Intervistato da Sabina Guzzanti per le riprese del film #LaTrattativa, il pm Nino Di Matteo spiega – in questa clip extra in esclusiva per il Fatto Quotidiano – le ragioni che hanno portato alla nascita della strategia stragista di Cosa Nostra a partire dal 1992. Secondo il procuratore di Palermo “La fase nasce già prima della sentenza del maxiprocesso, quando i vertici di Cosa Nostra si rendono conto che i vecchi referenti politici dell’ala andreottiana non sono in grado di rispettare le promesse fatte”. Nelle parole dello stesso Totò Riina, le stragi devono permettere di “tagliare i rami secchi” e sostituire i vecchi referenti politici con nuovi personaggi che possano garantire maggiore sostegno all’organizzazione mafiosa. #LaTratattiva, film scritto e diretto da Sabina Guzzanti (distribuito da BIM) uscirà nelle sale il 2 ottobre
giovedì 2 ottobre 2014
“#LaTrattativa”, Di Matteo a Guzzanti: “Stragi nate per sostituire ala andreottiana”
Intervistato da Sabina Guzzanti per le riprese del film #LaTrattativa, il pm Nino Di Matteo spiega – in questa clip extra in esclusiva per il Fatto Quotidiano – le ragioni che hanno portato alla nascita della strategia stragista di Cosa Nostra a partire dal 1992. Secondo il procuratore di Palermo “La fase nasce già prima della sentenza del maxiprocesso, quando i vertici di Cosa Nostra si rendono conto che i vecchi referenti politici dell’ala andreottiana non sono in grado di rispettare le promesse fatte”. Nelle parole dello stesso Totò Riina, le stragi devono permettere di “tagliare i rami secchi” e sostituire i vecchi referenti politici con nuovi personaggi che possano garantire maggiore sostegno all’organizzazione mafiosa. #LaTratattiva, film scritto e diretto da Sabina Guzzanti (distribuito da BIM) uscirà nelle sale il 2 ottobre
Alle porte di Latina un nuovo centro commerciale Sarà il più grande della Regione
di Marco Cusumano
LATINA - Un enorme centro commerciale in via Monti Lepini, proprio accanto all'Expo. Si chiama “Parco Polifunzionale dei Monti Lepini” ed è un progetto con numeri impressionanti: in totale 71.825 metri quadrati. L’idea è quella di recuperare l’area di un sito industriale dismesso che sarà abbattuto e ricostruito per realizzare un moderno centro commerciale.
Il progetto, fermo da anni, ora sembra essere arrivato a un punto di svolta tanto che è stata convocata una conferenza dei servizi (8 ottobre ore 10) per acquisire i nulla osta necessari. L’incontro si terrà nella sala dell’ex Protezione Civile in Comune.
Il progetto è stato presentato dalla società “Ortofrutticolpontina s.r.l.” (legale rappresentante Luigi Di Tommaso) e prevede una variante al Prg.
Il 20 gennaio 2011 la Regione Lazio espresse un parere positivo definendo l’impatto paesaggistico “non significativo” dando così il via libera all’iter della variante. Il centro commerciale dovrebbe assumere in tutto 912 lavoratori divisi in vari settori: 622 nel commercio, 120 nell’artigianato e servizi, 75 nella ristorazione, 10 nella biblioteca, 15 nel fitness, 10 nella ludoteca, 50 nell’albergo e 10 nei servizi generali.
La viabilità prevede alcune strade nuove interne all’area, una rotonda, un collegamento con via Torrenuova, un ponte sul canale delle Acque Medie e l’adeguamento delle strade già esistenti. Tutto subordinato a una variante al Prg del Comune di Latina.
Il progetto, fermo da anni, ora sembra essere arrivato a un punto di svolta tanto che è stata convocata una conferenza dei servizi (8 ottobre ore 10) per acquisire i nulla osta necessari. L’incontro si terrà nella sala dell’ex Protezione Civile in Comune.
Il progetto è stato presentato dalla società “Ortofrutticolpontina s.r.l.” (legale rappresentante Luigi Di Tommaso) e prevede una variante al Prg.
