Durban, ultima spiaggia
per salvare il pianeta
Si apre domani in Sudafrica la conferenza Onu. La prima fase del protocollo di Kyoto scade alla fine del 2012 e alcuni Paesi hanno già fatto sapere che non intendono assumere ulteriori impegni. Tra il 1990 e il 2009 le emissioni serra sono aumentate del 38%. Ma la scommessa non è ancora persa
di ANTONIO CIANCIULLO
Manifestazione in vista della conferenza Onu a Durban (reuters)
Le emissioni serra sono cresciute del 38 per cento tra il 1990 e il 2009. Il fragile accordo per ridurle, che impegna solo una minoranza dei Paesi inquinatori, sta per scadere. Il numero di governi pronti a sottoscrivere un'intesa per difendere l'atmosfera diminuisce. I climatologi avvertono che, continuando di questo passo, l'aumento di temperatura nel corso del secolo sarà devastante.
Messa in questi termini la scommessa di Durban, la conferenza Onu sul clima che si apre domani in Sudafrica, appare persa in partenza. La prima fase del protocollo di Kyoto del 1997, che impegnava i Paesi industrializzati a ridurre del 5,2 per cento le emissioni di gas serra entro il 2012, si concluderà alla fine del prossimo anno. Calcolando che per ratificarlo ci sono voluti sette anni di negoziati, con gli Stati Uniti che frenavano e l'Europa che spingeva, si comprende perché la missione di arrivare in tempo alla seconda fase di impegni appare impossibile.
Anche perché Canada, Russia e Giappone hanno già fatto sapere che non intendono firmare un impegno per il periodo che si apre con il 2013. Gli Stati Uniti non hanno mai sottoscritto alcun accordo vincolante sul clima. E i Paesi di nuova industrializzazione, dal 2008 responsabili della maggior parte delle emissioni serra, utilizzano la formula delle "responsabilità comuni ma differenziate" per rinviare l'accettazione di un target obbligato di riduzione.
La conferenza di Durban, presentata come "l'ultima occasione per salvare il clima", segnerà dunque il tramonto di un impegno per la difesa dell'atmosfera? Non è detto perché molti dei protagonisti della battaglia climatica non hanno gettato la spugna. L'Unione europea, che ha mantenuto gli impegni assunti a Kyoto, ritiene che solo se le emissioni globali di gas serra si dimezzeranno rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050 si potrà avere un 50 per cento di possibilità di contenere l'aumento della temperatura globale di 2 gradi, il tetto oltre il quale i danni comincerebbero ad assumere una dimensione catastrofica.
E l'Unep, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, ha elaborato uno scenario di riduzione nei vari settori (produzione di energia elettrica, trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti) in cui si dimostra che i tagli sono realizzabili non solo a costi contenuti, ma con meccanismi che porterebbero a ricadute positive sull'insieme del'economia.
Da Durban, con buona probabilità, uscirà dunque uno scenario di transizione, un ponte tra il 2012 e il 2015, l'anno in cui potrebbe essere raggiunto un accordo più ampio. Un'intesa che probabilmente risulterà agevolata dal ruolo crescente della green economy nei Paesi caratterizzati dalle economie più dinamiche, a cominciare dalla Cina che ha già conquistato la leadership nel campo dell'eolico e del fotovoltaico.
Già a Cancun, alla conferenza sul clima del 2010, i Paesi industrializzati avevano scelto la strada degli incentivi economici impegnandosi a stanziare un fondo per il trasferimento di tecnologie pulite ai Paesi in via di sviluppo di 30 miliardi di dollari nel periodo 2010-2012 e di 100 miliardi di dollari l'anno fino al 2020. Una cifra in linea con quella che, secondo i calcoli di Confindustria, servirebbe per realizzare gli obiettivi volontari proposti al tavolo del negoziato dai Paesi che hanno firmato l'accordo di Cancun: 40 miliardi di dollari all'anno da qui al 2020. Inoltre il mercato del carbonio, cioè la compravendita di emissioni serra, nel 2008 è arrivato a 92 miliardi di euro e continua a crescere.
Insomma i meccanismi di mercato stanno timidamente cominciando a rivelare la verità dei prezzi, cioè il costo occulto prodotto dall'inquinamento. Un costo nascosto dal fiume di denaro che per decenni ha sostenuto il sistema produttivo basato sui combustibili fossili (ancora oggi incentivati con 400 miliardi di dollari di sussidi l'anno). Ma il processo è lento, mentre il disastro climatico avanza veloce. La sfida di Durban è tutta qui: si riuscirà ad accelerare il percorso di guarigione dell'atmosfera prima che la malattia diventi devastante?
(27 novembre 2011)
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/27/news/conferenza_onu_durban-25672159/
A Durban 200 Paesi per il futuro della Terra
Si e' alzato il sipario sul vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici
28 novembre, 13:18
DURBAN - Si è alzato questa mattina il sipario sul vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici a Durban, in Sudafrica. Alla diciassettesima Conferenza delle parti (Cop 17), che durerà fino al 9 dicembre, saranno presenti circa 200 Paesi con propri delegati e rappresentanti di governo, Ong e società civile.
Nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l'Unfccc (United nations framework convention on climate change), il summit si troverà alle prese con alcune questioni aperte: come il prolungamento del protocollo di Kyoto che termina il primo periodo di applicazione nel 2012, il funzionamento del Fondo verde per il clima (che dovrebbe avere una dotazione di 100 miliardi di dollari all'anno al 2020), lotta alla deforestazione (con un progetto di maggior impegno, il Reed plus), trasferimento di tecnologie, investimenti 'green' nei Paesi in via di sviluppo.
L'obiettivo rimane quello di limitare entro i due gradi l'aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali. Su tutto poi, naturalmente, la discussione per costruire un accordo globale (naufragato nel 2009 alla Cop 15 di Copenaghen dove partecipò il presidente Usa Barack Obama). Intanto il Pianeta soffre: l'Ipcc (il panel di scienziati che studiano il clima su mandato dell'Onu), con un rapporto di pochi giorni, ha dato l'allarme per l'aumento degli eventi meteorologici estremi; mentre l'Unep (l'agenzia ambientale Onu) ha evidenziato che le emissioni sono in aumento e che il divario, rispetto alle 'promesse' di riduzione, potrebbe arrivare arrivare a 11 miliardi di tonnellate al 2020.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/11/26/visualizza_new.html_13026767.html
Durban, i punti sul tavolo
27 novembre, 18:34
ROMA - Si alza il sipario sulla Conferenzamondiale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite(Conferenza delle parti, Cop 17). Molte le questioni sul tavolo della Cop 17, nell'ambito dellaConvenzione quadro dell'Onu per i cambiamenti climatici,l'Unfccc (United nation framework on climate change): inparticolare gli aspetti che riguardano formule e modi relativial prolungamento del protocollo di Kyoto, il funzionamento delFondo verde per il clima (che dovrebbe avere una dotazione di100 miliardi di dollari al 2020).
L'obiettivo rimane quellosancito dalla precedente Cop 16 (a Cancun), di limitare entro idue gradi l'aumento della temperatura media globale rispetto ailivelli preindustriali. Mentre il nodo dei negoziati verte sullariduzione delle emissioni di gas serra a livello planetario e ladiscussioni su come, e quando, si possa giungere a un accordoglobale. Si parlerà di lotta alla deforestazione, trasferimentodi tecnologie e strumenti per investimenti 'green' nei Paesi invia di sviluppo.
Il Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenticlimatici (Cmcc) prenderà parte al vertice di Durban, sia condelegati italiani (Sergio Castellari, Riccardo Valentini e SaraVenturini) che come organizzatore di un suo evento (il 3dicembre), oltre a partecipare ad incontri (finanza verde, ciclocarbonio, foreste, collaborazioni Africa e Ue).
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lunedì 28 novembre 2011
acqua pubblica, come i gestori hanno tradito il referendum
Referendum sull’acqua: volontà popolare imprigionata nei cavilli giuridici dei gestori Subito dopo l'esito della consultazione popolare del 12 e 13 giugno scorsi, l'Acea ha chiesto rassicurazioni sul mantenimento degli accordi stipulati a Giulio Napolitano, avvocato, esperto del settore e figlio del Presidente della Repubblica. Secondo il parere legale, l'esito dei quesiti non sarebbe sufficiente a intaccare gli interessi delle società idriche. Ecco perchéIl Sì all’acqua pubblica uscito dalle urne lo scorso giugno rischia di vedere i suoi effetti allontanarsi nel tempo, imprigionando la volontà popolare nelle pastoie giuridiche della giustizia amministrativa. E’ questa la tattica che i gestori privati dell’acqua hanno messo in campo subito dopo il voto dei ventisette milioni di italiani il 12 e 13 giugno scorsi, preparando le battaglie legali che potranno affollare i Tribunali nei prossimi mesi.
La mossa avviata da Acea - primo operatore idrico, società quotata in Borsa – che ha chiesto ad un giurista esperto quali armi tecniche utilizzare per contrastare la volontà dei cittadini italiani, è arrivata all’indomani del voto, dopo un Consiglio di amministrazione dove predominavano le facce cupe. Un parere contenuto in un documento di sedici pagine – che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – con la pesante firma dell’avvocato Giulio Napolitano, ordinario di diritto pubblico a Roma Tre, uno dei due figli del Presidente della Repubblica – che gira dallo scorso giugno riservatamente tra i gestori dell’acqua, citato nei Consigli di amministrazione di tante Spa che si occupano di risorse idriche. Un dossier articolato, inviato a Renato Conti, manager della multinazionale romana, a capo della Direzione funzione legale, quando nelle piazze ancora si festeggiava la vittoria dei Sì.
Due i quesiti che Acea ha posto poche ore dopo il risultato del referendum: “Conoscere il nuovo assetto normativo dei servizi pubblici locali, verificando la legittimità delle convenzioni” e “un parere in merito alla nuova disciplina delle tariffa”, chiedendo lumi sulla “legittimità e validità degli atti stipulati”. In altre parole Acea voleva essere rassicurata dalla voce autorevole di Giulio Napolitano sul mantenimento di quelle condizioni di gestione dell’acqua contestate da tanti comitati che avevano portato milioni di italiani ad esprimere il loro voto per una gestione pubblica del servizio idrico integrato.
L’importanza del documento – di per se assolutamente legittimo – sta nella data, il 24 giugno 2011. L’interpretazione giuridica contenuta anticipa le tesi sostenute poi in tutta Italia dalle Autorità d’Ambito, che fino ad oggi hanno negato la riduzione delle bollette dopo l’abrogazione referendaria del 7% di profitto garantito.
Acqua pubblica
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Chi pensava che con il referendum si potesse tornare alla gestione pubblica dell’acqua, secondo Giulio Napolitano si deve mettere l’anima in pace: con il risultato del voto “in nessun modo (…) è possibile trarre indicazioni prescrittive in ordine ad un ipotetico ritorno a forme di gestione integralmente pubblica dei servizi idrici”. Nulla da fare – almeno nell’immediato – anche per il secondo quesito, quello che ha eliminato il profitto garantito, considerato dai gestori privati dell’acqua come una vera e propria bomba atomica in grado di eliminare ogni convenienza nel business degli acquedotti.
“La valutazione dell’effettivo impatto dell’abrogazione referendaria – si legge nel parere inviato ad Acea – è resa più complessa (…) dal decreto legge 70/2011″, ovvero dalla norma del governo Berlusconi che ha creato l’Agenzia di vigilanza delle risorse idriche. Secondo Giulio Napolitano toccherà proprio a questo organismo modificare la tariffa, come poi hanno sostenuto i gestori in tutta Italia. Peccato che questo nuovo organismo non è stato creato fino ad oggi. E, secondo il documento, le conferenze dei sindaci non hanno nessun potere per cambiare immediatamente la tariffa, perché questa operazione non terrebbe conto del “costo finanziario della fornitura del servizio”. Una tesi che avrà un particolare successo, partendo dalla Puglia - che non ha abrogato il 7% ritenendolo, appunto, un costo finanziario – fino all’ultimo documento di fine ottobre della commissione di vigilanza delle risorse idriche.
Ma c’è di più, una sorta di cavallo di Troia che potrebbe garantire alle società private dell’acqua di mantenere inalterati i dividendi dopo il referendum: “Tutti gli investimenti già effettuati dal gestore – spiega Napolitano -, anche laddove le opere non siano completate, dovranno continuare a essere coperti e remunerati in base alla tariffa a suo tempo fissata dall’Autorità d’Ambito“. In altre parole, se l’investimento del gestore è ammortizzato anche sui prossimi anni, il 7% di remunerazione del capitale rimane, con buona pace del referendum.
Per capire l’importanza di questo punto occorre guardare da vicino i conti di Acea, scoprendo gli incredibili meccanismi – permessi da quella legge poi abrogata – che hanno portato a utili milionari. Quando Acea ha iniziato a gestire, ad esempio, l’acqua nella provincia di Roma, ha stimato il proprio valore – e quindi la base per il calcolo del profitto del 7% – in 894,34 milioni di euro. Una cifra che viene sommata, anno dopo anno, all’ammortamento degli investimenti, facendo così crescere esponenzialmente la remunerazione, che, dopo le tasse, finisce nei dividendi per gli azionisti (oltre al Comune di Roma, che detiene il 51%, il gruppo Caltagirone, la Suez e tanti altri investitori privati). Quel valore iniziale doveva essere confermato da una perizia fatta dalla conferenza dei sindaci, atto che, però, non è mai stato realizzato, come ha ammesso la stessa segreteria tecnica operativa. Questo meccanismo ha garantito ad Acea, per la sola gestione dell’acqua nella provincia di Roma, dal 2003 al 2008, 404 milioni di euro di remunerazione del capitale investito, una cifra che ha alimentato i conti – non sempre rosei – della holding romana. Ora è probabile che Acea consideri quella cifra iniziale – che valuta il suo valore basandosi su criteri come il posizionamento sul mercato e il management – come un investimento avvenuto prima del referendum, e quindi, secondo il parere chiesto al giurista, intoccabile.
La battaglia che i comitati hanno annunciato sotto il nome di “obbedienza civile” si preannuncia, dunque, campale. La difesa del voto dovrà passare per i meandri giuridici pronti a bloccare quella piccola rivoluzione di giugno che punta a difendere i beni comuni.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ecco-come-disinnesca-referendum-sullacqua-tutto-norma-legge/173509/
La piazza non basta, tantomeno il voto. Il Sì all’acqua pubblica uscito dalle urne rischia di vedere i suoi effetti allontanarsi nel tempo, imprigionando la volontà popolare nelle pastoie giuridiche della giustizia amministrativa. E’ questa la tattica che i gestori privati dell’acqua hanno messo in campo subito dopo il voto del 12 e 13 giugno scorsi. La mossa avviata da Acea - primo operatore idrico e società quotata in Borsa – è arrivata immediatamente dopo le urne. Un parere - contenuto in un documento di sedici pagine firmato dall’avvocato Giulio Napolitano - che fino ad oggi è circolato riservatamente tra i gestori dell’acqua. Tra cavilli, eccezioni e norme, il testo dice sostanzialmente una cosa: il Sì di 27 milioni di persone non è sufficiente ad intaccare profitto e gestione dell'acqua. Per gli amministratori delle società idriche è abbastanza per difendere lo status quo, e aspettare anni di ricorsi per adeguarsi ad eventuali sentenze amministrative di Andrea Palladino
"REFERENDUM TRADITO", LA MAPPA DEI PROVVEDIMENTI
L'ACQUA "SALATA" DELLA TOSCANA
“Tradito l’esito del referendum”
Il popolo dell’acqua di nuovo in piazza Leggi nazionali e norme locali contro quanto stabilito dai quesiti di giugno: da nord a sud, la mappa dei provvedimenti contrari alla volontà popolare. Con una eccezione: Napoli. E i comitati tornano a manifestare a Roma, dove tutto era iniziatoDi nuovo in piazza. E’ così che il popolo dell’acqua lotta. E’ così che lo fa ancora una volta, con una manifestazione a Roma. Un corteo da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità, proprio lì dove le bandiere dell’acqua sventolavano in festa a giugno, forti di un risultato “storico”. Già, perché è vero che il referendum del 12 e del 13 giugno è stato vinto – stravinto –, dopo 15 anni in cui le consultazioni dal basso all’italiana non erano riuscite a raggiungere sistematicamente il quorum. E’ vero che 27 milioni di italiani hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua. Ma è anche vero che, dicono i Comitati, la volontà popolare non solo non è stata rispettata, ma rischia di essere “cancellata”.
