giovedì 30 luglio 2015

Attivisti di Greenpeace USA bloccano rompighiaccio di Shell

Ventisei climber stanno bloccando una rompighiaccio del colosso petrolifero Shell diretta verso l’Artico, mentre tenta di salpare da Portland (Oregon, Stati Uniti).
Gli attivisti si sono calati con le funi da un ponte sotto cui doveva passare la nave, impedendole così di raggiungere la flotta di trivellazione artica della compagnia anglo-olandese. http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Attivisti-di-Greenpeace-USA-bloccano-rompighiaccio-di-Shell-/
 
In base all'ultima direttiva federale statunitense, la rompighiaccio deve raggiungere il sito di trivellazione della Shell nel Mare dei Chukchi affinché la compagnia possa richiedere l'autorizzazione a trivellare abbastanza in profondità per raggiungere il petrolio.
Ogni secondo che la Shell sarà costretta a stare ferma è importante!
Questa è l'ultima occasione per il Presidente Obama di rendersi conto del disastro che potrebbe accadere proprio sotto i suoi occhi.
Greenpeace si preoccupa della sicurezza prima di qualsiasi altra cosa, ma persino calarsi con una fune da un ponte è una passeggiata in confronto ai rischi che tutti stiamo correndo a causa dei cambiamenti climatici!

Trivelle in Adriatico, la Croazia fa (quasi) marcia indietro. E l’Italia?

Le ditte che hanno ottenuto licenze petrolifere nei mari croati sono l’onnipresente Eni, l’inglese Medoilgas (adesso Rockhopper Exploration, sempre inglese), Ina-Industrija (nafte di proprietà del governo croato) e un consorzio americano-austriaco creato dalla Marathon Oil del Texas e la viennese Omv nel gennaio del 2015. La prima deteneva il 60% del consorzio e ne era l’operatore, il restante delle quote era nelle mani della seconda.
Ieri arriva il colpo di scena. Dopo mesi di propaganda delle supposte ricchezze petrolifere dei mari croati, l’agenzia degli idrocarburi della Croazia guidato da Barbara Doric annuncia che il consorzio Marathon Oil-Omv non firmerà i contratti petroliferi con il governo per “questioni irrisolte con il Montenegro” sui confini delle concessioni e perché non avevano ricevuto sufficienti rassicurazioni sulla sicurezza. Ci sono ancora questioni irrisolte anche in merito ai confini con la Slovenia.
Reuters, oltre a queste questioni di confine, riporta anche l’affermazione della Omv secondo la quale i prezzi petroliferi sono troppi bassi e gli investimenti si affievoliscono per giustificare i costi coinvolti.
Questa notizia è importante perché la Marathon Oil-Omv aveva ricevuto sette delle dieci concessioni offerte dal governo croato ed avevano investito già 10 milioni di dollari per i progetti petroliferi. Delle altre tre, due erano andate all’Ina e una ad un altro consorzio Eni-Medoilgas.
Barbara Doric anticipa che le altre ditte, fra cui l’Eni, firmeranno in contratti a settembre e che ci sarà una nuova offerta pubblica in autunno con altre concessioni. Ci si aspetta che parteciperanno altre ditte straniere, fra cui la Vermilion Zagreb Exploration, una sussidiaria della Vermilion del Canada, e la Oando della Nigeria. I rappresentanti del governo croato sono pure sicuri che riceveranno offerte migliori. Della serie, non demordono.
Ad ogni modo, è un colpo non indifferente ai sogni petroliferi di Croazia, e un punto di orgoglio per tutti quelli che lavorano per salvare l’Adriatico dalle trivelle. Nessuno ce lo dirà mai ma c’è anche il nostro zampino di attivisti, piccolo o grande, in queste decisioni.
E in Italia? In Italia, andiamo avanti con le trivelle imperterriti: chiediamo le autorizzazioni trasfrontaliere alla Croazia, ma intanto approviamo nuove trivelle proprio nel mezzo dell’Adriatico, con buona pace del confronto internazionale. In questo caso si tratta di due nuovi pozzi al largo di Ancona dell’Eni, nella concessioni Clara, con condutture sotterranee e l’installazione di una nuova piattaforma appena approvate sotto il solleone di luglio. Tuttapposto, sempre.
Qui mappe e decisioni su Clara Sud Est, dell’Eni, le nuove trivelle nel mare marchigiano
di | 30 luglio 2015
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/30/trivelle-in-adriatico-la-croazia-fa-quasi-marcia-indietro-e-litalia/1919675/

caso rifiuti: il gioco sporco di Latina ambiente, lo sfogo del commissario Barbato. Le dimissioni in blocco del cda rappresentano un atto scellerato, se ne assumeranno le responsabilità. Sempre più concreto il rischio del fallimento della spa. A proposito dello scandalo delle tribune abusive nello stadio di calcio: c'è un'inchiesta aperta, non intendo firmare atti illegittimi. Ennesimo scandalo scommesse nel calcio (la solita scoperta dell'acqua calda) tremano parecchie squadre. Pontinia il comune dice basta al biogas. Carmen Porcelli consigliere comunale di Aprilia denuncia foto e atti molesti in consiglio



La prima pagina di oggi
LATINA OGGI E LA STAMPA IN ABBINAMENTO IN EDICOLA
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Tfr, Renzi incassa 48mila euro Ma non aveva rinunciato?



A SPESE NOSTRE Il trucchetto dell’assunzione fittizia nella ditta paterna
Quando il Fatto raccontò i contributi figurativi incamerati facendosi nominare dirigente dal padre prima di diventare presidente della Provincia di Firenze, il premier annunciò che si sarebbe dimesso. Ora si scopre che ha ritirato il denaro dei contribuenti. Per un caso identico, l’ex ministra Pd Josefa Idem è stata rinviata a giudizio per truffa
Il ministro Padoan annuncia che il nuovo vertice Ra i sarà nominato secondo la legge Gasparri. La riforma scaccia-partiti può attendere, la lot t i z z a z ione no
SOCCORSO BLU Verdini Party: ecco i 10 nuovi Re sponsabili
VERGOGNA IN SENATO Il ras di Ncd salvato dall’arresto per bancarotta Azzollini, il suicidio del Pd Il Pd si rimangia il voto in giunta e presta in aula almeno 60 senatori ad Alfano e FI per evitare le manette al potente ex capo della commissione Bilancio, coinvolto nel crac Divina Provvidenza. Baci e abbracci al miracolato, poi le lacrime di coccodrillo della Serracchiani: “Chiediamo scusa”
TALIBAN Il leader nemico dell’Isis  Nel 2001 il gran capo dell’“Emirato islamico d’Afghani st an” si salvò con una rocambolesca fuga in moto. Da allora è stato dato per morto una mezza dozzina di volte, ma forse ora è scomparso davvero, stretto tra esercito regolare di Kabul e Isis q MASSIMO FINI A PAG. 15 Afghanistan, è morto di nuovo il Mullah Omar
M ATTA R E L L A Loggia deviata: le testimonianze e la replica 
CI MERITIAMO DI MEGLIO CHE “HOUSE OF CARDS”
FIOM LANDINI “Una strategia re azionar ia contro di noi”
 tratto da www.ilfattoquotidiano.it

