mercoledì 30 settembre 2015

Ospedale di Alba-Bra: devastante, inutile, caro

Oggi vi parlerò di una grande opera inutile. L’ennesima.
Chi mi segue sa quanto io sia contrario a priori a nuove grandi opere, che assicurano un sicuro consumo di suolo o comunque un’alterazione dell’ambiente, a fronte di un ritorno nullo o scarso diutilità pubblica. Ma fra le grandi opere ce ne sono alcune che più di altre ictu oculi sono una vergogna per il nostro paese. E’ il caso del nuovo ospedale di Verduno, nel cuore delle Langhe, immeritatamente definite “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco.
Chi transita sulla strada statale Alba-Bra, nel fondo valle langarolo, non potrà non accorgersi di un mostro in cemento armato che sfregia la collina sotto il bell’abitato di Verduno. È il nuovo maxi-ospedale di Alba-Bra. È probabile che nella testa di coloro che da queste parti fondarono Stop al Consumo di Territorio ci fosse l’immagine di questo mostro e che essi non volessero che atrocità del genere avessero a ripetersi.
Stop al Consumo di Territorio nacque nel 2009, l’ospedale è stato concepito circa vent’anni fa. Ed oltre che uno scempio è il classico esempio di spreco di soldi pubblici. La zona dove esso viene realizzato ospita già due ospedali perfettamente funzionanti: uno a Bra ed uno ad Alba. Perché costruirne uno nuovo? Per risparmiare, si potrebbe affermare, perché si chiuderanno gli esistenti per concentrare tutti i servizi nel nuovo. Ma, al di là del discorso che l’assistenza sanitaria (come la giustizia) in uno Stato sedicente democratico dovrebbe essere vicina ai cittadini e non concentrata in poche maxi-strutture, resta il fatto che fino ad oggi si sono spesi per il nuovo ospedale qualcosa come 156 milioni di euro. Perché così tanto? Certo, la struttura è grande, destinata ad ospitare 550 letti, ma i costi sono lievitati perché lì non si doveva costruire nulla. Tanto meno un ospedale. Infatti, la collina è franosa, e l’Autorità di Bacino la definì soggetta a dissesto idrogeologico. Così Carlo Mariano Sartoris: “Il mostro è nato sopra una collina ad alto dissesto idrogeologico, un terreno argilloso non edificabile, sulla cui stabilità nessun geologo avrebbe messo la firma. Non lo fece Orlando Costagli, tecnico consultato alla genesi, ma oscure modifiche presso la regione, mutarono carte e argille, legittimando l’opera.”  Del resto, il Piano Regolatore di Verduno definisce l’area come “non edificabile, salvo opere di interesse pubblico non diversamente ubicabili”. Sicuramente non era questo il caso. Si poteva realizzare altrove l’ospedale se proprio lo si voleva realizzare. Il fondo valle delle Langhe è già pieno di mostri in cemento armato. Perché lo si volle realizzare proprio lì? Semplicemente perché, a detta dell’allora sindaco di Alba, Enzo De Maria, il terreno era a metà strada fra Alba e Bra e “costava un tozzo di pane”. Peccato che quel tozzo di pane iniziale si sia trasformato, proprio a causa della sostanziale inedificabilità dell’area, in una voragine per le casse pubbliche. Così si sono dovuti piantare nel terreno 900 pali in cemento armato larghi 1,80 metri profondi 30, e una diga in cemento armato lunga 260 metri, larga 7,3 e profonda 6, solo per sostenere la struttura. E per raggiungere l’ospedale si dovrà realizzare una variante stradale dai costi ancora ignoti. Ma sicuramente costerà cara e già si parla di serpentine per riscaldare il manto stradale per evitare che si formi il ghiaccio durante la stagione invernale!
Un mostro. Un enorme consumo di territorio in una delle zone, tra l’altro, più belle delle Langhe. Una voragine per le finanze pubbliche. Tutto sbagliato, ma tutto tipico del paese di Pulcinella in cui un giorno sì e l’altro anche siamo a stracciarci le vesti per la fragilità geologica.
Fa incazzare questa storia, in cui sono ovviamente implicati tutti: amministrazioni sedicenti di sinistra e di destra. Come sempre accade quando si tratta di martoriare questa nostra povera terra. Fa incazzare questa storia, e molto, anche perché qualcuno ha sbagliato colposamente o dolosamente, ma già si sa che nessuno invece pagherà. Sarebbe una ben magra consolazione, ma almeno questo. Almeno un po’, poca, giustizia. Invece non accadrà nulla, e rimarrà lo sfregio al territorio ed il monumento all’imbecillità umana. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/30/ospedale-di-alba-bra-devastante-inutile-caro/2081193/

Anas Toscana, ai domiciliari i vertici. Pm: “Sistema collaudato di corruzione”

Ventiquattro persone sono indagate nell'inchiesta della procura di Firenze. Si tratta di pubblici ufficiali della società, imprenditori e professionisti. Procuratore Giuseppe Creazzo: "Intercettazioni indispensabili" Un “collaudato sistema di corruzione“. Nel quale “venivano date mazzette corrispondenti al 5% dell’importo dei lavori”. E’ quanto scoperto dai magistrati di Firenze con un’inchiesta che ha travolto i vertici dell’Anas Toscana, l’azienda che gestisce la rete stradale. Ventiquattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Tra questi pubblici ufficiali della società, imprenditori e professionisti. Agli arresti domiciliari sono finiti il capo di compartimento Anas Toscana, Antonio Mazzeo, il capo servizio amministrativo Roberto Troccoli, un funzionario Nicola Cenci, e l’imprenditore Francesco Mele. L’ipotesi di reato contestata a vario titolo è la corruzione.
L’aggiudicazione degli appalti finiti nel mirino dei magistrati fiorentini avveniva “sfruttando, nella maggior parte dei casi, lo stato di emergenza e di necessità causato da calamità naturali”, ha spiegato il procuratore Giuseppe Creazzo, durante la conferenza stampa. Questi gli appalti su cui si indaga: uno da 200 mila euro, “di somma urgenza“, per opere sulla strada Tosco-Romagnola; uno in provincia di Prato, per un importo a base asta di 3.258.622 euro; e uno in provincia di Massa Carrara, per la manutenzione straordinaria di una strada, importo del lavoro a base asta di 499.900 euro. Secondo quanto ricostruito, l’imprenditore finito ai domiciliari “agiva, per sua stessa ammissione, fornendo il pacchetto completo – ha detto Creazzo – Faceva pure i sopralluoghi. Negli uffici dell’Anas era di casa: arrivava a predisporre anche le documentazioni, bando e altro”.
Creazzo ha parlato di un “sistema che ha comportato danni per la collettività per molte decine di migliaia di euro”. E ha sottolineato che “le intercettazioni sono uno strumento indispensabile. Chi non vuole scoprire reati di mafia o corruzione in Italia deve togliere le intercettazioni”. di  | 30 settembre 2015 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/30/anas-toscana-ai-domiciliari-i-vertici-pm-sistema-collaudato-di-corruzione/2081912/

