giovedì 2 ottobre 2014

“#LaTrattativa”, Di Matteo a Guzzanti: “Stragi nate per sostituire ala andreottiana”


Intervistato da Sabina Guzzanti per le riprese del film #LaTrattativa, il pm Nino Di Matteo spiega – in questa clip extra in esclusiva per il Fatto Quotidiano – le ragioni che hanno portato alla nascita della strategia stragista di Cosa Nostra a partire dal 1992. Secondo il procuratore di Palermo “La fase nasce già prima della sentenza del maxiprocesso, quando i vertici di Cosa Nostra si rendono conto che i vecchi referenti politici dell’ala andreottiana non sono in grado di rispettare le promesse fatte”. Nelle parole dello stesso Totò Riina, le stragi devono permettere di “tagliare i rami secchi” e sostituire i vecchi referenti politici con nuovi personaggi che possano garantire maggiore sostegno all’organizzazione mafiosa. #LaTratattiva, film scritto e diretto da Sabina Guzzanti (distribuito da BIM) uscirà nelle sale il 2 ottobre



Alle porte di Latina un nuovo centro commerciale Sarà il più grande della Regione

di Marco Cusumano
LATINA - Un enorme centro commerciale in via Monti Lepini, proprio accanto all'Expo. Si chiama “Parco Polifunzionale dei Monti Lepini” ed è un progetto con numeri impressionanti: in totale 71.825 metri quadrati. L’idea è quella di recuperare l’area di un sito industriale dismesso che sarà abbattuto e ricostruito per realizzare un moderno centro commerciale.
Il progetto, fermo da anni, ora sembra essere arrivato a un punto di svolta tanto che è stata convocata una conferenza dei servizi (8 ottobre ore 10) per acquisire i nulla osta necessari. L’incontro si terrà nella sala dell’ex Protezione Civile in Comune.
Il progetto è stato presentato dalla società “Ortofrutticolpontina s.r.l.” (legale rappresentante Luigi Di Tommaso) e prevede una variante al Prg.

Il 20 gennaio 2011 la Regione Lazio espresse un parere positivo definendo l’impatto paesaggistico “non significativo” dando così il via libera all’iter della variante. Il centro commerciale dovrebbe assumere in tutto 912 lavoratori divisi in vari settori: 622 nel commercio, 120 nell’artigianato e servizi, 75 nella ristorazione, 10 nella biblioteca, 15 nel fitness, 10 nella ludoteca, 50 nell’albergo e 10 nei servizi generali.

La viabilità prevede alcune strade nuove interne all’area, una rotonda, un collegamento con via Torrenuova, un ponte sul canale delle Acque Medie e l’adeguamento delle strade già esistenti. Tutto subordinato a una variante al Prg del Comune di Latina.
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 17:37 - Ultimo aggiornamento: 17:44
© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/LATINA/latina_centro_commerciale_progetto/notizie/932426.shtml

caos rifiuti nel Lazio e a Latina il costo aggiuntivo nascosto Latina bilancio stretto anche sui voti con una maggioranza risicata malasanità operazione sbagliata medici condannati Terracina dissesto chiuso entro un anno secondo il sindaco Procaccini

Fondi fusti sospetti scatta il blitz nella discarica - Latina tutti i piani per le case popolari - nuovo fondo lavoro per i balneari - permessi di soggiorno ombre sulla prefettura

Foto: LA PRIMA PAGINA DEL GIORNALE DI LATINA
EDIZIONE DEL 2 OTTOBRE
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mercoledì 1 ottobre 2014

Discarica di Quarto Iannotta verso la bonifica, il sito ispezionato alla presenza del nucleo Nbcr dei vigili del fuoco

FONDI, QUESTA MATTINA IN VIA MAGINOTTI 

L'intervento richiesto dal Comune per l'assistenza ad una ditta incaricata per l'esame del terreno Gli specialisti del vigili del fuoco del nucleo Nbcr (Nucleare, batteriologico, chimico e radiologico) di Latina questa mattina, su richiesta del Comune di Fondi, hanno prestato assistenza ad una ditta chiamata ad ispezionare la discarica di via Maginotti, più nota come discarica di Quarto Iannotta che si intende bonificare.

