mercoledì 22 luglio 2026

Foreste periurbane contro caldo e inquinamento: lo studio ENEA conferma i benefici, ma “non basta piantare alberi”

 tratto da https://ambientenonsolo.com/foreste-periurbane-contro-caldo-e-inquinamento-lo-studio-enea-conferma-i-benefici-ma-non-basta-piantare-alberi/

dall'articolo di Marco Talluri: "Le foreste attorno alle città possono diventare uno scudo contro temperature estreme e inquinamento urbano, contribuendo a ridurre gli effetti sulla salute della popolazione. Ma perché funzionino davvero devono essere progettate con attenzione, scegliendo le specie arboree più adatte al contesto locale. È quanto emerge da uno studio coordinato da ENEA, in collaborazione con Università di Milano-Bicocca, Cnr e Istituto ACRI-ST di Sophia-Antipolis, pubblicato su Communications Earth & Environment del gruppo Nature.
La ricerca ha analizzato diversi scenari di piantumazione nelle aree attorno a Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence, valutando gli effetti delle foreste periurbane su isole di calore, qualità dell’aria, mortalità e costi sanitari associati. Le tre città sono state scelte perché rappresentano contesti mediterranei o peri-mediterranei vulnerabili agli effetti combinati di cambiamento climatico, inquinamento atmosferico e configurazione urbana, con aree interne e collinari che possono favorire l’accumulo degli inquinanti.
Il punto centrale dello studio è che il verde urbano e periurbano non produce automaticamente benefici. “Il verde urbano è efficace solo se progettato con cura”, spiega Alessandro Anav, ricercatore del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici. Alcune specie arboree, infatti, emettono quantità elevate di composti organici volatili biogenici — i cosiddetti BVOC — che in atmosfera possono contribuire alla formazione di inquinanti secondari come ozono troposferico e particolato fine PM2,5.
I ricercatori hanno simulato due strategie di piantumazione. La prima basata sulla quercia farnia (Quercus robur), specie ad alte emissioni di BVOC; la seconda su specie a basse emissioni, come pino domestico (Pinus pinea) e pino nero (Pinus nigra). I risultati mostrano che la scelta delle specie può fare la differenza: la piantumazione di alberi ad alte emissioni di BVOC comporta in genere un aumento delle concentrazioni di PM2,5, pari in media allo 0,80% a Firenze e Aix-en-Provence e allo 0,12% a Zagabria. Con specie a basse emissioni, invece, l’aumento è più contenuto: 0,35% a Firenze, 0,30% ad Aix-en-Provence e una lieve diminuzione a Zagabria, pari a -0,07%.
Sul fronte delle temperature, lo studio evidenzia un effetto limitato delle foreste periurbane sulle temperature massime estive diurne, più condizionate dalle dinamiche meteorologiche di larga scala. L’impatto è invece più visibile sulle temperature minime, tipicamente notturne, che dipendono maggiormente dalle condizioni locali. Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle ondate di calore, quando il mancato raffrescamento notturno aumenta lo stress termico per le persone più fragili.
Gli effetti più importanti riguardano la salute. Secondo ENEA, nei diversi scenari di piantumazione le foreste periurbane contribuiscono a ridurre la mortalità urbana legata soprattutto allo stress termico e, in misura minore, all’inquinamento atmosferico. A Firenze, ad esempio, la messa a dimora di specie a basse emissioni di BVOC comporta una riduzione stimata di 0,9 decessi ogni 100.000 abitanti, mentre l’uso di specie ad alte emissioni porta a una riduzione più contenuta, pari a 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti.
Il messaggio dello studio è particolarmente utile per le politiche urbane: piantare alberi è necessario, ma non basta. Le soluzioni verdi devono essere progettate in base al clima locale, alla morfologia urbana, alla qualità dell’aria, alla disponibilità di suolo, alla vulnerabilità della popolazione e alle caratteristiche delle specie vegetali. Una soluzione valida ovunque, avvertono i ricercatori, rischia di essere una semplificazione: in alcuni casi potrebbe generare impatti aggiuntivi invece di proteggere la popolazione.
Lo studio segnala anche i rischi dell’urbanizzazione non accompagnata da politiche di rinverdimento. L’aumento dell’urbanizzazione, soprattutto se associato alla rimozione completa della vegetazione urbana e periurbana, determinerebbe un incremento significativo dei costi sanitari legati a mortalità e ospedalizzazioni. L’aumento stimato della mortalità, dovuto soprattutto ai giorni di stress termico, risulterebbe particolarmente elevato a Zagabria(+59,4%), seguito da Firenze (+13%) e Aix-en-Provence (+2,9%), con un impatto economico stimato fino a 560 milioni di euro a Firenze, 708 milioni a Zagabria e 158 milioni ad Aix-en-Provence.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio di salute ambientale. Ogni anno in Europa l’esposizione a PM2,5, biossido di azoto e ozono è associata a decine di migliaia di morti premature. Secondo i dati richiamati da ENEA, l’esposizione a questi tre inquinanti ha causato rispettivamente 182 mila, 34 mila e 63 mila decessi in Europa, mentre in Italia la stima complessiva è pari a circa 43 mila morti.
Le foreste periurbane, dunque, possono essere una componente importante delle strategie di adattamento climatico e di miglioramento della qualità dell’aria, ma devono essere integrate in una pianificazione più ampia: riduzione delle emissioni, contenimento del consumo di suolo, mobilità sostenibile, tutela degli ecosistemi e progettazione urbana orientata alla salute.
In un contesto di temperature sempre più estreme e città sempre più esposte agli effetti della crisi climatica, il verde non può essere considerato un semplice elemento decorativo. Deve diventare infrastruttura ecologica e sanitaria, capace di proteggere le persone, migliorare la vivibilità urbana e ridurre i costi sociali dell’inquinamento e del caldo. Ma, come ricorda lo studio ENEA, per farlo servono scelte scientificamente fondate: alberi giusti, nei luoghi giusti, con una pianificazione di lungo periodo."
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