sabato 5 settembre 2026

GASOLIO SVERSATO NEL PORTO DI FORMIA: INTERVIENE LA GUARDIA COSTIERA

 tratto da https://latinatu.it/gasolio-sversato-nel-porto-di-formia-interviene-la-guardia-costiera/

GASOLIO SVERSATO NEL PORTO DI FORMIA: INTERVIENE LA GUARDIA COSTIERA

  
 

Sversamento di gasolio nel porto di Formia: la Guardia Costiera di Gaeta chiude l’emergenza e ripristina i collegamenti con le isole Si

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19 progetti di valutazione preliminare di impatto ambientale (VIA) presentati nel 2026 alla regione Lazio

 tratto da https://www.regione.lazio.it/cittadini/tutela-ambientale-difesa-suolo/valutazione-impatto-ambientale

13/02/2026 RM Roma CENTRALI FOTOVOLTAICHE Newco Solar SRL Impianto Fotovoltaico Tamarigi della potenza autorizzata di 5.694 kWp con connessione alla RTN, Registro elenco progetti: n. 108/2023, ubicato nel Comune di Roma Provincia di Roma località Roma Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE212-2026 Prot. 195871 del 23/02/2026 Archiviata

19/02/2026 RM Genazzano RIFIUTI MC CUBO INERTI SRL "Impianto di gestione di rifiuti non pericolosi: miglioramento gestione degli spazi con

ampliamenti” ubicato in località Colle Castellano

– via di Fosso Cauzza, snc" Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE213-2026

20/02/2026 RM Anzio RIFIUTI ANZIO AMBIENTE SRL Adeguamento A.U. Impianto stoccaggio rifiuti in V. Cipriani Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE214-2026

04/03/2026 VT Viterbo e Montefiascone CENTRALI FOTOVOLTAICHE FLYNIS PV 5 Srl Modifica realizzazione dell'Impianto agrivoltaico Campo di Rose di potenza di picco pari a 9984 kWp Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE215-2026

06/03/2026 VT Celleno e Viterbo CENTRALI FOTOVOLTAICHE E-SOLAR 3 SRL Valutazione preliminare ai sensi dell’art.6, comma 9-bis del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte solare (a terra) della potenza 70,83 MWp, ubicato nel Comune di Celleno (località La Selva e Podere della Morte) e nel comune di Viterbo, frazione Grotte Santo Stefano (nella località Pianale e Pian Auta) mediante collegamento in antenna a 150kV, autorizzato con PAUR emesso con Determinazione N. G00144 del 10/01/2024 ex art. 27 bis del D.Lgs. 152/06 Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE216-2026 Det G05338 del 22/04/2026 Non sottoposta alla procedura di compatibilità ambientale

23/03/2026 VT Viterbo e Vitorchiano CENTRALI FOTOVOLTAICHE VOLTALIA ITALIA SRL Intervento per la realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra denominato“Bagnoregio” della potenza di picco pari a 52,98 MWp a fronte dei 69,0624 MWp richiesti su una superficie recintata comprensiva di mitigazione è di 72 ha circa a fronte dei 93 ha originari MWp, frutto della sommatoria dei due progetti presentati di 24 MW STMG TERNA CP 202001799 e 42,7 MW STMG TERNA CP 202002061, sito nel comune di Bagnoregio (VT) e connesso alla RTN con due separate STMG Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE217-2026 Det G06125 del 07/05/2026 Non sottoposta alla procedura di compatibilità ambientale

25/03/2026 LT Cisterna di Latina CENTRALI FOTOVOLTAICHE FUSIONDEV SRL Relativa al progetto di modifica delle opere di connessione dell’impianto fotovoltaico della potenza di 4,765 MWp da realizzare nel Comune di Cisterna di Latina (lt), in Via Prato Cesarino snc Art.6 comma 9 https://regionelazio.box.com/v/VALPRE218-2026

26/03/2026 VT Viterbo e Vitorchiano CENTRALI FOTOVOLTAICHE VOLTALIA ITALIA SRL Intervento per la realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra denominato“Bagnoregio” della potenza di picco pari a 52,98 MWp a fronte dei 69,0624 MWp richiesti su una superficie recintata comprensiva di mitigazione è di 72 ha circa a fronte dei 93 ha originari MWp, frutto della sommatoria dei due progetti presentati di 24 MW STMG TERNA CP 202001799 e 42,7 MW STMG TERNA CP 202002061, sito nel comune di Bagnoregio (VT) e connesso alla RTN con due separate STMG Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE219-2026 Det G06124 del 07/05/2026 Non sottoposta alla procedura di compatibilità ambientale

13/05/2026 VT Viterbo RIFIUTI DM SRL "Istanza Variante non sostanziale sull’autorizzazione ex art. 208 del

D.lgs. 152/2006 e s." Art.6 comma 9 https://regionelazio.box.com/v/VALPRE220-2026

19/05/2026 VT Montalto di Castro CENTRALI FOTOVOLTAICHE "Solar Energy Undici S.r.l.