I movimenti per l’acqua si sentono “custodi” degli oltre 27 milioni di elettori ai referendum, e ritengono di esserlo anche per la giurisprudenza. In questi giorni piangono la scomparsa di Danielle Mitterand, “grande donna, attivista per l’acqua e per i diritti umani”, una signora “che apparteneva al mondo intero”. E’ anche nel suo nome che vogliono “far valere il mandato del popolo italiano, andando verso la ripubblicizzazione del servizio pubblico”.
“Si scrive acqua, si legge democrazia” è da sempre il motto di questo movimento. Ecco perché i comitati referendari, forti non solo del risultato di giugno ma anche di tutto quello che a quella vittoria ha portato (non ultimo aver raccolto un milione e 400mila firme per presentare i quesiti), solleveranno a giorni la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato presso la Corte Costituzionale. Il governo – spiegano – ha approvato infatti norme contrarie all’esito referendario. Norme, secondo la tesi dei giuristi del Forum – in “contrasto costituzionale” con il voto popolare, potere dello Stato tanto quanto l’esecutivo e del quale i Comitati referendari sono rappresentanti.
Ma cosa sta succedendo? Il punto è che dalle parti del potere centrale, ma anche da quelle della politica locale, il post-referendum è stato un proliferare di provvedimenti “lontani” da quanto espresso dagli italiani. Prima di tutto la manovra estiva, a nemmeno un mese dalla ratifica del Capo dello Stato del risultato del referendum – e quindi dall’abrogazione della norma (l’art.23bis del decreto Ronchi) che obbligava a mettere a gara la gestione dei servizi pubblici locali. Il l3 agosto, nell’articolo 4 della manovra, è stata approvata quella che i comitati chiamano una “fotocopia del decreto Ronchi”. Una norma che ricalcherebbe “fedelmente” l’art.23bis, reinserendo la liberalizzazione dei servizi pubblici locali abrogata dal primo quesito del referendum. Unica accortezza, la specifica: “tranne per il servizio idrico”. “Come se gli italiani avessero votato solo per l’acqua”, dice Marco Bersani di Attac Italia. “Tra l’altro sappiamo che l’intenzione è quella di inserire anche il servizio idrico”. E poi. Nella legge di stabilità si rinforza il concetto, stabilendo che i sindaci che non metteranno a gara i servizi pubblici locali entro il 31 marzo 2012 potranno essere commissariati o destituiti.
LOMBARDIA
Questo a livello nazionale. Ma anche tra gli enti locali c’è un bel fermento. A partire dal caso di Cremona. Gli acquedotti della provincia lombarda, infatti, “rischiano”, nonostante il referendum, di andare in gestione a una società mista. La conferenza dei sindaci dell’Ato, l’autorità d’ambito, doveva decidere l’affidamento del servizio idrico a una società misto pubblico-privata (60% in mano al pubblico, 40% in mano ai privati) per poi passare alla gara ad evidenza pubblica. Per ora la mobilitazione dei comitati per l’acqua pubblica, con un presidio di 250 persone lo scorso 22 novembre mentre era in corso l’assemblea dei sindaci, ha bloccato l’iter. I sindaci hanno fatto mancare il numero legale, ma il “pericolo” resta. L’articolo 23bis del decreto Ronchi obbligava a privatizzare entro il 31 dicembre 2011: abrogata quella norma con il primo quesito referendario, si fa riferimento – secondo i dettami della Corte Costituzionale – alla disciplina comunitaria, che prevede tutte le forme di gestione possibili, privatizzazione inclusa (ecco perché i Comitati per l’acqua pubblica ce l’hanno anche con l’Unione europea, rea di ammettere e anche spingere le liberalizzazioni, compresa quella del servizio idrico). E il “pericolo” resta, a Cremona e dintorni, anche rispetto alle intenzioni dell’amministrazione comunale (con il sindaco Oreste Perri in quota An-Pdl) e di quella provinciale (con Massimiliano Salini, uomo di Roberto Formigoni). Perché – dicono – necessari e urgenti sono gli interventi su acquedotti, fogne e depuratori, tubature e pozzi a rischio inquinamento. La stima dell’Ato è di una spesa di 371 milioni di euro per i prossimi due decenni. I Comuni, si sa, non godono di buona salute economica e l’allarme lanciato da Cremona è che lasciare il servizio in mano pubblica – come l’esito referendario richiederebbe – porterebbe ad un aumento delle tariffe per ovviare alla carenza di risorse.
TORINO
E poi c’è Torino, con Piero Fassino sindaco. E con la sua delibera per la privatizzazione delle aziende dei rifiuti e dei trasporti pubblici locali ancora in capo al Comune. Eppure il Pd, alla fine – tra se, ma, forse, chissà, però, ma anche – sul carro dei vincitori del referendum ci era salito, appoggiandolo. Per il momento, all’ombra della Mole, l’acqua resta fuori dalla delibera fassiniana, ma il problema resta. Nel “fare finta che gli italiani abbiano votato solo per il servizio idrico e non per tutti i servizi pubblici locali” e perché neanche l’acqua sembra veramente salva, annoverando tra i suoi potenziali nemici (a Torino ma anche nel resto d’Italia) persino il partito di Nichi Vendola.
PUGLIA
Sel è accusato di comportamenti “ambigui” di fronte all’esito referendario. E Vendola è un “sorvegliato speciale”. Perché quella dell’acqua come bene comune è stata a lungo una battaglia della quale il buon Nichi si è fatto carico in Puglia. E di fronte alla quale oggi risulta in “colpevole ritardo”: da ‘ormai troppo tempo’ il Comitato pugliese Acqua bene comune invita il governatore “a rendere finalmente Legge regionale” il Ddl che trasforma l’Acquedotto pugliese da S.p.A. in “azienda di diritto pubblico”. E da ‘ormai troppo tempo’ la risposta che Vendola avrebbe dato ai Comitati (ovvero che “l’iter è in capo al consiglio regionale e il presidente ha poteri limitati”, raccontano) al popolo dell’acqua, pugliese ma non solo, non basta più.
FIRENZE
Buone notizie arrivano invece da Firenze, dove è stata approvata in Commissione Ambiente – con voto trasversale di Sel, Pd e Pdl – la mozione sull’adeguamento all’esito del referendum di giugno delle bollette di Publiacqua. L’atto impegna ora l’amministrazione a presentare nella prima assemblea utile dell’Ato la proposta di adeguare la tariffa del servizio idrico all’esito referendario, abrogando il 7% di remunerazione garantita del capitale investito.
SALERNO E NAPOLI
A Salerno, secondo i Comitati, non si privatizza formalmente, ma la costituzione di una holding multiservizi, in cui è stata inserita anche la gestione del servizio idrico, rappresenta per il referendari il “primo passo verso la privatizzazione”. La giunta di centrosinistra, con a capo Vincenzo De Luca, ha, infatti, ceduto la Salerno Sistemi Spa, controllata dal Comune, alla Salerno Energia Spa, azienda mista di diritto privato. Sempre dalla Campania, però, arriva l’altra buona notizia, con Napoli. Il capoluogo partenopeo rappresenta, ad oggi, l’unico caso reale in Italia di pubblicizzazione del servizio idrico. La giunta di Luigi De Magistris ha trasformato l’Arin Spa, società a totale capitale pubblico, in un’azienda speciale chiamata “Acqua bene comune Napoli”. E’ quello che chiede il popolo dell’acqua: un ente di diritto pubblico a cui parteciperanno cittadini e lavoratori del Servizio idrico integrato. “Napoli lo ha fatto in tre mesi”, dice Paolo Carsetti. “Non si capisce perché nessun altro in Italia lo abbia fatto”.
ROMA
E nella Capitale cosa succede? Nessuno – ricorda il Forum – ha mai smentito la notizia diffusa alcuni giorni fa in merito al presunto finanziamento (200mila euro con causale “relazioni pubbliche”) da parte di Acea – della quale il Campidoglio detiene il 51% delle azioni – al comitato del “no” al referendum durante la campagna referendaria. Comitato cui fa capo anche Franco Bassanini, attuale presidente della Cassa depositi e prestiti, e il cui presidente è Walter Mazzitti. 200mila euro che sarebbero arrivati nelle casse del comitato per il no, movimentati – questa l’accusa – dall’amministratore delegato di Acea, Marco Staderini, e dal presidente della società Giancarlo Cremonesi, senza passare per il Cda.
di Angela Gennaro
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/tradito-lesito-referendum-popolo-dellacqua-nuovo-piazza/173315/
Acqua ‘salata’ in Toscana: dopo il referendum
i cittadini invece di rispamiare pagano di più La beffa legata al caso Publiacqua, società pubblica al 60% (la parte privata è controllata dalla politica di ogni colore): la gente risparmia sui consumi, ma deve sborsare anche per quello che non ha utilizzatoIl numero uno di Publiacqua, Erasmo D'Angelis, con il suo mentore politico, il sindaco di Firenze Matteo Renzi L’Ambito territoriale ottimale (Ato) numero 3 del Medio Valdarno (territorio che comprende le 4 province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo), ha riconosciuto per i prossimi 10 anni al gestore Publiacqua una remunerazione sul capitale investito con un tasso del 7%, che ammonta in totale alla cifra di 294 milioni di euro. A questa cifra occorre aggiungere che gli utenti hanno già pagato in tariffa remunerazioni e ammortamenti per investimenti non effettuati per un valore di 38,4 milioni di euro. Altri 46 milioni dovranno essere resi a Pubbliacqua che li pretende per i minori consumi effettuati rispetto alle previsioni.
A denunciare la situazione, scagliandosi contro la holding Pubbliacqua e l’acquiescenza di alcuni sindaci di Ato3 è Piera Ballabio, capogruppo della lista civica Libero Mugello nel Comune di Borgo San Lorenzo. “Abbiamo esaminato nel dettaglio – afferma – la terza revisione tariffaria approvata il 17 dicembre 2010 dai sindaci che compongono Ato3. Con il documento, la maggioranza dei sindaci ha respinto la richiesta del comune di Firenze di prorogare al 2026 la concessione del servizio a Publiacqua. La revisione è stata poi allegata definitivamente ad una delibera del consiglio di amministrazione dell’Ato del 22 luglio 2011, approvata quindi dopo l’esito referendario, senza che vi sia stato il benché minimo accenno ai cambiamenti introdotti dal risultato delle urne”.
Oltre al danno, la beffa. I cittadini che si sono visti costretti a pagare di tasca loro la remunerazione del capitale (accordata a Pubbliacqua fino al 2021, anno in cui scade la concessione) e le spese per gli ammortamenti su investimenti non effettuati hanno pensato che la cifra sborsata in eccedenza gli venisse restituita nei prossimi anni. E’ successo invece l’esatto contrario: i risparmi sui consumi di acqua effettuati dai cittadini (3 milioni di metri cubi nel 2002, 4 nel 2004, 2 nel 2009) hanno smentito le previsioni di entrata di Publiacqua e così ai 14,70 milioni di euro, resi nel triennio appena trascorso, si aggiungono 46,2 milioni, che gli utenti stanno rendendo e renderanno nei prossimi tre anni.
Numeri di tutto rispetto, insomma, che stupiscono ancora di più se si pensa che Publiacqua, una società che vanta un fatturato da 160 milioni di euro, è pubblica al 60%. La quota restante è in mano alla Spa Acque Blu Fiorentine, un partner privato di cui Acea Spa detiene il 68,99%. Le altre quote sono delle Spa Ondeo Italia (22,83%), Mps Investments (8%). Il residuo 0,18% è detenuto dal CCC (Consorzio cooperative costruzioni) di Bologna, da Vianini lavori (società per azioni controllata dalla holding Caltagirone Spa) e dal Consorzio toscano cooperative (CTC).
A farla da padrone, tra i soci privati, è Acea, una delle principali multiutility italiane. La società, quotata in Borsa dal 1999, è il primo operatore nazionale nel settore idrico, il terzo nella distribuzione di elettricità e nella vendita di energia e il quinto nel settore ambientale. Il gruppo, che conta oltre 6.700 dipendenti, è a maggioranza pubblica: il Comune di Roma infatti ne detiene il 51%. Della restante quota il 15% è di Francesco Gaetano Caltagirone, l’11,5 della francese Suez Environnement (di cui il colosso GDF Suez S.A. è azionista al 35%), il 22,4% invece è diviso tra numerosi azionisti minoritari.
Se si analizza l’organigramma societario di Acea balzano agli occhi i nomi di due degli uomini d’oro dell’acqua italiana. A capo della società è stato messo, per volere del sindaco di Roma Gianni Alemanno, Giancarlo Cremonesi (ex-presidente dell’associazione dei costruttori romani), ora presidente di Confservizi, della Camera di commercio romana e di Unioncamere. Amministratore delegato di Acea è Marco Staderini, ex-consigliere Rai e presidente e amministratore di Lottomatica, in quota Udc. La sua nomina è stata sostenuta da Alemanno e da Caltagirone: Staderini è nome gradito a Pier Ferdinando Casini, genero di Caltagirone.
Come una nomina ai vertici di Acea è d’area casiniana, così la poltrona più importante di Pubbliacqua è occupata da Erasmo D’Angelis, vicino al sindaco di Firenze Matteo Renzi. Il presidente della partecipata che gestisce le risorse idriche di Ato3 e serve 49 Comuni in cui abita un terzo della popolazione regionale (circa 1 milione 277 mila abitanti) è un giornalista professionista. D’Angelis è stato capo della redazione fiorentina de il Manifesto e in passato ha portato avanti diverse battaglie all’interno di Legambiente, salvo poi sposare il progetto della variante di valico. In politica è sceso a fianco della Margherita, di cui è stato consigliere regionale in Toscana. Oggi D’Angelis è un sostenitore di un altro ex della Margherita, il primo cittadino di Firenze Matteo Renzi. Insieme a lui, a dar forza al blocco del rottamatore, si sono schierati due pilastri di Legambiente: il senatore Roberto Della Seta e l’onorevole Ermete Realacci. Il sostegno accordato a Renzi non ha tardato a dare i suoi frutti: terminato l’incarico in Regione, il sindaco fiorentino ha messo D’Angelis a capo di Pubbliacqua.
La partita che si gioca sull’acqua nel territorio toscano dell’Ato3 non può che attirare nuovi investitori privati: i cittadini consumano meno, ma pagano di più. L’affare c’è, e lo sanno bene gli attuali gestori della cordata fiorentina-romana. Ballabio, dati alla mano, parla di un futuro non esattamente roseo per le tasche dei cittadini che vivono nell’area gestita da Pubbliacqua: “Il risultato finale di questa terza revisione tariffaria è la crescita continua della tariffa nei prossimi dieci anni: nel 2021 l’acqua costerà il 33,7% in più, la fognatura sarà aumentata del 102,2% e la depurazione del 33,3%”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/acqua-salata-toscana-dopo-referendum-cittadini-invece-rispamiare-pagano/173329/
La mossa avviata da Acea - primo operatore idrico, società quotata in Borsa – che ha chiesto ad un giurista esperto quali armi tecniche utilizzare per contrastare la volontà dei cittadini italiani, è arrivata all’indomani del voto, dopo un Consiglio di amministrazione dove predominavano le facce cupe. Un parere contenuto in un documento di sedici pagine – che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – con la pesante firma dell’avvocato Giulio Napolitano, ordinario di diritto pubblico a Roma Tre, uno dei due figli del Presidente della Repubblica – che gira dallo scorso giugno riservatamente tra i gestori dell’acqua, citato nei Consigli di amministrazione di tante Spa che si occupano di risorse idriche. Un dossier articolato, inviato a Renato Conti, manager della multinazionale romana, a capo della Direzione funzione legale, quando nelle piazze ancora si festeggiava la vittoria dei Sì.
