domenica 2 marzo 2014
Slitta ancora lo sbarco dell’arsenale siriano a Gioia Tauro
S. Mess., 1.3.2014
Gioia Tauro. La saga delle armi chimiche a Gioia Tauro
da quando è stato ufficializzato il porto di Gioia Tauro come scalo dove effettuare il transhipment dell’arsenale siriano sono passati 40 giorni. L’operazione assume sempre più i contorni di una saga. Un impasto di omissis, reticenze, approssimazione e, soprattutto, ritardi. La Siria ha proposto una nuova scadenza per la consegna definitiva delle armi, già a rilento di diverse settimane rispetto al piano Onu-Opac deciso lo scorso novembre. I container che avrebbero dovuto trasportare le armi chimiche non avrebbero i parametri di sicurezza previsti a livello internazionale. In Siria si stanno quindi costruendo i contanier adatti, in modo da garantire la sicurezza del trasporto, con la supervisione di esperti internazionali. Una soluzione, questa, che sarebbe la causa di un oggettivo ritardo e farebbe slittare le operazioni di trasbordo.Intanto tre giorni fa Damasco ha consegnato il quarto carico dall’inizio del piano. Il più pericoloso. quello che fa rabbrividire portuali, cittadinanza e ambientalisti. Si tratta di circa 20 tonnellate di gas mostarda, meglio noto come iprite, l’intero quantitativo di questo tipo di agente chimico dell’arsenale siriano. Una quantità limitata rispetto alle circa 900 tonnellate di materiale di cui Damasco si deve disfare, ma — sottolineano all’Opac — «è il più pericoloso perché utilizzabile da solo». Di color bruno-giallognolo, dal caratteristico odore di aglio o senape, abbastanza stabile all’aria, con elevato punto di ebollizione e bassa tensione di vapore al pari del punto di fusione. Si tratta perciò di una sostanza assai persistente. L’iprite è un vescicante d’estrema potenza, possedendo la spiccata tendenza a legarsi a molte e diverse molecole organiche costituenti l’organismo.Il gas è stato imbarcato sul cargo danese Ark Futura per poi essere distrutto a bordo della nave Usa Cape Ray che lo prenderà in consegna nello scalo calabrese. Chissà quando. http://ilmanifesto.it/slitta-ancora-lo-sbarco-dellarsenale-siriano/
Gioia Tauro, viaggio in quel porto dei veleni RINVIATO L’ARRIVO DELLE ARMI CHIMICHE DALLA SIRIA
PER “CONTAINER DIFETTOSI”
MA È ALLARME SICUREZZA: POCHI MEZZI E NESSUN PIANO D’EMERGENZA
ALLARME ROSSO
L’attrezza tura
dei Vigili è già vecchia,
il centro di
rianimazione più vicino
è a 20 chilometri. Mai
provata l’eva c u a z i o n e
di Antonio Massari
Il centro di rianimazione
più vicino? È a Polistena:
a 20 chilometri
dal porto. Il piano operativo
sanitario in caso d’incidente?
È stato annunciato,
ma a Gioia Tauro non l’ha ancora
visto nessuno. L’attrezzatura
dei Vigili del Fuoco investiti
dell’operazione? Nella
caserma di Catanzaro è impolverata,
con filtri scaduti da
quattro anni e macchine con
batterie scariche. Eppure l’opuscolo
in circolazione - di
quattro facciate - parla di una
“occasione per Gioia Tauro e
San Ferdinando”. L’occasione
è il “trasferimento delle sostanze
chimiche dalla nave
della flotta danese-norvegese
a quella americana”. Un “motivo
d’orgoglio” per il porto
calabrese che potrà “dimostrare
alla comunità internazionale
di essere all’avanguardia
in campo mondiale”.
L’ORGOGLIO DERIVERÀ dal
trasbordo di “circa 60 container”
di veleni siriani: parliamo
delle armi tossiche del regime
di Assad. E proprio dalla Siria,
ieri, giunge la notizia che l’operazione,
attesa entro un paio
di settimane, è rinviata per un
problema ai container: “Fonti
siriane - scrive l’agenzia AdnKronos
- riferiscono che i container
non hanno i parametri
di sicurezza previsti a livello
internazionale”. Risultato: ne
stanno costruendo altri, adatti
a garantire la sicurezza del trasporto.
Ma Antonio Jiritano,
vigile del fuoco del sindacato
Usb, non ci crede: “Dovrei credere
che un’intera partita di
container sia difettosa? Ragioniamo:
i container vengono
consegnati dopo un collaudo:
tutti e 60 hanno un problema?
Penso che il motivo reale del
rinvio sia la nostra denuncia
sui rischi reali dell’operazione,
che riguardano sia i Vigili del
fuoco, sia il territorio. Se poi
davvero i container risultano
difettosi, beh, vuol dire che
con le nostre denunce abbiamo
avuto ragione due volte”.
A occuparsi dell’operazione è
un reparto dei Vigili del Fuoco
- si chiama Nbcr - per il quale,
il 29 gennaio, tutti i sindacati
hanno chiesto al ministero
dell’Interno di “implementare
il mantenimento della specializzazione”.
Un modo elegante
per chiedere maggiori garanzie
nell’operatività: “L’ultima
esercitazione del reparto, almeno
qui in Calabria, risale a
ben 6 anni fa”, continua Jiritano.
Nella caserma di Catanzaro,
capofila per tutta la regione,
quindi in prima linea
per l’operazione di Gioia Tauro,
troviamo macchine impol
impolverate
e ferme da anni. Reagenti
in confezioni blu, per
terra, scaduti da tempo. C’è un
“filtro 620 st reaktor p3” che,
come data di scadenza, segna
luglio 2010. La denuncia della
Usb si rivela fondata. L’opu -
scolo firmato dal governo, invece,
appare piuttosto snello:
quali sono le misure di pre-
venzione o d’intervento che,
in caso d’incidente, dovrebbero
aiutare la popolazione?
Non v’è traccia. “Per quest’operazione
- continua Jiritano -
non abbiamo una macchina
adeguata, cioè scoperta, per rilevare
eventuali fuoruscite di
gas. C’è stato riferito che dovremo
salire su navi norvegesi
e americane, dove non abbiamo
copertura assicurativa,
perché si tratta di territorio
estero. E soprattutto, quando
arriverà la nave, sarà convocato
il nucleo Nbcr di Roma
perché, come ha potuto verificare,
la nostra strumentazione
non è adeguata”. Il Fatto
Quotidiano è in grado di rivelare
dei dettagli in più. Uno su
tutti: “Ad alcuni colleghi -
continua Jiritano - è stato spiegato
che i colli in arrivo hanno
una perdita fisiologica - c’è
una valvola di “sfiatamento” -
che arriva al 5 per cento con
temperature superiori ai 20
gradi. Si tratta di una misura di
sicurezza che riguarda circa
28mila litri pronti a liberarsi -
in teoria - all’interno del container.
Di fronte a queste cifre
il governo dovrebbe offrire le
massime garanzie al territorio.
Parliamo del trasbordo di
117mila litri di gas VX che, com’è
stato spiegato nelle riunioni,
è riconoscibile da un
odore di frutta e può uccidere
in 5 - 7 minuti dal contatto.
Saranno trasbordati altri
15mila litri di Iprite - che si
può riconoscere per la somiglianza
con l’aroma dell’aglio -
e, infine, dell’inodore Sarin
che uccidono entrambi in 3-5
minuti.
