giovedì 2 maggio 2013

Scorie nucleari: governo nuovo, affari vecchi


Non ci rassicura questo governo per quanto riguarda le politiche energetiche e i lasciti delle lobby che hanno regnato incontrastate negli ultimi decenni. Oltre alla coppia di vertice – Letta-Alfano – da sempre sensibile alle strategie dei potentati raccolti attorno a Eni, Enel, Federelettrica, alle velleità delle “multi utilities” che inseguono in borsa una loro nuova missione e al rilancio improbabile di quel che resta del settore termonucleare,  molti sono i ministri che hanno un passato negazionista riguardo al clima e che al referendum avevano scelto il nucleare. Né ci tranquillizza l’approvazione in tutta fretta e quasi di nascosto da parte del governo Monti di una Strategia Energetica Nazionale che, consegnata ad un governo su cui si sdraiano i media a prescindere, potrebbe, senza un minimo di dibattito pubblico, invertire il cammino delle rinnovabili, del risparmio e del decentramento delle forniture, per tornare alle megacentrali, al proliferare delle trivelle e dei depositi di fonti fossili, continuando a sottovalutare la messa in sicurezza delle scorie nucleari.
A riprova di questo pericolo, negli ultimi giorni sono usciti una serie di articoli sulla stampa (La Repubblica e Il Sole 24 ore del 17 aprile) che incensano l’opera della Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali nucleari dismesse, impegnata in quella che viene definita la “più grande opera di bonifica della storia italiana”, cioè quella dei siti nucleari.
Innanzitutto sono stati presentati senza nessun commento i dati della Sogin sull’incremento delle attività di smantellamento che negli ultimi 2 anni hanno raggiunto, secondo i due quotidiani, un tasso del 23%. Nessuno però fa notare che nel corso di 10 anni la Sogin ha accumulato ritardi nei lavori che sono arrivati fino al 170%, che i costi preventivati sono più che raddoppiati e che l’incremento di attività degli ultimi anni è un dato “drogato” perché è dovuto all’impegno sullo smantellamento delle strutture civili, mentre la parte nucleare è ancora al palo.
La cosa interessante sono le cifre date in pasto alla pubblica opinione: un costo complessivo della bonifica (smantellamento impianti + costruzione deposito nazionale) di 6,5 miliardi di Euro con lacreazione di 12.000 posti di lavoro! La cifra prevista dei lavoratori è, più o meno, dello stesso ordine di grandezza di tutti gli addetti dell’industria nucleare italiana nel periodo di massima attività in questo settore nel nostro Paese. Delle due l’una: o c’è una voluta sovrastima dei posti di lavori preventivati oppure ci si prepara a rendere ancora più ipertrofica la struttura Sogin e collegati.
Facciamo un po’ i conti: il piano complessivo di bonifica a vita intera del 2008 prevedeva una spesa totale – riportata alla moneta 2010 – pari a 5.442 milioni di euro. Rispetto a essa le previsioni più recenti mostrano, dunque, un aumento del 23%. A loro volta le previsioni del piano 2008 presentavano un incremento del 15% rispetto a quelle del piano 2006, che, sempre rivalutate alla moneta 2010, erano pari a 4.727 milioni di euro. Complessivamente, l’aumento delle stime dei costi dal 2006, a moneta costante, è stato del 42%. Le analoghe previsioni dei programmi Sogin 2001 e 2004, anche queste riportate alla moneta 2010, erano rispettivamente pari a 3.796 milioni di euro e 4.483 milioni di euro (fonte Commissione parlamentare sui rifiuti, 19 dicembre 2012).
Il dato di 12.000 addetti è quindi coerente solo se ci si prepara a una nuova dilazione dei tempi e a un ulteriore incremento dei costi (raddoppio? Forse di più!). Una “spending review” in una fase di crisi così profonda non dovrebbe riguardare – come è stato chiesto dal Comitato Nazionale “Sì alle rinnovabili No al nucleare” nella conferenza stampa dell’11 aprile – anche le situazioni come questa, dove il potere politico si è alternato spesso a discapito della competenza e il benessere dei cittadini non è stato sempre in cima alle intenzioni?
di Mario Agostinelli e Vittorio Bardi

Discarica di Conversano, il video shock
"L'uva è al veleno, ma nessuno farà niente"

Le intercettazioni che dimostrerebbero le analisi addomesticate e le complicità nella gestione del sito su cui la procura indaga per disastro ambientale. Il percolato avrebbe contaminato l'acqua usata per irrigare le vigne e i campi di ortaggi. E dal terreno, sotto la vegetazione, si alzano fumi inquietanti

di GIULIANO FOSCHINI È possibile che bisognerà avere paura di questa storia perché si mangia, si beve, si annusa. E fa molto male alla salute. La storia è quella della discarica di Conversano: per anni bollata come una questione di pochi pazzi ambientalisti, ora è una delle inchieste più importanti della procura di Bari. Il pm Baldo Pisani ha depositato, per motivare il sequestro dell'impianto concesso dal giudice nei giorni scorsi, 138 pagine piene di intercettazioni telefoniche, documenti, testimonianze che raccontano la vicenda di "un vaso di pandora", come lo chiama il pm. Un vaso fatto di analisi truccate, complicità politiche, rifiuti interrati, uva avvelenata. Un vaso di veleni. Tra le prove dei veleni interrati, anche il video del sopralluogo del 14 marzo scorso, quando gli investigatori del Noe hanno visto fumare il suolo sotto la vegetazione, probabilmente per effetto della fermentazione dei biogas. 

GUARDA IL VIDEO SHOCK - I FUMI DAL TERRENO http://video.repubblica.it/edizione/bari/quei-fumi-che-escono-dal-terreno-nella-discarica-degli-orrori/127046?video

La vecchia discarica di Conversano, quella gestita dalla famiglia Lombardi, avrebbe perso percolato e gas tossici nei campi accanto. Inquinato la falda acquifera. E quell'acqua sarebbe servita per anni, almeno venti, per innaffiare i campi della zona. Attorno ci sono uva e ortaggi, cresciuti ad acqua e immondizia, e venduti ovunque. "Il contadino - raccontava un operaio in un'intercettazione telefonica - ha confessato che l'uva l'ha tagliata, che i giudici non capiscono niente, che i carabinieri non capiscono un cavolo, che Lombardi fa, e che questi soldi non è giusto che consumi". Possibile che mai nessuno non si sia accorto di nulla? Un primo punto dell'inchiesta riguarda proprio questo: i controlli truccati.