Due i quesiti che Acea ha posto poche ore dopo il risultato del referendum: “Conoscere il nuovo assetto normativo dei servizi pubblici locali, verificando la legittimità delle convenzioni” e “un parere in merito alla nuova disciplina delle tariffa”, chiedendo lumi sulla “legittimità e validità degli atti stipulati”. In altre parole Acea voleva essere rassicurata dalla voce autorevole di Giulio Napolitano sul mantenimento di quelle condizioni di gestione dell’acqua contestate da tanti comitati che avevano portato milioni di italiani ad esprimere il loro voto per una gestione pubblica del servizio idrico integrato.
L’importanza del documento – di per se assolutamente legittimo – sta nella data, il 24 giugno 2011. L’interpretazione giuridica contenuta anticipa le tesi sostenute poi in tutta Italia dalle Autorità d’Ambito, che fino ad oggi hanno negato la riduzione delle bollette dopo l’abrogazione referendaria del 7% di profitto garantito.
Acqua pubblica
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Chi pensava che con il referendum si potesse tornare alla gestione pubblica dell’acqua, secondo Giulio Napolitano si deve mettere l’anima in pace: con il risultato del voto “in nessun modo (…) è possibile trarre indicazioni prescrittive in ordine ad un ipotetico ritorno a forme di gestione integralmente pubblica dei servizi idrici”. Nulla da fare – almeno nell’immediato – anche per il secondo quesito, quello che ha eliminato il profitto garantito, considerato dai gestori privati dell’acqua come una vera e propria bomba atomica in grado di eliminare ogni convenienza nel business degli acquedotti.
“La valutazione dell’effettivo impatto dell’abrogazione referendaria – si legge nel parere inviato ad Acea – è resa più complessa (…) dal decreto legge 70/2011″, ovvero dalla norma del governo Berlusconi che ha creato l’Agenzia di vigilanza delle risorse idriche. Secondo Giulio Napolitano toccherà proprio a questo organismo modificare la tariffa, come poi hanno sostenuto i gestori in tutta Italia. Peccato che questo nuovo organismo non è stato creato fino ad oggi. E, secondo il documento, le conferenze dei sindaci non hanno nessun potere per cambiare immediatamente la tariffa, perché questa operazione non terrebbe conto del “costo finanziario della fornitura del servizio”. Una tesi che avrà un particolare successo, partendo dalla Puglia - che non ha abrogato il 7% ritenendolo, appunto, un costo finanziario – fino all’ultimo documento di fine ottobre della commissione di vigilanza delle risorse idriche.
Ma c’è di più, una sorta di cavallo di Troia che potrebbe garantire alle società private dell’acqua di mantenere inalterati i dividendi dopo il referendum: “Tutti gli investimenti già effettuati dal gestore – spiega Napolitano -, anche laddove le opere non siano completate, dovranno continuare a essere coperti e remunerati in base alla tariffa a suo tempo fissata dall’Autorità d’Ambito“. In altre parole, se l’investimento del gestore è ammortizzato anche sui prossimi anni, il 7% di remunerazione del capitale rimane, con buona pace del referendum.
Per capire l’importanza di questo punto occorre guardare da vicino i conti di Acea, scoprendo gli incredibili meccanismi – permessi da quella legge poi abrogata – che hanno portato a utili milionari. Quando Acea ha iniziato a gestire, ad esempio, l’acqua nella provincia di Roma, ha stimato il proprio valore – e quindi la base per il calcolo del profitto del 7% – in 894,34 milioni di euro. Una cifra che viene sommata, anno dopo anno, all’ammortamento degli investimenti, facendo così crescere esponenzialmente la remunerazione, che, dopo le tasse, finisce nei dividendi per gli azionisti (oltre al Comune di Roma, che detiene il 51%, il gruppo Caltagirone, la Suez e tanti altri investitori privati). Quel valore iniziale doveva essere confermato da una perizia fatta dalla conferenza dei sindaci, atto che, però, non è mai stato realizzato, come ha ammesso la stessa segreteria tecnica operativa. Questo meccanismo ha garantito ad Acea, per la sola gestione dell’acqua nella provincia di Roma, dal 2003 al 2008, 404 milioni di euro di remunerazione del capitale investito, una cifra che ha alimentato i conti – non sempre rosei – della holding romana. Ora è probabile che Acea consideri quella cifra iniziale – che valuta il suo valore basandosi su criteri come il posizionamento sul mercato e il management – come un investimento avvenuto prima del referendum, e quindi, secondo il parere chiesto al giurista, intoccabile.
La battaglia che i comitati hanno annunciato sotto il nome di “obbedienza civile” si preannuncia, dunque, campale. La difesa del voto dovrà passare per i meandri giuridici pronti a bloccare quella piccola rivoluzione di giugno che punta a difendere i beni comuni.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ecco-come-disinnesca-referendum-sullacqua-tutto-norma-legge/173509/
La piazza non basta, tantomeno il voto. Il Sì all’acqua pubblica uscito dalle urne rischia di vedere i suoi effetti allontanarsi nel tempo, imprigionando la volontà popolare nelle pastoie giuridiche della giustizia amministrativa. E’ questa la tattica che i gestori privati dell’acqua hanno messo in campo subito dopo il voto del 12 e 13 giugno scorsi. La mossa avviata da Acea - primo operatore idrico e società quotata in Borsa – è arrivata immediatamente dopo le urne. Un parere - contenuto in un documento di sedici pagine firmato dall’avvocato Giulio Napolitano - che fino ad oggi è circolato riservatamente tra i gestori dell’acqua. Tra cavilli, eccezioni e norme, il testo dice sostanzialmente una cosa: il Sì di 27 milioni di persone non è sufficiente ad intaccare profitto e gestione dell'acqua. Per gli amministratori delle società idriche è abbastanza per difendere lo status quo, e aspettare anni di ricorsi per adeguarsi ad eventuali sentenze amministrative di Andrea Palladino
"REFERENDUM TRADITO", LA MAPPA DEI PROVVEDIMENTI
L'ACQUA "SALATA" DELLA TOSCANA
“Tradito l’esito del referendum”
Il popolo dell’acqua di nuovo in piazza Leggi nazionali e norme locali contro quanto stabilito dai quesiti di giugno: da nord a sud, la mappa dei provvedimenti contrari alla volontà popolare. Con una eccezione: Napoli. E i comitati tornano a manifestare a Roma, dove tutto era iniziatoDi nuovo in piazza. E’ così che il popolo dell’acqua lotta. E’ così che lo fa ancora una volta, con una manifestazione a Roma. Un corteo da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità, proprio lì dove le bandiere dell’acqua sventolavano in festa a giugno, forti di un risultato “storico”. Già, perché è vero che il referendum del 12 e del 13 giugno è stato vinto – stravinto –, dopo 15 anni in cui le consultazioni dal basso all’italiana non erano riuscite a raggiungere sistematicamente il quorum. E’ vero che 27 milioni di italiani hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua. Ma è anche vero che, dicono i Comitati, la volontà popolare non solo non è stata rispettata, ma rischia di essere “cancellata”.
I movimenti per l’acqua si sentono “custodi” degli oltre 27 milioni di elettori ai referendum, e ritengono di esserlo anche per la giurisprudenza. In questi giorni piangono la scomparsa di Danielle Mitterand, “grande donna, attivista per l’acqua e per i diritti umani”, una signora “che apparteneva al mondo intero”. E’ anche nel suo nome che vogliono “far valere il mandato del popolo italiano, andando verso la ripubblicizzazione del servizio pubblico”.
“Si scrive acqua, si legge democrazia” è da sempre il motto di questo movimento. Ecco perché i comitati referendari, forti non solo del risultato di giugno ma anche di tutto quello che a quella vittoria ha portato (non ultimo aver raccolto un milione e 400mila firme per presentare i quesiti), solleveranno a giorni la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato presso la Corte Costituzionale. Il governo – spiegano – ha approvato infatti norme contrarie all’esito referendario. Norme, secondo la tesi dei giuristi del Forum – in “contrasto costituzionale” con il voto popolare, potere dello Stato tanto quanto l’esecutivo e del quale i Comitati referendari sono rappresentanti.
Ma cosa sta succedendo? Il punto è che dalle parti del potere centrale, ma anche da quelle della politica locale, il post-referendum è stato un proliferare di provvedimenti “lontani” da quanto espresso dagli italiani. Prima di tutto la manovra estiva, a nemmeno un mese dalla ratifica del Capo dello Stato del risultato del referendum – e quindi dall’abrogazione della norma (l’art.23bis del decreto Ronchi) che obbligava a mettere a gara la gestione dei servizi pubblici locali. Il l3 agosto, nell’articolo 4 della manovra, è stata approvata quella che i comitati chiamano una “fotocopia del decreto Ronchi”. Una norma che ricalcherebbe “fedelmente” l’art.23bis, reinserendo la liberalizzazione dei servizi pubblici locali abrogata dal primo quesito del referendum. Unica accortezza, la specifica: “tranne per il servizio idrico”. “Come se gli italiani avessero votato solo per l’acqua”, dice Marco Bersani di Attac Italia. “Tra l’altro sappiamo che l’intenzione è quella di inserire anche il servizio idrico”. E poi. Nella legge di stabilità si rinforza il concetto, stabilendo che i sindaci che non metteranno a gara i servizi pubblici locali entro il 31 marzo 2012 potranno essere commissariati o destituiti.
LOMBARDIA
Questo a livello nazionale. Ma anche tra gli enti locali c’è un bel fermento. A partire dal caso di Cremona. Gli acquedotti della provincia lombarda, infatti, “rischiano”, nonostante il referendum, di andare in gestione a una società mista. La conferenza dei sindaci dell’Ato, l’autorità d’ambito, doveva decidere l’affidamento del servizio idrico a una società misto pubblico-privata (60% in mano al pubblico, 40% in mano ai privati) per poi passare alla gara ad evidenza pubblica. Per ora la mobilitazione dei comitati per l’acqua pubblica, con un presidio di 250 persone lo scorso 22 novembre mentre era in corso l’assemblea dei sindaci, ha bloccato l’iter. I sindaci hanno fatto mancare il numero legale, ma il “pericolo” resta. L’articolo 23bis del decreto Ronchi obbligava a privatizzare entro il 31 dicembre 2011: abrogata quella norma con il primo quesito referendario, si fa riferimento – secondo i dettami della Corte Costituzionale – alla disciplina comunitaria, che prevede tutte le forme di gestione possibili, privatizzazione inclusa (ecco perché i Comitati per l’acqua pubblica ce l’hanno anche con l’Unione europea, rea di ammettere e anche spingere le liberalizzazioni, compresa quella del servizio idrico). E il “pericolo” resta, a Cremona e dintorni, anche rispetto alle intenzioni dell’amministrazione comunale (con il sindaco Oreste Perri in quota An-Pdl) e di quella provinciale (con Massimiliano Salini, uomo di Roberto Formigoni). Perché – dicono – necessari e urgenti sono gli interventi su acquedotti, fogne e depuratori, tubature e pozzi a rischio inquinamento. La stima dell’Ato è di una spesa di 371 milioni di euro per i prossimi due decenni. I Comuni, si sa, non godono di buona salute economica e l’allarme lanciato da Cremona è che lasciare il servizio in mano pubblica – come l’esito referendario richiederebbe – porterebbe ad un aumento delle tariffe per ovviare alla carenza di risorse.
TORINO
E poi c’è Torino, con Piero Fassino sindaco. E con la sua delibera per la privatizzazione delle aziende dei rifiuti e dei trasporti pubblici locali ancora in capo al Comune. Eppure il Pd, alla fine – tra se, ma, forse, chissà, però, ma anche – sul carro dei vincitori del referendum ci era salito, appoggiandolo. Per il momento, all’ombra della Mole, l’acqua resta fuori dalla delibera fassiniana, ma il problema resta. Nel “fare finta che gli italiani abbiano votato solo per il servizio idrico e non per tutti i servizi pubblici locali” e perché neanche l’acqua sembra veramente salva, annoverando tra i suoi potenziali nemici (a Torino ma anche nel resto d’Italia) persino il partito di Nichi Vendola.
PUGLIA
Sel è accusato di comportamenti “ambigui” di fronte all’esito referendario. E Vendola è un “sorvegliato speciale”. Perché quella dell’acqua come bene comune è stata a lungo una battaglia della quale il buon Nichi si è fatto carico in Puglia. E di fronte alla quale oggi risulta in “colpevole ritardo”: da ‘ormai troppo tempo’ il Comitato pugliese Acqua bene comune invita il governatore “a rendere finalmente Legge regionale” il Ddl che trasforma l’Acquedotto pugliese da S.p.A. in “azienda di diritto pubblico”. E da ‘ormai troppo tempo’ la risposta che Vendola avrebbe dato ai Comitati (ovvero che “l’iter è in capo al consiglio regionale e il presidente ha poteri limitati”, raccontano) al popolo dell’acqua, pugliese ma non solo, non basta più.
FIRENZE
Buone notizie arrivano invece da Firenze, dove è stata approvata in Commissione Ambiente – con voto trasversale di Sel, Pd e Pdl – la mozione sull’adeguamento all’esito del referendum di giugno delle bollette di Publiacqua. L’atto impegna ora l’amministrazione a presentare nella prima assemblea utile dell’Ato la proposta di adeguare la tariffa del servizio idrico all’esito referendario, abrogando il 7% di remunerazione garantita del capitale investito.
SALERNO E NAPOLI
A Salerno, secondo i Comitati, non si privatizza formalmente, ma la costituzione di una holding multiservizi, in cui è stata inserita anche la gestione del servizio idrico, rappresenta per il referendari il “primo passo verso la privatizzazione”. La giunta di centrosinistra, con a capo Vincenzo De Luca, ha, infatti, ceduto la Salerno Sistemi Spa, controllata dal Comune, alla Salerno Energia Spa, azienda mista di diritto privato. Sempre dalla Campania, però, arriva l’altra buona notizia, con Napoli. Il capoluogo partenopeo rappresenta, ad oggi, l’unico caso reale in Italia di pubblicizzazione del servizio idrico. La giunta di Luigi De Magistris ha trasformato l’Arin Spa, società a totale capitale pubblico, in un’azienda speciale chiamata “Acqua bene comune Napoli”. E’ quello che chiede il popolo dell’acqua: un ente di diritto pubblico a cui parteciperanno cittadini e lavoratori del Servizio idrico integrato. “Napoli lo ha fatto in tre mesi”, dice Paolo Carsetti. “Non si capisce perché nessun altro in Italia lo abbia fatto”.
ROMA
E nella Capitale cosa succede? Nessuno – ricorda il Forum – ha mai smentito la notizia diffusa alcuni giorni fa in merito al presunto finanziamento (200mila euro con causale “relazioni pubbliche”) da parte di Acea – della quale il Campidoglio detiene il 51% delle azioni – al comitato del “no” al referendum durante la campagna referendaria. Comitato cui fa capo anche Franco Bassanini, attuale presidente della Cassa depositi e prestiti, e il cui presidente è Walter Mazzitti. 200mila euro che sarebbero arrivati nelle casse del comitato per il no, movimentati – questa l’accusa – dall’amministratore delegato di Acea, Marco Staderini, e dal presidente della società Giancarlo Cremonesi, senza passare per il Cda.
di Angela Gennaro
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/tradito-lesito-referendum-popolo-dellacqua-nuovo-piazza/173315/
Acqua ‘salata’ in Toscana: dopo il referendum
i cittadini invece di rispamiare pagano di più La beffa legata al caso Publiacqua, società pubblica al 60% (la parte privata è controllata dalla politica di ogni colore): la gente risparmia sui consumi, ma deve sborsare anche per quello che non ha utilizzatoIl numero uno di Publiacqua, Erasmo D'Angelis, con il suo mentore politico, il sindaco di Firenze Matteo Renzi L’Ambito territoriale ottimale (Ato) numero 3 del Medio Valdarno (territorio che comprende le 4 province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo), ha riconosciuto per i prossimi 10 anni al gestore Publiacqua una remunerazione sul capitale investito con un tasso del 7%, che ammonta in totale alla cifra di 294 milioni di euro. A questa cifra occorre aggiungere che gli utenti hanno già pagato in tariffa remunerazioni e ammortamenti per investimenti non effettuati per un valore di 38,4 milioni di euro. Altri 46 milioni dovranno essere resi a Pubbliacqua che li pretende per i minori consumi effettuati rispetto alle previsioni.