ASSEDIO RENZIANO A RAI3 Mattarella riceve il Cda Il Tg3 al Pd: “Altro editto bulgaro” Grillo: “Censori come Goebbels”



Anzaldi rincara: “A casa la Berlinguer e Vianello” IL DIKTAT È POCO, CI VUOLE IL LANCIAFIAMME
L’ITALIA CHE CAMBIA Il governo Renzi si impegna a valutarlo per i treni Ideona: il Ponte sullo Stretto Le elezioni regionali in Sicilia si avvicinano e l’esecutivo regala all’Ncd di Alfano una bandierina per ingolosire le clientele. Delrio dissente: “Non è una priorità”
La Camera resuscita il simbolo degli anni di B. Che ci può ancora costare 630 milioni di penali alle imprese. Il nuovo presidente Anas, Armani: “Non serve, inutile parlarne”. Intanto la sottosegretaria Vicari (Sviluppo, Ncd) è accusata dalla Corte dei Conti: “Danno erariale da 140 mila euro”
Lettera aperta alla ministra CARA BOSCHI, BASTA RACCONTARE BUGIE
Dopo l’Ue e la Corte dei Conti, anche B a n k it a l i a e Ufficio parlamentare bocciano il Def: c’è un buco di 30 miliardi che andrà riempito nel 2017 
L’ultimo alibi dello scusario “È TUTTA INVIDIA” DA IL VOLO A SAVIANO
Quello che non dobbiamo sapere ECCO I NASTRI PROIBITI CHE LA POLITICA VIETA 
W E B P I TA F F I O Rispondono Fedez, Fiorello, Grillo, Mentana, Morandi, Nove... MUOIO E LASCIO FACEBOOK IN EREDITÀ » SELVAGGIA LUCARELLI M ark Zuckerberg ha già capito chi saranno, su Facebook, gli utenti più numerosi in un futuro neanche troppo lontano. No, non saranno quelli che continueranno a commentare “E i marò?”anche se si discute di surriscaldamento del pianeta. Non saranno neanche quelli che tu scrivi “Bella giornata oggi!” e ti rispondono “O s p itali a casa tua!”. Saranno i morti. Non scherzo. Conti alla mano, tra qualche decennio, su Facebook, i morti saranno più numerosi dei vivi. E se al momento Mark si era preoccupato solo di creare un modulo in cui segnalare l’eventuale dipartita di un utente, ora Facebook ha creato un modulo da compilare in vita. Una sorta di testamento virtuale in cui tutti noi possiamo decidere due cose fondamentali: chi erediterà la nostra pagina e cosa potrà scrivere in un unico post tipo epitaffio
MANIE ITALICHE Ossessione festival: poca cultura, solo vetrine e turismo
tratto da www.ilfattoquotidiano.it

Lollo gate: a te un fallimento farlocco. Le telefonate tra il giudice e Mastrogiacomo nello scandalo della sezione fallimenti al tribunale di Latina. Il magistrato alla moglie: ci siamo mangiati l'ira di Dio. Latina l'affare di Galante col pistolero, Cutillo un passato torbido e i suoi rapporti con il candidato del pd.A Latina fuori dal palazzo a rischio che viene sgombrato. A Borgo San Michele un camion si ribalta sulla Pontina e arriva il caos. Tutta l'energia rinnovabile vera o finta che sia e l'agricoltura biologica. Grassucci che cola



IL GIORNALE DI LATINA
EDIZIONE DEL 30 SETTEMBRE
IN EDICOLA IN ABBINAMENTO CON IL TEMPO https://www.facebook.com/www.ilgiornaledilatina.it/photos/a.603383373072304.1073741828.602561603154481/867689183308387/?type=3&theater


Pontinia palazzo comunale: troppi fascicoli, lesioni e fessure sulla torre. Comune di Latina dopo il caos urbanistico, adesso nuove regole per l'edilizia. Ieri il primi step con l'istruttoria pubblica in comune, osservazioni degli ordini professionali e dei comitati quasi come fosse una variante di prg. Interventi plus passeggiata dal lago al mare il progetto resta. La 'ndrina nascosta dietro i fiori, nell'operazione Krupy, cocaina, fiori, cioccolata. Formia fiamme nella aule della scuola Pollione. Minturno concessioni sul Garigliano i controlli della Finanza. Poi l'immancabile provincia nera: violenza, spari, sigilli, stalker



La prima pagina di oggi
LATINA OGGI E IL GIORNALE IN ABBINAMENTO IN EDICOLA
Per l'edizione sfogliabile clicca quì http://bit.ly/Consulta_il_giornale_odierno https://www.facebook.com/latinaoggieditoriale/photos/a.137264413146362.1073741829.136411303231673/473877576151709/?type=3&theater