Si indaga per disastro ambientale, anche se le dimensione dello scempio ancora non sono state tracciate. Si sospetta che lì arrivava anche monnezza campana. Secondo quanto hanno ricostruito gli ex dipendenti, e provato le indagini condotte dei carabinieri del Noe, per anni i rifiuti sarebbero stati interrati illegalmente e i rifiuti speciali (come quelli dei presidi ospedalieri) trattati come urbani. L'impianto non è mai stato a norma, le vasche non sono mai state impermeabilizzate come avrebbero dovuto e come i gestori avevano dichiarato: lo strato di argilla era praticamente inesistente. Per anni il percolato, il liquido prodotto dai rifiuti, è stato smaltito innaffiando i campo. Tra gli indagati, imprenditori e tecnici della Regione.

Le analisi venivano effettuate in un laboratorio di Chieti che certificava fosse tutto apposto. Però qualche problema evidentemente c'era. Almeno a leggere le intercettazioni del chimico Onofrio Laricchiuta (non risulta indagato), "che offriva - scrive il pm - la propria collabolazione per lauti guadagni, per alterare l'esito delle analisi". "Digli - dice Laricchiuta al telefono a Rocco Lombardi - che dobbiamo cambiare sistema, che le analisi le facciamo noi a Triggiano. Almeno ci abbiamo tutto sotto controllo ". Di cosa parla? "Stando a queste analisi - dice al progettista della discarica - te lo dicono che sono analisi a cazzo, stando a queste analisi tu da un anno avresti dovuto avviare la bonifica della falda, punto (...). Senti, secondo me la situazione si può recuperare, a mio avviso, dovresti farmi un ordine di servizio, dove, cioè, dai incarico a noi, o a un terzo, o a chi cacchio vuoi tu, di ricontrollare tutta la falda, quindi fare uno 'start up' come si deve, e questi qua li togliamo davanti ai coglioni. Si può recuperare perché ti garantisco che la falda... Cioè io sono pronto a... Voglio dire... lo sai tu perché sono anni che facciamo...".

Laricchiuta farebbe riferimento al fatto che alcuni "metalli pesanti - scrive sempre Pisani - non siano mai stati tutti oggetto di analisi, ad eccezione del ferro, evidentemente perché tali risultanze non sarebbero state convenienti. La criticità e la parzialità, nonché l'evidente alterazione dei valori del ferro, sono l'epifenomeno dei numeri in libertà che il laboratorio ha dato secondo la convenienza del committente e che il Laricchiuta è pronto a "sistemare"".

Il problema riguarderebbe anche alcuni dirigenti dell'Agenzia regionale per l'ambiente. "Alcuni personaggi dell'Arpa - scrive il pm nella richiesta - agiscono more privatorum. I risultati delle analisi sono dotati di scarsa attendibilità stante la pervasione tentacolare degli indagati della presente vicenda". A certificare che le cose non vanno bene però è proprio l'Arpa che con una relazione per conto della Procura e dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico inchioda alle proprie responsabilità i proprietari della discarica. "I controlli ambientali - scrivono gli altri consulenti del pm - effettuali sulle acque di falda che consentirebbero di escludere l'eventuale presenza di perdite di percolato di discarica risultano inefficaci".

centrali nucleari un altro favorevole al governo si salvi chi può...


Zanonato apre al nucleare: “Se avessimo i siti adatti, perché no”

Il neo ministro dello Sviluppo, nel corso della trasmissione "Un giorno da Pecora", ha affermato di non demonizzare questa forma di approvvigionamento energetico, ma ha subito precisato: "In Italia credo che non si possa fare". La questione era stata oggetto del terzo quesito del Referendum del 2011 ed è un tema molto sensibile per l'elettorato del PD

