venerdì 24 luglio 2026

7 falsità sul DDL Caccia Denuncia Biodiversità Greenpeace

 tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31475/7-falsita-sul-ddl-caccia/

dall'articolo di Greenpeace: "Le bugie che il Governo racconta sul DDL Caccia
1) È una legge per gli agricoltori (FALSO)
La riforma viene presentata come una risposta ai danni causati dalla fauna selvatica all’agricoltura: ma basta leggere il testo per capire che va ben oltre questo obiettivo.
Il DDL Caccia, infatti, estende gli strumenti per la caccia di selezione, apre il demanio forestale all’attività venatoria e amplia l’uso dei richiami vivi. Nella versione iniziale del provvedimento tra le specie cacciabili era stato persino inserito lo stambecco, nonostante non rappresenti una minaccia per l’agricoltura.
Se l’obiettivo fosse davvero proteggere i campi, il provvedimento si concentrerebbe sulle specie responsabili dei danni e sulle misure più efficaci per prevenirli. Il DDL Caccia, invece, interviene su molti altri aspetti estendendo le possibilità di caccia ben oltre ciò che sarebbe necessario per affrontare il problema dichiarato.
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2) I cacciatori sono “bioregolatori'” (FALSO)
Secondo la riforma i cacciatori andrebbero a “regolare” le popolazioni selvatiche a beneficio dei raccolti e della riduzione degli attacchi da parte degli animali selvatici, che dovrebbero così diminuire.
Ma la scienza dice il contrario.
Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) gli abbattimenti non riducono le popolazioni di animali selvatici: nel caso dei cinghiali, anzi, li spingono a riprodursi prima e di più.
Gli animali aumentano e, di conseguenza, aumenta anche la loro presenza sul territorio: in poche parole più danni e più incidenti, non meno.
3) Uccidere gli animali “dannosi” protegge i raccolti (FALSO)
In Francia si abbattono 1,7 milioni di animali l’anno, tra volpi, mustelidi e cinque specie di uccelli considerate dannose per l’agricoltura (cornacchia, corvo comune, gazza, ghiandaia e storno).
Eppure, secondo uno studio del Museo di Storia Naturale di Parigi pubblicato nel 2026 su Biological Conservation (Jiguet et al.), nell’arco di 7 anni gli abbattimenti non hanno ridotto di un euro i danni all’agricoltura.
Perché? Le popolazioni di animali selvatici si ricompongono in fretta: ucciderle non serve a tenerle sotto controllo.
Gli abbattimenti inoltre hanno un costo oneroso (fino a 123 milioni di euro l’anno!) che è completamente sproporzionato visto che i danni causati dagli animali all’agricoltura corrispondono a soli 8,23 milioni. In altre parole, i conti non tornano.
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4) Uccidere il lupo protegge il bestiame (FALSO)
Uno studio di 25 anni condotto in Montana, Wyoming e Idaho ha dimostrato il contrario: ogni lupo ucciso aumenta gli attacchi sul gregge vicino, fino al +5,6% per i bovini e il 4% per gli ovini (Wielgus & Peebles, 2014).
Il motivo è biologico. Il branco vive di equilibri precisi e quando un lupo viene ucciso, specialmente un riproduttore, quell’equilibrio si rompe e il branco viene meno. Gli esemplari si disperdono ma sono meno capaci di cacciare prede selvatiche e ripiegano sugli animali domestici come il bestiame.
5) La caccia risolve il problema cinghiali (FALSO)
L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) lo dice da anni: la braccata modifica la struttura sociale dei cinghiali e li spinge a riprodursi prima e di più.
Risultato: più caccia, più cinghiali. E il fatto che la riforma voglia ridimensionare il ruolo scientifico di enti come l’ISPRA, che da tempo evidenziano i limiti della caccia come strumento di controllo della specie, solleva un interrogativo inevitabile: se le evidenze scientifiche indicano che questa strategia non funziona, perché continuare a puntare proprio su quella?
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6) Più caccia significa meno danni da parte degli animali selvatici (FALSO)
Un animale braccato non fugge scomparendo nel nulla. Cambia comportamento, spesso spostandosi in aree vicine a case e campi.
Estendere la durata della stagione di caccia porterà sempre più animali selvatici a evitare le zone dove incontrano più cacciatori, portandoli in zone meno adatte a loro con meno cibo e riparo. Gli animali saranno più stressati e più fragili. Risultato: meno controllo e più incidenti.
7) È una legge senza effetti collaterali (FALSO)
Il piombo delle munizioni lasciate sul terreno uccide circa un milione di uccelli l’anno in Europa. A dirlo è uno studio dell’European Chemicals Agency, secondo cui i più colpiti dall’intossicazione sono i grandi rapaci e gli uccelli acquatici: quest’ultimi, in particolare, ingeriscono i pallini di piombo scambiandoli per i sassolini che ingoiano per favorire la digestione.
Ma non solo: il piombo si accumula nel suolo, viene assorbito dalle piante e riduce la resa dei raccolti (Christou et al., 2021; Hui et al., 2011; Saleem et al., 2018). Estendere le aree cacciabili, come previsto dalla riforma, significa esporre sempre più terreni agricoli a un concreto pericolo di contaminazione.
Insieme possiamo ancora fermare il DDL Caccia!
La direzione del Governo è chiara: farci credere che il DDL Caccia sia efficace e necessario.
Ma non è così.
Le soluzioni proposte contraddicono la scienza e il buonsenso.
Ma soprattutto ignorano le misure che funzionano davvero per proteggere l’agricoltura: recinzioni elettrificate, protezione mirata delle colture, cani da guardiania, corretta gestione dei rifiuti e degli scarti agricoli che attirano gli animali, monitoraggio scientifico e indennizzi rapidi (Fao, 2021; Iucn, 2023).
L’ISPRA, durante un’audizione in Parlamento, ha già evidenziato le criticità, le incongruenze e le violazioni al diritto europeo di questa riforma.
E noi di Greenpeace ci siamo uniti all’appello rivolto al Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin da 61 associazioni per dire no a questa legge scellerata. Aiutaci a chiedere che si scelga la scienza, non la scorciatoia.
Se anche tu credi che la natura debba essere protetta e non smantellata, sostieni oggi il nostro lavoro: insieme potremo continuare a fare pressione sul Parlamento per bloccare questa riforma e chiedere una tutela reale della biodiversità!
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