Il 20 gennaio 2011 la Regione Lazio espresse un parere positivo definendo l’impatto paesaggistico “non significativo” dando così il via libera all’iter della variante. Il centro commerciale dovrebbe assumere in tutto 912 lavoratori divisi in vari settori: 622 nel commercio, 120 nell’artigianato e servizi, 75 nella ristorazione, 10 nella biblioteca, 15 nel fitness, 10 nella ludoteca, 50 nell’albergo e 10 nei servizi generali.
La viabilità prevede alcune strade nuove interne all’area, una rotonda, un collegamento con via Torrenuova, un ponte sul canale delle Acque Medie e l’adeguamento delle strade già esistenti. Tutto subordinato a una variante al Prg del Comune di Latina.
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 17:37 - Ultimo aggiornamento: 17:44
© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/LATINA/latina_centro_commerciale_progetto/notizie/932426.shtml
© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/LATINA/latina_centro_commerciale_progetto/notizie/932426.shtml
mercoledì 1 ottobre 2014
Discarica di Quarto Iannotta verso la bonifica, il sito ispezionato alla presenza del nucleo Nbcr dei vigili del fuoco
FONDI, QUESTA MATTINA IN VIA MAGINOTTI
L'intervento richiesto dal Comune per l'assistenza ad una ditta incaricata per l'esame del terreno Gli specialisti del vigili del fuoco del nucleo Nbcr (Nucleare, batteriologico, chimico e radiologico) di Latina questa mattina, su richiesta del Comune di Fondi, hanno prestato assistenza ad una ditta chiamata ad ispezionare la discarica di via Maginotti, più nota come discarica di Quarto Iannotta che si intende bonificare.
LA VERIFICA. A seguito delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone circa la presenza di "veleni", il Pd di Fondi aveva più volte chiesto verifiche sul sito in questione. Un sito sul quale fino a metà anni ottanta venivano depositati rifiuti di ogni genere. Ora il Comune vuole vederci chiaro. http://www.corrieredilatina.it/news/notizie-locali-sud/10554/Discarica-di-Quarto-Iannotta-verso-la.html
Ercolano come la Terra dei Fuochi: 22 fusti di rifiuti tossici in un terreno
Il ritrovamento durante le operazioni di scavo in via Viola, località Cupa Castelluccio
ERCOLANO - Rifiuti pericolosi tombati in un terreno a Ercolano, provincia di Napoli. Li hanno trovati i carabinieri del Noe ed l Corpo Forestale, durante le operazioni di scavo in un appezzamento di via Viola, località Cupa Castelluccio, sottoposto a sequestro. Rinvenuti sinora 22 fusti metallici da 100 litri ciascuno, 2 dei quali contenenti materiali bituminosi nonché scarti edili, onduline di amianto e parti di autocarro. Erano ad una profondità variabile tra i due e i cinque metri al di sotto del piano di campagna. Le indagini sono coordinate dal pool reati ambientali della Procura di Napoli. Sul posto anche personale dell'Arpac per procedere alla caratterizzazione dei rifiuti e alla loro immediata messa in sicurezza. Il reato per cui si procede, al momento a carico di ignoti, è smaltimento illecito di rifiuti.
http://ildesk.it/newslong.php?id=10900
dopo Ciarrapico “Nuovogiorno ”della stampa ciociara IN TUTTA LA PROVINCIA DI FROSINONE AL VIA LA DISTRIBUZIONE DEL NUOVO QUOTIDIANO INDIPENDENTE
IL
DOPO CIARRAPICO
Il
ras storico della stampa locale è l’ex senatore Pdl
Quello
che è stato per anni il suo quotidiano,
“Ciociaria
oggi”, è fallito e ha cambiato nome tre volte
Con
il calo delle vendite e la crisi diffusa della
stampa,
decidere di aprire un nuovo giornale,
per
di più cartaceo, è una scelta coraggiosa, ai limiti
dell’incoscienza.
