Atomo, incubo ricorrente dal Giappone agli States. Il 70 per cento dei giapponesi si dice anti-nuclearista. Nonostante la crisi comporterà un aumento in bolletta senza precedenti. Sarkozy annuncia un miliardo per le nuove centrali. Ma sulle fughe di gas radioattivo in corso a Paluel si sa poco o nulla
di Diego Carmignani “Terra” 28 giugno 2011
Nucleare allarmi nucleari provenienti da più parti del mondo si susseguono, dal Giappone agli Stati Uniti alla Francia, senza trovare giusto spazio sui media. A Fukushima, alti livelli di contaminazione nelle urine di abitanti a 40 km dall’impianto, mentre un sondaggio rivela che il 70 per cento dei giapponesi è contrario all’atomo. In Nebraska, grande apprensione per le due centrali sommerse dalle inondazioni: è stata istituita la no fly zone, fervono operazioni militari nell’area e la strategia dell’insabbiamento è ormai più di un’ipotesi. In Francia, Sarkozy annuncia un miliardo di investimenti nel nucleare di ultima generazione, ma nessuno parla delle numerose fughe di gas radioattivo, in corso da un mese, nel sito di Paluel.
Una buona notizia da Fukushima: la Tepco ha cominciato a raffreddare i reattori con l’acqua decontaminata grazie al sistema di trattamento di nuova installazione.
«Un passo fondamentale per uscire dalla crisi», ha commentato Goshi Hosono, consigliere speciale del premier, ma anche l’unica goccia in un oceano di guai.
Dall’avvio del sistema di decontaminazione, sono appena 1.850 le tonnellate di acqua ripulite, a fronte di circa 110.000 stimate attualmente all’interno della centrale.
Mentre da fuori vengono altre notizie che sanno di disastro lento e inesorabile: una quantità superiore a 3 millisievert di radiazioni è stata rinvenuta nei campioni di urina dei residenti del villaggio di Iitate e della città di Kawamata, a 30 e 40 chilometri dall’impianto.
Emergenza silenziosa che, nonostante il governo abbia affermato le intenzioni di procedere con l’energia nucleare, sta trovando spazio crescente nell’opinione pubblica nipponica. Domenica c’è stata una nuova protesta di piazza, a Fukushima, in cui centinaia di famiglie hanno chiesto maggiore protezione per i loro figli, visti gli alti livelli di radiazioni nell’aria a tre mesi dall’incidente e i clamorosi ritardi del governo, colpevole di non aver ancora rimosso lo strato più superficiale di terra contaminata e di non aver contribuito alla decontaminazione delle scuole. Ieri, il dissenso locale si è confermato nazionale a mezzo stampa, con un sondaggio, pubblicato dal quotidiano economico Nikkei, secondo il quale il 70 per cento dei giapponesi è contrario alla riapertura dei reattori nucleari chiusi dopo lo tsunami, mentre la metà degli intervistati vorrebbe tagliare il numero di impianti. Atteggiamenti, va sottolineato, che tengono conto anche di un eventuale prolungato fermo energetico che causerebbe l’aumento certo delle bollette di elettricità. Prima della crisi, il nucleare copriva circa il 30 per cento del fabbisogno energetico giapponese, passato al 20 lo scorso mese. La perdita di capacità produttiva per la chiusura di Fukushima e altri impianti - a cui va sommato il rifiuto di molte amministrazioni locali di riaprire reattori chiusi per manutenzione ordinaria - rende concreto il rischio di blackout energetico in estate, quando la domanda raggiungerà il suo picco. Dal Giappone, il pericolo nucleare, come abbiamo già scritto su queste colonne, è migrato pure negli Stati Uniti, dove è sempre più oscura la situazione nelle centrali atomiche di Fort Calhoun e Cooper, situate nel Nebraska e colpite dalle devastanti inondazioni che stanno mettendo in ginocchio lo Stato americano. Alle accuse rivolte al presidente Barack Obama di insabbiamento della vicenda si aggiunge la scelta di istituire la no fly zone in tutta l’area, mentre nei dintorni si registra un crescente aumento di forze armate impiegate, con tutta probabilità, per creare barriere e azionare pompe idrauliche che aspirino l’acqua. Il grande dubbio, rafforzato dai comprovati bassi standard di sicurezza degli impianti, è che liquidi contaminati possano mescolarsi con le acque del Missouri straripato.
Oltretutto, la barriera di gomma piazzata intorno al sito di Fort Calhoun - da aprile ferma e ora semi-allegata - ha ceduto domenica scorsa e le precipitazioni continuano ad essere copiose. Sarà forse per una “psicosi Fukushima”, ma ombre inquietanti si succedono velocemente, per essere velocemente rimosse: secondo un rapporto di Associated press e della Nuclear regulatory commission, lo stato di salute degli impianti americani è da brividi. In 48 su 65 c’è una perdita di trizio radioattivo dovuta alla corrosione delle tubature, mentre si registra un alto rischio legato alle calamità naturali. Ancora, da più di un mese, fughe i gas radioattivo, allarmi di evacuazione e possibile contaminazione di alcuni lavoratori stanno interessando nella centrale nucleare di Paluel, in Alta Normandia, di proprietà della francese Edf, quella che dei famosi mini-reattori di nuovissima generazione.
Secondo testimonianze e siti di controinformazione, la situazione sarebbe precipitata a metà giugno, quando il reattore numero 3 sarebbe stato addirittura bloccato per via delle fughe di gas. I responsabili Edf avrebbero però minimizzato, spiegando che il gas radioattivo (Xenon) fuoriuscito dal reattore non sarebbe dannoso per la salute e che altre micro-fughe sarebbero poi seguite, tutte non allarmanti.
Altra rivelazione è che, tra il 2001 e il 2008, sarebbero state almeno trenta le fughe di gas non dichiarate nelle centrali francesi. Informazione che non ha avuto però la stessa risonanza dell’annuncio di ieri: Sarkozy promette un investimento da un miliardo di euro per le centrali del futuro, vale a dire quelle di quarta generazione.
martedì 28 giugno 2011
il diserbante causa malformazioni genetiche. Usato in scuole e giardini pubblici
“Il diserbante più venduto al mondo causa malformazioni genetiche. E l’Ue non fa nulla” E' la denuncia di un rapporto realizzato da un gruppo internazionale di scienziati dell’ong Earth Open Source. Sotto accusa l'erbicida Roundup della Monsanto, usato anche in giardini pubblici e scuole. "La Commissione europea non ha mai preso provvedimenti"Il diserbante della Monsanto, "Roundup" L’industria agro-chimica e la Commissione europea sanno da almeno trent’anni che Roundup, il diserbante dell’americana Monsanto più venduto al mondo, contiene il glifosato: un “erbicida totale” che, come dimostrato da ricerche condotte in mezzo mondo, causa malformazioni genetiche nei feti degli animali da laboratorio.
E’ questa la denuncia di un nuovo rapporto realizzato da un gruppo internazionale di scienziati dell’Earth Open Source (Ong britannica che mira alla condivisione di informazioni con lo scopo di “assicurare la sicurezza alimentare preservando la Terra”), che accusa le istituzioni europee di avere colpevolmente tenuto nascosto alla popolazione i potenziali rischi legati al diserbante Monsanto, largamente utilizzato anche nei giardini delle scuole o ai lati delle strade pubbliche già dagli anni ’90.
Il dossier degli scienzati ha un titolo esplicito: “Roundup and birth defects: Is the public being kept in the dark?”. Chiarissimo il contenuto: l’industria agro-chimica (capeggiata da Monsanto), già dai primi anni ’80 sapeva, grazie a ricerche di laboratorio, che il glifosato causa malformazioni negli animali utilizzati per gli esperimenti; nel 1993 è stato scoperto che questi effetti sono provocati anche dall’esposizione a dosi medie o basse di questa sostanza; tra il 1998 e il ’99, gli esperti della Commissione Europea vengono a conoscenza di tutto ciò, ma nel 2002, invece di avvertire la popolazione sui potenziali effetti della sostanza, ne nascondono le caratteristiche scomode, permettendo la commercializzazione in Europa del diserbante Monsanto.
Per Claire Robinson, portavoce di Earth Open Source e co-autrice del rapporto, “sembra che ci sia stata una deliberata volontà di coprire la verità da parte dell’industria chimica (spiegabile ma non giustificabile) e di chi doveva controllare (inspiegabile e ingiustificabile)”. “Tutto ciò sulla pelle della sicurezza pubblica – accusa la dottoressa Robinson -. Perché il Roundup non viene utilizzato solo in agricoltura, ma anche nel giardinaggio, nei parchi e nelle aree verdi delle scuole, grazie alla falsa informazione che sia sicuro”.
I ricercatori hanno analizzato per diversi mesi le colture geneticamente modificate in cui si usa il Roundup, riscontrando grandi quantità di un agente patogeno che può causare aborti e malformazioni alla nascita negli animali. Un problema che era stato sollevato già lo scorso autunno da uno studio indipendente di scienziati argentini, che dimostrava come il glifosato, l’erbicida appunto più usato in agricoltura e ingrediente attivo del Roundup, provochi malformazioni cranio-facciali negli embrioni di rane e polli, anche a dosi inferiori al livello di residuo massimo autorizzato in Europa.
Queste ricerche, partite da studi effettuati sull’alto tasso di malformazioni genetiche e cancro nella popolazione sudamericana, una delle aree al mondo in cui si usa maggiormente la soia Ogm Roundup (nata proprio per tollerare elevate quantità del diserbante omonimo), una volta diffuse vennero prontamente smentite dalle istituzioni europee. L’ufficio federale per la tutela del consumatore e sicurezza alimentare tedesco, ad esempio, in seguito alla pubblicazione dello studio argentino dichiarò che non c’erano “evidenze di teratogenesi” (lo sviluppo anormale di alcune regioni del feto) a causa del glifosato.
Per Monsanto, che dal suo blog ha risposto agli scienziati autori del rapporto, la Commissione europea ha già deciso in precedenza che “il glifosato rientra in una categoria di pesticidi che non richiede un’immediata attenzione”. Non solo: ”Le autorità regolatrici ed esperti indipendenti di tutto il mondo concordano sul fatto che il glifosato non causi effetti negativi al sistema riproduttivo negli animali adulti esposti alla sostanza, né difetti alla nascita nella loro progenie”, anche a dosi di molto superiori a quelle consentite. Ma Robinson non ci sta: “Queste conclusioni – dice a ilfattoquotidiano.it – sono contraddette dagli studi che proprio compagnie come Monsanto hanno condotto dagli anni ’80. Esperimenti che, a differenza di quanto viene affermato oggi, hanno dimostrato gli effetti orribili dell’esposizione anche a dosi medie o basse di glifosato”.
