Risposta all'interrogazione n. 4-03760
Fascicolo n.91
Risposta. - Corre l’obbligo innanzitutto di segnalare che all’esito delle valutazioni ex post di alcune direttive comunitarie (Commissione Staff working document: ex post evaluation of five waste stream directives) la Commissione europea ha ritenuto che non sia prioritario adeguare o modificare la direttiva 86/278/CEE relativa all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione delle acque. E ciò, in quanto la direttiva, seppure risalente a quasi 30 anni fa, appare ancora idonea a normare e regolare in maniera sufficientemente esaustiva ed efficace la materia.
Riguardo al primo quesito, occorre premettere che il corretto riutilizzo dei fanghi in agricoltura rappresenta uno strumento fondamentale nel ciclo di gestione dei rifiuti, non potendosi non auspicare che i relativi piani regionali si dotino di un'apposita sezione per la valutazione dei flussi di gestione di tale tipologia di rifiuti, e per indirizzare correttamente la gestione stessa.
Il Ministero ha tra le sue competenze quella relativa alla raccolta e invio alla Commissione europea dei dati sulle quantità di fanghi utilizzati in agricoltura. Da tali dati risulta effettivamente che lo strumento di recupero in agricoltura dei fanghi, delineato dal decreto legislativo n. 99 del 1992, è ancora molto sottoutilizzato in numerose regioni italiane, in particolar modo nel Sud. Tuttavia l’incentivazione dell’utilizzo agricolo dei fanghi di depurazione non può prescindere dalle scelte decisionali regionali basate sugli specifici contesti territoriali, e industriali in genere.
Per quanto concerne le nuove tecnologie di depurazione, non risulta che allo stato vi siano tecnologie innovative recentemente messe a punto che siano in grado di fornire un contributo significativo alla gestione delle acque reflue e dei fanghi di depurazione da loro prodotti.
In merito al secondo quesito, circa l’opportunità di intensificare i controlli ed evitare lo smaltimento di rifiuti pericolosi con metodologie non corrette, fermo restando che tale iniziativa ricade in carico agli organi territorialmente a ciò preposti, non risulta al Ministero che vi siano, allo stato, particolari criticità legate all’utilizzo agricolo dei fanghi di depurazione delle acque reflue, tranne un caso recente, rilevato in Puglia, in ordine al quale sono ancora in corso le indagini della competente autorità giudiziaria.
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
GALLETTI
(30 giugno 2015)
GALLETTI
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