mercoledì 1 novembre 2017

Diminuiscono #rifiutiurbani smaltiti in discarica nel 2016 (-5% rispetto al 2015). Sul dato incide il #Nord (-13%) Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2017

Diminuiscono smaltiti in discarica nel 2016 (-5% rispetto al 2015). Sul dato incide il (-13%)
http://www.isprambiente.gov.it/it/events/rapporto-rifiRoma, 31 ottobre
Il Rapporto Rifiuti Urbani, giunto alla sua diciannovesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del d.lgs. n. 152/2006. Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.
Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2017
Per questo evento è stato raggiunto il numero massimo di iscrizioni

Il Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2017 fornisce i dati, aggiornati all’anno 2016, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario.
Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2017.uti-urbani-edizione-2017

Pontinia commissione molto partecipata e attesa per le mense scolastiche - Scuola don Milani discussione in commissione trasparenza sulle criticità. Sabaudia lavori nelle scuole le passate commissioni


Fumi dell’Ilva, le mamme scrivono a Mattarella L’appello Il comitato genitori scrive al capo dello Stato: “Dopo la sua visita qui è peggio di prima con le scuole chiuse” La vertenza Sindacati pronti a scioperare se non si modificheranno le condizioni di Arcelor Mittal

il fatto quotidiano 31 ottobre 2017

“L’allarme Onu sul record di emissioni ci preoccupa per pochi giorni. Dovremmo rispettare almeno gli accordi di Parigi” “Vediamo i tramonti rossi, ma l’inquinamento non c’entra”, intervista a Luca Mercalli

L’impegno dei cittadini
‘Possiamo utilizzare
gli ecobonus per i condomini
Cambiare le finestre
e l’isolamento alle pareti’
numeri
403, 3
Sono
le parti per
milione di
Co2 presenti
nell’atmosfera
nel 2016
3-5
Sono i milioni
di anni fa in
cui si è
registrato un
dato simile.
Era il Medio
Pliocene: le
temperature
erano più alte
di 2-3 gradi
e il livello del
mare più alto
di 10-20
metri
145%
È l’innalzamento
di Co2
rispetto
all’epoca preindustriale

WWF Il declino degli elefanti

Notizie pubblicate su 31 October 2017 http://www.wwf.it/news/notizie/?35440/Elefanti-in-continuo-declino--Halloween-WWF
Nonostante l’ultimo rapporto CITES (la Convenzione internazionale sulle specie minacciate di estinzione) sullo stato degli elefanti e del commercio di avorio (presentato la scorsa settimana) riveli per il quinto anno consecutivo una leggera flessione dell’incidenza del bracconaggio sugli elefanti in Africa la popolazione di questi pachidermi continua ad essere in declino. Secondo l’IUCN negli ultimi 10 anni la popolazione è diminuita di 111.000 esemplari in tutta l’Africa.
Le cause sono appunto il bracconaggio - che continua a far strage di elefanti - la distruzione dell’habitat e la rapida espansione degli insediamenti e delle attività umane nei territori frequentati dagli elefanti, sia nelle savane sia nelle foreste. Secondo la relazione della CITES sono anche in aumento gli elefanti uccisi illegalmente perché in conflitto con le attività umane, come, ad esempio, l’agricoltura: proprio questo fattore, se non adeguatamente gestito, rischia di diventare determinante per il futuro degli elefanti visto che il continente africano è infatti interessato da un’intesa e rapida crescita demografica (Oggi l’Africa ha raggiunto oltre 1 miliardo e 250 milioni di abitanti e le Nazioni Unite prevedono che nel 2050 nel Continente Nero vi saranno oltre 2,5 miliardi di persone).. Il rapporto della CITES evidenzia anche come rimanga elevatissimo il commercio illegale di avorio, principale causa di bracconaggio agli elefanti: per il sesto anno consecutivo infatti si registrano cifre record rispetto al numero dei sequestri e alla quantità del materiale sequestrato. Secondo la CITES il peso dell’avorio sequestrato nel 2016 è sette volte superiore a quello sequestrato nel 2007.
Proprio l’elefante, insieme all’orango e alla pantera nera è protagonista della campagna speciale di Holloween del WWF dal titolo “Halloween sta arrivando, ma per alcune specie la paura dura più di una notte”, e che ha lo scopo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al tema delle estinzioni.