I giornalisti de Il
Nuovogiorno,
quotidiano
che arriverà oggi per la prima volta
nelle
edicole di 91 Comuni in provincia di Frosinone,
ci
credono comunque. Il nuovo giornale
parte
con una società editoriale aperta agli industriali
locali,
che saranno proprietari della testata.
Una
cooperativa di giornalisti, PressItalia24, si
occuperà
invece di gestire integralmente la parte
editoriale,
dalla scrittura all’edizione. A formarla
saranno
sei giornalisti professionisti. La squadra
di
redazione conterà in totale su undici redattori e
trenta
collaboratori esterni, coadiuvati da quattro
poligrafici.
Inizialmente il giornale sarà solamente
cartaceo,
ma –già tra 15 giorni –la stessa squadra
redazionale
darà vita anche al sito web. “In
entrambi
i casi le testate non hanno mai preso un
euro
di contributo pubblico e intendiamo rispettare
questa
linea anche con Il
nuovogiorno”,
spiega
il
direttore responsabile Massimo Pizzuti, che da
dodici
anni ricopre ruoli dirigenziali in testate locali
ciociare.
“I nostri free
press hanno
sempre
puntato
molto sulla satira e sull’irriverenza, qualcosa
completamente
fuori dagli schemi per una
provincia
come Frosinone”. Il nuovo quotidiano
partirà
con una linea editoriale chiara: “Critici
verso
la giunta regionale romanocentrica guidata
da
Zingaretti, come in passato ci siamo opposti a
quella
di Polverini”. Tra i membri della nuova
squadra
ci saranno Corrado Trento, ex cronista
politico
del Messaggero
, Katia
Valente ex caporedattrice
di
Ciociaria
Oggi,
Cristiano Ricci ex redattore
del
Tempo
e Daniele
Ciardi, lo storico corrispondente
del
Corriere
dello Sport da
Frosinone.
“Il
primo numero aprirà sulla rottura all’interno
del
Pd sulle candidature a presidente della Provincia.
Il
partito è diviso e in corso
ci
sono due renziani di ferro:
Antonio
Pompeo, il sindaco di
Ferentino,
ed Enrico Pittiglio,
primo
cittadino di San Donato
Val
Comino”, spiega Pizzuti.
Il
nuovogiorno uscirà
in una provincia
in
cui ci sono già due quotidiani:
il
Quotidiano
di
Ciociaria (ere
-
de
di Ciociaria
Oggi
di
Ciarrapico) e La
Provincia
. Da un
punto
di vista finanziario,
entrambi
navigano
in
acque difficili. Nelle redazioni di Ciociaria
oggi
tutti
ricordano ancora le telefonate dell’allora editore
e
senatore del Popolo della libertà, Giuseppe
Ciarrapico:
“Ogni due mesi telefonava incazzato
perché
voleva sapere con quanti voti era stato eletto
– racconta
un giornalista che chiede di rimanere
anonimo
–. E noi ogni volta a tentare di spiegargli
che
era stato eletto in un listino proporzionale
bloccato,
senza preferenze”.
A.S.
il fatto quotidiano 1 ottobre 2014
clima e riscaldamento globale Il palazzo dell’assurdo che sa solo rimandare IPOCRISIE ONU
Riscaldamento
globale,
veleni,
desertificazione:
ma
le Nazioni Unite
rinviano
le decisioni
alla
conferenza 2015
di
Parigi
di
Maurizio
Chierici
n
COMINCIANO
le
nebbie,
respiriamo
veleni assieme
all’ipocrisia
che arriva dal
palazzo
da New York, Palazzo
di
Vetro: rinvia alla conferenza
2015
di Parigi le decisioni
che
dovrebbero
scongiurare
il riscaldamento
globale.
Minaccia di affogare
non
so quante isole,
allarga
deserti, moltiplica il
cancro
nelle nostre belle città.
Onu
che si conferma regno
dell’assurdo:
dal Trattato
di
Kyoto 1997 la parola
d’ordine
è “rimandare ” le
decisioni
che rallentano il
disfacimento.
Mondo grossolanamente
dualizzato
tra
gli
affari del mercato e la sopravvivenza
della
gente
senza
voce: non conta niente,
paga
per tutti. Cina e India
hanno
snobbato New
York
e sfumeranno Parigi.