L’OPERAZIONE, secondo le
indicazioni, sarà realizzata in
giorni compresi tra il lunedì e
il mercoledì e, in caso di problemi,
è previsto un piano di
evacuazione nel raggio di un
chilometro”. E nel raggio di un
chilometro, in linea d’aria,
dalla banchina del porto è ben
visibile il centro abitato di San
Ferdinando. In caso d’inci -
dente è prevista la presenza di
ambulanze medicalizzate. È
stato già provato un piano di
evacuazione? “No” risponde
Giuseppe Gentile, segretario
regionale del Sulpi, Sindacato
Unitario Lavoratori del Pubblico
Impiego. “Non abbiamo
alcun segnale di prove realizzate,
né all’interno del porto
né fuori, eppure si tratta di
un’operazione che è forse un
caso unico al mondo”. Secondo
il governo, invece, in questi
2 anni sono già sbarcate, nel
porto di Gioia Tauro, 1.644
tonnellate della stessa classe -
la 6.1 - di pericolosità. Altre
646 tonnellate sono state invece
imbarcate. Nessun allarme
quindi: secondo Palazzo
Chigi è tutto sotto controllo.
il fatto quotidiano 2 marzo 2014
Green Italia, i Verdi provano a risorgere per le Europee
DIASPORA ECOLOGISTA
di Carlo
Di Foggia
Con
la vena ambientalista dei partiti agli sgoccioli, e i verdi da
tempo
eclissatisi dal panorma politico, gli ecologisti italiani
provano
a compattarsi in vista delle elezioni europee di maggio. Il
primo
passo in direzione di un movimento federatista dei verdi, è
arrivato
ieri a Roma dall’assemblea fondativa di Green
Italia, formazione
che
racchiude politici, imprenditori ed esponenti ambientalisti,
molti
con un passato nel partito del sole che ride e in Legambiente.
Tra i
promotori, ex parlamentari democratici come
Francesco
Ferrante e Roberto Della Seta o di provenienza opposta
come
Fabio Granata, Pdl poi passato in Fli. Quest’ultimo è stato
eletto
coordinatore nazionale insieme a Monica Frassoni, copresidente
del
Partito Verde Europeo, dai 250 riuniti in al teatro Quirinetta,
a
pochi passi da Montecitorio, dove è intervenuto anche il
presidente
di Libera Don Luigi Ciotti. Il punto di raccordo con i
verdi
italiani, è garantito dai due vertici del partito, Luana Zanella e
Angelo
Bonelli. Banco di prova saranno le elezioni di maggio, anche
se
Green Italia ha già presentato un suo
candidato
sindaco per le prossime elezioni
comunali
di Padova. Dal giugno scorso, i
fondatori
del movimento hanno girato l'Italia
per
promuovere il progetto. Il simbolo
c’è
già: sfondo blu e corona di stelle
dell'Unione
europea, petali gialli del girasole
che
richiamano quelli presenti nel
simbolo
del partito verde europeo. Per
bettezzarlo,
in occasione della presentazione
a
Milano nel dicembre scorso è arrivato
addirittura
Daniel Cohn-Bendit,
presidente
del gruppo parlamentare europeo
e
leader storico della sinistra ambientalista. “Matteo Renzi non
capisce
nulla di ecologia - ha spiegato in quell'occasione - l'Italia ha
bisogno
di politici che capiscano la connessione tra economia ed
ambientalismo”.
L'obiettivo è una federazione delle diverse sigle in
cui è
frammentata la galassia ecologista, in primis i verdi, usciti a
pezzi
dalla gestione di Pecoraro Scanio, travolto da scandali e inchieste.
Dopo
il test europeo, entro fine anno si svolgeranno le primarie
per
individuare la leadership e costruire un programma. il fatto quotidiano 2 marzo 2014
Classe dirigente Gli incompetenti al governo ministero dell'ambiente Galletti, Velo e Degani
Classe
dirigente
Gli
incompetenti al governo
ministero
per ministero
L’IMPRENDITRICE
DELLA MODA SI OCCUPA DI SCUOLA, IL CURATORE FALLIMENTARE DI DI F E SA
LA
SINDACO-FARMACISTA GESTISCE LE REGIONI, L’ECONOMISTA GLI ESTERI, LA
MADIA LA P. A.
di
Marco
Palombi e Carlo Tecce
tratto da Il fatto quotidiano 2 marzo 2014
AMBIENTE
Gianluca
Galletti ,
ministro,
ex
sottosegretario
all’Istruzione,
è
un
fautore
del nucleare.
Silvia
Velo,
sottosegretario,
laureata
in Chimica e Tecnologie
farmaceutiche,
già vicepresidente
della
commissione Trasporti
a
Montecitorio.
Barbara
Degani,
sottosegretario,
presidente
della Provincia
di
Padova, esperienze amministrative
in
Affari istituzionali,
Enti
locali e Bilancio.
L'agricoltura pontina malata tra forconi, speculazione e aggressione del biogas e falso compost
Che la provincia di Latina sia un
terreno di conquista lo spiegano le numerose inchieste e denuncia
sulla malavita. Che sia una situazione economica in grave recessione
lo spiegano la continua perdita di posti di lavoro per una classe
dirigente incapace sempre alla ricerca del miracolo del solito
salvatore della patria che finisce per assestare l'ennesimo tracollo.
Storie che si ripetono con tanti scheletri, inquinamenti, brutti,
devastanti che sono il risultato di una classe politica fallimentare
degli ultimi 30 anni tra ignavia e complicità. Non si spiegherebbe
altrimenti la devastazione dei nostri territori avvelenati da rifiuti
di ogni genere con i casi ignorati di Borgo Montello, Aprilia,
Pontinia, Sabaudia, Formia. Quello che racconta Paolo De Chiara nel
libro il Veleno del Molise vale anche per la provincia di Latina
(vedere http://www.falcoeditore.com/il_veleno_del_molise.html):
“Servivano
le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del
Molise? Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle
operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate
situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Si è
fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno
ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto per anni il
Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un
paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati
buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i
tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di
gestire la cosa pubblica. E le mafie sono arrivate.