caso rifiuti: sulla partecipata del comune Latina ambiente l'istanza di fallimento. Latina tasse alle stelle per sanare il bilancio. Lo scandalo della tribuna abusiva nello stadio Francioni della squadra di calcio di serie B. Terracina segnaletica horror con stop al contrario. Aprilia in consiglio comunale Carmen Porcelli denuncia scatti osè. Ennesima vittima per incidente stradale Priverno



IL GIORNALE DI LATINA
EDIZIONE DEL 30 LUGLIO
IN EDICOLA IN ABBINAMENTO CON IL TEMPO 
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mercoledì 29 luglio 2015

AZZOLLINI IL SUICIDIO DEL PD


Il Pd salva Azzollini, l’uomo di Alfano, ma si ritrova spaccato in due come una mela. Di Luca de Carolis
IO SO CHE TU SAI. L’editoriale di Marco Travaglio“Bene ha fatto Renzi a disertare, cosa mai accaduta a un segretario del Pd, il comizio di chiusura alla Festa dell’Unità di Roma. La gente, la sua gente, dopo averlo plebiscitato 19 mesi fa alle primarie, l’avrebbe accolto a fischi e pernacchie. I motivi erano già noti l’altroieri: Jobs Act, Buonasquola, Italicum, Senato, tasse, bavaglio, reclutamento di Verdini&C. Ieri poi s’è toccato il fondo con un triplete che nemmeno il Barcellona: il Pd che salva Azzollini dall’arresto”.
INNO DI ALLEVI E TECHE DI VETRO: IL CALCIO DEMENZIALE La rubrica di Antonio Padellaro
MATTARELLA: “SOLO UNA VOLTA AL CIRCOLO SCONTRINO”La replica del Quirinale alle rivelazioni della sentenza Rostagno: “Il presidente fu invitato a una conferenza, mai avuto altri contatti”
ESCLUSIVO – TFR, RENZI INCASSA 48MILA EURO. MA NON AVEVA RINUNCIATO?Quando il Fatto raccontò i contributi figurativi incamerati facendosi nominare dirigente dal padre prima di diventare presidente della Provincia di Firenze, il premier annunciò che si sarebbe dimesso. Ora si scopre che ha ritirato il denaro dei contribuenti. Di Marco Lillo
LEGGE BAVAGLIO – BONGIORNO “ADESSO I RENZIANI FANNO QUELLO CHE CONTESTAVANO A B.”
Wanda Marra intervista l’avvocato Giulia Bongiorno
LA POLEMICA – LANDINI “CONTRO TUTTI I SINDACATI È IN ATTO UN’OPERAZIONE REAZIONARIA DEL GOVERNO”Dopo Susanna Camusso è il leader Fiom a rispondere all’appello lanciato due giorni fa da Antonio Padellaro che esortava i sindacalisti a fare qualcosa difronte al dilagante sentimento di astio nei loro confronti. Di Giampiero Calapà
DISAGI FERROVIARI, PARTE 2 – TRA TRENI TAXI E SLOT MACHINE, È MEGLIO VIAGGIARE ALL’ESTERODopo che mercoledì vi avevamo esortato a raccontarci le vostre avventure ferroviarie estive, l’indirizzo di posta elettronica è andato intasato dalle lettere in cui voi lettori ci raccontate di ritardi, disagi, battibecchi con controllori e quotidiani nervosismi. Di Marco Frattaruolo con commenti di Caterina Soffici, Luana De Micco, Mattia Eccheli e Elena M.Brandolini
L’INTERVISTA – “L’EDITORIA È UN’INDUSTRIA. FA LIBRI MICA LETTERATURA”Silvia Truzzi ha intervistato Gian Arturo Ferrari (vice presidente Mondadori) per la serie di risposte alla tesi Alberto Asor Rosa nel suo “Scrittori e massa”.
IL VIAGGIO – SE LA SICUREZZA ISRAELIANA È PEGGIO DEI FIDANZATI GELOSISelvaggia Lucarelli ci racconta la trafila da superare nei check-in dei voli con El Al, ai quali bisogna arrivare tre ore prima della partenza e sottoporsi a un interrogatorio. Ogni circostanza è sospetta.
VAROUFAKIS IL “TRADITORE” E SYRIZA TRA VENDETTE E CAOSDopo aver rivelato il piano alternativo all’euro l’ex ministro potrebbe perdere l’immunità parlamentare. Oggi riunione decisiva nel partito pronto a spaccarsi. Di Roberta Zunini
ESCLUSIVO – ENRICO LETTA: “MERITIAMO DI PIU DI QUESTA POLITICA”
L’intervento dell’ex primo ministro italiano, ora professore all’Istituto di studi politici di Parigi
FONDO MONETARIO, CURARE UNA POLMONITE TAGLIANDO UNA GAMBA Il commento di Alessandro Robecchi
TUTTE LE MORTI DEL MULLAH OMARMassimo Fini ci racconta l’ennesimo annuncio di uccisione del leader storico dei Taliban. Ma stavolta potrebbe essere rimasto davvero schiacciato nella morsa di chi non vuole pacificare il paese.
ISLAMIC FASHION – IL VELO D’ORO DELL’ISLAMSe è vero che la rivoluzione passa attraverso le donne, la moda femminile rappresenta sempre di più un motore di superamento delle barriere culturali e di sviluppo economico. Di Silvia D’Onghia
VENTUNO FILM, POCHI TITOLI: VENEZIA PER ORA È SOLO AGGETTIVIPresentate le pellicole della 72esima edizione: 21 quelle in concorso, 16 i registi per la prima volta in lizza per il Leone d’oro. Di Federico Pontiggia

Mafia, tv e bancarotta: i segreti di Mauro Balini, il 're' del porto di Roma

L'arresto del padrone del maxi-approdo di Ostia, sul litorale romano, chiude anni di indagini e misteri. Tra il "mago Artur", la banda della Magliana e i primi telefilm di Berlusconi. Ora le manette per trenta milioni scomparsi

di Andrea Palladino
Le  mani sul porto di Ostia questa volta si sono scottate. Mauro Balini - l’imprenditore di maggior peso del litorale romano - è finito in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta per distrazione.

