giovedì 1 ottobre 2015

Pontinia Fontana di Muro via lo scempio dal sito comunitario

Latina Editoriale Oggi 1 ottobre 2015

Amianto in elicotteri militari, Procura di Torino spicca 55 avvisi di garanzia

Cinquantacinque avvisi di garanzia sono stati spiccati dalla procura di Torino in un’inchiesta sulla presenza di amianto negli elicotteri delle forze armate. Si procede per disastro colposo. Gli avvisi, delle scorse settimane, contengono l’invito a presentarsi per un interrogatorio. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/amianto-in-elicotteri-militari-procura-di-torino-spicca-55-avvisi-di-garanzia/2087246/

cava sequestrata a Ceriara era una discarica di rifiuti a Priverno

Latina Editoriale Oggi 1 ottobre 2015

Sabaudia lungomare e accesso negato ai disabili discriminati dall'amministrazione comunale, due immagini di oggi di quello che, secondo qualcuno sarebbe secondo le regole per consentire l'accesso al mare su una sedia con ruote



Ogm, l'Italia notifica alla Ue la richiesta divieto coltura

Il documento congiunto dei ministeri dell'Ambiente e della Salute. M5S: "Prima vittoria"
Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, quello dell'Ambiente Gian Luca Galletti e della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno inviato alla Commissione Ue le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo. Le richieste - spiega il Mipaaf - sono fatte in attuazione della nuova Direttiva europea 2015/412 dell'11 marzo scorso che consente agli Stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati. "La nostra scelta guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività. Abbiamo un patrimonio unico di biodiversità che rappresenta un valore non solo da tutelare, ma da promuovere", ha detto il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.

M5S: "Prima vittoria". "Il  Movimento 5 Stelle ha denunciato il ritardo dell'Italia nel comunicare alla Ue il suo no agli Ogm. Oggi finalmente il governo ha inviato a Bruxelles la nota ufficiale che ribadisce il divieto di coltivazione degli Organismi geneticamente modificati, come deciso dal Parlamento, in attuazione della nuova Direttiva europea che, lo ricordiamo, consente agli Stati membri di decidere - si legge in una nota congiunta i parlamentari del M5S delle Commissioni Agricoltura e Politiche Europee - . Meglio tardi che mai, vorremmo dire, ma il pressing del M5S non finisce qui". Adriano Zaccagnini diSel saluta con favore la decisione in quanto iI nostro paese "deve continuare a perseguire una politica agricola rispettosa dell'ambiente e delle tradizioni contadine".

Una decisione quella del governo italiano che è stata accolta in modo positivo da Coldiretti e Greenpeace. Secondo una indagine Ixè, diffusa da Coldiretti, la richiesta del governo italiano trova d'accordo quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) che si oppongono oggi al biotech nei campi. "Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati  in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy" commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. "L'Italia si conferma libera da ogm e la metà dei paesi dell'unione europea "sta facendo lo stesso, emanando bandi nazionali che vietano la coltivazione di ogm sul proprio territorio. Sarebbero almeno 14 gli stati membri che di Ogm non vogliono saperne, ma altri potrebbero aggiungersi perchè la comunicazione formale alla commissione europea può pervenire fino al prossimo 3 ottobre", scrive in una nota di Greenpeace.  Adesso però "dobbiamo bloccare l'approvazione di nuovi Ogm e rivedere completamente il processo di valutazione dei rischi e di autorizzazione degli ogm a livello europeo", aggiunge Greenpeace. http://www.repubblica.it/ambiente/2015/10/01/news/ogm_l_italia_notifica_alla_ue_la_richiesta_divieto_coltura-124083624/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Greenpeace Bye bye OGM!

