tratto da https://ambientenonsolo.com/nuova-direttiva-europea-sulla-qualita-dellaria-litalia-parte-in-ritardo-e-senza-consultazione-pubblica/
Il nuovo tracker dell’European Environmental Bureau segue il recepimento delle norme nei Paesi UE. Per l’Italia segnala scarsa trasparenza, limitata ambizione e un elevato rischio di ritardi
Come stanno traducendo gli Stati membri nella propria legislazione la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria? A rispondere è l’AAQD Transposition Tracker, il nuovo strumento interattivo realizzato dall’European Environmental Bureau (EEB) insieme alle organizzazioni nazionali della società civile.
Il tracker permette di seguire l’avanzamento del recepimento della direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente, valutando per ciascun Paese lo stato dei lavori, il livello di ambizione, la partecipazione pubblica e la preparazione degli strumenti necessari alla sua applicazione.
L’analisi, aggiornata al 15 giugno 2026, non si limita a verificare se il procedimento legislativo sia iniziato, ma cerca di capire se gli Stati stiano sfruttando il recepimento per rafforzare realmente la protezione della salute e dell’ambiente.
Una direttiva decisiva per la salute
La direttiva europea 2024/2881, approvata il 23 ottobre 2024, rappresenta uno dei principali risultati del Piano d’azione europeo “Inquinamento zero”. Gli Stati membri devono recepirla entro l’11 dicembre 2026.
La normativa introduce limiti più severi da rispettare entro il 2030, avvicinandoli, pur senza raggiungerli completamente, alle linee guida sulla qualità dell’aria pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2021.
Per il particolato fine PM2,5 il valore limite medio annuale scenderà dagli attuali 25 a 10 microgrammi per metro cubo, mentre per il biossido di azoto passerà da 40 a 20 microgrammi. Anche il limite annuale del PM10 sarà ridotto da 40 a 20 microgrammi per metro cubo.
La direttiva rafforza inoltre il monitoraggio degli inquinanti, la qualità e l’accessibilità delle informazioni, la predisposizione dei piani per la qualità dell’aria e i diritti delle persone danneggiate. Sono previste nuove disposizioni in materia di accesso alla giustizia e risarcimento dei danni alla salute provocati dalla violazione intenzionale o gravemente negligente delle norme nazionali di recepimento.
Proprio perché molte disposizioni richiedono scelte legislative, reti di monitoraggio adeguate e una programmazione anticipata, il recepimento non può essere considerato un mero adempimento formale.
Che cosa misura il tracker dell’EEB
Per ogni Paese il tracker esamina quattro aree principali:
avanzamento del procedimento legislativo;
livello di ambizione rispetto ai requisiti minimi europei;
partecipazione pubblica e tutela dei diritti;
strumenti predisposti per l’attuazione, come modellistica, supersiti e aggiornamento delle reti di monitoraggio.
Vengono inoltre evidenziati i rischi di ritardo, le lacune normative, le opportunità di partecipazione e le eventuali buone pratiche. Le informazioni sono raccolte dall’EEB insieme alle organizzazioni ambientaliste e sanitarie dei diversi Stati.
Lo strumento intende così favorire il confronto tra amministrazioni, istituzioni europee, società civile e cittadini, rendendo visibili processi legislativi che spesso procedono senza un’adeguata informazione pubblica.
Italia, un quadro fortemente critico
La scheda dedicata all’Italia, aggiornata al 10 giugno 2026 e realizzata con il contributo di Cittadini per l’Aria, assegna al nostro Paese appena un punto su cinque per l’avanzamento del recepimento.
Il procedimento è stato avviato sotto la responsabilità del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Una bozza di decreto legislativo sarebbe stata predisposta e trasmessa agli uffici legislativi, ma i tempi restano incerti.
A complicare il quadro è il ricorso alla Corte costituzionale presentato da tre Regioni del bacino padano contro la legge n. 91 del 2025, contenente la delega al Governo per il recepimento. Secondo il tracker, l’esito del contenzioso potrebbe incidere sull’intero iter e, nello scenario più problematico, rendere necessario riavviare il procedimento.
