuttiinpiedi!, rivendica con orgoglio. L’unico metodo in grado di intercettare lo “sciopero del consumatore televisivo. Che è un fatto”. Secondo Santoro, “ormai anche lo spettatore più pigro usa il telecomando come si usa Internet”, ovvero sceglie cosa guardare e quando farlo. “Un atteggiamento completamente diverso da quando, sonnecchiando sul divano, ci sciroppavamo un palinsesto già scritto dal decisore di turno”.
Al contrario, la tv di Santoro sarà programmaticamente “scomoda al potere”, perché non esiste “servizio pubblico se non è al servizio dei cittadini”. E soprattutto sarà la voce di tutti quelli che pensano che la televisione italiana “faccia schifo”.
Il titolo della puntata del debutto sarà “Scassare la Casta”, fra gli ospiti in studio ci saranno fra gli altri Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, l’imprenditore Diego Della Valle e il faccendiere latitante Valter Lavitola in collegamento dal Sud America. Gli interventi degli ospiti in studio saranno accompagnati dai servizi e inchieste filmati che hanno reso celebri i programmi di Santoro più una serie di rubriche: dalla “Balla della settimana” di Marco Travaglio, alle tante sorprese che ha in serbo Vauro, fino all’apporto di Giulia Innocenzi che, attraverso Facebook e i social media, darà vita a una serie di sondaggi per sondare le opinioni del popolo di Internet sulle tante questioni che sollevate durante la diretta.
In attesa che giovedì si accendano le telecamere per capire forza e qualità del prodotto di Santoro e company, si può già stilare un bilancio provvisorio dei mesi di gestazione del progetto. Da quando alla festa del Fatto Quotidiano, il giornalista lanciò la sua sfida alla Rai. I video caricati sul sito serviziopubblico.it hanno avuto in poche settimane un milione di visualizzazioni sul sito più un altro mezzo milione su You Tube, ma soprattutto 93mila persone hanno già contribuito alla campagna online versando 10 euro a sostegno del programma.
“Il fatto di aver raccolto quasi un milione di euro di sottoscrizione popolare è il segno che la gente premia quelle iniziative editoriali che non hanno un padrone politico o imprenditoriale”, spiega Cinzia Monteverdi, presidente del Cda di Servizio Pubblico che sottolinea come il modello adottato sia stato quello del Fatto Quotidiano, un organo stampa che ha fatto dell’indipendenza dai potentati la sua cifra stilistica ed editoriale.
“Non solo saremo indipendenti e scomodi – assicura Santoro – Saremo anche l’anello di congiunzione fra le tante piazze in movimento e il Palazzo fermo nella sua autorefernzialità”. Appuntamento giovedì prossimo alle 21.00.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/michele-santoro-lancia-servizio-pubblico-faremo-una-tv-scomoda-al-potere/167548/
“Faremo una tv scomoda al potere” Giovedì in prima serata debutta in televisione il nuovo progetto dell'ex squadra di Annozero. Come annunciato sarà trasmesso in multipiattaforma sul digitale terrestre, satellite e Internet “Il programma che ci riporterà in onda a partire da giovedì prossimo non sarà la versione povera di Annozero”. Michele Santoro, durante la conferenza stampa di lancio del nuovo settimanale Servizio Pubblico, ci tiene a precisare che ,anche dal punto di vista stilistico, il suo sarà un grande rientro. “Non avrà l’aspetto di un programma minore. C’è grande entusiasmo fra le maestranze degli studios di Cinecittà da dove irradieremo il nostro segnale – aggiunge Santoro – E questo è il segno che Roma, oltre a essere la capitale della politica, è anche il punto nevralgico della produzione di contenuti audiovisivi. Un’energia creativa che, come in Rai, rischia di essere soffocata dal peso e dall’invadenza dei partiti”.
L’istantanea che l’ex conduttore di Rai Due utilizza per raccontare il nuovo studio è una gru, simbolo dei diritti negati e della protesta più estrema, quella che mette a rischio l’incolumità stessa di chi decide di salirci sopra per dare visibilità alla propria battaglia: “In questi ultimi anni tanti italiani e migranti sono dovuti salire sulle gru per riaffermare diritti violati. Ora ci saliamo anche noi perché come loro, la nostra televisione è senza cittadinanza”.
Come annunciato, il segnale di Servizio Pubblico sarà trasmesso in multipiattaforma: sul digitale terrestre con una cordata di emittenti regionali, sul satellite grazie a Sky Tg24 e su Internet sui portali del Fatto Quotidiano, Repubblica e Corriere della Sera. Una scelta crossmediale che il giornalista, citando i casi di Raiperunanotte e di Tuttiinpiedi!, rivendica con orgoglio. L’unico metodo in grado di intercettare lo “sciopero del consumatore televisivo. Che è un fatto”. Secondo Santoro, “ormai anche lo spettatore più pigro usa il telecomando come si usa Internet”, ovvero sceglie cosa guardare e quando farlo. “Un atteggiamento completamente diverso da quando, sonnecchiando sul divano, ci sciroppavamo un palinsesto già scritto dal decisore di turno”.
Al contrario, la tv di Santoro sarà programmaticamente “scomoda al potere”, perché non esiste “servizio pubblico se non è al servizio dei cittadini”. E soprattutto sarà la voce di tutti quelli che pensano che la televisione italiana “faccia schifo”.