Solar Energy Quattordici S.r.l.

Solar Energy Sedici S.r.l." Realizzazione di un Parco Agrivoltaico Avanzato Sostenibile con contributi PNRR - M2C2I1.1 - per la transizione energetica e la sostenibilità ambientale, ubicato in loc. Campo Morto Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE221-2026 Det G07302 del 28/05/2026 Non sottoposta alla procedura di compatibilità ambientale

22/05/2026 LT PONTINIA CENTRALI FOTOVOLTAICHE EGPM-FV082 Valutazione preliminare ai sensi dell’art.6, comma 9-bis del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di impianto fotovoltaico denominato “EGPM-FV082” oggetto di un provvedimento di positiva Valutazione d’impatto ambientale da parte della competente Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ubicato nel Comune di Pontinia, Provincia di Latina, località Mazzocchio. Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-222-2026 Prot. 817683 del 05/08/2026 Rinviata a Verifica di V.I.A.

04/06/2026 RM Roma RIFIUTI LAZIO MACERI SRL Impianto di gestione rifiuti non pericolosi Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-223-2026

04/06/2026 RM Roma CENTRO COMMERCIALE BRICOFER GROUP SPA Progetto di Riattivazione struttura edilizia a prevalente  destinazione commerciale integrata da  servizi, Fontana  Candida Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-224-2026 Det. G09144 del 05/07/2026 Non sottoposta alla procedura di compatibilità ambientale

05/06/2026 FR Frosinone CENTRO COMMERCIALE ELCO Srl “Realizzazione di un intervento di riqualificazione e valorizzazione dell'area del relativo complesso industriale dismesso Flex S.p.A Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-225-2026 Det. G09143 del 05/07/2026 Non sottoposta alla procedura di compatibilità ambientale

15/07/2026 FR Paliano CENTRALI FOTOVOLTAICHE "GIT TERRA DI ITALIA

SRL" "Realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra

della potenza di picco pari a 8.208 kWp e potenza in immissione pari a 8.002,8 kW loc. Via Fontana Barabba" Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-226-2026

16/07/2026 RM Roma CENTRALI FOTOVOLTAICHE Newco Solar SRL Fotovoltaico Tamarigi della potenza autorizzata di 5.694 kWp con connessione alla RTN, Registro elenco progetti: n. 108/2023, ubicato nel Comune di Roma Provincia di Roma località Roma Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-227-2026

21/07/2026 FR Castrocielo CENTRALI FOTOVOLTAICHE ATON 26 S.r.l Intervento di realizzazione di un impianto agro-fotovoltaico a terra, connesso alla rete elettrica di e-distribuzione tramite cavidotto interrato in MT, di potenza nominale 2284,48 kW, nel Comune di Castrocielo, Provincia di Frosinone, in località C.da Madonna di Loreto. Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-228-2026

22/07/2026 VT Capranica RIFIUTI SAI-ECO RECYCLING S.A.S. MODIFICA IMPIANTO DI MESSA IN RISERVA E RECUPERO DI RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI E COMPOSTABILI in loc. Vico Matrino Art. 6 comma 9 https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-229-2026

03/09/2026 RM Roma RIFIUTI VIABIT STRADE SRL Variante non sostanziale impianto produzione conglomerato bituminoso e recupero rifiuti in loc. Castel Malnome Art.6 comma 9 bis https://regionelazio.box.com/v/VALPRE-230-2026


L’allarme del segretario generale dell’Onu: “El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. Inondazioni e siccità almeno fino a febbraio” di Redazione Esteri. Il 2027 è destinato a spazzare via ogni record e a diventare l’anno più caldo mai registrato. Il fenomeno infatti è il più intenso degli ultimi mille anni: "Ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo"