L’autorizzazione di questo erbicida doveva essere rivista nel 2012, ma la Commissione ha deciso, con una nuova direttiva, di fissare la revisione al 2015. Ciononostante, entro il prossimo mese l’Ue dovrebbe approvare una più rigorosa regolamentazione sui diserbanti. La speranza degli scienziati di Earth Open Source è quella di vedere il glifosato bandito definitivamente. Visto che questa volta verranno presi in considerazione anche gli studi indipendenti. Ma, conclude Robinson, “non siamo sicuri che ci sarà la forza e il volere politico di fronteggiare il colosso Monsanto”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/il-diserbante-piu-venduto-al-mondo-causa-malformazioni-genetiche-e-lue-non-fa-nulla/119461/
E’ questa la denuncia di un nuovo rapporto realizzato da un gruppo internazionale di scienziati dell’Earth Open Source (Ong britannica che mira alla condivisione di informazioni con lo scopo di “assicurare la sicurezza alimentare preservando la Terra”), che accusa le istituzioni europee di avere colpevolmente tenuto nascosto alla popolazione i potenziali rischi legati al diserbante Monsanto, largamente utilizzato anche nei giardini delle scuole o ai lati delle strade pubbliche già dagli anni ’90.
Il dossier degli scienzati ha un titolo esplicito: “Roundup and birth defects: Is the public being kept in the dark?”. Chiarissimo il contenuto: l’industria agro-chimica (capeggiata da Monsanto), già dai primi anni ’80 sapeva, grazie a ricerche di laboratorio, che il glifosato causa malformazioni negli animali utilizzati per gli esperimenti; nel 1993 è stato scoperto che questi effetti sono provocati anche dall’esposizione a dosi medie o basse di questa sostanza; tra il 1998 e il ’99, gli esperti della Commissione Europea vengono a conoscenza di tutto ciò, ma nel 2002, invece di avvertire la popolazione sui potenziali effetti della sostanza, ne nascondono le caratteristiche scomode, permettendo la commercializzazione in Europa del diserbante Monsanto.
Per Claire Robinson, portavoce di Earth Open Source e co-autrice del rapporto, “sembra che ci sia stata una deliberata volontà di coprire la verità da parte dell’industria chimica (spiegabile ma non giustificabile) e di chi doveva controllare (inspiegabile e ingiustificabile)”. “Tutto ciò sulla pelle della sicurezza pubblica – accusa la dottoressa Robinson -. Perché il Roundup non viene utilizzato solo in agricoltura, ma anche nel giardinaggio, nei parchi e nelle aree verdi delle scuole, grazie alla falsa informazione che sia sicuro”.
I ricercatori hanno analizzato per diversi mesi le colture geneticamente modificate in cui si usa il Roundup, riscontrando grandi quantità di un agente patogeno che può causare aborti e malformazioni alla nascita negli animali. Un problema che era stato sollevato già lo scorso autunno da uno studio indipendente di scienziati argentini, che dimostrava come il glifosato, l’erbicida appunto più usato in agricoltura e ingrediente attivo del Roundup, provochi malformazioni cranio-facciali negli embrioni di rane e polli, anche a dosi inferiori al livello di residuo massimo autorizzato in Europa.
Queste ricerche, partite da studi effettuati sull’alto tasso di malformazioni genetiche e cancro nella popolazione sudamericana, una delle aree al mondo in cui si usa maggiormente la soia Ogm Roundup (nata proprio per tollerare elevate quantità del diserbante omonimo), una volta diffuse vennero prontamente smentite dalle istituzioni europee. L’ufficio federale per la tutela del consumatore e sicurezza alimentare tedesco, ad esempio, in seguito alla pubblicazione dello studio argentino dichiarò che non c’erano “evidenze di teratogenesi” (lo sviluppo anormale di alcune regioni del feto) a causa del glifosato.
Per Monsanto, che dal suo blog ha risposto agli scienziati autori del rapporto, la Commissione europea ha già deciso in precedenza che “il glifosato rientra in una categoria di pesticidi che non richiede un’immediata attenzione”. Non solo: ”Le autorità regolatrici ed esperti indipendenti di tutto il mondo concordano sul fatto che il glifosato non causi effetti negativi al sistema riproduttivo negli animali adulti esposti alla sostanza, né difetti alla nascita nella loro progenie”, anche a dosi di molto superiori a quelle consentite. Ma Robinson non ci sta: “Queste conclusioni – dice a ilfattoquotidiano.it – sono contraddette dagli studi che proprio compagnie come Monsanto hanno condotto dagli anni ’80. Esperimenti che, a differenza di quanto viene affermato oggi, hanno dimostrato gli effetti orribili dell’esposizione anche a dosi medie o basse di glifosato”.
L’autorizzazione di questo erbicida doveva essere rivista nel 2012, ma la Commissione ha deciso, con una nuova direttiva, di fissare la revisione al 2015. Ciononostante, entro il prossimo mese l’Ue dovrebbe approvare una più rigorosa regolamentazione sui diserbanti. La speranza degli scienziati di Earth Open Source è quella di vedere il glifosato bandito definitivamente. Visto che questa volta verranno presi in considerazione anche gli studi indipendenti. Ma, conclude Robinson, “non siamo sicuri che ci sarà la forza e il volere politico di fronteggiare il colosso Monsanto”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/27/il-diserbante-piu-venduto-al-mondo-causa-malformazioni-genetiche-e-lue-non-fa-nulla/119461/
No TAV lo stato armato dichiara guerra ai cittadini
TAV: SCONTRI IN VAL DI SUSA PDF | Stampa |
VERDI: OPERA INUTILE. INACCETTABILE GUERRA A POPOLAZIONE.
Una ottantina di feriti è il bilancio degli scontri fra polizia (2000 unità) e manifestanti in presidio nei pressi della Maddalena di Chiomonte, uno dei siti che dovrebbe ospitare l'area di controllo per la costruzione del tunnel ad alta velocità Torino-Lione. Lacrimogeni, ruspe, gente in fuga dietro le barricate. Durante l'estate dovrebbero cominciare i lavori e torna ad alzarsi la tensione su una questione che si trascina, da anni, senza ombra di soluzione.
Si dicono costernati dall'estrema violenza dell'accaduto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli e la co-presidente dei Verdi Europei Monica Frassoni, che ritengono "inaccettabile che si sia deciso di dichiarare guerra alla popolazione della Val di Susa".
"In Val di Susa si è tornati alla situazione di sei anni fa, - continuano Bonelli e la Frassoni, in una nota congiunta - ossia alla logica dello scontro, dopo anni passati in finti tentativi di mediazione, in cui i rappresentanti del governo non hanno mai preso sul serio le proposte e gli argomenti del territorio". Valutazioni confermate anche dal lungo lavoro dell'Osservatorio guidato da Virano ha per molti mesi lavorato con i rappresentati locali arrivando a conclusioni che i Verdi sostengono da anni: un tunnel di base di oltre 50 km e dal costo di 9 miliardi di euro NON é la priorità per promuovere la linea Torino-Lione. "Ci sono interventi molto più urgenti, come la soluzione del nodo di Torino - sottolinea la co-presidente del partito verde europeo, che considera "arrogante" la decisione di passare oltre e spingere di nuovo "sulla realizzazione di un tunnel geognostico in assenza di chiarezza perfino sul progetto preliminare e di qualsiasi sicurezza sul co-finanziamento dell'Italia del tunnel". Un imbroglio non solo per i cittadini italiani ma anche nei confronti del contribuente europeo, che si trova a dover sborsare ingenti fondi per un'opera inutile e dannosa.
La costruzione del tunnel che stamani le forze dell'ordine hanno difeso con i lacrimogeni "servirebbe solo eventualmente, tra chissà quanti anni, come supporto collaterale del secondo tunnel ferroviario sotto le Alpi – aggiunge il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. "Il solo fatto che ci siano risorse europee per finanziare questo tunnel non è una ragione sufficiente per validare l'opera".
"Quello che è accaduto con la protesta rispetto alla costruzione della stazione centrale di Stoccarda in Germania e quello che sta accadendo in Val di Susa oggi - concludono Bonelli e la Frassoni - dimostra che è sempre più urgente trovare un modello di condivisione dei progetti che non possono essere imposti ma che vanno condivisi democraticamente con le popolazioni locali - concludono Bonelli e la Frassoni.
Noi Verdi chiediamo che si sospenda il progetto e il cantiere per procedere invece a un riesame razionale e democratico delle priorità delle cosiddette Grandi opere. I 640 milioni di euro che l'Unione Europea si é impegnata a spendere per continuare studi e progettazioni possono essere spesi molto meglio. L'Italia deve approfittare della revisione che la Commissione ha lanciato sui piani delle reti transeuropee e negoziare una modifica della linea Torino-Lione per destinare quei fondi al finanziamento del rafforzamento della linea storica.
http://www.verdi.it/infrastrutture/30194-tav-scontri-in-val-di-susa.html
VERDI: OPERA INUTILE. INACCETTABILE GUERRA A POPOLAZIONE.
Una ottantina di feriti è il bilancio degli scontri fra polizia (2000 unità) e manifestanti in presidio nei pressi della Maddalena di Chiomonte, uno dei siti che dovrebbe ospitare l'area di controllo per la costruzione del tunnel ad alta velocità Torino-Lione. Lacrimogeni, ruspe, gente in fuga dietro le barricate. Durante l'estate dovrebbero cominciare i lavori e torna ad alzarsi la tensione su una questione che si trascina, da anni, senza ombra di soluzione.
Si dicono costernati dall'estrema violenza dell'accaduto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli e la co-presidente dei Verdi Europei Monica Frassoni, che ritengono "inaccettabile che si sia deciso di dichiarare guerra alla popolazione della Val di Susa".
"In Val di Susa si è tornati alla situazione di sei anni fa, - continuano Bonelli e la Frassoni, in una nota congiunta - ossia alla logica dello scontro, dopo anni passati in finti tentativi di mediazione, in cui i rappresentanti del governo non hanno mai preso sul serio le proposte e gli argomenti del territorio". Valutazioni confermate anche dal lungo lavoro dell'Osservatorio guidato da Virano ha per molti mesi lavorato con i rappresentati locali arrivando a conclusioni che i Verdi sostengono da anni: un tunnel di base di oltre 50 km e dal costo di 9 miliardi di euro NON é la priorità per promuovere la linea Torino-Lione. "Ci sono interventi molto più urgenti, come la soluzione del nodo di Torino - sottolinea la co-presidente del partito verde europeo, che considera "arrogante" la decisione di passare oltre e spingere di nuovo "sulla realizzazione di un tunnel geognostico in assenza di chiarezza perfino sul progetto preliminare e di qualsiasi sicurezza sul co-finanziamento dell'Italia del tunnel". Un imbroglio non solo per i cittadini italiani ma anche nei confronti del contribuente europeo, che si trova a dover sborsare ingenti fondi per un'opera inutile e dannosa.