News - 1 ottobre, 2015
Almeno 14 Paesi verso il bando nazionale!
Ottobre comincia con un’ottima notizia: l’Italia si conferma “libera da OGM” e la metà dei Paesi dell’Unione Europea sta facendo lo stesso, emanando bandi nazionali alla coltivazione di OGM sul proprio territorio.  Altri Paesi potrebbero aggiungersi entro il 3 ottobre, data entro cui la richiesta va notificata alla Commissione Europea.
Oltre all’Italia sono nove i Paesi europei (Austria, Croazia, Francia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Olanda e Polonia e una Regione, la Vallonia, in Belgio) che hanno già formalmente notificato alla   Commissione la volontà di vietare le coltivazioni OGM in base alle nuove regole comunitarie (la Direttiva 2015/412). In arrivo anche le notifiche di Danimarca,  Germania, Slovenia, Bulgaria e due Regioni (Scozia e Irlanda del Nord nel Regno Unito).
Questo significa che, dati alla mano, 14 Paesi e 3 Regioni, pari al 65 per cento della popolazione dell’Unione Europea e al 66,2 per cento della terra coltivabile hanno già scelto di vietare gli OGM sul proprio territorio!
Al bando finisce quindi non solo l’unico OGM autorizzato per la coltivazione in Europa, il mais della Monsanto MON810, ma anche i sette mais OGM per i quali è stata chiesta l’autorizzazione della coltivazione in Europa.
Il prossimo passo? Bloccare l’approvazione di nuovi OGM e rivedere completamente il processo di valutazione dei rischi e di autorizzazione degli OGM a livello europeo!
Intanto ci godiamo questa vittoria! Goodbye OGM! http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Bye-bye-OGM-/

Centrali elettriche, l’Europa torna al passato: prevista la costruzione di centodieci impianti alimentati a carbone