Flavio Zanonatohttp://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/02/zanonato-apre-al-nucleare-se-avessimo-siti-adatti-perche-no/580899/
“L’energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sè. In Italia credo che non si possa fare, ma nel mondo c’è. Se avessimo i siti adatti, perchè no? Non mi piace quando si enfatizzano le cose demonizzandole”. Lo ha detto il neo ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato a Un giorno da Pecora, suscitando polemiche all’interno del centrosinistra. Il tema del nucleare è infatti molto sentito tra gli elettori del Pd ed era stato affrontato, e archiviato, nel Referendum del 2011 (il 94,50 per cento dei votanti aveva detto no alla costruzione di centrali atomiche in Italia). Il titolare del dicastero di Via Veneto ha poi aggiustato il tiro: “In Italia non ci sono siti adatti per costruire centrali nucleari e va rispettato il referendum che nel giugno del 2011 ha sancito il no degli italiani all’energia nucleare”. Il sindaco di Padova ha poi smentito definitivamente anche su Twitter: “Disinformazione, mai sostenuto che in Italia il nucleare si può fare ma che non ci sono siti. Aggiungo, rispettare il referendum”.
Le sue affermazioni hanno comunque provocato l’immediata reazione del portavoce nazionale diEcologisti Democratici, Marco Ciarafoni: “E’ sull’economia verde che si ricostruisce il paese: siamo rimasti francamente stupiti delle affermazioni del ministro Zanonato. Se lo lasci dire da chi, come noi, non ha mai avuto un approccio ideologico al problema. Il nucleare è definitivamente uscito di scena e non può essere, in alcun modo, una prospettiva da riaprire. Non solo per ragioni ambientali e per i problemi irrisolti legati alla sicurezza, ma anche per i costi insostenibili del nucleare e per ragioni strategiche. Senza contare l’orientamento chiaro e determinato che il popolo italiano ha dato con il referendum, e che deve essere assolutamente rispettato. Dal ministro dello Sviluppo Economico ci aspettiamo un impegno serio e rigoroso per sviluppare politiche energetiche che abbiano come priorità l’efficienza energetica e le rinnovabili, settori strategici che rappresentano oggi, nel tempo della crisi, occasione di sviluppo e di lavoro. E’ di un modello disviluppo sostenibile e di qualità che il paese ha bisogno e il motore sul quale far girare la ripartenza è l’economia verde”.
Lo stop alla proposta di Zanonato è arrivata anche dal suo partito, il Pd. “Non ha alcun senso oggi tornare a ragionare di nucleare in Italia e sarebbe bene che anche i Paesi che lo continuano a usare ne uscissero il prima possibile, così come già la Germania sta facendo”, ha ribadito Stella Bianchi, responsabile ambiente del Partito democratico. “Come abbiamo tragicamente imparato, non si può eliminare il rischio di incidenti in una centrale nucleare e si creano inevitabilmente scorie radioattive altamente pericolose per la salute e l’ambiente. Inoltre, una centrale nucleare ha costi di realizzazione e di smaltimento enormi, che vengono sorretti dalle finanze pubbliche e cioè da tutti i cittadini, volenti o nolenti”. A rincarare la dose è arrivata anche una nota di alcuni senatori Pd della Commissione Ambiente. “Ci auguriamo che le parole del ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato sulla possibilità di un ritorno dell’Italia al nucleare siano state fraintese. La vicenda nucleare in Italia si è infatti chiusa definitivamente con il referendum del 2011″, si legge. A firmare la nota Stefano Vaccari, Massimo Caleo, Pasquale Sollo, Vito Vattuone, Franco Mirabelli e Laura Puppato.
A prendere posizione anche Antonio Di Pietro: “Noi dell’Italia dei valori, che siamo stati l’unica forza politica promotrice del referendum abrogativo, ribadiamo l’inutilità di quell’energia obsoleta, dannosa e pericolosa per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Ci batteremo in ogni sede per far valere la volontà di milioni di italiani e, anche se in perfetta solitudine, non consentiremo che le lobby affaristiche, con la scusa delle grandi intese, violino le regole democratiche e calpestino il responso uscito dalla urne. Piuttosto si attivino investendo nelle energie pulite”.
Zanonato ha anche affrontato la questione del Ponte sullo Stretto: “Di per sè potrebbe anche essere una cosa interessante, ma non lo ritengo nel modo più assoluto una priorità per l’Italia”.

il lento suicidio con il biogas della pianura e dell'agricoltura pontina

Continuano i progetti delle centrali a biogas nella provincia di Latina. Continuano, in altri parti d'Italia, incidenti più o meno gravi. Sappiamo del pericolo dell'inquinamento e della salute umana che questo tipo di centrali espongono. Sappiamo che non c'è attinenza con il territorio. Cioè non si tratta di impianti aziendali (nel senso che usano come alimentazione quelli prodotti nell'azienda agricola stessa nè che servono all'autoconsumo ma solo alla facile speculazione) essendo esagerati come capacità. Sappiamo che non danno posti di lavoro superiori a quelli di una normale azienda agricola. Sappiamo che spesso i residui vengono sparsi altrove, cioè non all'interno dell'azienda e non sempre nel rispetto della norma. Molti arresti e indagati nelle truffe con il biogas nelle varie parti d'Italia ( http://terrenostremarche.wordpress.com/2013/03/18/scoppia-il-caso-biogas-nelle-marche/)

biogas e le segrete stanze, ancora indagini e avvisi di garanzia, truffe e finte energie rinnovabili www.terrenostremarche.wordpress.com Consumo del territorio, i campi anzichè essere coltivati per l'alimentazione umana vengono destinati alla produzione di energia.  Agricoltura, cancerogeno un terzo del mais del 2012: finirà negli impianti di biogas. Quasi il 30 per cento del raccolto è contaminato dalla microtossina aflatossina B1 a causa della grande siccità della scorsa estate. Così la soluzione (anche per gli agricoltori in crisi) è dirottare agli stabilimenti di Lombardia, Veneto ed Emilia 350mila tonnellate che produrranno elettricità e calore. 

la truffa del biogas vuole sottrarre altri 400 mila ha all'agricoltura http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/04/scarti-e-400-mila-nuovi-ettari-per-il.htmlDi oggi l'incidente di Lendinara, di cui si riporta di seguito la notizia. In merito al progetto della centrale a biogas del comune di Maenza da un lato il sindaco se ne tira fuori (http://pontiniaecologia.blogspot.it/2013/04/maenza-preoccupati-per-limpianto-biogas.htmle dall'altra annuncia pubblica informazione (centrali a biogas le competenze del sindaco in materia che smentiscono il sindaco di Maenza http://pontiniaecologia.blogspot.it/2013/04/centrali-biogas-le-competenze-del.html). Intanto diversi cittadini di Maenza preoccupati mi chiamano per intervenire contro l'ennesimo progetto incompatibile con il territorio.

Giorgio Libralato

LENDINARA (Rovigo) - Incidente alla biogas. Il biogas è esplosivo quando: miscela composta da 6% - 12 % di metano e 88% - 94% di aria. 
Fino a che il biogas accumulato è in sovrapressione e si esclude l'ossigeno non c'è pericolo ma se resta del metano nei serbatoi in fase di 
apertura  e manutenzione o ci ferificano degli squarci con ingresso di aria il rischio esplosione c'è per quanto gli impiant dovrebbero essere a 
norma anti-esplosione ed ogni scintilla dovrebbe essere evitata. Nella foto https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201081114730699&set=o.319178578189413&type=1&theater si 
vede lo scquarcio di un digestore della Biogas della ditta Bio Power S.r.l. di Via Conta Treponti di Lendinara (Rovigo). A breve distanza 
dall'impianto vi sono delle abitazioni e i residenti sono giustamente preoccupati. Perché mettere a rischio tanta gente? Per garantire lauti e facili 
profitti a pochi speculatori? Ma quando in un paese con il 40% di giovani disoccupati con esigenza di concentrare le risorse sull'occupazione 
giovanile (defiscalizzazione assunzioni ecc.) si continua a regalare ai finanzieri d'assalto miliardi di €? Risposta dell'ARPA (Dott.ssa Paola 
Salmaso): "Dalla foto che mi ha inviato non sembra esserci una situazione allarmante, ma ad ogni buon conto stiamo verificando la 
documentazione in nostro possesso e programmando un sopralluogo, probabilmente già nella giornata odierna.". Allora siamo tutti tranquilli e 
aspettiamo il prossimo incidente.