Ponte sullo Stretto, il governo apre ad Alfano

DENIS MUSK L’editoriale di Marco Travaglio“Mentre noi scriviamo e voi leggete, Denis Verdini è indaffarato in frenetici conciliaboli tra ristoranti, bar e un ufficetto nel centro di Roma, dove riceve vorticosamente parlamentari forzisti (soprattutto senatori, i più richiesti) per convincerli a passare con lui, cioè nel suo movimento “Ala” che, se tutto va bene, diventerà presto un gruppo autonomo alla Camera e al Senato”.
RITORNA IL PONTE SULLO STRETTO: IL GOVERNO APRE ALL’IPOTESI DI ALFANO
Vecchi tormentoni. Il colpo di scena arriva nell’aula della Camera. Il sottosegretario Pd alle infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro riporta in vita l’opera che per anni è stata il simbolo delle battaglie più dure della sinistra nei confronti della politica del centro destra di Berlusconi. Poi specifica: solo “come infrastruttura ferroviaria”. Ma è già un inizio. Di Giorgio Meletti
LA POLEMICA – INVESTIMENTI SECONDO L’ARBITRIO DEL PRINCIPE PER SPRECARE MILIARDI
Infrastrutture del “vecchio” millennio. Per giustificare le grandi opere si dice sempre che “ce lo chiede l’Europa”. Ma i piani europei sono solo la somma di quelli nazionali decisi in base alle esigenze della politica. Marco Ponti, Stefano Moroni e Francesco Ramella
L’INTERVISTA- IL NUMERO UNO DELL’ANAS: “È UN’OPERA SENZA SENSO, CI SONO BEN ALTRE PRIORITÀ”
Altro che ponte. Il nuovo presidente dell’Anas, Gianni Armani bacchetta il governo e gli ricorda quali sono le opere urgenti da portare a termine. Tra tutte la Salerno-Reggio, “ma al risparmio”. E poi “la manutenzione della rete stradale esistente e il completamento delle opere lasciate a metà ”. Di Daniele Martini
OSTRUZIONISMO SULLA RIFORMA DEL SENATO: GRASSO RIFIUTA 72 MILIONI DI EMENDAMENTI
“Irricevibili”. Così si è espresso il presidente della Camera sulle proposte di modifica del ddl Boschi, giudicando “incalcolabile” il tempo per un’eventuale votazione. Ne restano 383 mila. Intanto monta la polemica delle opposizioni. Per il M5s così si crea “un precedente”, per Fi è “regime”, per Calderoli della Lega: il metodo del numero uno di palazzo Madama è quello del “Marchese del Grillo”. Di Paola Zanca
RIMASUGLI – GLI USA HANNO TENUTO LA GRECIA NELL’EURO. PROVE E MOVENTE La rubrica di Marco Palombi“Ieri Ekathimerini ha svelato uno di quei retroscena capaci di dare un senso a tutta una vicenda, in questo caso al comportamento di Alexis Tsipras durante il 2015. Il quotidiano, infatti, è venuto in possesso di un telegramma segreto inviato dall’ambasciatore greco a Washington ad Atene il 16 luglio – a tre giorni dall’accordo tra Grecia e Troika che aveva sbugiardato il referendum del 5 luglio – in cui si ricostruisce il ruolo avuto dagli Stati Uniti nella vicenda attraverso contatti “frequenti e intensi” col governo Tsipras”.
ONU: ECCO A COSA SERVIVANO I  7 GIORNALISTI RAI AL SEGUITO DI RENZI
Visita di gruppo. Cinque inviati, uno per ogni testata: più due corrispondenti già presenti sul posto. La squadra di giornalisti Rai al seguito del Premier ricorda i tempi migliori delle elargizioni pubbliche. Ma anche in tempi di spending review, all’azienda di Viale mazzini non si nega niente. Di Carlo Tecce
PARLA IL CENSORE, MICHELE ANZALDI (Pd): “Rai3, Berlinguer e Vianello devono andare a casa”, l’intervista di Antonello Caporale 
ALTRO CHE CENSURA, PER GIANNINI E IACONA E’ PRONTO IL  LANCIAFIAMME 
Il commento di Alessandro Robecchi
VOLKSWAGEN, ALLARME BANKITALIA: POSSIBILE IMPATTO SU RIPRESA
Effetto domino. Lo scandalo emissioni rischia di portare una nuova tempesta nei mercati finanziari, e dunque nell’economia del Bel paese. E’ quanto afferma la Banca d’Italia, che avverte riguardo a possibili ripercussioni su tutto il “settore dell’auto e sulle aspettative degli investitori e dei consumatori”. Di Salvatore Cannavò
ESCLUSIVA – MARIELA-HILLARY: COLLOQUI ALL’OMBRA DI RAÙL E OBAMA
Il colloquio privato che si cela dietro la recente stretta di mano tra Obama e Raul Castro all’Onu è di quelli che potrebbero far scrivere i giornali per settimane. Hillary Clinton, candidata alla Casa Bianca il prossimo anno, e Mariela Castro, erede di Raul e Fidel, si sono incontrate per parlare di diritti umani e definire i futuri rapporti tra Usa e Cuba. Il reportage di Diego Lopez.
BITONCI: LO SCERIFFO LEGHISTA BLINDA PADOVA PER PRENDERSI TUTTO IL VENETO
Dall’ordinanza anti-ebola allo stop al kebab, dai parchi vietati agli adulti, alle multe per l’arte di strada e l’accattonaggio. Massimo Bitonci, sindaco di Padova ed esponente di primo piano della Lega Nord, usa il pugno di ferro contro gli immigrati e chi disturba l’ordine pubblico. In compenso, però, il sindaco leghista tollera l’antenna ecomostro. Di Eleonora Bujatti
REPORTAGE – POLITICO.EU, L’INTRECCIO TRA FUTURO DELLE NEWS E LOBBY EUROPEE
L’esperimento digitale. Il giornale dei palazzi di Washington è arrivato a Bruxelles in primavera e ora lancia i nuovi servizi a pagamento. Indipendente, ma sponsorizzato da Google e General Electric. Di Virginia Della Sala
DEF, TUTTE LE FALLE NEI CONTI DI RENZI
Matteo Renzi alla Camera per rispondere al question time per rispondere sulle “prossime iniziative del governo finalizzate a rafforzare la ripresa economica ed occupazionale”. I tecnici delle Camere, la Corte dei conti, l’Ufficio parlamentare di bilancio e Bankitalia sollevano però numerosi dubbi: dalle stime di crescita alle clausole di salvaguardia, fino alla promessa dell’abolizione della Tasi. Stefano Feltri
È IL MONDAZZOLI DAY:RIZZOLI VENDE, MA NON COPRE I DEBITI
Il grande giorno per Mondadori è arrivato. L’affare da 132,5 i milioni, con cui dovrebbe chiudersi la trattativa per i marchi Rizzoli, Marsilio, Sonzogno, Bompiani e Fabbri, porterà la casa editrice dei Berlusconi ad occupare il 35% del mercato editoriale italiano. Il debutto? L’8 ottobre la biografia di B. di Alan Freedman. Silvia Truzzi
I “RIFORMATORI” SORDI ALL’ASSALTO Il commento di Roberta De Monticelli
“Gentile Ministra, non sono che una cittadina priva di competenze specifiche in materia costituzionale: che ha solo, come tutti, il dovere di conoscere e rispettare il patto fondamentale che ci lega gli uni agli altri attraverso l’assunzione dei nostri doveri e dei nostri diritti, la Costituzione”.
ESCLUSIVA – LA SAGRA DEI MILLE FESTIVAL
“l tempo in cui i festival cinematografici e letterari e i loro affini e collaterali avevano un significato attivo e propositivo è finito da tempo”. In anteprima, sul Fatto un articolo di Goffredo Fofi che uscirà sul numero di ottobre 2015 de “Lo Straniero”, mensile di arte, cultura, scienza e società diretta dallo stesso Fofi.
L’INTERVISTA A LUZ: DEVO USCIRE DA CHARLIE PER TORNARE A STUPIRE
Il libro del disegnatore: “Dopo la strage di gennaio tutto ciò che farò sarà conseguenza di quel cambiamento”. Una delle matite principali di Charlie Hebdo racconta “Catarsi”, il libro in uscita da qualche giorno nelle librerie italiane. “Ho disegnato un reportage dentro la mia psiche”, ha spiegato l’autore nell’intervista rilasciata a Michele R. Serra.
LE RECENSIONI – QUEI SETTE OMICIDI NELLA GIAMAICA DEL DOPO “CANTANTE”
La rivelazione. Tutto ruota attorno al fallito attentato a Bob Marley. E’ Il romanzo di Marlon James, entrato di diritto nella corsa per il Man Booker Prize. Ce ne parla Caterina Soffici http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/29/in-edicola-sul-fatto-del-30-settembre-ponte-sullo-stretto-il-governo-apre-ad-alfano/2081108/

