venerdì 3 ottobre 2014

Greenpeace Tonno in scatola? Se alle promesse non seguono i fatti...

News - 26 settembre, 2014
Saremo anche dei “rompiscatole”, come abbiamo chiamato la nostra classifica sulla sostenibilità delle scatolette di tonno, ma se le aziende prima promettono impegni mirabolanti e poi non li mantengono oppure si comportano in un modo in Italia e in un altro in Francia, allora non ci stiamo.

I nostri colleghi di Greenpeace Francia hanno stilato una loro classifica, dove molti dei produttori più importanti sono compagnie ben note anche sul nostro mercato. Nonostante le promesse fatte si vede come l’industria si sia mossa ben poco, e come siano ancora troppi i doppi standard. Dobbiamo farne di strada perché si abbandoni una pesca eccessiva e distruttiva che sta svuotando i nostri mari!

Agli ultimi posti della classifica francese Petit Navire, un marchio del colosso MWB, che possiede in Italia Mareblu. Colosso anche nei doppi standard! Mentre in Italia e nel Regno Unito si era impegnato negli scorsi anni ad avere entro il 2016 nel cento per cento dei propri prodotti tonno sostenibile, scopriamo che in Francia non vi è ombra di tale impegno, e alcune delle flotte da cui arriva il tonno sono state coinvolte in episodi di pesca illegale
Anche Mareblu non sta facendo abbastanza: lo hanno scoperto i nostri volontari che sei mesi fa sono andati in giro nei supermercati italiani a guardare scatoletta per scatoletta: la maggior parte del tonno continua a essere tonno pescato con reti a circuizione, senza alcuna garanzia che non vengano usati dei sistemi di aggregazione per pesci (FAD) che causano lacattura accessoria di squali, tartarughe e balene. Solo il 4 per cento delle scatolette trovate era pescata a canna, un metodo di pesca sostenibile.
Non brilla neanche Bolton Alimentari, proprietario del marchio Riomare. Aveva promesso di avere entro il 2013 solo tonno sostenibile pescato a canna o senza FAD nel 45 per cento dei propri prodotti, ma in Francia non ha rispettato tale impegno. E in Italia? Solo il 6 per cento dei prodotti Riomare trovati nei nostri supermercati conteneva tonno pescato a canna. Se questa è la “qualità responsabile” di Bolton si conferma il nostro timore che un impegno poco chiaro, come quello preso sul cento per cento della propria produzione per il 2017, possa portare ben poco tonno sostenibile nelle loro scatolette. 
Le aziende devono dimostrare di mettere in pratica le loro promesse, e di farlo allo stesso modo nei diversi Paesi. Greenpeace controlla con attenzione il loro comportamento e non permette che i consumatori siano presi in giro.
Le grandi aziende del tonno non sono le sole ad applicare due pesi e due misure. Nella classifica francese troviamo il tonno di due supermercati francesi, Carrefour e Auchan, leader nella distribuzione anche nel nostro paese. Al terzo e quarto posto nella classifica di Greenpeace Francia, perché il 10 per cento del tonno che finisce nelle loro scatolette è pescato a canna, peccato che di questi prodotti sostenibili non se ne trovi neanche uno in Italia. Carrefour si è impegnata a rinnovare la propria politica di acquisti nei prossimi mesi: speriamo che adotti precisi criteri di sostenibilità, e che valgano per tutti i mercati in cui è presente.
I nostri oceani sono in crisi, e la maggior parte delle risorse di tonno oggetto di una pesca eccessiva e indiscriminata. Aziende leader del mercato mondiale, come MWB, Bolton, Carrefour o Auchan hanno la responsabilità di esserlo anche nel garantire la sostenibilità dei loro prodotti. Solo se riusciremo a cambiare la domanda che viene da Paesi forti consumatori di tonno, come la Francia e l’Italia, potremmo generare un vero cambiamento nelle flotte che operano in mare. Senza tonno non c’è futuro, n’è per i nostri oceani né per queste aziende! http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Tonno-in-scatola-Se-alle-promesse-non-seguono-i-fatti/

Pezzi di auto rubate nello sfasciacarrozze e reati ambientali: il maxi sequestro tra Sabaudia e Pontinia