A rendere noti i poco ambientalisti progetti europei è la mappa virtuale realizzata dal Can Europe (Climate action network), rete che riunisce circa 120 organizzazioni ecologiste sparse in oltre 30 Paesi. In Italia in programma la realizzazione della Sulcis Power Station, un impianto da 350 megawatt nella Sardegna sud occidentale L’Europa torna al passato con la costruzione di un centinaio di centrali elettriche alimentate a carbone. Per la precisione sono 110 i nuovi impianti previsti in soli quattordici Paesi europei, di cui 75 nella Turchia di Erdogan, nota per la sua sbalorditiva (e infrenabile) cementificazione del Paese. Otto invece quelle previste in Bosnia ed Erzegovina, sette in Polonia, quattro in Serbia e in Germania, due in Romania e una in CroaziaRepubblica CecaGreciaKosovoMacedoniaMontenegroRegno Unito. E infine una anche in Italia: è la Sulcis Power Station, un impianto da 350 megawatt da realizzare proprio a Sulcis, nella Sardegna sud occidentale, dove si trova l’unica risorsa carbonifera italiana. Un bacino dove l’attività estrattiva si era fermata nel 1972, per poi riprendere nei primi anni Duemila con la scoperta di un “nuovo” carbone: il carbone pulito. Un ossimoro, che indica in realtà solo una nuova modalità di trattamento del combustibile fossile; la stessa che dovrebbe essere utilizzata nella centrale di Sulcis, con un impianto di cattura e stoccaggio del carbonio, a costi chiaramente aggiuntivi per i consumatori. A rendere noti i poco ambientalisti progetti europei è la mappa virtuale realizzata dalCan Europe (Climate action network), rete che riunisce circa 120 organizzazioni ecologiste sparse in oltre 30 Paesi, che dà una panoramica esaustiva sulle centrali esistenti in Europa e, appunto, quelle previste, sulle conseguenze ambientali e sugli effetti sanitari, ma anche su quanto i vari governi abbiano investito sul combustibile fossile negli ultimi anni. “Se questi impianti verranno costruiti le economie di questi Paesi verranno bloccate su centrali non sostenibili e antieconomiche per i decenni a venire”, scrive il Can. Un eufemismo per dire che si ripiomberebbe in piena era del carbone, considerando che in Europa ci sono già circa 240 centrali elettriche alimentate a carbone, di cui la maggior parte in Germania (74) e Repubblica Ceca (45); 13 quelle in Italia. Ma il numero non comprende le fabbriche che utilizzano carbone per sé. E peggio ancora: quasi tutte le centrali hanno almeno 30 anni, alcune arrivano anche a 60, e sono quindi obsolete e doppiamente inquinanti.
E tutto questo ha un costo enorme per i Paesi. Dalle ciminiere delle centrali a carbone – considerate già la principale causa dell’emissione di anidride carbonica in atmosfera – escono infatti le più svariate sostanze tossiche: metalli pesanti come arsenico e mercurio, polveri sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto. Il Can sostiene che in Europa abbiano causato una spesa sanitaria pari a circa 60 miliardi di euro – un numero calcolato sulla base del Vsl (Value of statistical life) e del costo di circa 33 euro per tonnellata di Co2 immessa in aria. In Italia il costo si aggira intorno al miliardo e mezzo di euro. Le morti premature sarebbero poi secondo la Heal (Health and Environment Alliance) – dati riportati nella mappa virtuale – circa 23 mila. Tanto che i vari Paesi europei in vista anche della Cop21 – conferenza Onu sul clima che si terrà a Parigi il prossimo ottobre – si sono impegnati da tempo per ridurre l’uso nel carbone nella produzione di energia elettrica.
Impegni non sempre rispettati. La Germania, in tutto questo, è il Paese meno virtuoso con i suoi circa 30 miliardi di euro di finanziamenti tra il 1999 al 2011 all’industria carboniera, seguita subito dopo dalla Spagna con i suoi 22 miliardi dal 1992 al 2015 e da Polonia con 16,8 miliardi. Anche la Francia sostiene parecchio il settore attraverso la sua agenzia di credito Coface: tra il 2011 e il 2015, oltre 1,2 miliardi sono andati a progetti che prevedevano l’utilizzo del carbone e, tra il 2010 e il 2015, 144 milioni di euro di fondi europei sono stati destinati alla ricerca per le imprese del carbone. In Turchia il governo fornisce fino a 1,4 miliardi di euro all’anno in sovvenzioni ai combustibili fossili per produttori di carbone.
In Italia, infine, la partecipazione pubblica al business del carbone riguarda 11 centrali su 13 (circa il 30% di Enel è dello Stato e la maggioranza di A2A Energia invece è in mano ai Comuni di Brescia e Milano) con mire espansionistiche all’estero: il governo di Montenegro infatti ha stretto legami con la A2A dando vita alla utility Epcg per affidare a una società ceca del gruppo Skoda la costruzione di un secondo gruppo a carbone da 253 megawatt. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/centrali-elettriche-leuropa-torna-al-passato-prevista-la-costruzione-di-centodieci-impianti-alimentati-a-carbone/2086919/

Isole Marshall sommerse se fallisce vertice Onu sul clima Il ministro, riscaldamento globale non può superare i due gradi 01 ottobre,

Le isole Mashall, con i loro 50mila abitanti, rischierebbero di essere sommerse dal mare se il vertice Onu sul clima di Parigi fallisse. A lanciare l'allarme è il ministro degli Esteri delle isole pacifiche, Tony de Brum.

Intervistato da Al Jazeera e dall'Huffington Post, de Brum ha spiegato la necessità di contenere l'aumento delle temperature mondiali entro i due gradi centigradi, e possibilmente entro 1,5 gradi. Un aumento superiore "significherebbe che le isole sarebbero sommerse. Per le Marshall, per i 39 atolli della Micronesia, per le Maldive superare i due gradi sarebbe una catastrofe".