martedì 29 settembre 2015

Papa Francesco Esiste un vero “ #diritto dell’ambiente”.Qualsiasi #danno all’ #ambiente, pertanto, è un danno all’ #umanità http://ow.ly/2bvvp5

INCONTRO CON I MEMBRI DELL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
DISCORSO DEL SANTO PADRE
New York
Venerdì, 25 settembre 2015


Signor Presidente, Signore e Signori, buongiorno!
Ancora una volta, seguendo una tradizione della quale mi sento onorato, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha invitato il Papa a rivolgersi a questa onorevole assemblea delle nazioni. A mio nome e a nome di tutta la comunità cattolica, Signor Ban Ki-moon, desidero esprimerLe la più sincera e cordiale riconoscenza; La ringrazio anche per le Sue gentili parole. Saluto inoltre i Capi di Stato e di Governo qui presenti, gli Ambasciatori, i diplomatici e i funzionari politici e tecnici che li accompagnano, il personale delle Nazioni Unite impegnato in questa 70.ma Sessione dell’Assemblea Generale, il personale di tutti i programmi e agenzie della famiglia dell’ONU e tutti coloro che in un modo o nell’altro partecipano a questa riunione. Tramite voi saluto anche i cittadini di tutte le nazioni rappresentate a questo incontro. Grazie per gli sforzi di tutti e di ciascuno per il bene dell’umanità.
Questa è la quinta volta che un Papa visita le Nazioni Unite. Lo hanno fatto i miei predecessori Paolo VI nel 1965Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995 e il mio immediato predecessore, oggi Papa emerito Benedetto XVI, nel 2008. Tutti costoro non hanno risparmiato espressioni di riconoscimento per l’Organizzazione, considerandola la risposta giuridica e politica adeguata al momento storico, caratterizzato dal superamento delle distanze e delle frontiere ad opera della tecnologia e, apparentemente, di qualsiasi limite naturale all’affermazione del potere. Una risposta imprescindibile dal momento che il potere tecnologico, nelle mani di ideologie nazionalistiche o falsamente universalistiche, è capace di produrre tremende atrocità. Non posso che associarmi all’apprezzamento dei miei predecessori, riaffermando l’importanza che la Chiesa Cattolica riconosce a questa istituzione e le speranze che ripone nelle sue attività.
La storia della comunità organizzata degli Stati, rappresentata dalle Nazioni Unite, che festeggia in questi giorni il suo 70° anniversario, è una storia di importanti successi comuni, in un periodo di inusitata accelerazione degli avvenimenti. Senza pretendere di essere esaustivo, si può menzionare la codificazione e lo sviluppo del diritto internazionale, la costruzione della normativa internazionale dei diritti umani, il perfezionamento del diritto umanitario, la soluzione di molti conflitti e operazioni di pace e di riconciliazione, e tante altre acquisizioni in tutti i settori della proiezione internazionale delle attività umane. Tutte queste realizzazioni sono luci che contrastano l’oscurità del disordine causato dalle ambizioni incontrollate e dagli egoismi collettivi. È certo che sono ancora molti i gravi problemi non risolti, ma è anche evidente che se fosse mancata tutta questa attività internazionale, l’umanità avrebbe potuto non sopravvivere all’uso incontrollato delle sue stesse potenzialità. Ciascuno di questi progressi politici, giuridici e tecnici rappresenta un percorso di concretizzazione dell’ideale della fraternità umana e un mezzo per la sua maggiore realizzazione.
Rendo perciò omaggio a tutti gli uomini e le donne che hanno servito con lealtà e sacrificio l’intera umanità in questi 70 anni. In particolare, desidero ricordare oggi coloro che hanno dato la loro vita per la pace e la riconciliazione dei popoli, a partire da Dag Hammarskjöld fino ai moltissimi funzionari di ogni grado, caduti nelle missioni umanitarie di pace e di riconciliazione.
L’esperienza di questi 70 anni, al di là di tutto quanto è stato conseguito, dimostra che la riforma e l’adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l’obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni. Questa necessità di una maggiore equità, vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche. Questo aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza.
Il compito delle Nazioni Unite, a partire dai postulati del Preambolo e dei primi articoli della sua Carta costituzionale, può essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranità del diritto, sapendo che la giustizia è requisito indispensabile per realizzare l’ideale della fraternità universale. In questo contesto, è opportuno ricordare che la limitazione del potere è un’idea implicita nel concetto di diritto. Dare a ciascuno il suo, secondo la definizione classica di giustizia, significa che nessun individuo o gruppo umano si può considerare onnipotente, autorizzato a calpestare la dignità e i diritti delle altre persone singole o dei gruppi sociali. La distribuzione di fatto del potere (politico, economico, militare, tecnologico, ecc.) tra una pluralità di soggetti e la creazione di un sistema giuridico di regolamentazione delle rivendicazioni e degli interessi, realizza la limitazione del potere. Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e – nello stesso tempo – ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi. Due settori intimamente uniti tra loro, che le relazioni politiche ed economiche preponderanti hanno trasformato in parti fragili della realtà. Per questo è necessario affermare con forza i loro diritti, consolidando la protezione dell’ambiente e ponendo termine all’esclusione.
Anzitutto occorre affermare che esiste un vero “diritto dell’ambiente” per una duplice ragione. In primo luogo perché come esseri umani facciamo parte dell’ambiente. Viviamo in comunione con esso, perché l’ambiente stesso comporta limiti etici che l’azione umana deve riconoscere e rispettare. L’uomo, anche quando è dotato di «capacità senza precedenti» che «mostrano una singolarità che trascende l’ambito fisico e biologico» (Enc. Laudato sì, 81), è al tempo stesso una porzione di tale ambiente. Possiede un corpo formato da elementi fisici, chimici e biologici, e può sopravvivere e svilupparsi solamente se l’ambiente ecologico gli è favorevole. Qualsiasi danno all’ambiente, pertanto, è un danno all’umanità. In secondo luogo, perché ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature. Noi cristiani, insieme alle altre religioni monoteiste, crediamo che l’universo proviene da una decisione d’amore del Creatore, che permette all’uomo di servirsi rispettosamente della creazione per il bene dei suoi simili e per la gloria del Creatore, senza però abusarne e tanto meno essendo autorizzato a distruggerla. Per tutte le credenze religiose l’ambiente è un bene fondamentale (cfr ibid., 81).
L’abuso e la distruzione dell’ambiente, allo stesso tempo, sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilità diverse (portatori di handicap), sia perché sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono un’insufficiente capacità di decisione politica. L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente. I più poveri sono quelli che soffrono maggiormente questi attentati per un triplice, grave motivo: sono scartati dalla società, sono nel medesimo tempo obbligati a vivere di scarti e devono ingiustamente soffrire le conseguenze dell’abuso dell’ambiente. Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata “cultura dello scarto”.
La drammaticità di tutta questa situazione di esclusione e di inequità, con le sue chiare conseguenze, mi porta, insieme a tutto il popolo cristiano e a tanti altri, a prendere coscienza anche della mia grave responsabilità al riguardo, per cui alzo la mia voce, insieme a quella di tutti coloro che aspirano a soluzioni urgenti ed efficaci. L’adozione dell’ “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” durante il Vertice mondiale che inizierà oggi stesso, è un importante segno di speranza. Confido anche che la Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico raggiunga accordi fondamentali ed effettivi.
Non sono sufficienti, tuttavia, gli impegni assunti solennemente, benché costituiscano certamente un passo necessario verso la soluzione dei problemi. La definizione classica di giustizia alla quale ho fatto riferimento anteriormente contiene come elemento essenziale una volontà costante e perpetua: Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi. Il mondo chiede con forza a tutti i governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato. È tale l’ordine di grandezza di queste situazioni e il numero di vite innocenti coinvolte, che dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli.
La molteplicità e complessità dei problemi richiede di avvalersi di strumenti tecnici di misurazione. Questo, però, comporta un duplice pericolo: limitarsi all’esercizio burocratico di redigere lunghe enumerazioni di buoni propositi – mete, obiettivi e indicazioni statistiche –, o credere che un’unica soluzione teorica e aprioristica darà risposta a tutte le sfide. Non bisogna perdere di vista, in nessun momento, che l’azione politica ed economica, è efficace solo quando è concepita come un’attività prudenziale, guidata da un concetto perenne di giustizia e che tiene sempre presente che, prima e aldilà di piani e programmi, ci sono donne e uomini concreti, uguali ai governanti, che vivono, lottano e soffrono, e che molte volte si vedono obbligati a vivere miseramente, privati di qualsiasi diritto.