LA VERIFICA. A seguito delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone circa la presenza di "veleni", il Pd di Fondi aveva più volte chiesto verifiche sul sito in questione. Un sito sul quale fino a metà anni ottanta venivano depositati rifiuti di ogni genere. Ora il Comune vuole vederci chiaro. http://www.corrieredilatina.it/news/notizie-locali-sud/10554/Discarica-di-Quarto-Iannotta-verso-la.html

Ercolano come la Terra dei Fuochi: 22 fusti di rifiuti tossici in un terreno

Il ritrovamento durante le operazioni di scavo in via Viola, località Cupa Castelluccio
ERCOLANO - Rifiuti pericolosi tombati in un terreno a Ercolano, provincia di Napoli. Li hanno trovati i carabinieri del Noe ed l Corpo Forestale, durante le operazioni di scavo in un appezzamento di via Viola, località Cupa Castelluccio, sottoposto a sequestro. Rinvenuti sinora 22 fusti metallici da 100 litri ciascuno, 2 dei quali contenenti materiali bituminosi nonché scarti edili, onduline di amianto e parti di autocarro. Erano ad una profondità variabile tra i due e i cinque metri al di sotto del piano di campagna. Le indagini sono coordinate dal pool reati ambientali della Procura di Napoli. Sul posto anche personale dell'Arpac per procedere alla caratterizzazione dei rifiuti e alla loro immediata messa in sicurezza. Il reato per cui si procede, al momento a carico di ignoti, è smaltimento illecito di rifiuti.
http://ildesk.it/newslong.php?id=10900

dopo Ciarrapico “Nuovogiorno ”della stampa ciociara IN TUTTA LA PROVINCIA DI FROSINONE AL VIA LA DISTRIBUZIONE DEL NUOVO QUOTIDIANO INDIPENDENTE


IL DOPO CIARRAPICO
Il ras storico della stampa locale è l’ex senatore Pdl
Quello che è stato per anni il suo quotidiano,
Ciociaria oggi”, è fallito e ha cambiato nome tre volte
Con il calo delle vendite e la crisi diffusa della
stampa, decidere di aprire un nuovo giornale,
per di più cartaceo, è una scelta coraggiosa, ai limiti
dell’incoscienza. I giornalisti de Il Nuovogiorno,
quotidiano che arriverà oggi per la prima volta
nelle edicole di 91 Comuni in provincia di Frosinone,
ci credono comunque. Il nuovo giornale
parte con una società editoriale aperta agli industriali
locali, che saranno proprietari della testata.
Una cooperativa di giornalisti, PressItalia24, si
occuperà invece di gestire integralmente la parte
editoriale, dalla scrittura all’edizione. A formarla
saranno sei giornalisti professionisti. La squadra
di redazione conterà in totale su undici redattori e
trenta collaboratori esterni, coadiuvati da quattro
poligrafici. Inizialmente il giornale sarà solamente
cartaceo, ma –già tra 15 giorni –la stessa squadra
redazionale darà vita anche al sito web. “In
entrambi i casi le testate non hanno mai preso un
euro di contributo pubblico e intendiamo rispettare
questa linea anche con Il nuovogiorno”, spiega
il direttore responsabile Massimo Pizzuti, che da
dodici anni ricopre ruoli dirigenziali in testate locali
ciociare. “I nostri free press hanno sempre
puntato molto sulla satira e sull’irriverenza, qualcosa
completamente fuori dagli schemi per una
provincia come Frosinone”. Il nuovo quotidiano
partirà con una linea editoriale chiara: “Critici
verso la giunta regionale romanocentrica guidata
da Zingaretti, come in passato ci siamo opposti a
quella di Polverini”. Tra i membri della nuova
squadra ci saranno Corrado Trento, ex cronista
politico del Messaggero , Katia Valente ex caporedattrice
di Ciociaria Oggi, Cristiano Ricci ex redattore
del Tempo e Daniele Ciardi, lo storico corrispondente
del Corriere dello Sport da Frosinone.
Il primo numero aprirà sulla rottura all’interno
del Pd sulle candidature a presidente della Provincia.
Il partito è diviso e in corso
ci sono due renziani di ferro:
Antonio Pompeo, il sindaco di
Ferentino, ed Enrico Pittiglio,
primo cittadino di San Donato
Val Comino”, spiega Pizzuti.
Il nuovogiorno uscirà in una provincia
in cui ci sono già due quotidiani:
il Quotidiano
di Ciociaria (ere -
de di Ciociaria Oggi
di Ciarrapico) e La
Provincia . Da un
punto di vista finanziario,
entrambi
navigano
in acque difficili. Nelle redazioni di Ciociaria oggi
tutti ricordano ancora le telefonate dell’allora editore
e senatore del Popolo della libertà, Giuseppe
Ciarrapico: “Ogni due mesi telefonava incazzato
perché voleva sapere con quanti voti era stato eletto
racconta un giornalista che chiede di rimanere
anonimo –. E noi ogni volta a tentare di spiegargli
che era stato eletto in un listino proporzionale
bloccato, senza preferenze”.
A.S.

