domenica 30 gennaio 2011

le spese sanitarie e la campagna elettorale

lo so che siamo abituati a tutto, politicamente parlando. Abbiamo la peggior classe dirigente della storia italiana. Ma speculare pure sugli obblighi delle spese sanitarie obbligatorie e sulla difesa delle classi sociali più deboli, che sono un obbligo sancito dalla Costituzione, mi pare troppo. Forte: “Sosterremo le spese per la cura e l’assistenza della bimba di San Felice Circeo”

la protesta dei dipendenti comunali

http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc5da0becca/pag26sabaudia.pdf
Pontinia, sul piede di guerra 50 impiegati del Comune
I dipendenti protestano
«Siamo sottopagati»

LA maggior parte dei 50 dipendenti comunali di Pontinia sono in stato di agitazione per il mancato riconoscimento economico e normativo da parte dell’ammi -
nistrazione guidata dal sindaco Eligio
Tombolillo. Come si legge in una nota del
Sindacato interno, sono anni che molti
dipendenti svolgono mansioni superiori
al loro ruolo, ma finora non è arrivato
alcun riconoscimento da parte delle varie amministrazioni che si sono insediate
in Comune dal 2000 ad oggi. Tanto è vero
che 16 dipendenti hanno deciso di intraprendere le vie legali. La nota sindacale
sottolinea anche che, mentre le spese
legali dei ricorrenti sono a loro esclusivo
carico, quelle del Comune sono a carico
dei cittadini. In passato qualche amministratore aveva suggerito in Giunta di
presentare un piano di inquadramento
verticale da illustrare al Governo centrale, ma non se ne fece nulla a causa del
dissesto finanziario. Oggi quel piano poteva rappresentare un punto di riferimento, scrivono i sindacati, e l’ammini -
strazione avrebbe potuto procedere ad
effettuare il famoso inquadramento funzionale ed assumere qualche nuovo dipendente negli uffici più carenti, tra cui
la polizia Municipale, quello finanziario
e quello tecnico.
IL SINDACO ELIGIO TOMBOLILLO Antonella Subiaco

contro il rigassificatore (e la follia) basterà una balena morta?

CONTRO IL RIGASSIFICATORE BASTERÀ UNA BALENA MORTA?
28 Gennaio 2011
Una balena morta sul litorale tra Pisa e Livorno. Ingrandisci
LIVORNO, Italia — Una balena è morta sul litorale tra Pisa e Livorno, un rigassificatore off-shore è in progetto proprio davanti a queste coste. E meno male che la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente ha dichiarato che nell'area non ci sarebbero cetacei!

La tragedia della morte di questa balena smaschera le bugie del Ministero che, per autorizzare la costruzione del primo sito industriale off-shore nel bel mezzo del Santuario dei Cetacei, aveva dichiarato che qui di cetacei non ce ne sono.

Basterà questo cadavere per ottenere finalmente una seria valutazione dei rischi ambientali del rigassificatore off-shore?

Nel 2006, Greenpeace aveva già prodotto evidenze che diversi cetacei erano stati osservati a poche centinaia di metri dal sito. Questa è l'ennesima riprova! E il Ministero lo sa bene, tanto che in un documento dello scorso settembre ha richiesto che "vi sia una verifica visiva del passaggio di questi animali a una distanza di almeno un miglio dal terminale".


Anche se ancora non si conoscono le cause precise della morte, non saremmo sorpresi di scoprire che l'animale, uno dei simboli del Santuario, sia morto a causa del degrado dell'area.

Di fronte a questi elementi, nessuno scandalo se le balene diminuiscono o vengono a morire sulle nostre spiagge. I cetacei del Santuario sono tra i più inquinati del Mediterraneo e l'Italia, in quasi dieci anni, non solo non ha fatto niente per tutelare l'area, ma ha autorizzato progetti pericolosi come quello del rigassificatore.

L'11 ottobre 2011 si celebra il decimo anniversario dalla legge italiana di ratifica dell'Accordo sul Santuario siglato da Italia, Francia e Monaco, ma l'area è ancora minacciata da traffico marittimo e inquinamento che, tra l'altro, sono in aumento.

Davanti all'inattività del ministero dell'Ambiente, Greenpeace ha chiesto alle Regioni che si affacciano sull'area di intervenire. Risposte concrete ancora non ne abbiamo avute: stanno aspettando che le balene muoiano tutte prima di fare qualcosa?
http://www.greenpeace.org/italy/news/balena-livorno

