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Cop30 in Brasile, dalle fonti fossili alla finanza, gli obiettivi e i ruoli delle super potenze: Usa defilati, Pechino a dominare sui dossier. Per l’Ue un bivio
di Luisiana Gaita
Passare da impegni e negoziazioni alle azioni concrete. È questo l’arduo compito che avrà la Cop 30, Conferenza delle Parti sul Clima che inizierà ufficialmente il 10 novembre a Belém, in Brasile. Preceduta, questa volta, dal summit dei leader che si svolgerà tra il 6 e il 7. I tavoli sono tanti, i punti di scontro pure. Si ruota intorno a tre obiettivi principali: arrivare a 1300 miliardi da mobilitare entro il 2035 per i Paesi in via di Sviluppo, mettere in primo piano le risorse per l’adattamento e dare seguito all’impegno di avviare una transizione che porti all’abbandono dei combustibili fossili. Quello preso a Dubai, nel 2023 e che molti Paesi vorrebbero far dimenticare. Perché questo è un momento storico di attaccamento (se non potenziamento) delle fonti fossili. Non è una Cop qualunque, perché si organizza a dieci anni dall’Accordo di Parigi e perché si terrà in un territorio indigeno, nel bel mezzo dell’Amazzonia, uno dei maggiori bacini di assorbimento di anidride carbonica, dove le attività umane (prima ancora del cambiamento climatico) ha gli effetti più devastanti.
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