sabato 30 settembre 2017

WWF 95% DEI RIFIUTI MARINI E’ PLASTICA

Notizie pubblicate su 30 September 2017
Stop alla plastica in mare è il filo conduttore del WWF per Barcolana, lo storico evento velico inaugurato ieri a Trieste e il calendario degli appuntamenti WWF per il pubblico con sensibilizzazione comprende proposte culturali, educazione, arte. E in regata l’8 ottobre anche una barca col vessillo del Panda: la Tp52 “Zero Could” dell’armatore Danilo Falzitti. 

La prima generazione di plastica prodotta nel 1950 è ancora con noi: il record di persistenza nell’ambiente marino per il materiale plastico va dalle lenze da pesca abbandonate in mare, 600 anni, ai 400 anni per le fascette di imballaggio delle lattine o  450 anni per le bottiglie di plastica.   
Il 95% dei rifiuti marini è costituito da materie plastiche che inquinano coste, superficie e fondali marini. Ogni anno 8 milioni di tonnellate di soli materiali plastici finiscono in mare: questo vero e proprio ‘highlander’ naviga con 150 milioni di tonnellate sparse nei mari di tutto il mondo.  

Sono alcuni dei dati presentati questa mattina dal WWF a Trieste nel secondo giorno di apertura di Barcolana, lo storico evento velico che si concluderà l’8 ottobre con la tradizionale regata,  e che prevede, nel ricchissimo calendario di iniziative, una serie di appuntamenti proposti dall’Associazione ambientalista, tutti legati da un fil rouge: la lotta alla plastica in mare. Il primo di questi è l’esposizione della Mostra “C’è molto di noi in questo mare” realizzata da WWF-Area Marina Protetta di Miramare ed esposta da oggi presso il Molo IV all’interno di Barcolana Young:  un percorso in immagini su 15 pannelli, realizzati in materiale eco-sostenibile, sulle varie tipologie di rifiuto marino, plastica in primis, e i consigli su come ridurre questo tipo di impatto.
Il messaggio lanciato dal WWF è il seguente: combattere la plastica in mare si può ed il principio base è l’approccio basato su un’economia circolare che prevenga  la generazione del rifiuto, disegnando prodotti longevi, riparabili, recuperabili e riciclabili alla fine del loro utilizzo. Un approccio da affiancare da una maggiore efficienza nei sistemi di raccolta e dal cambiamento comportamentale del consumatore.

Stati, aziende e consumatori devono farsi promotori ed attuatori di un nuovo modello di economia circolare per il mare che riduca la dispersione di plastiche , divenuta oramai una vera emergenza – è il messaggio che ha voluto dare la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi –L’impatto è diventato insostenibile, sia per gli habitat che per le specie e per la nostra salute. Microplastiche e contaminanti entrano nella catena alimentare di balene, delfini, come i cetacei del Santuario Pelagos,  e tartarughe, ma anche di pesci destinati al consumo umano. La filosofia di Barcolana , che promuove la cultura dell’andar per mare a vela, nel rispetto più profondo del mare e delle sue meraviglie , è la stessa che alimenta le nostre campagne sul mare perciò il grande raduno triestino diviene per il WWF occasione preziosa per informare, sensibilizzare e coinvolgere attivamente gli  appassionati di mare, particolarmente sensibili al destino degli oceani. Prosegue quindi il percorso di #GenerAzioneMare con questa iniziativa rivolta ai sportivi, famiglie, velisti per caso e appassionati ma soprattutto ai giovani e alle future generazioni per le quali vogliamo costruire un futuro sostenibile. Sarà una bella sfida, in acqua e in banchina, che affronteremo anche nel campo di regata con il Panda a bordo  di “Zero Could” di Danilo Falzitti con l’obiettivo di salvare il mare: è quello il nostro vero traguardo”.

Tra le proposte concrete avanzate dal WWF per la lotta alla plastica: incrementare la ricerca per produrre prodotti interamente riciclabili, promuovere incentivi legislativi ed economici che diano un valore adeguato alla plastica, aumentare l’efficienza dei sistemi di raccolta nei comuni, promuovendo meccanismi di rimborso cauzionale su bottiglie di plastica e di ricarica di prodotti sfusi, integrare i costi ambientali nel prezzo di mercato dei prodotti, instaurare un fondo per pulizie straordinarie di coste, fiumi e bacini, promuovere flotte specialistiche anti-inquinamento,  coinvolgere il diporto nautico e il settore della pesca , sportiva e professionale contro la  dispersione di  lenze, reti, palangari, etc. Tutte queste azioni vanno accompagnate dalla responsabilità del cittadino che passa attraverso la promozione di un cambiamento comportamentale del consumatore, con un’adeguata informazione ed etichettatura dei prodotti (ad esempio, i cosmetici che contengono microplastiche).
 