l'acqua privata dell'udc

cambierà qualcosa dopo l'accordo dell'attuale maggioranza con un partito, l'udc, che è sempre stato favorevole alla privatizzazione dell'acqua? Lo stesso partito, infatti, ha sempre difeso, a livello provinciale, l'attuale gestione privata, la più contestata in Italia con decine di migliaia di ricorsi. Ne è nato addirittura un comitato referendario che ha battuto qualsiasi record di firme nella storia repubblicana con la raccolta di oltre un milione di firme per ciascuno dei 3 quesiti, 2 dei quali ammessi al referendum. L'attuale maggioranza, nella vincente campagna elettorale, aveva cavalcato l'uscita dall'attuale contestata gestione. Ne sono scaturite 2 delibere consiliari ( delibera n. 76 del 20 dicembre 2007, delibera n. 4 del 23 gennaio 2008 )le uniche non impugnate né dal gestore, né dalla provincia di Latina. Quindi sono esecutive. Tanto è vero che nella cessione delle reti, senza far parte della società, potrebbe essere illegittima (senza peraltro passare per il consiglio) e forse con danno erariale. Delibere passate nonostante il voto contrario di questo nuovo partito a favore della maggioranza. Delibere che per coerenza amministrativa dovrebbero essere attuate. Giorgio Libralato

martedi sera incontro con Gherardo Colombo

La giustizia è uno dei temi al centro del dibattito politico attuale. Gherardo Colombo, magistrato all'epoca di "Mani pulite", rappresenta uno dei protagonisti di quel periodo e presenterà il suo libro "Sulle regole".

MARTEDI 1 FEBBRAIO, ore 20:30

FRASCATI, Scuderie Aldobrandini
Piazza Marconi

"QUALE GIUSTIZIA?"

incontro-dibattito con

GHERARDO COLOMBO
magistrato

con la presentazione del libro "Sulle regole"

a cura di
Enrico Del Vescovo

ingresso libero

Associazione Culturale Alternativ@Mente, www.alternativamente.info, info: 3331135131

venerdì 28 gennaio 2011

i siti delle scorie nucleari nel Lazio

27/01/11 Le intercettazioni svelano i siti che ospiteranno le scorie radioattive
« inserito:: 27 Gen 11, 09:20:59 »
27.01.11 Fonte: http://www.pane-rose.it
Follia nucleare: le intercettazioni svelano i siti che ospiteranno le scorie radioattive

Basilicata, Campania, Emilia, Lazio, Puglia, Sardegna e Toscana: sono queste le regioni candidate ad ospitare le scorie radioattive di seconda categoria, cioè quelle meno pericolose ma non per quest o considerate sicure ed eliminabili nel giro di pochi anni. Emilia Romagna e Basilicata, in particolare, sono in cima alla lista preparata dalla Sogin la società statale che gestisce lo stoccaggio dei rifiuti nucleari. Dopo la pubblicazione da parte della società nel settembre scorso di 52 possibili siti per il deposito delle scorie, arriva la smentita, e a smentirsi è la Sogin stessa in alcune intercettazioni registrate dalla procura di Potenza e pubblicate oggi su l'Unità.
I magistrati che stavano indagando su un traffico di rifiuti nucleari in basilicata, poi archiviato, intercettano la telefonata tra Silvio Cao, ai tempi in Consiglio di amministrazione della Sogin, e una persona il cui nome non risulta chiaramente ma è ricollegabile senza troppi sforzi a Giancarlo Ventura, uno che se ne intende abbastanza di rifiuti e che faceva parte nel 2003 della prima task force Enea incaricata di individuare il sito nazionale di deposito dei materiali radioattivi. I due parlano dei siti individuati da Sogin per lo stoccaggio delle scorie: due in Basilicata, uno nel Lazio e tre in Puglia, per quelli di tipo superficiale. Cao poi, rivela anche la località lucana che ospiterà per centinaia di anni le scorie, si tratta di Craco, un centro fantasma in provincia di Matera, già indicato nel 67 come secondo sito della Basilicata in un'indagine del servizio geologico nazionale. L'altro sito, invece, non è difficile individuarlo: potrebbe essere, e ci risiamo, Scanzano Jonico che nel 2003 si ribellò al deposito nazionale oppure Rotondella, già al centro delle inchieste della magistratura quando nel 99 furono ritrovate tracce di plutonio nel centro Itrec, gestito dall'Enea, che invece era adatto ad ospitare solo uranio e torio.
Ma non sarà solo la Basilicata a diventare discarica radioattiva della follia nucleare italiana, anche nel Lazio, stando alle intercettazioni, è previsto un sito e tutto fa pensare a Montalto di Castro, già sede di stoccaggio e dove tra l'altro si prevede la costruzione di due centrali nucleari. Poi, c'è la questione dei rifiuti radioattivi ad alta intensità, che devono essere depositati in profondità perchè con un grado di pericolosità molto più alto. Su questo, scrivono i carabinieri, “il Giancarlo dice che i subsuperficiali sono nove e cioè: tre in Basilicata e uno, rispettivamente, in Campania, Emilia Romagna, Puglia, Sardegna e Toscana. Tutti nel centro- sud e tutti costituenti un costante pericolo perchè, si sa, non c'è ancora una soluzione al problema delle scorie e non esiste al mondo un luogo dove queste siano stoccate in sicurezza e in maniera definitiva. Eppure, uno spot di Forum nucleare italiano continua a martellare gli italiani per convincerli che il nucleare è sicuro ed economico, nessuno però sottolinea come la costruzione di centrali nucleari è cosa molto onerosa, e che non farà altro che creare dipendenza dall'uranio di cui l'italia è pressocchè priva. Per non parlare dei rischi legati all'impossibilità di smaltimento delle scorie: queste hanno tempi di decadimento radioattivo che vanno da 10 mila a 100 mila anni e nessuno, adesso, è in grado di garantire la sicurezza di un deposito permanente per tutti questi anni.
http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?PHPSESSID=gnfgcghe0pc38dg5bohcd00tc2&topic=1738.0

