lunedì 13 luglio 2026

Caldo estremo: perché parlare solo di adattamento non basta Elisabetta Ambrosi Elisabetta. Giornalista e scrittrice. I Piani Caldo dei Comuni sono pensati solo così: discutiamo di come proteggerci, proteggere i bambini e gli anziani. Ma mai, ad esempio, di come ridurre le emissioni in città

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/10/emergenza-caldo-adattamento-mitigazione-emissioni-notizie/8444723/

dall'articolo di Elisabetta Ambrosi: "Al di là degli alberi, però, tutte le altre proposte in campo, compreso il tanto contestato albero bioclimatico, sono soprattutto misure di adattamento. I sistemi di raffrescamento su strada, le vele a coprire le piazze d’estate, i rifugi climatici, la diffusione dell’aria condizionata non agiscono per nulla sul fronte della mitigazione della crisi (anzi, l’aria condizionata purtroppo in senso inverso, visto il massiccio consumo di energia). Ma nessun adattamento è possibile se nel frattempo non si agisce per mitigare e ridurre le emissioni, decarbonizzando la nostra economia. Ho letto, ad esempio, che Eurostar ha ordinato nuovi treni resistenti a temperature fino a 55 gradi. Benissimo, ma se le temperature dovessero aumentare ancora di più, se cioè non sappiamo in quale scenario climatico esattamente ci troviamo, come possiamo adattarci e adattare il sistema produttivo? Potrebbe essere una rincorsa disperata, con la situazione che ci sfugge dalle mani nonostante massicci interventi.
Si parla soprattutto di adattamento perché è più facile e più intuitivo. C’è un’emergenza caldo, discutiamo di come proteggerci, proteggere i bambini e gli anziani. I Piani Caldo dei Comuni sono pensati solo così, come sempre ad esempio nella città in cui vivo: nel senso della protezione dal caldo, ma mai, ad esempio, su come rendere le città, in questo caso sempre Roma, una città con meno emissioni. Nessuno lega il caldo ai due milioni di macchine in strada, alle emissioni prodotte dalle continue grandi opere, alle emissioni prodotte da un turismo di massa incontrollato e che nessuno ha intenzione di ridurre. Ma che senso ha, allora, presentarsi come un’amministrazione che ha cura dei propri cittadini nelle emergenze, se poi non si mettono in campo misure strutturali che agiscono sulla causa del caldo stesso? Certo, non è che una città come Roma riduce il caldo agendo solo sulle proprie emissioni, essendo la crisi globale, ma almeno si dà un messaggio coerente. Da un lato cerchiamo di adattarci, dall’altro proviamo a mitigare, riducendo le nostre emissioni. Invece nessuno dei sindaci, che a turismo e grandi opere non rinuncerebbero mai, fa un discorso simile."
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