A Trieste sono stati presentati anche i 4 progetti finalisti di un Concorso lanciato da WWF e Impact Hub, e sostenuto da Bulgari, mai realizzato in Italia, per l’innovazione e finalizzati a diminuire l’impatto della plastica e di altri materiali di scarto sugli ecosistemi marini e costieri del Mediterraneo. Tra questi un’interessante proposta dal titolo “Gr3n” di riciclo chimico delle plastiche che consente di dare vita indefinita al materiale rendendo la plastica un materiale a ciclo chiuso e che può essere riciclato indefinitivamente: i vantaggi sarebbero enormi poiché si potrebbe evitare la produzione di 60 milioni di tonnellate di PET da materiale vergine (petrolio e gas naturale) ogni anno, riducendo così il consumo di energia e la produzione di CO2 del 67% e del 38% rispettivamente.  

L’’equipaggio’ del WWF per Barcolana avrà anche un ‘messaggero’ in mare: una delle imbarcazioni iscritte a Barcolana, il TP 52 Zero Could,  barca a vela da regata dell’armatore Danilo Falzitti e vincitrice di numerosi tornei velici,  porterà il vessillo del WWF con il messaggio STOP PLASTICA IN MARE e appoggerà le attività di divulgazione svolte dai volontari WWF. TP52 infatti, sta portando avanti un progetto mirato a diffondere una nuova visione di economia rafforzando la consapevolezza dei cittadini, del mondo politico ed economico, sulla necessità di produrre e utilizzare beni e servizi a ridotto impatto ambientale. Davanti l’attracco di Zero Could, presso Piazza dell’Unità, sabato 7 ottobre verrà infatti distribuito al pubblico di Barcolana il DECALOGO WWF con  consigli per ridurre l’uso della plastica.   

GLI APPUNTAMENTI WWF PER BARCOLANA 
Tra gli altri appuntamenti: giovedì 5 ottobre alle 17, presso il Salone degli Incanti (spazio Evento Navigazioni) presentazione del libro  “Com’è profondo il mare’ di Nicolò Carnimeo, il 2 e 5 ottobre a bordo del Pattugliatore costiero classe “SAETTIA” CP 906 – Nave CORSI, con gli studenti dell’Istituto Nautico di Trieste e con persone con disabilità psichiche/motorie i responsabili della Riserva di Miramare/Oasi WWF illustreranno le principali caratteristiche del paesaggio marino e costiero del litorale triestino e le caratteristiche biologiche e fisiche dell'AMP di Miramare. Venerdì 6 ottobre alle 10.30 , presso il Salone degli Incanti Donatella Bianchi, insieme al direttore della Riserva Miramare incontreranno gli studenti delle scuole superiori per raccontare l’impegno e passione di chi lavora da anni per difendere il mare. Infine fino all’8 ottobre prosegue la Mostra “Stop Overfishing” dello scultore Marco Milcovich allestita presso il celebre Caffè Tommaseo sullo sfruttamento eccessivo dei nostri mari.  

La partecipazione del WWF celebra la conclusione della sua campagna #GenerAzioneMare,  lanciata quest’anno allo scopo di  creare comunità consapevoli e attive sull’importanza del valore degli oceani. http://www.wwf.it/news/notizie/?34401/95-DEI-RIFIUTI-MARINI-E-PLASTICA

Autostrada Latina-Roma, in piazza del Popolo alternative a confronto

Oggi, 30 settembre, a Latina le ragioni del “no” all’autostrada A12-Roma-Latina e alla bretella Cisterna-Valmontone. Prenderanno inizio alle 16 le iniziative organizzate dai comitati “No corridoio Roma-Latina” e “No bretella Cisterna-Valmontone” per denunciare le criticità dei due progetti e per illustrare le proposte alternative “di buon senso, contro l’inutile, devastante e costosa autostrada/bretella a pedaggio”.
Interverranno rappresentanti politici e delle istituzioni locali, dei Comitati, delle Associazioni e dei Forum. Il programma partirà alle 16 con l’incontro sulla Marcia degli Alberi, seguirà alle 18 il dibattito “Autostrada Latina-Roma alternative a confronto” e si concluderà alle 21 con un concerto musicale. Location degli eventi: piazza del Popolo.
“Il 19 ottobre 2017 il Consiglio di Stato – si legge nel comunicato dei comitati organizzatori della giornata – ha messo in calendario l’udienza del nostro ricorso, a cui ci siamo rivolti dopo l’ordinanza dl rigetto del 31 Agosto 2017 da parte del Tar del Lazio della nostra richiesta di sospensiva con la motivazione ‘nella comparazione degli interessi in gioco appare prevalente quello volto alla realizzazione dell’infrastruttura’, nessun richiamo a leggi e norme, per questo l’abbiamo ritenuta ingiusta e illegittima. Gli interessi in gioco sono due: sostenere la devastazione e gli interessi privati, oppure sostenere gli interessi della collettività e dell’ambiente. La seconda opzione è quella che da oltre 13 anni come Comitati NO Corridoio e NO Bretella perseguiamo con impegno civico e amore per la nostra terra”.https://www.latinacorriere.it/2017/09/30/autostrada-latina-roma-piazza-del-popolo-alternative-confronto/