Il ministro ha evidenziato l'importanza di fare presto e di fissare un ciclo di negoziati di 5 anni. "Impostare un piano decennale nel 2020 comporterebbe ritornare al tavolo dei negoziati tra 15 anni: troppo tempo per le piccole isole vulnerabili", ha detto. "Si raggiungerebbe il punto in cui le conseguenze irreversibili del cambiamento climatico sarebbero maggiori di quelle risolvibili. Adattarsi e contrastare il cambiamento climatico diventerebbe molto più costoso. Dobbiamo fare qualcosa adesso". (ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2015/10/01/isole-marshall-sommerse-se-fallisce-vertice-onu-sul-clima_55ad13d8-47fb-4e77-a09e-fa24f54cf43d.html

Trivellazioni: in Croazia la realpolitik alla fine trionfa su tutto. Anche sui petrolieri

Vanno così – in sosta temporanea – i vari accordi fatti con Eni, Medoilgas/Rockhopper, Ina Industrija Nafte d.d., Oando Inc e Vermilion Energy per operazioni petrolifere sia sulla terraferma sia in mare. Il governo avrebbe dovuto approvare nove concessioni in terraferma e altre tredici in mare. Tutto posticipato.
Nel frattempo due delle concessioni rifiutate dal gruppo austriaco Omv e da quello americano Marathon Oil per cattiva definizione dei confini con il Montenegro, invece di essere state riassegnate, sono state cancellate in toto.
Perché hanno preso queste decisioni in Croazia? Perché i politici sono gli stessi in tutto il mondo: hanno paura della cattiva immagine se approvano le trivelle, e invece di correre il rischio di essere additati come anti-ambientalisti, dicono “ci pensiamo dopo”.
Il fatto di aver timore dei gruppi ambientali è confermato dallo stesso ministro dell’Economia Ivan Vrdoljak che a Bloomberg dice: “We don’t want these contracts, in which we put a lot of hard work, to become fodder in election campaign. We hope to win and sign the contracts in the first cabinet session”.  E cioè neanche si vergogna a dire la verità. Aspetteranno il post-elezioni per approvare le concessioni petrolifere. Da come la vede la collegaBarbara Doric, capo dell’ente nazionale per gli idrocarburi, sono in ballo1,2 miliardi di dollariche potrebbero entrare nelle casse croate a partire dal 2020 e per 25 anni, perché il petrolio darà origine a -udite udite – lavoro presso i porti, per la costruzione di infrastrutture petrolifiere e per lo smaltimento rifiuti.
Certo, proprio quello che ci vuole per il turismo di Croazia, l’industria smaltimento dei rifiuti tossici petroliferi! E’ evidente che Barbara Doric non sa di quello che succede in tutti i posti dove arrivi l’industria del petrolio, da Galveston a Gela, da Viggiano a Cancer Alley. Magari petrolieri e investitori intascano soldi subito, ma sul lungo andare è sempre la stessa storia di morte e di disperazione per i residenti.
Barbara Doric non vede a lungo termine per la Croazia. Secondo lei gli investimenti serviranno, magicamente, a risollevare l’economia croata in crisi dopo sei anni di recessione e con un alto debito pubblico.
I petrolieri però fremono perché, ovviamente, vogliono i decreti ora e subito: della serie intaschiamoli adesso che i prezzi del petrolio sono bassi e c’è poca competizione, e poi buchiamo a nostro piacimento, quando magari i prezzi del greggio tornano alti. Questo almeno è la logica di Mathios Rigas, capo della ditta petrolifera greca Energean Oil and Gas SA: “Oil companies also don’t have time to wait for two or three years until a government makes a decision”.
Non è ancora noto quando si voterà in Croazia ma le date possibili sono una delle domeniche a partire dal 25 Ottobre 2015. In questo momento la Croazia è guidata dal gruppo social-democratico del primo ministro Zoran Milanovic.
I ritardi sulle concessioni sono già di sei mesi e ora i tempi si allungano ancora. La realpolitik vince ma, come dico sempre, niente succede a caso. Se la politica croata ha paura è solo perché il popolo ha fatto sentire la sua voce, il dissenso è cresciuto, e lo sanno anche loro. E’ il copione della vita di tutti gli attivisti: siamo noi, gente normale che ha messo questa paura. La realpolitik qui è stata guidata da realpeople che hanno protestato e si sono arrabbiati.
A parte gli enormi rischi ambientali e sociali, in Croazia c’è stato anche il modo antidemocratico in cui il governo ha deciso di aprire alle trivelle: con pochissime consultazioni con il pubblico, programmi fatti a casaccio e scarse certezze sulla sicurezza, sul come queste trivelle possano essere compatibili con il turismo.
E’ questa solo un altra puntata del petrolio in Adriatico, e certo la strada sarà ancora lunga, ma è un passo buono e giusto. Il fatto che aspettino dopo le elezioni mostra ancora una volta l’enorme potere che abbiamo come collettività se usiamo i nostri numeri bene e con intelligenza. Occorre solo continuare.
Qui le immagini di Cancer Alley, Louisiana, comunità petrolizzata da 50 anni.  http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/trivellazioni-in-croazia-la-realpolitik-alla-fine-trionfa-su-tutto-anche-sui-petrolieri/2081834/