il fatto quotidiano 1 ottobre 2014

clima e riscaldamento globale Il palazzo dell’assurdo che sa solo rimandare IPOCRISIE ONU

Riscaldamento globale,
veleni, desertificazione:
ma le Nazioni Unite
rinviano le decisioni
alla conferenza 2015
di Parigi
di Maurizio Chierici
n COMINCIANO le nebbie,
respiriamo veleni assieme
all’ipocrisia che arriva dal
palazzo da New York, Palazzo
di Vetro: rinvia alla conferenza
2015 di Parigi le decisioni
che dovrebbero
scongiurare il riscaldamento
globale. Minaccia di affogare
non so quante isole,
allarga deserti, moltiplica il
cancro nelle nostre belle città.
Onu che si conferma regno
dell’assurdo: dal Trattato
di Kyoto 1997 la parola
d’ordine è “rimandare ” le
decisioni che rallentano il
disfacimento. Mondo grossolanamente
dualizzato tra
gli affari del mercato e la sopravvivenza
della gente
senza voce: non conta niente,
paga per tutti. Cina e India
hanno snobbato New
York e sfumeranno Parigi.
Shanghai e Pechino ormai
camere a gas eppure non se
la sentono di avvilire Pil ed
esportazioni. Per carità Mosca
e Brics, Brasile, Russia,
India, Sudafrica. Può il Brasile
rinunciare al tesoro della
soia che mangia l’A m a zzonia?
A Parigi i capi di Stato
declameranno lezioncine
ispirate ai vangeli dell’e conomia,
lontanissime dai popoli
che patiscono il ritorno
al medioevo. Ma prima di
discutere, rimandare o decidere
i capi di Stato dovrebbero
dare almeno un’o cchiata
ai campi di raccolta
del Ciad dove vegetano in
attesa di niente migliaia di
profughi fuggiti ai massacri
petroliferi del Sud Sudan. Il
segretario Onu, Ban
Ki-moon, ha sorvolato il deserto
di Aral, ex lago, ex mare
lungo come l’Adriatico da
Trieste a Santa Maria di
Leuca. Ormai onde di sabbia
avvelenata dalle guerre bionia
logiche che Mosca aveva
sperimentato nelle “terre di
nessuno“ non importa se un
milione e mezzo di senza
nome continuano a vivere
lì.
n BAN Ki-moon torna
sconvolto da Aralsk, capitale
della catastrofe. “La più
terribile tragedia dell’u m anità“.
Nei giorni felici l’a bbracciavano
foreste larghe
200 chilometri: proteggevano
il mare dalle tempeste
che soffiano dalla Siberia.
Adesso il vento attraversa i
deserti, gonfia nuvole di
diossina e il segretario Onu
non se l’è sentita di ascoltare
i morituri. Prima di decidere
a Parigi i capi di Stato
degli Stati che decidono dovrebbero
dare almeno
un’occhiata per capire quale
futuro ci aspetta se alzano
le spalle. Anche l’A m a zzonia
deve finire così? Foresta
umida, quando non piove
diventa sabbia, ma non piove
se la soia mangia le piante.
Nello Jari, Stato del Pará,
l’uomo d’affari americano
Daniel Ludwing taglia un
milione di alberi per trasformare
la regione grande come
l’Italia in un immenso
pascolo con aeroporti dai
quali ogni mattina partivano
le bistecche per Chicago.
Passano gli anni, l’erba sparisce,
il deserto brucia il pascolo.
Sconvolgimenti che si
ripetono da un buon investimento
all’altro. Noi per
fortuna lontani, ma per
quanto? 49 anni fa l’Aral bagnava
Kazakistan e Uzbekistan.
La Mosca dei soviet
devia i fiumi che scendono
dal Pamir per creare immense
piantagioni di cotone.
E il mare rimpicciolisce,
paludi e pozzanghere, ecco
il deserto. Barche di pescatori
abbandonate fra le dune.
200 chilometri di sabbia
al posto delle foreste. Chi ha
30 anni non ha mai visto un
filo d’erba. Dai rubinetti
scende acqua verdastra: arriva
su treni interminabili, la
scaricano nelle tubature incrostate
dai veleni. La gente
gira con maschere sulla
bocca, facce piagate: croste,
eczemi. Bambini pallidi come
candele muoiono d’a n emia
e di chissà quali malattie,
due o tre al giorno sullo
stesso letto d’ospedale.
Non val la pena cambiare le
lenzuola. Non è finita: il Kazakistan
galleggia sul petrolio,
riserve di gas sepolte
sotto il mare che non c’è più.
E i cinesi e le 9 sorelle
dell’oro nero trivellano felici
con operai e tecnici kamikaze.
Rimanda e rimanda
chissà quanti di noi finiranno
così.
mchierici2@libero.it