Elefante. Le recenti ricerche hanno dimostrato che in Africa esistono due specie: l’elefante africano di savana (Loxodonta africana) e l’elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis), entrambe considerate minacciate, sebbene al momento non sia stata riconosciuta formalmente la loro distinzione.
La popolazione africana, nel suo complesso,  è oggi stimata tra 419.000 e 650.000 individui, sebbene negli ultimi anni si sia registrato un declino in molti degli stati africani, in particolare in Africa centrale. Basta pensare che negli anni ‘70 erano oltre un milione e trecentomila.
Orango. Gli oranghi abitano le foreste del Borneo e di Sumatra, territori dai quali prendono il nome le due diverse specie esistenti: orango del Borneo (Pongo pygmaeus) che costituisce circa il 90% della popolazione e orango di Sumatra (Pongo abelii) il restante 10%. Ad oggi la popolazione degli oranghi di Sumatra è stimata intorno ai 14.000 individui distribuiti in un’area di circa 17,797 chilometri quadrati, mentre la popolazione degli oranghi del Borneo è di circa 55.000 individui che abitano in un’area di circa 82,000 km2.
Per l’orango la foresta è di vitale importanza. Trascorre, infatti, la maggior parte del tempo sugli alberi dove si nutre, dorme e si riproduce. Solo il maschio scende occasionalmente a terra.
Le foreste in cui vive l’orango vengono distrutte a ritmi sempre maggiori e il taglio degli alberi, molto spesso illegale, è alimentato dalla crescente richiesta di legnami pregiati tropicali e per la richiesta di terreni da convertire all’agricoltura e alla produzione di polpa di carta.
Giaguaro, Pantera nera. Il giaguaro è ancora oggi minacciato dal bracconaggio e dalla distruzione del suo habitat, le foreste del centro e sud America, tra cui la grande e meravigliosa foresta amazzonica.  L’Amazzonia ha infatti già perso quasi il 20% della sua estensione a causa delle attività umane tra cui l’agricoltura, l’allevamento del bestiame e l’estrazione di minerali, tra cui l’oro. Sia il leopardo o pantera, diffuso in diverse aree dell’Africa e dell’Asia, sia il giaguaro sono specie minacciate e presenti nella Lista Rossa dell’IUCN, il più autorevole documento internazionale sulle specie minacciate di estinzione. 

WWF Consumo di suolo, lettera aperta al Premier e ai ministri

http://www.wwf.it/news/notizie/?35420/Consumo-di-suolo-lettera-aperta-delle-associazioni
Notizie pubblicate su 31 October 2017
Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai ministri competenti  da parte dei Presidenti di Coldiretti, FAI-Fondo Ambiente Italiano, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food, Touring Club Italiano e WWF Italia
 