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/03/el-nino-guterres-pericolo-clima-notizie/8495410/

dall'articolo: "El Niño, stima il Guardian, sarà probabilmente il più intenso degli ultimi mille anni e aggiungerà ulteriore calore a un’atmosfera in cui le temperature aumentano già rapidamente a causa del riscaldamento globale. Questa combinazione fa sì che il 2027 sia destinato a spazzare via ogni record e a diventare l’anno più caldo mai registrato. L’aumento del calore causato da El Niño sta infatti già avendo ripercussioni, dall’aggravarsi degli incendi boschivi in Indonesia all’indebolimento delle fondamentali piogge monsoniche in India. E gli effetti si estenderanno a livello globale. Il Programma alimentare mondiale ha affermato che El Niño rischia di spingere circa 50 milioni di persone in una situazione di fame acuta.
Proprio in questi giorni tre uragani si sono abbattuti sull’Oceano Pacifico. Si tratta di un fenomeno che gli scienziati hanno attribuito al riscaldamento delle acque causato da El Niño. La tempesta tropicale Marie si è trasformata in uragano nella tarda serata di mercoledì 2 settembre al largo della costa della Bassa California, allineandosi dietro agli uragani Karina e Lowell. Tre uragani sono “sicuramente un evento raro” ha dichiarato all’AFP Julia Cole, climatologa dell’Università del Michigan. “Il riscaldamento causato da El Niño crea le condizioni per queste tempeste che sono alimentate in gran parte dalle acque calde: quando il Pacifico tropicale è più caldo del normale, assistiamo a un aumento delle tempeste violente” ha concluso Cole."
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Clima, tra El Niño e il superamento di 1,5°C, l’Ue paga la lentezza sull’adattamento. E l’Italia è ferma a un piano senza fondi di Luisiana Gaita. In vista della presentazione del pacchetto di misure da parte di Bruxelles, Madrid invia alcune proposte, tra cui una flotta continentale dedicata all'estinzione degli incendi e nuove risorse economiche

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/04/cambiamento-climatico-ue-adattamento-italia-notizie/8496624/

dall'articolo di Lusiana Gaita: "Quanto serve all’Italia e cosa si rischia
Ma è sempre lo studio della Commissione Ue a dire che a Roma serve un investimento di circa 10 miliardi all’anno per proteggere territori e infrastrutture dagli impatti climatici fino al 2050. La direzione finora intrapresa è raccontata nell’analisi “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”, curato da Deloitte in collaborazione con il Politecnico di Milano, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, il team Climate della Florence School of Regulation e Ipsos-Doxa. I danni diretti annui alle infrastrutture italiane causati dagli impatti del rischio climatico potrebbero raggiungere circa 2 miliardi di euro entro il 2030 e 5 miliardi entro il 2050. Considerando anche gli effetti indiretti, come l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura, il costo complessivo stimato si colloca tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050. Per il settore del turismo si stima invece una contrazione della domanda fino all’8,9% in caso di un forte aumento della temperatura media (+4°C) e perdite dirette per circa 52 miliardi di euro. In uno scenario di aumento della temperatura di 2°C, invece, le perdite dirette stimate sarebbero di circa 17 miliardi di euro. Con buona pace dell’Italia. E dell’Europa."
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Caldo estremo in Italia: salute, città e cambiamento climatico

 tratto da https://ambientenonsolo.com/caldo-estremo-in-italia-salute-citta-e-cambiamento-climatico/