A denunciare la situazione, scagliandosi contro la holding Pubbliacqua e l’acquiescenza di alcuni sindaci di Ato3 è Piera Ballabio, capogruppo della lista civica Libero Mugello nel Comune di Borgo San Lorenzo. “Abbiamo esaminato nel dettaglio – afferma – la terza revisione tariffaria approvata il 17 dicembre 2010 dai sindaci che compongono Ato3. Con il documento, la maggioranza dei sindaci ha respinto la richiesta del comune di Firenze di prorogare al 2026 la concessione del servizio a Publiacqua. La revisione è stata poi allegata definitivamente ad una delibera del consiglio di amministrazione dell’Ato del 22 luglio 2011, approvata quindi dopo l’esito referendario, senza che vi sia stato il benché minimo accenno ai cambiamenti introdotti dal risultato delle urne”.
Oltre al danno, la beffa. I cittadini che si sono visti costretti a pagare di tasca loro la remunerazione del capitale (accordata a Pubbliacqua fino al 2021, anno in cui scade la concessione) e le spese per gli ammortamenti su investimenti non effettuati hanno pensato che la cifra sborsata in eccedenza gli venisse restituita nei prossimi anni. E’ successo invece l’esatto contrario: i risparmi sui consumi di acqua effettuati dai cittadini (3 milioni di metri cubi nel 2002, 4 nel 2004, 2 nel 2009) hanno smentito le previsioni di entrata di Publiacqua e così ai 14,70 milioni di euro, resi nel triennio appena trascorso, si aggiungono 46,2 milioni, che gli utenti stanno rendendo e renderanno nei prossimi tre anni.
Numeri di tutto rispetto, insomma, che stupiscono ancora di più se si pensa che Publiacqua, una società che vanta un fatturato da 160 milioni di euro, è pubblica al 60%. La quota restante è in mano alla Spa Acque Blu Fiorentine, un partner privato di cui Acea Spa detiene il 68,99%. Le altre quote sono delle Spa Ondeo Italia (22,83%), Mps Investments (8%). Il residuo 0,18% è detenuto dal CCC (Consorzio cooperative costruzioni) di Bologna, da Vianini lavori (società per azioni controllata dalla holding Caltagirone Spa) e dal Consorzio toscano cooperative (CTC).
A farla da padrone, tra i soci privati, è Acea, una delle principali multiutility italiane. La società, quotata in Borsa dal 1999, è il primo operatore nazionale nel settore idrico, il terzo nella distribuzione di elettricità e nella vendita di energia e il quinto nel settore ambientale. Il gruppo, che conta oltre 6.700 dipendenti, è a maggioranza pubblica: il Comune di Roma infatti ne detiene il 51%. Della restante quota il 15% è di Francesco Gaetano Caltagirone, l’11,5 della francese Suez Environnement (di cui il colosso GDF Suez S.A. è azionista al 35%), il 22,4% invece è diviso tra numerosi azionisti minoritari.
Se si analizza l’organigramma societario di Acea balzano agli occhi i nomi di due degli uomini d’oro dell’acqua italiana. A capo della società è stato messo, per volere del sindaco di Roma Gianni Alemanno, Giancarlo Cremonesi (ex-presidente dell’associazione dei costruttori romani), ora presidente di Confservizi, della Camera di commercio romana e di Unioncamere. Amministratore delegato di Acea è Marco Staderini, ex-consigliere Rai e presidente e amministratore di Lottomatica, in quota Udc. La sua nomina è stata sostenuta da Alemanno e da Caltagirone: Staderini è nome gradito a Pier Ferdinando Casini, genero di Caltagirone.
Come una nomina ai vertici di Acea è d’area casiniana, così la poltrona più importante di Pubbliacqua è occupata da Erasmo D’Angelis, vicino al sindaco di Firenze Matteo Renzi. Il presidente della partecipata che gestisce le risorse idriche di Ato3 e serve 49 Comuni in cui abita un terzo della popolazione regionale (circa 1 milione 277 mila abitanti) è un giornalista professionista. D’Angelis è stato capo della redazione fiorentina de il Manifesto e in passato ha portato avanti diverse battaglie all’interno di Legambiente, salvo poi sposare il progetto della variante di valico. In politica è sceso a fianco della Margherita, di cui è stato consigliere regionale in Toscana. Oggi D’Angelis è un sostenitore di un altro ex della Margherita, il primo cittadino di Firenze Matteo Renzi. Insieme a lui, a dar forza al blocco del rottamatore, si sono schierati due pilastri di Legambiente: il senatore Roberto Della Seta e l’onorevole Ermete Realacci. Il sostegno accordato a Renzi non ha tardato a dare i suoi frutti: terminato l’incarico in Regione, il sindaco fiorentino ha messo D’Angelis a capo di Pubbliacqua.
La partita che si gioca sull’acqua nel territorio toscano dell’Ato3 non può che attirare nuovi investitori privati: i cittadini consumano meno, ma pagano di più. L’affare c’è, e lo sanno bene gli attuali gestori della cordata fiorentina-romana. Ballabio, dati alla mano, parla di un futuro non esattamente roseo per le tasche dei cittadini che vivono nell’area gestita da Pubbliacqua: “Il risultato finale di questa terza revisione tariffaria è la crescita continua della tariffa nei prossimi dieci anni: nel 2021 l’acqua costerà il 33,7% in più, la fognatura sarà aumentata del 102,2% e la depurazione del 33,3%”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/acqua-salata-toscana-dopo-referendum-cittadini-invece-rispamiare-pagano/173329/
animali dell'altro mondo in Italia fanno danni irreversibili
ANIMALI DELL'ALTRO MONDO
LE BESTIE 'ALIENE' ALLA CONQUISTA DELL'EUROPA
Si chiamano scoiattolo grigio, tartaruga azzannatrice, pesce siluro, gambero killer, cozza zebrata. Sono le specie alloctone che negli ultimi vent'anni la moltiplicazione dei viaggi, la globalizzazione e il cambio climatico hanno portato in Europa. Creano danni economici ma le forze per contrastarli sono poche
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/11/25/news/animali_dell_altro_mondo-25584263/
L'assalto delle bestie aliene
alla Fortezza Europa
Nel Vecchio Continente i costi causati all'agricoltura, alla pesca, alle foreste, alle infrastrutture dalle specie animali alloctone ammontano a 12 miliardi di euro l'anno, senza tenere conto dei guasti creati alla biodiversità. Ora la Ue si sta sforzando di coordinare gli sforzi per contrastare l'invasione. E l'Italia, paese-ponte tra due continenti, è in prima linea
IL FILTRO DEI MARI2
La cozza zebrata
più danni che benefici
E' un mollusco che viene dal Mar Caspio e dal Mar Nero, importato in Italia perché è formidabile nel depurare il suo habitat dalle sostanze chimiche inquinanti. Ma ha anche una grande capacità di incrostare e intasare tubi e griglie e di alterare gli ecosistemi che lo ospitano
LA DIFESA3
Trappole in porti e aeroporti
per catturare insetti dannosi
Parla Andrea Monaco, coordinatore del progetto Pasal che cataloga le specie alloctone nel Lazio. "Il porto di Civitavecchia e due scali internazionali come Fiumicino e Ciampino fanno della regione una porta d'accesso privilegiata per gli "invasori"
I NUMERI4
Per pesca e foreste
12 miliardi di danni
Si stima che siano circa 10mila le nuove specie presenti in Europa. Solo il gambero della Louisiana, nel Lazio, è costato al territorio 12 miliardi
I GRAFICI5
Li "trasportano"
e crescono più dell'uomo
Nel corso del 2010 il Cites ha accertato 202 reati penali, sequestrando 1.333 animali vivi. La lista delle specie che non possono essere importate è infatti lunga, ma andrebbe ulteriormente estesa
LE BESTIE 'ALIENE' ALLA CONQUISTA DELL'EUROPA
Si chiamano scoiattolo grigio, tartaruga azzannatrice, pesce siluro, gambero killer, cozza zebrata. Sono le specie alloctone che negli ultimi vent'anni la moltiplicazione dei viaggi, la globalizzazione e il cambio climatico hanno portato in Europa. Creano danni economici ma le forze per contrastarli sono poche
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/11/25/news/animali_dell_altro_mondo-25584263/
L'assalto delle bestie aliene
alla Fortezza Europa
Nel Vecchio Continente i costi causati all'agricoltura, alla pesca, alle foreste, alle infrastrutture dalle specie animali alloctone ammontano a 12 miliardi di euro l'anno, senza tenere conto dei guasti creati alla biodiversità. Ora la Ue si sta sforzando di coordinare gli sforzi per contrastare l'invasione. E l'Italia, paese-ponte tra due continenti, è in prima linea
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12 miliardi di danni
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e crescono più dell'uomo
Nel corso del 2010 il Cites ha accertato 202 reati penali, sequestrando 1.333 animali vivi. La lista delle specie che non possono essere importate è infatti lunga, ma andrebbe ulteriormente estesa
domenica 27 novembre 2011
i verdi si presentano: il futuro la nostra emergenza
I Verdi di Bonelli si presentano: “Il futuro è la nostra emergenza” Il fatto quotidiano 27 novembre 2011
Passati gli anni di Alfonso Pecoraro Scanio e superata la scissione verso Sinistra e Libertà di Vendola che è diventata appunto Sel con l'aggiunta della parola ecologia, ieri a Roma, Angelo Monelli ha presentato la nuova formazione politica dei Verdi che si chiama “Ecologisti e Reti civiche”. Un movimento che unisce sia il pensiero ambientalista storico del partito che l'intraprendenza di varie associazioni cittadine con un’ispirazione europea. “Nasce una nuova forza politica, ecologista e civica, perché un’altra Italia è possibile – spiega l'ex parlamentare - ed è di questo che l'Italia ha bisogno, per uscire dalla crisi economica, sociale e ambientale".
OGGI consigliere regionale laziale, eletto nel 2010, il presidente Bonelli ha lanciato subito le sue proposte per rianimare l'economia italiana nel rispetto dell’ambiente e del territorio senza nuovi investimenti: “In Italia esiste un'emergenza che si chiama futuro e a questa emergenza vogliamo rispondere creando lavoro con la Green economy, per affrontare la drammatica situazione del dissesto idrogeologico”. Ieri c'è stata l'assemblea costituente che si chiude oggi al teatro Vittoria di Roma: “Bisogna usare - ha aggiunto l’ex parlamentare - i fondi del Ponte sullo Stretto per aprire subito 100 mila cantieri per la difesa del suolo, investendo sulla mobilità pubblica e pulita, liberando le nostre città dallo smog e dal traffico. É necessario tagliare - ha concluso Bonelli - le spese militari.
Oggi nasce una nuova forza ecologista, civile e verde per modernizzare l’Italia e per dare una speranza agli italiani perchè
un’altra Italia è possibile”.
Infine Bonelli parla di alleanza possibili in vista del voto che, comunque andrà l'esperienza al governo di Mario Monti, arriverà fra poco più di un anno: “Vogliamo dare – aggiunge - un contributo di idee attraverso un confronto con il Partito Democratico, Italia dei Valori, Sel per costruire insieme il programma con il quale costruire un'altra Italia”. Rispetto all’esperienza nel governo di Romano Prodi, cinque anni fa esatti, il panorama politica è completamente cambiato, ma i Verdi sono tornati e vogliono farsi sentire .
Passati gli anni di Alfonso Pecoraro Scanio e superata la scissione verso Sinistra e Libertà di Vendola che è diventata appunto Sel con l'aggiunta della parola ecologia, ieri a Roma, Angelo Monelli ha presentato la nuova formazione politica dei Verdi che si chiama “Ecologisti e Reti civiche”. Un movimento che unisce sia il pensiero ambientalista storico del partito che l'intraprendenza di varie associazioni cittadine con un’ispirazione europea. “Nasce una nuova forza politica, ecologista e civica, perché un’altra Italia è possibile – spiega l'ex parlamentare - ed è di questo che l'Italia ha bisogno, per uscire dalla crisi economica, sociale e ambientale".
OGGI consigliere regionale laziale, eletto nel 2010, il presidente Bonelli ha lanciato subito le sue proposte per rianimare l'economia italiana nel rispetto dell’ambiente e del territorio senza nuovi investimenti: “In Italia esiste un'emergenza che si chiama futuro e a questa emergenza vogliamo rispondere creando lavoro con la Green economy, per affrontare la drammatica situazione del dissesto idrogeologico”. Ieri c'è stata l'assemblea costituente che si chiude oggi al teatro Vittoria di Roma: “Bisogna usare - ha aggiunto l’ex parlamentare - i fondi del Ponte sullo Stretto per aprire subito 100 mila cantieri per la difesa del suolo, investendo sulla mobilità pubblica e pulita, liberando le nostre città dallo smog e dal traffico. É necessario tagliare - ha concluso Bonelli - le spese militari.
Oggi nasce una nuova forza ecologista, civile e verde per modernizzare l’Italia e per dare una speranza agli italiani perchè
un’altra Italia è possibile”.
Infine Bonelli parla di alleanza possibili in vista del voto che, comunque andrà l'esperienza al governo di Mario Monti, arriverà fra poco più di un anno: “Vogliamo dare – aggiunge - un contributo di idee attraverso un confronto con il Partito Democratico, Italia dei Valori, Sel per costruire insieme il programma con il quale costruire un'altra Italia”. Rispetto all’esperienza nel governo di Romano Prodi, cinque anni fa esatti, il panorama politica è completamente cambiato, ma i Verdi sono tornati e vogliono farsi sentire .
Pontinia, ottime associazioni e bravi amministratori
Alcune affermazioni di amministratori o personaggi pubblici potrebbero aver diffuso opinioni parziali a proposito delle associazioni sulle quali sarebbe ingiusto generalizzare (http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/11/pontinia-le-associazioni-contro-i-tagli.html http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/11/pontinia-contro-i-tagli-le-proposte.html http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/11/pontinia-tagli-alle-associazioni.html
Da decenni suppliscono alle carenze degli enti pubblici, delle istituzioni su aspetti fondamentali della difesa e della qualita' della vita. Pensiamo alle associazioni che si occupano della donazione del sangue, dell'assistenza ai malati, delle persone e delle famiglie in difficolta' la prevenzione degli incidenti stradali, in difesa dell'ambiente. Anche Pontinia ha delle eccellenze in questo senso. Per esempio la rete per sostegno ai genitori con figli disabili http://www.associazionelarete.it/. Altro esempio notevole l'associazione Nemesis http://www.nemesisonlus.org/ che danni fa iniziative in favore di tante realta' di Pontinia, in Italia e nel mondo. Anche con rappresentazioni teatrali della Passione e con spettacoli e iniziative di socializzazione. Questa volta ha donato ben 10 mila euro per le opere pubbliche a Pontinia. Come riportato nella delibera di giunta n. 189 del 24/11/2011 “Approvazione progetto esecutivo lavori di sistemazione piazza kennedj. http://www.comune.pontinia.lt.it/mc/mc_attachment.php?x=4d6fe5104f1a224e7681466b38473237&mc=2165
Quindi non si possono mettere sullo stesso piano associazioni che fanno la loro attivita' solo con consistenti finanziamenti pubblici e altre che invece anziche' pesare sulla comunita' a questa donano tempo, attivita' iniziative, informazione e conoscenza e denaro. Come era successo nel 1986 quando i genitori della scuola elementare di Borgo Pasubio (meno di 200 famiglie) avevano contribuito con 10 milioni di lire dell'epoca ad acquistare laboratori, fotocopiatrice, strumenti vari, arredi e a realizzare la mensa per la scuola elementare e consentire lo svolgimento del prolungato. Da quei genitori sono nate diverse associazioni. Oppure quando nel gennaio del 2005 il coordinamento delle associazioni ha raccolto oltre mille euro da dare in beneficenza per l'ennesima catastrofe (maremoto e terremoto il famoso tsunami). Ecco ancora una volta bisogna la differenza tra le eccellenza, tra chi dona con amore e chi prende. Anche in questo si misurano i veri amministratori.