Salutiamo con favore e speranza la piena consapevolezza, emersa in occasione degli Stati Generali del Paesaggio (del 25 e 26 ottobre scorsi), nelle dichiarazioni pubbliche del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro Dario Franceschini che il nostro Paese non può continuare a limitarsi a registrare un preoccupante e persistente consumo del suolo senza dotarsi di uno strumento normativo che eviti nuovi sfregi al territorio italiano.
Questa consapevolezza deve tramutarsi ora in un’assunzione di responsabilità da parte del Governo nel concordare un’azione con il Parlamento per fare in modo che il disegno di legge sul «Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato», ora all’esame del Senato, diventi legge prima della fine della legislatura.
In termini assoluti il consumo di suolo in Italia ha già intaccato dal secondo dopoguerra a oggi circa 21.000 chilometri quadrati del nostro territorio, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013 e continua ad avanzare al ritmo di 30 ettari al giorno: occorre agire adesso!
Il disegno di legge sul consumo del suolo, ricordiamo, derivava da una prima iniziativa governativa, a fine del 2012 – nella passata legislatura - ed è stato integrato e riproposto in questa legislatura con una plurima paternità governativa. Malgrado ciò è rimasto fermo a Montecitorio per ben 3 anni e 3 mesi. E ora (fine ottobre) è da 518 giorni all’esame del Senato. Il disegno di legge è, dunque, nelle mani del Parlamento da 4 anni e 7 mesi.
Ora sono in discussione nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura riunite del Senato delle importanti modifiche migliorative che se accolte: permetteranno al Paese di dotarsi di una legge che riconosce il suolo quale bene comune e risorsa limitata; consentiranno di indirizzare le trasformazioni sulla rigenerazione urbana invece che sul consumo di suoli agricoli o verdi; porranno un limite al consumo del suolo; renderanno obbligatorio ilcensimento degli edifici e delle aree libere.
Riteniamo che sia indispensabile dotare il Paese di una norma innovativa ed efficace sul consumo di suolo. Ma questo presuppone che nel patto tra Governo e due rami del Parlamento sui disegni di legge da approvare a fine legislatura ci sia anche il ddl sul «Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato» che, dopo le modifiche del Senato, deve essere approvato senza modifiche dalla Camera dei Deputati.
La finestra temporale è stretta perché sta già iniziando la sessione di Bilancio 2018 al Senato ed entro la prossima primavera le Camere verranno sciolte per andare alle elezioni nazionali. C’è poco tempo ma se ci sono l’impegno e la convinzione del Governo e dei due rami del Parlamento, esistono numerosi precedenti che ci dimostrano come ciò sia possibile. Facciamo che sia possibile, chiediamo alle istituzioni di essere coerenti perché alle parole seguano i fatti.
 
Roberto Moncalvo, Presidente Coldiretti
Andrea Carandini, Presidente FAI - Fondo Ambiente Italiano
Silvia Viviani, Presidente INU- Istituto Nazionale di Urbanistica
Rossella Muroni, Presidente Legambiente
Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU
Gaetano Pascale, Presidente Slow Food
Franco Iseppi, Presidente Touring Club Italiano
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia

Incendi in Piemonte, WWF: "E' emergenza nazionale"

Notizie pubblicate su 30 October 2017

Indispensabili interventi strutturali per affrontare il rischio incendio legato ai cambiamenti climatici