Dopo undici anni di sospetti, due inchieste dove il suo nome era appena sussurrato e un fiume di soldi che per la Procura di Roma sono finiti fuori dai conti ufficiali dell’impero cresciuto attorno a yacht, centri commerciali e spiagge d’oro, alla fine la Guardia di finanza della capitale ha chiuso il cerchio. Il re del Porto romano è accusato di aver fatto sparire dalla società Ati srl quasi trenta milioni di euro, con la complicità di avvocati e commercialisti compiacenti. Quattro gli arresti ed una decina gli indagati, in una inchiesta condotta dal pool reati finanziari della Procura di Roma, coordinato dall’aggiunto Nello Rossi.

Il porto di Roma è solo l’ultima tappa di una storia ancora oggi piena di misteri. Mauro Bailini è l’erede di un altro imprenditore di Ostia scomparso nel 1999, suo zio Vittorio, molto noto tra Arcore e Hollywood. Sul litorale romano lo chiamavano Paperon de’ Paperoni: un viaggio in Usa e qualche contatto giusto nel mondo dei cinematografari fecero la fortuna del Balini senior, che da bagnino del Kursaal divenne in pochi anni il re dei diritti tv. Con un cliente d’eccezione, l’allora giovane cavalier Silvio Berlusconi, in piena ascesa verso la sua futura posizione di padrone dell’etere privato italiano.

C’è poi un secondo nome che lega le due storie, oltre a quello di Mauro Balini. E’ Italo Arturo Muci, conosciuto nella Roma che conta come “Mago Artur”, commercialista di uno studio nella prestigiosa via Settembrini, finito tra gli indagati dell’inchiesta odierna, con l’accusa di associazione per delinquere e una richiesta di arresto respinta dal GIP grazie alla recente norma di Matteo Renzi sulla custodia cautelare. La società dei diritti tv di Vittorio Balini - che ha venduto alla fine degli anni ’70 film e serial televisivi importantissimi a Silvio Berlusconi - venne creata da Gianfranco Muci - che con il “mago Artur” condivide il cognome e lo studio nel quartiere romano di Prati.

Lo studio Muci custodisce molti segreti sull'origine dell'impero Fininvest. Lì nel lontano 1978 venne fondata la “Produzioni associate televisive” - in sigla Pat -, il gruppo che ha fornito centinaia di ore di programmi alla nascente Canale 5, quando ancora si chiamava Tele Milano 58. È l’inizio della vicenda dei diritti tv, ovvero l’intreccio di compravendite, contratti estero su estero, soci occulti e holding off shore che ha portato tanti guai giudiziari all’ex premier. Gli atti del processo Mediaset citano spesso la Pat: era da questa società che partivano i contratti milionari per arricchire il network del Biscione. Centinaia di film della Paramount, soap opera del calibro di Dallas, serial prodotti a Hollywood, pacchetti che permetteranno alla nuova tv di sedurre gli italiani e conquistare rapidamente il mercato.

Oggi Mauro Balini è soprattutto il presidente del Porto di Roma: una struttura che muove centinaia di milioni di euro. Tanti soldi, che hanno attirato appetiti senza scrupoli. Il progetto è stato segnato da minacce e avvertimenti di stampo mafioso, che lo stesso Balini aveva denunciato al commissariato di Ostia. Dalla sua segnalazione è nata l'inchiesta più importante sulle infiltrazioni delle cosche sul litorale di Ostia, scaturita in 57 arresti eseguiti nel 2013, durante l’operazione Nuova Alba. Ma già due anni fa nel mirino degli investigatori erano finite pure le frequentazioni di Balini junior.

Il giudice nell’ordinanza che portò all’arresto delle famiglie mafiose del litorale di Roma ricordava come Mauro Balini risultasse “avere contatti con Nicoletti Claudio, soggetto a suo tempo vicino alla cosiddetta Banda della Magliana”. Le intercettazioni fecero poi emergere il suo rapporto con personaggi ben noti alle forze di polizia. Come Cleto Di Maria, un pregiudicato vicino ai fratelli siciliani Triassi, che al porto si occupava di sicurezza. Gli accertamenti della Squadra Mobile evidenziarono poi gli stretti rapporti di Mauro Balini con il generale della guardia di Finanza Emilio Spaziante e con il fiscalista Dario Romagnoli, il principale socio dello studio Tremonti. Insomma, una sfera di relazioni a tutto campo.


Dopo l’operazione Nuova Alba le indagini non si sono fermate. Da una denuncia della banca tedesca finanziatrice del progetto di ampliamento del Porto di Roma è partito nel 2013 lo spunto per una verifica dei conti dell’impero finanziario di Mauro Balini. Dopo il fallimento la Guardia di finanza ha studiato con attenzione i conti, scoprendo un buco decisamente sospetto. Oggi, con gli arresti, sono scattati anche i sequestri preventivi. The end, si leggerebbe in uno dei film che tanto appassionavano il vecchio zio Vittorio.
© Riproduzione riservata http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/07/29/news/mafia-tv-e-bancarotta-i-segreti-del-re-di-ostia-mauro-balini-1.223229