E’ stato un lavoro lungo e meticoloso, è proprio il caso di dirlo, andato avanti pezzo per pezzo quello portato avanti dalla Polizia Stradale di Latina, dal Nipaf e dalla Polizia Provinciale che ieri hanno “sigillato” un’area di circa 4 ettari su via Formgosa tra Sabaudia e Pontinia. Il blitz, che ha portato anche alla denuncia del titolare, un 47enne del posto per riciclaggio di pezzi d’auto ha visto impegnati 20 uomini tra poliziotti, forestali e agenti di polizia provinciale e le indagini sono ancora in corso come evidenziato questo pomeriggio nel corso di una conferenza stampa dal comandante provinciale della Polizia Stradale Francesco Cipriano, dal comandante provinciale del Nipaf Vittorio Iansiti e dal dirigente della Polizia Provinciale Pasquale Fusco che sono partiti da un presupposto e cioè che a simili risultati ci si arriva solo attraverso un lavoro sinergico e lunghe indagini. Nel corso dell’operazione sono state poste sotto sequestro due aree, una di  circa 10mila metri quadri ed un’altra di 28.500 metri quadri, quindi circa quattro ettari interamente occupati da auto e parti di mezzi, senza alcuna autorizzazione.
Le indagini sono andate avanti infatti su binari paralleli. Da un lato quelle di carattere ambientale che hanno portato ad una macchine2denuncia per gestione illecita dei rifiuti, motivo del sequestro, e a tutta una serie di sanzioni amministrative come quella relativa la violazione della legge regionale per la destinazione. Gli agenti del Nipaf e della Polizia Provinciale hanno infatti riscontrato la presenza di rifiuti speciali non smaltiti tra cui batterie per auto, fusti contenenti olio e anche lastre di eternit. Inoltre,una serra agricola era stata trasformata in deposito. Ulteriori accertamenti sono in corso anche per gli scarichi. C’è poi la seconda indagine, quella condotta dalla polstrada che riguarda invece il filone della auto rubate.
macchine3Tutto sarebbe iniziato da alcune “voci” arrivate alla polstrada circa la possibilità di reperire in brevissimo tempo pezzi di ricambio per auto presso lo sfasciacarrozze di via Formigosa. Gli accertamenti in questo senso sono stati molto complessi. Pezzo per pezzo, gli agenti hanno controllato quanto ammassato su scaffali e piazzali per capire la provenienza dei ricambi arrivando ad identificare circa 10 motori provenienti da macchine rubate. Ma c’è di più. Per una “imperdonabile” disattenzione, all’interno di alcuni cruscotti ammassati tra i pezzi di ricambio c’erano ancora delle carte di circolazione, provenienti per l’appunto da auto rubate. Da qui la denuncia per riciclaggio. Sembra che lo sfasciacarrozze fosse “specializzato” come evidenziato in conferenza stampa, in pezzi per Smart e Mercedes e che il giro di soldi potesse arrivare in base ai calcoli fatti fino ad oggi fino anche a 2 milioni di euro l’anno. Dati questi parziali visto che le indagini sono ancora in corso. Si punta a ricostruire l’intero giro, sicuramente molto più amplio e composto da vari aspetti compreso quello relativo gli autori dei furti d’auto. http://www.h24notizie.com/news/2014/10/02/pezzi-di-auto-rubate-nello-sfasciacarrozze-e-reati-ambientali-il-maxi-sequestro-tra-sabaudia-e-pontina/

Sabaudia auto rubate e rifiuti pericolosi allo sfascio in via Formicosa (vicino Pontinia) - nell'ufficio urbanistico di Sperlonga firme false per le villette - manette al funzionario del giudice di pace riciclava marche da bollo - scontro aperto per le poltrone tra confagricoltura e coldiretti nel consorzio di bonifica - anche il Tar del Lazio respinge il ricorso di Cusani e Scalingi che possono votare con la casta alle elezioni provinciali

Pontinia scoperta la centrale delle auto riciclate - maxi truffa all'Inps Coccato a giudizio - pure il Tar affonda Cusani - peculato negli uffici giudiziari

Foto: LA PRIMA PAGINA DEL GIORNALE DI LATINA
EDIZIONE DEL 3 OTTOBRE
IN EDICOLA IN ABBINAMENTO CON IL TEMPO

giovedì 2 ottobre 2014

aggiornamento e iniziative no corridoio tirrenico autostrada Roma Latina

IMPORTANTE
---> Il Consiglio Reg.le Straordinario del Lazio sui Trasporti è stato riconvocato per Lunedi 6 Ottobre 2014 ore 11,00. Invitiamo tutte/i a partecipare attivamente.
---> Si è conclusa la raccolta di firme nel quartiere di Torrimo-Mezzocammino (Roma). Ottimo risultato: 1.300 adesioni che diversamente da quanto scritto nell'ordinanza di rigetto della nostra sospensiva, dimostrano che i cittadini sono contrari all'autostrada! La prossima settimana saranno consegnate al nostro pool di avvocati per farle protocollare al TAR del Lazio.