Mose, il commissario: “Danni a opera dovuti a tangenti”. Dopo arresti spese annue ridotte di 30 milioni

Giuseppe Fiengo è uno dei tre amministratori scelti in accordo con Cantone dopo gli arresti: "In tutti gli incidenti che stanno capitando al Mose ci accorgiamo che chi doveva fare il lavoro non l'ha fatto", dice a ilfattoquotidiano.it. Dalla rottura di un cassone all'avaria di una nave di supporto sui cui ora indaga la Procura di Venezia. Intanto, dopo la cura, i costi di gestione del consorzio tracollano. "Stiamo continuando i controlli sugli appalti". E restano i dubbi sulla diga: le bocche di navigazione non sarebbero adatte all'accesso dei portacontainer. Corsa per rispettare la scadenza del 2018 “In tutti gli incidenti che stanno capitando al Mose ci accorgiamo che chi doveva fare il lavoro non l’ha fatto, l’ha subappaltato. Il sistema degli appalti dell’aggiudicazione dei lavori per il Mose lo stiamo mettendo a fuoco piano piano. E’ una meccanismo per cui in alcuni casi chi faceva i lavori aveva meno del dovuto. Se fai un lavoro per 100 e prendi 70 non è detto che quel lavoro lo fai bene. E mi riferisco proprio agli incidenti accaduti di recente”. A parlare èGiuseppe Fiengo, viceavvocato Generale dello Stato e, dall’aprile di quest’anno uno dei tre commissari nominati dal prefetto di Roma Gabrielli, d’intesa con l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, per sovraintendere l’ultima fase dei lavori del Mose dopo l’inchiesta che il 4 giugno dell’anno scorso ha portato in carcere 24 persone, e 100 indagati, tra imprenditori, politici e alti funzionari dello Stato.
Gli incidenti a cui fa riferimento Fiengo – che per la prima volta da fonte autorevole vengono collegati alla gestione dei lavori da parte della grande “cricca” – costituiscono una vera e propria via crucis per la realizzazione delle paratoie mobili che dovrebebro difendereVenezia dalle acque alte. L’ultimo emerso è l’avaria della nave di supporto, il “jack up”, ideata per la manutenzione delle paratie e mai utilizzata né collaudata. L’incidente è al vaglio della magistratura perché potrebbe rappresentare l’ennesima voragine di denaro pubblico nel sistema a Mose. La nave sarebbe stata acquistata direttamente dal gruppo Fip-Mantovani per 50 milioni di euro, mentre le gara che partiva dai 37 milioni era andata deserta. “Il jack up era stato considerato in sede di commissione un congegno non sperimentato di incerta operatività – raccontaAndreina Zitelli, membro della commissione Via all’epoca della, inascoltata, bocciatura del Mose – incognite inadatte alla funzione di ricambio delle paratoie”. Gli altri incidenti di cui si ha notizia sono lo “scoppio” del cassone CBA-02 della barriera di Chioggia del Mose – avvenuto nell’ottobre dell’anno scorso e venuto alla luce solo in questi giorni – il crollo, avvenuto nel 2012, di una parte della diga che doveva proteggere la bocca di porto del Lido dalle mareggiate e la recente rottura della porta della conca di navigazione di Malamocco. SEGUE http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/mose-il-commissario-danni-a-opera-dovuti-a-tangenti-dopo-arresti-spese-annue-ridotte-di-30-milioni/2078348/