dall'articolo di Marco Talluri: "Il caldo estremo non è più soltanto un’emergenza legata ad alcune giornate eccezionali dell’estate. Il cambiamento climatico sta aumentando frequenza, durata e intensità delle temperature elevate e l’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente. In Italia, come negli altri Paesi dell’Europa meridionale, questo significa confrontarsi sempre più spesso con ondate di calore capaci di incidere sulla salute, sulle condizioni di lavoro, sulla vivibilità delle città e sulle disuguaglianze sociali.
Il problema, quindi, non può essere ridotto alla domanda su quanti gradi segni il termometro. Per capire il rischio occorre considerare insieme intensità e durata del caldo, umidità, temperature notturne, condizioni dell’ambiente urbano, caratteristiche degli edifici e vulnerabilità delle persone esposte. È questa prospettiva che sta portando le istituzioni sanitarie a considerare il caldo estremo non più soltanto come un evento meteorologico, ma come una crescente questione di salute pubblica e di adattamento al cambiamento climatico.
Il caldo estremo non è più un’eccezione
Un giorno molto caldo e un’ondata di calore non sono necessariamente la stessa cosa. La definizione di ondata di calore dipende infatti dalle condizioni climatiche locali e considera il persistere per più giorni di temperature insolitamente elevate rispetto a quelle normalmente osservate in un determinato luogo e periodo dell’anno.
Il cambiamento climatico sta modificando proprio questo scenario di riferimento. In Europa gli estremi di caldo sono diventati più frequenti e intensi e le proiezioni climatiche indicano un ulteriore aumento dell’esposizione. L’area mediterranea è particolarmente vulnerabile e l’aumento delle temperature si combina con siccità, incendi, stress idrico e condizioni favorevoli alla formazione di alcuni inquinanti atmosferici.
Non conta, inoltre, soltanto il picco raggiunto nelle ore centrali della giornata. Un’ondata prolungata sottopone l’organismo a uno stress cumulativo e diventa particolarmente problematica quando anche durante la notte le temperature rimangono elevate.
Perché il caldo è un problema di salute
Il corpo umano dispone di diversi meccanismi per mantenere stabile la propria temperatura, fra cui l’aumento della sudorazione e del flusso sanguigno verso la pelle. Quando però temperatura e umidità sono molto elevate, questi sistemi possono diventare insufficienti, soprattutto se l’esposizione è prolungata o accompagnata da attività fisica.
Le conseguenze possono andare dalla disidratazione e dall’affaticamento fino all’esaurimento da calore e al colpo di calore, che rappresenta un’emergenza sanitaria. Ma una parte rilevante dell’impatto delle alte temperature è meno immediatamente riconoscibile: il caldo può aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche e aumentare il rischio di eventi acuti nelle persone già fragili.
Per questo il numero dei decessi direttamente classificati come provocati dal caldo rappresenta soltanto una parte del fenomeno. Gli studi epidemiologici valutano anche l’aumento della mortalità osservato durante i periodi di temperature elevate. L’OMS Europa ha stimato che negli ultimi quattro anni oltre 200.000 persone siano morte per cause legate al caldo nell’Unione europea e nei Paesi associati, sottolineando contemporaneamente che gran parte di questi decessi sarebbe prevenibile.
Su Ambientenonsolo abbiamo approfondito questo aspetto in Il caldo estremo, un killer silenzioso e nell’analisi dedicata alle ondate di calore del 2025 e ai decessi anticipati.
Chi rischia di più
Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo. L’età, le condizioni di salute, i farmaci assunti, l’attività lavorativa, la qualità dell’abitazione e persino il quartiere nel quale si vive possono modificare fortemente l’esposizione e la capacità di affrontarla.
Fra le persone maggiormente vulnerabili rientrano gli anziani, i bambini piccoli, le donne in gravidanza, le persone affette da patologie croniche e quelle con mobilità ridotta. Particolarmente esposti sono anche i lavoratori che svolgono attività fisicamente impegnative all’aperto o in ambienti chiusi molto caldi. A questi fattori si aggiungono le condizioni sociali: vivere soli, disporre di un’abitazione che si surriscalda facilmente o non poter accedere a luoghi freschi può aumentare significativamente il rischio.
La nuova guida dell’OMS Europa sui piani caldo-salute insiste proprio sulla necessità di identificare preventivamente le popolazioni e i territori maggiormente vulnerabili, anziché limitarsi a diffondere avvisi generali quando arriva un’ondata di calore.
Il peso del caldo sulla mortalità
Quantificare le conseguenze sanitarie del caldo è complesso perché una parte consistente degli effetti si manifesta attraverso l’aggravamento di altre patologie. Per questo gli studi utilizzano generalmente relazioni statistiche fra temperatura e mortalità, confrontando ciò che accade durante i periodi caldi con i livelli attesi.