Ci piacerebbe leggere, qualche volta, per esempio che anche a Pontinia vengono scoperti i "furbetti". Cioè quelli che per prendere le borse di studio, per non pagare le tasse universitarie fanno inserire i propri figli nel nucleo familiare dei nonni pensionati abbassando i redditi familiari con genitori che lavorano entrambi, che prendono i contributi dalle istituzioni e che hanno diverse proprietà immobiliari e macchine. Oppure di quei genitori che hanno ville, lavorano in nero, si fanno settimane di vacanza all'anno e usufruiscono di agevolazioni, imposte ridotte o addirittura contributi. Che vengono perseguiti i proprietari delle aree edificabili che non pagano adeguatamente l'ICI e le altre imposte. Chissà perchè nessuno ha il coraggio di dichiarare che quella società che dovrebbe pagare 130 mila euro l'anno di Ici sia in regola con i pagamenti. E dire che di evasione di Ici ne scrive il revisore dei conti.....
Da decenni suppliscono alle carenze degli enti pubblici, delle istituzioni su aspetti fondamentali della difesa e della qualita' della vita. Pensiamo alle associazioni che si occupano della donazione del sangue, dell'assistenza ai malati, delle persone e delle famiglie in difficolta' la prevenzione degli incidenti stradali, in difesa dell'ambiente. Anche Pontinia ha delle eccellenze in questo senso. Per esempio la rete per sostegno ai genitori con figli disabili http://www.associazionelarete.it/. Altro esempio notevole l'associazione Nemesis http://www.nemesisonlus.org/ che danni fa iniziative in favore di tante realta' di Pontinia, in Italia e nel mondo. Anche con rappresentazioni teatrali della Passione e con spettacoli e iniziative di socializzazione. Questa volta ha donato ben 10 mila euro per le opere pubbliche a Pontinia. Come riportato nella delibera di giunta n. 189 del 24/11/2011 “Approvazione progetto esecutivo lavori di sistemazione piazza kennedj. http://www.comune.pontinia.lt.it/mc/mc_attachment.php?x=4d6fe5104f1a224e7681466b38473237&mc=2165
Quindi non si possono mettere sullo stesso piano associazioni che fanno la loro attivita' solo con consistenti finanziamenti pubblici e altre che invece anziche' pesare sulla comunita' a questa donano tempo, attivita' iniziative, informazione e conoscenza e denaro. Come era successo nel 1986 quando i genitori della scuola elementare di Borgo Pasubio (meno di 200 famiglie) avevano contribuito con 10 milioni di lire dell'epoca ad acquistare laboratori, fotocopiatrice, strumenti vari, arredi e a realizzare la mensa per la scuola elementare e consentire lo svolgimento del prolungato. Da quei genitori sono nate diverse associazioni. Oppure quando nel gennaio del 2005 il coordinamento delle associazioni ha raccolto oltre mille euro da dare in beneficenza per l'ennesima catastrofe (maremoto e terremoto il famoso tsunami). Ecco ancora una volta bisogna la differenza tra le eccellenza, tra chi dona con amore e chi prende. Anche in questo si misurano i veri amministratori.
Ci piacerebbe leggere, qualche volta, per esempio che anche a Pontinia vengono scoperti i "furbetti". Cioè quelli che per prendere le borse di studio, per non pagare le tasse universitarie fanno inserire i propri figli nel nucleo familiare dei nonni pensionati abbassando i redditi familiari con genitori che lavorano entrambi, che prendono i contributi dalle istituzioni e che hanno diverse proprietà immobiliari e macchine. Oppure di quei genitori che hanno ville, lavorano in nero, si fanno settimane di vacanza all'anno e usufruiscono di agevolazioni, imposte ridotte o addirittura contributi. Che vengono perseguiti i proprietari delle aree edificabili che non pagano adeguatamente l'ICI e le altre imposte. Chissà perchè nessuno ha il coraggio di dichiarare che quella società che dovrebbe pagare 130 mila euro l'anno di Ici sia in regola con i pagamenti. E dire che di evasione di Ici ne scrive il revisore dei conti.....
dopo i verdi nasce "ecologisti e rete civiche"
Nasce Ecologisti e Reti civiche
Il nuovo partito politico ambientalista Nato dall'unione di Abbiamo un sogno, Verdi, Costituente ecologista e Sindaci della buona amministrazione, il movimento punta alle prossime elezioni politiche e prende spunto dalla formazione lanciata in Francia da Daniel Cohn-Bendit Daniel Cohn-Bendit, leader del movimento ecologista francese Ecologista e legato alla società civile. Un nuovo soggetto politico vede la luce questo week end, con l’assemblea costituente al teatro Vittoria di Roma. Nel nome, Ecologisti e Reti civiche, sono racchiusi più concetti chiave: rispetto dell’ambiente, partecipazione dal basso, pacifismo, solidarietà, movimentismo, legalità. Un partito con un’ottica ribaltata rispetto ai partiti tradizionali, dove la condivisione dei contenuti venga prima di una leadership forte.
“E’ quello che ci ha caratterizzato fin dall’inizio, attraverso la convention dello scorso maggio“, spiega Michele Dotti, uno dei quattro coordinatori nazionali e tra gli ideatori dell’appello ‘Abbiamo un sogno’, che in un anno e mezzo ha raccolto 5mila adesioni online. La sua è una delle anime che, insieme a Verdi, Costituente ecologista e Sindaci della buona amministrazione hanno avviato il progetto di una nuova rete federata. Basata su un processo partecipativo, come hanno dimostrato una Carta degli intenti scritta a molte mani e un simbolo scelto con le primarie.
La nuova formazione politica ha tutte le intenzioni di presentarsi alle prossime elezioni. E con ambizioni di governo. “Quello che stiamo realizzando non è la rifondazione dei Verdi ma la nascita di una nuova forza ecologista, civica e verde che sarà collegata alla dimensione dei Verdi europei – spiega Angelo Bonelli, presidente del sole che ride -. Con questo processo federativo vogliamo dare vita a una sorta di Europe Ecologie, la formazione lanciata in Francia da Daniel Cohn-Bendit e che ha raccolto il 16% dei consensi”.
Alla costruzione dei contenuti programmatici hanno contribuito e continueranno a contribuire i seminari tematici. Mentre il legame con le realtà territoriali sarà garantito da circoli e agorà. Un nome non casuale, spiega Dotti, “perché dentro c’è il recupero del concetto di piazza e partecipazione”. Aggiunge Domenico Fingiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano) e rappresentante dei Sindaci della buona amministrazione: “I movimenti che contestano la Tav o il ponte sullo Stretto, nella loro esperienza locale, interpretano una politica alta e altra. Il nuovo soggetto politico sarà un’opportunità per tante persone che nei territori hanno dimostrato una grande voglia di politica. Perché quella attuale ha abdicato al suo ruolo”.
Forte il contributo dell’associazionismo ambientalista. Secondo Giuliano Tallone, ex presidente Lipu ed espressione di Costituente ecologista, “uno degli obiettivi sarà mettere al centro del dibattito pubblico temi come una gestione oculata del territorio e la salvaguardia di parchi e biodiversità. Per un progetto di società dell’immediato futuro che sia diversa da quella attuale”. Ecologisti e Reti civiche cercherà di fare comunicare più anime, che proprio a causa della loro frammentazione, non sono finora riuscite a esprimere appieno il loro potenziale a livello nazionale. “Con una sintesi daremo vita a una realtà plurale”, spiega Dotti. Che tra i primi provvedimenti che vorrebbe vedere realizzati elenca riqualificazione energetica, raccolta differenziata porta a porta, taglio alle spese per nuovi armamenti, prevenzione del dissesto idrogeologico e stop alle opere inutili: “Con una tale redistribuzione degli investimenti – dice – si creerebbero centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro”.
Considerati i temi messi al centro del progetto e il carattere movimentista della nuova formazione, resta da vedere quale sarà il rapporto con il Movimento 5 stelle, a cui nei mesi scorsi Bonelli ha già teso la mano. Secondo Fingiguerra, “la piattaforma politica di Ecologisti e Reti civiche è sovrapponibile al 90% con quella dei Cinque stelle. Non ci mettiamo in competizione con loro. Anzi auspichiamo confronto e collaborazione”. Alla due giorni romana prendono parte, tra gli altri, Claudia Bettiol, promotrice del Manifesto dei Beni comuni europei, il prete anticamorra don Aniello Manganiello, la scrittrice Dacia Maraini, il geologo Mario Tozzi, il meteorologo Luca Mercalli, la leader dei Verdi europei Daniel Cohn-Bendit, il presidente di Wwf Italia Stefano Leoni e Stefania Borgo, segretario nazionale dei Medici per l’Ambiente.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/nasce-ecologisti-reti-civiche-nuovo-partito-politico-ambientalista/173388/
Il nuovo partito politico ambientalista Nato dall'unione di Abbiamo un sogno, Verdi, Costituente ecologista e Sindaci della buona amministrazione, il movimento punta alle prossime elezioni politiche e prende spunto dalla formazione lanciata in Francia da Daniel Cohn-Bendit Daniel Cohn-Bendit, leader del movimento ecologista francese Ecologista e legato alla società civile. Un nuovo soggetto politico vede la luce questo week end, con l’assemblea costituente al teatro Vittoria di Roma. Nel nome, Ecologisti e Reti civiche, sono racchiusi più concetti chiave: rispetto dell’ambiente, partecipazione dal basso, pacifismo, solidarietà, movimentismo, legalità. Un partito con un’ottica ribaltata rispetto ai partiti tradizionali, dove la condivisione dei contenuti venga prima di una leadership forte.
“E’ quello che ci ha caratterizzato fin dall’inizio, attraverso la convention dello scorso maggio“, spiega Michele Dotti, uno dei quattro coordinatori nazionali e tra gli ideatori dell’appello ‘Abbiamo un sogno’, che in un anno e mezzo ha raccolto 5mila adesioni online. La sua è una delle anime che, insieme a Verdi, Costituente ecologista e Sindaci della buona amministrazione hanno avviato il progetto di una nuova rete federata. Basata su un processo partecipativo, come hanno dimostrato una Carta degli intenti scritta a molte mani e un simbolo scelto con le primarie.
La nuova formazione politica ha tutte le intenzioni di presentarsi alle prossime elezioni. E con ambizioni di governo. “Quello che stiamo realizzando non è la rifondazione dei Verdi ma la nascita di una nuova forza ecologista, civica e verde che sarà collegata alla dimensione dei Verdi europei – spiega Angelo Bonelli, presidente del sole che ride -. Con questo processo federativo vogliamo dare vita a una sorta di Europe Ecologie, la formazione lanciata in Francia da Daniel Cohn-Bendit e che ha raccolto il 16% dei consensi”.
Alla costruzione dei contenuti programmatici hanno contribuito e continueranno a contribuire i seminari tematici. Mentre il legame con le realtà territoriali sarà garantito da circoli e agorà. Un nome non casuale, spiega Dotti, “perché dentro c’è il recupero del concetto di piazza e partecipazione”. Aggiunge Domenico Fingiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano) e rappresentante dei Sindaci della buona amministrazione: “I movimenti che contestano la Tav o il ponte sullo Stretto, nella loro esperienza locale, interpretano una politica alta e altra. Il nuovo soggetto politico sarà un’opportunità per tante persone che nei territori hanno dimostrato una grande voglia di politica. Perché quella attuale ha abdicato al suo ruolo”.
Forte il contributo dell’associazionismo ambientalista. Secondo Giuliano Tallone, ex presidente Lipu ed espressione di Costituente ecologista, “uno degli obiettivi sarà mettere al centro del dibattito pubblico temi come una gestione oculata del territorio e la salvaguardia di parchi e biodiversità. Per un progetto di società dell’immediato futuro che sia diversa da quella attuale”. Ecologisti e Reti civiche cercherà di fare comunicare più anime, che proprio a causa della loro frammentazione, non sono finora riuscite a esprimere appieno il loro potenziale a livello nazionale. “Con una sintesi daremo vita a una realtà plurale”, spiega Dotti. Che tra i primi provvedimenti che vorrebbe vedere realizzati elenca riqualificazione energetica, raccolta differenziata porta a porta, taglio alle spese per nuovi armamenti, prevenzione del dissesto idrogeologico e stop alle opere inutili: “Con una tale redistribuzione degli investimenti – dice – si creerebbero centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro”.
Considerati i temi messi al centro del progetto e il carattere movimentista della nuova formazione, resta da vedere quale sarà il rapporto con il Movimento 5 stelle, a cui nei mesi scorsi Bonelli ha già teso la mano. Secondo Fingiguerra, “la piattaforma politica di Ecologisti e Reti civiche è sovrapponibile al 90% con quella dei Cinque stelle. Non ci mettiamo in competizione con loro. Anzi auspichiamo confronto e collaborazione”. Alla due giorni romana prendono parte, tra gli altri, Claudia Bettiol, promotrice del Manifesto dei Beni comuni europei, il prete anticamorra don Aniello Manganiello, la scrittrice Dacia Maraini, il geologo Mario Tozzi, il meteorologo Luca Mercalli, la leader dei Verdi europei Daniel Cohn-Bendit, il presidente di Wwf Italia Stefano Leoni e Stefania Borgo, segretario nazionale dei Medici per l’Ambiente.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/nasce-ecologisti-reti-civiche-nuovo-partito-politico-ambientalista/173388/
Pontinia, sentenza Trasco e le indennità da restituire
Pontinia, finora gli interessati hanno fatto finta di non capire Latina Oggi 26 novembre 2011
Indennità da restituire
Consiglieri e amministratori nel mirino del Comune. La giunta Tombolillo ha dato mandato ad un legale per difendere gli interessi dell’ente
IL Comune di Pontinia batte cassa e ricorre a tutti i mezzi per rimpinguare i conti dell'Ente utilizzando le norme di legge in materia di finanza pubblica.
Lo ha dimostrato con la delibera di giunta in cui il segretario generale, a seguito di specifica questione circa le indennità di funzione percepite dagli amministratori nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010. I diretti interessati sono stati avvisati dell'avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 11 della legge 241/90 per l'accertamento e recupero delle somme indebitamente percepite con invito a comunicare la propria posizione lavorativa nel periodo in cui ricoprivano la carica di amministratori.
Tuttavia, si legge nella premessa, nonostante i successivi solleciti inviati agli amministratori interessati alla eventuale restituzione delle somme, il Comune non è arrivato ancora ad alcuna soluzione della questione. Da questo orecchio insomma le persone interessate dal procedimento non vogliono proprio sentire. Alla faccia della trasparenza, tanto, troppo spesso sbandierata.
A parole. A questo punto, ritenuto doveroso da parte dell'ente municipale procedere al recupero delle somme che, per mero errore materiale, sono state corrisposte in più, come risulta nel prospetto elaborato dal responsabile del settore finanziario indicante per ciascun amministratore interessato le somme percepite e quelle da restituire, la giunta guidata dal sindaco Eligio Tombolillo ha incaricato l'avvocato Giulia Rocco per la difesa degli interessi e delle ragioni del Comune e demandare al responsabile del servizio i conseguenti adempimenti gestionali con particolare riferimento agli impegni contabili.
Pare che nella vicenda siano coinvolti diversi assessori, consiglieri e un ex sindaco. Antonella Subiaco
Indennità da restituire
Consiglieri e amministratori nel mirino del Comune. La giunta Tombolillo ha dato mandato ad un legale per difendere gli interessi dell’ente
IL Comune di Pontinia batte cassa e ricorre a tutti i mezzi per rimpinguare i conti dell'Ente utilizzando le norme di legge in materia di finanza pubblica.
Lo ha dimostrato con la delibera di giunta in cui il segretario generale, a seguito di specifica questione circa le indennità di funzione percepite dagli amministratori nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010. I diretti interessati sono stati avvisati dell'avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 11 della legge 241/90 per l'accertamento e recupero delle somme indebitamente percepite con invito a comunicare la propria posizione lavorativa nel periodo in cui ricoprivano la carica di amministratori.
Tuttavia, si legge nella premessa, nonostante i successivi solleciti inviati agli amministratori interessati alla eventuale restituzione delle somme, il Comune non è arrivato ancora ad alcuna soluzione della questione. Da questo orecchio insomma le persone interessate dal procedimento non vogliono proprio sentire. Alla faccia della trasparenza, tanto, troppo spesso sbandierata.