cercasi premier, onesto, dignitoso, rispettoso costituzione, astenersi mitomani



Appello per chiedere le DIMISSIONI di Silvio Berlusconi
BY FRANCESCA SANZO – 24 GENNAIO 2011
POSTED IN: DONNE E..., EVENTI, NEWS, POLITICA
Donne Pensanti chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi e del suo esecutivo.

Le chiediamo come donne, come cittadine, e le chiediamo insieme a tutti quegli uomini e cittadini che non accettano di essere governati da Berlusconi e dal suo esecutivo.


Se è evidente che oggi come donne e come associazione che tutela la rappresentazione delle donne, non possiamo tacere lo scempio compiuto ancora una volta nei nostri confronti, deve essere altrettanto chiaro che l’inadeguatezza di Berlusconi a governare l’Italia, con gli scandali sessuali degli ultimi giorni è solamente arrivata ad un punto culminante e finale.

L’incapacità di governare di Berlusconi è tale da avere ormai intaccato la credibilità del nostro paese sul piano internazionale: traspare dalla sua totale mancanza di senso dello stato, dalla gestione personalistica della cosa pubblica, dalle sue ripetute gaffes, nonché dai numerosissimi capi d’accusa che gli vengono imputati come il concorso esterno in associazione mafiosa, la concussione e il favoreggiamento della prostituzione minorile. Berlusconi ha da tempo perso ogni senso del limite, trascinando l’intera nazione, grazie alla collusione di una fedelissima corte di vassalli pronti a tutto pur di ricevere i suoi favori, in un declino di proporzioni enormi, per recuperare il quale saranno necessari molti anni e molte, profonde trasformazioni.
Gli scandali sessuali di questi giorni sono solo gli ultimi di una smisurata serie. Nel corso degli anni del suo governo – con un’impennata decisa negli ultimi due, davanti ai nostri occhi si è delineato un quadro scioccante, i cui protagonisti e dettagli non cessano di emergere – non certo perché, come vorrebbe farci credere , è un perseguitato/ intercettato/spiato- ma perché si tratta di un giro di proporzioni tali che è impossibile, nonostante i mezzi dispiegati, comprare il silenzio di coloro che hanno visto e sentito. Una domanda sorge, a questo punto, più che legittima: chi governa l’Italia mentre il Capo del Governo e tutti i suoi Ministri sono impegnati a coprire le nefandezze di colui che non è nemmeno più in grado di comprarsi una credibilità pubblica?
La misoginia di Berlusconi è tale che gli ha fatto sottovalutare il pericolo degli scandali, eppure sono proprio le donne che iniziano a parlare: prima Veronica Lario con la sua lettera profetica, poi Patrizia D’Addario con la sua rabbia, poi le varie Noemi Letizia, Barbara Montereale, Ruby, Nadia Macrìi, che perdendo di vista per un istante scaltrezza e cinismo si sono impasticciate rivelando, forse loro malgrado, ciò che sapevano. Ma è una storia fatta anche della determinazione e della serietà di donne come Annamaria Fiorillo e Ida Boccassini che sfidando l’omertà e usando gli strumenti della giustizia stanno contribuendo all’affondo degli ultimi colpi definitivi.
La gravità del problema che oggi ci spinge a reagire non è quindi solo lo scandalo sessuale. Ciò che ci preme denunciare è il sistema che Silvio Berlusconi, grazie alle sue reti televisive, alla sua rete di collaboratori, procacciatori, impresari, ha creato in questi anni. Un sistema di corruzione che usa come moneta di scambio le donne per ottenere favori, ma che si è radicato nell’immaginario di tutti coloro che oggi pensano che usare il proprio corpo per ottenere denaro o facilitazioni, sia una forma di occupazione assolutamente normale, anzi più furba della altre, che implicano maggiore sforzo a minor rendimento. Vogliamo che sia chiaro che questa corruzione dei costumi, questo azzeramento dei valori, questo annientamento delle prospettive per i giovani, è stato perpetrato da colui che viene eletto da un popolo per tutelarne il presente, e soprattutto il futuro.
Abbiamo smesso di credere in un sussulto di dignità da parte di questo governo, certe che la storia giudicherà questi anni tristi, ma se vogliamo dare alle donne e agli uomini italiani una speranza di ritrovare dignità nella cultura sociale e politica di questo paese, bisogna riformare da cima a fondo il ruolo della donna nella politica, nella cultura e nella società italiana. Questa riforma non è possibile senza l’impegno di tutti, uomini e donne insieme.
Un’unica condizione: le dimissioni di Silvio Berlusconi e del suo esecutivo.
Per quanto riguarda la vicenda Ruby ed eventuale istigazione alla prostituzione, stiamo esprimendo un’opinione basata su quanto attualmente disponibile attraverso gli Organi di Informazione.
Fate girare questo messaggio copiandolo sui vostri siti e blog, inviandolo ai vostri amici e a chiunque possa dargli visibilità.

