martedì 1 settembre 2026

Guerra e clima: l’ecocidio che continua anche dopo la fine dei conflitti

 tratto da https://ambientenonsolo.com/guerra-e-clima-lecocidio-che-continua-anche-dopo-la-fine-dei-conflitti/

dall'articolo di Marco Talluri: "La guerra è anche una questione climatica
Il titolo del volume non è una metafora. Una parte centrale del libro riguarda infatti ciò che le guerre significano per il cambiamento climatico.
Carburanti utilizzati da carri armati, aerei e navi, incendi di foreste e infrastrutture energetiche, distruzione degli edifici e successiva ricostruzione producono enormi quantità di gas serra. Eppure per decenni questa componente è rimasta quasi invisibile nei sistemi internazionali di contabilizzazione delle emissioni.
Divertito ricostruisce anche le origini politiche di questa lacuna, tornando ai negoziati del Protocollo di Kyoto del 1997 e alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti affinché alcune emissioni legate alle attività militari rimanessero fuori dalla contabilità obbligatoria. L’Accordo di Parigi ha successivamente eliminato l’esenzione formale, ma la rendicontazione delle emissioni militari è rimasta in larga misura volontaria.
Una stima elaborata dal Conflict and Environment Observatory insieme a Scientists for Global Responsibility attribuisce al settore militare mondiale circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. Se fosse uno Stato, osserva il libro, sarebbe tra i maggiori emettitori del pianeta.
È una zona d’ombra particolarmente significativa in una fase storica nella quale cresce la spesa militare mondiale.
Contare le emissioni di una guerra mentre si combatte
Uno degli aspetti più interessanti del libro è il racconto delle persone che stanno tentando di colmare questo vuoto.
Tra loro c’è Lennard de Klerk, fondatore dell’iniziativa dedicata alla contabilizzazione dei gas serra prodotti dalla guerra in Ucraina. Il gruppo ha cominciato a misurare le emissioni derivanti dalle attività militari, dagli incendi, dagli spostamenti dei profughi e soprattutto dalla futura ricostruzione.
Già nel 2022 la prima valutazione stimava circa 100 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente generate nei primi mesi del conflitto russo-ucraino. Una delle sorprese più rilevanti era il peso della ricostruzione futura: cemento, acciaio e materiali necessari a ricostruire ciò che era stato distrutto rappresentavano una quota enorme dell’impronta climatica complessiva.
Una metodologia simile è stata applicata alla guerra di Gaza da un gruppo guidato da Benjamin Neimark, docente alla Queen Mary University di Londra. Neimark racconta di avere maturato l’idea durante la COP28 di Dubai, quando si rese conto che, nonostante la conferenza fosse dedicata proprio al clima, quasi nessuno stava discutendo dell’impronta carbonica del conflitto appena iniziato.
È uno dei messaggi più forti di Guerra e clima: se vogliamo conoscere davvero le cause della crisi climatica dobbiamo smettere di considerare gli apparati militari e i conflitti come un universo separato dal resto dell’economia.
Dalle immagini satellitari alla mappa dell’ecocidio
Misurare significa anche produrre prove.
Il volume racconta il lavoro del Conflict and Environment Observatory (CEOBS) e di Doug Weir, che negli ultimi anni hanno sviluppato strumenti capaci di individuare e classificare gli incidenti ambientali nelle aree di guerra attraverso immagini satellitari, fonti aperte, video, testimonianze e geolocalizzazione.
Da questo lavoro è nato WISEN, Wartime Incidents to Environment Database, un sistema che permette di mappare gli attacchi a raffinerie, industrie chimiche, centrali, depositi, infrastrutture idriche e altri obiettivi potenzialmente capaci di produrre contaminazioni.
Non si tratta soltanto di costruire un archivio. Il passaggio decisivo è trasformare le informazioni in evidenze utilizzabili anche in sede giudiziaria.
Ed è qui che il libro passa dai numeri alla giustizia.
L’ecocidio può diventare il quinto crimine internazionale?
La terza parte del volume è dedicata espressamente a ecocidio, diritto e giustizia ambientale. Il termine, nato durante la guerra del Vietnam per descrivere la distruzione intenzionale degli ecosistemi provocata dall’uso di defolianti come l’Agent Orange, è progressivamente entrato nel dibattito internazionale.
L’obiettivo sostenuto da un crescente movimento internazionale è farne il cosiddetto “quinto crimine” dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, accanto a genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione.
Il libro guarda con particolare attenzione all’Ucraina, uno dei primi Paesi ad avere iniziato a documentare sistematicamente i danni ambientali mentre il conflitto è ancora in corso. La Procura specializzata per l’ambiente ha aperto procedimenti nei quali compare esplicitamente l’accusa di ecocidio.
Uno riguarda, ad esempio, il bombardamento dell’Istituto di fisica e tecnologia di Kharkiv; un altro la distruzione della diga della centrale idroelettrica di Oskil, che avrebbe provocato la perdita di oltre 370 milioni di metri cubi d’acqua e pesanti danni agli ecosistemi circostanti.
La questione giuridica diventa allora anche politica: quanto vale un fiume distrutto? Quanto vale un ettaro di terra contaminata per secoli? Chi deve pagare per il carbonio prodotto da una guerra?"
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ROCCAGORGA, LE FIAMME BRUCIANO LE MONTAGNE: “SIETE CRIMINALI”

 tratto da https://latinatu.it/roccagorga-le-fiamme-bruciano-le-montagne-siete-criminali/