La costruzione del tunnel che stamani le forze dell'ordine hanno difeso con i lacrimogeni "servirebbe solo eventualmente, tra chissà quanti anni, come supporto collaterale del secondo tunnel ferroviario sotto le Alpi – aggiunge il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. "Il solo fatto che ci siano risorse europee per finanziare questo tunnel non è una ragione sufficiente per validare l'opera".
"Quello che è accaduto con la protesta rispetto alla costruzione della stazione centrale di Stoccarda in Germania e quello che sta accadendo in Val di Susa oggi - concludono Bonelli e la Frassoni - dimostra che è sempre più urgente trovare un modello di condivisione dei progetti che non possono essere imposti ma che vanno condivisi democraticamente con le popolazioni locali - concludono Bonelli e la Frassoni.
Noi Verdi chiediamo che si sospenda il progetto e il cantiere per procedere invece a un riesame razionale e democratico delle priorità delle cosiddette Grandi opere. I 640 milioni di euro che l'Unione Europea si é impegnata a spendere per continuare studi e progettazioni possono essere spesi molto meglio. L'Italia deve approfittare della revisione che la Commissione ha lanciato sui piani delle reti transeuropee e negoziare una modifica della linea Torino-Lione per destinare quei fondi al finanziamento del rafforzamento della linea storica.
http://www.verdi.it/infrastrutture/30194-tav-scontri-in-val-di-susa.html
lunedì 27 giugno 2011
Pontinia, incidente stradale Migliara 45
27-06-2011
Pontinia, incidente sulla via Migliara 45, ferito gravemente un 22enne
http://www.latinanotizie.it/articolo.php?id=17984
Pauroso incidente quello avvenuto ieri sera sulla via Migliara 45 nel territorio di Pontinia ad un giovane 22enne che alla guida di una Lancia Ypsilon, per cause ancora in fase di accertamento è uscito improvvisamente di strada ribaltandosi più volte e finendo la sua corsa in un canale che costeggia la carreggiata. Immediatamente soccorso dai sanitari del 118, il 22enne è stato trasportato con un "codice rosso" presso l'ospedale Santa Maria Goretti di Latina dove ora si trova ricoverato. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco e la polizia Stradale per i rilievi del caso, dalle prime testimonianze sembra che a causare l'uscita di strada sia stato un altro mezzo che avrebbe tagliato la strada al giovane.
Pontinia, incidente sulla via Migliara 45, ferito gravemente un 22enne
http://www.latinanotizie.it/articolo.php?id=17984
Pauroso incidente quello avvenuto ieri sera sulla via Migliara 45 nel territorio di Pontinia ad un giovane 22enne che alla guida di una Lancia Ypsilon, per cause ancora in fase di accertamento è uscito improvvisamente di strada ribaltandosi più volte e finendo la sua corsa in un canale che costeggia la carreggiata. Immediatamente soccorso dai sanitari del 118, il 22enne è stato trasportato con un "codice rosso" presso l'ospedale Santa Maria Goretti di Latina dove ora si trova ricoverato. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco e la polizia Stradale per i rilievi del caso, dalle prime testimonianze sembra che a causare l'uscita di strada sia stato un altro mezzo che avrebbe tagliato la strada al giovane.
nucleare, Chernobyl cancro alla tiroide ed esposizione radiazioni
http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?PHPSESSID=pbskjim49dv7rf8a1ai2vce7g4&topic=1893.0
27/06/11 L'esposizione a radiazioni scoperta nel cancro alla tiroide a Chernobyl
« inserito:: Oggi alle 08:21:01 »
Le impronte dell’esposizione alle radiazioni scoperte nel cancro alla tiroide
Traduzione di ProgettoHumus da http://www.healthcanal.com
Nella foto: Julia Hess, Prof. Dr. Horst Zitzelsberger, Dott. Kristian Unger
Neuherberg (Germania): Gli scienziati dell’Helmholtz Zentrum München hanno scoperto una variazione genetica del cancro alla tiroide che mostra tracce di una sua precedente esposizione alle radiazioni ionizzanti. Il gene marcatore, la cosidetta “impronta digitale della radiazione”, è stato identificato nei casi di cancro alla tiroide delle vittime di Chernobyl ed era assente nei pazienti senza storia di esposizione alla radioattività. I risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di PNAS
Il team di ricerca, guidato dal Prof. Horst Zitzelsberger e dal Dr. Kristian Unger, dell’unità delle radiazioni Citogenitche del Zentrums Helmholtz München, in collaborazione con il Prof. Geraldine Thomas, dell'Imperial College di Londra, ha studiato i tumori alla tiroide dei bambini esposti alle conseguenze dello iodio radioattivo proveniente dall’esplosione del reattore nucleare di Chernobyl. I ricercatori hanno confrontato l’informazione genetica da questi tumori con quella che si trova nello stesso tipo di patologia riscontrata nei bambini nati più di un anno dopo l’esplosione, dopo che lo iodio radioattivo era decaduto a distanza. Il numero di coppie di un piccolo frammento del cromosoma 7 erano maggiori solo nei tumori dei bambini irradiati, stabilendo questo come uno dei marcatori genetici che indica l’eziologia radioattiva del cancro.
Questa è la prima scoperta di questo tipo a 25 anni di distanza dall’incidente, dove gli scienziati sono stati in grado di effettuare una discriminante tra i tumori provocati dalla contaminazione radioattiva a quelli che sorgono naturalmente.
Il Prof. Zitzelsberger attribuisce il successo di questo studio all’attenta raccolta di documentazione effettuata dalla “Banca dei tumori di Chernobyl”. Questa raccolta unica di materiale ha reso possibile per il team di ricerca di confrontare, per la prima volta, i tumori dei bambini della stessa età ed il background regionale.
La disponibilità del “marcatore genetico”, secondo il Prof. Zitzelsberger, permetterà di migliorare sia la diagnosi clinica del cancro alla tiroide e la comprensione di come lo iodio radioattivo causi lo sviluppo della malattia. Negli studi futuri, finanziati dall’EURATOM all’interno del progetto “EpiRadBio”, il gruppo estenderà lo studio per determinare se l’”impronta digitale genetica” è in grado di indicare il livello di esposizione necessaria a causare il cancro.
Informazioni aggiuntive:
Pubblicazione originale
Foto: Nei carcinomi papillari della tiroide, più copie del gene CLIP2 (rosso) vengono più rilevate rispetto al gene di riferimento (verde).
27/06/11 L'esposizione a radiazioni scoperta nel cancro alla tiroide a Chernobyl
« inserito:: Oggi alle 08:21:01 »
Le impronte dell’esposizione alle radiazioni scoperte nel cancro alla tiroide
Traduzione di ProgettoHumus da http://www.healthcanal.com
Nella foto: Julia Hess, Prof. Dr. Horst Zitzelsberger, Dott. Kristian Unger
Neuherberg (Germania): Gli scienziati dell’Helmholtz Zentrum München hanno scoperto una variazione genetica del cancro alla tiroide che mostra tracce di una sua precedente esposizione alle radiazioni ionizzanti. Il gene marcatore, la cosidetta “impronta digitale della radiazione”, è stato identificato nei casi di cancro alla tiroide delle vittime di Chernobyl ed era assente nei pazienti senza storia di esposizione alla radioattività. I risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di PNAS
Il team di ricerca, guidato dal Prof. Horst Zitzelsberger e dal Dr. Kristian Unger, dell’unità delle radiazioni Citogenitche del Zentrums Helmholtz München, in collaborazione con il Prof. Geraldine Thomas, dell'Imperial College di Londra, ha studiato i tumori alla tiroide dei bambini esposti alle conseguenze dello iodio radioattivo proveniente dall’esplosione del reattore nucleare di Chernobyl. I ricercatori hanno confrontato l’informazione genetica da questi tumori con quella che si trova nello stesso tipo di patologia riscontrata nei bambini nati più di un anno dopo l’esplosione, dopo che lo iodio radioattivo era decaduto a distanza. Il numero di coppie di un piccolo frammento del cromosoma 7 erano maggiori solo nei tumori dei bambini irradiati, stabilendo questo come uno dei marcatori genetici che indica l’eziologia radioattiva del cancro.
Questa è la prima scoperta di questo tipo a 25 anni di distanza dall’incidente, dove gli scienziati sono stati in grado di effettuare una discriminante tra i tumori provocati dalla contaminazione radioattiva a quelli che sorgono naturalmente.
Il Prof. Zitzelsberger attribuisce il successo di questo studio all’attenta raccolta di documentazione effettuata dalla “Banca dei tumori di Chernobyl”. Questa raccolta unica di materiale ha reso possibile per il team di ricerca di confrontare, per la prima volta, i tumori dei bambini della stessa età ed il background regionale.
La disponibilità del “marcatore genetico”, secondo il Prof. Zitzelsberger, permetterà di migliorare sia la diagnosi clinica del cancro alla tiroide e la comprensione di come lo iodio radioattivo causi lo sviluppo della malattia. Negli studi futuri, finanziati dall’EURATOM all’interno del progetto “EpiRadBio”, il gruppo estenderà lo studio per determinare se l’”impronta digitale genetica” è in grado di indicare il livello di esposizione necessaria a causare il cancro.
Informazioni aggiuntive:
Pubblicazione originale
Foto: Nei carcinomi papillari della tiroide, più copie del gene CLIP2 (rosso) vengono più rilevate rispetto al gene di riferimento (verde).
NO TAV attacco militare contro i manifestanti in Val di Susa
IL CASO
Val di Susa, scattato l'allarme
ore decisive per i no-tav
di MARIACHIARA GIACOSA e DIEGO LONGHIN
CHIOMONTE (Val di Susa) - E' partito alle 6 il blitz delle forze dell'ordine a Chiomonte. Da ore i No Tav aspettavano asserragliati nel fortino della Maddalena: un migliaio dei 5 mila che hanno partecipato alla fiaccolata e che ha scelto di passare la notte al presidio. Alle 4.40 è stata chiusa l'autostrada. Poco dopo i No Tav hanno sparato in aria i fuochi d'artificio per lanciare l'allarme. Due i fronti di attacco. L'autostrada A32 dove i mezzi sono arrivati sia da Torino che da Bardonecchia dove ci sono decine di mezzi della polizia che dovrebbero scortare gli operai che devono aprire il cantiere. Ad aspettarli, di fianco alle barriere di plexiglass, teatro della sassaiola del 23 maggio scorso, alcune centinaia di manifestanti pronti a bloccare le forze dell'ordine.