In allegato e di seguito la Rassegna Stampa
- Interessante art sull'autostrada:
http://www.ilcaffe.tv/articolo/7734/pontina-a-pezzi-e-pericolosa-ma-si-continua-a-parlare-e-niente-si-muove

- Report con interventi dell'Assemblea Naz.le del Forum Salviamo il Paesaggio:

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/09/il-resoconto-dellassemblea-nazionale-di-salviamo-il-paesaggio-a-roma-20092014/

- Art/intervento del nostro Portavoce:

http://contropiano.org/ambiente/item/26630-le-pericolose-ombre-del-decreto-sblocca-italia

- Due art sullo Sblocca Italia, rischio corruzione e inammissibilità delle concessioni autostradali senza gara:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/30/sblocca-italia-cantone-e-antitrust-bocciano-la-norma-su-concessioni-autostrade/1138357/

http://www.repubblica.it/economia/2014/09/30/news/sblocca_italia_allarme_di_bankitalia_dalle_deroghe_rischio_corruzione-96991439/?ref=HRER1-1

Ritirare il progetto devastante e inutile dell'autostrada a pedaggio
Adeguare in sicurezza tutta la Via Pontina
Costruire la Metropolitana Leggera Roma-Pomezia-Ardea

Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera 
Il blog: http://quartiereroma12.blogspot.com - e.mail: nocorridoio@tiscali.it 
Portavoce Gualtiero Alunni - cell. 3332152909 - Facebook: Comitato No Corridoio
Twitter: NoCorridoio - YouTube: XIIRoma

MAXI SEQUESTRO DI AUTO RUBATE A SABAUDIA vicino a PONTINIA

02/10/2014 17:54 - Cronaca

MAXI SEQUESTRO DI AUTO RUBATE A PONTINIA

Un deposito di auto rubate è stato posto sotto sequestro dalla Guardia Forestale in via Formicosa, nelle campagne tra Pontinia e Sabaudia. Denunciato il proprietario http://www.ilquotidianodilatina.it/news/maxi-sequestro-di-auto-rubate-a-pontinia#.VC2JN2eSwfU

il senatore Stefano Lucidi M5S ribatte al ministro Galletti nel question time al senato su bonifiche siti contaminati


il ministro all'ambiente "risponde" alle domande su siti contaminati e bonifiche question time al senato


question time senato interrogazioni e risposte su bonifiche siti contaminati


bonifica e siti contaminati question time al senato


Latina, rinnovato il CdA di Latinambiente. La Michella prende il posto di Mignano

Il Comune di Latina comunica di aver provveduto alla sostituzione di uno dei membri di nomina pubblica nel CdA della società “Latina Ambiente S.p.A” come già discusso con il presidente Massimo Giungarelli, in ottemperanza al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30.07.2014 che sollecitava le società a partecipazione pubblica a ripristinare l’equilibrio tra generi adeguando la composizione del Consiglio di amministrazione. Pertanto l’avv. Maria Elena Minchella prende il posto dell’avv. Giacomo Mignano, “a cui vanno i ringraziamenti per l’ottimo lavoro svolto nelle sue funzioni di componente di rappresentanza pubblica nell’organo di governo dell’azienda – afferma il sindaco Giovanni Di Giorgi – L’avv. Mignano, versi cui nutro la massima fiducia, resta altresì in carica per il Comune di Latina nella rappresentanza della società “Acqualatina S.p.A.”. http://www.onirikaedizioni.it/2014/10/latina-rinnovato-il-cda-di-latinambiente-la-michella-prende-il-posto-di-mignano/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

siti contaminati question time senatore Stefano Lucidi M5S interroga ministro ambiente Galletti