Partecipate attivamente alla nostra iniziativa attaccando il cartello A.A.A CERCASI alle vostre finestre, automobili, dovunque è opportuno e mandateci la VOSTRA FOTO.

Non deturpare la tua città! Un manifesto è abusivo se è affisso su muri, cabine telefoniche, cassonetti ecc.; è inoltre abusivo un manifesto affisso sugli spazi commerciali dei Comuni senza il timbro comunale.
L’associazione non risponde di violazioni alle norme sulle pubbliche affissioni commesse da chi ha liberamente stampato il modello, e lo ha affisso violando la legge (d.lgs. n. 507/1993 sulle pubbliche affissioni).
Il cartello da stampare, usare, diffondere in rete e fuori dalla rete:
http://www.donnepensanti.net/2011/01/appello-per-chiedere-le-dimissioni-di-silvio-berlusconi/

giovedì 27 gennaio 2011

discarica (di amianto?) risposte di Regione consorzio

Dopo la segnalazione del 16 dicembre del rinvenimento dell'ennesimo
cumulo di rifiuti nella discarica abusiva all'incrocio tra la Migliara
49 e la via lungoUfente, sul bordo dell'Ufente a ridosso della vasca
di espansione dei Gricilli con la probabile presenza di amianto,
arrivano le prime risposte da parte di alcuni Enti cui è stata inviata
la segnalazione.

Secondo il Dirigente Area Rifiuti della Regione Lazio era necessario
fare ciò che ho fatto, cioè denunciare alle autorità competenti.
Una domanda: e la prevenzione, compresa la sorveglianza oppure la
recinzione dell'area?
Attendiamo risposte dalla Regione.

Secondo il Consorzio di Bonifica (vedere risposta integrale
http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/01/discarica-migliara-49-la-risposta-del.html:
- lo stesso Consorzio, in merito alla proprietà dell'area, la addebita
alla Provincia di Latina;
- le opere civili sono state trasferiti ai comuni (nel caso specifico
di Pontinia);
- i rifiuti sono assimilabili agli urbani e quindi la rimozione spetta
al Comune;
- i rifiuti non derivano da attività del Consorzio;
- il Consorzio di Bonifica, a conoscenza del problema, si è già
attivato per segnalarlo al Comune di Pontinia e chiedere allo stesso
comune di adottare le iniziative di competenza;
- il Consorzio si dichiara vittima di questo e altri atti dolosi;
- il Consorzio ha intensificato la sorveglianza nella zona, anche per
la denuncia dei responsabili di tali fatti dolosi.
Da ultimo il Consorzio dichiara di aver interdetto l'accesso alle
vasche di espansione.
Una domanda anche per il Consorzio di Bonifica: in base a quale
analisi e ricerca, esame o altra documentazione i rifiuti vengono
definiti assimilabili agli urbani e non, per esempio, tossici o nocivi
o cancerogeni?

Una nota finale: mancano ancora i dati della analisi del materiale
rinvenuto, almeno questi non sono stati resi noti. Ma se l'esempio è
quello dell'arsenico .....
Giorgio Libralato

per vedere le immagini della discarica
http://pontiniaecologia.blogspot.com/2010/12/ancora-discarica-materiali-migliara-49.html


In questi casi non si può che denunciare, come ha fatto lei, il fatto
alle Autorità di vigilanza come ARPA, Forestale, ecc.

Cordiali saluti

Regione Lazio

Dr. Riccardo Ascenzo
Dirigente Area Rifiuti
Direzione Attività Produttive e Rifiuti
Viale del Caravaggio, 99
00147 ROMA

FISSO: +39.06.51.68.80.43
FAX: +39.06.51.68.83.37
E-MAIL: rascenzo@regione.lazio.it


-----Messaggio originale-----
Da: Dillo alla Regione
Inviato: mercoledì 12 gennaio 2011 12.39
A: Riccardo Ascenzo
Oggetto: Segnalazione Dillo alla Regione n° HD0000000030175

Le comunichiamo che in data 12/01/2011 12.38.30 e' giunta al
servizio Dillo alla Regione la seguente segnalazione .