“Trident Juncture 2015 DA NAPOLI SPUNTA IL TRIDENTE di padre Alex Zanotelli

Siamo di nuovo sul piede di guerra anche in Europa sia sul fronte Ucraina, come nel Mediterraneo.
E questo grazie alla NATO .E’ stata la NATO a far precipitare lo scontro con la Russia perché voleva e vuole che l’Ucraina diventi membro della NATO per poter così sparare i suoi missili direttamente su Mosca. La Russia ha reagito ed ecco la drammatica guerra civile di quel paese che rischia di diventare guerra atomica. “Ho le armi nucleari,” ha detto Putin. Ed infatti ha piazzato 50 missili con testate nucleari sui confini baltici della UE, puntandoli verso la Svezia per dissuaderla ad entrare nella NATO. ‘Vista la grave crisi, è stato convocato a Bruxelles il vertice NATO con la presenza del nuovo segretario USA alla difesa, Ashton Carter. All’ordine del giorno :potenziare la forza di reazione rapida della NATO portandola da tredicimila soldati a quarantamila uomini(il triplo!), piazzare 5mila soldati (a rotazione) nei Paesi Baltici e in Polonia ed infine spingere tutti i paesi NATO a spendere il 2% del PIL nella Difesa.
Ma ora si apre anche il Fronte Sud:il Mediterraneo. Il 22 giugno la UE ha dato il via libera (senza il benestare dell’ONU!) alla prima fase della missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, due droni e tre elicotteri e un “migliaio” di soldati per tentare di bloccare la partenza dei migranti dalla Libia. L’uso dei droni militari (a Sigonella operano da anni i droni Global Hawk) si intensificherà con questa missione UE “contro i trafficanti di esseri umani”, grimaldello di un’operazione sotto regia NATO per un intervento militare in Libia. Sia i governi di Tobruk come di Tripoli hanno risposto che reagiranno contro questo attacco.
E’ in questo pesante scenario di guerra che si terrà in Europa dal 28 settembre al 6 novembre la più grande esercitazione militare dalla caduta del muro di Berlino che coinvolgerà 35.000 soldati NATO, 200 aerei,50 navi da guerra .Questa gigantesca esercitazione “Trident Juncture 2015”, sarà pilotata dalla nuova base NATO di Lago Patria a Napoli. Giochiamo in casa e giochiamo con il fuoco.
Una domanda sorge spontanea:”Ma cosa ci stiamo a fare ancora nella NATO? Ma a che serve , se non portarci in sempre nuove guerre?
La NATO è sorta come alleanza difensiva degli USA e dei paesi europei contro l’URSS e i paesi comunisti del Patto di Varsavia. Il Patto di Varsavia e i paesi comunisti non ci sono più, ma la NATO continua ad esserci.
La NATO infatti avrebbe dovuto cessare con la caduta del muro di Berlino(1989). Non solo c’è, ma da alleanza militare difensiva è diventata offensiva per difendere gli interessi economici dei paesi membri ovunque essi siano minacciati. Questo è avvenuto nel vertice di Washington (1999). Mentre nel vertice di Praga (2009) la NATO ha fatto un altro salto:ha sposato la strategia della ‘guerra preventiva’. La NATO è una potenza militare che nessun avversario può eguagliare, basata anche sulle armi nucleari, che la “NATO deve mantenere finchè vi saranno nel mondo tali armi”,ha detto l’ex-segretario generale NATO Anders Rasmussen. E per evitare attacchi terroristici e missilistici, è stato annunziato al Vertice di Lisbona (2009) il progetto di uno Scudo antimissile. “La sola esistenza della NATO come alleanza cui aderiscono i paesi europei – ci rammenta giustamente il fisico Angelo Baracca- implica un’ipoteca pesantissima che vanificherebbe la migliore costituzione europea che si potesse concepire sia per gli aspetti della difesa, ma anche della democrazia effettiva e della libertà.”
Infatti sulla spinta della NATO, l’Italia in questi due decenni, ha partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (1994-’95), Bosnia-Herzegovina (1996-99), Congo (1996-99), Iugoslavia (1999), Afghanistan (2001), Iraq(2003), Libia(2011). Milioni di morti! Solo nella guerra in Congo, quattro milioni di morti. E miliardi di dollari per fare queste guerre. Solo la guerra in Iraq (un milione di morti!) ci è costata almeno tremila miliardi di dollari, secondo le stime di J. Stiglitz (premio Nobel per l’Economia), fornite nel suo volume The Trillion Dollars War .
Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime , per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando il 90% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano- aveva detto Bush senior nel 1991- non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane altro che armarsi fino ai denti. Soprattutto con la Bomba Atomica, la Regina che domina questo immenso arsenale di morte che serve a proteggere i privilegi e lo stile di vita di pochi a dispetto dei troppo impoveriti.
Gli USA/ NATO hanno l’arsenale più potente e affidabile al mondo con ottomila testate nucleari, di cui circa duecento dislocate in Europa. Settanta bombe atomiche sono in Italia: una cinquantina a Ghedi (Brescia) e una trentina ad Aviano (Pordenone). E questo in un Paese che ha detto, con un Referendum, no al nucleare civile! La NATO , sempre sotto comando USA , resterà “un’alleanza nucleare- ha ribadito Obama al vertice di Lisbona- e gli USA manterranno un efficiente arsenale nucleare per assicurare la difesa dei loro alleati.”
E tutto questo ci costa caro.
“Il bilancio civile della NATO per il mantenimento del quartiere generale di Bruxelles- scrive M. Dinucci- ammonta a circa mezzo miliardo di dollari all’anno di cui l’80% pagato dagli alleati. Il bilancio militare della NATO per il mantenimento dei quartieri generali subordinati ammonta a circa un miliardo di dollari all’anno, di cui circa l’80% pagato dagli alleati. Il budget militare della NATO per il mantenimento dei quartieri generali subordinati ammonta a quasi due miliardi di dollari all’anno, pagati per il 75% dagli europei.”
Secondo i dati aggiornati al 2011, le “spese per la difesa dei 28 stati membri della NATO ammontano a 1.038 miliardi di dollari all’anno, una cifra equivalente a circa il 60% della spesa mondiale per le armi.”
E l’Italia gioca un ruolo cruciale per la NATO : siamo un paese chiave nello scacchiere militare dell’Alleanza Atlantica. A Napoli è stato da poco inaugurata una sede NATO a Lago Patria con 1.500 militari. A Sigonella (Catania) entrerà in funzione il sistema Ags definito da M. Dinucci “il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico, non in difesa del territorio dell’Alleanza, ma per il potenziamento della sua capacità offensiva fuori area, soprattutto in quella medio-orientale.” Per di più nel 2016 Sigonella diventerà la capitale mondiale dei droni. E per pilotare i droni, entrerà in funzione nella vicina Niscemi, il sistema MUOS di telecomunicazioni satellitari di nuova generazione. Niscemi diventerà così la quarta capitale mondiale delle comunicazioni militari.
Non possiamo accettare una tale militarizzazione del nostro territorio, né tantomeno possiamo tollerare, a livello morale, la guerra con i droni. “Questa guerra con i droni porta gli USA in una pericolosa china morale-scrive Jim Rice, direttore della rivista ecumenica USA Sojourners. C’è solo un nome per tali uccisioni con i droni, sono veri e propri omicidi, non giustificati né moralmente né legalmente.
E sempre in questo contesto, il governo italiano ha “accettato” sul nostro territorio anche AFRICOM , il supremo comando americano per l’Africa con due basi: una a Vicenza per le forze aeree e l’altra a Napoli per le forze navali. Non possiamo accettare che il nostro paese ospiti qello che nessun paese africano ha accettato di ospitare. Non è questa la politica estera che l’Italia deve intrattenere con un continente crocifisso come l’Africa.
Da credente e da seguace di Gesù di Nazareth non posso accettare un mondo così assurdo: un Sistema economico-finanziario che permette a pochi di vivere da nababbi a spese di molti morti di fame e questo grazie a una NATO che spende oltre mille miliardi di dollari all’anno in armi e soprattutto con arsenali ripieni di spaventose armi atomiche. “La pace e la giustizia procedono insieme-diceva, negli anni della Guerra Fredda, l’arcivescovo di Seattle, R. Hunthausen. Sulla strada che perseguiamo attualmente la nostra politica economica verso gli altri Paesi, ha bisogno delle armi atomiche. Abbandonare queste armi significherebbe di più di abbandonare i nostri strumenti di terrore globale. Significherebbe abbandonare il nostro posto privilegiato in questo mondo.”
Come credente nel Dio della vita non posso accettare un Sistema di morte come il nostro pagato da miliardi di impoveriti, milioni di morti di fame oltre che da milioni e milioni di morti per le guerre che facciamo.
E come seguace di Gesù di Nazareth che ci ha insegnato la via della nonviolenza attiva, non posso accettare che il mio paese faccia parte della NATO , una realtà che doveva già essere scomparsa con la caduta del Muro di Berlino e che invece continua a forzarci ad armarci per sempre nuove guerre ‘ovunque i nostri interessi vitali’ siano minacciati. Lo aveva già capito questo, Giuseppe Dossetti quando nel 1948 votò in Parlamento contro l’adesione alla NATO ,mentre tutta la DC era schierata per il Sì. Lo fece in ossequio alla sua coscienza e al Vangelo. E’ quanto tocca a noi fare oggi, se vogliamo salvarci da questa follia collettiva. “La guerra è una follia- ha gridato Papa Francesco al Sacrario militare di Redipuglia. Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta a’pezzi’ , con crimini, massacri, distruzioni…..”
E allora mobilitiamoci tutti, credenti e non, uniamoci al di là di ideologie o credi, contro questa gigantesca esercitazione militare NATO “Trident Juncture 2015” che si terrà in autunno. Lo chiedo da Napoli, il centro comando di questa operazione, insieme al comitato napoletano “Pace e Disarmo”.
Perché non pensare a una manifestazione nazionale a Napoli o altrove, promossa da tutte le realtà del movimento per la pace, dalla Rete della pace come dal Tavolo della Pace, dai No Muos come dai No NATO? Tutti insieme perché vinca la vita!

