tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/22/il-cambiamento-climatico-e-anche-una-valanga-di-neve/6502626/
Cime pericolose, il cambiamento climatico è (anche) una valanga di neve
di Elisabetta Ambrosi
La cronaca pare non dare spazio a interpretazioni: i continui incidenti, i tanti decessi accaduti in montagna a causa di valanghe nevose sembrerebbero parlar chiaro rispetto ad un probabile nesso chiaro tra cambiamenti climatici e valanghe, rispetto al quale bisogna difendersi in maniera nuova e puntando soprattutto sulla tecnologia. Ma è proprio così? Cosa ci dice, anzitutto, la scienza?
In un rapporto dell’Ipcc (l’organo scientifico dell’Onu che si occupa di crisi climatica) chiamato Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate, nella sezione riservata all’alta montagna, si legge che “il ritiro dei ghiacciai e il disgelo del permafrost diminuiranno la stabilità dei pendii montuosi “, aumentando il numero dei laghi glaciali e di conseguenza frane e inondazioni in tratti nuovi rispetto al passato. In sostanza, “c’è un’elevata certezza che la frequenza delle rocce che si staccano e cadono da pendii ripidi cresca nelle zone di permafrost in degrado. Il disgelo ha anche aumentato la frequenza e il volume delle frane. Esiste poi il rischio di collassi parossistici di intere ghiacciai, dovuto all’aumento di temperatura del ghiaccio stesso”. Conferma l’analisi dell’Ipcc sulle valanghe rocciose Vanna Bonardo, presidente nazionale Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) e responsabile Alpi per Legambiente. “Rispetto alle frane e alle colate di detriti è chiaro che questi fenomeni sono aumentati in conseguenza del cambiamento climatico, anche perché in montagna, ambiente fragile e instabile, l’aumento delle temperature è ormai già di due gradi. Questo aumento, in generale, fa aumentare l’instabilità della montagna, perché oltre alla fusione dei ghiacci abbiamo anche il degradamento del permafrost, che causano situazioni di instabilità, e dunque frane e colate di detriti”. Dall’altro lato, continua Bonardo, “sono aumentati i fenomeni estremi, ora sono sessanta giorni che non piove, ma poi si innescano periodi altrettanto lunghi di precipitazioni persistenti o estreme. Tutto questo aggrava l’instabilità”.
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