E la centrale elettrica, all'inizio della strada della Avanà, dove si trova la prima barricata e dove si sono radunati soprattutto esponenti dei centri sociali e dell'area anarco insurrezionalista. Altri No Tav sono sparpagliati nei boschi e ai vari possibili accessi all'area del futuro cantiere che deve aprire entro il 30 giugno per non perdere i finanziamenti dell'Unione europea.
Numerosi sindaci della valle contrari al supertreno hanno passato la notte riuniti in un'unità crisi a Bussoleno a una ventina di chilometri dal presidio, in costante contatto con un'"antenna" attiva a Chiomonte. Dopo un vertice all'1.30, al presidio, a cui ha partecipato una quindicina di amministratori delle liste civiche contrarie alla Torino-Lione, per tutta la notte
si sono alternati amministratori e legali per garantire consulenza e supporto ai manifestanti in caso di scontri. Si sono divisi in gruppi e hanno presidiato tutte le barricate.
27 giugno 2011 http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/27/news/tav_sgombero-18265648/?ref=HRER1-1
Val di Susa, scattato l'allarme
ore decisive per i no-tav
di MARIACHIARA GIACOSA e DIEGO LONGHIN
CHIOMONTE (Val di Susa) - E' partito alle 6 il blitz delle forze dell'ordine a Chiomonte. Da ore i No Tav aspettavano asserragliati nel fortino della Maddalena: un migliaio dei 5 mila che hanno partecipato alla fiaccolata e che ha scelto di passare la notte al presidio. Alle 4.40 è stata chiusa l'autostrada. Poco dopo i No Tav hanno sparato in aria i fuochi d'artificio per lanciare l'allarme. Due i fronti di attacco. L'autostrada A32 dove i mezzi sono arrivati sia da Torino che da Bardonecchia dove ci sono decine di mezzi della polizia che dovrebbero scortare gli operai che devono aprire il cantiere. Ad aspettarli, di fianco alle barriere di plexiglass, teatro della sassaiola del 23 maggio scorso, alcune centinaia di manifestanti pronti a bloccare le forze dell'ordine.
E la centrale elettrica, all'inizio della strada della Avanà, dove si trova la prima barricata e dove si sono radunati soprattutto esponenti dei centri sociali e dell'area anarco insurrezionalista. Altri No Tav sono sparpagliati nei boschi e ai vari possibili accessi all'area del futuro cantiere che deve aprire entro il 30 giugno per non perdere i finanziamenti dell'Unione europea.
Numerosi sindaci della valle contrari al supertreno hanno passato la notte riuniti in un'unità crisi a Bussoleno a una ventina di chilometri dal presidio, in costante contatto con un'"antenna" attiva a Chiomonte. Dopo un vertice all'1.30, al presidio, a cui ha partecipato una quindicina di amministratori delle liste civiche contrarie alla Torino-Lione, per tutta la notte
si sono alternati amministratori e legali per garantire consulenza e supporto ai manifestanti in caso di scontri. Si sono divisi in gruppi e hanno presidiato tutte le barricate.
27 giugno 2011 http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/27/news/tav_sgombero-18265648/?ref=HRER1-1
carta costitutiva dei beni comuni
CARTA COSTITUTIVA DEI BENI COMUNI
Prefazione
L'istituzione di beni comuni, l'uso collettivo in base a regole condivise è stato uno dei motivi della lunga vita delle società contadine che per millenni, in tutto il Mondo, hanno utilizzato le risorse del territorio con equilibrio, con modalità che oggi definiremmo sostenibili. L'identificazione di spazi comuni ( le comunaglie), dove poter pascolare gli animali e raccogliere la legna, le regole per un uso plurimo delle acque e per mettere a disposizione dei meno abbienti gli avanzi dei raccolti ( la spigolatura), il lavoro collettivo per sistemare i sentieri, pulire i boschi, produrre il formaggio sono state scelte fondamentali per un un equilibrato e duraturo governo del territorio.
Oggi è divitale importanza per l'intera umanità riappropiarci, in chiave moderna di quelle regole.
CARTA DEI BENI COMUNI PER ATTRAVERSARE INDENNI IL TERZO MILLENNIO
1) Sono dichiarati beni comuni: l'aria, l'acqua, i mari, le coste, le foreste, il Sole, la salute.
2) E' un diritto inalienabile di tutti i cittadini avere libero accesso al Sole e poterlo utilizzare per i prorpi usi energetici.
3) Beni a disposizione di tutta l'umanità sono tutti i materiali avanzati al loro uso primario: leggi, norme, usanze devono garantirene il riuso e il riciclo
4) Regole, norme, comportamenti individuali e collettivi sono predisposti per garantire nel tempo la disponibilità la qualità e l'uso a tutti i viventi dei beni comuni nella quantità necessaria a soddisfare in modo equo tutti i bisogni
5) Sono dichiarati beni comuni, anche i monumenti, i paesaggi agrari ed urbani, i parchi, tutto il patrimonio culturale prodotto dalle generazioni passate, la memoria storica.
6) Sarà cura delle generazioni presenti, conoscerli, riconoscerli, rispettarli, conservarli al meglio, affinche anche le generazioni future possano conoscerle, riconoscerle, rispettarle, preservarle.
Prefazione
L'istituzione di beni comuni, l'uso collettivo in base a regole condivise è stato uno dei motivi della lunga vita delle società contadine che per millenni, in tutto il Mondo, hanno utilizzato le risorse del territorio con equilibrio, con modalità che oggi definiremmo sostenibili. L'identificazione di spazi comuni ( le comunaglie), dove poter pascolare gli animali e raccogliere la legna, le regole per un uso plurimo delle acque e per mettere a disposizione dei meno abbienti gli avanzi dei raccolti ( la spigolatura), il lavoro collettivo per sistemare i sentieri, pulire i boschi, produrre il formaggio sono state scelte fondamentali per un un equilibrato e duraturo governo del territorio.
Oggi è divitale importanza per l'intera umanità riappropiarci, in chiave moderna di quelle regole.
CARTA DEI BENI COMUNI PER ATTRAVERSARE INDENNI IL TERZO MILLENNIO
1) Sono dichiarati beni comuni: l'aria, l'acqua, i mari, le coste, le foreste, il Sole, la salute.
2) E' un diritto inalienabile di tutti i cittadini avere libero accesso al Sole e poterlo utilizzare per i prorpi usi energetici.
3) Beni a disposizione di tutta l'umanità sono tutti i materiali avanzati al loro uso primario: leggi, norme, usanze devono garantirene il riuso e il riciclo
4) Regole, norme, comportamenti individuali e collettivi sono predisposti per garantire nel tempo la disponibilità la qualità e l'uso a tutti i viventi dei beni comuni nella quantità necessaria a soddisfare in modo equo tutti i bisogni
5) Sono dichiarati beni comuni, anche i monumenti, i paesaggi agrari ed urbani, i parchi, tutto il patrimonio culturale prodotto dalle generazioni passate, la memoria storica.
6) Sarà cura delle generazioni presenti, conoscerli, riconoscerli, rispettarli, conservarli al meglio, affinche anche le generazioni future possano conoscerle, riconoscerle, rispettarle, preservarle.
la ASL sposta Borgo Carso a Pontinia

I dati sull'arsenico
http://www.ausl.latina.it/componenti/actions.php?action=view&Id=723&fs=docazi
PONTINIA
DATA
Tipo prelievo
Via
Arsenico
23/05/2007 F <3
17/09/2010 F 3
02/12/2010 F Italia 4
11/03/2010 F 6
24/06/2010 F Indipendenza <3
07/10/2010 F Indipendenza
01/12/2010 F
01/12/2010 F 6
01/12/2010 F
01/12/2010 F
01/12/2010 F
09/12/2010 F 7
09/12/2010 F 7
09/12/2010 F 7
18/02/2011 F 7
04/03/2011 F Cavour 5
25/03/2011 F 8
30/03/2011 F 5
18/04/2011 F Cavour 6
26/04/2011 F Cavour 5
µg/L
migliara 48
Quartaccio
Migliara 48
n.p.
migliara 48 n.p.
Quartaccio
migliara 48 n.p.
Quartaccio n.p.
F.lli Bandiera n.p.
F.lli Bandiera
migliara 48
Quartaccio
cavour
Migliara 48
B.go Carso
domenica 26 giugno 2011
No TAV manifesto dei beni comuni, tutti in Val Susa
APPELLO A TUTTI I COMITATI, IN PARTICOLARE AI COORDINAMENTI NAZIONALI IN ASSEMBLEA IL 30 GIUGNO E IL 2 LUGLIO
Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella italiana. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Esempio attualissimo: “bene comune” è il territorio, è il territorio della Val di Susa minacciata dal TAV, è qui la resistenza di riferimento a tutte le resistenze italiane. Se perdiamo questo “bene comune” sulla trincea più forte, saremo perdenti ovunque.
Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”, uno per volta ma tutti. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti.
Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Dopo lo straordinario avvenimento politico del referendum, i movimenti non devono fondersi ma conservare la propria specificità. Però, allo stesso tempo, hanno tre esigenze ineludibili: mantenere alta l’iniziativa, costruire un progetto politico ambizioso, essere presenti dove si lotta. Non sediamoci sugli allori ma restiamo al centro della scena, perché tutto è ancora da conquistare . Proprio perchè ha trionfato un nuovo modo di fare politica, ed è nato un nuovo laboratorio politico, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività di politiche fuori e oltre il sistema dei partiti. Perciò dobbiamo impegnarci per un “ manifesto dei beni comuni”. Gli “Stati generali del governo dei beni comuni” dovrebbero essere il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni.
Dove convocare gli Stati generali? In Valsusa. Perché? Perché è stato sui territori dove abbiamo costruito la vittoria dei referendum. La Val di Susa è “il territorio” per eccellenza. Da Chiomonte ci hanno lanciato un drammatico appello di aiuto. Dobbiamo uscire da Roma. Il presidio No Tav della Maddalena rischia di essere spazzato via da una nuova prova di forza tipo Venaus. Le prossime sono settimane decisive. L’esigenza primaria in questo momento è dunque la partecipazione dei movimenti in questo territorio strategico. La FIOM si è già mossa. Se perdiamo qui, sarebbe veramente il fallimento definitivo del “Patto di mutuo soccorso”, se perdiamo qui, diamo un segnale di frammentazione nazionale dei movimenti.