mercoledì 1 maggio 2013

centrale turbogas Pontinia Acea - Gdf Suez decade il ricorso della società proponente contro il comune: la fine dell'incubo


N. 00279/2013 REG.PROV.PRES.
N. 00435/2011 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
sezione staccata di Latina (Sezione Prima)

Il Presidente
ha pronunciato il presente
DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 435 del 2011, proposto da:
GDF SUEZ Produzione Spa (già AceaElectrabel Produzione spa), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Eugenio Picozza, Annalisa Di Giovanni e Clotilde Lucchetti, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultima in Latina, via Duca del Mare, 24; 
contro
Comune di Pontinia, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti Carlo Bassoli e Luciano Falcone, con domicilio eletto presso il loro studio in Latina, via Priverno 18;
Ministero dell'Interno, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Direzione Regionale del Lazio, Comitato Tecnico Regionale per il Lazio, in persona del Presidente p.t., non costituito in giudizio;
per l'annullamento
della deliberazione del consiglio comunale di Pontinia n. 9 del 4 marzo 2011 avente ad oggetto: “pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante in variante al vigente PRG, elaborato tecnico "rischio di incidenti Rilevanti (RIR)": adozione”;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli artt. 35, co. 1, lett. c), 85 c.p.a.;
Visto l'atto depositato il 28 luglio 2012, con il quale parte ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse al ricorso;
Ritenuto che il ricorso è divenuto improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse ma che sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese e degli onorari del giudizio.

P.Q.M.
Dichiara l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
Spese compensate.
Così deciso in Latina il giorno 10 aprile 2013.








Il Presidente
Francesco Corsaro





DEPOSITATO IN SEGRETERIA
Il 18/04/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Latina/Sezione%201/2011/201100435/Provvedimenti/201300279_07.XML

Premiato chi si sposta in bici e bus: più fondi per i comuni "no-smog"


Proposta di legge di 150 associazioni ambientaliste contro l'inquinamento. Il meccanismo è quello "bonus-malus" delle assicurazioni, con

obiettivi precisi
di ANTONIO CIANCIULLO http://www.repubblica.it/ambiente/2013/05/01/news/bici_bonus_malus-57861333/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitterScatterà il bonus malus, come per le assicurazioni. Se il Comune rispetta gli obiettivi e la percentuale di spostamenti con l'auto scende, scatta il premio e nelle casse del municipio arrivano i fondi per rendere più piacevole muoversi in città. Se invece le bici restano ferme in cantina, gli autobus sono inespugnabili e a piedi non si riesce a camminare per colpa dello smog, niente aiuti all'amministrazione pubblica.

È questo il senso della legge di iniziativa popolare che verrà presentata il 4 maggio nel corso della manifestazione organizzata a Milano dalla Rete della mobilità nuova, un network che raccoglie 150 associazioni. L'iniziativa punta a creare un sistema analogo a quello della raccolta differenziata dei rifiuti: quote progressive per ridurre il peso dell'inquinamento. Entro due anni a partire dall'approvazione della legge gli spostamenti in auto e moto dovranno essere meno di quelli a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico. A partire dal secondo anno si dovrà scendere al 47,5 per cento, entro il quinto anno al 40 per cento. Una bella differenza rispetto alla situazione attuale in cui auto e moto battono i rivali 7 a 3. 

Un disastro che nasce dall'anomalia Italia. Abbiamo 36 milioni di auto: il 17 per cento dell'intero parco circolante in Europa a fronte di una popolazione pari al 7 per cento di quella continentale. Uno squilibrio che ci costa caro in tutti i sensi. Dal punto di vista economico la congestione delle reti di trasporto ci ha fatto perdere 142 miliardi di euro di Pil negli 
ultimi dieci anni. Dal punto di vista della salute l'Oms calcola che l'inquinamento atmosferico prodotto dal traffico veicolare provoca decine di migliaia di morti ogni anno e nelle aree più inquinate causa una riduzione dell'aspettativa di vita fino a 24 mesi.

"La velocità media nei maggiori centri urbani italiani resta quella di fine Settecento: oscilla intorno ai 15 chilometri all'ora e scende fino a 7-8 chilometri nelle ore di punta", spiega Alberto Fiorillo, responsabile del settore urbano di Legambiente, una delle associazioni che hanno promosso l'appuntamento del 4 maggio. "L'idea delle quote obbligatorie di trasporto pubblico nasce dal fatto che questa situazione è bloccata da anni. La media è settanta per cento di spostamenti in auto e moto, ma a Bergamo si supera il 90 per cento e a Reggio Calabria e a Bari l'80 per cento".

Promossa invece Bolzano: il settanta per cento degli spostamenti viene effettuato in maniera sostenibile (a piedi, con bicicletta o con i mezzi di trasporto pubblico) e in 10 anni l'uso dell'automobile privata si è quasi dimezzato, passando dal 42 per cento di spostamenti al 25 per cento. Passi avanti anche per Bologna (con più di un quarto della popolazione che sale su un mezzo pubblico) e Reggio Emilia, dove il Comune ha approvato a ottobre una riduzione della velocità in tutto il centro abitato, escluse le principali vie di scorrimento, a 30 chilometri all'ora.

Il quadro complessivo resta però sconfortante. Secondo il dossier Mal'aria di Legambiente, nel 2012 ben cinquantadue capoluoghi di provincia hanno superato il tetto giornaliero per le micidiali polveri sottili (Pm 10). Una quadro di illegalità sottolineato dall'Unione europea che da tempo chiede al nostro Paese di adottare provvedimenti per ridurre l'inquinamento atmosferico.

