tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/07/12/carbon-credit-laffareoro-di-lavitola-da-13-mld-e-il-10-del-factotum-intermediario-camerunense/8446259/
dall'articolo di Leo Amato: "Eppure l’ex faccendiere continua a difendere a spada tratta il suo imponente “factotum”, già guardia del corpo del discusso cantante neomelodico Tony Colombo e della tiktoker Rita De Crescenzo (“Lui è mio figlio. Se è stato lui allora stato io”). O forse sogna ancora di riprendersi ricchezze e prosperità perdute sul finire dell’epoca d’oro del berlusconismo. Dopo le inchieste, la rocambolesca fuga a Panama del 2011, e il successivo ingresso nel carcere di Secondigliano.
A proteggerlo dai rischi di questa sua nuova avventura imprenditoriale, fino alla notizia delle accuse dell’Antimafia, c’era proprio Ranucci, oltre al socio-bodyguard Clesio. Ma a chi gli chiede conto anche di questo Lavitola assicura che quello del conduttore di Report è stato un aiuto “del tutto disinteressato”. Un aiuto fondamentale per molti aspetti, dal momento che in passato Ranucci si era occupato a livello giornalistico dell’affare “carbon credit”, e delle sue derivazioni criminali. Eppure ispirato soltanto dall’istinto di protezione per un “amico fraterno”. Checché ne possano pensare maliziosi e malandrini alla continua ricerca di facili ricchezze e polli da spennare.
D’altro canto la bomba piazzata a ottobre dell’anno scorso all’ingresso dell’abitazione di Pomezia di Ranucci ha dimostrato, in qualche modo, proprio questo: se persino uno dei più importanti giornalisti italiani, sotto scorta da anni, può essere colpito, figurarsi Lavitola.
Nel frattempo prosegue il lavoro degli investigatori che stanno scandagliando le memorie di telefoni e pc, e alcuni manoscritti sequestrati per chiarire movente e ruolo dell’ex faccendiere e del suo “factotum”.
All’Ansa uno degli investigatori riferisce un certo ottimismo. “Qualcosa potrebbe saltare fuori”. Ci contano."
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