Il sindaco di Latina incontra Papa Francesco. Coletta emozionato: le sue parole di grande conforto

“Una grande emozione e un grande riconoscimento per tanti Amministratori che stanno lavorando nella convinzione che l’accoglienza è un dovere e una responsabilità”. Così il sindaco di Latina Damiano Coletta dopo avere incontrato Papa Francesco questa mattina in Vaticano. I temi della solidarietà e dell’inclusione al centro dell’udienza cui hanno partecipato i sindaci dei Comuni italiani selezionati dall’Anci tra i più virtuosi in fatto di politiche per l’accoglienza degli immigrati.
Latina è stata citata tra i comuni più attenti al fenomeno dell’immigrazione e ai diritti dei migranti e l’esperienza dell’atelier Acanthus, gestito dalla cooperativa Astrolabio nell’ambito del progetto Sprar del Comune, un esempio di buona pratica in materia di integrazione. Ad accompagnare il Sindaco Coletta Pina Vallerotonda, referente per l’Astrolabio e Mireille, ex beneficiaria del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati del Comune di Latina, oggi dipendente presso la sartoria sociale di viale XXI aprile, testimonianza di un modello che funziona, capace di inserire un immigrato nella struttura della società e di restituirgli sogni e speranze. Il Sindaco e Mireille hanno consegnato al Papa un turbante, realizzato dalle donne rifugiate ospiti dell’atelier.
“Ci vogliono coraggio e tenerezza nell’amministrare. La tenerezza di prendersi cura dei più deboli” ha detto Papa Francesco ai rappresentanti dei comuni presenti ricordando i quattro verbi “fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare” ed esprimendo parole di solidarietà nei confronti dei Sindaci che con coraggio e responsabilità stanno affrontando il tema delicato dell’immigrazione. “Le Sue parole – afferma Coletta – sono state di grande aiuto e conforto. Papa Francesco ci ha mostrato sincera ammirazione per l’impegno che stiamo mettendo per rispondere alle sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, prudenza e lungimiranza. Nella consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare per abbattere il muro dell’intolleranza, siamo fermi nel ribadire il valore del rispetto della persona e che questi uomini e queste donne possono essere un’opportunità per il nostro paese, non solo un problema, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di tutti attraverso l’inclusione”. https://www.latinacorriere.it/2017/09/30/sindaco-latina-incontra-papa-francesco-coletta-emozionato-le-sue-parole-grande-conforto/