Il 19 dicembre 2012 è arrivata la sentenza della Corte di giustizia europea che ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea per l'inadempienza dell'Italia.
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Pontinia corso sulle serre gestione del clima e della ventilazione


ATTIVATO - Criteri tecnici e valutazioni di calcolo per ottimizzare il clima e la ventilazione nelle serre mediterranee 

Corso sulle SERRE: gestione del clima e ventilazione
 CORSO ATTIVATO - ANCORA POCHI POSTI DISPONIBILI 
   Nel programma di formazione, verranno presi in esame i criteri tecnici che è necessario conoscere per ottimizzare e gestire la ventilazione nelle serre Mediterranee, in funzione della luce, del vento  e dell'energia in gioco.
   La giornata formativa prevederà anche un momento diesercitazione in aula con calcoli e simulazioni di realtà serricole con dati indicati direttamente dai partecipanti, utilizzando software di calcolo e di simulazione.
   E’ rivolto a tecnici liberi professionisti o dipendenti di Strutture e/o Organismi associativi pubblici o privati operanti nel comparto delle colture protette in ambito orto-floro-frutticolo-vivaistico, e adimprenditori agricoli, dotati di buona esperienza e preparazione professionale.

Il corso si terrà a Pontinia (LT) il 07 maggio 2013 l'Hotel ARES.

PROGRAMMA - In via definizione. Ci potranno essere piccole variazioni
   Titolo: Criteri tecnici e valutazioni di calcolo per gestire il clima e ottimizzare la ventilazione nelle serre mediterranee.   Docente: Dr Esteban José Baeza Romero, IFAPA-Andalusian Institute for Research and Training on Agriculture and Fisheries - Espana; - (Lezione in lingua Inglese o Spagnola con l'assistenza liguistica e tecnica del Dr Luca Incrocci, Dip.to Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali. Università di Pisa. - http://www.agr.unipi.it/dbpa/

ore 9.00 – 13.30

1. Introduzione
2. I più importanti criteri per progettare delle serre nell'area del Mediterraneo - (Most important criteria to design greenhouses in the Mediterranean area);
3. Perché è così importante la ventilazione naturale nelle serre nell'area del Mediterraneo? - (Why is natural ventilation so important in Mediterranean greenhouses?)
4. Principali parametri che influenzano le prestazioni di una ventilazione naturale in una serra passiva - (Main parameters affecting natural ventilation performance in a passive greenhouse);
5. Un esempio dell'uso del CFD per la progettazione di una serra mediterranea con un ottimale ventilazione naturale. (An example of the use of CFD in the design of an Mediterranean greenhouse with optimum natural ventilation).
6. L'importanza delle reti anti-insetti nelle serre mediterranee: principali recenti risultati - (The importance of insect proof nets in Mediterranean greenhouses: main recent achievements);

ore 14.30 - 18.00.
 Discussione ed esercitazione con simulazioni di calcolo per stimare e calcolare la ventilazione per serre mediterranee, utilizzando dati e valori reali indicati dai partecipanti e dai docenti.

DURATA
Il corso è strutturato in 1 giorno di lezione ed esercitazione .

ATTESTATO di PARTECIPAZIONEAl termine del seminario, verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Crediti formativi:
L'attestato di partecipazione che viene rilasciato può essere valido anche ai fini del riconoscimento dei crediti formativi professionali.

QUOTA di Iscrizione
€ 280,00 + iva

Posti disponibili: minimo 15, massimo 35.

Il seminario si terrà solo al raggiungimento del numero minimo di iscritti.
Questa attività di formazione rientra tra i costi deducibili nella misura del 50% per i redditi dei liberi professionisti. (artt. 53 e 54 del D.P.R. 22.12.1986 N. 817 e successive modifiche)
Le spese di viaggio, vitto e alloggio sono a carico dei partecipanti.

SCONTI
50,00€
 di sconto per la preiscrizione entro il 07 aprile 2013

30,00€ di sconto/persona, per iscrizioni di minimo due partecipanti della stessa Azienda (unica fatturazione)

PAGAMENTOIl pagamento si effettua con il versamento anticipato del 50% della quota di iscrizione al momento della pre-iscrizione.
Il restante 50% dovrà essere versato entro quindici giorni prima della data di inizio del corso, con le modalità che verranno comunicate.
Siete una società, un O.P., un’associazione, una cooperativa, ecc., abbiamo SCONTI e condizioni speciali e personalizzabili, info: silvio@fritegotto.it

MODALITA' DI ISCRIZIONE
Per l’iscrizione al seminario richiedete il modulo di pre-iscrizione, compilatelo ed inviatelo a: formazione@fritegotto.it
Potete prenotarvi in anticipo, entro i termini indicati nella voce SCONTO, usufruendo dello sconto di € 50,00 e di € previoversamento del 50% della quota. Alla attivazione del corso, dovrà essere effettato il pagamento del restante 50% della quota
Per maggiori informazioni: Telefonare: 348-7208196, oppure email: silvio@fritegotto.it
Qualora il corso non si tenga per mancato raggiungimento del numero minimo o per qualunque altra causa attribuibile all’organizzazione, sarà restituito quanto integralmente versato.
I dati personali inseriti saranno trattati nel pieno rispetto dell’art 13 del Decreto legislativo n. 196/2003 (legge sulla privacy).

RINUNCIA
:

- Se la rinuncia perviene con un preavviso superiore ai 15 giorni dall’inizio del corso sarà restituito integralmente quanto versato, detratte le spese bancarie per il bonifico.
- Se la rinuncia perviene 7 giorni prima dell’inizio del corso sarà restituito integralmente quanto versato, con una penale del 15%.
- Se la rinuncia perviene entro 3 giorni lavorativi dall’inizio del corso sarà restituito solo il 50% di quanto versato.
- Se non viene comunicata alcuna rinuncia entro l’inizio del corso verrà trattenuta l’intera quota versata ed emessa regolare fattura
.