Shanghai
e Pechino ormai
camere
a gas eppure non se
la
sentono di avvilire Pil ed
esportazioni.
Per carità Mosca
e
Brics, Brasile, Russia,
India,
Sudafrica. Può il Brasile
rinunciare
al tesoro della
soia
che mangia l’A m a zzonia?
A
Parigi i capi di Stato
declameranno
lezioncine
ispirate
ai vangeli dell’e conomia,
lontanissime
dai popoli
che
patiscono il ritorno
al
medioevo. Ma prima di
discutere,
rimandare o decidere
i
capi di Stato dovrebbero
dare
almeno un’o cchiata
ai
campi di raccolta
del
Ciad dove vegetano in
attesa
di niente migliaia di
profughi
fuggiti ai massacri
petroliferi
del Sud Sudan. Il
segretario
Onu, Ban
Ki-moon,
ha sorvolato il deserto
di
Aral, ex lago, ex mare
lungo
come l’Adriatico da
Trieste
a Santa Maria di
Leuca.
Ormai onde di sabbia
avvelenata
dalle guerre bionia
logiche
che Mosca aveva
sperimentato
nelle “terre di
nessuno“
non importa se un
milione
e mezzo di senza
nome
continuano a vivere
lì.
n
BAN
Ki-moon
torna
sconvolto
da Aralsk, capitale
della
catastrofe. “La più
terribile
tragedia dell’u m anità“.
Nei
giorni felici l’a bbracciavano
foreste
larghe
200
chilometri: proteggevano
il
mare dalle tempeste
che
soffiano dalla Siberia.
Adesso
il vento attraversa i
deserti,
gonfia nuvole di
diossina
e il segretario Onu
non
se l’è sentita di ascoltare
i
morituri. Prima di decidere
a
Parigi i capi di Stato
degli
Stati che decidono dovrebbero
dare
almeno
un’occhiata
per capire quale
futuro
ci aspetta se alzano
le
spalle. Anche l’A m a zzonia
deve
finire così? Foresta
umida,
quando non piove
diventa
sabbia, ma non piove
se
la soia mangia le piante.
Nello
Jari, Stato del Pará,
l’uomo
d’affari americano
Daniel
Ludwing taglia un
milione
di alberi per trasformare
la
regione grande come
l’Italia
in un immenso
pascolo
con aeroporti dai
quali
ogni mattina partivano
le
bistecche per Chicago.
Passano
gli anni, l’erba sparisce,
il
deserto brucia il pascolo.
Sconvolgimenti
che si
ripetono
da un buon investimento
all’altro.
Noi per
fortuna
lontani, ma per
quanto?
49 anni fa l’Aral bagnava
Kazakistan
e Uzbekistan.
La
Mosca dei soviet
devia
i fiumi che scendono
dal
Pamir per creare immense
piantagioni
di cotone.
E
il mare rimpicciolisce,
paludi
e pozzanghere, ecco
il
deserto. Barche di pescatori
abbandonate
fra le dune.
200
chilometri di sabbia
al
posto delle foreste. Chi ha
30
anni non ha mai visto un
filo
d’erba. Dai rubinetti
scende
acqua verdastra: arriva
su
treni interminabili, la
scaricano
nelle tubature incrostate
dai
veleni. La gente
gira
con maschere sulla
bocca,
facce piagate: croste,
eczemi.
Bambini pallidi come
candele
muoiono d’a n emia
e
di chissà quali malattie,
due
o tre al giorno sullo
stesso
letto d’ospedale.
Non
val la pena cambiare le
lenzuola.
Non è finita: il Kazakistan
galleggia
sul petrolio,
riserve
di gas sepolte
sotto
il mare che non c’è più.
E
i cinesi e le 9 sorelle
dell’oro
nero trivellano felici
con
operai e tecnici kamikaze.