Inquinamento, da Viggiano a Brindisi: i morti che non interessano alla politica

Per la terza volta nell’ultimo anno in Italia viene presentato uno studio epidemiologico sull’impatto degli inquinanti di alcune industrie senza che ne restino tracce importanti nel dibattito politico né sui giornali. È accaduto lo scorso novembre quando la Regione Puglia ha presentato il report sull’Ilva di Taranto, quello che dimostrava come ci fossero – ed è lecito pensare ci siano ancora – aumenti di malattie respiratorie tra i bambini e un incremento fuori scala dei tumori nei quartieri più vicini allo stabilimento siderurgico. Eppure il team guidato dall’epidemiologo Francesco Forastiereindicava senza esitazioni “una connessione diretta tra aumento della mortalità per tumore e per malattie cardiovascolari, respiratorie e i picchi di innalzamento della produzione della fabbrica, anche in epoca molto recente e successiva alle contestazioni” della magistratura.
Il problema è riemerso lo scorso giugno a Brindisi, sull’altra sponda della Puglia, dove insistono un grosso polo petrolchimicogestito da società del gruppo Eni e la centrale a carbone dell’Enelquella sequestrata – per altre vicende – due giorni fa. Lo stesso team di lavoro, sempre su incarico della Regione Puglia, ha stilato un rapporto preciso: negli scorsi anni c’è stato un “raddoppio delle leucemie” e si è registrato un “60 per cento in più di infarti per emissioni industriali”. Lo studio metteva in luce come la situazione fosse migliorata dal 2012 grazie alla chiusura di un’altra centrale a carbone, quella di Edipower. Così mentre il parroco di uno dei quartieri più colpiti ha rotto il silenzio durante il funerale di un dipendente di una delle aziende sotto accusa (“Dobbiamo parlare di inquinamento che troppi danni fa alla nostra comunità”, ha detto ad agosto don Cosimo Zecca), quel dato scientifico confinato al passato è stato utilizzato come grimaldello da alcuni sindaci della provincia per archiviare la pratica. Una mossa pilatesca.
Adesso è il momento di Viggiano e Grumento Nova, i due comuni lucani più vicini al Centro Oli dell’Eni, dove avviene la prima raffinazione del greggio estratto in Val d’Agri. Dati limpidi, purtroppo, e nessuna reazione politica, nonostante un anno e mezzo fa anche l’Istituto superiore di sanità avesse delineato un quadro a tinte fosche. Dopo oltre una settimana di silenzio, il “più in alto in grado” a parlare è stato il governatore regionale Marcello Pittella. Per dire, sostanzialmente, che forse sì-forse no e quindi meglio che approfondiscano i ministeri dell’Ambiente e della Salute. Dopo quattro-anni-quattro di lavoro da parte di 29 (ven-ti-no-ve) ricercatori italiani.
La questione Taranto era stata frettolosamente archiviata, riguardo a Brindisi e ai paesi lucani, invece, tutto è rimasto confinato alla stampa locale o ai dorsi regionali dei giornali nazionali. Sul sito del Fatto Quotidiano abbia dato ampio spazio in tutti e tre i casi, anche con inchieste e reportage prima che arrivassero i dati a sostanziare gli allarmi lanciati dalle popolazioni.
Chi continua a rimanere cieco – o semplicemente si gira dall’altra parte – quando gli studiosi di epidemiologia soffiano via la propaganda di parte e restano i dati, inoppugnabili, dei danni causati (anche da) quelle emissioni è la politica. Qualche sporadica interrogazione di parlamentari eletti in quei territori, qualche dichiarazione a denti stretti contro le grosse aziende che gestiscono gli impianti e via, tutti pronti a dimenticare.
Un giochino splendido. Così, quando interviene la magistratura, spesso si parla di strumentalizzazioni e di politica trascinata ad hoc nelle inchieste (leggi il caso Guidi). Quando invece si alza forte la voce di studiosi che impiegano anni per mappare quei territori ed escludere i fattori confondenti spesso usati per minare la credibilità dei report – chi ha dimenticato quando i tarantini divennero tabagisti e alcolisti di massa? – ai nostri prodi non resta che tergiversare o il silenzio. Lo stesso nel quale decine e decine di persone continuano ad ammalarsi e morire in quelle città abbandonate a loro stesse, nonostante le evidenze scientifichesuggeriscano che è arrivato il momento di iniziare a muoversi. Non sono più le nubi nere dell’inquinamento ad avanzare. È la politica a rimanere immobile. http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/30/inquinamento-da-viggiano-a-brindisi-i-morti-che-non-interessano-alla-politica/3881141/di  | 30 settembre 2017

fermate l'inquinamento cancerogeno delle centrali e delle caldaie a biomasse e a biogas. Assogasliquidi: legna e pellet inquinano, ridurre incentivi - Ambiente & Energia

fermate l'inquinamento cancerogeno delle centrali e delle caldaie a biomasse e a biogas.
"La quasi totalità delle emissioni di particolato in atmosfera, nel settore domestico, è prodotto dalla combustione di biomasse. Sarebbe auspicabile ridurne l'utilizzo, anzitutto attraverso una revisione degli incentivi previsti". Lo sostiene Francesco Franchi, il presidente di Assogasliquidi, l'associazione di Federchimica-Confindustria delle imprese del gas. Il presidente cita il rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, presieduta da Edo Ronchi, presentato venerdì in Senato a Roma.

L'impiego di biomasse, spiega Franchi "addirittura incentivato attraverso strumenti come Conto termico e detrazioni fiscali, è cresciuto del 115% negli ultimi 15 anni; con danni sia economici, vista la procedura di infrazione a causa dei ripetuti sforamenti dei limiti europei alle emissioni, sia sanitari, dal momento che il particolato, insieme alle alte concentrazione di Benzoapirene, produce ricoveri e problemi respiratori".