il fatto quotidiano 30 settembre 2014

A Lecce cattivi odori e danni alla salute: sigilli a impianto del gruppo Marcegaglia

Sequestrato il biostabilizzatore dei rifiuti di Poggiardo. Il motivo? Troppi miasmi e ripercussioni dirette sulla vita dei cittadini, a causa di una gestione “errata”, di “misure di cautela disattese” e di "mancato monitoraggio"

di  | 1 ottobre 2014 Non causerebbe solo semplici cattivi odori, ma avrebbe ripercussioni dirette sulla salute dei cittadini: per questo motivo è stato disposto il sequestro preventivo per l’impianto dibiostabilizzazione dei rifiuti di Poggiardo, in provincia di Lecce, uno degli snodi essenziali inPuglia degli interessi economici del gruppo Marcegaglia. Appartiene, infatti, alla Progetto Ambiente Bacino Lecce 2 srl, società appartenente al consorzio Cogeam, di cui è socia al 51 per cento, appunto, la Marcegaglia spa. Il restante delle quote è nelle mani della Cisa di Antonio Albanese, tra l’altro il legale rappresentante della Progetto Ambiente e, in queste vesti, indagato ora per getto pericoloso di cose. Assieme al suo nome, nel registro degli indagati sono finiti anche quelli del responsabile dell’impianto di Poggiardo, Gianluca Montanaro, e del delegato in materia ambientale, Carmine Carella.
Le acque pugliesi si fanno agitate per il gruppo mantovano, almeno indirettamente, attraverso il consorzio creato ad hoc per gestire il ciclo della spazzatura del Tacco d’Italia. Il 23 aprile 2013, finì sotto chiave la discarica di Conversano, nel Barese, che, stando alle indagini coordinate dal pmBaldo Pisani, non è stata costruita come avrebbe dovuto: le vasche hanno registrato perdite consistenti, tali da contaminare il terreno circostante. Anche in quel caso a finire nei guai è stato Antonio Albanese, assieme ad altre dieci persone, di cui tre membri della Commissione collaudo della Regione Puglia. Poi, è stata la volta delle contestazioni per la realizzazione della nuova discarica sulla falda acquifera di Corigliano d’Otranto, la cui apertura è al momento congelata.
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Adesso, si va oltre. Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip Alcide Maritati su richiesta del pm Antonio Negro, fornisce una fotografia per niente semplice del biostabilizzatore di Poggiardo: “Misure di cautela e prevenzione totalmente disattese”, emissioni di biogas “non consentite”, conseguenze sulla salute accertate. E’ tutto nero su bianco, dopo le scrupolose indagini condotte dai carabinieri del Noe di Lecce, al comando del maggiore Nicola Candido, e dagli agenti della Polizia Provinciale. Entro 15 giorni, l’impianto di località Pastorizze dovrà essere adeguato, altrimenti sarà fermato. E’ lì che vengono conferiti i rifiuti solidi urbani di 46 comuni del Salento e che ci fossero da anni problemi legati ad insopportabili miasmi era risaputo. Anzi, il gip parla chiaro: “Nonostante fosse nota da tempo l’esistenza di indagini, i responsabili della gestione non hanno posto rimedio”.
Le segnalazioni di residenti e amministratori della zona si sono affastellate e per il Tribunale di Lecce è indubbio che siano quegli odori nauseabondi a generare “emicrania, irritazioni congiunturali, epigastralgia, mal di stomaco, difficoltà respiratorie, tosse, nausea, inappetenza,fastidio, disagio, disturbo del sonno, turbamento della tranquillità e della quiete delle persone, che sono costrette, in particolare nel periodo estivo, a soggiornare nelle loro abitazioni con porte efinestre chiuse”. Non solo danni per la salute, ma anche economici: le strutture ricettive della zona, per la troppa puzza, sono state costrette a dire addio a una fetta “consistente” di clientela. A determinare il tutto sarebbero “le emissioni in atmosfera di biogas, provocate dalla gestione dell’impianto, a causa della mancata adozione di accorgimenti diretti ad assicurare la corretta captazione e il razionale convogliamento di notevoli quantitativi di biogas”. “Emissioni – è specificato – non certamente consentite, ma vietate da regole generali o speciali che impongono misure di cautela e prevenzione, totalmente disattese nel caso in esame”. Un punto, infine, la dice lunga sul resto: finora è mancato un “monitoraggio autonomo e indipendente” che verificasse il superamento o meno dei limiti di accettabilità dei miasmi. E’ proprio ciò che sta cercando di capire adesso l’Arpa Puglia, a cui la Procura ha affidato una consulenza tecnica. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/01/lecce-cattivi-odori-e-danni-alla-salute-sigilli-a-impianto-gruppo-marcegaglia/1139830/