Allora eleggiamo simbolicamente la Val di Susa quale sede nazionale degli Stati generali. Convochiamoli lì. Il solo annuncio, della Maddalena in Chiomonte quale presidio nazionale della democrazia, del rispetto della volontà delle popolazioni locali e del voto referendario, per un modello di politica e di sviluppo alternativi, il solo annuncio di fare della “Libera Repubblica della Maddalena” la capitale morale d’Italia, oggi, avrebbe un impatto mediatico enorme, avrebbe un effetto dissuasorio formidabile sui falchi politici di destra e di sinistra più di tutte le barricate che si stanno erigendo.
Lino Balza
Medicina democratica- Movimento della lotta per la salute
Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella italiana. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Esempio attualissimo: “bene comune” è il territorio, è il territorio della Val di Susa minacciata dal TAV, è qui la resistenza di riferimento a tutte le resistenze italiane. Se perdiamo questo “bene comune” sulla trincea più forte, saremo perdenti ovunque.
Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”, uno per volta ma tutti. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti.
Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Dopo lo straordinario avvenimento politico del referendum, i movimenti non devono fondersi ma conservare la propria specificità. Però, allo stesso tempo, hanno tre esigenze ineludibili: mantenere alta l’iniziativa, costruire un progetto politico ambizioso, essere presenti dove si lotta. Non sediamoci sugli allori ma restiamo al centro della scena, perché tutto è ancora da conquistare . Proprio perchè ha trionfato un nuovo modo di fare politica, ed è nato un nuovo laboratorio politico, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività di politiche fuori e oltre il sistema dei partiti. Perciò dobbiamo impegnarci per un “ manifesto dei beni comuni”. Gli “Stati generali del governo dei beni comuni” dovrebbero essere il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni.
Dove convocare gli Stati generali? In Valsusa. Perché? Perché è stato sui territori dove abbiamo costruito la vittoria dei referendum. La Val di Susa è “il territorio” per eccellenza. Da Chiomonte ci hanno lanciato un drammatico appello di aiuto. Dobbiamo uscire da Roma. Il presidio No Tav della Maddalena rischia di essere spazzato via da una nuova prova di forza tipo Venaus. Le prossime sono settimane decisive. L’esigenza primaria in questo momento è dunque la partecipazione dei movimenti in questo territorio strategico. La FIOM si è già mossa. Se perdiamo qui, sarebbe veramente il fallimento definitivo del “Patto di mutuo soccorso”, se perdiamo qui, diamo un segnale di frammentazione nazionale dei movimenti.
Allora eleggiamo simbolicamente la Val di Susa quale sede nazionale degli Stati generali. Convochiamoli lì. Il solo annuncio, della Maddalena in Chiomonte quale presidio nazionale della democrazia, del rispetto della volontà delle popolazioni locali e del voto referendario, per un modello di politica e di sviluppo alternativi, il solo annuncio di fare della “Libera Repubblica della Maddalena” la capitale morale d’Italia, oggi, avrebbe un impatto mediatico enorme, avrebbe un effetto dissuasorio formidabile sui falchi politici di destra e di sinistra più di tutte le barricate che si stanno erigendo.
Lino Balza
Medicina democratica- Movimento della lotta per la salute
Tav sale la tensione in Val di Susa
Tav, sale la tensione in Val di Susa
Maroni: “Lavori al via entro il 30 giugno” Il ministro dell'Interno ha annunciato il via del cantiere entro i termini fissati dalla Ue. "In caso contrario - dice - l'Italia perderà i fondi stanziati". Rifondazione comunista paragona il capo del Viminale a Bava Beccaris. Mentre dal Sap arrivano parole forti: "Forse dell'ordine pronti a rimuovere i presidi" Ai presidi No Tav lo immaginavano. Ora l’ipotesi diventa realtà. I lavori in Val di Susa devono iniziare entro e non oltre il 30 giugno. A certificare la notizia sono le parole del ministro dell’Interno Bobo Maroni. ”Il cantiere si apre entro il 30 – ha detto il capo del Viminale in un’intervista alla Padania – , e l’opera si fa, se no diciamo addio alle centinaia di milioni del contributo Ue ma soprattutto ai collegamenti con l’Europa, e quindi diciamo addio al futuro”. Quindi il leader del Carroccio ha speso parole contro i manifestanti che da settimane presidiano i cancelli dei cantieri a Chiomonte. “Chi si oppone non credo che riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo, perchè vuol dire arrecare un danno gravissimo soprattutto alle future generazioni, vuol dire, come è stato calcolato, far perdere due punti di Pil al Piemonte”. In merito alle critiche di carattere ecologista, “è stato fatto di tutto, è stato aperto un osservatorio, sono state fatte tutte le valutazioni necessarie”, assicura il ministro. “Ciononostante c’è un no pregiudiziale che non può essere accettato”. Più duro il viceministro Castelli, che definisce le ragioni addotte dai No-Tav “tutte balle”. “Sono le solite argomentazioni trite e ritrite che i Verdi ad oltranza tirano fuori contro qualsiasi opera pubblica”. In realtà, sostiene, “agli ultimi irriducibili rimasti, della Tav non frega più nulla. E’ diventata il pretesto per una sfida allo Stato. Partigiani contro lo stato nazista: sono ormai fuori dalla realtà”. Senza la Tav, avverte Castelli, l’Italia sarebbe “tagliata fuori dai grandi traffici internazionali. Senza contare le perdite in prospettiva sul fronte dell’occupazione, pari a centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ogni miliardo speso – sottolinea – genera 20 mila posti di lavoro”.
Il pugno di ferro annunciato da Maroni suscita la replica di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista: “Questa sera parteciperò alla fiaccolata che da Chiomonte porterà al presidio della Maddalena e poi mi fermerò tutta la notte al presidio. Il proposito del governo di risolvere attraverso una manovra militare quello che è un problema politico che vede la contrarietà della maggioranza della popolazione interessata e’ completamente irresponsabile. Come Bava Beccaris, Maroni vuole sostituire la repressione alla politica”.
Insomma, se Ferrero lancia l’allarme, ripescando dalla memoria i fatti del G8 di genova, il governatore del Piemonte Roberto Cota chiede a tutti di restare calmi. “Non è il momento – ha detto – di creare tensioni ma bisogna far quadrato per realizzare questa opera: vedo una forte coesione anche in Val di Susa, perché quest’opera non è contro la Val di Susa ma a favore”.
Ma se Cota tenta di stemperare, la situazione, a ridare fuoco alle polveri ci pensa Massimo Montebove, consigliere nazionale per il Piemonte del sindacato di polizia Sap. ”Il tempo delle chiacchiere è finito, le forze dell’ordine sono pronte a ripristinare la legalità in Valdisusa”. Parole che suonano come una dichiarazione di guerra. “L’appello demagogico dei cosiddetti sindaci no tav – ha proseguito Montebove – va respinto al mittente. L’uso della forza può ancora essere evitato e certi amministratori pubblici della Valdisusa si adoperino piuttosto in questi giorni per far smobilitare il predidio illegale di Chiomonte”.
Il presidio, dunque. Da questa mattina sul piazzale della Maddalena di Chiomonte, sede del presidio degli attivisti No Tav, c’è una grande fermento. Le operazioni per l’apertura del cantiere sono attese a giorni se non addirittura a ore. E dopo la decisione di organizzare per questa sera una fiaccolata di protesta, auto e pullmini scaricano militanti – molti altri arrivano a piedi – e tanti si accampano montando nuove tende che si sono aggiunte a quelle già allestite da settimane. “Siamo in migliaia”, dice uno degli organizzatori del movimento No Tav. Sul traliccio alla sommità della collina c’è un cartellone con le foto dei ministri Umberto Bossi e Roberto Maroni e del Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e la scritta “Padroni a casa nostra. (uno degli slogan del Carroccio, ndr). Ricordatevelo!’.
L“’allarme generale” dei No Tav per il probabile imminente arrivo delle forze dell’ordine, chiamate per consentire l’avvio del cantiere, è scattato da ore. Ed è partita la mobilitazione, con mail, sms e messaggi sui siti internet, con l’invito ad andare alla Maddalena e “resistere, con coraggio e determinazione, per quelli che sono i giorni decisivi”. Il variegato popolo No Tav oggi ha ingannato l’attesa chiacchierando e pranzando sotto il tendone allestito al presidio o sotto gli alberi, al riparo dal gran caldo. Finito il pranzo, le cuoche volontarie del movimento stanno già preparando i panini per la serata. Nel pomeriggio sul piazzale ci saranno spettacoli teatrali (‘L’opera bluffa. Ode per un binario mortò), letture sulle ‘donne e la Resistenzà, giochi per bambini. Dopo la fiaccolata, che partirà alle 21 dal piazzale della stazione ferroviaria, i ‘cattolici No Tav’ si raccoglieranno in preghiera attorno al pilone votivo eretto nei giorni scorsi con le immagini della Madonna del Rocciamelone (la cima montuosa simbolo della Val Susa) e di altri santi a cui i valsusini sono devoti.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/26/tav-sale-la-tensione-in-val-di-susa-maroni-lavori-al-via-entro-il-30-giugno/126421/
CRONACA
Maroni: " I lavori per la Tav
devono partire e partiranno"
Il ministro dell'Interno: "Chi si oppone non riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo: sarebbe un danno gravissimo alle future generazioni"
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni non ha dubbi: i lavori per la Tav partiranno a breve. "Il cantiere si apre entro il 30, e l'opera si fa, se no diciamo addio alle centinaia di milioni del contributo Ue, ma soprattutto ai collegamenti con l'Europa, e quindi diciamo addio al futuro", ha detto Maroni in un'intervista alla Padania.
"Chi si oppone non credo che riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo, perché vuol dire arrecare un danno gravissimo soprattutto alle future generazioni, vuol dire, come è stato calcolato, far perdere due punti di Pil al Piemonte", dice Maroni. In merito alle critiche di carattere ecologista. Maroni replica: "E' stato fatto di tutto, è stato aperto un osservatorio, fatte tutte le valutazioni necessarie", assicura il ministro. "Ciononostante c'è un no pregiudiziale che non può essere accettato".