“
Racconta nelle sue
inchieste De Chiara di terreni abbandonati che venivano affittati per
seppelirci rifiuti che adesso stanno puntualmente restituendo veleni,
malattie, morti. Qualcosa del genere si dice stia nuovamente
accadendo in provincia di Latina, dopo lo sversamento, l'interramento
degli anni '80 e '90. Si parla di camion, tanti che arrivano da altre
regioni e province. Vengono affittati terreni abbandonati o
scarsamenti produttivi da proprietari che non hanno voglia di piegare
la schiena e di far fruttare il loro terreno. In cambio di poche
centinaia di euro l'anno ad ettaro arrivano persone che vi fanno
scaricare camion di finto terriccio, falso compost spesso a norma di
legge che contengono fanghi provenienti da depuratori. Oppure compost
non maturato o con presenza di metalli, plastica e altrio elementi
inquinanti dalla salmonella, all'escherichia coli. Insieme a puzza,
emissioni odorigene moleste, persistenti per giorni e giorni. Di
questi fatti se ne raccontano sempre di più ad Aprilia, Cisterna,
Latina, Pontinia, Sabaudia, Terracina. Non sempre ci sono denunce e
proteste, a volte si sopporta per quieto vivere che significa
accettare l'ennesima aggressione al suolo, alle falde, alla salute,
all'agricoltura di qualità, alla sicurezza alimentare. Come per anni
si è finto di non vedere e non sapere dei rifiuti, dei veleni sparsi
nei campi che hanno inquinato corsi d'acqua, degli scarichi
maleodoranti che hanno avvelenato la fauna dei canali e dei fiumi,
poi del mare. Sembra che chi popola la pianura pontina redenta o
bonificata che sia accetti che torni ad essere palude, terreno
insalubre e inadatta alla vita delle persone e degli animali e alla
coltura. Come un peccato originale. Lo stesso copione che è stato
sfruttato dalla speculazione dei campi fotovoltaici che hanno
sostituito fertili terreni con brutture metalliche per produrre
energia elettrica che non servirebbe se, usando l'intelligenza,
dotassimo le coperture dei nostri fabbricati per impianti
fotovoltaici e per il solare termico. La stessia follia speculativa
del biogas e delle biomasse che sta avvelenando territori, aziende
agricole, falde, atmosfera solo per assecondare la solita
speculazione che porta solo distruzione. Confidando nella solita
classe dirigente ignava o complice che ha portato la provincia ad
essere un terreno fertile di imbrogli, avvelenamenti e della
sottocultura della speculazione
Bonifica ferma nella Valle del Sacco, manca il dirigente regionale per la firma degli atti
Le operazioni di bonifica tecnicamente e amministrativamente sono ferme
Roma, 28 feb. - (Adnkronos) - Nella Valle del Sacco la bonifica è completamente ferma. Tutta colpa di una firma. E bene sì, oltre al danno, ossia il declassamento da Sito di interesse nazionale per la bonifica a sito regionale, c'è anche la beffa: il dirigente regionale preposto ad autorizzare gli atti relativi alla bonifica è agli arresti domiciliari per l'inchiesta sui rifiuti a Roma e nel Lazio, e da gennaio ancora non è stato sostituito. E così anche quel poco che è stato fatto rischia di andare perduto. A denunciare la situazione all'Adnkronos, è Alberto Valleriani, presidente Rete tutela Valle del Sacco.
Valleriani, spiega che “per la messa in sicurezza di emergenza, ossia la prima fase per evitare che il contaminante continui a migrare, sono stati costruiti dei pozzi barriera che prelevano le acque in falda, le ripuliscono e le rinviano al depuratore consortile”. In questa prima fase “ sono stati costruiti 9 più altri 9 pozzi ma erano provvisori”.
Successivamente “attraverso il sistema delle conferenze dei servizi sono state costruiti altri 18 pozzi che sono quelli definitivi”. Si tratta di “15 pozzi in falda superficiale e 3 pozzi in falda di base ossia quella più importante da preservare”.Attualmente, però, “abbiamo scoperto che i pozzi non sono in funzione da circa 2 anni e sono fermi perché “mancano le certificazioni per lo scarico” che "dovrebbero essere rilasciate dalla Provincia di Roma".
I pozzi definitivi "sono stati pagati dalla società immobiliare che detiene l'area e sono costati 4,5mln di euro. Supponiamo però che se non vengono messi immediatamente in funzione con le dovute certificazioni forse ci si dovrà rimettere mano perché le pompe sono immerse e quindi non sappiamo se sono ancora funzionanti nel modo giusto". Ma da dove devono arrivare queste autorizzazioni?
Valleriani spiega che “dopo il declassamento da Sin a Sir, ci doveva essere il passaggio alla competenza regionale”. Così un atto pubblicato in Gazzetta Ufficiale “ha affidato al dirigente del dipartimento istituzionale e territorio della Regione Lazio le competenze per la gestione dell'ufficio commissariale e quindi di conseguenza per le operazioni di bonifica".
Il dirigente di questo dipartimento "era Luca Fegatelli che però a gennaio è stato arrestato e attualmente è agli arresti domiciliari per l'inchiesta sui rifiuti a Roma e nel Lazio che ha portato all'arresto anche di Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta. Attualmente, dunque, “l'ufficio commissariale, che sta continuando a lavorare, non ha un dirigente che firma gli atti. Le operazioni di bonifica quindi tecnicamente e amministrativamente sono ferme”.
"E' evidente che questo impasse va risolto quanto prima" commenta Cristiana Avenali, consigliere della regione Lazio e membro della commissione Ambiente, sottolineando che "si sta già lavorando per risolvere questa situazione. Non è possibile che perché manca un dirigente non vengano messi in attivo dei pozzi sui quali sono stati già spesi dei soldi". Iniziare con la messa in funzione dei pozzi, "sarebbe un risultato importante sul quale mi impegno a lavorare affinché avvenga il più resto possibile".http://www.liberoquotidiano.it/news/sostenibilita/11558207/Bonifica-ferma-nella-Valle-del-Sacco.html
Valleriani, spiega che “per la messa in sicurezza di emergenza, ossia la prima fase per evitare che il contaminante continui a migrare, sono stati costruiti dei pozzi barriera che prelevano le acque in falda, le ripuliscono e le rinviano al depuratore consortile”. In questa prima fase “ sono stati costruiti 9 più altri 9 pozzi ma erano provvisori”.
Successivamente “attraverso il sistema delle conferenze dei servizi sono state costruiti altri 18 pozzi che sono quelli definitivi”. Si tratta di “15 pozzi in falda superficiale e 3 pozzi in falda di base ossia quella più importante da preservare”.Attualmente, però, “abbiamo scoperto che i pozzi non sono in funzione da circa 2 anni e sono fermi perché “mancano le certificazioni per lo scarico” che "dovrebbero essere rilasciate dalla Provincia di Roma".
I pozzi definitivi "sono stati pagati dalla società immobiliare che detiene l'area e sono costati 4,5mln di euro. Supponiamo però che se non vengono messi immediatamente in funzione con le dovute certificazioni forse ci si dovrà rimettere mano perché le pompe sono immerse e quindi non sappiamo se sono ancora funzionanti nel modo giusto". Ma da dove devono arrivare queste autorizzazioni?
Valleriani spiega che “dopo il declassamento da Sin a Sir, ci doveva essere il passaggio alla competenza regionale”. Così un atto pubblicato in Gazzetta Ufficiale “ha affidato al dirigente del dipartimento istituzionale e territorio della Regione Lazio le competenze per la gestione dell'ufficio commissariale e quindi di conseguenza per le operazioni di bonifica".
Il dirigente di questo dipartimento "era Luca Fegatelli che però a gennaio è stato arrestato e attualmente è agli arresti domiciliari per l'inchiesta sui rifiuti a Roma e nel Lazio che ha portato all'arresto anche di Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta. Attualmente, dunque, “l'ufficio commissariale, che sta continuando a lavorare, non ha un dirigente che firma gli atti. Le operazioni di bonifica quindi tecnicamente e amministrativamente sono ferme”.
"E' evidente che questo impasse va risolto quanto prima" commenta Cristiana Avenali, consigliere della regione Lazio e membro della commissione Ambiente, sottolineando che "si sta già lavorando per risolvere questa situazione. Non è possibile che perché manca un dirigente non vengano messi in attivo dei pozzi sui quali sono stati già spesi dei soldi". Iniziare con la messa in funzione dei pozzi, "sarebbe un risultato importante sul quale mi impegno a lavorare affinché avvenga il più resto possibile".http://www.liberoquotidiano.it/news/sostenibilita/11558207/Bonifica-ferma-nella-Valle-del-Sacco.html
Scarsi dati aria, sindaco blocca impianti Magrone: Carenti i controlli, no a rischio di maggiore inquinamento
Il sindaco di Modugno, Nicola Magrone, dice stop a nuovi impianti industriali che possano provocare maggior inquinamento. Per questo, ha disposto, con propria ordinanza, "la sospensione dell'insediamento di tutti i nuovi impianti industriali e produttivi che possano essere causa di maggior inquinamento nell'area industriale del suo comune che occupa la parte più rilevante del Consorzio dell'Area per lo sviluppo industriale (Asi) di Bari. Il Consorzio Asi si estende su un'area di oltre 1900 ettari, circa il 70% dei quali ricade nel territorio di Modugno.