Per Franchi "le stufe a legna e a pellet sono state incentivate dicendo che sono ecologiche. La CO2 che emettono, si dice, è stata assorbita dall'albero durante la sua vita, quindi in teoria le stufe dovrebbero essere una fonte rinnovabile. La stufa però non produce solo anidride carbonica, ma anche altri inquinanti pericolosi, come benzopirene e particolato. Poi, l'anidride carbonica assorbita da un albero in 80 anni di vita, viene rilasciata bruciando la legna in poche ore, e la concentrazione nell'atmosfera aumenta. Infine, ogni anno l'Italia importa 3,5 milioni di tonnellate di legno e pellet, principalmente da Canada ed Europa dell'est. Il che vuol dire che loro si sono presi l'ossigeno prodotto dall'albero, noi ci prendiamo la CO2".
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/09/29/assogasliquidi-legna-e-pellet-inquinano-ridurre-incentivi_9bb6fa77-b73e-41c0-80ab-79ebd63fe80f.html

Smog: rapporto, dall'agricoltura viene 35% di PM10 di Milano Fondazione sviluppo sostenibile, ridurre ammoniaca da concimi

(ANSA) - ROMA, 29 SET - Il 35% delle polveri sottili PM10 di Milano (la zona d'Italia più inquinata dal particolato) proviene dall'agricoltura. Lo sostiene il rapporto "La sfida della qualità dell'aria nelle città italiane", presentato oggi a Roma al Senato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, presieduta dall'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi.

Il rapporto è stato redatto con due anni di ricerche, in collaborazione con Enea e con il sostegno di Ferrovie dello Stato. L'agricoltura emette nell'atmosfera ammoniaca (NH3), dai fertilizzanti e dalle deiezioni degli allevamenti. L'ammoniaca nell'aria reagisce con nitrati e solfati (prodotti dagli scappamenti delle auto) e forma particolato fine.

Per il rapporto, l'agricoltura è responsabile del 96% delle emissioni italiane di ammoniaca. Secondo i ricercatori, il comparto agricolo deve promuovere interventi volti a ridurre l'azoto in eccesso nei terreni (con agricoltura di precisione e copertura dei suoli), mitigare l'impatto degli allevamenti (attraverso mangimi speciali e la produzione di biometano) e sviluppare l'agricoltura biologica meno impattante. (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/09/29/smog-rapporto-dallagricoltura-viene-35-di-pm10-di-milano_4cf9f025-fdc2-4f36-a048-8c774bd394b2.html

danno e inquinamento da biomasse Un decalogo contro lo smog, 'serve una strategia nazionale' Ricerca della Fondazione sviluppo sostenibile sulla situazione italiana

"Ancora oggi l'inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali minacce ambientali e sanitarie della nostra epoca. Per vincere la sfida della qualità dell'aria dobbiamo innovare le nostre politiche, tenendo conto delle caratteristiche dell'inquinamento attuale, degli impatti potenziali del cambiamento climatico in corso, del ruolo crescente di settori non convenzionali che si aggiungono ai trasporti e all'industria, come le emissioni derivanti dal comparto agricolo e dal riscaldamento residenziale, in particolare delle biomasse".
ROMA - Un decalogo per combattere l'inquinamento atmosferico nelle citta' italiane. E' quello che e' stato presentato oggi al Senato a Roma dalla Fondazione sviluppo sostenibile. Il think tank ambientale, presieduto dall'ex ministro Edo Ronchi, ha illustrato una ricerca realizzata in due anni di lavoro con Enea e Ferrovie. Lo studio esamina la situazione italiana della qualita' dell'aria e propone dieci misure per ridurre lo smog. Il decalogo parte dalla necessita' di una strategia nazionale della qualita' dell'aria.
Oggi le politiche antismog sono affidate soprattutto ai comuni, che pero' possono intervenire solo sul 40% delle fonti di inquinamento. Serve quindi una governance ambientale nazionale che aiuti gli enti locali. Per la Fondazione le politiche sulla qualita' dell'aria devono puntare alla riduzione di tutti gli inquinanti, non solo della CO2 come e' stato finora: ad esempio con gli incentivi al diesel, che produce meno anidride carbonica, ma piu' inquinanti diversi. Queste politiche devono puntare poi alla prevenzione, perche' quando scoppia l'emergenza, intervenire e' quasi impossibile.
Gli altri punti del decalogo propongono la riduzione del numero delle auto private, gli investimenti sul trasporto pubblico urbano, l'aumento dei mezzi elettrici e ibridi, il rinnovo degli impianti di riscaldamento, una migliore gestione delle biomasse (molto inquinanti per particolato e benzopirene). Il 9/o punto del decalogo riguarda le emissioni di ammoniaca dall'agricoltura, che producono il 35% delle Pm10 a Milano: servono tecniche per ridurre l'azoto nei terreni, mangimi speciali che taglino la produzione del metano dagli allevamenti.
L'ultimo punto riguarda l'industria: occorrono limiti piu' severi per le emissioni di zolfo e composti organici volatili. In Italia l'inquinamento atmosferico si e' ridotto sensibilmente negli ultimi quarant'anni, spiega la ricerca, ma il nostro paese rimane quello con l'aria piu' sporca fra i grandi paesi europei. In Italia si verificano 90.000 morti premature all'anno per inquinamento (500.000 in tutta Europa). Sono 1.500 morti per milione di abitanti, contro i 1.100 in Germania, 800 in Francia e Regno Unito, 600 in Spagna. Le cause di queste morti per lo studio sono in primis il traffico stradale, ma anche l'agricoltura e il riscaldamento a biomasse legnose. 
Ronchi, servono nuove politiche contro inquinamento aria 
"Green economy nelle citta' e' la soluzione migliore"ROMA - "Ancora oggi l'inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali minacce ambientali e sanitarie della nostra epoca. Per vincere la sfida della qualità dell'aria dobbiamo innovare le nostre politiche, tenendo conto delle caratteristiche dell'inquinamento attuale, degli impatti potenziali del cambiamento climatico in corso, del ruolo crescente di settori non convenzionali che si aggiungono ai trasporti e all'industria, come le emissioni derivanti dal comparto agricolo e dal riscaldamento residenziale, in particolare delle biomasse". Lo ha detto Edo Ronchi, ex ministro dell'Ambiente e presidente della Fondazione sviluppo sostenibile, presentando il rapporto "La sfida della qualita' dell'aria nelle citta' italiane". 

