Dopo l'immobilismo della politica e in attesa dell'approvazione del ddl Concorrenza al Senato, ecco le storie delle aziende che hanno tentato di realizzare sistemi autonomi di raccolta e recupero dei materiali di imballaggio. Come il calvario della Aliplast: "Fare lobby non è il nostro lavoro, siamo e restiamo riciclatori. Ma almeno abbiamo aperto una strada" nuova"
Per rispettare l’obbligo di recuperare gli imballaggi usati, il Testo unico ambientale del 2006 prevede che i produttori possano aderire al Consorzio Conai, istituito dalla legge nel 1997 per dare input a raccolta differenziata e riciclo oppure avviare unsistema autonomo, a patto di gestire i propri contenitori e di coprire tutto il territorio nazionale. Chi ha scelto la seconda opzione, però, si è trovato ad affrontare un percorso a ostacoli, iniziato con gli sforzi per soddisfare questi due requisiti considerati eccessivi dalla stessa Antitrust e continuato spesso in tribunale.
Aliplast: sette anni di calvario
Aliplast, azienda trevigiana che oggi avvia a seconda vita il 10 per cento di tutta la plastica riciclata in Italia, ci ha messo7 anni per vedersi alla fine riconosciuto il diritto di operare con il proprio sistema Pari, attraverso il quale raccoglie e ricicla lepellicole in polietilene utilizzate dalle imprese per imballare bancali di merci. Oggi lavora con grandi nomi come Heineken,Nestlé e Saint Gobin, con una percentuale di riciclo del 60 per cento. “Il sistema Pari ha avuto il via libera nel 2009 dall’Osservatorio nazionale rifiuti, le cui funzioni sono oggi in capo al ministero dell’Ambiente, dopo 18 mesi di istruttoria – racconta Alessandro Stocco, manager di Aliplast – Nel frattempo, però, Conai ha presentato ricorso, accolto dal Tar e confermato dal Consiglio di Stato, i quali hanno ritenuto che i controlli svolti sulla nostra attività non fossero sufficienti. L’iter così è tornato alla fase iniziale e siamo stati autorizzati di nuovo dal ministero solo ad agosto 2014″, racconta Alessandro Stocco, manager di Aliplast. Non finisce qui: “A quel punto, Conai ha presentato un nuovo ricorso contro il provvedimento. Abbiamo fatto ricorso anche noi, perché nel decreto ministerialerimanevano dei vincoli alla nostra attività”. “Purtroppo – ammette Stocco – fare lobby non è il nostro lavoro, siamo e restiamo riciclatori”, ma “grazie all’istruttoria Antitrust il rapporto tra Pari e Conai è giunto ad una piena definizione e questo ha aperto la strada anche per altri sistemi che dovessero nascere in futuro”.
Prs: due anni per un no
Un atteggiamento di terzietà di cui spera di beneficiare anche laPrs, società olandese che in passato ha tentato invano di farsi riconoscere dal ministero il proprio sistema chiuso di noleggio e recupero di pallet in legno per il trasporto merci. “L’azienda ha presentato richiesta di riconoscimento a dicembre 2011 e il ministero dell’Ambiente l’ha rigettata a luglio 2013, dopo ripetuti invii di documentazione e sollecitazioni. Tra le motivazioni del rifiuto, sostenute anche dal parere emesso da Conai, c’era l’idea, sbagliata a nostro avviso, che Prs non sia un produttore di imballaggi perché, pur progettandoli e immettendoli in commercio con il proprio marchio, non li fabbrica materialmente in propri stabilimenti. Perché il ministero, se la pensa così, non ha detto subito che la domanda era inammissibile?”, si chiede l’avvocatoMara Chilosi, che ha poi difeso la società nel ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento del governo.
La sentenza, arrivata l’anno scorso, ha sciolto altri nodi tecnici, ma ha lasciato aperto quest’ultimo punto: “Se Prs anziché nel 2011 avesse presentato la domanda oggi, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Per questo stiamo valutando se presentare una nuova richiesta di riconoscimento. Ci amareggia che ci debbano essere sempre dei pionieri che sopportano il peso dei cambiamenti sulle loro spalle: questa società opera in tutta Europa con il suo sistema di pallet pooling el’Italia è l’unico Paese in cui ha problemi”.
Primi passi
L’articolo 37 del ddl concorrenza già approvato alla Camera eora in discussione in commissione Industria al Senato potrebbe aiutare la libera iniziativa: da una parte sostituisce il parere delConai con quello di un ente terzo (come l’Ispra, come suggerito dall’Antitrust) dall’altra prevede che il contributo che produttori e utilizzatori pagano al Conai per la gestione degli imballaggi non sia dovuto a partire dal primo riconoscimento del sistema autonomo, anziché solo dal via libera definitivo, in modo da non appesantire chi cerca di investire in un nuovo progetto. Un primo passo, anche se per chi lotta e aspetta da anni non basta: “Rimangono molte criticità”, dice Chilosi. “Una su tutte – sottolinea – è il fatto che oggi può costituire un sistema autonomo solo chi rientra nella categoria di produttore di imballaggi. Molte aziende che si configurano come utilizzatori, come quelle che importano imballaggi pieni dall’estero, avrebbero interesse ainvestire in un progetto simile, ma si trovano la strada sbarrata”. di Veronica Ulivieri | 29 febbraio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/29/riciclo-la-corsa-a-ostacoli-delle-imprese-contro-il-monopolio-di-conai-ritardi-annullamenti-e-battaglie-legali/2498836/