ROCCAGORGA, LE FIAMME BRUCIANO LE MONTAGNE: “SIETE CRIMINALI”

  
 

“Guardare le nostre montagne bruciare toglie il respiro, stringe il cuore in una morsa di dolore e rabbia”, lo dichiara in una

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MORIA DI MITILI NEL GOLFO DI GAETA: IL CONSORZIO CHIEDE ACCERTAMENTI URGENTI E LO STATO DI EMERGENZA

 tratto da https://latinatu.it/moria-di-mitili-nel-golfo-di-gaeta-il-consorzio-chiede-accertamenti-urgenti-e-lo-stato-di-emergenza/

MORIA DI MITILI NEL GOLFO DI GAETA: IL CONSORZIO CHIEDE ACCERTAMENTI URGENTI E LO STATO DI EMERGENZA

  
 

Il Consorzio Molluschicoltura Golfo di Gaeta, che raggruppa i mitilicoltori concessionari insediati nella rada di Gaeta, intende porre all’attenzione delle istituzioni la

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anche il 31 agosto, per il quarto giorno consecutivo i valori delle polveri sottili PM 10, della centralina di Gaeta dell'Arpa Lazio, superano quelli di legge con 51 PM 10, è il sesto superamento nel 2026. La media annuale è di 24 PM 10. La media annuale delle altre centraline è di 22 PM 10 per le centraline di Latina Scalo e di viale De Chirico a Latina, di 20 PM 10 ad Aprilia e in via Tasso a Latina, tutte al di sopra della media consigliata da OMS di 15 µg/m³ PM 10

 tratto da https://www.arpalazio.net/main/aria/sci/annoincorso/rpgg/LT/2026/20260831LT.pdf



ARPA LAZIO - LATINA Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio Dati di QUALITA' ARIA 31/08/2026 Dalle ore 01 Alle ore 24 D.Lgs 13/08/10 n.155 (Soglia Informazione) D.Lgs 13/08/10 n.155 Soglia Allarme D.Lgs 13/08/10 n.155 Limite + Tolleranza n. max sup. Consentiti O3 ug/m3 293K Cmax Oraria 180 240 NO2 ug/m3 293K Cmax Oraria 200 NO2 ug/m3 293K Num ore sup anno 200 PM10 ug/m3 Cmed 24 h 50 50 PM10 ug/m3 Num giorni sup anno ug/m3 293K BENZENE Media M. Annua § 5 PM2.5 ug/m3 Media M. Annua § 25 18 35 LT-V.Tasso 127 ore: 13 33 ore: 07 0 23 2 Aprilia 2 19 ore: 05 0 21 2 Latina Scalo 38 12 ore: 05 0 25 5 061 Gaeta Porto 79 ore: 15 21 ore: 08 0 51 * 6 063 LT- Viale de Chirico 0,8 40 12


il fatto quotidiano in edicola. Il petrolio è a 90 dollari, ma noi paghiamo la benzina come se fosse a 200:è la speculazione delle raffinerie, che guadagnano più delle grandi compagnie. I“PICCIOLI” DI FAMIGLIA Graviano, il legale attacca: “Chi teme che dica la verità?” CENSURA- HARAKIRI INTANTO IL DG ROBERTO SERGIO LASCIA L’AZIENDA. Autogol della Rai: tutto Report sta con Ranucci. “PRONTI A SCIOPERARE”LA REDAZIONE SI COMPATTA PER SALVARE IL PROGRAMMA. ZIMBABWE: SIGFRIDO CONFERMATO I soci di Lavitola in fuga dal suo business nei giorni della bomba. POLTRONE Il Parlamento deve eleggere 10 membri laici Csm: Renzi ora vuole Boschi, che punta alla vicepresidenza. In autunno il voto delle Camere sui membri del Consiglio Superiore della Magistraura. In quota Italia Viva c’è l’ex ministra. È il “contentino” di Matteo che non ha seggi da garantire. VINCONO GL’ISCRITTI A FI Palco di Bocelli, sanità&C: in Friuli lavori senza gara. IL CONSULENTE UCRAINO Fedorov a Roma per affari anche in Usa e Francia. SCETTICI ANCHE IN UE Banca del riarmo: l’ideona di Carney non trova capitali. ERA L’ULTIMO GIORNO Morto 42enne mentre porta i pacchi per Brt