Alex Zanotelli

Napoli,29 luglio 2015

L'energia eolica fornisce l'8% dell'elettricità dell'Unione Europea

I Paesi più virtuosi sono Danimarca, Portogallo, Irlanda, Spagna, Romania e Germania. Ma il settore cresce in tutta Europa, con un incremento del 48% rispetto al 2013, secondo il rapporto della Commissione Ue
L''energia eolica fornisce l'8% dell'elettricità ai Paesi dell'Unione europea, l'equivalente del consumo annuale di Belgio, Olanda, Grecia e Irlanda. È quanto emerge da un rapporto del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea che certifica la crescita dell'impiego dell'eolico. Il trend è positivo: le stime indicano che nel 2020 il vento coprirà il 12% del consumo di energia elettrica.

Secondo il rapporto Jrc, nel 2014 nell'Ue la capacità cumulativa dell'eolico allacciato alla rete elettrica ha raggiunto 129 GW (gigawatt), pari all'8% della domanda di energia elettrica europea. La tendenza alla crescita continuerà, tanto che nel 2020 la quota di energia elettrica ottenuta dal vento dovrebbe raggiungere il 12% mettendo l'Europa sulla buona strada per raggiungere il 20% di rinnovabili imposto dal pacchetto clima-energia 2020.

L'energia eolica è la fonte rinnovabile cresciuta maggiormente negli ultimi vent'anni, spiegano i ricercatori, aumentando la capacità cumulativa globale da 3 a 370 GW. Il 2014 è stato un anno record con l'installazione nel mondo di turbine eoliche per una capacità di 52,8 GW, con un incremento del 48% rispetto al 2013 e del 17% rispetto al 2012. Danimarca, Portogallo, Irlanda, Spagna, Romania e Germania sono i Paesi più "virtuosi": hanno generato dal vento tra il 10 e il 40% della propria elettricità.
http://www.repubblica.it/ambiente/2015/07/29/news/l_energia_eolica_fornisce_l_8_dell_elettricita_dell_unione_europea-119983503/?ref=HRLV-17

Ferriera di Trieste, allarme emissioni. Nuovo studio costringe Regione e Comune a minacciare la chiusura