Cambiamenti climatici: il mondo artico sta cambiando, bisogna agire

di Maria Rita D'Orsogna | 2 ottobre 2014 It’s another remarkable sign of the dramatic environmental conditions changing as the result of sea ice loss – The walruses are telling us what the polar bears have told us and what many indigenous people have told us:  the Arctic environment is changing extremely rapidly and it is time for the rest of the world to take action”. Margaret Williams, WWF Arctic
All’apparenza, si assiste a qualcosa di spettacolare ed unico nei mari dell’Alaska. In realtà è qualcosa di molto triste. I trichechi del Pacifico stanno migrando in massa per colpa dei cambiamenti climatici, al ritmo di circa 35.000 esemplari, arrivati disperati alle porte di Point Lay, un villaggio di eskimesi  700 chilometri a nord ovest di Anchorage, la capitale dell’Alaska.
I trichechi trascorrono gli inverni nel mare di Bering:  le femmine partoriscono sui piccoli isolotti di ghiaccio nel mare e utilizzano questi isolotti come trampolino di lancio per raggiungere le lumache, le vongole e i vermi sui fondali. Si tuffano dagli isolotti e trovano da mangiare. Tutto funziona perché i fondali sono poco profondi e il tempo dell’immersione è imitato.
Pubblicità
A differenza delle foche, infatti, i trichechi non sanno nuotare a lungo e ogni tanto devono riposare: ecco quindi che devono riemergere dal mare, e lo fanno aiutandosi con le zanne per arrivare sugli isolotti di ghiaccio. Quando arriva l’estate e gli isolotti iniziano a sciogliersi, i trichechi migrano leggermente verso nord, dove c’è una abbondanza maggiore.
Quest’anno però gli isolotti nei mari del Bering sono quasi del tutto scomparsi, e così per trovarne. I trichechi dovrebbero migrare molto più lontano, dove le acque sono molto più profonde. E la combinazione non funziona: anche se ci sono gli isolotti, il fondale è troppo profondo e la loro fisiologia non gli consente di arrivare così in basso. Spaventati e alla ricerca di cibo, corrono in massa verso la terraferma, stretti stretti.  Molti di loro muoiono, dallo spavento, dall’ammassamento, dalle condizioni non naturali in cui si trovano. 
Perché succede tutto questo? Perché i cambiamenti climatici hanno portato allo scioglimento deighiacci artici: quest’anno i volumi sono stati molto minori rispetto alla media. Hanno iniziato a monitorare nel 1978 e solo in altre cinque annate c’era meno ghiaccio durante i mesi estivi.
Qui le foto dei trichechi migrati sulle spiagge dell’Alaska.http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/02/cambiamenti-climatici-il-mondo-artico-sta-cambiando-bisogna-agire/1140411/