Volkswagen, anche l’Australia indaga sui test falsati: rischio 770mila dollari di multa su ogni auto ‘truccata’

L’impianto di Salzgitter ha eliminato un turno di produzione mentre il braccio finanziario Volkswagen Financial Services ha deciso il blocco delle assunzioni fino alla fine dell’anno Non solo Stati Uniti, Germania, Francia e Italia. Ora anche l’Australia ha aperto un’indagine su Volkswagen per i test sulle emissioni  truccati con un software installato sulle auto con motore diesel. L’Accc, l’antitrust australiano, vuole verificare se anche nel Paese siano state violate le leggi. Il rischio per la casa automobilistica tedesca è una multa elevatissima: in caso di infrazioni certificate, infatti, le autorità di Canberra hanno intenzione di applicare il massimo della sanzione, ovvero circa 1,1 milioni di dollari australiani (775mila dollari statunitensi) per ogni macchina che monta il software truffaldino. Cifre che andrebbero ad aggiungersi al costo degli 11 milioni di richiami forzati alle multe comminate al gruppo di Wolfsburg da altri Stati coinvolti.
In Australia nei primi sei mesi del 2015 la casa tedesca ha venduto 37mila veicoli e ha una quota del 6% del mercato locale. Dal 2009 a oggi le autovetture diesel consegnate nel Paese sono state circa 50mila. “Questa indagine è una priorità. Siamo molto preoccupati per i potenziali danni ai consumatori e allaconcorrenza“, ha spiegato il presidente dell’Accc Rod Sims. “In primo luogo è vietato in Australia l’utilizzo di dispositivi di manipolazione. Poi c’è da considerare – ha aggiunto Sims – che l’acquisto di un’automobile è influenzato da quanto questa rispetti l’ambiente e da quanto consumi”.
La notizia dell’inchiesta australiana arriva a poche ore di distanza dall’iniziativa avviata in Francia, dove il ministero dell’Economia ha fatto sapere che “in seguito all’ammissione della truffa da parte della casa automobilistica negli Stati Uniti, la Direzione generale per le politiche della concorrenza, gli affari dei consumatori e il controllo delle truffe (Dgccrf) ha avviato un’indagine il cui obiettivo è capire se Volkswagen abbia adottato pratiche simili in Francia”. In questo caso, l’inchiesta riguarderà il software delle auto e poi si concentrerà sulle altre case che vendono auto nel Paese.
Questo per quanto riguarda le azioni legali, che non sono gli unici effetti del dieselgate. Proprio a seguito dello scandalo, infatti, l’impianto Volkswagen di Salzgitter ha eliminato un turno di produzione, mentre il braccio finanziario Volkswagen Financial Services, che prevede un calo delle richiesta di finanziamento per l’acquisto di auto del gruppo, ha decretato il blocco delle assunzioni fino alla fine dell’anno. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/volkswagen-anche-laustralia-indaga-sui-test-truccati-rischio-770mila-dollari-di-multa-su-ogni-auto-truccata/2085842/