Le parole del ministro dell’Interno Marco Minniti sulle “presumibili attività di carattere doloso” rispetto agli incendi che stanno devastando il Piemonte dimostrano che quella degli incendi è un’emergenza nazionale che va ben oltre il periodo estivo e che è fortemente collegata a comportamenti criminali: un’emergenza che va combattuta con forza utilizzando tutte le risorse a disposizione, compresa l’attività d’intelligence.
Il WWF ritiene necessario un intervento deciso e rapido della magistratura affinché ci siano pene esemplari per i criminali che hanno appiccato il fuoco mandando in cenere un bene che appartiene a tutti i cittadini; chiede che ci sia l’intervento delle Prefetture quando i comuni non sono in grado di fare il catasto delle zone attraversate dal fuoco per fare in modo, come prevede la legge quadro sugli incendi, che si impediscano per 10 anni le nuove edificazioni, la caccia e il pascolo.
L’attività criminale degli incendiari ha trovato un terreno fertile grazie alla fortissima siccità che stringe in una morsa insieme ad altre zone d’Italia anche il Piemonte. Gli scenari degli impatti del cambiamento climatico nel Mediterraneo avevano previsto i lunghi periodi di siccità ma il cambiamento climatico contribuisce a dilatare nel tempo il fenomeno e renderlo più intenso. Occorre, quindi, assumere provvedimenti strutturali preventivi per affrontare il rischio non in modo emergenziale, ma sistemico: intervenire quindi per gestire in modo efficiente l’acqua, a cominciare dall’equilibrio degli ecosistemi fluviali e la difesa delle falde, per finire al risparmio e all’uso efficiente della risorsa, la riparazione delle perdite nelle condotte, la raccolta delle acque piovane. Come già visto a settembre, gli incendi aumentano anche i rischi legati alle alluvioni: la minore copertura forestale, infatti, abbrevia il tempo che la pioggia impiega a giungere ai fiumi; questo, sommato all’aridità, alla conseguente impermeabilizzazione dei terreni e alle forti precipitazioni concentrate (flash floods) connesse anch’esse al cambiamento climatico, aumenta i rischi di alluvioni.
Tra la valle dell’Orco e la Valchiusella, a ridosso del Parco Nazionale del Gran Paradiso, sta bruciando un’importantissima area boschiva, un corridoio ecologico per molte specie animali come gli ungulati che stanno fuggendo dalle aree in fiamme. Il WWF nel 2006 ha individuato 24 aree Prioritarie per la Biodiversità delle Alpi, e tra queste l’area “Alpi Cozie-Gran Paradiso-Queyras-Massif de Pelvoux- Massif de la Vanoise”, a cavallo tra Italia e Francia nella quale rientra la zona che sta andando a fuoco. L’importanza dell’ampia Area Prioritaria per la biodiversità alpina è data, oltre che dalla presenza del Parco Nazionale del Gran Paradiso, anche dal “Parc national des Ecrins” e dal Parc national de la Vanoise” e la Valle dell’Orco e la Valchiusella costituiscono importanti trait d’union tra la montagna e la pianura, ma anche una vitale fascia di cuscinetto con la più antropizzata pianura piemontese. Un incendio di vaste proporzioni che si ripete spesso nel tempo è uno degli eventi più devastanti per la biodiversità e agisce come fattore determinante sugli ecosistemi già sottoposti a forti stress ambientali come la siccità, l’urbanizzazione, l’erosione del suolo.
L’estate degli incendi insieme a questo autunno di fuoco dimostrano che è sempre più urgente un controllo capillare del territorio con l’aggiornamento immediato del catasto degli incendi, previsto dalla legge quadro in materia di prevenzione e lotta agli incendi boschivi n. 353/2000. È ovvio che la priorità deve essere quella di mettere al sicuro i centri abitati e di salvare le vita di chi è in pericolo ma non possiamo non pensare alla strage di animali che si sta compiendo in queste ore. È stato calcolato che un incendio distruttivo in un ettaro può causare la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5 milioni di insetti. Ed effetti indiretti, anch’essi causa di aumento della mortalità, come gli spostamenti della fauna superstite verso altre aree, con conseguenti fenomeni di sovraffollamento, di sfruttamento intensivo delle risorse   e di una accentuazione della competizione alimentare e per gli spazi. Per questa ragione è necessario che si proceda con la sospensione della caccia quale misura indispensabile - come certificato dagli studi dell’ISPRA - per dar modo alla fauna selvatica già sottoposta allo stress del caldo e della siccità estiva prima e degli incendi poi di non dover fare i conti anche con le doppiette. http://www.wwf.it/news/notizie/?35401/Incendi-in-Piemonte-WWF-E-emergenza-nazionale

Pfas, attivisti bloccano i cancelli della Miteni: ''L'azienda venga sequestrata''

https://video.repubblica.it/cronaca/pfas-attivisti-bloccano-i-cancelli-della-miteni--l-azienda-venga-sequestrata/288480/289089?ref=RHRS-BH-I0-C6-P23-S1.6-T1