A New York difende la green economy, a casa promuove la svolta fossile: la retorica di Renzi sul clima

ews - 24 settembre, 2014
Al summit sul clima di New York, alcuni grandi Paesi emettitori hanno annunciato passi avanti nel contenimento delle emissioni di gas serra. Il nostro Premier ha fatto grandi discorsi. Ma si poteva e doveva fare di più.

La Cina dovrebbe anticipare radicalmente il picco delle sue emissioni rispetto alla data indicata del 2025, le decisioni annunciate da Obama andrebbero sostenute da una ben più sostanziale riduzione del ricorso alle fossili da parte degli Stati Uniti, e anche sul versante comunitario, si va verso accordi ancora modesti e non all'altezza della sfida.
Ma le parole più "suggestive" sono arrivate dal Premier Renzi, che ha pronunciato una serie di intenti in aperto contrasto con le politiche che il suo governo sta varando in Italia.

Dopo aver richiamato i moniti della scienza a fare presto, Renzi ha menzionato i primati italiani sulle fonti rinnovabili. Se vuol rispondere alla scienza trivellando sempre più il Mediterraneo epenalizzando le rinnovabili, addirittura retroattivamente, o non sa di cosa parla oppure ha interpretato il summit Onu come l'ennesima passerella. Appuntamenti come questo meriterebbero ben altra serietà!
Se vuole impegnarsi davvero per proteggere il clima il governo italiano deve rivedere radicalmente il decreto Sblocca Italia in materia di energia, specie per quanto riguarda le misure di deregulation e gli incentivi alle estrazioni di idrocarburi.
Difendere il clima a parole, a New York, e promuovere una svolta fossile a casa, è un esercizio di retorica smentito dai fatti. Più che cambiaverso, sembra controverso!
Scendi in campo anche tu per chiedere un futuro rinnovabile: FIRMA la DICHIARAZIONE di INDIPENDENZA dalle FONTI FOSSILI! http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/A-New-York-difende-la-green-economy-a-casa-promuove-la-svolta-fossile-la-retorica-di-Renzi-al-summit-sul-clima/