A parole. A questo punto, ritenuto doveroso da parte dell'ente municipale procedere al recupero delle somme che, per mero errore materiale, sono state corrisposte in più, come risulta nel prospetto elaborato dal responsabile del settore finanziario indicante per ciascun amministratore interessato le somme percepite e quelle da restituire, la giunta guidata dal sindaco Eligio Tombolillo ha incaricato l'avvocato Giulia Rocco per la difesa degli interessi e delle ragioni del Comune e demandare al responsabile del servizio i conseguenti adempimenti gestionali con particolare riferimento agli impegni contabili.
Pare che nella vicenda siano coinvolti diversi assessori, consiglieri e un ex sindaco. Antonella Subiaco
la strage di amianto e diossina: si muore di veleni
INCHIESTA/ Amianto, diossina, petrolchimica, discariche pericolose. Porto Marghera e Gela, Taranto e Porto Torres, Brindisi, Massa Carrara. Esiste una cartina, ben definita, dell'Italia malata. Dopo decenni l'eredità lasciata dall'inquinamento industriale degli anni 50-70 è molto pesante. Sono 44 in tutto i centri altamente tossici, dove il tasso di tumori dovuti a fattori ambientali è altissimo. Migliaia le vittime (10mila in più rispetto alla media in soli 8 anni) e a bonificare sono in pochi. L'Istituto superiore di Sanità ha tracciato una mappa (guardala) molto preoccupante. Taranto e Gela le realtà più drammatiche. I cittadini muoiono mangiando i prodotti delle loro terre e respirando aria tossica. E l'amianto killer è sempre più silenzioso: fa tremila morti l'anno (il primato è del Piemonte).
Per approfondire
http://affaritaliani.libero.it/cronache/amianto-diossina-morti-tumori-mappa2511111.html
La situazione di Taranto
http://affaritaliani.libero.it/cronache/inchiesta-a-taranto-si-muore-di-diossina261108.html
Per approfondire
http://affaritaliani.libero.it/cronache/amianto-diossina-morti-tumori-mappa2511111.html
La situazione di Taranto
http://affaritaliani.libero.it/cronache/inchiesta-a-taranto-si-muore-di-diossina261108.html
Pontinia, asili nido: Boschetto contro i "vecchi" amministratori
Latina Oggi 26 novembre 2011
Pontinia, l’assessore Boschetto pensa ai voucher
Asili in stand-by
Amministrazione divisa sulla gestione dei nidi
L’assessore ai servizi sociali del Comune di Pontinia Stefano Boschetto pensa alla soluzione dei voucher
LA questione degli asili nido
del Comune di Pontinia appare ancora poco chiara. Infatti nella commissione servizi sociali e all’interno della maggioranza continuano ad esserci due posizioni ben diverse rispetto al voucher da consegnare ai genitori per portare i propri figli agli asili della provincia. Da una parte il giovane delegato ai servizi sociali, Stefano Boschetto, che propende affinché questa iniziativa diventi effettiva e venga accolta dall’interra giunta.
D’altra parte, però, c’è un’altra parte di amministratori che propende per una pianificazione diversa: confermare la convenzione direttamente agli asili nido della città di Pontinia e non ai genitori. Le due strategie nascono da due visioni del servizio completamente diverse. Da una parte, infatti, Boschetto che, con l’introduzione del voucher da dare alla famiglie di Pontinia punta a dare un sostegno reale, diretto, a tutti coloro che devono portare i loro figli all’asilo nido.
In questo modo i genitori, con il voucher in mano, potranno scegliere di portare i propri figli sia nelle strutture di Pontinia sia in qualsiasi altro Comune di Latina.
L’altra corrente di pensiero punta a confermare la convenzione agli asili della città affinché le strutture possano avere un contributo per poter portare avanti la propria attività in città e, nello steso tempo, aiutare le famiglia. In questo modo, però, le famiglie saranno costrette, per poter usufruire dell’aiuto, a portare i propri figli nelle strutture di Pontinia. Adesso è in lavorazione un terzo regolamento che dovrà far chiarezza sulla questione e farà capire se questa volta vincerà la linea giovane di Boschetto o quella degli amministratori. Riccardo A. Colabattista
Pontinia, l’assessore Boschetto pensa ai voucher
Asili in stand-by
Amministrazione divisa sulla gestione dei nidi
L’assessore ai servizi sociali del Comune di Pontinia Stefano Boschetto pensa alla soluzione dei voucher
LA questione degli asili nido
del Comune di Pontinia appare ancora poco chiara. Infatti nella commissione servizi sociali e all’interno della maggioranza continuano ad esserci due posizioni ben diverse rispetto al voucher da consegnare ai genitori per portare i propri figli agli asili della provincia. Da una parte il giovane delegato ai servizi sociali, Stefano Boschetto, che propende affinché questa iniziativa diventi effettiva e venga accolta dall’interra giunta.
D’altra parte, però, c’è un’altra parte di amministratori che propende per una pianificazione diversa: confermare la convenzione direttamente agli asili nido della città di Pontinia e non ai genitori. Le due strategie nascono da due visioni del servizio completamente diverse. Da una parte, infatti, Boschetto che, con l’introduzione del voucher da dare alla famiglie di Pontinia punta a dare un sostegno reale, diretto, a tutti coloro che devono portare i loro figli all’asilo nido.
In questo modo i genitori, con il voucher in mano, potranno scegliere di portare i propri figli sia nelle strutture di Pontinia sia in qualsiasi altro Comune di Latina.
L’altra corrente di pensiero punta a confermare la convenzione agli asili della città affinché le strutture possano avere un contributo per poter portare avanti la propria attività in città e, nello steso tempo, aiutare le famiglia. In questo modo, però, le famiglie saranno costrette, per poter usufruire dell’aiuto, a portare i propri figli nelle strutture di Pontinia. Adesso è in lavorazione un terzo regolamento che dovrà far chiarezza sulla questione e farà capire se questa volta vincerà la linea giovane di Boschetto o quella degli amministratori. Riccardo A. Colabattista
sabato 26 novembre 2011
Pontinia: spese dei bagni e del consulente, cosa ne pensa l'assessore?
L'assessore alle finanze mi pare abbia dichiarato (più o meno) "basta spese pazze" oppure "basta agli sprechi" o "da adesso in poi spese oculate" (per lo meno questo gli attribuiscono gli organi di informazione). Chissà cosa ne pensa lo stesso assessore, per esempio, dell'importo speso per la realizzazione dei bagni nella torre idrica (http://pontiniaecologia.blogspot.com/2011/11/pontinia-27500-per-bagni-torre-idrica.html) che sono costati € 27.500,00 e pure per l'incarico al consulente in materia tributaria che per l'anno 2010 € 8.953,77 come da determina (http://www.comune.pontinia.lt.it/mc/mc_p_dettaglio.php#). E chissà se in questi quasi 9 mila euro sono compresi i compensi per avere fatto un errato ricorso alla commissione tributaria regionale dopo aver perso l'ennesimo ricorso in materia di ICI alla commissione provinciale contro una pensionata di circa 80 anni per recuperare circa 60 €.... Non sapremo nemmeno se in questo compenso sono comprese le attività di accertamento verso la società proponente il mega centro commerciale che (tra il valore dell'area sempre secondo gli organi di informazione e quanto dovuto sui fabbricati) dovrebbe pagare circa 130 mila euro l'anno. Oppure se vengono incassate le centinaia di migliaia di euro che dovrebbero pagare le aree edificabili e i fabbricati in corso di costruzione...
Pontinia, antenna Telecom, inquinamento elettromagnetico e danni cellulari
Domani Report su Rai 3 si occupa dei danni delle onde dei telefoni cellulari. Intanto sugli studi dei danni da campi elettromagnetici nuovi dubbi per il conflitto di interessi da parte di alcuni studiosi pagati dalle lobby delle aziende produttrici. Nel vincente programma elettorale della lista “Insieme per Pontinia” udc –pd che ha confermato Tombolillo sindaco c’era anche lo spostamento dell’antenna Telecom di viale Italia. Ricordiamo che la precedente giunta Tombolillo aveva eliminato il regolamento comunale sul posizionamento delle antenne telefoniche. E che l’amministrazione non ha mai recepito la legge regionale sull’ubicazione delle antenne telefoniche. C’è la speranza che ci sia qualche amministratore a Pontinia sensibile che si guardi il servizio e proponga finalmente un nuovo regolamento comunale? Giorgio libralato
«Cellulari e salute, stop ai conflitti d’interesse»
Francesca Romana Orlando
ELETTROSMOG. Parla Annie Sasco, Università di Bordeaux: «Danni da campi elettromagnetici, attenzione alle influenze delle lobby sulle ricerche». Intanto i fondi pubblici diminuiscono.
La dottoressa Annie Sasco dell’Università di Bordeaux in Francia ha presentato la classificazione dei campi elettromagnetici da radiofrequenza come possibile rischio cancerogeno (Classe 2B) da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), avvenuta lo scorso maggio. La decisione si è basata sul più grande studio epidemiologico mai condotto sui telefoni cellulari, Interphone, che mostra nei forti utilizzatori un aumento di alcuni tipi di tumore alla testa dopo 10 anni di esposizione.
Cosa succede con un uso dei cellulari più lungo di 10 anni?
Per alcuni fattori cancerogeni il rischio si presenta più tardi, come per esempio nel caso dell’amianto che ha un periodo di latenza di quarant’anni. La ricerca è solo all’inizio e serve un periodo di osservazione più lungo per sapere se ci sia o meno un rischio maggiore.
Lei attualmente lavora in Africa: com’è la situazione in quell’area in merito al rischio connesso ai campi elettromagnetici?
In Africa non si usa quasi più il telefono fisso lì dove c’era - e ce n’era già poco. Poiché ci sono meno antenne, inoltre, si devono usare potenze molto maggiori per far funzionare i dispositivi mobili. Questi paesi, poi, non possono permettersi studi epidemiologici per verificare quali saranno gli effetti sulla salute nei prossimi anni. Credo che ci sia una responsabilità morale delle multinazionali che dovrebbero usare le stesse regole dei paesi di origine in quelli in via di sviluppo, non solo per i telefonini, ma anche per i pesticidi, l’amianto e per altri fattori di inquinamento ambientale.
Nella ricerca sui campi elettromagnetici il problema del conflitto di interessi ha un ruolo determinante. Quali sono le conseguenze per chi dichiara il falso?
Non c’è una grande verifica delle dichiarazioni di conflitto di interessi da parte degli scienziati e, per questo, credo che i giornalisti investigativi abbiamo un ruolo importante. Lo scienziato che era stato incaricato di presiedere il gruppo della Iarc sui campi elettromagnetici, per esempio, non aveva dichiarato di avere un conflitto di interessi. è stata una giornalista svedese a trovare, con una semplice ricerca su Google, che Ahlbom era direttore della società di consulenze di suo fratello a Bruxelles che fa lobby per conto dell’industria delle telecomunicazioni. Così lo scienziato si è dimesso dall’incarico della Iarc.
Un’inchiesta della Bbc ha evidenziato che circa il 50% dei finanziamenti per il progetto sui campi elettromagnetici dell’Oms derivava dall’industria. Anche se ci sono sistemi di mascheramento della fonte di finanziamento, crede che l’industria possa avere un ruolo nelle scelte di certe agenzie internazionali?
Sì, certamente ha un ruolo. Io sono a favore di una ricerca completamente indipendente, ma temo che presto in Europa sarà sempre più difficile farla perché mancano investimenti pubblici. è una tendenza che si osserva in Italia, così come al Cern in Francia, dove non ci sono nuove assunzioni per rimpiazzare chi va in pensione e dove i ricercatori sono pagati malissimo.
Secondo lei si può parlare di crisi degli organismi internazionali, come l’Oms?
erto, io ne parlo ogni giorno. Penso che queste organizzazioni sovranazionali fossero molto importanti nel dopoguerra, ma adesso costano una fortuna e non svolgono più il loro ruolo.
http://terranews.it/news/2011/11/%C2%ABcellulari-e-salute-stop-ai-conflitti-d%E2%80%99interesse%C2%BB
Il telefono cellulare è rischioso per la salute?
28 anni dopo l’invenzione di Martin Cooper il telefonino ha raggiunto cinque miliardi di persone. A questa impressionante penetrazione nel sistema dei consumi è corrisposto un adeguato interessamento delle autorità sanitarie e dei governi per indagare gli eventuali effetti dannosi sulla salute?
Per la prima volta, quest’anno, l’organizzazione mondiale della sanità ha classificato le microonde emesse dal cellulare come “possibili cancerogene”.
Dietro questa classificazione ci sono stati colpi di scena e conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti.
L’inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata, prevalentemente, dalle industrie del settore.
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-dbe508b1-0a45-4bfa-8252-a727bbeb2efd.html
«Cellulari e salute, stop ai conflitti d’interesse»
Francesca Romana Orlando
ELETTROSMOG. Parla Annie Sasco, Università di Bordeaux: «Danni da campi elettromagnetici, attenzione alle influenze delle lobby sulle ricerche». Intanto i fondi pubblici diminuiscono.
La dottoressa Annie Sasco dell’Università di Bordeaux in Francia ha presentato la classificazione dei campi elettromagnetici da radiofrequenza come possibile rischio cancerogeno (Classe 2B) da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), avvenuta lo scorso maggio. La decisione si è basata sul più grande studio epidemiologico mai condotto sui telefoni cellulari, Interphone, che mostra nei forti utilizzatori un aumento di alcuni tipi di tumore alla testa dopo 10 anni di esposizione.
Cosa succede con un uso dei cellulari più lungo di 10 anni?
Per alcuni fattori cancerogeni il rischio si presenta più tardi, come per esempio nel caso dell’amianto che ha un periodo di latenza di quarant’anni. La ricerca è solo all’inizio e serve un periodo di osservazione più lungo per sapere se ci sia o meno un rischio maggiore.
Lei attualmente lavora in Africa: com’è la situazione in quell’area in merito al rischio connesso ai campi elettromagnetici?
In Africa non si usa quasi più il telefono fisso lì dove c’era - e ce n’era già poco. Poiché ci sono meno antenne, inoltre, si devono usare potenze molto maggiori per far funzionare i dispositivi mobili. Questi paesi, poi, non possono permettersi studi epidemiologici per verificare quali saranno gli effetti sulla salute nei prossimi anni. Credo che ci sia una responsabilità morale delle multinazionali che dovrebbero usare le stesse regole dei paesi di origine in quelli in via di sviluppo, non solo per i telefonini, ma anche per i pesticidi, l’amianto e per altri fattori di inquinamento ambientale.
Nella ricerca sui campi elettromagnetici il problema del conflitto di interessi ha un ruolo determinante. Quali sono le conseguenze per chi dichiara il falso?
Non c’è una grande verifica delle dichiarazioni di conflitto di interessi da parte degli scienziati e, per questo, credo che i giornalisti investigativi abbiamo un ruolo importante. Lo scienziato che era stato incaricato di presiedere il gruppo della Iarc sui campi elettromagnetici, per esempio, non aveva dichiarato di avere un conflitto di interessi. è stata una giornalista svedese a trovare, con una semplice ricerca su Google, che Ahlbom era direttore della società di consulenze di suo fratello a Bruxelles che fa lobby per conto dell’industria delle telecomunicazioni. Così lo scienziato si è dimesso dall’incarico della Iarc.
Un’inchiesta della Bbc ha evidenziato che circa il 50% dei finanziamenti per il progetto sui campi elettromagnetici dell’Oms derivava dall’industria. Anche se ci sono sistemi di mascheramento della fonte di finanziamento, crede che l’industria possa avere un ruolo nelle scelte di certe agenzie internazionali?
Sì, certamente ha un ruolo. Io sono a favore di una ricerca completamente indipendente, ma temo che presto in Europa sarà sempre più difficile farla perché mancano investimenti pubblici. è una tendenza che si osserva in Italia, così come al Cern in Francia, dove non ci sono nuove assunzioni per rimpiazzare chi va in pensione e dove i ricercatori sono pagati malissimo.
Secondo lei si può parlare di crisi degli organismi internazionali, come l’Oms?
erto, io ne parlo ogni giorno. Penso che queste organizzazioni sovranazionali fossero molto importanti nel dopoguerra, ma adesso costano una fortuna e non svolgono più il loro ruolo.
http://terranews.it/news/2011/11/%C2%ABcellulari-e-salute-stop-ai-conflitti-d%E2%80%99interesse%C2%BB
Il telefono cellulare è rischioso per la salute?