Pfas, attivisti bloccano i cancelli della Miteni: ''L'azienda venga sequestrata''
Gli 'animali arrabbiati' delle Climate Defense Units bloccano i cancelli della Miteni, fabbrica di Trissino in provincia di Vicenza, accusata di essere la responsabile dell'inquinamento da Pfas nelle acque venete. Sulla pagina facebook globalproject.info gli attivisti pubblicano i video della manifestazione. Per bloccare il sit-in è intervenuto il reparto mobile della Polizia che ha sgomberato il presidio di fronte all'azienda
Gli 'animali arrabbiati' delle Climate Defense Units bloccano i cancelli della Miteni,…
VIDEO.REPUBBLICA.IT

Gli 'animali arrabbiati' delle Climate Defense Units bloccano i cancelli della Miteni, fabbrica di Trissino in provincia di Vicenza, accusata di essere la responsabile dell'inquinamento da Pfas nelle acque venete. Sulla pagina facebook globalproject.info gli attivisti pubblicano i video della manifestazione. Per bloccare il sit-in è intervenuto il reparto mobile della Polizia che ha sgomberato il presidio di fronte all'azienda

Il pit-stop dei pellicani in Israele: il governo li sfama durante la migrazione

https://video.repubblica.it/natura/il-pit-stop-dei-pellicani-in-israele-il-governo-li-sfama-durante-la-migrazione/288455/289064?ref=RHRD-BS-I0-C6-P1-S7.6-T1


Migliaia di pellicani hanno fatto tappa nella riserva di Mishmar HaSharon, a Tel Aviv, in Israele. In questo periodo dell'anno gli uccelli, durante la loro migrazione verso l'Africa, si fermano per qualche settimana all'interno della riserva israeliana dove trovano cibo e un po' di riposo. I pellicani vengono sfamati dai contadini e dai pescatori locali, che su sovvenzione del Ministero dell'Agricoltura, scaricano tonnellate di pesce sulla spiaggia per evitare che i pennuti rechino danni alla fauna marina locale
Il pit-stop dei pellicani in Israele: il governo li sfama durante la migrazione
Migliaia di pellicani hanno fatto tappa nella riserva di Mishmar HaSharon, a Tel Aviv, in Israele. In questo periodo dell'anno gli uccelli, durante la loro migrazione verso l'Africa, si fermano per qualche settimana all'interno della riserva israeliana dove trovano cibo e un po' di riposo. I pellicani vengono sfamati dai contadini e dai pescatori locali, che su sovvenzione del Ministero dell'Agricoltura, scaricano tonnellate di pesce sulla spiaggia per evitare che i pennuti rechino danni alla fauna marina locale

Migliaia di pellicani hanno fatto tappa nella riserva di Mishmar HaSharon, a Tel Aviv,…
VIDEO.REPUBBLICA.IT

Cina, è l'ora della nanna: i baby panda tentano la fuga

Cina, è l'ora della nanna: i baby panda tentano la fuga
Non ne vogliono proprio sapere di andare a dormire i sette baby panda del China Conservation and Research Center for the Giant Panda, nel Sichuan. Per tenerli separati prima della nanna, i custodi del centro li 'parcheggiano' momentaneamente ognuno nel proprio scatolone. Ma i cuccioli si danno da fare per arrampicarsi e fuggire chissà dove. E qualcuno, alla fine, ci riesce
Non ne vogliono proprio sapere di andare a dormire i sette baby panda del China…
VIDEO.REPUBBLICA.IT
https://video.repubblica.it/natura/cina-e-l-ora-della-nanna-i-baby-panda-tentano-la-fuga/288452/289061?ref=RHPPBT-BS-I0-C4-P6-S1.4-T1


Non ne vogliono proprio sapere di andare a dormire i sette baby panda del China Conservation and Research Center for the Giant Panda, nel Sichuan. Per tenerli separati prima della nanna, i custodi del centro li 'parcheggiano' momentaneamente ognuno nel proprio scatolone. Ma i cuccioli si danno da fare per arrampicarsi e fuggire chissà dove. E qualcuno, alla fine, ci riesce