La QUOTA di ISCRIZIONE da DIRITTO a:- Partecipazione al corso
- 1 Pranzo completo
- 2 Coffe break
- Atti del corso in PDF su CD ROM
- Raccolta di materiale didattico in PDF su CD ROM
- Cartellina con il materiale didattico, il blocco appunti e la penna
- Attestato di partecipazione

SEDE del Seminario:Hotel ARES, a Pontinia (LT).Via Leonardo Da Vinci, 12, - 04014 - Pontinia (LT)
Telefono:0773 868132
Web: www.hotelares.it
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Caos rifiuti Lazio appello del WWF a Zingaretti per fermare il pericoloso piano Clini

Rifiuti, appello del Wwf a Zingaretti: «Fermi il piano Clini, è pericoloso» Secondo il World wildlife fund «carenti le valutazioni di impatto ambientale». Allarme sia per gli impianti individuati, sia per gli inceneritori in via di aperturaROMA - «La nostra Regione rischia di diventare rapidamente un inceneritore a cielo aperto: Zingaretti fermi i decreti Clini!». L’appello al neo-governatore del Lazio, arriva dal Wwf. L’associazione punta il dito soprattutto sulle «carenti» valutazioni di impatto ambientale, analisi che dovrebbero essere più approfondite, sia sugli impianti di trattamento dei rifiuti individuati dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini per smaltire l’immondizia di Malagrotta - la discarica più grande d'Italia, ormai esaurita e da mesi oggetto di proroghe contestate dall'Ue -, sia sugli inceneritori in via di apertura o creazione. IL CASO ALBANO - Inceneritori come quello di Albano che, oltre ad essere fermamente contestato dai comitati No Inc, è stato persino stoppato dalla sentenza del Consiglio di Stato che aveva sospeso i lavori fino alle rilevazioni sugli eventuali rischi ambientali. «Ciò che avevamo ipotizzato come un probabile scenario a seguito dell’entrata in vigore dei Decreti Clini si sta invece rivelando, se possibile, una realtà ancor più disastrosa», dichiara Vanessa Ranieri, presidente Wwf Lazio. L'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini STOP A NUOVI IMPIANTI – Dal Wwf Lazio la richiesta al presidente Zingaretti è quella di «un incontro urgente ed un immediato impegno a bloccare tutte le istruttorie relativamente alle richieste di realizzazione di impianti di trattamento di rifiuti inerti e non pericolosi e di dare disposizioni affinché vengano avviate le più corrette procedure di valutazione di impatto ambientale su tutti i procedimenti in corso che sono stati invece inspiegabilmente esclusi dall’assoggettabilità». La denuncia-appello dell’associazione ambientalista giunge a poche ore dal passaggio di consegne tra l’uscente Clini e il neo-nominato Andrea Orlando che dovrebbe proseguire sulla strada indicata dal suo predecessore: spingere sul funzionamento dei tmb e sulla differenziata, in modo da riuscire a chiudere la discarica di Malagrotta entro giugno, come impone anche l’Europa. Anche spedendo i rifiuti laziali nelle altre regioni pronte ad accoglierli, come Toscana e Abruzzo. Trattamento dei rifiuti in una discarica vicino a Roma (Imagoeconico) PRIMA LA SALUTE – Il Wwf però non pare convinto dal piano di Clini, né che gli inceneritori siano la risposta all’emergenza principe del Lazio: ovvero cosa fare delle circa 5mila tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente a Roma. «Il noto principio precauzionale comunitario impone al Governatore della Regione Lazio di tutelare in via preventiva l’ambiente e la salute umana, - aggiunge Ranieri - evitando che il territorio regionale possa essere rapidamente danneggiato da una dissennata produzione di ceneri da combustione, nonché dall’incremento del trasporto di sottoprodotti esclusi dalla definizione di rifiuto, che rischia di favorire così un’ipotizzabile maggiore presenza di investimenti della criminalità organizzata». Valeria Costantini 1 maggio 2013 | 15:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

determinazione demolizione ecomostri quarto Caldo Parco nazionale San Felice Circeo

Lavori di demolizione strutture edilizie abusive denominate C-D, ai sensi degli artt. 29, 31, 35 del D.P.R. 06.06.2001 n.380 e ss.mm.ii., site in Via delle Batterie in loc.tà Quarto Caldo, ricadenti nella particella n.626 Foglio 36 - Ex Soc. Acantos. http://213.203.143.153/c059025/mc/mc_attachment.php?x=2c0b6336dd95011e3f2b1823dbabaf30&mc=14746 D E T E R M I N A Di acquisire le motivazioni di cui in premessa, quali parte integrante e costitutiva della presente determinazione e per gli effetti: 1) DI DARE ATTO che i fondi di cui trattasi, riferiti al Cap. Entrata 878/6 Cod.Bil.3.05.09.40 epigrafato “Recupero spese di demolizione” e relativo Cap.1116/0 Uscita Cod.Bil.1.09.01.05 epigrafato: “Spese anticipazioni per interventi di demolizione di opere abusive”, sono espressamente FONDI VINCOLATI, secondo le normative urgenti e pertanto non rientranti nella gestione dell’Organo Straordinario di Liquidazione e quindi in disponibilità del Comune, sia per i residui per l’anno 2012 che per l’anno 2013; 2) DI RETTIFICARE la fonte di finanziamento dell’opera, in ragione della sopravvenuta disponibilità da parte dell’Ente Parco Nazionale del Circeo così come segue: - per € 55.000,00 sul Cap. 1116/0 Uscita Cod.Bil.1.09.01.05 epigrafato: “Spese anticipazioni per interventi di demolizione di opere abusive”, relativo Cap. Entrata 878/6, RR.PP. anno 2012, giusto impegno di spesa n.655 del 31.12.2012, in sostituzione del precedente impegno di pari importo, imputato sul Cap.3298 Cod.Bil.2.09.01.10, avente per oggetto “Spese anticipazione per interventi di demolizione di opere abusive”; - per € 12.500,00 a far carico sul bilancio d’esercizio in corso anno 2013, imputando tale onere sul Cap.1116/0 Uscita Cod.Bil.1.09.01.05 epigrafato: “Spese anticipazioni per interventi di demolizione di opere abusive”, in ragione del restante importo di € 121.462,61 finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Ente Parco Nazionale del Circeo, giusta nota prot. PNC/DIR/2012/416 del 03.02.2012, acquisita agli atti di questo Comunale in data 08.02.2012 prot.3234, così come stabilito con Determinazione Dirigenziale n.758 del 31.12.2012; 3) DI PROVVEDERE ad effettuare impegno di spesa per € 12.500,00 sul Cap. 1116/0 Uscita Cod.Bil.1.09.01.05 epigrafato: “Spese anticipazioni per interventi di demolizione di opere abusive” e relativo Cap. Entrata 878/6, del bilancio d’esercizio in corso; 4) DI PROVVEDERE ad effettuare i seguenti sub - impegni di spesa, così come di seguito specificato: - Di sub impegnare per € 43.623,75 sul Cap. 1116/0 Uscita Cod.Bil.1.09.01.05 epigrafato: “Spese anticipazioni per interventi di demolizione di opere abusive” e relativo Cap. Entrata 878/6 dall’impegno di spesa n.655 del 31.12.2012, necessario per l’esecuzione delle opere di demolizione delle strutture abusive Soc. Acantos a favore della Ditta Muccitelli S.r.l. con sede Pontecorvo (Fr) Via Tordoni s.n.c., Partita I.V.A. n.00323420604 per il pagamento del 1° Stato di Avanzamento Lavori; - Di sub impegnare per € 4.406,39 sul Cap. 1116/0 Uscita Cod.Bil.1.09.01.05 epigrafato: “Spese anticipazioni per interventi di demolizione di opere abusive” e relativo Cap. Entrata 878/6, dall’impegno di spesa n.655 del 31.12.2012, a favore dell’Arch. Francesca MAZZOCCHI nata a Terracina (LT) il 19.09.1978 - Cod.Fisc.MZZFNC78P59L120F – Part. IVA n.02511440592, iscritta all’ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatore della Provincia di Latina, Sez. A al n.1041, per lo svolgimento dell’incarico delle attività di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, nonché per la redazione del piano di sicurezza. 5) LA PRESENTE determinazione viene trasmessa al servizio finanziario per i conseguenti adempimenti a mente di quanto disposto dall'art.184, comma 4°, del D.Lgs. 267/2000. San Felice Circeo, 30-04-2013 I