Il provvedimento - spiega l'Amministrazione - è "frutto di preoccupazione e precauzione rispetto a potenziali minacce per la salute dei cittadini e deriva dall'assenza di dati certi sulla qualità dell'aria nonostante i controlli previsti anche dalle prescrizioni ministeriali di Autorizzazione integrata ambientale emanate qualche anno fa". L'ordinanza del sindaco - si spiega - "deriva dall'aver accertato che risultano carenti i controlli della qualità dell'aria che invece, secondo prescrizioni ministeriali, dovrebbero prevedere il monitoraggio in continuo soprattutto per Pm10 e Pm2.5".
Modugno - si sottolinea nell'ordinanza - "è città già compromessa sotto l'aspetto della qualità dell'aria, in quanto figura, quale area da sottoporre a risanamento e a riduzione delle emissioni in atmosfera, nella zona C del Piano Regionale della Qualità dell'Aria, lo strumento tramite il quale la Regione Puglia indirizza risorse per attuare finanziamenti per il miglioramento della qualità dell'aria". Nella zona C del Piano - si spiega - "il comune di Modugno è inserito con altri 13 comuni (tra cui Brindisi e Taranto) "nei quali, oltre alle emissioni da traffico autoveicolare, si rileva la presenza di impianti produttivi impattanti" e per i quali, proprio per questo motivo, vengono considerati prioritari interventi di prevenzione e risanamento, in quanto risultano stimate concentrazioni di emissioni in atmosfera superiori ai limiti di legge.
Il sistema di rilevamento della qualità dell'aria del Comune (gestito da Arpa Puglia) - afferma Magrone, fino a qualche anno fa procuratore della Repubblica - "versa da tempo in condizioni tali da non essere in grado di fornire dati né attendibili né certi, sottraendo di fatto ogni possibilità di tenere sotto controllo l'inquinamento sul territorio". "Pertanto, essendo questi i presupposti - dichiara Magrone - è possibile e anzi doverosa da parte mia, in quanto responsabile della pubblica sanità, un'azione tesa non solo a rimuovere i gravi pericoli che costituiscono una minaccia grave e contingente, ma anche a prevenire quelli che configurano una minaccia anche solo potenziale per la comunità". La sospensione di nuovi processi industriali e produttivi avrà effetto fino a quando non sarà entrata a regime la nuova Rete Regionale della Qualità dell'Aria (delibera di Giunta Regionale 2420 del dicembre 2013).
In particolare, nell'ordinanza si sottolinea l'inefficienza della rete gestita da Arpa Puglia di monitoraggio della qualità dell'aria: "ripetuti malfunzionamenti strumentali, infatti, hanno comportato - si spiega - la perdita di dati importanti relativi a ben sei mesi del 2013. Il venir meno delle misurazioni in continuo per il 2013, cioè di una serie ininterrotta di dati attendibili e certi, contravviene a precise prescrizioni di legge (stabilite soprattutto quando nel 2010 è stato avviato il funzionamento di una centrale a turbogas di Sorgenia''. ''Per la mancanza di questi dati, dunque, il Comune di Modugno - rileva il sindaco - si ritrova ad essere sguarnito di un importantissimo sistema di valutazione dell'effettiva qualità dell'aria, nonostante le prescrizioni ministeriali prevedano che in assenza di monitoraggio continuo, si possa 'arrivare alla revoca dell'autorizzazione e alla chiusura' della centrale a turbogas".
Il provvedimento - spiega l'Amministrazione - è "frutto di preoccupazione e precauzione rispetto a potenziali minacce per la salute dei cittadini e deriva dall'assenza di dati certi sulla qualità dell'aria nonostante i controlli previsti anche dalle prescrizioni ministeriali di Autorizzazione integrata ambientale emanate qualche anno fa". L'ordinanza del sindaco - si spiega - "deriva dall'aver accertato che risultano carenti i controlli della qualità dell'aria che invece, secondo prescrizioni ministeriali, dovrebbero prevedere il monitoraggio in continuo soprattutto per Pm10 e Pm2.5".
Modugno - si sottolinea nell'ordinanza - "è città già compromessa sotto l'aspetto della qualità dell'aria, in quanto figura, quale area da sottoporre a risanamento e a riduzione delle emissioni in atmosfera, nella zona C del Piano Regionale della Qualità dell'Aria, lo strumento tramite il quale la Regione Puglia indirizza risorse per attuare finanziamenti per il miglioramento della qualità dell'aria". Nella zona C del Piano - si spiega - "il comune di Modugno è inserito con altri 13 comuni (tra cui Brindisi e Taranto) "nei quali, oltre alle emissioni da traffico autoveicolare, si rileva la presenza di impianti produttivi impattanti" e per i quali, proprio per questo motivo, vengono considerati prioritari interventi di prevenzione e risanamento, in quanto risultano stimate concentrazioni di emissioni in atmosfera superiori ai limiti di legge.
Il sistema di rilevamento della qualità dell'aria del Comune (gestito da Arpa Puglia) - afferma Magrone, fino a qualche anno fa procuratore della Repubblica - "versa da tempo in condizioni tali da non essere in grado di fornire dati né attendibili né certi, sottraendo di fatto ogni possibilità di tenere sotto controllo l'inquinamento sul territorio". "Pertanto, essendo questi i presupposti - dichiara Magrone - è possibile e anzi doverosa da parte mia, in quanto responsabile della pubblica sanità, un'azione tesa non solo a rimuovere i gravi pericoli che costituiscono una minaccia grave e contingente, ma anche a prevenire quelli che configurano una minaccia anche solo potenziale per la comunità". La sospensione di nuovi processi industriali e produttivi avrà effetto fino a quando non sarà entrata a regime la nuova Rete Regionale della Qualità dell'Aria (delibera di Giunta Regionale 2420 del dicembre 2013).
In particolare, nell'ordinanza si sottolinea l'inefficienza della rete gestita da Arpa Puglia di monitoraggio della qualità dell'aria: "ripetuti malfunzionamenti strumentali, infatti, hanno comportato - si spiega - la perdita di dati importanti relativi a ben sei mesi del 2013. Il venir meno delle misurazioni in continuo per il 2013, cioè di una serie ininterrotta di dati attendibili e certi, contravviene a precise prescrizioni di legge (stabilite soprattutto quando nel 2010 è stato avviato il funzionamento di una centrale a turbogas di Sorgenia''. ''Per la mancanza di questi dati, dunque, il Comune di Modugno - rileva il sindaco - si ritrova ad essere sguarnito di un importantissimo sistema di valutazione dell'effettiva qualità dell'aria, nonostante le prescrizioni ministeriali prevedano che in assenza di monitoraggio continuo, si possa 'arrivare alla revoca dell'autorizzazione e alla chiusura' della centrale a turbogas".