"L'Italia, se non cambierà rotta, non centrerà i nuovi target europei al 2030 - ha aggiunto in una nota Ronchi - e lo sviluppo della green economy in ambito urbano, ma non solo, è la soluzione più efficace per risolvere questa situazione". 
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/09/29/un-decalogo-contro-lo-smog-serve-una-strategia-nazionale_5a4e82eb-8618-48a1-8560-2d1939ea0d28.html

Week end in piazza per la 'Giornata degli animali' dell'Enpa Il 7 e 8 ottobre raccolta fondi per cura trovatelli ed emergenze

Il 7 e 8 ottobre torna la "Giornata degli Animali" e in occasione della XV edizione oltre 120 sezioni Enpa (Ente nazionale protezione animali) saranno coinvolte con più di 500 volontari in 200 piazze italiane per raccogliere fondi utili ad interventi a favore degli animali.

In quindici anni i fondi raccolti grazie alla "Giornata degli Animali" hanno permesso all'Enpa di realizzare "numerosi e importanti progetti, soccorrere moltissimi animali in difficoltà e far fronte alle situazioni di emergenza".

Nel solo 2016 l'associazione, attraverso i propri volontari e le proprie strutture, ha aiutato oltre 30mila animali tra cani, gatti, selvatici ed esotici.

"La Giornata degli Animali, - commenta Marco Bravi, presidente del Consiglio Nazionale e responsabile Comunicazione e Sviluppo iniziative di Enpa - è un'occasione unica per conoscere meglio il meraviglioso mondo di tutti gli animali, domestici, selvatici ed esotici, con le loro caratteristiche etologiche e il loro linguaggio. L'evento è anche un'importante opportunità per i volontari della Protezione Animali di raccogliere i fondi necessari sia alla cura quotidiana dei trovatelli accuditi sia alla gestione di emergenze, che richiedono numerose risorse. Quindi - conclude Bravi - scendere in piazza il 7 e 8 ottobre significa dare la possibilità a milioni di animali di essere salvati e curati in ogni situazione".

In piazza sarà possibile sostenere concretamente gli animali, facendo propri i portachiavi a forma di zampa realizzati per Enpa da un'azienda orafa, quale simbolo della Giornata, o scegliere tra gli altri numerosi gadget che aiutano gli animali.(ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2017/09/27/week-end-in-piazza-per-la-giornata-degli-animali-dellenpa_95b81881-b945-4af9-a274-88f6de3cc95a.html

Tsunami 2011 ha trascinato 600 specie attraverso il Pacifico Insieme a tantissima plastica

Telline, anemoni di mare, stelle marine e meduse sono una piccolissima parte delle 289 specie trascinate per migliaia di chilometri attraverso l'oceano Pacifico dallo tsunami che l'11 marzo 2011 ha devastato le coste del Giappone. E' stata una vera e propria migrazione di massa, quella descritta sulla rivista Science nella ricerca coordinata da James T. Carlton, dell'americano Williams College, e condotta in collaborazione con l'università dell'Oregon. "Un evento che, a quanto si sa, è senza precedenti nella storia", scrivono i ricercatori.