Uno nuovo studio rilancia l'allarme salute, mentre il 2015 ha già stracciato i limiti imposti dalla legge sugli sforamenti giornalieri delle polveri sottili pm10. 89 contro i 35 consentiti
La politica torna a occuparsi della Ferriera di Triesteda molti considerata“l’Ilva del nord” per i livelli di inquinamento che a volte superano quelli del quartiere Tamburi di Taranto. Uno studio sulla concentrazione di polveri sottili nell’abitato a ridosso dell’impianto commissionato da due parlamentari rilancia allarmi e proteste che mettono alle strette Regione e Comune, costretti a minacciare la chiusura degli impianti. E mentre gli sforamenti dipm10 hanno già superato i limiti concessi per il 2015, il sindacoRoberto Cosolini (Pd) viene contestato in una conferenza organizzata dai democrat locali dal titolo ‘Chi ferisce l’ambiente paga’. E l’Azienda sanitaria chiede alle istituzioni di intervenire: “Rischi per la salute dei cittadini”
È dall’analisi delle sostanze rinvenute nei pressi della Ferriera di Trieste, nel quartiere di Servola, che la dottoressa Antonietta Gatti – esperto a livello mondiale di nanopatologie, nanotossicologia e nano-eco-tossicologia – ha ricavato i dati allarmanti dello studio commissionatole dai parlamentari Lorenzo Battista (Per le Autonomie) e Aris Prodani (Alternativa Libera), e reso pubblico il 27 luglio in un’affollata conferenza stampa. “La proprietà asserisce che le polveri di Servola non provengono dallo stabilimento siderurgico – spiega Battista al fattoquotidiano.it – con questo studio invece si è dimostrato il contrario”. E Prodani aggiunge: “Le risposte date dai ministeri alle interrogazioni parlamentari riguardanti la Ferriera sono sempre state insufficienti. Con questo studio (che invieremo alla Procura, oltre che al Comune, alla Regione e all’Arpa), vogliamo mettere le istituzioni davanti a qualcosa di concreto”. I risultati della ricerca sono preoccupanti: le polveri analizzate, sulla cui provenienza, dice la Gatti, “non ci sono dubbi, essendo gli elementi chimici che compaiono compatibili con i materiali trattati dall’impianto”, hanno pesantiripercussioni sulla salute di chi le inala. Soprattutto le polveri più sottili, rinvenute in grandi concentrazioni, “capaci come sono di entrare nei bronchi e raggiungere gli alveoli polmonari da dove – si legge nello studio – passano al sangue”. Gli effetti dell’inalazione delle polveri, a livello patologico, sono molteplici: si parla ditromboembolia polmonareinfartoictuscancro, fino a coinvolgere i feti causando abortimalformazioni fetali e in alcuni casi la presenza di tumori già alla nascita. “Ad oggi non esistono terapie che mostrino una qualunque efficacia nei confronti delle nanopatologie. E Mancando la cura, non c’è altra possibilità se non quella di prevenire l’insorgenza della malattia”, osserva la Gatti, che alla fine della conferenza si rivolge al sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, non presente, in quanto responsabile della salute pubblica: “Urge un suo intervento diretto per risolvere la situazione”.
Il messaggio arriva a destinazione qualche ora dopo, in una conferenza organizzata dal Partito Democratico, dove il primo cittadino viene aspramente contestato proprio a causa della Ferriera. ‘Chi ferisce l’ambiente paga‘, questo l’imprudente titolo scelto per l’incontro, che come un boomerang si è rivolto contro gli stessi promotori, sindaco in testa. Nemmeno il tempo di prendere parola e dalla platea parte un applauso di 45 lunghissimi minuti, che alla fine fa saltare la conferenza. Ai microfoni del fattoquotidiano.it, Cosolini commenta: “Sono il Sindaco che per primo ha fatto le ordinanze per imporre all’azienda il contenimento delle emissioni, ottenendo anche risultati”. Risultati che evidentemente una parte della cittadinanza non considera sufficienti, facciamo notare. “Stiamo monitorando la situazione e non appena ci saranno gli elementi faremo ulteriori interventi necessari”, ribatte il primo cittadino. “Ma tutto ciò non ha niente a che fare con questa sceneggiata”. E chiosa: “I miei poteri non sono illimitati”. 
Insomma, lo studio della dottoressa Gatti ha riacceso le proteste della cittadinanza, tanto da costringere Regione e Comune a immediate rassicurarazioni. Debora Serracchiani ha sottolineato l’impegno di azienda e istituzioni: “Sia la Regione che l’imprenditore Arvedi sono perfettamente consapevoli del fatto che, se gli interventi di riconversione in atto saranno inefficaci,l’area a caldo verrà chiusa”. Parole fatte proprie anche dal sindaco Cosolini, che ha poi attaccato chi “pensa di sventolare la bandiera Ferriera in campagna elettorale”. Ancora promesse? Lo scorso aprile, in seguito al superamento del numero di sforamenti consentiti per le polveri sottili pm10, la Regione guidata dal governatore Serracchiani aveva già inviato una diffida alla proprietà della Ferriera di Servola chiedendo un’immediata riduzione della produzione. Ma la richiesta, la prima rivolta ai nuovi proprietari, non ha avuto esiti tangibili: al momento glisforamenti di pm10 registrati dall’inizio del 2015 sono 89, più del doppio dei 35 consentiti per l’intero anno. “Si può produrre in quel sito soltanto se si dà la garanzia ai cittadini e ai lavoratori di non inquinare”, aveva dichiarato all’inizio dell’anno la Serracchiani. Sono passati sette mesi, e alle promesse di Siderurgica Triestina, gestore della Ferriera sotto la proprietà del gruppo Arvedi, non crede più nessuno.
E mentre la politica prende tempo, in seguito a un esposto ad Arpae Azienda sanitaria da parte di una cittadina sui disagi legati alle deposizioni di polveri, l’Arpa ha accertato – coerentemente con lo studio della dottoressa Gatti – “l’origine siderurgica del materiale esaminato”, riscontrando la “presenza di elevate concentrazioni di ferro e di idrocarburi policiclici aromatici”. A partire da queste considerazioni, l’Azienda Sanitaria ha scritto una lettera all’assessorato all’Ambiente: “La situazione in essere, associata alle ondate di calore del contesto stagionale che impedisce misure di difesa quali il semplice tener chiuse le finestre, comporti un importante problema di salute della popolazione”. L’invito rivolto al Comune è perentorio: “Questo si segnala perché vengano adottate azioni mirate a ridurre la situazione di inquinamento” http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/29/ferriera-di-trieste-allarme-emissioni-nuovo-studio-costringe-regione-e-comune-a-minacciare-la-chiusura/1917447/

Ferriera di Trieste, evento Pd boicottato a colpi di applausi. Accuse al sindaco: “Risultati? Falso”

Ferriera di Trieste, evento Pd boicottato a colpi di applausi. Accuse al sindaco: “Risultati? Falso”
29 luglio 2015 | di 

Ferriera di Trieste, evento Pd boicottato a colpi di applausi. Accuse al sindaco: “Risultati? Falso”

Quarantacinque minuti di applausi costringono al silenzio il sindaco di Trieste Roberto Cosolini (Pd). La contestazione, ad opera di cittadini e ambientalisti, è la risposta alla gestione dei problemi legati all’impianto siderurgico Ferriera, da anni al centro di polemiche che i risultati di uno studio sull’inquinamento ha rilanciato in questi giorni (leggi l’articolo). Il titolo dell’evento organizzato dal Partito democratico in una libreria della città, ‘Chi ferisce l’ambiente paga‘, è suonato come una provocazione: “I complici dell’inquinamento, tra questi il sindaco, devono pagare”, dichiara un manifestante. Alle contestazioni Cosolini risponde: “Sono il sindaco che per primo ha fatto le ordinanze per imporre all’azienda il contenimento delle emissioni, ottenendo anche risultati: glisfornamenti della cokeria sono diminuiti”. Ma gli ambientalisti ribattono: “Nel primo semestre del 2011, quando Cosolini è stato eletto, gli sforamenti gironalieri della concentrazione di polveri sottili sono stati 54, mentre nei primi sei mesi del 2015 – tre ordinanze dopo – il numero di sforamenti registrato è 74. Questi sarebbero i risultati?”