Tav, accolto il ricorso al Tribunale dei Popoli: violati i diritti dei valsusini

di  | 2 ottobre 2014 Email
In un mio precedente post annunciai l’esposto da parte del Controsservatorio Valsusa al Tribunale Permanente dei Popoli (Tpp) relativamente alla questione Tav.
Ora il Tpp si è espresso con nota del 20 settembre scorso affermando testualmente che: 
La questione posta dal ricorso Tav è di grande interesse generale, posto che essa riguarda numerosi altri casi di opere pubbliche di grande importanza, europee ed extra europee. Non per nulla essa è stata fatta oggetto di una Convenzione internazionale ed è trattata in varie sentenze della Corte europea dei diritti umani che toccano temi ambientali. In ordine alla questione della idoneità e adeguatezza delle consultazioni, si pongono problemi importanti di carattere generale che, anche alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani e della Corte interamericana di San José, prospettano temi di grande complessità e importanza, probabilmente non definibili con regole generali e astratte, ma piuttosto legati alle peculiarità di ciascun caso.
Pubblicità
In particolare merita l’attenzione del Tpp l’indagine – nella concreta esperienza vissuta dalle popolazioni interessate ‒ sulla natura e finalità delle procedure di consultazionee quella del rapporto/limiti di prevalenza dell’interesse generale rispetto a quello locale. Si tratta di questioni che si prestano a discussione e approfondimento mettendo a confronto vari casi che le mettono in evidenza, in vista dell’assunzione di posizioni di principio. Questo ricorso ‒ esaminato insieme e in raffronto ad altre simili vicende ‒ potrebbe valere come veicolo o occasione di approfondimento di temi destinati a investire prepotentemente il dibattito giuridico e politico. [...]
La vicenda Tav costituisce per il Tpp – insieme e in raffronto ad altre similari vicende europee ed extra europee – l’occasione di approfondimento e di dibattito, non per gli aspetti più strettamente tecnici (affidabilità o meno di dati economici e/o di rischio per la salute), quanto per ciò che riguarda le finalità e l’effettività delle procedure di consultazione delle popolazioni coinvolte e l’incidenza sul processo democratico. Sempre più chiaramente si evidenziano anche nei Paesi cosiddetti “centrali”, situazioni ‒ più volte rilevate nei Paesi del Sud anche in sessioni del Tpp per quanto riguarda il rapporto tra sovranità, partecipazione delle popolazioni interessate, livello delle decisioni politico-economiche – che mettono in discussione e in pericolo l’effettività e il senso delle consultazioni e la pari dignità di tutte le varie componenti delle popolazioni interessate.
In conseguenza di queste premesse, il Tribunale avvierà un’istruttoria per valutare se effettivamente per realizzare l’opera non sono stati violati i diritti delle popolazioni locali, istruttoria che presumibilmente terminerà nei primi mesi del 2015. Il procedimento aperto è il primo, nei 35 anni di storia del Tpp, che affronta problemi di violazione di diritti fondamentali connessi alla realizzazione di un grande opera in Europa: segno che esistono i presupposti per ipotizzare che la Val di Susa rappresenti un laboratorio di ricerca avanzata di una nuova politica coloniale diversa nelle forme rispetto a quelle tradizionali ma non per questo meno devastante.
Quando in un mio post precedente parlai dell’esposto al Tpp ci fu chi commentando disse che il Tribunale non contava nulla. Certo il Tpp non può fermare un’opera ma il suo giudizio non può passare inosservato presso la comunità internazionale. Esso è erede del Tribunale Russell ed è composto da eminenti personalità della cultura internazionale, fra cui anche premi Nobel.
Ciò detto, ritorno su quanto ho ripetuto da questo mio piccolo spazio. Quante volte le opere sono di pubblica utilità solo di nome e quante volte in nome di un presunto interesse pubblico vengono calpestati i diritti di chi abita il territorio? Pensiamo ai grandi impianti idroelettrici in Cina, nel sud-est asiatico, e nel Sudamerica. Pensiamo alle persone deportate, oltre che ai territori distrutti ed ai microclimi alterati. Quale consultazione democratica avviene in questi casi? E questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.
Ma penso anche alla frase dello scout contenuta nell’intervista al Corsera del 13 luglio scorso: “Nel piano Sbloc­caI­ta­lia c’è un pro­getto molto serio sullo sblocco mine­ra­rio… Io mi ver­go­gno di andare a par­lare delle inter­con­nes­sioni fra Fran­cia e Spa­gna, dell’accordo Gaz­prom o di South Stream, quando potrei rad­dop­piare la per­cen­tuale del petro­lio e del gas in Ita­lia e dare lavoro a 40 mila per­sone e non lo si fa per paura delle rea­zioni di tre, quat­tro comi­ta­tini.…”. Comitatini. Ecco, la popolazione locale che si esprime contro una grande opera è definita con disprezzo “comitatino”. Questo la dice lunga su quanto dia peso il nostro leader alla consultazione dei cittadini ed all’opposizione di chi vive sul territorio. E lui che si autodefinisce “democratico”. E magari anche ci crede. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/02/tav-accolto-il-ricorso-al-tribunale-dei-popoli-violati-i-diritti-di-chi-abita-il-territorio/1140528/

nel comune di Latina 25 progetti di centrali

se almeno l'amministrazione si facesse pagare gli oneri di urbanizzazione considerato che ogni progetto comporta aumento di traffico stradale (quindi sedi stradali da allargare, incroci da mettere in sicurezza, maggiore manutenzione), di inquinamento e controlli, produzione di rifiuti, per esempio 10 o 20 mila euro a progetto il comune di Latina, anzichè tartassare ancora e sempre i cittadini e i contribuenti potrebbe ricavare entrate sicure. Magari con un'ulteriore tassa annua di mille euro per ogni 100 Kw prodotti una volta tanto si applicherebbe la costituzione che paga anche chi specula o non solo chi si mantiene con fatica e senza le garancie dei biomassisti e biogassisti