Il nuovo strumento di democrazia europea: le proposte di iniziativa dei cittadini europei
Il 17 febbraio 2014 il Parlamento Europeo, per la prima volta nella sua storia, ha effettuato un’audizione su una proposta di iniziativa dei cittadini europei: Right2Water.
L’audizione organizzata dalla commissione ambiente del Parlamento Europeo ha riunito nella sala riunioni più grande del Parlamento i rappresentanti della commissione alle iniziative dei cittadini, i deputati europei, e i rappresetanti della Commissione Europea (responsabile della risposta ufficiale) di fronte ai proponenti dell’iniziativa e ad un numeroso pubblico. Il dibattito era trasmesso anche in streaming.
Le proposte di iniziativa dei cittadini europei sono un nuovo strumento di partecipazione e di democrazia introdotto dal Trattato di Lisbona del dicembre 2009 (il cui regolamento attuativo è stato definito nel 2011). Con esso i cittadini dell’UE possono chiedere di dibattere proposte legislative su specifiche tematiche.
Quattro sono le regole da rispettare:
a) una proposta d’iniziativa deve rientrare in un settore di competenza dell’Unione Europea ed essere coerente con i valori dell’Unione;
b) l’iniziativa deve raccogliere le firme (sotto forma cartacea o elettronica) di almeno un milione di sostenitori in rappresentanza di almeno un quarto del numero degli Stati Membri (attualmente minimo sette);
c) le firme devono essere raccolte in un lasso di tempo inferiore a dodici mesidal momento della registrazione dell’iniziativa;
d) il numero minimo di firme richiesto per ogni Stato Membro è equivalente al numero dei loro deputati eletti al Parlamento Europeo moltiplicato per 750 (per l’Italia circa 55mila).
Gli organizzatori dell’iniziativa ‘Right2Water’, che sono riusciti a presentare circa un milione e novecentomila firme, invitano la Commissione Europea a proporre una normativa di attuazione del diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e a promuovere la fornitura di acqua e servizi igienico-sanitari essenziali come servizi pubblici per tutti.
Dopo l’accoglienza ufficiale dell’iniziativa da parte della Commissione il 20 dicembre 2013 (otto mesi circa dopo la registrazione), anche il Parlamento Europeo ha accettato un’audizione pubblica in cui gli organizzatori hanno presentato i loro tre obiettivi chiave: “acqua garantita e servizi igienico-sanitari per tutti nell’Unione Europea”; ” accesso globale all’acqua e ai servizi igienico-sanitari per tutti “e” no liberalizzazione dei servizi idrici “. L’audizione, molto interessante perché ha messo i cittadini di fronte ai propri rappresentanti, ha permesso di rispondere alle domande poste da alcuni membri del Parlamento Europeo per i quali il concetto di acqua-bene-comune contrasta con quello di acqua-bene-economico.
La Commissione Europea, entro il 20 marzo, deve rispondere all’iniziativa dei cittadini indicando l’accettazione oppure motivando il rifiuto. In caso di accettazione la Commissione dovrà preparare una direttiva da sottomettere all’iter di approvazione con il Consiglio e con il Parlamento Europeo.
È importante conoscere questo meccanismo di partecipazione dei cittadini europei, perché può diventare uno strumento per far avanzare la strategia sui suoli lanciata nel 2006.
Tale direttiva si è “persa” nei meandri dell’approvazione a causa della resistenza degli Stati membri ad ammettere che anche il suolo è un bene comune e non una mera proprietà territoriale dello Stato.
La proposta di direttiva sui suoli è stata recentemente ritirata e dovrà ora essere presentata in una nuova versione. Il processo di approvazione necessiterà di almeno altri 18-24 mesi o addirittura potrà non riuscire ad essere finalizzato.
I cittadini europei, attraverso l’iniziativa di proposta legislativa, possono fare sentire la loro voce ed indicare i punti irrinunciabili della legislazione europea.Si potrebbe così ridurre la dicotomia tra il volere dei cittadini e l’azione dei loro rappresentanti. Ogni qualvolta sono stati consultati i cittadini, sono emerse posizioni chiare e più avanzate di quelle deliberate dai governi o dai parlamenti, sia nazionali che europeo. Vedi l’esempio dei referendum su nucleare e privatizzazione dell’acqua nel 2011 in Italia.
Il Forum che ospita questa rubrica e i comitati che vi afferiscono possono ben domandarsi se attivare il processo d’iniziativa dei cittadini europei su una strategia europea sui suoli come bene comune da trasmettere alle generazioni future. L’audizione del 17 febbraio dimostra che tale opportunità è difficile ma possibile.
Inoltre tale iniziativa, se intrapresa, coinciderebbe con l’attenzione che le Nazioni Unite hanno deciso di attirare sull’importanza dei suoli per la vita.
La 68 ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato la data del 5 dicembre di ogni anno come Giornata Mondiale del Suolo e dichiarato il 2015 come Anno Internazionale del Suolo.
L’obiettivo è quello di rendere il 2015 un anno memorabile per la dimostrazione che i suoli possono davvero contribuire agli sforzi per la sicurezza alimentare, l’eliminazione della fame, i cambiamenti climatici, la riduzione della povertà e lo sviluppo sostenibile.
Rapa Nui
(Pedologi per Salviamo il Paesaggio) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/03/il-nuovo-strumento-di-democrazia-europea-le-proposte-di-iniziativa-dei-cittadini-europei/
(Pedologi per Salviamo il Paesaggio) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/03/il-nuovo-strumento-di-democrazia-europea-le-proposte-di-iniziativa-dei-cittadini-europei/
sabato 1 marzo 2014
Acqua contaminata, allarme a Roma nord: divieto di utilizzo delle utenze domestiche in alcune strade
l'ordinanza del sindaco riguarda alcune vie dei Municipi XIV e XV. Vietato usarla per uso alimentare e igiene personale fino al 31 dicembre 2014 E' allarme a Roma Nord. In alcune strade dei municipi XIV e XV, infatti, l'acqua delle utenze domestiche risulta inquinata. A renderlo noto e a disporre il divieto di utilizzo delle utenze domestiche, è un'ordinanza firmata dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, il 21 febbraio 2013 e protocollata in data 27 febbraio.
Leggi l'ordinanza integrale e l'elenco completo delle strade interessate dal divieto
Fino al 31 dicembre l'ordinanza vieta di usare acqua per uso alimentare, igiene personale e ogni altro utilizzo, in diverse strade dei Municipi XIV e XV, nella parte nord di Roma come Primavalle, Labaro e Giustiniana. In particolare si tratta delle aree servite dagli acquedotti Malborghetto, Camuccini, Piansaccoccia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa, Casaccia-S. Brigida.
Solo nel municipio XIV, il divieto di utilizzo riguarderà circa duemila persone.
La notizia ha iniziato a girare su Facebook nelle ultime ore, creando allarme tra i cittadini, per lo più ignari che l'acqua che continuavano ad utilizzare risultava inquinata.
La situazione rimarrà tale in attesa del risanamento dei predetti acquedotti da parte di Acea Ato2, a cui saranno affidati con il prossimo passaggio al Comune di Roma. L'Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura (Arsial) assicurerà la fornitura di acqua per consumo umano con punti di rifornimento sul territorio, si legge nel comunicato pubblicato ieri sul sito di Roma Capitale.
Secondo l'ordinanza del sindaco, gli acquedotti in questione "presentano acqua con caratteristiche chimiche e batteriologiche ovvero solo batteriologiche non adatte al consumo umano a causa del superamento dei valori di parametro
prescritti".