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/oggi-in-edicola-del-1-settembre-2026/

 
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Ora Report si ricompatta: “Tutti pronti allo sciopero per salvare il programma”. Lascia anche il dg Sergio

Via agli incontri con l’azienda. La battaglia contro i nuovi conduttori. Sigfrido: “Imprenditori pronti a finanziarci”

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Apprendiamo con un misto di ammirazione e invidia che il 52,8% degli islandesi ha risposto picche al referendum consultivo indetto dal suo governo per riprendere il negoziati sull’ingresso nella Ue. E ha preferito restare com’era: da sola. Ovviamente, di questa grande isola di oltre 100mila kmq (il quadruplo della Sicilia), alla Ue non facevano gola […]

 
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Alert anti-riciclaggio. La Kreston Zimbabwe annullò la collaborazione a fine ottobre 2025 per i precedenti penali dell’ex faccendiere

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Il 2 novembre il gup di Salerno deciderà se mandare a processo il chirurgo Carmine Alfano e altre cinque persone. Fra queste c’è un magistrato onorario, avvocata del foro di Nocera Inferiore e vice procuratore onorario alla Procura di Torre Annunziata, la città dove Alfano correva da sindaco. È imputata di truffa aggravata allo Stato, […]

di Thomas Mackinson

 
 
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L’inviato russo al G20 parla del piano Trump mentre a Bishkek si avvia il vertice Sco

Incontro tra Bessent e l’omologo di Mosca e l’Ue si allarma. Putin vede Modi e Xi, oggi Pezeshkian

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I Måneskin di nuovo uniti: insieme a Sanremo 2027

Mancano ancora sei mesi, ma già circolano indiscrezioni sulla prossima edizione di Sanremo. L’unica certezza per adesso pare essere il ritorno dei Måneskin. Il gruppo infatti non compare unito dal 2024 e dal tour seguito alla pubblicazione dell’album Rush! Da allora le sorti dei Måneskin si erano separate anche per l’inizio della carriera solista di […]

di Fq

 
I Commenti
Elena Basile

Senza multilateralismo preparano solo guerre

di Elena Basile

EJAtlas, la mappa mondiale dei conflitti ambientali supera 4.500 casi

 tratto da https://ambientenonsolo.com/ejatlas-la-mappa-mondiale-dei-conflitti-ambientali-supera-4-500-casi/   immagine tratta da https://it.ejatlas.org/


dall'articolo di Marco Talluri: "I conflitti ambientali presenti in Italia
La sezione italiana raccoglie numerose vicende che hanno segnato e continuano a segnare il Paese. Tra le schede disponibili figurano il polo industriale e la raffineria di Taranto, il petrolchimico di Mantova, le estrazioni petrolifere della Val d’Agri e di Tempa Rossa, il movimento No Tav in Val di Susa, il sistema satellitare MUOS di Niscemi, le cave delle Alpi Apuane, la gestione dell’acqua e il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
Sono presenti anche conflitti meno conosciuti a livello nazionale, ma rilevanti per le comunità locali, come l’espansione delle monocolture di nocciole nella Tuscia, alcune riconversioni energetiche, centri commerciali costruiti in aree sensibili e controversie nate intorno alla gestione pubblica o privata dell’acqua.
La varietà dei casi mostra che la giustizia ambientale non riguarda soltanto le grandi emergenze industriali. Può entrare in gioco ogni volta che i benefici di un’opera vengono distribuiti su una popolazione ampia, mentre i suoi costi ambientali, sanitari o sociali ricadono soprattutto su un quartiere, un piccolo Comune o una categoria di persone.
Una banca dati utile, ma non esaustiva
Gli stessi responsabili di EJAtlas sottolineano che la piattaforma è un progetto in continuo aggiornamento. L’assenza di un territorio o di una controversia dalla mappa non significa che in quel luogo non esistano conflitti ambientali. Può semplicemente indicare che il caso non è stato ancora documentato, verificato o tradotto in una scheda.
Anche per questo i dati non devono essere interpretati come una classifica assoluta dei Paesi più inquinati o conflittuali. EJAtlas costituisce una raccolta collaborativa di casi visibili e documentabili, caratterizzata da una copertura inevitabilmente disomogenea.
La forza dello strumento risiede piuttosto nella possibilità di confrontare vicende lontane, riconoscere dinamiche ricorrenti e mettere in relazione progetti economici, impatti ambientali, disuguaglianze sociali e forme di partecipazione.
I dati dell’Atlante vengono infatti utilizzati per studi comparativi, attività didattiche e analisi sulle condizioni che possono favorire soluzioni più giuste e sostenibili.
Perché questa mappa è importante
EJAtlas rende visibile una dimensione spesso trascurata nelle decisioni pubbliche: gli impatti ambientali non si distribuiscono nello stesso modo tra persone e territori.
Dietro una miniera, una discarica, una raffineria o una grande infrastruttura non ci sono soltanto dati tecnici, autorizzazioni e investimenti. Ci sono comunità che possono subire perdita di salute, accesso ridotto alle risorse naturali, svalutazione del territorio, trasformazioni del paesaggio e limitazioni delle proprie attività economiche e culturali.
Consultare l’Atlante significa quindi osservare la transizione ecologica anche dal punto di vista di chi ne sostiene concretamente i costi. Per le amministrazioni pubbliche rappresenta un invito a migliorare trasparenza, valutazioni preventive, partecipazione e controllo degli impatti. Per cittadini, giornalisti e associazioni è uno strumento utile per collegare le vertenze locali a dinamiche economiche e ambientali di dimensione globale.
La mappa non offre una soluzione automatica ai conflitti. Permette però di comprendere che la sostenibilità di un progetto non può essere misurata soltanto in termini di emissioni, produzione o convenienza economica: deve essere valutata anche sulla base di come rischi, benefici e possibilità decisionali vengono distribuiti tra le persone."
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PROVOCA UN INCENDIO PER BOLLIRE LE CONSERVE DI POMODORO: DENUNCIATO A GAETA