Il titolo della puntata del debutto sarà “Scassare la Casta”, fra gli ospiti in studio ci saranno fra gli altri Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, l’imprenditore Diego Della Valle e il faccendiere latitante Valter Lavitola in collegamento dal Sud America. Gli interventi degli ospiti in studio saranno accompagnati dai servizi e inchieste filmati che hanno reso celebri i programmi di Santoro più una serie di rubriche: dalla “Balla della settimana” di Marco Travaglio, alle tante sorprese che ha in serbo Vauro, fino all’apporto di Giulia Innocenzi che, attraverso Facebook e i social media, darà vita a una serie di sondaggi per sondare le opinioni del popolo di Internet sulle tante questioni che sollevate durante la diretta.
In attesa che giovedì si accendano le telecamere per capire forza e qualità del prodotto di Santoro e company, si può già stilare un bilancio provvisorio dei mesi di gestazione del progetto. Da quando alla festa del Fatto Quotidiano, il giornalista lanciò la sua sfida alla Rai. I video caricati sul sito serviziopubblico.it hanno avuto in poche settimane un milione di visualizzazioni sul sito più un altro mezzo milione su You Tube, ma soprattutto 93mila persone hanno già contribuito alla campagna online versando 10 euro a sostegno del programma.
“Il fatto di aver raccolto quasi un milione di euro di sottoscrizione popolare è il segno che la gente premia quelle iniziative editoriali che non hanno un padrone politico o imprenditoriale”, spiega Cinzia Monteverdi, presidente del Cda di Servizio Pubblico che sottolinea come il modello adottato sia stato quello del Fatto Quotidiano, un organo stampa che ha fatto dell’indipendenza dai potentati la sua cifra stilistica ed editoriale.
“Non solo saremo indipendenti e scomodi – assicura Santoro – Saremo anche l’anello di congiunzione fra le tante piazze in movimento e il Palazzo fermo nella sua autorefernzialità”. Appuntamento giovedì prossimo alle 21.00.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/michele-santoro-lancia-servizio-pubblico-faremo-una-tv-scomoda-al-potere/167548/
Latina, domenica festival della sostenibilità
Festival della Sostenibilità 2011 - stili di vita sostenibili per noi e il nostro pianeta
QUANDO
Tutte le domeniche di novembre: 6 novembre, 13 novembre, 20 novembre, 27 novembre
DOVE
“Ex Garage Ruspi” (Latina Largo Giovanni XXIII), 04100, Latina (LT)
GLI ORGANIZZATORI
Alessandro Savio e Jessica Brighenti, con il supporto dell’Associazione Interculturale ITALIA-CAMEROUN Onlus di Latina, di cui soci. L’associazione è impegnata da più di 10 anni nella diffusione dei valori legati all’equità tra i popoli.
Essa opera per la solidarietà sociale, umana, civile e culturale e per la Pace attraverso interventi nelle scuole, conferenze, manifestazioni. Promuove lo sviluppo di una cultura di partecipazione, di integrazione, di cooperazione, di solidarietà e pace tra i popoli, per la realizzazione dei diritti fondamentali dell'uomo.
Maggiori informazioni sono reperibili su http://www.volontariato.lazio.it/italiacameroun/
PERCHE’ L’EVENTO
-Illustrazione della crisi del sistema TERRA e del sistema UOMO, e delle loro relazioni
-Condividere le buone pratiche e gli stili di vita sostenibili per la nostra quotidianità
-Una occasione per una riflessione interiore, intima e individuale, per fondare assieme un percorso verso stili di vita più sostenibili per noi, la nostra città, il nostro pianeta e le generazioni attuali e future
-Un momento di incontro, condivisione e dibattito tra le associazioni del territorio. Ognuna avrà l’occasione di illustrare le proprie esperienze e di condividerle con le altre associazioni e la città
-Una opportunità per creare una rete di collaborazione a lungo termine tra associazioni, enti pubblici e cittadinanza sulle tematiche trattate
-Raccogliere iniziative, idee e suggerimenti per realizzare un documento condiviso da proporre a breve termine sul territorio
QUANDO
Tutte le domeniche di novembre: 6 novembre, 13 novembre, 20 novembre, 27 novembre
DOVE
“Ex Garage Ruspi” (Latina Largo Giovanni XXIII), 04100, Latina (LT)
GLI ORGANIZZATORI
Alessandro Savio e Jessica Brighenti, con il supporto dell’Associazione Interculturale ITALIA-CAMEROUN Onlus di Latina, di cui soci. L’associazione è impegnata da più di 10 anni nella diffusione dei valori legati all’equità tra i popoli.
Essa opera per la solidarietà sociale, umana, civile e culturale e per la Pace attraverso interventi nelle scuole, conferenze, manifestazioni. Promuove lo sviluppo di una cultura di partecipazione, di integrazione, di cooperazione, di solidarietà e pace tra i popoli, per la realizzazione dei diritti fondamentali dell'uomo.
Maggiori informazioni sono reperibili su http://www.volontariato.lazio.it/italiacameroun/
PERCHE’ L’EVENTO
-Illustrazione della crisi del sistema TERRA e del sistema UOMO, e delle loro relazioni
-Condividere le buone pratiche e gli stili di vita sostenibili per la nostra quotidianità
-Una occasione per una riflessione interiore, intima e individuale, per fondare assieme un percorso verso stili di vita più sostenibili per noi, la nostra città, il nostro pianeta e le generazioni attuali e future
-Un momento di incontro, condivisione e dibattito tra le associazioni del territorio. Ognuna avrà l’occasione di illustrare le proprie esperienze e di condividerle con le altre associazioni e la città
-Una opportunità per creare una rete di collaborazione a lungo termine tra associazioni, enti pubblici e cittadinanza sulle tematiche trattate
-Raccogliere iniziative, idee e suggerimenti per realizzare un documento condiviso da proporre a breve termine sul territorio
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