Quarantacinque minuti di applausi costringono al silenzio il sindaco di Trieste Roberto Cosolini (Pd). La contestazione, ad opera di cittadini e ambientalisti, è la...
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Energia, la grande guerra delle poltrone Il Pd vince sempre

Top manager Francesco Sperandini guida la società energetica del Tesoro, ma lasciò Acea dopo una operazione contestata dall’ex ad Gallo
 idea sembrava sensata e gira- va da mesi: accorpare due so- cietà pubbliche in declino e affidarle a un commissario, risparmiando costi e poltrone e facendo fuori qualche nemi- co politico. Al governo ragio- navano sull’ipotesi di affidare alla dirigente del ministero dello Sviluppo economico Sara Romano la Sogin, con- trollata del Tesoroche si oc- cupa di gestire l’eredità del nucleare italiano, e il Gse, il Gestore dei servizi energetici che amministra gli incentivi alle rinnovabili, in contrazio- ne di anno in anno dopo la pioggia di miliardi dell’ul ti- mo decennio. Con questa mossa Matteo Renzi si sa- rebbe liberato in un solo colpo di Nando Pasquali, storico ad del Gse considerato vicino a GianniLetta, edei duever- tici di Sogin, Fabrizio Casale (ad) e Giuseppe Zollino (presidente), nominati dall’altro Letta, Enrico, quando era premier.
E INVECE NO: a sorpresa la So- gin continua per la sua strada, in attesa del famoso deposito unico nazionale delle scorie che nessun politico vuole dav- vero, e il Gse ha un nuovo am- ministratore delegato con pie- ni poteri, alposto di Pasquali, arrivato a fine mandato. Si chiama Francesco Speran- dini, da quasi due anni era al Gse in una posizione impor- tante, direttore della divisione operativa. Sperandini ha lavo- rato quindici anni in Acea, l’en orme mu ltiu tili ty c o n t r ol l a t a dal Comune di Roma di cui è socio i mp or ta nt e l’i m pr e nd i- tore France - sco Gaetano Caltagirone. Ai tempi di Acea, Sperandini era legato al l’allora capo della finanza, quell’Andrea Mangoni, oggi nel cda di Fincantieri che è sui giornali in questi giorni per es- sere finito sotto inchiesta in
2,5 mln La perditadella municipalizzata romana nell’affare Sienergia col Comune di Perugia
NOMINE Il governo voleva affidare a un commissario il Gestore dei servizi elettrici e la Sogin (nucleare). E invece ha scelto un nuovo ad per il Gse, sempre meno utile
quantoex ad diSorgenia(in- dagato nell’inchiesta sul pre- sunto disastro ambientale di Tirreno Power, centrale che era controllata da Sorgenia). Come Mangoni, Sperandi-
ni è un manager di area Pd: in Acea lo ricordano tra gli ani- matori del circolo interno all’azienda (sì,a Roma,c’è un circolo Pd dentro l’Acea) e an- che per il congedo dalla socie- tà. Una storia ricostruita in dettaglio dal Sole 24 Ore n el novembre 2014: nel 2010 Acea eroga 2,5 milioni di prestiti a Sienergia, una joint venture costituita con il Comune di Pe- rugia (una curiosa alleanza). Con 1,7 milioni di quei due mi- lioni e mezzo, Sienergia com- pra la quota di controllo - il 51%perla precisione-diSie- nergy Project, altra società che contiene un impianto di teleriscaldamento a Perugia. Otto mesi dopo Gaia, l’azienda titolare dell’altro 49%, vende il 10 per cento di Sienergy a una terza società, la I3G per 150 mila euro.
EPPURE, se Sienergy valeva sempre uguale, I3G avrebbe dovuto pagare330 milaeuro. Quindi o era troppo alto il pri- mo prezzo, o troppo basso il secondo. La I3G, la società che sembra aver comprato a un prezzo scontato, era di Luca Di Carlo, l’am mi ni s tr at or e delegato di Sienergia quando venne proposto per la prima volta in cda l’investimento, e di sua madre Venera Musume- ci. Francesco Sperandini era anche lui nel cda di Sienergia, in rappresentanza proprio di Acea. Poi Sienergia è fallita e
non ha mai rimborsato i 2,5 milioni avuti in prestito da Ro- ma. Tutto questo è rilevante perché, secondo quanto risul- ta al Fatto Quotidiano, l’ad di Acea Paolo Gallo(succeduto aMario Staderini, al coman- do aitempi dell’azione Siner- gia) stava valutando un’azione di responsabilità nei confronti di Sperandini. Che lascia Acea nell’ottobre 2013, pochi mesi dopo la nomina di Gallo come ad. L’azione di responsabilità, per chiedere conto a Speran- dini di quella strana operazio- ne umbra e dei 2,5 milioni spa- riti, sarebbe probabilmente arrivata a compimento, ma poco più di un anno fa il sin- daco di Roma, Ignazio Mari- no, decide di licenziare Gallo. E chi arriva? Alberto Irace, perfetto per la nuova stagione renziana (in quell’epoca i rap- porti tra Campidoglio e palaz- zo Chigi erano migliori): ex ad della toscana Publiacqua, a- mico del ministro delle Rifor- me Maria ElenaBoschi, an- che leia suotempo nelcda di Publiacqua. Irace non dà se-
guito all’azione di responsabi- lità e così, senza strascichi, Sperandini può essere pro- mosso alla guida del Gse, fa- cendodimenticare ancheche uno dei suoi amici politici im- portanti era l’ex presidente del Consiglio comunale roma- no Mirko Coratti, poi arre- stato nell’inchiesta MafiaCa- pitale . Tenere la politica lontana dalla gestione dell’en e r g i a sembra impossibile. Anche gli altridue candidatiinternidel Gse avevano le loro sponde politiche: Massimo Ricci, guida il Gestore del mercato e- lettrico, una controllata del G- se che è sempre stata al centro delle attenzioni dell’Udc e in particolare diLorenzo Cesa. Il terzo aspirante, Paolo Vige- vano, amministratore delega- to dell’Acquirente unico (altra controllataGse), èconsidera- to anchelui inbuoni rapporti col Pd, lato Pier Luigi Bersa- ni.
MA SE QUESTI manager pos- sono rivendicare comunque curricula coerenti con le am- bizioni ed esperienza nel set- tore, c’è un altro segnale che indica un eccesso di influenza politica: il Gse è sempre meno rilevante, i programmi di in- centivi iniziano a scemare, ma idipendenti non smettonodi crescere. Erano 1.076 a fine 2011 e sono lievitati a 1.186 nel 2012 e 1.277 nel 2013. Il Movi- mento Cinque Stelle, col de- putato Andrea Vallascas, ha presentato un’interrogazione parlamentare dopo gli articoli di La Notizia Giornalesui tanti “figli e parenti di”tra gli assun- tial Gse:“Traglialtri, viope- rano la figlia del consigliere di- plomatico delministro Guidi, il figlio del consigliere del Qui- rinale per la conservazione del patrimonio artistico, la figlia di una storica segretaria di Bersani, vari parentidi depu- tati di Forza Italia vicini a Ber- lusconi”. Il ministero ha rispo- stoche leregole sullaprivacy impediscono di indagare sulle famiglie degli assunti che, co- munque, superano una sele- zione “attenta e trasparente”, assicura il Gse nel bilancio. Chissà se nella gestione Spe- randini i dipendenti inizie- ranno adiminuire inveceche aumentare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
il fatto quotidiano 29 luglio 2015
S ogin R icca rdo Casale è stato nominato dal governo Letta alla guida della Spa che gestisce i resti del nuclerare italiano Ansa