Rimanda
e rimanda
chissà
quanti di noi finiranno
così.
mchierici2@libero.it
il fatto quotidiano 30 settembre 2014
A Lecce cattivi odori e danni alla salute: sigilli a impianto del gruppo Marcegaglia
Sequestrato il biostabilizzatore dei rifiuti di Poggiardo. Il motivo? Troppi miasmi e ripercussioni dirette sulla vita dei cittadini, a causa di una gestione “errata”, di “misure di cautela disattese” e di "mancato monitoraggio"
di Tiziana Colluto | 1 ottobre 2014 Non causerebbe solo semplici cattivi odori, ma avrebbe ripercussioni dirette sulla salute dei cittadini: per questo motivo è stato disposto il sequestro preventivo per l’impianto dibiostabilizzazione dei rifiuti di Poggiardo, in provincia di Lecce, uno degli snodi essenziali inPuglia degli interessi economici del gruppo Marcegaglia. Appartiene, infatti, alla Progetto Ambiente Bacino Lecce 2 srl, società appartenente al consorzio Cogeam, di cui è socia al 51 per cento, appunto, la Marcegaglia spa. Il restante delle quote è nelle mani della Cisa di Antonio Albanese, tra l’altro il legale rappresentante della Progetto Ambiente e, in queste vesti, indagato ora per getto pericoloso di cose. Assieme al suo nome, nel registro degli indagati sono finiti anche quelli del responsabile dell’impianto di Poggiardo, Gianluca Montanaro, e del delegato in materia ambientale, Carmine Carella.
Le acque pugliesi si fanno agitate per il gruppo mantovano, almeno indirettamente, attraverso il consorzio creato ad hoc per gestire il ciclo della spazzatura del Tacco d’Italia. Il 23 aprile 2013, finì sotto chiave la discarica di Conversano, nel Barese, che, stando alle indagini coordinate dal pmBaldo Pisani, non è stata costruita come avrebbe dovuto: le vasche hanno registrato perdite consistenti, tali da contaminare il terreno circostante. Anche in quel caso a finire nei guai è stato Antonio Albanese, assieme ad altre dieci persone, di cui tre membri della Commissione collaudo della Regione Puglia. Poi, è stata la volta delle contestazioni per la realizzazione della nuova discarica sulla falda acquifera di Corigliano d’Otranto, la cui apertura è al momento congelata.
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Adesso, si va oltre. Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip Alcide Maritati su richiesta del pm Antonio Negro, fornisce una fotografia per niente semplice del biostabilizzatore di Poggiardo: “Misure di cautela e prevenzione totalmente disattese”, emissioni di biogas “non consentite”, conseguenze sulla salute accertate. E’ tutto nero su bianco, dopo le scrupolose indagini condotte dai carabinieri del Noe di Lecce, al comando del maggiore Nicola Candido, e dagli agenti della Polizia Provinciale. Entro 15 giorni, l’impianto di località Pastorizze dovrà essere adeguato, altrimenti sarà fermato. E’ lì che vengono conferiti i rifiuti solidi urbani di 46 comuni del Salento e che ci fossero da anni problemi legati ad insopportabili miasmi era risaputo. Anzi, il gip parla chiaro: “Nonostante fosse nota da tempo l’esistenza di indagini, i responsabili della gestione non hanno posto rimedio”.