Ciriello Sabaudia Futura una squadra per amministrare, anche una ragazza indiana. Ghiro e il sogno del mare in carrozzella

San Felice Circeo soldi per le ruspe demolizione ecomostri Quarto Caldo pagato lo stato di avanzamento lavori

Sabaudia Ciriello pronto alla sfida puntiamo al ballottaggio il candidato di Sabaudia futura mostra i muscoli

Pontinia asilo nido Migliara 54 - Sabaudia futura con Ciriello candidato sindaco - Latina ancora caos rifiuti

Ciriello candidato a sindaco con Sabaudia futura: una squadra per amministrare davvero http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130501latina/index.html#/23/ Migliara 54 il comune di Pontinia difende la scelta dell'asilo nido nel locale comunale. Pure il pd si accorge dell'erba alta nelle zone di campagna a Quartaccio, la mia segnalazione è del mese scorso ... http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130501latina/index.html#/21/ San Felice Circeo il comune nega la sanatoria, demolisce il fabbricato e il proprietario richiede giustamente i soldi pagati - Latina code interminabili all'ufficio TIA che manda le fatture già in scadenza, solito e previsto caos rifiuti anche le scuole rischiano i pignoramenti da Equitalia, siamo proprio alla follia http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130501latina/index.html#/3/

Golfo Gaeta danneggiato da allevamento mitili in cinque al processo

http://latina.laprovinciaquotidiano.it/cronaca/cronaca-locale/28225-golfo-danneggiato-in-cinque-al-processo.html La delocalizzazione degli allevamenti di mitili e pesci a Gaeta, secondo il sostituto procuratore Marco Giancristofaro, sarebbe finita con l’inquinamento del mare, il rischio di far naufragare le imbarcazioni che navigavano nella zona, e una frode attorno all’appalto per il potenziamento del porto commerciale. Ieri per cinque imputati, tre imprenditori e due responsabili dell’Authority, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Costantino De Robbio, accogliendo le richieste dell’accusa, ha disposto il rinvio a giudizio. Il 27 giugno 2008 l’Autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta assegnò alla «CMC» di Ravenna, la Cooperativa muratori e cementisti, l’appalto da venti milioni di euro per il potenziamento e l’ampliamento delle attrezzature e dei servizi del porto commerciale della città del Golfo. Una serie di lavori che dovevano essere compiuti dopo aver delocalizzato gli impianti di miticoltura e acquacoltura presenti in quello specchio acqueo, gestiti dalla «Gaeta Medfish srl», dichiarata fallita lo scorso anno dal Tribunale di Latina. Nel 2009 si verificarono diversi incidenti nella zona, con imbarcazioni rimaste impigliate in corde e reti. L’area venne interdetta alla navigazione, la Capitaneria di porto iniziò ad avanzare dubbi sull’opera di rimozione delle gabbie dove veniva allevato pesce, e la sezione navale della Guardia di finanza su eventuali sconfinamenti degli impianti rispetto alle superfici autorizzate. Vennero compiuti vari accertamenti e poi inviata un’informativa di reato in Procura. Nel 2010, relazionando sull’opera di potenziamento del porto, il presidente dell’Autorità portuale, Fabio Ciani, sostenne: «Sono i lavori più imponenti realizzati negli ultimi cinque anni, a dimostrazione che Gaeta non è considerata ai confini dell’impero. La Cmc di Ravenna sta realizzando l’opera fra molte difficoltà, ma rispettando pienamente il capitolato». Il sostituto procuratore Marco Giancristofaro, alla luce delle indagini compiute nel golfo, si è invece convinto che qualcosa non sia andato per il verso giusto e ha ottenuto il rinvio a giudizio di Massimo Matteucci, presidente del CdA della «Cmc», azienda leader nel settore della costruzioni a livello nazionale e internazionale, di Dario Foschini, consigliere dell’AD della società di Ravenna, di Maurizio Scalzo, direttore dei lavori e responsabile del procedimento per l’Autorità portuale, Antonello Buono, direttore operativo per l’Authority, e Giuseppe Forcina, presidente del CdA della «Gaeta Medfish». Il processo ai cinque inizierà il prossimo 6 novembre davanti al Tribunale di Gaeta. I vertici della «Cmc» dovranno rispondere di violazioni in materia ambientale e occupazione abusiva di spazio demaniale, per l’abbandono in mare di rifiuti come corde, pali, reti e corpi morti derivanti dalla rimozione degli impianti di acquacoltura e mitilicoltura, di aver messo a rischio la navigazione, di aver danneggiato il golfo di Gaeta e di frode in pubbliche forniture nell’esecuzione dell’appalto per il porto. Scalzo e Buono, difesi dall’avvocato Luca Giudetti, sono accusati di violazioni in materia ambientale e al codice della navigazione, per non aver vigilato sull’operato della «CMC» e sulla delocalizzazione. Forcina, infine, è accusato di violazioni al codice della navigazione per aver posizionato le gabbie dell’allevamento ittico fuori dalle aree previste e dal perimetro di sicurezza. Clemente Pistilli