Ponte sullo Stretto: quella brutta e costosa copia dell’Eurotunnel

Se un treno impiega tre ore da Messina a Palermo (232 km) e 2,45 minuti da Siracusa a Messina (180 km), è assolutamente inutile fare il ponte ferroviario sullo stretto per ridurre di qualche decina di  minuti la percorrenza verso la Calabria e il Continente.
Sarebbe invece utile, sulla rete ferroviaria siciliana e calabrese, un potenziamento, una velocizzazione e un miglioramento del materiale rotabile utilizzato. A cosa serve accorciare i tempi di attraversamento dello stretto con un ponte costosissimo, di dubbia realizzazione tecnica e privo della domanda di traffico che ne giustifichi la sua discussa realizzazione? E’ tutto da spiegare e il ministro Angelino Alfano, promotore del rilancio di questa nuova grande opera (solo ferroviaria) non ci pensa neppure.
Nell’ultimo ventennio i passeggeri ferroviari sullo Stretto sono calati enormemente, mentre il traffico merci è crollato (come è crollato su tutta la rete del centro-sud Italia). Nel frattempo il traffico aereolow cost (passeggeri) dei Tir (merci) e il cabotaggio marittimo (merci e passeggeri) dalla Sicilia è cresciuto notevolmente. Attualmente sullo stretto da Messina a Villa S.Giovanni si è passati da una ventina di treni nord-sud (Sicilia) a qualche treno giornaliero.
Le navi in linea tra Scilla e Cariddi da quattro sono diventate una al giorno. La domanda di traffico ha cambiato completamente volto.  L’assalto al treno da Milano, Torino e Roma degli anni sessanta  non è che un ricordo. Da una parte le FS hanno tagliato  i cosiddetti treni universali, a favore dell’Alta Velocità, dall’altra il ponte non sembra assolutamente in grado  di reggere il confronto con  una seria analisi della domanda e un’analisi tra costi e benefici.
A chi chiede la brutta copia mediterranea dell’Eurotunnel, va ricordato che il governo inglese non ha speso una sterlina pubblica per la sua realizzazione, e che  i due grandi mercati collegati, quello della Gran Bretagna  e del nord Europa, non sono paragonabili a quello del sud Italia. Le grandi opere sono un’arma spuntata per il rilancio dell’economia, non solo per il sud, ma anche per il nord. Il comparto dei trasporti non ha tanto bisogno di infrastrutture quanto di modelli di esercizio competitivi e di essere liberato, come nel caso di porti, aeroporti e municipalizzate, da gestioni inefficienti e clientelari per togliere il controllo discrezionale della politica. 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/30/ponte-sullo-stretto-quella-brutta-e-costosa-copia-delleurotunnel/2082689/

SOTTO ATTACCO Costituzione, etica pubblica, informazione e diritto alla salute Se questa è democrazia