Ancora più severa è la valutazione sul livello di ambizione, che ottiene zero punti su cinque. L’EEB segnala che la normativa italiana tende a impedire che il recepimento delle direttive europee introduca obblighi ulteriori rispetto a quelli minimi richiesti dall’Unione, salvo circostanze eccezionali sostenute da una specifica valutazione d’impatto.
Questo orientamento potrebbe ostacolare l’adozione di misure nazionali più protettive, nonostante l’articolo 193 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea consenta agli Stati membri di mantenere o introdurre livelli di tutela ambientale più elevati.
Nessuna consultazione pubblica annunciata
Anche la partecipazione della società civile riceve appena un punto su cinque. Al momento non risulta aperta né programmata una consultazione pubblica sul decreto di recepimento.
Il dialogo sarebbe stato limitato ad alcuni incontri informali con le organizzazioni non governative. Il 1° aprile 2026 si è svolta una riunione online tra il Ministero e alcune associazioni, promossa anche grazie all’iniziativa di Cittadini per l’Aria, ma non è stato definito un percorso strutturato e trasparente di confronto.
È un limite rilevante, perché le modalità con cui saranno tradotte le disposizioni europee incideranno direttamente sulla misurazione dell’inquinamento, sulla redazione dei piani di risanamento e sui diritti dei cittadini esposti.
Zero punti su cinque vengono assegnati anche agli strumenti di attuazione. Secondo le informazioni disponibili, non è ancora possibile sapere se siano stati definiti l’aggiornamento delle reti di monitoraggio, l’uso dei modelli, l’istituzione dei supersiti e gli altri interventi tecnici richiesti dalla direttiva.
Il giudizio complessivo è quindi netto: per l’Italia il tracker indica il massimo livello di rischio, cinque punti su cinque, a causa della combinazione tra incertezza giuridica, scarsa trasparenza, mancata consultazione pubblica e debole propensione a superare gli standard minimi europei.
Il costo sanitario dell’inazione
I ritardi assumono un peso particolare considerando l’impatto dell’inquinamento atmosferico nel nostro Paese. La scheda dell’EEB richiama stime pari a 40.083 decessi attribuibili al PM2,5 e 9.064 al biossido di azoto.
La Pianura Padana rimane l’area più critica: ospita circa il 40% della popolazione italiana, ma tra il 2014 e il 2021 avrebbe concentrato il 54% della mortalità nazionale attribuibile all’inquinamento atmosferico. I costi economici associati potrebbero raggiungere circa 85 miliardi di euro all’anno fino al 2030.
Sono dati che spiegano perché il recepimento della direttiva non possa ridursi a un adeguamento tecnico dell’ultimo momento. Occorre programmare fin da ora politiche strutturali sui trasporti, sul riscaldamento degli edifici, sull’industria, sull’agricoltura e sulla pianificazione urbana.
Dal recepimento formale all’effettiva applicazione
Il tracker dell’EEB rende evidente una questione centrale: approvare un decreto entro la scadenza non sarà sufficiente. Sarà necessario garantire risorse, competenze, monitoraggi affidabili, piani efficaci e strumenti che consentano ai cittadini di conoscere la qualità dell’aria e far valere i propri diritti.
Per l’Italia la sfida è ancora più impegnativa, perché molte aree del Paese partono da livelli di inquinamento lontani dai nuovi limiti del 2030. Ogni ritardo nella pianificazione ridurrà il tempo disponibile per intervenire e renderà più difficile evitare il ricorso alle deroghe previste dalla stessa direttiva.
L’AAQD Transposition Tracker sarà dunque uno strumento utile non solo per verificare l’approvazione delle norme nazionali, ma anche per capire se il recepimento produrrà un’autentica svolta nella tutela della salute oppure resterà un esercizio prevalentemente formale.
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