DESCRIZIONE : ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI LATINA
ALLA PROVINCIA DI LATINA
ALLA AZIENDA USL DI LATINA
ALL'ARPA DI LATINA
ALLA REGIONE LAZIO
AL CONSORZIO DI BONIFICA DI LATINA
AL COMUNE DI PONTINIA

Oggetto: deposito di materiale vario (discarica abusiva?) in
localitMigliara 49 /angolo via Lungo Ufente, zona vasca di espansione
Lago Gricilli fiume Ufente

Oggi pomeriggio in seguito all'ennesima segnalazione di alcuni
cittadini e al conseguente sopralluogo sul posto si riscontrato
l'ennesimo abbandono di materiale di vario genere.
Da anni sulla stessa area si ripetono tali episodi di incivilte di
aggressione all'ambiente, alla sicurezza e alla salute.
Sono stati rinvenuti pneumatici (in parte bruciati), parti di
arredamento, rifiuti solidi urbani (buste, carta plastica, bottiglie
di vetro e plastica, residui di presidi sanitari, di contenitori
colorati di vetro o plastica senza etichetta), elementi di vario
genere riconducibili a demolizioni di opere edili (blocchi di cemento
probabilmente una soletta di pavimentazione con rivestimento in
mattonelle, porzioni di cemento, coperchi, chiusini, sanitari, parti
di infissi o pannelli di legno, plastica, di materiale isolante di
varie dimensioni) e anche materiale che potrebbe essere pericoloso (16
lastre o parte di esse di pannelli che sembrano di eternit).
Penso siano state allertate le forze dell'ordine telefonicamente.
Sono stati rinvenuti anche alcuni documenti (o parte di essi) che
certo non hanno nulla a che fare con i responsabili (copia di verbale
dell'assemblea condominiale di via dei Volsci n. 125 / C di Latina,
copie di libri con appunti, copia di denuncia di successione,
quotidiani). Credo sia opportuno effettuare un sopralluogo per
verificare la pericolositdel materiale depositato per poi procedere
alla relativa rimozione, in sicurezza, dello stesso. Allo stesso modo
ritengo urgente confinare la zona, sorvegliandola in modo n modo da
evitare eventuali pericoli o incidenti.
Ugualmente ripropongo che la zona, visto il


LIBRALATO GIORGIO
glibralato@libero.it
0773/867474

lcesini 74975
DilloallaRegione.
CATEGORIZZAZIONE : RECLAMO / / .
PRIORITA : Media.
NOTE : Gentile Dottor Ascenzo come da
colloqui intercorsi Le inoltriamo la e mail di riferimento.
DATI RICHIEDENTE :
cognome e nome : LIBRALATO GIORGIO.
telefono : 0773/867474 -

Via : MIGLIARA 47D 1313.
Comune : PONTINIA.
Regione : LAZIO.
Sesso : M.
Cordiali Saluti .

dalle resistenze alla riappropriazione della vita

La Rete Nazionale Rifiuti Zero aderisce e partecipa allo sciopero generale e generalizzato del 28 gennaio 2011
DALLE RESISTENZE ALLA RIAPPROPRIAZIONE DELLA VITA
I risultati del referendum di Mirafiori – e di quello precedente di Pomigliano – raccontano di un esteso rifiuto non
soltanto dell’ attacco portato alle libertà sindacali e politiche, alla dignità umana e del lavoro, ma anche di un modo di
produzione e di un modello di società che non hanno ormai alcuna prospettiva.
Un rifiuto che percorre anche le tante resistenze di comitati, precari, studenti, ricercatori, migranti, realtà rurali, tutte
impegnate a difesa dei beni e dei luoghi comuni : salute, territori, acqua, energia, rifiuti, terre, biodiversità, saperi,
istruzione, ricerca, prime esperienze di bioeconomie solidali.
Un movimento multiforme costituito da storie ed esperienze diverse che si costituiscono come coaguli di desideri e di
nuove ricche progettualità collettive.
La Rete Nazionale Rifiuti Zero e le tantissime realtà attive per uscire dalla proliferazione dei rifiuti industriali e urbani,
dalla tossicità e dalla insensatezza energetica ed economica degli inceneritori le cui emissioni sono tossiche e dannose per
la salute umana e per l’ ambiente
aderiscono e partecipano allo sciopero del 28 gennaio
nella consapevolezza della comune condizione di precarietà ma anche della lieta potenza di una indifferibile alternativa
di società che esercitiamo quotidianamente.
Il nostro comune NO è alla centralità dell’ impresa fondata sulla competitività nel mercato globale, assunta come dogma e
all’ origine della crisi e delle devastazioni sanitarie e ambientali come dell’ attacco ai diritti dentro e fuori la fabbrica.
Spesso anche la realizzazione di impianti di incenerimento e/o di combustione di biomasse viene imposta dall’ esterno alle
comunità locali con il ricatto occupazionale : inceneritori del padrone pubblico, interni alle industrie, o imposti dalle lobbies
impiantistiche e finanziarie transnazionali.
Gli inceneritori sono una industria sporca e tossica, finanziata con denaro pubblico-soldi dei cittadini ( vedi la truffa dei
CIP 6 usati non per le fonti energetiche realmente rinnovabili, ma per regalare finanziamenti alle imprese impiantistiche e ai
petrolieri ).
Due esempi per tutti : la cosiddetta emergenza rifiuti in Campania con deroga a tutte le normative nazionali ed europee,
militarizzazione dei territori e profitto per lobbies legali e illegali; la Toscana per-niente-felix, dove il sistema integrato a
base incenerimento-discariche e gli oligopoli industrie-cooperative la fanno da padrone. E dovunque, l’ attacco agli
interessi collettivi e ai servizi pubblici con privatizzazioni e speculazioni finanziarie che distruggono beni e luoghi comuni
come la salute, gli ambienti di vita, l’ agricoltura contadina, l’ istruzione-formazione e le materie prime.
Dalla nostra esperienza della messa in comune di pratiche sociali e di saperi alternativi, portiamo la consapevolezza che
uscire dalla crisi si può e si deve con l’ attivazione di economie radicalmente nuove di risparmio di materia-energia in
grado di allungare il ciclo e il tempo di vita dei prodotti (“dalla culla alla culla”), economie di riutilizzo e riciclo
generalizzato della materia.
Una economia basata sulle buone pratiche ( vedi l’ esperienza emblematica del riciclaggio del Car Fluff di una piccola
impresa che ha assunto 18 cassintegrati Fiat ). Nuova occupazione durevole e pulita in produzioni connesse ai cicli
ecologici e a virtuosi cicli insediativi antropici. Nuove modalità anche impiantistiche di trattamento dei residui a
combustione zero, di compostaggio per una agricoltura biologica a reti corte che garantisca a tutti una alimentazione sana
e non contaminata.
In sintesi la produzione di nuove forme di vita e di messa in comune. Un sentire diffuso che sta crescendo e che ha
bisogno di scambi e di aiuti di reciprocità e della mobilitazione attiva e consapevole di tutte e di tutti.