Affinché questi uomini e donne concreti possano sottrarsi alla povertà estrema, bisogna consentire loro di essere degni attori del loro stesso destino. Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialità umana – amici, comunità, villaggi e comuni, scuole, imprese e sindacati, province, nazioni, ecc. Questo suppone ed esige il diritto all’istruzione – anche per le bambine (escluse in alcuni luoghi) – che si assicura in primo luogo rispettando e rafforzando il diritto primario della famiglia a educare e il diritto delle Chiese e delle aggregazioni sociali a sostenere e collaborare con le famiglie nell’educazione delle loro figlie e dei loro figli. L’educazione, così concepita, è la base per la realizzazione dell’Agenda 2030 e per il risanamento dell’ambiente.
Al tempo stesso, i governanti devono fare tutto il possibile affinché tutti possano disporre della base minima materiale e spirituale per rendere effettiva la loro dignità e per formare e mantenere una famiglia, che è la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertà di spirito, che comprende la libertà religiosa, il diritto all’educazione e tutti gli altri diritti civili.
Per tutte queste ragioni, la misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà di spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che è il diritto alla vita, e, in senso ancora più ampio, quello che potremmo chiamare il diritto all’esistenza della stessa natura umana.
La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo: «L’uomo non si crea da solo. È spirito e volontà, però anche natura» (Benedetto XVI, Discorso al Parlamento della Repubblica Federale di Germania, 22 settembre 2011; citato in Enc. Laudato sì, 6). La creazione si vede pregiudicata «dove noi stessi siamo l’ultima istanza [...]. E lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi» (Id., Incontro con il Clero della Diocesi di Bolzano-Bressanone, 6 agosto 2008, citato ibid.). Perciò, la difesa dell’ambiente e la lotta contro l’esclusione esigono il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna (cfr Enc. Laudato sì, 155) e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni (cfr ibid., 123136).
Senza il riconoscimento di alcuni limiti etici naturali insormontabili e senza l’immediata attuazione di quei pilastri dello sviluppo umano integrale, l’ideale di «salvare le future generazioni dal flagello della guerra» (Carta delle Nazioni Unite, Preambolo) e di «promuovere il progresso sociale e un più elevato livello di vita all’interno di una più ampia libertà» (ibid.) corre il rischio di diventare un miraggio irraggiungibile o, peggio ancora, parole vuote che servono come scusa per qualsiasi abuso e corruzione, o per promuovere una colonizzazione ideologica mediante l’imposizione di modelli e stili di vita anomali estranei all’identità dei popoli e, in ultima analisi, irresponsabili.
La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli.
A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale. L’esperienza dei 70 anni di esistenza delle Nazioni Unite, in generale, e in particolare l’esperienza dei primi 15 anni del terzo millennio, mostrano tanto l’efficacia della piena applicazione delle norme internazionali come l’inefficacia del loro mancato adempimento. Se si rispetta e si applica la Carta delle Nazioni Unite con trasparenza e sincerità, senza secondi fini, come un punto di riferimento obbligatorio di giustizia e non come uno strumento per mascherare intenzioni ambigue, si ottengono risultati di pace. Quando, al contrario, si confonde la norma con un semplice strumento da utilizzare quando risulta favorevole e da eludere quando non lo è, si apre un vero vaso di Pandora di forze incontrollabili, che danneggiano gravemente le popolazioni inermi, l’ambiente culturale, e anche l’ambiente biologico.
Il Preambolo e il primo articolo della Carta delle Nazioni Unite indicano le fondamenta della costruzione giuridica internazionale: la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni. Contrasta fortemente con queste affermazioni, e le nega nella pratica, la tendenza sempre presente alla proliferazione delle armi, specialmente quelle di distruzione di massa come possono essere quelle nucleari. Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero “Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia”. Occorre impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale proibizione di questi strumenti.
Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente, è una prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza. Formulo i miei voti perché questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte.
In tal senso, non mancano gravi prove delle conseguenze negative di interventi politici e militari non coordinati tra i membri della comunità internazionale. Per questo, seppure desiderando di non avere la necessità di farlo, non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù.
Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti. Nelle guerre e nei conflitti ci sono persone, nostri fratelli e sorelle, uomini e donne, giovani e anziani, bambini e bambine che piangono, soffrono e muoiono. Esseri umani che diventano materiale di scarto mentre non si fa altro che enumerare problemi, strategie e discussioni.
Come ho chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite nella mia lettera del 9 agosto 2014, «la più elementare comprensione della dignità umana [obbliga] la comunità internazionale, in particolare attraverso le norme e i meccanismi del diritto internazionale, a fare tutto il possibile per fermare e prevenire ulteriori sistematiche violenze contro le minoranze etniche e religiose» e per proteggere le popolazioni innocenti.
In questa medesima linea vorrei citare un altro tipo di conflittualità, non sempre così esplicitata ma che silenziosamente comporta la morte di milioni di persone. Un altro tipo di guerra che vivono molte delle nostre società con il fenomeno del narcotraffico. Una guerra “sopportata” e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni.
Ho iniziato questo intervento ricordando le visite dei miei predecessori. Ora vorrei, in modo particolare, che le mie parole fossero come una continuazione delle parole finali del discorso di Paolo VI, pronunciate quasi esattamente 50 anni or sono, ma di perenne valore. «È l’ora in cui si impone una sosta, un momento di raccoglimento, di ripensamento, quasi di preghiera: ripensare, cioè, alla nostra comune origine, alla nostra storia, al nostro destino comune. Mai come oggi [...] si è reso necessario l’appello alla coscienza morale dell’uomo [poiché] il pericolo non viene né dal progresso né dalla scienza: questi, se bene usati, potranno anzi risolvere molti dei gravi problemi che assillano l’umanità» (Discorso ai Rappresentanti degli Stati, 4 ottobre 1965). Tra le altre cose, senza dubbio, la genialità umana, ben applicata, aiuterà a risolvere le gravi sfide del degrado ecologico e dell’esclusione. Proseguo con le parole di Paolo VI: «Il pericolo vero sta nell’uomo, padrone di sempre più potenti strumenti, atti alla rovina ed alle più alte conquiste!» (ibid.).
La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica. La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralità della natura creata.
Tale comprensione e rispetto esigono un grado superiore di saggezza, che accetti la trascendenza – quella di sé stesso – rinunci alla costruzione di una élite onnipotente e comprenda che il senso pieno della vita individuale e collettiva si trova nel servizio disinteressato verso gli altri e nell’uso prudente e rispettoso della creazione, per il bene comune . Ripetendo le parole di Paolo VI, «l’edificio della moderna civiltà deve reggersi su principii spirituali, capaci non solo di sostenerlo, ma altresì di illuminarlo e di animarlo» (ibid.).
Il Gaucho Martin Fierro, un classico della letteratura della mia terra natale, canta: “I fratelli siano uniti perché questa è la prima legge. Abbiano una vera unione in qualsiasi tempo, perché se litigano tra di loro li divoreranno quelli di fuori”.
Il mondo contemporaneo apparentemente connesso, sperimenta una crescente e consistente e continua frammentazione sociale che pone in pericolo «ogni fondamento della vita sociale» e pertanto «finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi» (Enc. Laudato sì, 229).
Il tempo presente ci invita a privilegiare azioni che possano generare nuovi dinamismi nella società e che portino frutto in importanti e positivi avvenimenti storici (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 223).
Non possiamo permetterci di rimandare “alcune agende” al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi.