I punti 1 Il numero dei dipendenti del Gse continua ad a u m e n t a re , nel 2013 e ra n o 1 27 7 anche se la co n t ro l l a t a dal Tesoro conta meno di una volta. 2 Dopo le denunce del quotidiano La Notizia, il M5S ha chiesto al m i n i s te ro dello Sviluppo se c’è una p a re n to p o l i . 3 Il ministero replica che non può raccogliere e d a re i n fo r m a z i o n i sui dipendenti per privacy.
Re n z i a n i ve cch i e nuovi Da l l’alto il nuovo ad del Gestore elet- trico, France- sco Sperandi- ni, e l’ad di A- cea, Alberto I- race, nomina- to da Ignazio Marino e ami- co del mini- stro Maria E- lena Boschi A n s a / La Pre ss e

WWF 29 Luglio - Giornata mondiale della Tigre

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29 Luglio - Giornata mondiale della Tigre
Sterminate dai fucili e dalle trappole di morte dei bracconieri, dalla distruzione delle foreste, dall'incapacità dei governi di intervenire per salvarle, dall’ignoranza e dal silenzio dei media, in natura sono rimaste pochissime tigri che rischiano di scomparire del tutto.

Abbiamo deciso di giocarci il tutto per tutto con la più grande e ambiziosa iniziativa:

              “Tiger Alive Initiative - TX2"

Non solo faremo tutto il possibile per difendere le ultime tigri una a una, ma punteremo a raddoppiarne il numero.

Vogliamo festeggiare nel 2022, il prossimo anno della tigre, con un numero raddoppiato: 6000 tigri.

Contribuisci anche tu alla conservazione della tigre!



Leone ucciso in Zimbabwe, un dentista americano ha pagato per eliminarlo L'animale era un'attrazione turistica del Parco nazionale

ROMA - Due persone compariranno in tribunale, nello Zimbabwe, con l'accusa di aver ucciso illegalmente Cecil, il leone più famoso e vera e propria attrazione turistica del Parco nazionale Hwange. Lo annunciano in una nota congiunta la Zimbabwe National Parks and Wildlife Authority e la Safari Operators Association, sottolineando che i due - un cacciatore professionista e il proprietario di una fattoria - affronteranno l'accusa di caccia illegale.

Il cacciatore professionista, Theo Bronchorst, avrebbe infatti attirato il leone in una fattoria al di fuori dei confini dell'area protetta, per permettere a un turista americano di ucciderlo. Quest'ultimo è però ancora latitante: secondo la Zimbabwe Conservation Task Force avrebbe pagato 50mila dollari per uccidere l'animale e avrebbe già lasciato il Paese.
L'uomo, un dentista americano di 55 anni, Walter Palmer del Minnesota, ha riconosciuto di avere ucciso il leone, ma ha detto di ignorare che fosse protetto spiegando di essersi fidato del parere delle guide locali secondo cui la caccia era legale. Palmer, già condannato in passato per avere sparato ad un orso nero in Wisconsin, ha rilasciato un comunicato dopo essere stato identificato dalle autorità dello Zimbabwe, che lo starebbero ricercando.

E intanto lo Zimbabwe piange il suo leone più amato: Cecil, un esemplare di 13 anni, dalla caratteristica criniera nera, ucciso il primo luglio. I cacciatori, spiega il Telegraph, avrebbero attirato di notte con un'esca l'animale fuori dall'area protetta (dentro il parco gli animali non possono essere cacciati) e lo avrebbero ferito con arco e freccia. Il giorno dopo Cecil viene trovato ferito e viene finito con un fucile, per poi essere decapitato e scuoiato. I "trofei" di caccia sono stati confiscati. Ora si teme anche per i suoi cuccioli: dal momento che Cecil è morto, l'altro maschio dominante, Jericho, probabilmente ucciderà tutti i suoi discendenti. L'animale indossava dal '99 un collare Gps ed era parte di un progetto di ricerca dell'Università di Oxford.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSALa foto di Walter Palmer (l'uomo a sinistra) diffusa su Facebook

Direttiva Uccelli Ue aiuta a proteggere specie Studio, crescono le popolazioni che nidificano in Europa

La direttiva Uccelli dell'Unione europea ha avuto un impatto positivo nel proteggere le specie di volatili più a rischio. A dirlo è uno studio condotto dalle associazioni Royal Society for Protection of Birds e BirdLife International insieme all'università inglese di Durham, pubblicato sulla rivista scientifica 'Conservation letters'.

"Abbiamo analizzato le informazioni su tutte le specie di uccelli che nidificano nell'Unione europea. I nostri risultati confermano che le specie con il più alto livello di protezione ai sensi della direttiva Uccelli hanno più probabilità di veder crescere le popolazioni, e questi risultati sono più evidenti nei Paesi che sono membri dell'Ue da più tempo", ha detto la Fiona Sanderson, autrice principale dello studio.

Le misure di conservazione hanno portato a un aumento delle popolazioni di specie protette come il pellicano crespo, la gru cenerina, l'aquila di mare e il gobbo rugginoso. Del pellicano crespo, vicino all'estinzione in Europa nel corso del XX secolo a causa della perdita di habitat e della collisione con le linee elettriche, oggi si contato oltre 2.500 coppie nidificanti, il quintuplo rispetto a qualche decennio fa. Di esemplari di gobbo rugginoso ce n'erano solo 22 nel 1977 per via della distruzione delle zone umide, ma attualmente la cifra è salita a oltre 2mila.

Sempre stando all'indagine, non va altrettanto bene alle specie che si caratterizzano per lunghe migrazioni invernali, né a quelle che non rientrano tra le più a protette dalla lista dell'Ue. La pittima reale, ad esempio, sta subendo un rapido declino. Nell'arco di tre generazioni la popolazione è diminuita tra il 50 e il 79% nei 27 Paesi Ue. 
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