28 anni dopo l’invenzione di Martin Cooper il telefonino ha raggiunto cinque miliardi di persone. A questa impressionante penetrazione nel sistema dei consumi è corrisposto un adeguato interessamento delle autorità sanitarie e dei governi per indagare gli eventuali effetti dannosi sulla salute?
Per la prima volta, quest’anno, l’organizzazione mondiale della sanità ha classificato le microonde emesse dal cellulare come “possibili cancerogene”.
Dietro questa classificazione ci sono stati colpi di scena e conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti.
L’inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata, prevalentemente, dalle industrie del settore.
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-dbe508b1-0a45-4bfa-8252-a727bbeb2efd.html
Clini (ministro ambiente) e gli affari milionari in discarica nel Kenya
CLINI L’AFRICANO Il fatto quotidiano 26 novembre 2011
Un appalto milionario per una discarica in Kenya
Il neoministro sponsor di un’azienda senza requisiti di Gianni Barbacetto
Al centro di tutto la società Eurafrica: 10 mila euro di capitale, sede legale a Napoli e zero dipendenti
Corrado Clini l’Africano.
L’appellativo se l’è conquistato sul campo. Non era ancora il ministro dell’Ambiente che, fresco di nomina, corre a Rai Radio 2 a esternare la sua fede pro-nucleare e pro-Ogm. Era ancora direttore generale del ministero, a fianco di Alfonso Pecoraro Scanio (governo Prodi), prima di essere riconfermato anche da Stefania Prestigiacomo (governo Berlusconi).
Era il 2007 e Clini si era fatto notare come sostenitore e sponsor di una azienda che si era candidata a fare in Kenya, a spese del governo italiano, un lavoro per cui non aveva né gli uomini, né le capacità tecniche.
LA VICENDA nasce alla periferia di Nairobi. Qui sorge la discarica di Dandora, la più grande del Kenya. Un’immensa e maleodorante distesa di rifiuti che occupa 30 ettari e a cui arrivano le tonnellate di immondizia prodotta dai 4 milioni e mezzo di abitanti della città. Accanto a Dandora è cresciuto lo slum di Korogocho (“Ciò che non ha più alcun valore ”, in lingua kikuyu), dove abitano migliaia di persone che cercano di sopravvivere rovistando nella discarica. Il comboniano padre Alex Zanotelli ha abitato tra loro, in una baracca di Korogocho, e si è impegnato a chiedere alle autorità locali la bonifica dell’area. Sono stati proposti diversi progetti di bonifica.
Uno di questi, firmato dall’azienda italiana Jacorossi, prevede la chiusura della discarica e la nascita di una società partecipata dal Comune di Nairobi per gestire la raccolta dei rifiuti della città, con l’assunzione di almeno una parte di coloro che vivono rovistando nell’immondizia. È un progetto industriale, che prevede ricavi per chi vi s’impegna e non chiede aiuti di Stato. Si materializza però anche un altro progetto, presentato da una società sconosciuta, Eurafrica, con soli 10 mila euro di capitale, sede legale a Napoli, sede operativa a Roma e zero dipendenti.
TANTO PER cominciare, Eurafrica si appresta a incassare, per il solo studio di fattibilità, oltre 700 mila euro, erogati dal ministero italiano dell’Ambiente nell’ambito degli impegni internazionali legati al protocollo di Kyoto. In seguito, sarebbe arrivata la parte più consistente del business, del valore di oltre 30 milioni di dollari. A fare concretamente i lavori di bonifica sarebbero state due società proposte da Eurafrica, la britannica Atkins e la keniota Howard Hamprey.
Chi accredita Eurafrica presso i governi di Roma e di Nairobi è Clini. Ma chi c’è dietro la società che tanto sta a cuore al direttore generale? La sede di Napoli è in realtà l’abitazione dell’amministratore unico, Tiziana Perroni.
La sede operativa di Roma è intestata al socio di Eurafrica, Bruno Calzia. I due sono marito e moglie. Altro socio è Vittorio Travaglini. Direttore generale è Renzo Bernardi, che di mestiere fa il mercante d’armi, rappresentante di aziende italiane come la Beretta e la Oto Melara e internazionali come British Aerospace e la francese Sagem. Alex Zanotelli e i comboniani non ci stanno. Da dove spunta Eurafrica? Perché deve incassare dallo Stato oltre 700 mila euro per il solo progetto, quando la Jacorossi era disposta a impegnarsi senza chiedere un soldo? Perché deve guadagnare intermediando lavori fatti da altri? E perché Clini l’ha tanto a cuore? Padre Zanotelli queste domande le pone pubblicamente in una conferenza stampa, a Roma, il 12 ottobre 2007. Le stesse questioni vengono riproposte sul numero di novembre di Nigrizia, in un articolo firmato da padre Daniele Moschetti, che ha sostituito Zanotelli nella missione di Korogocho. Anche un giornalista italiano sempre molto attento alle vicende africane, Massimo Alberizzi del Corriere della Sera, scrive un articolo sull’affare Dandora che viene pubblicato sull’edizione online del quotidiano.
IL MINISTRO Pecoraro Scanio blocca l’operazione. Ma Corrado Clini e i responsabili di Eurafrica fanno partire una tripla querela per diffamazione: contro padre Zanotelli, contro padre Moschetti e contro Alberizzi. I giudici hanno già archiviato le accuse a Moschetti e Alberizzi. Nel primo decreto di archiviazione, il giudice scrive che anche “se alcune delle espressioni usate sono obiettivamente forti – perché sostanzialmente descrivono Eurafrica come società di speculatori che cercano di fare affari sulla pelle dei poveri – tuttavia non sono inutilmente sovrabbondanti o gratuitamente aggressive e offensive, descrivendo esattamente il motivo dei sospetti al tempo ritenuti gravare sulla società Eurafrica, all’epoca evidentemente sospettata di volersi accaparrare il coordinamento del progetto, pur se priva dei necessari requisiti di affidabilità e trasparenza”.
Prosciolto anche Alberizzi, “essendosi limitato a esprimere critiche argomentate e circostanziate e a riportare l’esito dei suoi accertamenti sulla vicenda”. Resta ancora aperto il procedimento contro padre Zanotelli. Alle sue domande, Clini l’Africano non ha mai risposto, ma intanto è diventato ministro della Repubblica
Un appalto milionario per una discarica in Kenya
Il neoministro sponsor di un’azienda senza requisiti di Gianni Barbacetto
Al centro di tutto la società Eurafrica: 10 mila euro di capitale, sede legale a Napoli e zero dipendenti
Corrado Clini l’Africano.
L’appellativo se l’è conquistato sul campo. Non era ancora il ministro dell’Ambiente che, fresco di nomina, corre a Rai Radio 2 a esternare la sua fede pro-nucleare e pro-Ogm. Era ancora direttore generale del ministero, a fianco di Alfonso Pecoraro Scanio (governo Prodi), prima di essere riconfermato anche da Stefania Prestigiacomo (governo Berlusconi).
Era il 2007 e Clini si era fatto notare come sostenitore e sponsor di una azienda che si era candidata a fare in Kenya, a spese del governo italiano, un lavoro per cui non aveva né gli uomini, né le capacità tecniche.
LA VICENDA nasce alla periferia di Nairobi. Qui sorge la discarica di Dandora, la più grande del Kenya. Un’immensa e maleodorante distesa di rifiuti che occupa 30 ettari e a cui arrivano le tonnellate di immondizia prodotta dai 4 milioni e mezzo di abitanti della città. Accanto a Dandora è cresciuto lo slum di Korogocho (“Ciò che non ha più alcun valore ”, in lingua kikuyu), dove abitano migliaia di persone che cercano di sopravvivere rovistando nella discarica. Il comboniano padre Alex Zanotelli ha abitato tra loro, in una baracca di Korogocho, e si è impegnato a chiedere alle autorità locali la bonifica dell’area. Sono stati proposti diversi progetti di bonifica.
Uno di questi, firmato dall’azienda italiana Jacorossi, prevede la chiusura della discarica e la nascita di una società partecipata dal Comune di Nairobi per gestire la raccolta dei rifiuti della città, con l’assunzione di almeno una parte di coloro che vivono rovistando nell’immondizia. È un progetto industriale, che prevede ricavi per chi vi s’impegna e non chiede aiuti di Stato. Si materializza però anche un altro progetto, presentato da una società sconosciuta, Eurafrica, con soli 10 mila euro di capitale, sede legale a Napoli, sede operativa a Roma e zero dipendenti.
TANTO PER cominciare, Eurafrica si appresta a incassare, per il solo studio di fattibilità, oltre 700 mila euro, erogati dal ministero italiano dell’Ambiente nell’ambito degli impegni internazionali legati al protocollo di Kyoto. In seguito, sarebbe arrivata la parte più consistente del business, del valore di oltre 30 milioni di dollari. A fare concretamente i lavori di bonifica sarebbero state due società proposte da Eurafrica, la britannica Atkins e la keniota Howard Hamprey.
Chi accredita Eurafrica presso i governi di Roma e di Nairobi è Clini. Ma chi c’è dietro la società che tanto sta a cuore al direttore generale? La sede di Napoli è in realtà l’abitazione dell’amministratore unico, Tiziana Perroni.
La sede operativa di Roma è intestata al socio di Eurafrica, Bruno Calzia. I due sono marito e moglie. Altro socio è Vittorio Travaglini. Direttore generale è Renzo Bernardi, che di mestiere fa il mercante d’armi, rappresentante di aziende italiane come la Beretta e la Oto Melara e internazionali come British Aerospace e la francese Sagem. Alex Zanotelli e i comboniani non ci stanno. Da dove spunta Eurafrica? Perché deve incassare dallo Stato oltre 700 mila euro per il solo progetto, quando la Jacorossi era disposta a impegnarsi senza chiedere un soldo? Perché deve guadagnare intermediando lavori fatti da altri? E perché Clini l’ha tanto a cuore? Padre Zanotelli queste domande le pone pubblicamente in una conferenza stampa, a Roma, il 12 ottobre 2007. Le stesse questioni vengono riproposte sul numero di novembre di Nigrizia, in un articolo firmato da padre Daniele Moschetti, che ha sostituito Zanotelli nella missione di Korogocho. Anche un giornalista italiano sempre molto attento alle vicende africane, Massimo Alberizzi del Corriere della Sera, scrive un articolo sull’affare Dandora che viene pubblicato sull’edizione online del quotidiano.
IL MINISTRO Pecoraro Scanio blocca l’operazione. Ma Corrado Clini e i responsabili di Eurafrica fanno partire una tripla querela per diffamazione: contro padre Zanotelli, contro padre Moschetti e contro Alberizzi. I giudici hanno già archiviato le accuse a Moschetti e Alberizzi. Nel primo decreto di archiviazione, il giudice scrive che anche “se alcune delle espressioni usate sono obiettivamente forti – perché sostanzialmente descrivono Eurafrica come società di speculatori che cercano di fare affari sulla pelle dei poveri – tuttavia non sono inutilmente sovrabbondanti o gratuitamente aggressive e offensive, descrivendo esattamente il motivo dei sospetti al tempo ritenuti gravare sulla società Eurafrica, all’epoca evidentemente sospettata di volersi accaparrare il coordinamento del progetto, pur se priva dei necessari requisiti di affidabilità e trasparenza”.
Prosciolto anche Alberizzi, “essendosi limitato a esprimere critiche argomentate e circostanziate e a riportare l’esito dei suoi accertamenti sulla vicenda”. Resta ancora aperto il procedimento contro padre Zanotelli. Alle sue domande, Clini l’Africano non ha mai risposto, ma intanto è diventato ministro della Repubblica
Formia, imbarazzo udc Forte, assessore difende il boss
Sabato 26 Novembre 2011|Edizione: LATINA|Pagina 51 Il Messaggero
di SANDRO GIONTI
«La città di Formia e, più in generale, l’intero territorio pontino non possono identificarsi con le zone calde dove, purtroppo, il fenomeno della criminalità è storicamente radicato». Lo afferma il sindaco Michele Forte che rileva che «è un errore generalizzare e confondere la vita pulita di una città con persone mandate in soggiorno obbligato sul nostro territorio a pochi chilometri di distanza dai luoghi di origine dove hanno commesso crimini. Un errore aggiunge che stiamo duramente scontando. Il problema andava affrontato in modo diverso inviando queste persone in soggiorno obbligato in altre zone del Paese e non al confine di Formia, dove a dividere le aree basta un semplice ponte». E sostiene infine che «è arrivato il momento di dire basta a queste invasioni non gradite, che sono iniziate dalla fine degli Anni 60» e che la città «deve ritrovare le ragioni dell’appartenenza, del suo vivere e operare sereno e tranquillo». Ma qual è il giudizio del sindaco sulla decisione dell’assessore alla polizia municipale, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, di assumere la difesa di uno degli arrestati, Calisto Bardellino? «Ho saputo tardi la notizia - risponde il sindaco con un certo imbarazzo - parlerò con lui domani (oggi per chi legge, ndr) - Cardillo Cupo, comunque, è un professionista e un assessore di riconosciuta serietà».
Il circolo «Impastato Milk» dei Giovani Democratici di Formia, intanto, chiede risposte «in ordine alla strategia che si intende attuare per affiancare, sotto il profilo politico, economico e culturale, l’energica attività delle forze dell’ordine e della magistratura».
RIPRODUZIONE RISERVATA
di SANDRO GIONTI
«La città di Formia e, più in generale, l’intero territorio pontino non possono identificarsi con le zone calde dove, purtroppo, il fenomeno della criminalità è storicamente radicato». Lo afferma il sindaco Michele Forte che rileva che «è un errore generalizzare e confondere la vita pulita di una città con persone mandate in soggiorno obbligato sul nostro territorio a pochi chilometri di distanza dai luoghi di origine dove hanno commesso crimini. Un errore aggiunge che stiamo duramente scontando. Il problema andava affrontato in modo diverso inviando queste persone in soggiorno obbligato in altre zone del Paese e non al confine di Formia, dove a dividere le aree basta un semplice ponte». E sostiene infine che «è arrivato il momento di dire basta a queste invasioni non gradite, che sono iniziate dalla fine degli Anni 60» e che la città «deve ritrovare le ragioni dell’appartenenza, del suo vivere e operare sereno e tranquillo». Ma qual è il giudizio del sindaco sulla decisione dell’assessore alla polizia municipale, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, di assumere la difesa di uno degli arrestati, Calisto Bardellino? «Ho saputo tardi la notizia - risponde il sindaco con un certo imbarazzo - parlerò con lui domani (oggi per chi legge, ndr) - Cardillo Cupo, comunque, è un professionista e un assessore di riconosciuta serietà».
Il circolo «Impastato Milk» dei Giovani Democratici di Formia, intanto, chiede risposte «in ordine alla strategia che si intende attuare per affiancare, sotto il profilo politico, economico e culturale, l’energica attività delle forze dell’ordine e della magistratura».
RIPRODUZIONE RISERVATA
venerdì 25 novembre 2011
Pontinia: rete fattorie sociali, il piano di risparmio di Donnarumma
Questa settimana nella pagina di Pontinia su “Il settimanale di Latina” gli articoli “rete fattorie sociali - Di Stefano eletto presidente nazionale” di Donatella Di Maria. “Il piano di risparmio di Donnarumma – nel calderone anche le associazioni” di Gianpaolo Danieli. “riflessioni sulla novità della settimana e primi bilanci dell'attività governativa locale, tra programma ed atti non sempre c'è continuità “di Giorgio Libralato
Pensarsi qui solo cento anni fa. Questo il titolo del "Pensiero breve" del Direttore, PIETRO ANTONELLI
Fino a cento anni fa, affacciandosi da Cori o Norma, Sermoneta o Sezze, si aveva davanti una grande macchia nera senza vita che di notte spariva completamente agli occhi di tutti. Dai dati del 2010 risulta che oggi in quella che una volta era una landa sconfinata quasi completamente disabitata abitano mezzo milione di persone distribuite tra Latina, Sabaudia, Anzio, Cisterna, Aprilia, Nettuno, Ardea, Velletri, Pontinia, Pomezia e Lanuvio, trasformando così una delle aree più disabitate dell'intera Penisola in una delle aree più densamente popolate.