Corea del Nord, crolla tunnel in sito nucleare: "Circa 200 morti" L'incidente è avvenuto il 10 ottobre, durante i lavori per l'apertura di una nuova galleria. Timori per un'eventuale fuga radioattiva

i siti nucleari sono tutti sicuri, nessuno escluso. State sereni. PECHINO - Un tunnel del sito nucleare di Punggye-ri, in Corea del Nord, è crollato lo scorso 10 ottobre, causando la morte di circa 200 persone. Lo riporta l'agenzia sudcoreana Yonhap, secondo cui l'incidente sarebbe avvenuto durante i lavori di scavo di un'altra galleria. La notizia riaccende i timori sulla fuga di pesante radioattività.
Punggye-ri è il sito nucleare dal quale si effettuano spesso i test volut...
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L'incidente è avvenuto il 10 ottobre, durante i lavori per l'apertura di una nuova…
REPUBBLICA.IT
http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/31/news/corea_nord_crollo_tunnel_sito_nucleare-179846321/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P12-S1.6-T1
PECHINO - Un tunnel del sito nucleare di Punggye-ri, in Corea del Nord, è crollato lo scorso 10 ottobre, causando la morte di circa 200 persone. Lo riporta l'agenzia sudcoreana Yonhap, secondo cui l'incidente sarebbe avvenuto durante i lavori di scavo di un'altra galleria. La notizia riaccende i timori sulla fuga di pesante radioattività.

Punggye-ri è il sito nucleare dal quale si effettuano spesso i test voluti da Kim Jong-un per verificare la potenza del proprio arsenale. Anche il test del 3 settembre, il sesto voluto da Kim, il primo da quando Donald Trump è presidente, è stato fatto qui. Secondo la tv giapponese Asahi l'incidente è stato provocato dall'indebolimento del terreno circostante: dopo l'esplosione è stata registrata una prima scossa di terremoto di 6.3 sulla scala Richter, e nei giorni successivi ne sono state avvertite altre meno intense.

Corea del Nord, la notizia in tv del tunnel crollato nel sito nucleare

Secondo la Yonhap invece, i crolli - al primo ne è seguito un altro, durante le operazioni di soccorso - sono stati causati dai lavori di ampliamento del sito. I nordcoreani starebbero realizzando nuovi tunnel sotterranei per spostare di qualche chilometro il luogo dei test, ma la struttura sarebbe stata indebolita dalle esplosioni nucleari e non avrebbe sopportato i nuovi scavi. Il responsabile della Korea meteorological administration, l'agenzia che sovrintende anche sui terremoti, ha detto ieri in un'audizione parlamentare a Seul che un'ulteriore  esplosione avrebbe potuto far crollare la montagna e causare il rilascio di materiale radioattivo.

Il 10 novembre a Roma ci sarà un vertice sul disarmo nucleare voluto da papa Francesco. Il Vaticano ha invitato undici premi Nobel per la pace, i vertici dell'Onu e della Nato, e i principali attori coinvolti nella crisi della penisola coreana: Usa, Russia e Corea del sud invieranno i propri ambasciatori. I due giorni d'incontri saranno un'occasione per il pontefice per richiamare l'attenzione sul pericolo di una possibile guerra nucleare.

Anche il presidente americano nei prossimi giorni presterà particolare attenzione al continente asiatico. Dopo le provocazioni degli ultimi mesi con Kim Jong un, Donald Trump farà visità a Giappone, Corea del sud, Cina, FiIlippine e Vietnam. Il viaggio servirà a rassicurare gli alleati a Tokyo e Seul sull'impegno stabile degli Usa nella regione per garantire la sicurezza dei Paesi amici. Ma anche a ottenere da Pechino uno sforzo maggiore nella risoluzione della crisi delle Coree: secondo Trump, la Cina non sta facendo abbastanza per dissuadere Pyongyang dallo sviluppo del nucleare. Il presidente Usa parteciperà poi a diversi incontri multilaterali per rafforzare i legami economici e la cooperazione commerciale nel sud est asiatico.