La lodevole costruzione giuridica internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di tutte le sue realizzazioni, migliorabile come qualunque altra opera umana e, al tempo stesso, necessaria, può essere pegno di un futuro sicuro e felice per le generazioni future. Lo sarà se i rappresentanti degli Stati sapranno mettere da parte interessi settoriali e ideologie e cercare sinceramente il servizio del bene comune. Chiedo a Dio Onnipotente che sia così, e vi assicuro il mio appoggio, la mia preghiera e l’appoggio e le preghiere di tutti i fedeli della Chiesa Cattolica, affinché questa Istituzione, tutti i suoi Stati membri e ciascuno dei suoi funzionari, renda sempre un servizio efficace all’umanità, un servizio rispettoso della diversità e che sappia potenziare, per il bene comune, il meglio di ciascun popolo e di ciascun cittadino. Che Dio vi benedica tutti! http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/speeches/2015/september/documents/papa-francesco_20150925_onu-visita.html

REGOLAMENTO EDILIZIO, CITTADINANZA A DIALOGO CON IL COMUNE. BARBATO: VIGE LA TRASPARENZA

29 settembre 2015 • PoliticaPrimo Piano

di Eleonora Spagnolo – “Il principio è la trasparenza”, così Giacomo Barbato ha spiegato il senso dell’istruttoria pubblica che si è tenuta oggi per scrivere il nuovo regolamento edilizio (quello attuale risale agli anni ’30). In una sala consiliare chiusa praticamente dal 4 di giugno, giorno in cui fu sfiduciato Giovanni Di Giorgi, è il Commissario Prefettizio seduto sullo scranno del Presidente del Consiglio ad aprire i lavori e a salutare professionisti, privati ed esponenti di ordini e associazioni presenti per fare le loro proposte e dare il loro contributo. Il senso dell’incontro Barbato lo spiega così: “Riteniamo che ci debba essere collaborazione tra gli organi di governo, tra chi amministra e la città stessa. Sappiate che la casa comunale è a disposizione”. Lentamente, Barbato scandisce (e ripete) la parola “trasparenza”: “Lo sillabo per sottolinearlo – dice – considerando che quello che leggiamo sui giornali e quello che vediamo tutti i giorni dalle carte ci hanno indotto a qualche riflessione. Si intende dare un contributo alla trasparenza”.
Michele Albertini, Pasquale Incarnato, Paolo Canaparo
Michele Albertini, Pasquale Incarnato, Paolo Canaparo
Accanto a lui ci sono i subcommissari Albertini e Canaparo, e il nuovo segretario generale Pasquale Incarnato. Lasciano in fretta l’aula per altri impegni istituzionali e a moderare i lavori ci pensa il dirigente all’Urbanistica Giovanni Della Penna.Di volta in volta prendono la parola esponenti degli ordini dei Geometri, degli Architetti, Ance, e poi Rinascita Civile, Latina Trasparente, Progresso e Libertà e il Gigante Buono. Si fanno vedere anche gli ex consiglieri comunali. Maurizio Patarini siede tra gli oratori per presentare le proposte di Prospettiva Latina, tra il pubblico si vedono Marco Fioravante, Fausto Furlanetto e Sandro Catani. A sorpresa c’è anche l’ex presidente della Provincia Paride Martella, in rappresentanza di ItalyLatinaHotels per il Consorzio Turistico Alberghiero.
Dal dibattito è emerso entusiasmo per lo strumento dell’istruttoria e qualche perplessità perché quando a livello nazionale saranno emanate nuove direttive per il regolamento edilizio, ecco che qualunque proposta presentata oggi rischia di essere vana. Lo dice per primo Gianni Borsa dell’Ordine degli Architetti,concordano gli esponenti dell’Ordine dei Geometri. Si parla anche di edilizia sostenibile con l’associazione Inbar (Istituto Nazionale di Bioarchitettura) rappresentata dagli architetti Francavilla e Izzo. Chiedono trasparenza e partecipazione quelli del Gigante Buono rappresentati da Pietro Leggio, e lo chiede anche l’avvocatoGiampiero di Pofi che auspica più strumenti a disposizione sul sito del Comune per tracciare l’evoluzione urbanistica della città di Latina. Non manca Giorgio Libralato a illustrare la necessità di provvedimenti urbanistici che tutelino i residenti di Via Monfalcone, nei pressi della discarica di Borgo Montello.
È Giovanni Della Penna a chiudere gli interventi chiarendo dubbi e perplessità emerse e garantendo che l’istruttoria di oggi è servita per acquisire elementi per un documento finale. A breve si faranno altri incontri più tecnici. In nome della trasparenza e della partecipazione. http://www.latinaquotidiano.it/regolamento-edilizio-cittadinanza-a-dialogo-con-il-comune-barbato-vige-la-trasparenza/#!prettyPhoto