Le analisi sono state compiute dalla Asl Roma C. L'ordinanza prevede inoltre che allo stesso provvedimento sia data massima diffusione tramite affissione di pubblici avvisi nei Municipi XIV e XV, in particolare in numerose strade interessate ed elencate nel testo. http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/03/01/news/acqua_contaminata_allarme_a_roma_nord-79962914/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
Leggi l'ordinanza integrale e l'elenco completo delle strade interessate dal divieto
Fino al 31 dicembre l'ordinanza vieta di usare acqua per uso alimentare, igiene personale e ogni altro utilizzo, in diverse strade dei Municipi XIV e XV, nella parte nord di Roma come Primavalle, Labaro e Giustiniana. In particolare si tratta delle aree servite dagli acquedotti Malborghetto, Camuccini, Piansaccoccia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa, Casaccia-S. Brigida.
Solo nel municipio XIV, il divieto di utilizzo riguarderà circa duemila persone.
La notizia ha iniziato a girare su Facebook nelle ultime ore, creando allarme tra i cittadini, per lo più ignari che l'acqua che continuavano ad utilizzare risultava inquinata.
La situazione rimarrà tale in attesa del risanamento dei predetti acquedotti da parte di Acea Ato2, a cui saranno affidati con il prossimo passaggio al Comune di Roma. L'Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura (Arsial) assicurerà la fornitura di acqua per consumo umano con punti di rifornimento sul territorio, si legge nel comunicato pubblicato ieri sul sito di Roma Capitale.
Secondo l'ordinanza del sindaco, gli acquedotti in questione "presentano acqua con caratteristiche chimiche e batteriologiche ovvero solo batteriologiche non adatte al consumo umano a causa del superamento dei valori di parametro
Le analisi sono state compiute dalla Asl Roma C. L'ordinanza prevede inoltre che allo stesso provvedimento sia data massima diffusione tramite affissione di pubblici avvisi nei Municipi XIV e XV, in particolare in numerose strade interessate ed elencate nel testo. http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/03/01/news/acqua_contaminata_allarme_a_roma_nord-79962914/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
non ci sarà desecretazione: I SERVIZI DI SICUREZZA: «I VELENI DEVONO RIMANERE SEGRETI»
http://toxicleaks.org/blog/2014/02/28/servizi-di-sicurezza-veleni-devono-rimanere-segreti/
Mentre la presidenza della Camera dei deputati sta analizzando i faldoni delle commissioni rifiuti e Alpi-Hrovatin per avviare la procedura di desecretazione, Aisi e Aise (ex Sisde e Sismi) hanno già detto no alla rimozione del segreto su decine di dossier. Lo hanno fatto lo scorso anno, tra il 18 aprile e il 15 maggio, rispondendo – sempre negativamente – alle richieste della “Commissione stralcio” di Montecitorio.
Dopo la chiusura della XVI legislatura e la fine dei lavori dell’ultima Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti – presieduta dall’onorevole Gaetano Pecorella – i parlamentari si erano espressi per una declassificazione di gran parte dei documenti sotto segreto, provenienti dai Servizi d’informazione e sicurezza (in gran parte dall’Aise, che si occupa di intelligence estera). La Camera si è però trovata di fronte ad un secco rifiuto da parte dei direttori delle agenzie, come hanno spiegato fonti autorevoli a toxicleaks.org . Nei prossimi giorni Aisi e Aise riceveranno di nuovo la richiesta dall’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati. Greenpeace – sostenuta dal quotidiano il manifesto – nei mesi scorsi aveva inviato una lettera alla presidente Laura Boldrini chiedendo l’apertura e la desecretazione di tutti i fascicoli sui traffici di rifiuti internazionali, sulle “navi a perdere” e sul caso Alpi-Hrovatin.
osservazioni elettrodotto centrale a biomasse di Pontinia
Alla Provincia di Latina
Alla Regione Lazio
Alla Soprintendenza
per i Beni Archeologici del Lazio
All'ArpaLazio di Latina
Al Consorzio per lo sviluppo
industriale dell'Area Roma – Latina
Al comune di Pontinia
oggetto: allacciamento alla RTN della
centrale a biomasse di Pontinia (LT)
collegamento in antenna a 150 kV sulla
esistente cabina primaria 150/20 kV “Mazzocchio” di Enel
Distribuzione Spa
osservazioni alla pubblicazione
dell'albo Pretorio del comune di Pontinia “dell'avviso della
consegna degli elaborati c/o la Provincia di Latina relativi
all'autorizzazione, costruzione ed esercizio dell'allacciamento alla
rete di trasmissione nazionale della centrale a biomasse proposta
dalla società Pontinia Rinnovabili srl nell'area industriale di
Mazzocchio”
Il sottoscritto .... in qualità di
persona interessata in quanto ....
premesso che
- in data 24 gennaio è stato pubblicato nell'albo pretorio del comune di Pontinia, la nota della Società Pontinia Rinnovabili srl datata 23 gennaio 2014 avente per oggetto “ vviso della consegna degli elaborati c/o la Provincia di Latina relativi all'autorizzazione, costruzione ed esercizio dell'allacciamento alla rete di trasmissione nazionale della centrale a biomasse proposta dalla società Pontinia Rinnovabili srl nell'area industriale di Mazzocchio”
- viceversa la documentazione risulta trasmessa dalla società Pontinia Rinnovabili srl con lettera datata Milano 27 gennaio 2014 che veniva protocollata in data 3 febbraio 2014;
- che nel corpo dell'avviso si informa che gli elaborati di progetto resteranno a disposizione del pubblico 30 giorni dalla data di pubblicazione, durante i quali sarà possibile presentare osservazioni,
considerato che
- alla data della pubblicazione dell'albo pretorio nel comune di Pontinia (24 gennaio 2014) tale documentazione non era ancora disponibile in quanto ancora non spedita;
- non vi è data certa della pubblicazione in quanto la data dell'albo pretorio non corrisponde né alla data di spedizione, né alla data di consegna, né a quella di protocollo
si chiede:
- l'annullamento della procedura in quanto non esistente la documentazione e non disponibile alla data di pubblicazione nell'albo pretorio del comune di Pontinia;
- non vi è data certa entro la quale la documentazione può essere consultata e disponibile per le osservazioni.