La dimensione del fenomeno europeo mostra però che non si tratta di un rischio marginale. L’OMS Europa considera ormai il caldo estremo una delle principali minacce climatiche per la salute nella regione e sottolinea che l’invecchiamento della popolazione e l’urbanizzazione possono aumentare ulteriormente la vulnerabilità.
È importante anche evitare una lettura fatalistica di questi numeri. Una quota rilevante dell’impatto sanitario può essere prevenuta attraverso sistemi di allerta efficaci, servizi sanitari e sociali preparati, abitazioni e città più resilienti e interventi mirati sulle persone maggiormente esposte.
Perché nelle città fa ancora più caldo
Le città rappresentano uno dei punti cruciali dell’adattamento. Edifici, asfalto e altre superfici artificiali assorbono durante il giorno una grande quantità di energia e la rilasciano lentamente. La scarsità di vegetazione e di suoli permeabili, la morfologia urbana e il calore prodotto dalle attività umane possono contribuire alla formazione dell’isola di calore urbana, creando differenze significative fra quartieri e rispetto alle aree circostanti.
Il problema diventa particolarmente rilevante durante la notte. Se edifici e superfici continuano a restituire il calore accumulato durante il giorno, le temperature diminuiscono poco e l’organismo dispone di minori possibilità di recuperare dallo stress termico.
Non tutte le parti della città sono però uguali. Verde, alberature, ombra, presenza di acqua, materiali utilizzati, densità edilizia e ventilazione possono produrre condizioni molto differenti anche a poca distanza. Di conseguenza l’adattamento al caldo è anche una questione di urbanistica e di equità: le persone più vulnerabili possono essere proprio quelle che vivono nelle abitazioni e nei quartieri meno protetti.
Abbiamo affrontato specificamente questo tema in Caldo e salute nelle città: perché l’adattamento urbano è ormai una priorità.
Le notti calde e il mancato recupero
L’attenzione pubblica si concentra spesso sulle temperature massime, ma le minime notturne hanno un’importanza particolare per la salute. Dopo molte ore di esposizione, una diminuzione della temperatura durante la notte permette all’organismo e agli ambienti domestici di raffreddarsi. Quando questo non avviene, lo stress termico può protrarsi senza una vera pausa.
A ciò si aggiungono gli effetti sul sonno. Temperature notturne elevate possono ridurne durata e qualità, con conseguenze sul benessere, sulle capacità cognitive e sulla possibilità di recuperare dalla giornata precedente. Il problema assume un rilievo particolare nei grandi centri urbani, dove l’isola di calore può mantenere elevate le temperature anche molte ore dopo il tramonto.
Su questo aspetto: Il riscaldamento globale ci toglie il sonno.
Caldo e lavoro
Il caldo estremo è anche un rischio professionale. L’esposizione interessa in modo evidente agricoltura, edilizia, manutenzione stradale, logistica e altre attività svolte all’aperto, ma può riguardare anche stabilimenti, magazzini, cucine e altri ambienti chiusi nei quali temperatura, ventilazione e organizzazione del lavoro non consentono un adeguato recupero.
Il rischio dipende dall’interazione fra condizioni ambientali e intensità dello sforzo fisico. Con l’aumentare dello stress termico diminuiscono capacità e sicurezza del lavoratore e può crescere il rischio di malori e incidenti. Per questo la prevenzione non può limitarsi alla disponibilità di acqua: occorre intervenire su orari, pause, ombreggiamento, ventilazione, organizzazione delle mansioni, acclimatazione e sorveglianza dei lavoratori più vulnerabili.
OMS e Organizzazione meteorologica mondiale hanno dedicato una specifica attenzione allo stress termico nei luoghi di lavoro, sottolineando la necessità di strategie occupazionali adattate a un clima che cambia.
Caldo e inquinamento atmosferico: rischi che possono sommarsi
Durante le ondate di calore il rischio sanitario può essere aggravato dall’inquinamento atmosferico. Temperature elevate, intensa radiazione solare e determinate condizioni meteorologiche possono favorire la formazione dell’ozono troposferico, un inquinante secondario che tende a raggiungere concentrazioni elevate proprio durante la stagione calda.
Caldo e inquinamento non devono quindi essere considerati necessariamente come due problemi separati. Le stesse persone possono essere esposte contemporaneamente a temperature elevate e concentrazioni significative di inquinanti, con possibili effetti combinati sulla salute.
Questo collegamento rende particolarmente importante integrare politiche climatiche, qualità dell’aria e prevenzione sanitaria. Lo abbiamo approfondito in Ondate di calore e inquinamento, il doppio rischio che minaccia le città. Per il quadro generale sugli inquinanti, i dati, gli effetti sanitari e i nuovi standard europei rimandiamo anche alla nostra guida sulla qualità dell’aria in Italia.