Latina un capoluogo sempre meno ecosostenibile. Ex Salid variante bocciata. Di Giorgi chiede gli arretrati e Coletta paga


Nessun testo alternativo automatico disponibile.

https://www.facebook.com/latinaoggieditoriale/photos/pb.136411303231673.-2207520000.1509512554./811862562353207/?type=3&theater
http://www.latinaoggi.eu/?refresh_ce

Il centro urbano è libero dagli storni, il piano del Comune ha funzionato Latina - Efficaci gli interventi di allontanamento con i falchi addestrati da Emilio Maltalenti

http://www.latinaoggi.eu/news/attualita/58017/il-centro-urbano-a-libero-dagli-storni-il-piano-del-comune-ha-funzionato

Il centro urbano è libero dagli storni, il piano del Comune ha funzionato

Il centro urbano è libero dagli storni, il piano del Comune ha funzionato

Latina - Efficaci gli interventi di allontanamento con i falchi addestrati da Emilio Maltalenti
 

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L’indagine sui mandanti delle stragi punta all’intermediario che doveva portare a Berlusconi il messaggio del boss intercettato

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Disastro Rai
Orfeo fa scappare Gabanelli (dopo averla emarginata)
Finita l’autosospensione – La giornalista si dimette: era ferma da mesi in attesa che fosse creata la testata web della tv di Stato

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B. l’impresentabile: “I pm vogliono far vincere i grillini”
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Nata a Silema, Malta, il 26 agosto 1964, Daphne Caruana Galizia inizia a lavorare come giornalista nel 1987. All’inizio degli anni 90 scrive per il Sunday Times e collabora con The Malta Independent, ancora nel suo Paese. Nel 2008 apre il blog Running Commentary, che si specializza nel giornalismo di inchiesta e diventa uno dei […]

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Con una bella esposizione, il Grand Palais esalta la genialità del pittore: presenti oltre 230 opere tra dipinti, ceramiche, sculture, oggetti, incisioni, disegni e testi

di Chiara Pasetti
Storie – La violenza domestica nascosta
Una vicenda di fantasia e un finale (pur)troppo reale
​”La verità è questa. Abbiamo litigato pesantemente, ci siamo strattonati, io mi sono stancata, volevo andare via da quella casa per portare fuori i figli. Non volevo assistessero ancora ad altre urla”. Una non verità, una bugia che Sofia racconta al comandante, che deve prenderla per buona. È la storia di Una vita spezzata scritto […]

di Elisabetta Reguitti di  | 1 novembre 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/01/in-edicola-sul-fatto-quotidiano-del-1-novembre/3949684/

Difesa, aumentano (ancora) le spese militari. Per i nuovi armamenti il 15% in più: da 5,3 a 6,1 miliardi

I dati degli allegati tecnici al disegno di legge di bilancio 2018, analizzati dall’Osservatorio MIL€X mostrano che le spese per le forze armate continuano a crescere. Budget del Ministero della Difesa a +3,4%: da 20,3 a 21 miliardi. Se si aggiunge la dotazione degli altri dicasteri, l'intera spesa arriva all'1,42% del Pil previsionale
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/31/difesa-aumentano-ancora-le-spese-militari-per-i-nuovi-armamenti-il-15-in-piu-da-53-a-61-miliardi/3948599/
diminuisce per le scuole, la sanità, la difesa del patrimonio pubblico, messa in sicurezza delle strade, la bonifica, l'ambiente, ma per gli armamenti aumenta sempre... I dati degli allegati tecnici al disegno di legge di bilancio 2018, analizzati dall’Osservatorio MIL€X mostrano che le spese per le forze armate continuano a crescere. Budget del Ministero della Difesa a +3,4%: da 20,3 a 21 miliardi. Se si aggiunge la dotazione degli altri dicasteri, l'intera spesa arriva all'1,42% del Pil previsionale