domenica 31 gennaio 2016
Capaccio no alla centrale a biomasse nel comune che ospita i templi di Paestum, in duemila alla manifestazione
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Cambiamenti climatici, l’industria dello sci se ne faccia una ragione
Si chiamano “tepori primaverili”. Peccato che si manifestino alla fine di gennaio. Il mancato inverno che stiamo vivendo nel nord Italia è un incubo fatto di temperature abnormi e di carenza di precipitazioni. Ma esso non è che la continuazione di quell’annus horribilis che è stato il 2015, di gran lunga l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni meteo su tutto l’orbe terracqueo, dopo che già il 2014 era stato da record.
Carenza di precipitazioni d’inverno uguale a carenza di neve. Su tutte le Alpi si vedono desolanti strisce bianche in mezzo a distese di erba secca. Ma questo solo dove – e non sono molte le località – le temperature notturne consentono di creare neve finta, altrimenti detta “artificiale”, altrimenti detta “programmata”: ammonta a70.000 ettari la superficie innevata complessivamente nello spazio alpino. Per produrre tale quantità di neve artificiale servono 280 miliardi di litri d’acqua e circa 1,4 miliardi di kWh – pari al consumo annuo di 350.000 famiglie. Un costo ambientale non da poco.
E’ notizia Ansa del 15 gennaio che la Federfuni Italia, che rappresenta 150 stazioni sciistiche, chiederà al Governo la dichiarazione di stato di calamità per “la difficile quanto critica situazione che moltissime località sciistiche, non solo venete ma anche di altre molte regioni d’ Italia, stanno soffrendo per la perdurante mancanza di neve, elemento questo necessario quanto indispensabile per salvaguardare l’economia delle popolazioni che abitano in montagna”.
Del resto, non è la prima volta che l’industria dello sci chiede alla mano pubblica di venirle in aiuto. In Piemonte è oramai prassi abituale che il governo regionale – pur con i problemi di bilancio che ha – intervenga a coprire i costi dell’innevamento artificiale.
Come non è la prima volta che si definisce “calamità naturale” un fenomeno che è causato dall’uomo. Perché oramai non vi sono più dubbi circa il fatto che noi, sulla nostra pelle, stiamo già subendo le conseguenze di ciò che abbiamo creato: il cambiamento climatico. Magari questo sarà un inverno particolarmente anomalo. Ne verranno ancora altri con precipitazioni nella norma o giù di lì, ma la tendenza all’aumento delle temperature appare evidente in tutta la sua drammaticità ed altresì inarrestabilità. Se ne facciano una ragione le stazioni sciistiche e si adeguino. Non sarà più sufficiente coprire i ghiacciai con il PVC o trasportare la neve in elicottero.
Oramai nella Valtellina di Bormio si coltivano gli ulivi. Se ne facciano una ragione.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/cambiamenti-climatici-lindustria-dello-sci-se-ne-faccia-una-ragione/2420414/
E’ notizia Ansa del 15 gennaio che la Federfuni Italia, che rappresenta 150 stazioni sciistiche, chiederà al Governo la dichiarazione di stato di calamità per “la difficile quanto critica situazione che moltissime località sciistiche, non solo venete ma anche di altre molte regioni d’ Italia, stanno soffrendo per la perdurante mancanza di neve, elemento questo necessario quanto indispensabile per salvaguardare l’economia delle popolazioni che abitano in montagna”.
Del resto, non è la prima volta che l’industria dello sci chiede alla mano pubblica di venirle in aiuto. In Piemonte è oramai prassi abituale che il governo regionale – pur con i problemi di bilancio che ha – intervenga a coprire i costi dell’innevamento artificiale.
Come non è la prima volta che si definisce “calamità naturale” un fenomeno che è causato dall’uomo. Perché oramai non vi sono più dubbi circa il fatto che noi, sulla nostra pelle, stiamo già subendo le conseguenze di ciò che abbiamo creato: il cambiamento climatico. Magari questo sarà un inverno particolarmente anomalo. Ne verranno ancora altri con precipitazioni nella norma o giù di lì, ma la tendenza all’aumento delle temperature appare evidente in tutta la sua drammaticità ed altresì inarrestabilità. Se ne facciano una ragione le stazioni sciistiche e si adeguino. Non sarà più sufficiente coprire i ghiacciai con il PVC o trasportare la neve in elicottero.
Oramai nella Valtellina di Bormio si coltivano gli ulivi. Se ne facciano una ragione.