Le segnalazioni di residenti e amministratori della zona si sono affastellate e per il Tribunale di Lecce è indubbio che siano quegli odori nauseabondi a generare “emicrania, irritazioni congiunturali, epigastralgia, mal di stomaco, difficoltà respiratorie, tosse, nausea, inappetenza,fastidio, disagio, disturbo del sonno, turbamento della tranquillità e della quiete delle persone, che sono costrette, in particolare nel periodo estivo, a soggiornare nelle loro abitazioni con porte efinestre chiuse”. Non solo danni per la salute, ma anche economici: le strutture ricettive della zona, per la troppa puzza, sono state costrette a dire addio a una fetta “consistente” di clientela. A determinare il tutto sarebbero “le emissioni in atmosfera di biogas, provocate dalla gestione dell’impianto, a causa della mancata adozione di accorgimenti diretti ad assicurare la corretta captazione e il razionale convogliamento di notevoli quantitativi di biogas”. “Emissioni – è specificato – non certamente consentite, ma vietate da regole generali o speciali che impongono misure di cautela e prevenzione, totalmente disattese nel caso in esame”. Un punto, infine, la dice lunga sul resto: finora è mancato un “monitoraggio autonomo e indipendente” che verificasse il superamento o meno dei limiti di accettabilità dei miasmi. E’ proprio ciò che sta cercando di capire adesso l’Arpa Puglia, a cui la Procura ha affidato una consulenza tecnica. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/01/lecce-cattivi-odori-e-danni-alla-salute-sigilli-a-impianto-gruppo-marcegaglia/1139830/
A New York difende la green economy, a casa promuove la svolta fossile: la retorica di Renzi sul clima
ews - 24 settembre, 2014
La Cina dovrebbe anticipare radicalmente il picco delle sue emissioni rispetto alla data indicata del 2025, le decisioni annunciate da Obama andrebbero sostenute da una ben più sostanziale riduzione del ricorso alle fossili da parte degli Stati Uniti, e anche sul versante comunitario, si va verso accordi ancora modesti e non all'altezza della sfida.
Al summit sul clima di New York, alcuni grandi Paesi emettitori hanno annunciato passi avanti nel contenimento delle emissioni di gas serra. Il nostro Premier ha fatto grandi discorsi. Ma si poteva e doveva fare di più.
La Cina dovrebbe anticipare radicalmente il picco delle sue emissioni rispetto alla data indicata del 2025, le decisioni annunciate da Obama andrebbero sostenute da una ben più sostanziale riduzione del ricorso alle fossili da parte degli Stati Uniti, e anche sul versante comunitario, si va verso accordi ancora modesti e non all'altezza della sfida.
Ma le parole più "suggestive" sono arrivate dal Premier Renzi, che ha pronunciato una serie di intenti in aperto contrasto con le politiche che il suo governo sta varando in Italia.
Dopo aver richiamato i moniti della scienza a fare presto, Renzi ha menzionato i primati italiani sulle fonti rinnovabili. Se vuol rispondere alla scienza trivellando sempre più il Mediterraneo epenalizzando le rinnovabili, addirittura retroattivamente, o non sa di cosa parla oppure ha interpretato il summit Onu come l'ennesima passerella. Appuntamenti come questo meriterebbero ben altra serietà!
Se vuole impegnarsi davvero per proteggere il clima il governo italiano deve rivedere radicalmente il decreto Sblocca Italia in materia di energia, specie per quanto riguarda le misure di deregulation e gli incentivi alle estrazioni di idrocarburi.
Difendere il clima a parole, a New York, e promuovere una svolta fossile a casa, è un esercizio di retorica smentito dai fatti. Più che cambiaverso, sembra controverso!
Difendere il clima a parole, a New York, e promuovere una svolta fossile a casa, è un esercizio di retorica smentito dai fatti. Più che cambiaverso, sembra controverso!
Scendi in campo anche tu per chiedere un futuro rinnovabile: FIRMA la DICHIARAZIONE di INDIPENDENZA dalle FONTI FOSSILI! http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/A-New-York-difende-la-green-economy-a-casa-promuove-la-svolta-fossile-la-retorica-di-Renzi-al-summit-sul-clima/
Legno illegale, finalmente anche l'Italia ha un suo (debole) regolamento
Dopo un anno e mezzo di attesa rispetto all’entrata in vigore in Europa, finalmente il governo italiano ha deciso di implementare il Regolamento Europeo del Legno (EUTR), approvando durante l’ultimo Consiglio dei Ministri un decreto che vieta l’immissione e il commercio di legno e prodotti derivati provenienti dal taglio illegale.
Un doveroso passo in avanti verso la piena ed effettiva applicazione del Regolamento sul territorio italiano, ma il testo approvato presenta ancora molte lacune.
La legge comunque servirà da strumento al Corpo forestale dello Stato, per perseguire coloro che fanno affari con prodotti come legno o carta provenienti da operazioni di deforestazione. La buona notizia è che i carichi di legno illegale che entreranno per prima volta in Europa dall’Italia verranno finalmente confiscati.