Adattarsi al caldo: non basta l’aria condizionata
L’aria condizionata può proteggere le persone durante le temperature più elevate e in determinate situazioni rappresenta uno strumento importante di prevenzione sanitaria. Ma pensare di affrontare il caldo crescente soltanto aumentando la climatizzazione degli edifici sarebbe insufficiente e, se l’energia utilizzata non è decarbonizzata e gli edifici sono inefficienti, può contribuire ad aumentare consumi elettrici ed emissioni.
L’adattamento richiede invece una combinazione di interventi. Gli edifici possono essere progettati o riqualificati per limitare il surriscaldamento attraverso isolamento, schermature solari, ventilazione e soluzioni passive. Nelle città alberi, parchi, superfici permeabili, ombreggiamento degli spazi pubblici e materiali meno capaci di accumulare calore possono contribuire a ridurre l’esposizione.
Ma occorre intervenire anche sui servizi. Ospedali, RSA, scuole, servizi domiciliari e strutture sociali devono essere preparati alle ondate di calore. Le amministrazioni devono conoscere dove vivono le persone maggiormente vulnerabili e individuare luoghi freschi e accessibili, mentre i sistemi di allerta devono tradursi in azioni concrete.
Il punto centrale è che adattarsi non significa semplicemente sopportare temperature più elevate, ma modificare città, edifici, servizi e organizzazione sociale affinché il caldo produca meno danni.
Dai bollettini ai piani caldo-salute
Sapere che sta arrivando un’ondata di calore è indispensabile, ma l’allerta meteorologica da sola non protegge la popolazione. Deve attivare una risposta organizzata.
Nel 2026 l’OMS Europa ha aggiornato le proprie indicazioni sui piani d’azione caldo-salute, individuando otto componenti fondamentali: governance e coordinamento, sistemi di allerta caldo-salute, informazione e comunicazione, attenzione ai gruppi vulnerabili, preparazione dei sistemi sanitari e sociali, interventi per ridurre l’esposizione, sorveglianza degli effetti sanitari e valutazione delle misure adottate.
È un cambiamento di prospettiva importante. Non basta comunicare che farà molto caldo: bisogna sapere chi rischia, dove si trova e chi deve intervenire.
Su Ambientenonsolo ne abbiamo parlato in Caldo estremo, l’OMS aggiorna la guida per i piani salute: non bastano gli allarmi, servono città e servizi preparati.
Dalla protezione individuale alla prevenzione collettiva
Durante un’ondata di calore rimangono fondamentali comportamenti semplici: mantenersi idratati, evitare quando possibile gli sforzi nelle ore più calde, utilizzare abiti adeguati, proteggersi dal sole, mantenere freschi gli ambienti e prestare particolare attenzione alle persone fragili.
Ma trasferire tutta la responsabilità sull’individuo sarebbe un errore. Non tutti possono scegliere di non lavorare all’aperto, vivere in una casa fresca, spostarsi in un quartiere alberato o acquistare e utilizzare un climatizzatore. È per questo che l’OMS insiste sulla necessità di affiancare ai comportamenti individuali politiche pubbliche e interventi strutturali.
Il caldo rende infatti visibili disuguaglianze che esistono già. Reddito, condizioni abitative, salute, età, lavoro e caratteristiche del territorio determinano possibilità molto diverse di proteggersi.
Vivere con il caldo
Il cambiamento climatico rende inevitabile una certa quota di ulteriore riscaldamento, ma questo non significa che le conseguenze siano inevitabili. Mitigazione e adattamento devono procedere insieme: ridurre rapidamente le emissioni limita il riscaldamento futuro; preparare città, abitazioni, luoghi di lavoro, servizi sanitari e sistemi di protezione sociale riduce i danni già oggi.
Il caldo estremo mostra forse meglio di altri fenomeni quanto clima, ambiente e salute siano legati. Non riguarda soltanto la meteorologia: riguarda come costruiamo le città, come lavoriamo, come produciamo energia, come organizziamo i servizi e come proteggiamo le persone più vulnerabili.
Imparare a vivere con il caldo non significa quindi considerarlo normale e rassegnarsi alle sue conseguenze. Significa riconoscere che il rischio è cambiato e organizzare società e territori affinché temperature sempre più elevate non si traducano automaticamente in malattia e mortalità.
Per approfondire su Ambientenonsolo
Il caldo e i suoi effetti sulla salute
Il caldo estremo, un killer silenzioso
Quanto incidono le ondate di calore sulla mortalità
Ondate di calore 2025: valutazioni sui decessi anticipati e provvedimenti di legge
Come devono cambiare le città
Caldo e salute nelle città: perché l’adattamento urbano è ormai una priorità
Il problema delle temperature notturne
Il riscaldamento globale ci toglie il sonno
Quando caldo e inquinamento si sovrappongono
Ondate di calore e inquinamento, il doppio rischio che minaccia le città
Come organizzare la prevenzione
Caldo estremo, l’OMS aggiorna la guida per i piani salute"
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