LEGGI Il fortino di Chiomonte
Più duro il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli, che interviene sempre su La Padania. Castelli definisce le ragioni addotte dai No-Tav "tutte balle". "Sono le solite argomentazioni trite e ritrite che i Verdi ad oltranza tirano fuori contro qualsiasi opera pubblica". In realtà, sostiene, "agli ultimi irriducibili rimasti, della Tav non frega più nulla. E' diventata il pretesto per una sfida allo Stato. Partigiani contro lo stato nazista: sono ormai fuori dalla realtà". Senza la Tav, avverte Castelli, l'Italia sarebbe "tagliata fuori dai grandi traffici internazionali. Senza contare le perdite in prospettiva sul fronte dell'occupazione, pari a centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ogni miliardo speso - sottolinea - genera 20 mila posti di lavoro".
Il quotidiano, nell'articolo "In arrivo gli estremisti più duri per provocare violenti scontri", riferisce di alcuni "rapporti in possesso del Viminale" in cui si documenta che "i No-Tav hanno avviato una serie di iniziative per contrastare l'arrivo sul posto delle forze dell'ordine e l'inizio dei lavori". "Emerge con evidenza un'ampia mobilitazione dei centri sociali più duri e della galassia insurrezionalista nazionale, pronti a sostenere la battaglia valsusina con azioni dure e violente". I contestatori avrebbero predisposto l'uso di "vedette" e "telecamere", e avrebbero ipotizzato "il blocco preventivo delle arterie stradali" per ostacolare gli spostamenti delle forze dell'ordine. Sempre secondo le informazioni in possesso del Viminale, prosegue l'articolo, "non è escluso che i No-Tav possano creare disordini anche a Torino allo scopo di dirottare lì la polizia per ridurre l'impatto delle forze dell'ordine in Valle".
(26 giugno 2011)
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/06/26/news/maroni_i_lavori_per_la_tav_devono_partire_e_partiranno-18243491/?ref=HREC1-2
Maroni: “Lavori al via entro il 30 giugno” Il ministro dell'Interno ha annunciato il via del cantiere entro i termini fissati dalla Ue. "In caso contrario - dice - l'Italia perderà i fondi stanziati". Rifondazione comunista paragona il capo del Viminale a Bava Beccaris. Mentre dal Sap arrivano parole forti: "Forse dell'ordine pronti a rimuovere i presidi" Ai presidi No Tav lo immaginavano. Ora l’ipotesi diventa realtà. I lavori in Val di Susa devono iniziare entro e non oltre il 30 giugno. A certificare la notizia sono le parole del ministro dell’Interno Bobo Maroni. ”Il cantiere si apre entro il 30 – ha detto il capo del Viminale in un’intervista alla Padania – , e l’opera si fa, se no diciamo addio alle centinaia di milioni del contributo Ue ma soprattutto ai collegamenti con l’Europa, e quindi diciamo addio al futuro”. Quindi il leader del Carroccio ha speso parole contro i manifestanti che da settimane presidiano i cancelli dei cantieri a Chiomonte. “Chi si oppone non credo che riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo, perchè vuol dire arrecare un danno gravissimo soprattutto alle future generazioni, vuol dire, come è stato calcolato, far perdere due punti di Pil al Piemonte”. In merito alle critiche di carattere ecologista, “è stato fatto di tutto, è stato aperto un osservatorio, sono state fatte tutte le valutazioni necessarie”, assicura il ministro. “Ciononostante c’è un no pregiudiziale che non può essere accettato”. Più duro il viceministro Castelli, che definisce le ragioni addotte dai No-Tav “tutte balle”. “Sono le solite argomentazioni trite e ritrite che i Verdi ad oltranza tirano fuori contro qualsiasi opera pubblica”. In realtà, sostiene, “agli ultimi irriducibili rimasti, della Tav non frega più nulla. E’ diventata il pretesto per una sfida allo Stato. Partigiani contro lo stato nazista: sono ormai fuori dalla realtà”. Senza la Tav, avverte Castelli, l’Italia sarebbe “tagliata fuori dai grandi traffici internazionali. Senza contare le perdite in prospettiva sul fronte dell’occupazione, pari a centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ogni miliardo speso – sottolinea – genera 20 mila posti di lavoro”.
Il pugno di ferro annunciato da Maroni suscita la replica di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista: “Questa sera parteciperò alla fiaccolata che da Chiomonte porterà al presidio della Maddalena e poi mi fermerò tutta la notte al presidio. Il proposito del governo di risolvere attraverso una manovra militare quello che è un problema politico che vede la contrarietà della maggioranza della popolazione interessata e’ completamente irresponsabile. Come Bava Beccaris, Maroni vuole sostituire la repressione alla politica”.
Insomma, se Ferrero lancia l’allarme, ripescando dalla memoria i fatti del G8 di genova, il governatore del Piemonte Roberto Cota chiede a tutti di restare calmi. “Non è il momento – ha detto – di creare tensioni ma bisogna far quadrato per realizzare questa opera: vedo una forte coesione anche in Val di Susa, perché quest’opera non è contro la Val di Susa ma a favore”.
Ma se Cota tenta di stemperare, la situazione, a ridare fuoco alle polveri ci pensa Massimo Montebove, consigliere nazionale per il Piemonte del sindacato di polizia Sap. ”Il tempo delle chiacchiere è finito, le forze dell’ordine sono pronte a ripristinare la legalità in Valdisusa”. Parole che suonano come una dichiarazione di guerra. “L’appello demagogico dei cosiddetti sindaci no tav – ha proseguito Montebove – va respinto al mittente. L’uso della forza può ancora essere evitato e certi amministratori pubblici della Valdisusa si adoperino piuttosto in questi giorni per far smobilitare il predidio illegale di Chiomonte”.
Il presidio, dunque. Da questa mattina sul piazzale della Maddalena di Chiomonte, sede del presidio degli attivisti No Tav, c’è una grande fermento. Le operazioni per l’apertura del cantiere sono attese a giorni se non addirittura a ore. E dopo la decisione di organizzare per questa sera una fiaccolata di protesta, auto e pullmini scaricano militanti – molti altri arrivano a piedi – e tanti si accampano montando nuove tende che si sono aggiunte a quelle già allestite da settimane. “Siamo in migliaia”, dice uno degli organizzatori del movimento No Tav. Sul traliccio alla sommità della collina c’è un cartellone con le foto dei ministri Umberto Bossi e Roberto Maroni e del Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e la scritta “Padroni a casa nostra. (uno degli slogan del Carroccio, ndr). Ricordatevelo!’.
L“’allarme generale” dei No Tav per il probabile imminente arrivo delle forze dell’ordine, chiamate per consentire l’avvio del cantiere, è scattato da ore. Ed è partita la mobilitazione, con mail, sms e messaggi sui siti internet, con l’invito ad andare alla Maddalena e “resistere, con coraggio e determinazione, per quelli che sono i giorni decisivi”. Il variegato popolo No Tav oggi ha ingannato l’attesa chiacchierando e pranzando sotto il tendone allestito al presidio o sotto gli alberi, al riparo dal gran caldo. Finito il pranzo, le cuoche volontarie del movimento stanno già preparando i panini per la serata. Nel pomeriggio sul piazzale ci saranno spettacoli teatrali (‘L’opera bluffa. Ode per un binario mortò), letture sulle ‘donne e la Resistenzà, giochi per bambini. Dopo la fiaccolata, che partirà alle 21 dal piazzale della stazione ferroviaria, i ‘cattolici No Tav’ si raccoglieranno in preghiera attorno al pilone votivo eretto nei giorni scorsi con le immagini della Madonna del Rocciamelone (la cima montuosa simbolo della Val Susa) e di altri santi a cui i valsusini sono devoti.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/26/tav-sale-la-tensione-in-val-di-susa-maroni-lavori-al-via-entro-il-30-giugno/126421/
CRONACA
Maroni: " I lavori per la Tav
devono partire e partiranno"
Il ministro dell'Interno: "Chi si oppone non riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo: sarebbe un danno gravissimo alle future generazioni"
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni non ha dubbi: i lavori per la Tav partiranno a breve. "Il cantiere si apre entro il 30, e l'opera si fa, se no diciamo addio alle centinaia di milioni del contributo Ue, ma soprattutto ai collegamenti con l'Europa, e quindi diciamo addio al futuro", ha detto Maroni in un'intervista alla Padania.
"Chi si oppone non credo che riuscirà a fermare il cantiere, non deve farlo, perché vuol dire arrecare un danno gravissimo soprattutto alle future generazioni, vuol dire, come è stato calcolato, far perdere due punti di Pil al Piemonte", dice Maroni. In merito alle critiche di carattere ecologista. Maroni replica: "E' stato fatto di tutto, è stato aperto un osservatorio, fatte tutte le valutazioni necessarie", assicura il ministro. "Ciononostante c'è un no pregiudiziale che non può essere accettato".
LEGGI Il fortino di Chiomonte
Più duro il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli, che interviene sempre su La Padania. Castelli definisce le ragioni addotte dai No-Tav "tutte balle". "Sono le solite argomentazioni trite e ritrite che i Verdi ad oltranza tirano fuori contro qualsiasi opera pubblica". In realtà, sostiene, "agli ultimi irriducibili rimasti, della Tav non frega più nulla. E' diventata il pretesto per una sfida allo Stato. Partigiani contro lo stato nazista: sono ormai fuori dalla realtà". Senza la Tav, avverte Castelli, l'Italia sarebbe "tagliata fuori dai grandi traffici internazionali. Senza contare le perdite in prospettiva sul fronte dell'occupazione, pari a centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ogni miliardo speso - sottolinea - genera 20 mila posti di lavoro".
Il quotidiano, nell'articolo "In arrivo gli estremisti più duri per provocare violenti scontri", riferisce di alcuni "rapporti in possesso del Viminale" in cui si documenta che "i No-Tav hanno avviato una serie di iniziative per contrastare l'arrivo sul posto delle forze dell'ordine e l'inizio dei lavori". "Emerge con evidenza un'ampia mobilitazione dei centri sociali più duri e della galassia insurrezionalista nazionale, pronti a sostenere la battaglia valsusina con azioni dure e violente". I contestatori avrebbero predisposto l'uso di "vedette" e "telecamere", e avrebbero ipotizzato "il blocco preventivo delle arterie stradali" per ostacolare gli spostamenti delle forze dell'ordine. Sempre secondo le informazioni in possesso del Viminale, prosegue l'articolo, "non è escluso che i No-Tav possano creare disordini anche a Torino allo scopo di dirottare lì la polizia per ridurre l'impatto delle forze dell'ordine in Valle".