Roma, 200 famiglie senza fogne da 60 anni: “Assurdo, multe a noi per decine di migliaia di euro”
31 gennaio 2016 | di Raffaele Pugliese
Roma, 200 famiglie senza fogne da 60 anni: “Assurdo, multe a noi per decine di migliaia di euro”
Ricevere multe che arrivano fino a 60 mila euro di sanzione per una mancanza del Comune di Roma. Succede nel quartiere Tor Pignattara, zona villini di Santa Maria. Duecento famiglie che vivono senza rete fognaria e nessuno di loro in immobili abusivi, ma tutti con regolare concessione edilizia. “Vorremmo che la città portasse i servizi primari nella zona – affermaAlessandro Bracchini, vicepresidente del Comitato costituito dai cittadini della zona – per poi poter fare l’allaccio ed essere in regola. I cittadini che vivono qui sono ormai 60 anni che si stanno impegnando per avere la realizzazione delle fogne”. E non solo l’opera non è mai stata realizzata, ma da qualche tempo arrivano sanzioni per il mancato allaccio alla rete. Che però non esiste. “Il ragionamento è semplice: mancando il sistema fognario non è possibile allacciarsi”, spiega Carmine Laurenzano, il legale designato dal Comitato. Un vero paradosso al quale
Cagliari, no alla discarica. Il progetto del Pd non è credibile
A Cagliari il Pd e il suo candidato sindaco Zedda, spingono per l’ennesima discarica, sita in un’area considerata Sin (Sito di interesse nazionale). Un’area altamente inquinata.
Però le popolazioni, e i consigli comunali di Capoterra ed Uta, comuni della futura area metropolitana, respingono il piano elaborato dalla Regione con la complicità dell’amministrazione comunale cagliaritana. Rifiutano di pagare, con l’umiliazione del proprio territorio, l’inefficienza ambientale del Comune di Cagliari.
I consigli comunali di Uta e di Capoterra si sono espressi così contro la nuova discarica da due milioni di metri cubi di rifiuti (“Chiediamo al consiglio di amministrazione del Cacip il ritiro immediato e la revoca del progetto definitivo della discarica di S’Ottioni Mannu di Uta”). Essa sorge in una zona a ridosso del carcere, che viene considerata poco sicura rispetto ai rischi di alluvione, con conseguente inquinamento delle falde idriche.
Uno sconto sulla Tari, e qualche assunzione in discarica, non convincono una cittadinanza che esprime seri dubbi sulla credibilità complessiva del progetto e dei suoi proponenti. Tecnocasic, che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nel cagliaritano, è da sempre feudo della politica (“ci sono sempre state polemiche – ha denunciato il rappresentante della Fiom Cgil Mariano Carboni- e i rapporti politici sono sempre stati trasversali, non c’è mai stata differenza tra destra e sinistra”). Ha un maleodorante inceneritore di Macchiareddu, inefficiente e non del tutto pulito: “le centraline di controllo non sono mai state messe in funzione, l’Arpas ha sempre agito a colpi di deroghe prendendo sottogamba la reale portata inquinante dell’impianto”, ha denunciato recentemente la parlamentare di M5S Giulia Moi
Sotto accusa è la politica di smaltimento dei rifiuti decisa dalla Regione e dal governo Renzi, che favorisce gli inceneritori dei rifiuti e le discariche, in controtendenza rispetto alla prevenzione, al riuso, alla raccolta differenziata ed al riciclo. L’Unione Europea si èrifiutata di finanziare queste politiche, perché si disinteressano delle sue raccomandazioni, e la regione ha deciso di pagare con fondi propri, ossia dei contribuenti sardi. Le alternative ci sono. In questo caso, seguiamo la direttive europee.
La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (per i quali i cagliaritani pagano la tassa più alta in Italia) sono un ottimo business per la politica: un servizio che i cittadini sono costretti a pagare caro a prescindere dalla qualità ed efficienza ambientale ed economica.
La discarica di Uta dovrebbe ospitare i residui della combustione dei rifiuti, ma anche i rifiuti indifferenziati e non trattati, oltre a rifiuti speciali, ma sopratutto si riempirà di rifiuti non trattati nel periodo in cui l’impianto di Machiareddu verrà chiuso per i lavori di ristrutturazione.
Malgrado le rassicurazioni di Tecnocasic, le relazioni tecnichenon escludono rischi per l’ambiente e per gli abitanti delle zone interessate dalla discarica.
Studi condotti su discariche apparentemente ben gestite concordano sugli eccessi di mortalità, oltre che per neoplasie, anche per malattie cardiovascolari, respiratorie, dell’apparato digerente e del sistema nervoso. È stato inoltre riportato un aumentato rischio di malformazioni congenite in popolazioni residenti in prossimità di discariche. Rimangono aperti ed irrisolti i problemi legati all’inquinamento delle falde idriche
Né delle discariche e dell’incenerimento dei rifiuti tra Uta e Capoterra trarranno vantaggio i cittadini di Cagliari: il Sindaco Zedda, malgrado una mozione approvata in Consiglio Comunale nel 2011, ha continuato a favorire la politica di Renzi e del PD, suoi attuali sponsor, tirando tardi sia sull’estensione della raccolta differenziata (accumulando multe su multe) e favorendo il rinvio sine-die dell’appalto sulla raccolta dei rifiuti. Cagliari Città Capitale ha un altro progetto. di Enrico Lobina | 31 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/cagliari-no-alla-discarica-il-progetto-del-pd-non-e-credibile/2419873/
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