Preso atto che nella
documentazione di progetto degli elaborati c/o la Provincia di
Latina relativi all'autorizzazione, costruzione ed esercizio
dell'allacciamento alla rete di trasmissione nazionale della centrale
a biomasse proposta dalla società Pontinia Rinnovabili srl nell'area
industriale di Mazzocchio:
- non vi è traccia dell'avviso di pubblicazione del progetto e del conseguente esproprio a carico delle ditte proprietarie dei terreni interessati dal piano particellari di esprorpio;
- non vi è traccia dell'avviso pubblico su quotidiani dell'avvio della procedura in oggetto;
- trattandosi di opere Consortili (interne al Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell'Area Roma -Latina) le stesse dovrebbero acquisire il relativo parere dello stesso Consorzio ASI che non risulta richiesto;
- la società Pontinia Rinnovabili srl non risulta in regola con l'assegnazione del lotto in quanto revocata dal Consorzio per lo sviluppo Industriale con la nota del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Area Roma Latina prot. N. 5589 del 26 lug 2012 indirizzata alla Ditta Pontinia Rinnovabili srl con sede in via G. de Castro 4 – 20144 Milano e p.c. al Comune di Pontinia avente per oggetto “proroga termini di utilizzazioni sito industriale di cui alla Del. N. 82/07 – Soc. Pontinia Rinnovabili srl – agglomerato di Mazzocchio” che recita: “con riferimento alla nota prot. N. 493/11 si trasmette Delibera CdA n. 81 del 18/07/2012 con la quale è stato preso atto che la deliberazione CdA n. 82/07 è decaduta…
- le attività proposte ricadono all'interno della variante urbanistica di cui al D.Lgs 334/1999 per Rischi Incidenti Rilevanti approvata dal comune di Pontinia con delibera del consiglio comunale n. 27 del 13 luglio 2012
- non risulta richiesto e quindi rilasciato il parere di compatibilità territoriale di cui allo stesso D.Lgs. 334/1999;
- non risulta istanza presso la Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio in conformità all'art. 41 delle norme tecniche di attuazione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma-Latina;
- non risulta allegata istanza di cui all'articolo 10 delle norme tecniche di attuazione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma-Latina;
- il progetto è carente della documentazione e dell'istanza di cui al titolo III norme per le zone dei servizi, del verde attrezzato e delle fasce di rispetto delle norme tecniche di attuazione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma-Latina;
- la cartografia risulta carente e protrebbe essere in contrasto con gli elaborati “zonizzazione – agglomerato di Mazzocchio, comune di Pontinia e Sonnino” e “planimetria aree utilizzate – agglomerato industriale di Mazzocchio tavola 03-A” di cui al piano regolatore territoriale variante generale del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma-Latina;
- la cartografia risulta carente e potrebbe essere in contrasto con la variante urbanistica Rischi Incidenti Rilevanti approvata dal comune di Pontinia con delibera del consiglio comunale n. 27 del 13 luglio 2012;
- il percorso dell'elettrodotto sulla particella 116 in virtù degli effetti di cui al DM 29 maggio 2008 e al titolo III norme per le zone dei servizi, del verde attrezzato e delle fasce di rispetto delle norme tecniche di attuazione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma-Latina;
- non risulta richiesto e rilasciato il parere dell'ArpaLazio di cui al DPCM 08/07/2003;
- nella cartografia di progetto è ubicato in zona centrale sulla particella 116. Premesso che il percorso, in base alle norme tecniche di attuazione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma-Latina andrebbe concordato con lo stesso Consorzio per lo Sv iluppo Industriale, per non danneggiare l'edificabilità della stessa particella 116 andrebbe spostato verso il confine laterale della stessa particella in virtù della fascia di rispetto per lo stesso elettrodotto.
- Considerato che trattasi di elettrodotto a servizio di attività compresa nell'allegato al D.Lgs 334/99 manca la documentazione e le verifiche geologiche di cui alla Deliberazione 17 ottobre 2012, n. 489 di modifica dell'Allegato 2 della DGR Lazio n. 387 del 22 maggio 2009.A) CLASSE D’USO IV: Costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti, anche con riferimento alla gestione della protezione civile in caso di evento sismico. • Strutture Industriali a) Industrie con attività di produzione di “sostanze pericolose per l’ambiente” (D.Lgs 334/1999 e s.m.i) in cui può avvenire un incidente rilevante per evento sismico.
tenuto conto che nel
parere di non assoggettabilità alla Valutazione di Impatto
Ambientale:
- vi sono alcuni errori materiali e di metodo come il riferimento al mancato parere di alcuni comuni inesistenti e viceversa non risulta acquisito il parere del comune competente per territorio (Pontinia) e dei comuni limitrofi (Priverno e Sonnino);
- l'approvazione da parte della provincia di Latina di progetti per centrali a biomasse / biogas nella zona,
- la successiva Direttiva Europea 2011/92/UE obbliga all'emissione della VIA in presenza di più impianti nello stesso territorio, come confermato dalla Sentenza 93/2013 della Corte Costituzionale direttiva 2011/92/UE si è provveduto a consolidare in un unico testo normativo le diverse modifiche apportate alla direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/CEE (Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati), che ha sancito il principio generale, vincolante tutti gli Stati membri, della necessità di limitare e controllare, sin dalla fase della presentazione e della redazione, i possibili impatti ambientali che taluni progetti possono provocare sull’ambiente, attraverso lo strumento della VIA. A tale scopo la citata direttiva identifica (negli allegati I e II) le tipologie di progetti ritenuti idonei a generare un impatto ambientale importante o che possano rivelarsi tali, per le quali quindi si riveli la necessità della sottoposizione a VIA o, comunque, di una verifica relativa alla loro assoggettabilità a VIA. Ai fini della conformità dell’ordinamento interno agli obblighi UE in materia di VIA, ciò che rileva non è il recepimento letterale della definizione di progetto contenuta nella disposizione della direttiva, quanto piuttosto che di tutte le tipologie di progetti contemplate negli allegati I e II della direttiva in esame – e comprensive della «realizzazione dei lavori di costruzione, di impianti od opere» ovvero di «altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo» (art. 1, paragrafo 2) – sia assicurata, da parte degli Stati membri, l’effettiva sottoposizione (senza eccezioni) alla procedura di VIA vera o propria o alla verifica di assoggettabilità a VIA ai sensi dell’art. 4, paragrafi 1 e 2, della predetta direttiva.
In base a quanto sopra
esposto e per le motivazioni ivi rappresentate si chiede:
- l'annullamento del procedimento per errori formali, sostanziali, mancati ed errati adempimenti, mancanza di trasparenza, dati certi, garanzia della partecipazione del procedimento ai diritti interessati e ai terzi portatori di diritti alla tutela della salute, del territorio
in subordine
- l'aggiornamento del documento e l'acquisizione dei pareri degli enti competenti, previa riproposizione della documentazione secondo Direttive, Legislatura, Sentenze, Norme Tecniche, Regolamenti sopra indicati e riportati
- revisione del documento e di tutti gli elaborati tecnici e grafici, in base alla normativa vigente, ai regolamenti, alle norme tecniche di attuazione
- di essere aggiornati sull'esito della presente, sugli adempimenti successivi e sullo svilpuppo della procedura
l'impatto ambientale di impianti e progetti nella regione Lazio gli ultimi presentati
Progetti http://www.regione.lazio.it/rl_ambiente/?vw=progetti
- 27/02/2014 - Eliminazione di una strettoia in curva e dei dossi su un cavalcavia ferroviario al KM 110+820 nel tratto compreso tra i KM 110+500 e 111+500 Scarica Sintesi Elaborati Progettuali. Responsabile del Procedimento: Paola PeloneRecapito Telefonico: 0651689369Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: ppelone@regione.lazio.it
proponente: ANAS S.P.A.
