tratto da https://ambientenonsolo.com/incendi-boschivi-lue-rafforza-prevenzione-e-preparazione-il-rischio-non-riguarda-piu-solo-alcuni-paesi/
dall'articolo di Marco Talluri: "La raccomandazione non è giuridicamente vincolante, ma indica agli Stati membri una cornice comune di intervento lungo tutto il ciclo di gestione del rischio: prevenzione, preparazione, risposta all’emergenza e recupero post-incendio. Il messaggio politico è chiaro: gli incendi non possono più essere trattati come emergenze stagionali o locali, ma come una componente strutturale della crisi climatica e della gestione del territorio europeo.
Secondo il Consiglio, l’aumento del rischio è legato a più fattori: cambiamenti climatici, abbandono o trasformazione delle pratiche di gestione del territorio, accumulo di biomassa combustibile, pressione antropica e maggiore frequenza di condizioni meteorologiche estreme. In questo quadro, la prevenzione diventa centrale quanto l’intervento dei mezzi antincendio.
La raccomandazione invita quindi i Paesi europei a rafforzare la gestione sostenibile di foreste, aree rurali e paesaggi, riducendo la vulnerabilità dei territori più esposti. Non si tratta solo di intervenire dopo l’innesco di un incendio, ma di costruire territori meno infiammabili: manutenzione del mosaico agro-forestale, pianificazione dell’uso del suolo, tutela degli ecosistemi, coinvolgimento di agricoltori, proprietari forestali, comunità locali e autorità pubbliche.
Un secondo pilastro riguarda la preparazione. Il Consiglio chiede agli Stati membri di utilizzare meglio dati, mappe di rischio, sistemi di allerta precoce e valutazioni scientifiche, integrando queste informazioni nei piani di protezione civile e nelle politiche di adattamento climatico. La Commissione europea aveva già indicato, nella comunicazione del 25 marzo 2026 sulla gestione integrata del rischio incendi, la necessità di passare da un approccio prevalentemente reattivo a una strategia più preventiva, coordinata e basata sulle evidenze.
La dimensione transfrontaliera è un altro elemento decisivo. Gli incendi possono propagarsi oltre i confini nazionali, ma anche produrre effetti a distanza attraverso fumo, inquinamento atmosferico, perdita di biodiversità, danni economici e pressione sui sistemi di protezione civile. Per questo la raccomandazione insiste su cooperazione tra Stati membri, interoperabilità dei mezzi di risposta, scambio di competenze e collaborazione con partner internazionali.
Il rafforzamento della consapevolezza pubblica è indicato come parte integrante della strategia. Informare i cittadini sui comportamenti a rischio, coinvolgere le comunità locali nella prevenzione e migliorare la cultura del rischio sono strumenti fondamentali per ridurre gli incendi causati da attività umane e per proteggere le persone nelle aree più esposte.
Il testo richiama inoltre l’importanza del recupero dopo gli incendi: ricostruire non significa semplicemente ripristinare ciò che è andato distrutto, ma aumentare la resilienza dei territori. Questo comporta interventi su suoli, ecosistemi, infrastrutture, economie locali e comunità colpite, evitando che la ricostruzione riproduca le stesse fragilità preesistenti.
“La devastante stagione degli incendi che l’Europa ha vissuto negli ultimi anni ha mostrato che il rischio incendi non è più una sfida per pochi Paesi, ma una sfida europea”, ha dichiarato Constantinos Ioannou, ministro dell’Interno della Repubblica di Cipro. “Investire oggi in prevenzione e preparazione è essenziale per proteggere domani vite, comunità ed ecosistemi”.
La raccomandazione del Consiglio rappresenta quindi un passaggio politico importante: riconosce che gli incendi boschivi sono sempre più connessi alla crisi climatica e richiedono politiche integrate, fondi stabili, governance multilivello e una gestione del territorio capace di ridurre il rischio prima che l’emergenza esploda. Per i Paesi mediterranei, Italia compresa, il tema è particolarmente rilevante, ma l’esperienza degli ultimi anni mostra che il rischio si sta estendendo anche ad aree europee un tempo considerate meno vulnerabili.
La sfida ora passa all’attuazione nazionale. Gli Stati membri sono invitati ad adattare le misure ai propri profili di rischio, ai sistemi di governance e alle condizioni territoriali. La raccomandazione non impone obblighi, ma fissa una direzione: prevenire costa meno che inseguire l’emergenza, e la protezione di foreste, paesaggi, comunità e biodiversità richiede una strategia europea di lungo periodo."
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