Biomasse e la relazione con l'aumento dei tumori

Biomasse e tumori: quale relazione? DOMENICA 14 APRILE 2013 11:43 Secondo Giuseppe Serravezza, oncologo e presidente provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, parlare ancora di centrali a biomasse non ha senso, anche perché l’Europa impone oggi degli standard, in materia di ambiente e salute, contrari all’idea delle biomasse stesse Guarda la puntata di Report sulle biomasse http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=4Xb5hT0ECJw#! “Le centrali a biomasse oltraggiano l’intelligenza delle persone”. Così il presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Giuseppe Serravezza (nella foto), chiosa su questo argomento di attualità. E sì che la Lilt da anni conduce campagne di sensibilizzazione e informazione su tutto ciò che potrebbe nuocere alla nostra salute, su tutto ciò che potrebbe provocare il cancro (in particolare ai polmoni), un male da cui sempre più raramente si guarisce nonostante i progressi della scienza medica. Dottor Serravezza, quanto è più dannosa una grande centrale a biomasse (come erano i progetti di quella che dovevano essere realizzata a Lecce o Cavallino) rispetto a una piccola? Le centrali a biomasse, sia grandi che piccole, comportano emissioni di gas inquinanti. Sappiamo che questi gas posseggono differenti sostanze cancerogene, come i più noti ossidi di carbonio e di azoto, ma anche idrocarburi aromatici, formaldeide e metalli pesanti. Naturalmente, più grande è l‘impianto, più forte è l’impatto sull’ambiente. Si tratta di nozioni acclarate, e che si parli ancora dell’eventualità di una centrale a biomasse mi amareggia, perché trovo sia una violenza alle persone, provocata da faccendieri che cercano di imporre impianti che loro dicono essere puliti, ma si tratta solo di furberie che oltraggiano l’intelligenza delle persone. La questione è anche grave dal punto di vista politico: il nostro territorio è già fortemente provato dall’inquinamento delle emissioni. Non è un caso se quotidianamente la Commissione Ambiente dall’Europa ci intima di ridurre le emissioni, e noi che facciamo? Ci inventiamo, invece, impianti che comporteranno nuove emissioni. Non c’è bisogno di grandi menti per comprendere un imbroglio che il Salento non può permettersi. Com’è la situazione relativa alla diffusione dei tumori nel Salento? Gli ultimi dati Istat in nostro possesso sulla mortalità risalgono al 2007, mentre quelli sull’incidenza tumorale vengono da uno studio del Registro Tumori del 2004. La situazione, secondo chi li ha commentati, trasmetteva un senso di tranquillità, poiché saremmo in media con i dati nazionali. Ma secondo quello che noi abbiamo rilevato, in un arco di tempo che copre gli ultimi 15 anni, è che i dati sono molto allarmanti, perché prima avevamo un 20% in meno di mortalità rispetto al Settentrione, ma ora abbiamo le stesse cifre. Peraltro, mentre al Nord la curva inizia a scendere, anche perché si stanno attuando sempre più scelte di sviluppo sostenibile, la mortalità dei tumori qui segue una curva verticalizzata e temiamo che la situazione peggiorerà. Ma se si conoscono tutte questi dati, perché si continua a ipotizzare la costruzione di impianti a biomasse? Si continua a ipotizzare centrali a biomasse perché prevale in ogni ambito, comprese le istituzioni, la logica degli affari, in cui ci sono dei faccendieri che la fanno da padrone. Non si capisce perché in Italia non si arriva a realizzare quello che, ormai, è un imperativo in tutta Europa. La differenziata spinta potrebbe essere una soluzione, ma viene ogni volta sabotata, perché arrivano le solite emergenze e dietro l’angolo c’è il solito faccendiere, ossia qualcuno furbo che è intervenuto anche a livello istituzionale con campagne di informazione, attraverso sistemi che anche la Magistratura conosce bene. Ma la Lilt continua a informare… Noi informiamo, perché il mondo, quello vero, quello avanzato, ha fatto altre scelte: guardiamo in casa d’altri, nei paesi come Gran Bretagna o Danimarca, perché queste nazioni si sono trovate a vivere quello che viviamo noi oggi. Dobbiamo puntare a fonti rinnovabili, come in Germania, dove le scelte sono orientate verso il fotovoltaico che non ruba neppure un metro quadro all’agricoltura, e lo stesso vale per l’eolico, altra fonte di energia politica. Lì accade questo perché le istituzioni sono in prima linea, lì c’è gente libera dal condizionamento mentre qui, a volte, il mondo politico è disponibile alla clientela. Lo denunciamo da sempre: non si può rendere la gente vittima del ricatto occupazionale, dire che verranno licenziate duecento persone è una bugia grossa, che viene usata sapendo di impattare sulla sensibilità delle persone. Su questo si innesta l’interesse di una classe politica poco attenta, se non addirittura collusa. Angela Leucci tratto http://trevinellazio.wordpress.com aprile 2013 http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=4Xb5hT0ECJw#!