(26 giugno 2011)
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/06/26/news/maroni_i_lavori_per_la_tav_devono_partire_e_partiranno-18243491/?ref=HREC1-2
ritorna il rischio OGM in Italia
RITORNA IL IL RISCHIO OGM IN ITALIA
I Verdi chiedono al governo un intervento immediato.
Con gli OGM siamo punto e a capo. Il Tribunale Amministrativo del Lazio, infatti, ha annullato il decreto con cui l'allora ministro delle Politiche agricole, il leghista Luca Zaia, aveva vietato all'agricoltore friulano Silvano Dalla Libera di utilizzare sementi Ogm nei propri campi.
Numerose associazioni ambientaliste avevano proposto all'attuale ministro Saverio Romano (suceessore di Zaia e Galan nel ministero di via XX settembre) di sollevare in sede europea la cosiddetta "clausola di salvaguardia" attraverso cui molte nazioni avanzate dell'Europa (come Francia e Germania) hanno già messo a riparo il proprio settore agricolo dai pericoli degli OGM. Al coro si è unita la totalità delle Regioni italiane, con l'unica esclusione della Lombardia di Formigoni, che hanno richiesto lo stesso documento di tutela contro il mais Mon810 e la patata Amflora.
Per i Verdi è «incomprensibile il motivo per cui l'allora ministro dell'agricoltura Luca Zaia si sia limitato ad un solo decreto di divieto senza utilizzare la clausola di salvaguardia prevista dai trattati dell'Unione europea». «Il governo deve attivare immediatamente la clausola di salvaguardia per impedire le coltivazioni Ogm che comprometterebbero l'agricoltura tipica e di qualità del nostro Paese oltre ad arrecare un gravissimo danno alla tutela della biodiversità», ha spiegato il leader del 'Sole che ride' Angelo Bonelli che conclude: «La difesa dei consumatori, della salute dei cittadini e della biodiversità italiana – ha concluso Bonelli - non possono essere sacrificate sull'altare degli interessi lobby agroindustriali».
La sentenza del Tar di Roma apre la strada agli OGM in Italia compromettendo l'applicazione del principio di precauzione rispetto alle colture biotech nel nostro paese. Nei fatti, non solo si espone ad un rischio senza precedenti l'agricoltura di qualità, tipica e biologica ed un rischio mortale per la nostra biodiversità ma si apre la strada al controllo delle multinazionali agro-industriali, depositarie dei brevetti OGM, su tutte le coltivazioni.
http://www.verdi.it/sicurezza-alimentare/30191-ritorna-il-pericolo-ogm-nei-nostri-cibi.html
I Verdi chiedono al governo un intervento immediato.
Con gli OGM siamo punto e a capo. Il Tribunale Amministrativo del Lazio, infatti, ha annullato il decreto con cui l'allora ministro delle Politiche agricole, il leghista Luca Zaia, aveva vietato all'agricoltore friulano Silvano Dalla Libera di utilizzare sementi Ogm nei propri campi.
Numerose associazioni ambientaliste avevano proposto all'attuale ministro Saverio Romano (suceessore di Zaia e Galan nel ministero di via XX settembre) di sollevare in sede europea la cosiddetta "clausola di salvaguardia" attraverso cui molte nazioni avanzate dell'Europa (come Francia e Germania) hanno già messo a riparo il proprio settore agricolo dai pericoli degli OGM. Al coro si è unita la totalità delle Regioni italiane, con l'unica esclusione della Lombardia di Formigoni, che hanno richiesto lo stesso documento di tutela contro il mais Mon810 e la patata Amflora.
Per i Verdi è «incomprensibile il motivo per cui l'allora ministro dell'agricoltura Luca Zaia si sia limitato ad un solo decreto di divieto senza utilizzare la clausola di salvaguardia prevista dai trattati dell'Unione europea». «Il governo deve attivare immediatamente la clausola di salvaguardia per impedire le coltivazioni Ogm che comprometterebbero l'agricoltura tipica e di qualità del nostro Paese oltre ad arrecare un gravissimo danno alla tutela della biodiversità», ha spiegato il leader del 'Sole che ride' Angelo Bonelli che conclude: «La difesa dei consumatori, della salute dei cittadini e della biodiversità italiana – ha concluso Bonelli - non possono essere sacrificate sull'altare degli interessi lobby agroindustriali».
La sentenza del Tar di Roma apre la strada agli OGM in Italia compromettendo l'applicazione del principio di precauzione rispetto alle colture biotech nel nostro paese. Nei fatti, non solo si espone ad un rischio senza precedenti l'agricoltura di qualità, tipica e biologica ed un rischio mortale per la nostra biodiversità ma si apre la strada al controllo delle multinazionali agro-industriali, depositarie dei brevetti OGM, su tutte le coltivazioni.
http://www.verdi.it/sicurezza-alimentare/30191-ritorna-il-pericolo-ogm-nei-nostri-cibi.html
i cittadini da casa segnalano i problemi e il comune aggiusta la strada
IL CASO (nota a margine: amministrazione PD e sinistra arcobaleno oltre a 2 liste civiche, 3 donne su 10. Dalle foto la maggioranza sono giovani).
Udine, i cittadini segnalano i problemi
un clic da casa e la strada si aggiusta
Dopo otto mesi di sperimentazione la soddisfazione è altissima tra i residenti. Il Comune ha messo il web al servizio dei cittadini che seguono i lavori fino alla fine
dal nostro inviato CINZIA SASSO
UDINE - Il massaggio che arriva dai cittadini di Udine è preciso: "Sarebbe opportuno rendere più visibile l'attraversamento pedonale posto alla fine di via Leonardo da Vinci". Ed è anche argomentato: "Essendo distaccato dal semaforo spesso viene ignorato dalle auto in transito che vanno di fretta". Propositivo: "Una soluzione potrebbe essere quella di rendere le strisce a sfondo rosso ruvido, che sono più visibili e meno scivolose anche in presenza di pioggia". Detto - anzi, scritto sulla tastiera del pc - e fatto. La segnalazione del disservizio partita sul web arriva in tempo reale all'attenzione dell'ufficio competente; viene valutata e approvata; nel giro di pochi giorni una squadra interviene sul campo e risolve il problema. E tutto, dal giorno della segnalazione, fino al momento della soluzione, viene segnalato sul sito.
Il Comune di Udine, pioniere in Italia, ha deciso di mettere il web 2.0 a servizio dei cittadini e i risultati sono eccellenti. Dopo otto mesi di sperimentazione, la prima rilevazione sul grado di soddisfazione del servizio ha dato un risultato bulgaro: il 77 per cento degli abitanti promuove a pieni voti ePart, il sistema informatico che la città friulana ha implementato. Solo il 2 per cento resta attaccato al passato e dice che continuerà a segnalare i problemi al telefono.
È una piccola rivoluzione copernicana, che ha un obiettivo ambizioso: quello di mettere il cittadino al centro e di fargli ruotare intorno tutti i servizi. Dice Furio Honsell, già rettore dell'Università, da tre anni sindaco della città: "Dietro questa scelta ci sono ragioni tecniche e politiche. Abbiamo pensato che l'era digitale andasse sfruttata e che i social network potessero aiutarci a dare una risposta al sempre più diffuso bisogno di partecipazione". Individuato il tema, Paolo Coppola, 37 anni, professore di informatica e assessore all'innovazione, si è assunto il compito di trovare delle risposte: "Tenere sotto controllo una città è difficile, e non basta mandare in giro i nostri vigili sui 350 chilometri di strade. La soluzione è spingere verso un modello collaborativo, sfruttare la conoscenza del territorio che hanno i cittadini, e, come amministrazione, accettare di mettersi in gioco, consentendo a tutti di controllare quanto tempo ci mette l'ente pubblico a risolvere i problemi".
L'idea viene dal mondo anglosassone, ma è un'azienda del Sud, la Posytron Engineering di Reggio Calabria, ad averla sviluppata in Italia. Come spiega il Ceo, l'ingegner Alberto Muritano: "La nostra idea è quella della e. partecipation, di trovare cioè un modo per consentire ai cittadini di partecipare attivamente alla vita del comune. Tutti possono intervenire e segnalare delle criticità: una buca sulla strada, un lampione rotto, le strisce pedonali sbiadite, il frigorifero abbandonato per strada; e contemporaneamente tutti possono controllare l'efficienza della pubblica amministrazione perché sul sito si può vedere quanto tempo passa tra la segnalazione e la presa in carico". Il sistema ePart consiste in un software che viene venduto in abbonamento e il prezzo è in funzione del numero di abitanti della città che ne fa richiesta: tremila euro per 10 mila persone; ventimila per 100 mila abitanti; sessantamila per un sistema che deve servire 400 mila cittadini.
A Udine quasi la metà delle segnalazioni riguarda la manutenzione delle strade; quasi il 12 per cento la segnaletica; l'11 i rifiuti, fino a scendere allo 0,7 di fastidi legati al rumore. "La gestione tradizionale - racconta Antonio Scaramuzzi, da dieci dirigente dei servizi informativi e telematici del comune di Udine, dunque spettatore del "prima" e del "dopo" - era spesso lenta e inefficiente. Adesso siamo tutti sulla pubblica piazza e tutti dobbiamo essere più responsabili e trasparenti, siamo insomma "obbligati" a prenderci cura della città, pena il calo della fiducia". Con grande, pare, soddisfazione. Come racconta la cittadina-collaborativa Margherita Timeus: "Per me è stata una grande ed entusiasmante scoperta. Su un campo di tennis del Comune c'era la rete rotta e il paletto arrugginito; sono andata sul sito del Comune ed è stato come fare un videogioco. Vai con la freccia sulla mappa, spieghi cosa non va, se vuoi mandi anche la foto. In un paio di giorni la rete era riparata e io, cittadina, mi sono sentita importante".
(26 giugno 2011)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/26/news/udine_2_0-18236695/?ref=HREC2-1
Udine, i cittadini segnalano i problemi
un clic da casa e la strada si aggiusta
Dopo otto mesi di sperimentazione la soddisfazione è altissima tra i residenti. Il Comune ha messo il web al servizio dei cittadini che seguono i lavori fino alla fine
dal nostro inviato CINZIA SASSO
UDINE - Il massaggio che arriva dai cittadini di Udine è preciso: "Sarebbe opportuno rendere più visibile l'attraversamento pedonale posto alla fine di via Leonardo da Vinci". Ed è anche argomentato: "Essendo distaccato dal semaforo spesso viene ignorato dalle auto in transito che vanno di fretta". Propositivo: "Una soluzione potrebbe essere quella di rendere le strisce a sfondo rosso ruvido, che sono più visibili e meno scivolose anche in presenza di pioggia". Detto - anzi, scritto sulla tastiera del pc - e fatto. La segnalazione del disservizio partita sul web arriva in tempo reale all'attenzione dell'ufficio competente; viene valutata e approvata; nel giro di pochi giorni una squadra interviene sul campo e risolve il problema. E tutto, dal giorno della segnalazione, fino al momento della soluzione, viene segnalato sul sito.