Ad accompagnare gli animali marini nel loro lunghissimo viaggio sono stati milioni di residui di plastica non biodegradabili, da minuscoli frammenti a frammenti di barche e moli trascinati via dallo tsunami quando si è abbattuto sulle coste. Viaggiando come dei surfisti sui frammenti di plastica a cavallo di quell'onda gigantesca, le specie marine trascinate via dalle coste giapponesi hanno raggiunto quelle occidentali degli Stati Uniti.

"Questo evento - ha osservato Carlton - ci ha insegnato che alcune delle specie protagoniste di questa migrazione possono essere straordinariamente resistenti. Quando abbiamo visto le prime specie marine giapponesi arrivare sulle coste dell'Oregon - ha aggiunto - siamo rimasti scioccati". Nessuno dei ricercatori, infatti, avrebbe "mai pensato che queste specie avrebbero potuto vivere tanto a lungo in condizioni così dure".

Al momento il 20% delle specie arrivate sulle coste americane ha dimostrato di essere in grado di riprodursi. Tuttavia l'impatto di questa migrazione dovrà essere valutato nel tempo e dipenderà dal successo con cui le specie arrivate dal Giappone riusciranno a stabilirsi in modo duraturo nel loro nuovo ambiente, ha rilevato Steven L. Chown, dell'australiana Monash University di Melbourne, commentando la ricerca nello stesso numero di Science.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2017/09/29/tsunami-2011-ha-trascinato-600-specie-attraverso-il-pacifico_8fe91c78-8d31-45e2-ae5d-7f6e0e486d75.html

Slow Food, per frenare riscaldamento cambiare cibo In Cina parte campagna internazionale 'Menu for Change'

Ogni europeo spreca 179 chili di cibo all'anno, con la conseguenza di un inutile utilizzo di 1,4 miliardi di ettari di terreno e di tanta acqua quale il flusso del fiume Volga. Lo ha sottolineato il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, inaugurando il 7/o congresso internazionale dell'associazione che a Chengdu, in Cina, ha radunato 400 delegati della rete di Slow Food e Terra Madre, giunti da 90 Paesi. All'assise è stato lanciato 'Menu for change', la "prima campagna di comunicazione e raccolta fondi internazionale - annuncia Slow Food - che mette in relazione cibo e cambiamento climatico".

"Il riscaldamento globale - ha detto Petrini - è ormai una realtà e la produzione di cibo e la sua distribuzione incidono per un quinto sulla 'febbre' del Pianeta". Partendo da questo dato, Slow Food a cambiare stili alimentari: "A partire dal cibo - spiega John Kariuki, vicepresidente della Fondazioen Slow Food per la Biodiversità - ognuno di noi può frenare il fenomeno del global warming. Con la promozione dell'agroecologia, la tutela della biodiversità, stando a fianco dei produttori sul campo, con l'educazione alimentare e ambientale".
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2017/09/29/slow-food-per-frenare-riscaldamento-cambiare-cibo_b84a7dac-9020-4689-b945-313c6f848749.html

Uragani: 55% statunitensi crede a un legame con il clima Sondaggio, sono il 78% tra democratici e il 23% tra repubblicani

ANSA) - ROMA, 29 SET - La maggioranza degli statunitensi (55%) crede che il cambiamento climatico contribuisca a incrementare la forza degli uragani. A dirlo è un sondaggio di Washington Post e Abc News, che arriva dopo gli uragani Matthew, Irma e Maria. Per il 41%% si è trattato di eventi estremi che accadono di tanto in tanto, mentre il 4% non ha espresso un'opinione.

Il numero di persone che crede nell'impatto del cambiamento climatico sugli uragani risulta essere in aumento. In un'indagine analoga condotta dalle due testate nel 2005, all'indomani di Katrina, il collegamento tra intensità degli uragani e riscaldamento globale aveva infatti trovato favorevole il 39% degli americani intervistati, e contrario il 54%.

Sempre in base al sondaggio, a livello politico il 78% dei democratici crede che la severità degli uragani sia acuita dal riscaldamento terrestre, in aumento rispetto al 46% del 2005.

Tra gli indipendenti la percentuale è passata dal 42% al 56%.