Resta l’incertezza sulla capacità di adeguamento del testo italiano alla normativa europea, che richiede che le sanzioni siano efficaci, proporzionate e dissuasive. Ad esempio, in casi in cui gli operatori mancheranno l’esercizio della Dovuta Diligenza (a cui sono obbligati dall’EUTR per valutare e mitigare il rischio di illegalità del carico importato), verranno puniti soltanto con una sanzione amministrativa. Quello che ci chiediamo è semplice: sarà prevista la confisca anche in questo caso? In caso contrario, l’ammenda potrebbe risultare irrisoria se confrontata con il ricavo dalla vendita.
Infine, sempre per quanto riguarda il versante sanzioni, queste sono basse anche per gli operatori non iscritti al registro, i quali anche in questo caso, senza un sistema di autorizzazione che faccia diventare obbligatoria l’iscrizione, potrebbero trovare più conveniente pagare l’ammenda.
Nel maggio scorso, attraverso la pubblicazione di diversi casi studio, avevamo denunciato che illegno illegale proveniente dall’Amazzonia brasiliana potrebbe arrivare in Italia con documenti falsi ed entrare nel mercato europeo come legale. Per questo insistiamo sull’importanza dell’esercizio della Dovuta Diligenza da parte degli operatori, per stabilire e mitigare il rischio di commerciare con determinate specie forestali e con determinati Paesi di provenienza. http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Legno-illegale-finalmente-anche-lItalia-ha-un-suo-debole-regolamento/
Contro le trivelle l'unione fa la forza!
News - 23 settembre, 2014
Un modo per impedire che i petrolieri abbiano la strada spianata a bucherellare i nostri mari c’è: creare un fronte compatto per denunciare il modo inaccettabile con cui i progetti di trivellazione vengono mandati avanti nel nostro paese.
Programmi che fino ad oggi prevedono valutazioni di impatto ambientale carenti e inaccettabili, tra poco, con l'entrata in vigore dello Sblocca Italia, elimineranno il problema alla radice, lasciando che le trivellazioni off-shore vengano autorizzate senza neanche prendere in considerazione il loro possibile impatto sul mare.
Con altre associazioni e ben cinque comuni siciliani abbiamo presentato ricorso al TAR Laziocontro il decreto 149/14 del Ministro dell’Ambiente, che sancisce la compatibilità ambientaledel progetto “Off-shore Ibleo” di ENI (otto pozzi, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa tra Gela e Licata). E' la prima volta che in un ricorso presentato contro le trivelle in mare siamo accompagnati da una schiera così folta di ricorrenti, con noi anche WWF e Legambiente, LIPU Birdlife Italia e Italia Nostra, ma non solo anche associazioni di categoria come il Touring Club Italia e Legacoop Pesca Sicilia, ma soprattutto le amministrazioni locali, bencinque comuni della costa interessata dal progetto, capitanati da ANCI Sicilia.
Un fronte così ampio e compatto è la dimostrazione che i “tre, quattro comitatini” di cui parla ilPremier Renzi sono determinati a farsi sentire contro la "follia nera" del governo, e forti di una grande rappresentatività!
Il progetto off-shore Ibleo è il primo nel Canale di Sicilia ad aver ricevuto parere positivo dalMinistero dell'Ambiente, nonostante una valutazione davvero carente e inaccettabile! Gli scenari di rischio, tutti ancora da definire, sono addirittura rimandati a valutazioni successive di non si sa chi!
Il progetto off-shore Ibleo è il primo nel Canale di Sicilia ad aver ricevuto parere positivo dalMinistero dell'Ambiente, nonostante una valutazione davvero carente e inaccettabile! Gli scenari di rischio, tutti ancora da definire, sono addirittura rimandati a valutazioni successive di non si sa chi!
Non possiamo permettere che – visti i numerosi procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) in corso – si proceda nello stesso modo per tutte le altre richieste avanzate dai petrolieri nel Canale!