comune: Monte San Biagio
provincia: LT - 27/02/2014 - Intervento di incremento dei quantitativi di un impianto esistente di trattamento e recupero rifiuti in loc. Pianello. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali. Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: TRADE METAL RECYCLING SRL
comune: Castiglione in Teverina
provincia: VT - 28/01/2014 - Apertura nuova cava di calcare in blocchi e frantumato in loc. Formicos. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali. Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: AMALFI SRL
comune: Coreno Ausonio
provincia: FR - 16/01/2014 - Impianto di recupero mediante trattamento rifiuti non pericolosi in loc. Zona Industriale. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali. Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: TECNOSERVIZI SRL
comune: Monterotondo
provincia: RM - 09/01/2014 - Realizzazione di Piattaforma polifunzionale per il trattamento e il recupero dei residui di pulizia stradale e altri rifiuti non pericolosi in loc. Mantellona. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali. Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: AVR SPA
comune: Guidonia Montecelio
provincia: RM - 31/12/2013 - Realizzazione impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e dei fanghi biologici provenienti dai processi di depurazione civile e industriale all'interno dell'impianto di depurazione consortile sito in loc. Camposaino. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: C.S.I. RIETI
comune: Rieti
provincia: RI - 19/12/2013 - Integrazione tecnologica per l'affinamento e l'automatizzazione dei flussi in uscita dell'impianto di triturazione e separazione dei rifiuti di Rocca Cencia in V. di Rocca Cencia, 273. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: CO.LA.RI.
comune: Roma
provincia: RM - 17/12/2013 - Recupero edificio industriale dismesso per la realizzazione di un impianto di valorizzazione della frazione organica (FORSU) proveniente dalla raccolta differenziata in loc. Due Pini area industriale. Scarica Sintesi Elaborati Progettuali Responsabile del Procedimento: Fernando OlivieriRecapito Telefonico: 0651689362Indirizzo di Posta Elettronica Istituzionale: folivieri@regione.lazio.it
proponente: BIOGYA SRL
comune: Montalto di Castro
provincia: VT
Atollo di Bikini, la cicatrice della bomba H: il cratere 60 anni dopo
La cicatrice è ancora ben evidente dalle immagini da satellite, un cratere enorme, largo due chilometri, nella barriera corallina. In un paradiso terrestre che fu stravolto, esattamente 60 anni fa, da uno dei test nucleari più famosi della storia. Il 1 marzo 1954 gli Stati Uniti fecero esplodere una bomba a idrogeno sopra l'atollo di Bikini, isole Marshall, nel pacifico occidentale. Il test denominato Castel Bravo produsse una potenza di 15 megatoni, invece dei sei attesi, e fu la più grande esplosione mai prodotta dall'uomo fino a quel momento, mille volte più potente delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. La colonna di fumo raggiunse i 40 chilometri di altezza e, nonostante i test nell'isola proseguirono fino al 1958, quella bomba resta tuttora la più potente mai fatta esplodere nei test nucleari americani
(a cura di Matteo Marini)http://www.repubblica.it/scienze/2014/03/01/foto/atollo_di_bikini_la_cicatrice_della_bomba_h_il_cratere_60_anni_dopo-79934872/1/?ref=HRESS-15#1
Biogas: il bluff dell'energia rinnovabile in provincia di Cremona
Approfondimenti. Biogas: il bluff dell'energia rinnovabile in provincia di Cremona.http://www.youtube.com/watch?v=aQs4S65Pmrg&app=desktop
Taranto e veleni, il Pm: all’Ilva 29 operai morti per lavoro FABBRICA LETALE
L’accusa ha chiesto
28 condanne
compresi i 4 anni
e mezzo per il patron
Riva e il figlio Fabio
rifugiato a Londra
di Francesco Casula
Sei ore per raccontare come ammalarsi e poi
morire. Mesotelioma pleurico contratto per
“la prolungata e intensa esposizione all’a m i a nto”
presente nello stabilimento siderurgico di
Taranto. Quasi 180 anni di carcere chiesti per i
29 dirigenti della fabbrica dal 1975 al 1995. Il
pubblico ministero Raffaele Graziano ha presentato
un conto pesantissimo alla fine del “l u ngo
dibattimento che ha mostrato uno spaccato
di vita della comunitá tarantina” e ha portato
alla luce “le gravi violazioni alle norme di sicurezza
commesse dai dirigenti all’interno della
fabbrica”.
OMISSIONI che hanno causato, secondo l’accusa,
la morte di 29 operai ammalati dopo una vita di
lavoro in fabbrica. Perché l’amianto dell’Italsider
statale e poi nell’Ilva privatizzata con l’avvento
dei Riva, era ovunque. Persino nei guanti consegnati
come protezione agli operai. Nessuna informazione
per i lavoratori, protezioni carenti e la
“sciatteria disarmante” della dirigenza che ha
causato il disastro colposo che oggi viene contestato
a quasi tutti gli imputati. Tra questi Emilio
Riva, l’87enne ex patron della fabbrica, il figlio
Fabio, da oltre un anno a Londra per sfuggire al
carcere, e l’ex direttore Luigi Capogrosso. Il pubblico
ministero ha chiesto per loro una condanna
a 4 anni e 6 mesi di carcere. Pene più severe, invece,
per Francesco Chindemi, 68enne direttore
dell’Ilva statale dal 1989 al 1993 e poi ad della
Lucchini, e per Giorgio Zappa ex dirigente Italsider
poi divenuto uno dei vertici di Finmeccanica:
entrambi rischiano una condanna a 7 anni
di carcere. Per tutti gli altri le pene comprese tra i
2 e i 9 anni di reclusione. Durante la sua discussione,
il pm Graziano ha ripercorso tutti i dati
emersi dalle tante perizie e relazioni entrate nell’inchiesta.
Come quella dell’Organizzazione
mondiale della sanità che già negli anni ’90 lanciava
l’allamrme sull’inquietante diffusione del
mesotelioma a Taranto. Dati confermati anche
dai successivi accertamenti dell’Arpa Puglia che
nella relazione di Lucia Bisceglia ha aggiunto che
“è possibile ritenere che, sulla base dello studio
condotto, i soggetti che hanno prestato servizio
presso lo stabilimento siderurgico di Taranto e
che risultano registrati nell’archivio Inps nel periodo
1974-1997 mostrano un rischio di morire
per mesotelioma pleurico pari a più del doppio
rispetto a soggetti confrontabili per sesso, classe
quinquennali di calendario e di età della regione
Puglia”.
I RISCHI, nella fabbrica di Taranto, non venivano
solo dalle emissioni nocive dei camini o dalle polveri
dei parchi minerali, ma anche
dai materiali con i quali erano
rivestiti gli impianti. Tutto
contribuiva a elevare il rischio
di ammalarsi e, come è accaduto
ai 29 operai sui quali la magistratura
di Taranto ha indagato
per aprire questo procedimento
penale, morire. Il pm Graziano,
inoltre, ha minuziosamente
spiegato come lo studio Sentieri
abbia messo in relazione i casi di
mesotelioma rispetto alla regione
Puglia (accertando tra il 1995
e il 2002 un aumento del 486 percento) mentre il
lavori svolto degli esperti del gip Todisco ha collegato
i casi di tumore nelle varie zone della città.
In quest’ultimo caso non solo appare chiaro che le
malattie aumentano nei quartieri più vicini alla
fabbrica, ma anche che per gli operai esiste il 70
per cento di rischio in più rispetto ai cittadini del
capoluogo ionico di contrarre la malattia. Eppure
nonostante i tanti campanelli d’allarme e le notizie
diffuse negli anni sui rischi derivanti dell’amianto,
ancora oggi non esiste
una certificazione del completo
smantellamento del materiale
cancerogeno. In aula ha
parlato anche il procuratore
Franco Sebastio: mostrando la
prima sentenza di condanna
dell’Italsider, datata 1982, ha
detto che si tratta di “un ciclo
che si ripete, anche se oggi sento
parlare di ‘tenere insieme salute
e lavoro’, ma ancora non ho trovato
nessuno in grado di spiegare
come si debba fare”.
il fatto quotidiano 1 marzo 2014
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