L'incidente sulla rotatoria, sulla SR 148 Pontinia all'altezza dello svincolo per Borgo San Michele

/Sezze – Fogliano, oggi pomeriggio, con un automezzo rovesciato, spero senza conseguenze per le persone, ha dimostrato ancora una volta i limiti della rete stradale e della possibilità di intervenire. Personalmente sono stato circa un'ora per compire 3 km tra la Migliara 45 e la Migliara 43 (direzione Latina), insieme a migliaia di mezzi e persone. Il guard rail non consente inversioni di marcia (che nel caso in oggetto sarebbe stato molto utile) né l'accesso dei mezzi di soccorso con il camion dei VVF che non poteva passare per colpa degli idioti che cercando di fare i furbi e guadagnare 20 si infilavano in doppia o tripla fila. Mancava qualsiasi informazione e segnalazione per limitare il disastro del blocco stradale che poi si è ripercosso sulla Migliara 43 (direzione Borgo San Michele) ma anche le strade di Latina dal Piccarello verso la zona dell'incidente, erano bloccate. L'autostrada Roma – Latina, come sappiamo, nel progetto si fermerà (se mai verrà appaltato e dato inizio ai lavori) a Borgo Piave e non interessa il tratto in oggetto. Sappiamo che il problema grosso è una rete stradale dove i mezzi di emergenza e soccorso non possono arrivare (come oggi) se non i ritardo. Una rete stradale che fa acqua da tutte le parti e non oso immaginare cosa sarebbe successo se la visibilità fosse stata ridotta in orario notturno o addirittura se avesse piovuto. Quando soldi buttati in studi inutili come il piano del traffico, milioni di euro persi nella prescrizione del progetto truffa del corridoio tirrenico, milioni di euro di finanziamento persi per il raddoppio della SR156 tra Bassianesse e il Piccarello e della stessa Bassianese che oggi avrebbero aiutato parecchio. Ma se dopo 30 anni ancora non sappiano se la SR 156 avrà un futuro nelle campagne di Sezze e Latina, con questa classe dirigente fallimentare quali possibilità abbiamo, visto che non riesce a mettere in sicurezza incroci, opere d'arte, ponti e fare la normale manutenzione? Parlare di autostrada Roma Latina dopo il fallimento annunciato del progetto analogo della BREBEMI è l'ennesima presa in giro di chi non vuole o non può risolvere i problemi quotidiani e far muovere il traffico danneggiando mortalmente l'economia

Volkswagen in Usa: ‘Questo non è il diesel di tuo padre’

L’affare Volkswagen potrebbe sintetizzarsi nello slogan pubblicizzato in America dalla casa tedesca: “Questo non è il diesel di tuo padre”. Nonostante la stizzita ironia antigufi che da giorni inonda il Foglio di Giuliano Ferrara, è difficile riabilitare una delle truffe più ignobili della storia industriale e limitarsi alla preoccupazione per le perdite e l’eventuale declino del più grande produttore di auto al mondo.
Da troppo tempo il motore a combustione interna – diesel in particolare – è sotto accusa per i danni alla salute, per le emissioni nocive e per il consumo di suolo che le autovetture occupano in relazione al trasporto di persone assai spesso singole. La “bomba” esplosa dopo le prove fornite dall’International Council on Clean Transportation non è molto lontana a mio parere dall’effetto diFukushima, con l’aggravante che nel caso delle emissioni i consumatori hanno un ruolo diretto e assai più stringente dei governi nello scegliere le alternative. A poco vale il ricatto su centinaia di migliaia di lavoratori occupati e il coinvolgimento dei “potenti sindacati” nel solito giochetto per cui sarebbero loro i più ostinati oppositori ad una riconversione ecologica. Che invece va avviata con urgenza, partendo dagli effetti spaventosi che il trucco ha già procurato e dai vantaggi occupazionali che si potrebbero trarre da una transizione governata alla mobilità sostenibile. Secondo il Guardian lo smog è causa di quasi mezzo milione di morti premature ogni anno, e l’Unione europea sa che quasi il 40% delle emissioni di ossido di azoto dipendono dal trasporto. L’inganno perpetrato dalla casa automobilistica rischia di aver prodotto quasi un milione di tonnellate di emissioni di ossidi di azoto (NOx), grosso modo quanto ne producono tutte le centrali elettriche, le auto, le industrie e l’agricoltura del Regno Unito. La società tedesca ha ammesso che il dispositivo potrebbe essere stato montato su 11 milioni dei suoi veicoli in tutto il mondo, con conseguenze da 10 a 40 volte quelle stimate per gli Stati Uniti.