Tra i repubblicani, invece, la correlazione tra clima e potenza degli uragani si ferma al 23%, cifra sostanzialmente invariata rispetto al 24% del 2005.(ANSA).
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Fondi Ue, 83 milioni a 31 progetti LIFE in Italia Nostro paese primo beneficiario di un pacchetto da 222 milioni

È di 83 milioni il contributo che l'Ue ha destinato a 31 progetti ambientali che coinvolgono l'Italia. La misura rientra all'interno di un pacchetto d'investimenti di 222 milioni di euro dal bilancio Ue per il programma Life, che riguarda la protezione della natura e l'azione per il clima. Proprio all'Italia va la fetta più grossa dei fondi, seguita da Spagna (79,4 mln per 44 progetti) e dai Paesi Bassi (33,5 mln per 5 progetti).

I finanziamenti sono a favore di varie iniziative, dalla conservazione della laguna nord di Venezia alla tutela di piante e animali rari, come la stipa veneta e il capovaccaio (piccolo avvoltoio in via d'estinzione presente in Basilicata, Calabria e Sicilia). Tra i progetti vincitori ci sono anche la sperimentazione di nuovi sistemi di consegna delle merci in centro città per abbassare i livelli d'inquinamento dell'aria, o la ricerca all'Istituto Mario Negri su sostanze chimiche non dannose. Quasi 1,3 milioni di fondi Ue andranno a uno studio, coordinato dal Politecnico di Milano, per rendere più "verde" il processo di produzione del Grana Padano.
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Enel: prime 30 ricariche auto elettriche su Roma-Milano Vicino agli ingressi dell'autostrada, ogni 60 km

(ANSA) - ROMA, 29 SET - Da domenica primo ottobre saranno attive le prime 30 colonnine di ricarica veloce per i veicoli elettrici sulle strade a lunga percorrenza. Enel ha installato le prime 30 infrastrutture Fast Recharge nell'ambito del progetto EVA+ (Electric Vehicles Arteries). EVA+ è il progetto di mobilità elettrica che prevede l'installazione, in tre anni lungo le tratte extraurbane, di 200 colonnine di ricarica veloce, 180 in Italia e le altre 20 in Austria.

Il programma, co-finanziato dalla Commissione Europea, vede la collaborazione di Enel, in qualità di coordinatore, e Verbund (principale utility austriaca) insieme ad alcuni tra i principali costruttori automobilistici di veicoli elettrici, come Renault, Nissan, BMW, Volkswagen-Audi.

Con EVA+ nasce la prima rete di ricarica che consentirà di utilizzare i veicoli elettrici fuori città. Le infrastrutture di ricarica installate sono le "Enel Fast Recharge Plus", la tecnologia interamente sviluppata da Enel che garantisce un pieno di energia in meno di 20 minuti, compatibile con tutti i veicoli elettrici in commercio e altamente sicura.

Attraverso questo primo gruppo di installazioni del progetto EVA+ è stata "elettrificata" la tratta Roma-Milano, con una infrastruttura di ricarica ogni 60 km circa. I 30 punti si trovano principalmente in aree adiacenti agli accessi autostradali. (ANSA).
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Nasce sito Ue su buone pratiche elettrodomestici Iniziativa dei costruttori europei su economia circolare

BRUXELLES - Le buone pratiche nei diversi paesi europei sul recupero dei componenti e la riparazione degli elettrodomestici, l'evoluzione della tecnologia per evitare sprechi alimentari, le soluzioni per risparmiare energia e acqua in lavatrici e lavastoviglie: sono solo alcuni dei contenuti di cui si riempirà la piattaforma internet 'Circular Society' (www.circularsociety.eu), lanciata dal Ceced, l'organizzazione europea dei produttori di elettrodomestici.

"Si tratta di unire le forze per una sfida che è di tutta la società", ha detto il presidente Ceced Paolo Falcioni che ha presentato l'iniziativa durante un seminario Ue sulla progettazione eco-compatibile e l'etichetta ecologica.
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Record rinnovabili in GB, 30% di elettricità da fonti verdi Il carbone scende al 2,1% del mix energetico, il gas è al 41,3%

Le energie rinnovabili registrano un nuovo record nel Regno Unito. Stando ai dati del dipartimento britannico dell'Energia, nel secondo trimestre le fonti pulite hanno generato il 29,8% dell'elettricità complessiva, battendo il primato del 26,9% messo a segno nei tre mesi precedenti.

A trainare le rinnovabili, si legge in un rapporto del governo, è l'eolico, che ha generato il 45% dell'energia verde (27% onshore e 18% offshore).

Tra le altre fonti si segnala la flessione del carbone, sceso al 2,1% del mix energetico rispetto al 5,9% dell'anno precedente. Il gas si è attestato al 41,3%, in lieve calo rispetto al secondo trimestre 2016, mentre il nucleare ha riportato un leggero incremento raggiungendo il 23,6%.
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