tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/05/la-sfida-del-wwf-oggi-e-il-clima-ma-sulla-tutela-della-natura-stiamo-facendo-passi-indietro-il-ddl-caccia-allucinante/8439618/
dall'articolo di Elisabetta Ambrosi: "Come siamo passati dal tema chiave della conservazione della fauna selvatica a quello della crisi climatica? Lanciando, ad esempio, una campagna che si chiama ‘Il Panda siamo noi’, che spiega che, se oggi il panda sta molto meglio rispetto a sessant’anni fa, siamo noi a essere in pericolo a causa del mutamento climatico e della cecità con cui (non) stiamo rispondendo. Facciamo troppo poco per contrastarlo e per fermare le fonti fossili”. Luciano Di Tizio, giornalista e naturalista, è presidente del WWF Italia. Nel giorno in cui l’associazione, fondata da Fulco Pratesi, compie sessant’anni di vita, racconta come al tema della conservazione della biodiversità si sia aggiunto e affiancato un attivismo radicale sul fronte climatico. “Siamo ancora indietro nel contrasto al riscaldamento globale”, dice. “E, per certi versi, persino su questioni che pensavamo risolte, basti vedere il Ddl caccia del governo”.
Come stava l’ambientalismo negli anni Sessanta?
In realtà non c’era proprio, è stato inventato allora, perché avevamo una situazione molto diversa e, per certi punti di vista, peggiore, non sul piano climatico ma su quello degli atteggiamenti e dei comportamenti. L’Italia era un Paese in pieno boom economico, segnato da una rapida industrializzazione e da un diffuso consumo di suolo. La caccia era aperta per molti mesi in più, i lupi potevano essere cacciati sempre, c’era una strage a tutti gli effetti. Il WWF è stato fondamentale nel cambiare questo atteggiamento, ad esempio passando dall’immagine del lupo cattivo a quella di specie in pericolo, così come sono state fondamentali le campagne contro i pesticidi e la distruzione degli habitat."
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