discarica Migliara 49 la risposta del Consorzio di Bonifica


la giornata della memoria

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.[1] »La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (maggiormente nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.
Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7[2] del 1º novembre 2005.(vidia)
In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando".
Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé in una "marcia della morte" tutti i prigionieri abili, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso riportare che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell'autunno del 1944)[senza fonte].
In Italia, sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.[3]http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria

il codice della strada e l'udc

E' importante l'esempio delle istituzioni e dei suoi rappresentanti anche perchè influenzano il comportamento dei cittadini che li osservano. Martedi mattina verso le 9.30 percorrendo la strada dal Piccarello verso Tor Tre Ponti, dopo aver superato l'incrocio con semaforo in corrispondenza del canale delle Acque Medie, arrivo a quello del Pantanaccio. Trovo il rosso e mi fermo senza macchine avanti a me. Di fronte (che venivano dall'Appia in direzione Latina) c'erano 6 o 7 macchine ferme ad attendere che diventasse verde. La striscia, ovviamente, è continua e il limite è di 50 km/h. Arriva (dall'Appia in direzione Latina) un'auto blu (senza lampeggiante, senza freccia, ma non aveva nemmeno le luci di posizione o gli anabbaglianti) che non si ferma e non si mette in fila (come prevede oltre che il codice stradale, il buon senso). Sorpassa la fila (senza segnalatori di nessun tipo) percorre l'altra corsia contro senso con il rischio di investire chi come me aveva avuto (nel frattempo) il diritto a ripartire con il colore verde. Affianco dell'autista ho riconosciuto un noto esponente politico provinciale. Uno di quelli, per intenderci, dai quali ci si aspetta il buon esempio. Non fosse altro perchè la Provincia ha posizionato una decina di autovelox che dovrebbero punire gli automobilisti che superano il limite, come ha fatto la sua autoblu.
Giorgio Libralato