 tratto da 

PROVOCA UN INCENDIO PER BOLLIRE LE CONSERVE DI POMODORO: DENUNCIATO A GAETA

  
 

Nei giorni scorsi, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Latina, nel corso di controlli ambientali in materia di incendi boschivi, a

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Acque marine troppo calde, moria di cozze nel golfo di Gaeta. Incendi sui Monti Lepini fiamme vicino le case, le situazioni più critiche a Roccagorga e Priverno (che in realtà è sui monti Seiani). Il monitoraggio di Open PNRR con le grandi opere in ritardo, pagamenti fermi al 30%.

 tratto da https://www.facebook.com/photo/?fbid=122218370474505239&set=gm.1718939479223999&idorvanity=1173384490446170


anche il 30 agosto non disponibili i dati dell'ozono della centralina dell'Arpa di Latina in via Tasso. Sono soltanto due le centraline che dovrebbero verificare l'ozono in provincia, l'altra è quella di Gaeta che registra il 5. superamento annuale delle polveri sottili con 61 PM 10. mentre quella di Latina in viale De Chirico è al limite con 50 PM 10, intanto la provincia pontina è tornata in provincia di Latina, miracolo della fiera del peperoncino.

tratto da https://www.arpalazio.net/main/aria/sci/annoincorso/rpgg/LT/2026/20260830LT.pdf ARPA LAZIO - LATINA Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio Dati di QUALITA' ARIA 30/08/2026 Dalle ore 01 Alle ore 24 D.Lgs 13/08/10 n.155 (Soglia Informazione) D.Lgs 13/08/10 n.155 Soglia Allarme D.Lgs 13/08/10 n.155 Limite + Tolleranza n. max sup. Consentiti O3 ug/m3 293K Cmax Oraria 180 240 NO2 ug/m3 293K Cmax Oraria 200 NO2 ug/m3 293K Num ore sup anno 200 PM10 ug/m3 Cmed 24 h 50 50 PM10 ug/m3 Num giorni sup anno ug/m3 293K BENZENE Media M. Annua § 5 PM2.5 ug/m3 Media M. Annua § 25 18 35 LT-V.Tasso N.D. 18 ore: 07 0 44 2 Aprilia 2 21 ore: 03 0 41 2 Latina Scalo 27 12 ore: 23 0 36 5 061 Gaeta Porto 85 ore: 12 22 ore: 22 0 61 * 5 063 LT- Viale de Chirico 0,8 35 12 


immagine tratta da 
https://scontent.fcia5-1.fna.fbcdn.net/v/t39.99422-6/790114125_2997136007320255_5176768909129697699_n.png?stp=dst-jpg_tt6&cstp=mx1448x2048&ctp=s1448x2048&_nc_cat=107&ccb=1-7&_nc_sid=127cfc&_nc_ohc=dDLBQdQrF18Q7kNvwHTYFIN&_nc_oc=AdpsI4HphpOJ6-7bMmAnmSTGjdec9F-bDcwz40Ob9sIf39dwaD-xUvwouLnBrtC3p_Q&_nc_zt=14&_nc_ht=scontent.fcia5-1.fna&_nc_gid=Xd8x44QLcA0cagtl8NHDyg&_nc_ss=7b2a8&oh=00_AQK3QOdtwatVUZNJHumKekhovEp1Vu0kE8dmfCtBbmLmng&oe=6A9C2DD2