Legno illegale, finalmente anche l'Italia ha un suo (debole) regolamento

Dopo un anno e mezzo di attesa rispetto all’entrata in vigore in Europa, finalmente il governo italiano ha deciso di implementare il Regolamento Europeo del Legno (EUTR), approvando durante l’ultimo Consiglio dei Ministri un decreto che vieta l’immissione e il commercio di legno e prodotti derivati provenienti dal taglio illegale.
Un doveroso passo in avanti verso la piena ed effettiva applicazione del Regolamento sul territorio italiano, ma il testo approvato presenta ancora molte lacune.
Innanzitutto, esistono una serie di decreti aggiuntivi che dovranno essere emanati entro 60 giorni da parte di diversi ministeri e che, come avevamo denunciato, rallenteranno ulteriormente l’implementazione dell’EUTR. Il passo più urgente è dunque quello di provvedere a una rapida emanazione.
La legge comunque servirà da strumento al Corpo forestale dello Stato, per perseguire coloro che fanno affari con prodotti come legno o carta provenienti da operazioni di deforestazione. La buona notizia è che i carichi di legno illegale che entreranno per prima volta in Europa dall’Italia verranno finalmente confiscati.
Resta l’incertezza sulla capacità di adeguamento del testo italiano alla normativa europea, che richiede che le sanzioni siano efficaci, proporzionate e dissuasive. Ad esempio, in casi in cui gli operatori mancheranno l’esercizio della Dovuta Diligenza (a cui sono obbligati dall’EUTR per valutare e mitigare il rischio di illegalità del carico importato), verranno puniti soltanto con una sanzione amministrativa. Quello che ci chiediamo è semplice: sarà prevista la confisca anche in questo caso? In caso contrario, l’ammenda potrebbe risultare irrisoria se confrontata con il ricavo dalla vendita.
Infine, sempre per quanto riguarda il versante sanzioni, queste sono basse anche per gli operatori non iscritti al registro, i quali anche in questo caso, senza un sistema di autorizzazione che faccia diventare obbligatoria l’iscrizione, potrebbero trovare più conveniente pagare l’ammenda.
Nel maggio scorso, attraverso la pubblicazione di diversi casi studio, avevamo denunciato che illegno illegale proveniente dall’Amazzonia brasiliana potrebbe arrivare in Italia con documenti falsi ed entrare nel mercato europeo come legale. Per questo insistiamo sull’importanza dell’esercizio della Dovuta Diligenza da parte degli operatori, per stabilire e mitigare il rischio di commerciare con determinate specie forestali e con determinati Paesi di provenienza. http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Legno-illegale-finalmente-anche-lItalia-ha-un-suo-debole-regolamento/

Contro le trivelle l'unione fa la forza!

News - 23 settembre, 2014
Un modo per impedire che i petrolieri abbiano la strada spianata a bucherellare i nostri mari c’è: creare un fronte compatto per denunciare il modo inaccettabile con cui i progetti di trivellazione vengono mandati avanti nel nostro paese.

Programmi che fino ad oggi prevedono valutazioni di impatto ambientale carenti e inaccettabili, tra poco, con l'entrata in vigore dello Sblocca Italia, elimineranno il problema alla radice, lasciando che le trivellazioni off-shore vengano autorizzate senza neanche prendere in considerazione il loro possibile impatto sul mare.


Con altre associazioni e ben cinque comuni siciliani abbiamo presentato ricorso al TAR Laziocontro il decreto 149/14 del Ministro dell’Ambiente, che sancisce la compatibilità ambientaledel progetto “Off-shore Ibleo” di ENI (otto pozzi, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa tra Gela e Licata). E' la prima volta che in un ricorso presentato contro le trivelle in mare siamo accompagnati da una schiera così folta di ricorrenti, con noi anche WWF e Legambiente, LIPU Birdlife Italia e Italia Nostra, ma non solo anche associazioni di categoria come il Touring Club Italia e Legacoop Pesca Sicilia, ma soprattutto le amministrazioni locali, bencinque comuni della costa interessata dal progetto, capitanati da ANCI Sicilia.
Un fronte così ampio e compatto è la dimostrazione che i “tre, quattro comitatini” di cui parla ilPremier Renzi sono determinati a farsi sentire contro la "follia nera" del governo, e forti di una grande rappresentatività!
Il progetto off-shore Ibleo è il primo nel Canale di Sicilia ad aver ricevuto parere positivo dalMinistero dell'Ambiente, nonostante una valutazione davvero carente e inaccettabile! Gli scenari di rischio, tutti ancora da definire, sono addirittura rimandati a valutazioni successive di non si sa chi!
Non possiamo permettere che – visti i numerosi procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) in corso – si proceda nello stesso modo per tutte le altre richieste avanzate dai petrolieri nel Canale!
Il ricorso al TAR è una speranza non solo per la Sicilia, ma per tutti i territori interessati daricerche e estrazioni di idrocarburi! Per agire non c’è molto tempo, ed è necessario unirsi: ilgoverno ha deciso con lo “Sblocca Italia” di di consegnare i nostri mari ai petrolieri, cancellando l’obbligatorietà della VIA per quei progetti di estrazione off-shore posti “in prossimità di aree di altri Paesi rivieraschi”.