Il Comune di Udine, pioniere in Italia, ha deciso di mettere il web 2.0 a servizio dei cittadini e i risultati sono eccellenti. Dopo otto mesi di sperimentazione, la prima rilevazione sul grado di soddisfazione del servizio ha dato un risultato bulgaro: il 77 per cento degli abitanti promuove a pieni voti ePart, il sistema informatico che la città friulana ha implementato. Solo il 2 per cento resta attaccato al passato e dice che continuerà a segnalare i problemi al telefono.
È una piccola rivoluzione copernicana, che ha un obiettivo ambizioso: quello di mettere il cittadino al centro e di fargli ruotare intorno tutti i servizi. Dice Furio Honsell, già rettore dell'Università, da tre anni sindaco della città: "Dietro questa scelta ci sono ragioni tecniche e politiche. Abbiamo pensato che l'era digitale andasse sfruttata e che i social network potessero aiutarci a dare una risposta al sempre più diffuso bisogno di partecipazione". Individuato il tema, Paolo Coppola, 37 anni, professore di informatica e assessore all'innovazione, si è assunto il compito di trovare delle risposte: "Tenere sotto controllo una città è difficile, e non basta mandare in giro i nostri vigili sui 350 chilometri di strade. La soluzione è spingere verso un modello collaborativo, sfruttare la conoscenza del territorio che hanno i cittadini, e, come amministrazione, accettare di mettersi in gioco, consentendo a tutti di controllare quanto tempo ci mette l'ente pubblico a risolvere i problemi".
L'idea viene dal mondo anglosassone, ma è un'azienda del Sud, la Posytron Engineering di Reggio Calabria, ad averla sviluppata in Italia. Come spiega il Ceo, l'ingegner Alberto Muritano: "La nostra idea è quella della e. partecipation, di trovare cioè un modo per consentire ai cittadini di partecipare attivamente alla vita del comune. Tutti possono intervenire e segnalare delle criticità: una buca sulla strada, un lampione rotto, le strisce pedonali sbiadite, il frigorifero abbandonato per strada; e contemporaneamente tutti possono controllare l'efficienza della pubblica amministrazione perché sul sito si può vedere quanto tempo passa tra la segnalazione e la presa in carico". Il sistema ePart consiste in un software che viene venduto in abbonamento e il prezzo è in funzione del numero di abitanti della città che ne fa richiesta: tremila euro per 10 mila persone; ventimila per 100 mila abitanti; sessantamila per un sistema che deve servire 400 mila cittadini.
A Udine quasi la metà delle segnalazioni riguarda la manutenzione delle strade; quasi il 12 per cento la segnaletica; l'11 i rifiuti, fino a scendere allo 0,7 di fastidi legati al rumore. "La gestione tradizionale - racconta Antonio Scaramuzzi, da dieci dirigente dei servizi informativi e telematici del comune di Udine, dunque spettatore del "prima" e del "dopo" - era spesso lenta e inefficiente. Adesso siamo tutti sulla pubblica piazza e tutti dobbiamo essere più responsabili e trasparenti, siamo insomma "obbligati" a prenderci cura della città, pena il calo della fiducia". Con grande, pare, soddisfazione. Come racconta la cittadina-collaborativa Margherita Timeus: "Per me è stata una grande ed entusiasmante scoperta. Su un campo di tennis del Comune c'era la rete rotta e il paletto arrugginito; sono andata sul sito del Comune ed è stato come fare un videogioco. Vai con la freccia sulla mappa, spieghi cosa non va, se vuoi mandi anche la foto. In un paio di giorni la rete era riparata e io, cittadina, mi sono sentita importante".
(26 giugno 2011)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/26/news/udine_2_0-18236695/?ref=HREC2-1
Pontinia, la strage delle fasce frangivento
Chi conosce la pianura pontina sa riconoscere l'importanza e la valenza ambientale, idrogeologica della fascia frangivento, le file di alberi adiacenti alle strade quasi sempre di eucaliptus. Eppure l'azione devastante ha ridotto quantità e presenza di questa presenza fondamentale e caratteristica del nostro territorio. Questo aumento l'effetto grave degli eventi atmosferici estremi. I fatti devastanti contro le fasce frangivento riprendono particolarmente con la bella stagione, come tante malattie patologiche. Così per i piromani e gli inquinatori o gli speculatori. Il tutto sembra avvenire nell'indifferenza degli enti e degli amministratori che se amassero il proprio territorio, se ne volessero uno sviluppo corretto e armonico li dovrebbero tutelare. Eppure i roghi, come le malattie, avvengono sempre sugli stessi luoghi, fasce frangivento. La “stranezza” è che questi fuochi “spontanei” oltre ad avvenire puntualmente ogni anno sullo stesso posto non danneggiano le colture e i lotti limitrofi. Una specie di “miracolo”: le fiamme aggrediscono solo gli alberi (molti muoiono e, altra stranezza, nessuno provvede a sostituirli con nuove piante) e mai i lotti adiacenti. Il “fuoco intelligente”. Ne volete una prova? Guardate le immagini scattate oggi su alcune strade: Migliara 47, via della Striscia, via Lungobotte, via Migliara 51 http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-le-fasce-frangivento-bruciate.html. E' chiaro che nessun amministratore abita o percorre queste strade, né gli enti che dovrebbero controllarle. Giorgio Libralato
Pontinia, Mazzocchio, e il mancato sviluppo
Mazzocchio, la zona industriale che ha sottratto il terreno più fertile al comune di Pontinia attraendo investimenti sbagliati. Dall'epoca della cassa per il mezzogiorno con finanziamenti per stabilimenti poi chiusi dopo pochi mesi e tanti soldi rubati alle casse dello stato. Con la cassa integrazione che ha permesso un notevole benessere ai fortunati che magari avevano seconde o terze attività. Artigianali, agricole e commerciali. Anche qualche amministratore (o familiare) ne ha usufruito. Era la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80. Arrivando all'attualità il mancato decollo della zona industriale continua ad attrarre progetti sbagliati e malaffare. Come l'interramento dei fusti tossici denunciato all'antimafia che amministratori, enti e politici hanno preferito seppellire nella memoria anziché mettere in luce le cose non vanno. Incidenti (stradali, dell'autobotte del gas, incendi) e degrado per un'area che forse né il comune, né il consorzio industriale hanno mai voluto o potuto far decollare. Molte piccole realtà imprenditoriali, per fortuna, si sono sviluppate dando lavoro a diverse centinaia di famiglie. Ci sono altri esempi positivi. Come l'impianto fotovoltaico, una volta tanto in zona industriale. (alcune immagini
http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-mazzocchio-impianto.html ). Diversi fallimenti con attività che nascono e prosperano sui beni affittati dai curatori fallimentari in attesa dell'asta che per un motivo o per l'altro non assegna il bene anche dopo diversi anni. Oppure immobili acquistati dai fallimenti, magari frazionati con destinazione d'uso (sempre industriale) che non sempre è consona alle dimensioni dell'immobile. Anche incendi su uno stabilimento dove avveniva il riciclo dei rifiuti solidi urbani diversi dalla frazione umida (carta, vetro, plastica, metalli). Dopo alcuni anni rimangono le rovine, forse il pericolo di crollo e di inquinamento. Dagli enti e dalle istituzioni nulla trapela sullo stato dei luoghi. Serbatoi i vetroresina aggrediti dalle fiamme e altro materiale con le strutture in pessime condizioni. (alcune immagini http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-mazzocchio-impianto.html ). Poi sempre nella zona sappiamo di altri progetti contestati, come l'impianto di compostaggio o incompatibili come le centrali a turbogas e a biomasse. Tutte adiacenti o in vicinanza tra di loro: impianto trattamento rifiuti solidi urbani danneggiato gravemente dalle fiamme, impianto di compostaggio, centrali a turbogas e a biomasse come a voler infierire su questo territorio. E' chiaro che non si vuole far decollare questa zona industriale, non si vogliono attrarre investimenti e aziende. Chi si vorrebbe installare in questo degrado? Solo i progetti più devastanti per il territorio. A completamento, appena al di fuori dell'area industriale un altro caso strano: la scomparsa della strada che esisteva da prima della nascita di Pontinia. (alcune immagini http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-la-strada-scomparsa.html). Difficile immaginare un reale interesse dagli amministratori per questa zona, in queste condizioni. Giorgio Libralato
http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-mazzocchio-impianto.html ). Diversi fallimenti con attività che nascono e prosperano sui beni affittati dai curatori fallimentari in attesa dell'asta che per un motivo o per l'altro non assegna il bene anche dopo diversi anni. Oppure immobili acquistati dai fallimenti, magari frazionati con destinazione d'uso (sempre industriale) che non sempre è consona alle dimensioni dell'immobile. Anche incendi su uno stabilimento dove avveniva il riciclo dei rifiuti solidi urbani diversi dalla frazione umida (carta, vetro, plastica, metalli). Dopo alcuni anni rimangono le rovine, forse il pericolo di crollo e di inquinamento. Dagli enti e dalle istituzioni nulla trapela sullo stato dei luoghi. Serbatoi i vetroresina aggrediti dalle fiamme e altro materiale con le strutture in pessime condizioni. (alcune immagini http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-mazzocchio-impianto.html ). Poi sempre nella zona sappiamo di altri progetti contestati, come l'impianto di compostaggio o incompatibili come le centrali a turbogas e a biomasse. Tutte adiacenti o in vicinanza tra di loro: impianto trattamento rifiuti solidi urbani danneggiato gravemente dalle fiamme, impianto di compostaggio, centrali a turbogas e a biomasse come a voler infierire su questo territorio. E' chiaro che non si vuole far decollare questa zona industriale, non si vogliono attrarre investimenti e aziende. Chi si vorrebbe installare in questo degrado? Solo i progetti più devastanti per il territorio. A completamento, appena al di fuori dell'area industriale un altro caso strano: la scomparsa della strada che esisteva da prima della nascita di Pontinia. (alcune immagini http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/06/pontinia-la-strada-scomparsa.html). Difficile immaginare un reale interesse dagli amministratori per questa zona, in queste condizioni. Giorgio Libralato
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