Certamente, come appare nella pubblicità, una “Passat” di oggi non richiama immediatamente il puzzolente pick-up dei film degli anni cinquanta. Ma non per questo si può tacere su questioni, come le quattro sotto riportate a cui si è data ancora poca attenzione.
1. La scelta intenzionale di Volkswagen ridefinisce drasticamente il concetto di malware. Siamo abituati a malware che ruba password, inietta pubblicità o altera il funzionamento dei computer o dei telefonini; non era ancora capitato che del malware inserito intenzionalmente dal costruttore consentisse di nascondere un inquinamento atmosferico su vasta scala. Siamo ad una forma di crimine occultata abilmente, ma non dissimile dall’impiego dell’amianto in edilizia.
2. La vicenda non si fermerà al dolo VW. E’ impossibile che una nota dei laboratori JRC alla commissione Ue, che denuncia come i test su strada evidenzino che solo 3 modelli su 23 rispettano davvero gli standard Euro6, sia potuta passare in silenzio. Quando non c’è vigilanza si commettono abusi, e quando si invoca la segretezza in nome della sicurezza, spesso la vera ragione è che si vuole carta bianca per commettere questi stessi abusi o per nasconderli. Se poi è vero che i software ingannevoli sono già stati vietati dal 2007 con il regolamento Euro 5 e 6, allora è improbabile che il dispositivo dellaBosch sia stato utilizzato solo dalla fabbrica di Wolksburg. Teniamo conto che pubblicazioni prestigiose come il report diTransport&Environment,  “Don’t breathe here” (“Non respirare qui”) denunciano da mesi come in Europa ci siano sistemi e meccanismi di controllo meno rigorosi che negli USA.
3. Volkswagen ha assunto lo studio legale statunitense che difendeva BP dal disastro petrolifero della Deepwater Horizon per trattare le multe che verranno comminate. L’assunzione diKirkland & Ellis è emersa quando il governo tedesco ha ammesso che sapeva già di “impianti di manipolazione” che potevano imbrogliare le prove di emissione. Oliver Krischer, il vice leader del partito dei Verdi, ha detto alla televisione di Berlino che questo evidenzia che il governo sapeva che i costruttori di automobili stavano cercando di manipolare le prove di emissione. Tuttavia, l’agenzia di categoria che rappresenta i produttori di automobili europei ha insistito in questi giorni sul fatto che non c’era “alcuna prova” che lo scandalo si fosse diffuso al di là di VW.
4. Dopo la firma del contratto sui cambiamenti climatici (Protocollo di Kyoto) nel 1997, la maggior parte dei Paesi ricchi sono stati obbligati per legge a ridurre le emissioni di CO2 in media dell’8% in 15 anni. Quello del Diesel era stato un mercato di nicchia in Europa fino alla metà degli anni 1990, costituendo meno del 10% del parco auto. (I diesel producono il 15% in meno di CO2 rispetto alla benzina, ma emettono quattro volte più inquinamento di biossido di azoto e 22 volte più particolati, le minuscole particelle che penetrano polmoni, cervello e cuore). Sotto la pressione Ue per ridurre le emissioni di anidride carbonica, il diesel, dall’essere una scelta stravagante, è diventato il propulsore principale in Europa. La sua quota di mercato nel Regno Unito è salita da meno del 10% nel 1995 a oltre il 50% nel 2012.
Le case automobilistiche giapponesi e americane hanno invece sostenuto ricerche di auto ibride ed elettriche, quando la Commissione europea era fortemente spinta dalle grandi case automobilistiche tedesche Bmw, Volkswagen e Daimler, ad incentivare il diesel. Il trade-off tra la riduzione delle emissioni climalteranti e l’aumento dei problemi di salute non è stato ampiamente dibattuto e le case automobilistiche di conseguenza hanno adottato la soluzione facile di ingannare il sistema attraverso i malware informatici.
Il clamore della questione qui riportata accelererà riflessioni profonde sul trasporto, a partire dalla necessità di ridurre non solo le emissioni, ma anche il traffico e la potenza per unità di peso trasportato. Nell’immediato la mobilità elettrica sembra destinata a svolgere un ruolo centrale nello scenario climatico che prevede drastiche riduzioni delle emissioni al 2050. Con le fonti rinnovabili che alla fine del prossimo decennio garantiranno la metà della domanda elettrica in Europa e che sono in forte espansione in tutto il mondo, questa tecnologia contribuirà significativamente a decarbonizzare il settore dei trasporti. In più, la presenza di un rilevante numero di auto elettriche con batteria rappresenterà un formidabile sistema di accumulo diffuso, prezioso nella gestione delle elevate quote di elettricità intermittente come quella solare ed eolica, con la connessione alla rete elettrica dei veicoli per la ricarica. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/29/volkswagen-in-usa-questo-non-e-il-diesel-di-tuo-padre/2077268/

Xylella, “fino a 15mila euro a chi rimuove ulivi malati. Da abbattere 3mila piante”

Approvato dalla Protezione Civile il piano contro il batterio che ha colpito la Puglia. Nessun contributo per chi non vuole provvedere alla rimozione delle piante. In questi casi, sarà il commissario straordinario a predisporre le misure necessarie per fronteggiare l’emergenza fitosanitaria e le eventuali sanzioni Per chi provvede a estirpare gli ulivi malati arrivano fino a 15mila euro, ma chi non lo farà non percepirà nulla. Costo complessivo dell’operazione: 13milioni di euro. Il contributo, che rientra nel nuovo piano di interventi contro il batterio Xylella, è stato redatto dal commissario straordinario Giuseppe Silletti – che dispone già dei fondi – e approvato dal capo del dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio.

A breve inizia il giro di notifiche per l’esecuzione degli interventi, che riguarderanno circa 31 focolai e 3.100 ulivi nella zona a nord di Lecce e nell’area che comprende la parte più a sud della provincia di Brindisi. Altri focolai sono stati individuati a Torchiarolo, Cellino San Marco e San Pietro Vernotico, sempre nel brindisino. Dati che, spiega la Protezione Civile “sono evidentemente provvisori in quanto soggetti a variazioni dovute ai continui aggiornamenti dei risultati del monitoraggio“.

Nello specifico, il piano prevede indennizzi di circa 140 euro a ulivo per chi, azienda o privato, si occuperà autonomamente di rimuovere le piante malate. Il contributo, spiega la Protezione Civile, non sarà fruibile “laddove siano previsti già altri contributi pubblici predisposti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, a favore dei proprietari che procederanno all’estirpazione delle piante infette e all’attuazione degli interventi correlati”. E nel caso in cui i proprietari di piante infette decidessero di non intervenire, sarà il commissario stesso a predisporre le misure necessarie per fronteggiare l’emergenza fitosanitaria e le eventuali sanzioni. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/29/xylella-fino-a-15mila-euro-a-chi-rimuove-ulivi-malati-da-abbattere-oltre-3mila-piante/2079836/



di F. Q. | 29 settembre 2015