Una scelta miope che consegna l’Italia ad uno scenario energetico "del passato", favorendo il guadagno di poche multinazionali dell’energia e scaricando i rischi sulla collettività.
Noi non ci stiamo, e abbiamo deciso: non fossilizzeranno il Paese e il futuro nel nostro nome. Schierati anche tu: DICHIARATI INDIPENDENTE dalle fonti fossili! http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Contro-le-trivelle-lunione-fa-la-forza/

Fuori le sostanze tossiche! Ecco le aziende tessili che hanno davvero stoffa!

Qualcosa di molto “cool” è accaduto nell’ultimo giorno della Settimana della Moda milanese. Qualcosa che ci fa pensare che quello che abbiamo iniziato due anni fa con The Fashion Duel  e portato avanti insieme a brand comeValentino e Burberry abbia le potenzialità per cambiare davvero il mercato e garantire a tutti una moda libera da sostanze tossiche.

Oggi sei delle più importanti aziende tessili del Paese, quasi tutte fornitrici dei marchi del lusso internazionalehanno annunciato il loro impegno a eliminare le sostanze chimiche pericolose dalle proprie filiere.

Come semplici consumatori potreste non aver mai sentito i loro nomi: Miroglio, Berbrand, Italdenim, Besani, Tessitura Attilio Imperiali e Zip, ma sono queste aziende che producono larga parte di quanto viene poi commercializzato come capi di abbigliamento di lusso.
Se guardiamo i numeri, ecco cosa vuol dire:
Solo nel 2013 queste aziende hanno prodotto 7 milioni di metri di tessuto e ne hanno stampati 40 milioni di metri - la circonferenza del globo terrestre, per capirci. Il loro impegno a Detoxpotrebbe influire, direttamente o indirettamente, sulla produzione di circa 70 milioni di capi ogni anno.
Ma la notizia, forse migliore, è che si tratta dell’impegno più ambizioso mai firmato finora!
Le aziende che hanno reso pubblico il loro impegno hanno già eliminato 8 su 11 dei gruppi disostanze chimiche più pericolose e prioritarie per Detox. Oltre a questo hanno pubblicato e continueranno a farlo come esercizio alla trasparenza, i risultati delle analisi dei propri prodotti sui proprio siti web. Massima trasparenza al servizio di consumatori e clienti dunque.
E non è tutto. Una delle aziende impegnatesi oggi, il gruppo Miroglio, ha deciso di estendere l’impegno per una produzione libera da sostanze tossiche anche alla propria divisione Fashionche commercializza con dieci marchi molto diffusi sul mercato italiano, tra cui Motivi, Oltre, Elena Mirò e Caractére.
Come ricorderete, a febbraio di quest’anno abbiamo sfidato il settore del lusso a garantire a noi e ai nostri figli una moda libera dell’incubo delle sostanze tossiche. Oggi siamo ancora più sicuri che la rivoluzione Detox è già iniziata e Greenpeace insieme a milioni di consumatori e a marchi come Valentino, Benetton, Burberry, Zara e adesso l'industria del tessile non  intende fermarla. Quando il mercato si muove, solo i miopi rimangono indietro.
Cosa aspettano Versace, Gucci, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana a passare dalla parte di coloro che garantiranno al Pianeta e alle nuove generazioni un futuro libero da sostanze tossiche?
Chiara Campione - Project Leader #thefashionduel http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/fuori-le-sostanze-tossiche-ecco-le-aziende-te/blog/50717/

appalto con frode per i rifiuti urbani a Spigno saturnia a giudizio sindaco e titolari dell'azienda, la casta condannata non ci sta Cusani e Calingi esclusi dalle elezioni provinciali ricorrono al Tar, San Felice Circeo extra illegittimi ai dipendenti il comune chiede il conto

asl di Latina anche la truffa degli anestesisti nel mirino dei Nas, Spigno Saturnia in sei a giudizio per i rifiuti, benzinaio rapinato della bicicletta

Foto: LA PRIMA PAGINA DEL GIORNALE DI LATINA
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