mercoledì 26 gennaio 2011

l'arrivo della civiltà in via Migliara 47

dagli anni '80 i verdi e gli ambientalisti chiedono (anche in
provincia di Latina, anche a Pontinia) chiedono la raccolta
differenziata dei rifiuti solidi urbani e l'energia naturale e
rinnovabile. In cambio decine di migliaia di posti di lavoro, nuovo
aziende, investimenti. Oltre naturalmente meno malattie, tumori, meno
spese sanitarie, ambiente migliore, agricoltura di qualità. E nuovi
posti di lavoro nel turismo responsabile e nell'agricoltura. L'Italia,
la provincia di Latina fanno l'esatto contrario. Difatti perde (la
nostra provincia) migliaia di posti di lavoro l'anno. Secondo le stime
nel 2011 ci saranno 10 mila posti di lavoro a rischio. Ma questo ai
pesudo politici ed amministratori non sempre interessa. Per fortuna
qualche persona intelligente ha fatto inserire nel programma
amministrativo della lista per Tombolillo, che ha vinto le elezioni
comunali a Pontinia nel 2006, la raccolta differenziata dei rifiuti
solidi urbani. E' ancora insufficiente (meno del 20%) ma finalmente,
sembra anche grazie ai contributi che la provincia ha erogato ad ogni
comune, sarà incrementata. La meraviglia è che anche sulla Migliara 47
(per ora solo sul lato destro, ma così va la politica) hanno portato i
contenitori per la raccolta differenziata. Così come già era avvenuto
sul Tavolato e in alcune migliare. Bastava, comunque, senza
finanziamenti, spostare i contenitori tolti dalla via del Tavolato che
vi sostavano in precedenza. Ma accontentiamoci la cultura prima o poi
arriva. Se nel 2010, con una raccolta inferiore al 20%,
l'amministrazione comunale ha risparmiato circa 100 mila euro, se
fosse arrivata al 60% (come altri comuni in provincia) ne avrebbe
risparmiati 300 mila. E in 20 anni abbiamo perso oltre 5 milioni di
euro, cioè più di un bilancio annuale. Accontentiamoci anche di
questo. A volte dove non arriva la cultura, arriva l'economia. Per
qualcuno tutelare l'ambiente è un fatto ideologico. Qualcuno che
ovviamente non si occupa né di salute, né di economia. Giorgio
Libralato http://www.repubblica.it/ambiente/2011/01/24/news/cgil_ambiente-11605971/?ref=HREC2-10
IL CASO
Rinnovabile significa lavoro
ma in Italia ancora troppi 'no'
Guglielmo Epifani, ex segretario della Cgil, lancia l'Associazione
Bruno Trentin. E affronta le questioni che legano occupazione e green
economy, il nucleare che rischia di rallentare la corsa del Paese, e
l'opportunità rappresentata dalle nuove fonti di energia. "Ma l'Italia
è dominata da una logica che blocca l'innovazione e il futuro"di
ANTONIO CIANCIULLO
I POSTI di lavoro assicurati dalla green economy? Tra qualche anno in
Germania supereranno quelli nel settore automobilistico. Il ritorno al
nucleare? Una sottrazione di fondi e di attenzione che rischia di
rallentare la corsa dell'Italia che può riagganciare il locomotore dei
paesi guida. Parola di Guglielmo Epifani. L'ex segretario della Cgil
ha scelto un tema caldo e una platea qualificata per lanciare
l'Associazione Bruno Trentin, il nuovo laboratorio di riflessione
sindacale.

Il tema è il rapporto tra energia e lavoro. A intervenire sono stati,
tra gli altri, il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, il segretario
dell'Ueapme (l'associazione europea delle piccole e medie imprese)
Andrea Benassi, il presidente della Lega Coop Giuliano Poletti, il
segretario della Cgil Susanna Camusso. Guest star: Jeremy Rifkin, il
teorico della terza rivoluzione industriale che ha dipinto lo scenario
di una democrazia rafforzata dalla creazione di una rete energetica
diffusa che toglie potere agli oligopoli, distribuisce ricchezza,
offre garanzie contro i blackout e protegge l'ambiente.

"Vent'anni fa la terza rivoluzione industriale sembrava un'utopia,
oggi è il modello verso cui marciano le tre economie più importanti:
Stati Uniti, Germania, Cina - ha detto Epifani - il nuovo sta
crescendo ma in Italia il vecchio resiste. L'88 per cento dell'energia
viene ancora dai fossili e la scelta del governo di far ripartire il
nucleare è in netta controtendenza rispetto all'andamento dei mercati.
Il 62 per cento degli investimenti è concentrato sulle fonti
rinnovabili e la percentuale tende a salire. In questo quadro che
senso ha puntare come minimo 20 miliardi di euro nella costruzione di
quattro nuove centrali e accantonarne più del doppio per uno
smaltimento corretto delle scorie e degli impianti?".

La Cgil chiede posti di lavoro. Subito. Investendo nella direzione
indicata dall'Europa che ha fissato gli obiettivi del 20 - 20 - 20
dando dieci anni di tempo ai paesi membri per potenziare le
rinnovabili e tagliare le emissioni serra che stanno facendo aumentare
il caos climatico, cioè le alluvioni, gli uragani, le siccità
devastanti e prolungate.

Su questa strada c'è un ostacolo: l'Italia è dominata dalla logica del
no che blocca l'innovazione e il futuro. Mantenere tutto fermo
significa però aggravare l'inquinamento. Assumersi la responsabilità
di una prospettiva di disastro climatico che si fa sempre più
minacciosa. Rifkin ha ricordato che la catastrofe del Golfo è pari a
sei - sette volte il disastro della Exxon Valdez, la petroliera
affondata in Alaska. Continuare ad affidarsi al petrolio, ha aggiunto
il presidente della Foundation on Economic Trends, vuol dire
continuare a moltiplicare rischi di questo genere.