1.Riforma del Senato: il governo impedisce al Senato di votare pCon un emendamento a firma Cociancich, ma scritto a Palazzo Chigi, la maggioranza riesce a strozzare il dibattito a Palazzo Madama e a impedire ben 19, temuti, voti segreti. Sono solo quattro i dissidenti che si pronunciano contro. Oggi si ricomincia IL CAPOSCOUT DI MATTEO FA IL CANGURO
2.La pesca di Verdini fa scappare la base del Pd: con lui -8% Un sondaggio riservato della Ghisleri per B. svela il crac dem se nasce il Partito della Nazione: solo il 25,1%. Al primo posto ci sarebbe il M5S col 31,6%, poi la coalizione Fi, Lega e Meloni al 29,1%. La sinistra estrema al 12,7%. Renzi, niente ballottaggio VILLE, CORNETTI E SOLDATINI: IL METODO DENIS
3. Giannini: “Par tit a la caccia, il premier ha slegato i cani” Il conduttore di Ballarò: “I suoi fedelissimi dicono cose che nemmeno i berluscones ai loro tempi. Rimpiangono la Prima Repubblic a”. Intanto dopo la fatwa catodica di Anzaldi contro di lei, la Berlinguer porge il “ge l ato” della pace al presidente del Consiglio CAMPO DALL’O RT O E IL PROCESSO MUTO DEL GIOVEDÌ
4.È ufficiale: nel 2016 altri 2 miliardi di tagli alla sanità
Il primo ministro annuncia a Montecitorio che le risorse per il Fondo Sanitario Nazionale si attesteranno a 110 miliardi quest’anno e a 111 l’an - no prossimo (nel Def, due settimane fa, c’era scritto 113). Preoccupato pure il renziano Chiamparino: “Così non è sufficiente”  ANCHE I MALATI SONO GUFI, ERGO DEVONO PAGARE
Guerra freddaWashington: “Mosca attacca i ribelli, non l’Isis” Putin aiuta Assad: bombe sulla Siria Obama: “Fé r m at i ”
Dopo Volkswagen, gli Usa accusano anche la Fca (ex F i at ): “Dati incompleti sulle vittime di incidenti e sulle auto difettose”. Ma non eravamo meglio noi? 
 GUAI DI FERRERO Il sig. “Viperett a” e il pasticciaccio sauna maledetta
Vado Ligure I pm: 440 morti. La Liguria: bonus di 20mila euro Centrale dei veleni, la Regione premia il dirigente indagato
A F G H A N I S TA N I talebani prendono Kunduz, gli Usa la bombardano: e noi? CHE CI FACCIAMO ANCORA A KABUL? » MASSIMO FINI I Talebani afghani hanno riconquistato Kunduz. È un fatto di grande importanza simbolica e strategica. Kunduz fu la prima città a cadere, con l’aiuto determinante dei tagiki, nelle mani degli invasori occidentali, è cruciale nella via di transito verso il nord dell’Afghanistan ed è la prima città che i Talebani, dopo essersi r im p ad ro n it i d el l’intera area rurale del Paese, riescono a prendere. L’eserc ito fantoccio messo in piedi dagli Stati Uniti per sostenere il presidente altrettanto fantoccio Ashraf Ghani alle loro dirette dipendenze si è liquefatto in poche ore. Si ripete un po’ quel che è successo con l’esercito iracheno creato dagli americani per sostenere il Quisling al Maliki (60.000 uomini che si sono dati alla fuga davanti a qualche centinaio di guerriglieri Isis). Ed era ovvio che andasse così. tratto da www.ilfattoquotidiano.it

forza Italia (il partito fondato da un mafioso e un pregiudicato) verso le elezioni a Latina "candidato anche se indagato". Il senatore Fazzone (che negava la mafia a Fondi) sponsorizza Di Rubbo per la corsa a sindaco. Operazione Krupi sulla droga nei fiori gli arrestati rispondono picche. Scandalo sezione fallimenti al tribunale di Latina Lady Lollo sospesa dalla Asl, per Antonia Lusena anche guai professionali, Mastrogiacomo intanto spiega i contatti avuti con il giudice. Latina Nicolosi la triste parabola. Aprilia l'ex scuola adesso è casa dei vandali. Poi violenze, incidenti, sfratti, minacce a Cori senza stipendio netturbini in rivolta



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Priverno rifiuti nella cava scatta il sequestro. Latina cimitero il mistero dell'ampliamento che non serve.Minturno pontili abusivi lungo il fiume arriva il sequestro. Lollo ai pm: sì ho tradito. Nel caso dello scandalo alla sezione fallimenti al tribunale di Latina il giudice ha ricostruito le tappe e l'organizzazione. Il danno erariale di appalti e assunzioni, lungo elenco di funzionari di enti pubblici che hanno firmato provvedimenti illeciti, inchiesta contabile che ha portato ad effetto negativo per lo stato in 82 milioni nel 2014 e 15. Per il Tir ribaltato sulla Pontina nella rotatoria per Borgo San Michele l'autista del Tir era drogato. Coca il tariffario dei camionisti, i carabinieri sventano il furto al bancomat



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