Il ricorso al TAR è una speranza non solo per la Sicilia, ma per tutti i territori interessati daricerche e estrazioni di idrocarburi! Per agire non c’è molto tempo, ed è necessario unirsi: ilgoverno ha deciso con lo “Sblocca Italia” di di consegnare i nostri mari ai petrolieri, cancellando l’obbligatorietà della VIA per quei progetti di estrazione off-shore posti “in prossimità di aree di altri Paesi rivieraschi”.
Una scelta miope che consegna l’Italia ad uno scenario energetico "del passato", favorendo il guadagno di poche multinazionali dell’energia e scaricando i rischi sulla collettività.
Una scelta miope che consegna l’Italia ad uno scenario energetico "del passato", favorendo il guadagno di poche multinazionali dell’energia e scaricando i rischi sulla collettività.
Noi non ci stiamo, e abbiamo deciso: non fossilizzeranno il Paese e il futuro nel nostro nome. Schierati anche tu: DICHIARATI INDIPENDENTE dalle fonti fossili! http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Contro-le-trivelle-lunione-fa-la-forza/
Fuori le sostanze tossiche! Ecco le aziende tessili che hanno davvero stoffa!
Qualcosa di molto “cool” è accaduto nell’ultimo giorno della Settimana della Moda milanese. Qualcosa che ci fa pensare che quello che abbiamo iniziato due anni fa con The Fashion Duel e portato avanti insieme a brand comeValentino e Burberry abbia le potenzialità per cambiare davvero il mercato e garantire a tutti una moda libera da sostanze tossiche.
Oggi sei delle più importanti aziende tessili del Paese, quasi tutte fornitrici dei marchi del lusso internazionale, hanno annunciato il loro impegno a eliminare le sostanze chimiche pericolose dalle proprie filiere.
Come semplici consumatori potreste non aver mai sentito i loro nomi: Miroglio, Berbrand, Italdenim, Besani, Tessitura Attilio Imperiali e Zip, ma sono queste aziende che producono larga parte di quanto viene poi commercializzato come capi di abbigliamento di lusso.
Se guardiamo i numeri, ecco cosa vuol dire:
Solo nel 2013 queste aziende hanno prodotto 7 milioni di metri di tessuto e ne hanno stampati 40 milioni di metri - la circonferenza del globo terrestre, per capirci. Il loro impegno a Detoxpotrebbe influire, direttamente o indirettamente, sulla produzione di circa 70 milioni di capi ogni anno.
Ma la notizia, forse migliore, è che si tratta dell’impegno più ambizioso mai firmato finora!
Le aziende che hanno reso pubblico il loro impegno hanno già eliminato 8 su 11 dei gruppi disostanze chimiche più pericolose e prioritarie per Detox. Oltre a questo hanno pubblicato e continueranno a farlo come esercizio alla trasparenza, i risultati delle analisi dei propri prodotti sui proprio siti web. Massima trasparenza al servizio di consumatori e clienti dunque.
E non è tutto. Una delle aziende impegnatesi oggi, il gruppo Miroglio, ha deciso di estendere l’impegno per una produzione libera da sostanze tossiche anche alla propria divisione Fashionche commercializza con dieci marchi molto diffusi sul mercato italiano, tra cui Motivi, Oltre, Elena Mirò e Caractére.
Come ricorderete, a febbraio di quest’anno abbiamo sfidato il settore del lusso a garantire a noi e ai nostri figli una moda libera dell’incubo delle sostanze tossiche. Oggi siamo ancora più sicuri che la rivoluzione Detox è già iniziata e Greenpeace insieme a milioni di consumatori e a marchi come Valentino, Benetton, Burberry, Zara e adesso l'industria del tessile non intende fermarla. Quando il mercato si muove, solo i miopi rimangono indietro.
Cosa aspettano Versace, Gucci, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana a passare dalla parte di coloro che garantiranno al Pianeta e alle nuove generazioni un futuro libero da sostanze tossiche?
Chiara Campione - Project Leader #thefashionduel http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/fuori-le-sostanze-tossiche-ecco-le-aziende-te/blog/50717/
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