Rischi ai quali, sottolinea Antonio Filippi, della Cgil, non
corrispondono vantaggi sul piano occupazionale: "Per produrre un
terawattora di energia elettrica servono 75 lavoratori nel nucleare,
918 nell'eolico, ancora di più nel fotovoltaico". L'occupazione verde
in Italia vale già oggi 100 mila posti di lavoro. Secondo l'Istituto
di ricerche economiche e sociali si può arrivare a quota 250 mila solo
nel settore delle rinnovabili. A patto di guardare avanti e non
indietro.

martedì 25 gennaio 2011

referendum acqua: fiumi battete le mani

Sono queste le parole del Salmo 98 che mi sono improvvisamente affiorate alla mente quando mi è stato comunicato che la Corte Costituzionale aveva dato il via al referendum sull’acqua. Dopo anni di impegno, un sussulto di gioia e di grazie al Signore che riesce ancora a operare meraviglie ,e un grazie allo straordinario “popolo dell’acqua” che ci ha regalato in due mesi un milione e mezzo di firme. La Corte ha approvato due dei tre quesiti referendari: il primo, che afferma che l’acqua è un bene di non rilevanza economica, e il terzo che toglie il profitto dall’acqua. Che la Corte Costituzionale( piuttosto conservatrice) abbia accolto queste due
istanze sull’acqua in contrasto con i dogmi del sistema neo-liberista, è un piccolo miracolo. E questo grazie agli straordinari costituzionalisti che le hanno formulate e difese, da Rodotà a Ferrara, da Mattei a Lucarelli senza dimenticare Luciani.Ma
la grande vincitrice è la cittadinanza attiva di questo paese che diventa il nuovo soggetto politico con cui anche i partiti dovranno fare i conti. “ I cittadini si sono appropriati del diritto di esprimersi sui beni comuni- hanno commentato A. Lucarelli e U. Mattei-sui beni di loro appartenenza, su quei beni che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali. Si è dato così significato e dignità all’art.1 della Costituzione Italiana , ovvero al principio che assegna al popolo la sovranità in una stagione di tragedia della democrazia rappresentativa.” Tutto questo apre a una nuova stagione di democrazia: il cammino per riappropriarci dei beni comuni che ci sono stati sottratti. E questo l’ abbiamo ottenuto senza
finanziamenti(ognuno ha dato quello che ha potuto), senza i partiti presenti in Parlamento e senza l’appoggio dei grandi media. Questo rende ancora più straordinaria questa vittoria, la prima nel suo genere nell’ Unione Europea. Dobbiamo ora lavorare sodo per informare, sensibilizzare, per convincere 25 milioni di italiani ad andare a votare(questo è il quorum necessario per la validità del
referendum). Sarà una campagna referendaria molto dura perché abbiamo davanti un Sistema economico-finanziario che non può perdere l’oggetto del desiderio del XXI secolo: l’oro blu che è già scarso e andrà sempre più scarseggiando per il surriscaldamento del Pianeta. Per questo dobbiamo organizzarci bene con comitati a
livello provinciale come a quello regionale. Dobbiamo imparare i processi democratici partendo dal basso, lavorando in rete e tenendoci tutti per mano, nel profondo rispetto del volto di ogni persona.
Dobbiamo far nascere il nuovo dentro un Sistema che mercifica tutto, anche le persone. Nel frattempo invitiamo poi i cittadini a chiedere tre cose: 1)la Moratoria della legge Ronchi, per impedire la privatizzazione dell’ acqua in pieno svolgimento del referendum perché, in caso di vittoria ,quei Comuni che avranno privatizzato,
dovranno sborsare somme notevoli ai privati per riappropriarsi della loro acqua; 2) la convocazione di un consiglio comunale monotematico sull’acqua per sottrarre il servizio idrico alle regole del mercato e della concorrenza, e sostenere e appoggiare i due Sì al referendum promosso dal Comitato referendario 2 Sì per l’acqua bene comune; 3)il voto referendario venga associato alle elezioni amministrative
previste per il mese di maggio. Riteniamo poi fondamentale il ruolo che la Chiesa italiana può svolgere in questo referendum. Pertanto ai cristiani, alle parrocchie, alle comunità ecclesiali, chiediamo il coraggio di scendere a fianco di questo grande movimento dell’acqua pubblica. Chiediamo ai nostri vescovi di esprimersi ribadendo che l’acqua è la vita ed è un diritto fondamentale umano. In vista del referendum, chiediamo che la CEI si esprima sul tema di questo referendum, perché si tratta di un problema etico e morale.
Tutto questo è stato espresso molto bene dal vescovo cileno Luis Infanti della Mora di Aysén(Patagonia), nella sua stupenda lettera pastorale “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana” : “ La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria sociale: gli esclusi. Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e soprattutto dell’acqua, possono essere legalmente padroni di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietari di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare.” E allora diamoci tutti da fare perché ‘ i fiumi ritornino a battere le mani’ quando il popolo italiano sancirà con i 2Sì che l’acqua è bene comune, diritto fondamentale umano
Alex Zanotelli Napoli, 25 gennaio 2011