tratto dalla newsletter de il fatto quotidiano fatto for future
Il libro
Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche
Un processo alla cultura della carne e alla sua industria
Sonda editore, pp. 224, euro 18
di Melanie Joy
Molti di noi inorridiscono al solo pensiero che a tavola ci possano servire carne di cane o di gatto. Il sistema di credenze alla base delle nostre abitudini alimentari si fonda infatti su un paradosso: reagiamo ai diversi tipi di carne perché percepiamo diversamente gli animali da cui essa deriva. In modo inconsapevole abbiamo aderito al carnismo, l’ideologia violenta che ci permette di mangiare la carne solo «perché le cose stanno così». Melanie Joy analizza le motivazioni psicologiche e culturali di questa «dittatura della consuetudine» e della sua pervasività; di come, attraverso la rimozione, la negazione e l’occultamento dell’eccidio di miliardi di animali, il sistema in cui siamo immersi mantiene obnubilate le coscienze, fino a persuaderci che mangiare carne più volte al giorno sia naturale, normale e quindi necessario. Intervistando i vari protagonisti dell’industria della carne, esaminando le cifre dei suoi profitti e dei suoi disastri ambientali, mette in luce gli effetti collaterali sulle «altre» vittime: chi lavora negli allevamenti intensivi e nell’inferno dei mattatoi industriali di ogni latitudine; i consumatori sempre più esposti ai rischi di contaminazioni e insalubrità; l’ambiente, e il nostro futuro sul pianeta.
Melanie Joy si è formata ad Harvard ed è una psicologa sociale, specializzata sui temi della comunicazione e trasformazione sociale. Autrice di numerose pubblicazioni, ha fondato Beyond Carnism, un’ong internazionale la cui missione è denunciare e trasformare il carnismo a livello globale. Ha cofondato ProVeg International, un’ong sulla consapevolezza alimentare con sede a Berlino.
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