Continua a leggere su Il Settimanale in edicola oppure acquista un abbonamento on line.
http://www.ilsettimanaledilatina.it/
Nel numero di sabato 19 novembre:
CONFERENZA "CONTRATTI DI RETE" di Donatella Di Maria
Il 24 Novembre alle ore 15,00 nel Teatro Fellini si terrà il convegno
organizzato da “CBA Studio Legale e Tributario” ed il Comune di Pontinia su “I
Contratti di rete”, un nuovo istituto giuridico che si pone come importante
novità nell’ambito delle reti di imprese. Nel corso degli ultimi anni dalla
nascita di tanti e diversi tipi di reti di imprese, quali consorzi, joint
ventures, raggruppamenti temporanei di aziende, si è sviluppata una situazione
complessa e variegata, che ha dato luogo a diversi problemi operativi, sia da
un punto di vista giuridico che strettamente economico. L’avvocato Claudio
Altobelli, senior associate CBA, chiarisce: “Il contratto di rete vuole essere
in primo luogo una risposta a questa situazione di incertezza, fornendo agli
operatori uno strumento di aggregazione tra imprese di più facile
intellegibilità e comprensione. Trattandosi di istituto di recente varo, il
contratto di rete presenta talune problematiche applicative che meritano di
essere affrontate e, nel breve, risolte, al fine di consentirne la diffusione
tra le imprese”. La conferenza si propone, appunto, di chiarire tutti gli
aspetti connessi a questo tema; sono previsti gli interventi delle autorità -
il sindaco Eligio Tombolillo e l’Assessore al Bilancio, l’avvocato Alfonso
Donnarumma- , del dottor Sergio Viceconte, Direttore di Confindustria Latina,
della dottoressa Sandra Verduci della Camera di Commercio di Latina. Saranno
presenti inoltre il dottor Maurizio Manfrin, Presidente della Cassa Rurale ed
Artigiana dell’Agro Pontino, l’avvocato Maria Dina Lisanti, partner CBA, che
esporrà gli aspetti propriamente civilistici, mentre quelli fiscali saranno
affrontati dalla dottoressa Roberta Moscaroli, senior associate CBA.
Particolare attenzione sarà prestata agli aspetti pratici della materia, con
presentazione di un interessante case history locale, l’Eneas Rete di Impresa
Pontina, le cui peculiarità saranno illustrate dal Presidente dottor Paolo
Marini.
Un’occasione importante per tutti i professionisti del settore, dunque, per
approfondire un argomento di così significativa centralità e innovatività; il
convegno, inoltre, è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Latina con
l’attribuzione di due crediti formativi.
Risolto il Giallo al Museo di Gianpaolo Danieli
Il giallo sull’apertura del museo della bonifica, oggi rinominato MAP (Museo Agro Pontino), è stato risolto martedì scorso in seduta Comunale. La frenata della Giunta era arrivata la scorsa settimana, alimentata da dubbi inerenti alle cattive condizioni in cui si ritrova lo spazio antistante alla struttura museale. Piazza Kennedy, ogni venerdì è il punto cruciale del mercato settimanale, non dimentichiamoci che la struttura già esistente dagli anni 50’ era il mercato coperto, dove alimentari di ogni genere erano venduti, operazione avvenuta fino ai 90’. Le incertezze che ruotavano intorno alla perfetta fruizione degli spazi, sono state deliberate positivamente. Con il contributo di 20 mila euro del bilancio comunale e 10 mila euro dal Circolo Culturale NEMESIS Onlus, per la realizzazione di un monumento prospiciente il museo, il problema sarà risolto in questo mese con la progettazione, la gara e i lavori di pulizia, riorganizzazione e abbellimento del piazzale. Un’impresa ardua, per l’Assessore Patrizia Sperlonga, cui ci tiene molto, soprattutto per le certezze che erano state date ai cittadini. Nonostante la maggioranza era divisa sulla decisione di posticipare l’apertura ancora di qualche mese, la forte volontà di rispettare gli accordi con i cittadini di Pontinia ha avuto la meglio. In una nota, Sperlonga ci spiega, “a proposito dei banchi che adesso occupano piazza Kennedy, il mercato sarà spostato verso viale Italia e via dei Volsci”. Pontinia, si può finalmente sentire soddisfatta, così come lo è il direttore scientifico Alessandro Cocchieri, in questo periodo impegnato nel sopralluogo dei lavori di allestimento che termineranno entro Novembre. Per l’Assessore Sperlonga, “La realizzazione del museo è stata possibile grazie alla volontà instancabile, alla partecipazione e alla collaborazione di molti cittadini”.
Dopo 6 mesi il primo bilancio della maggioranza PD -UDC di Giorgio Libralato
Dopo circa 6 mesi dell'amministrazione PD-UDC iniziamo a fare il primo
bilancio analizzando quanto accaduto confrontandolo con il programma
elettorale. Partiamo dalla raccolta differenziata che era ferma al 20%
e che la lista insieme per Pontinia con Tombolillo sindaco si
proponeva di arrivare al 60% nell'immediato in citta'. L'obbligo di
legge prevede il 60% sull'intero territorio e le stime dell'assessore
all'ambiente affermano di stare (in citt tra il 40 e il 50%. Quindi
questo obiettivo ben lontano. Poi la contrapposizione ai progetti
inquinanti (in particolare centrale a turbogas) di cui non ci sono
notizie se non un articolo apparso la scorsa settimana su Latina Oggi
che annunciava trionfalmente la compatibilita' della centrale grazie
alla sentenza del Consiglio di Stato. Questa sentenza in realta' e'
del novembre 2010, un anno fa, e conferma invece l'incompatibilita'
del progetto in quanto soggetto a rischio di incidente rilevato cosi'
come stabilito dal TAR di Latina e confermato dal Consiglio di Stato.
Nessuno ha compreso il motivo di questo articolo che e' sembrato volto
a delegittimare l'amministrazione comunale su uno dei pochi argomenti
che ha saputo validamente fronteggiare dal punto di vista ambientale.
Il progetto della centrale a turbogas a oggi ha la VIA (valutazione di
impatto ambientale) del 5/12/2005 (scaduta dopo 5 anni quindi lo
scorso dicembre) impugnata dal Comune di Pontinia con ricorso ancora
pendente, l'AIA (autorizzazione integrata ambientale) anch'essa
impugnata dal Comune con ricorso pendente e con il documento di
programmazione urbanistica RIR (per le attivita' soggette a rischio di
incidente rilevante). Tale documento RIR attesta l'incompatibilita' di
tutti le attivita' soggette a RIR (come la centrale a turbogas)
nell'area di Mazzocchio. Anche questo RIR (come il precedente
annullato da TAR e Consiglio di Stato) e' stato impugnato dalla
societa' proponente. Rimangono ancora irrisolte le questioni sulla
sicurezza delle opere connesse (metanodotto ed elettrodotto) per le
mancate risposte della societa' proponente. Poi c'era il completamento
del museo demo etno antropologico (poi diventato del territorio e
della bonifica) le cui opere sono state completate un mese fa, tolto
il cartello di cantiere ma, pare, vi sia il problema del parere
negativo dei Vigili del Fuoco. Non e' quindi ancora confermata
l'inaugurazione rimandata di anno in anno e da ultimo fissata al
18/12/2011 (Natale di Pontinia). Tra la programmazione e le opere
qualificanti c'erano nel programma elettorale il completamento e
l'attuazione dei piani particolareggiati urbanistici, per i quali non
ci sono rilevanti novita' in questi 6 mesi, la revisione e il piano di
viabilita' cittadina ed extra urbana. Anche per il traffico non ci
sono novita' di rilievo ne vi e' traccia negli atti amministrativi e
del calendario di discussione di tale piano. Il traffico e' una delle
note dolenti sia in citta' che nel resto del territorio comunale.
Invece si sta attuando l'isola ecologica sicuramente da migliorare.
Nessuna notizia dell'acquisizione della aree di parcheggio dietro il
comune e davanti la scuola Don Milani, ne del parco pubblico nella
zona Agas. Poi nel vincente programma elettorale c'era la cura e il
costante controllo delle piante frangivento lungo le strade comunali.
Nonostante le ripetute segnalazioni e richieste dei cittadini questa
estate c'e' stata la strage come piu' volte trattato.
Pensarsi qui solo cento anni fa. Questo il titolo del "Pensiero breve" del Direttore, PIETRO ANTONELLI
Fino a cento anni fa, affacciandosi da Cori o Norma, Sermoneta o Sezze, si aveva davanti una grande macchia nera senza vita che di notte spariva completamente agli occhi di tutti. Dai dati del 2010 risulta che oggi in quella che una volta era una landa sconfinata quasi completamente disabitata abitano mezzo milione di persone distribuite tra Latina, Sabaudia, Anzio, Cisterna, Aprilia, Nettuno, Ardea, Velletri, Pontinia, Pomezia e Lanuvio, trasformando così una delle aree più disabitate dell'intera Penisola in una delle aree più densamente popolate.
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Nel numero di sabato 19 novembre:
CONFERENZA "CONTRATTI DI RETE" di Donatella Di Maria
Il 24 Novembre alle ore 15,00 nel Teatro Fellini si terrà il convegno
organizzato da “CBA Studio Legale e Tributario” ed il Comune di Pontinia su “I
Contratti di rete”, un nuovo istituto giuridico che si pone come importante
novità nell’ambito delle reti di imprese. Nel corso degli ultimi anni dalla
nascita di tanti e diversi tipi di reti di imprese, quali consorzi, joint
ventures, raggruppamenti temporanei di aziende, si è sviluppata una situazione
complessa e variegata, che ha dato luogo a diversi problemi operativi, sia da
un punto di vista giuridico che strettamente economico. L’avvocato Claudio
Altobelli, senior associate CBA, chiarisce: “Il contratto di rete vuole essere
in primo luogo una risposta a questa situazione di incertezza, fornendo agli
operatori uno strumento di aggregazione tra imprese di più facile
intellegibilità e comprensione. Trattandosi di istituto di recente varo, il
contratto di rete presenta talune problematiche applicative che meritano di
essere affrontate e, nel breve, risolte, al fine di consentirne la diffusione
tra le imprese”. La conferenza si propone, appunto, di chiarire tutti gli
aspetti connessi a questo tema; sono previsti gli interventi delle autorità -
il sindaco Eligio Tombolillo e l’Assessore al Bilancio, l’avvocato Alfonso
Donnarumma- , del dottor Sergio Viceconte, Direttore di Confindustria Latina,
della dottoressa Sandra Verduci della Camera di Commercio di Latina. Saranno
presenti inoltre il dottor Maurizio Manfrin, Presidente della Cassa Rurale ed
Artigiana dell’Agro Pontino, l’avvocato Maria Dina Lisanti, partner CBA, che
esporrà gli aspetti propriamente civilistici, mentre quelli fiscali saranno
affrontati dalla dottoressa Roberta Moscaroli, senior associate CBA.
Particolare attenzione sarà prestata agli aspetti pratici della materia, con
presentazione di un interessante case history locale, l’Eneas Rete di Impresa
Pontina, le cui peculiarità saranno illustrate dal Presidente dottor Paolo
Marini.
Un’occasione importante per tutti i professionisti del settore, dunque, per
approfondire un argomento di così significativa centralità e innovatività; il
convegno, inoltre, è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Latina con
l’attribuzione di due crediti formativi.
Risolto il Giallo al Museo di Gianpaolo Danieli
Il giallo sull’apertura del museo della bonifica, oggi rinominato MAP (Museo Agro Pontino), è stato risolto martedì scorso in seduta Comunale. La frenata della Giunta era arrivata la scorsa settimana, alimentata da dubbi inerenti alle cattive condizioni in cui si ritrova lo spazio antistante alla struttura museale. Piazza Kennedy, ogni venerdì è il punto cruciale del mercato settimanale, non dimentichiamoci che la struttura già esistente dagli anni 50’ era il mercato coperto, dove alimentari di ogni genere erano venduti, operazione avvenuta fino ai 90’. Le incertezze che ruotavano intorno alla perfetta fruizione degli spazi, sono state deliberate positivamente. Con il contributo di 20 mila euro del bilancio comunale e 10 mila euro dal Circolo Culturale NEMESIS Onlus, per la realizzazione di un monumento prospiciente il museo, il problema sarà risolto in questo mese con la progettazione, la gara e i lavori di pulizia, riorganizzazione e abbellimento del piazzale. Un’impresa ardua, per l’Assessore Patrizia Sperlonga, cui ci tiene molto, soprattutto per le certezze che erano state date ai cittadini. Nonostante la maggioranza era divisa sulla decisione di posticipare l’apertura ancora di qualche mese, la forte volontà di rispettare gli accordi con i cittadini di Pontinia ha avuto la meglio. In una nota, Sperlonga ci spiega, “a proposito dei banchi che adesso occupano piazza Kennedy, il mercato sarà spostato verso viale Italia e via dei Volsci”. Pontinia, si può finalmente sentire soddisfatta, così come lo è il direttore scientifico Alessandro Cocchieri, in questo periodo impegnato nel sopralluogo dei lavori di allestimento che termineranno entro Novembre. Per l’Assessore Sperlonga, “La realizzazione del museo è stata possibile grazie alla volontà instancabile, alla partecipazione e alla collaborazione di molti cittadini”.
Dopo 6 mesi il primo bilancio della maggioranza PD -UDC di Giorgio Libralato
Dopo circa 6 mesi dell'amministrazione PD-UDC iniziamo a fare il primo
bilancio analizzando quanto accaduto confrontandolo con il programma
elettorale. Partiamo dalla raccolta differenziata che era ferma al 20%
e che la lista insieme per Pontinia con Tombolillo sindaco si
proponeva di arrivare al 60% nell'immediato in citta'. L'obbligo di
legge prevede il 60% sull'intero territorio e le stime dell'assessore
all'ambiente affermano di stare (in citt tra il 40 e il 50%. Quindi
questo obiettivo ben lontano. Poi la contrapposizione ai progetti
inquinanti (in particolare centrale a turbogas) di cui non ci sono
notizie se non un articolo apparso la scorsa settimana su Latina Oggi
che annunciava trionfalmente la compatibilita' della centrale grazie
alla sentenza del Consiglio di Stato. Questa sentenza in realta' e'
del novembre 2010, un anno fa, e conferma invece l'incompatibilita'
del progetto in quanto soggetto a rischio di incidente rilevato cosi'
come stabilito dal TAR di Latina e confermato dal Consiglio di Stato.
Nessuno ha compreso il motivo di questo articolo che e' sembrato volto
a delegittimare l'amministrazione comunale su uno dei pochi argomenti
che ha saputo validamente fronteggiare dal punto di vista ambientale.
Il progetto della centrale a turbogas a oggi ha la VIA (valutazione di
impatto ambientale) del 5/12/2005 (scaduta dopo 5 anni quindi lo
scorso dicembre) impugnata dal Comune di Pontinia con ricorso ancora
pendente, l'AIA (autorizzazione integrata ambientale) anch'essa
impugnata dal Comune con ricorso pendente e con il documento di
programmazione urbanistica RIR (per le attivita' soggette a rischio di
incidente rilevante). Tale documento RIR attesta l'incompatibilita' di
tutti le attivita' soggette a RIR (come la centrale a turbogas)
nell'area di Mazzocchio. Anche questo RIR (come il precedente
annullato da TAR e Consiglio di Stato) e' stato impugnato dalla
societa' proponente. Rimangono ancora irrisolte le questioni sulla
sicurezza delle opere connesse (metanodotto ed elettrodotto) per le
mancate risposte della societa' proponente. Poi c'era il completamento
del museo demo etno antropologico (poi diventato del territorio e
della bonifica) le cui opere sono state completate un mese fa, tolto
il cartello di cantiere ma, pare, vi sia il problema del parere
negativo dei Vigili del Fuoco. Non e' quindi ancora confermata
l'inaugurazione rimandata di anno in anno e da ultimo fissata al
18/12/2011 (Natale di Pontinia). Tra la programmazione e le opere
qualificanti c'erano nel programma elettorale il completamento e
l'attuazione dei piani particolareggiati urbanistici, per i quali non
ci sono rilevanti novita' in questi 6 mesi, la revisione e il piano di
viabilita' cittadina ed extra urbana. Anche per il traffico non ci
sono novita' di rilievo ne vi e' traccia negli atti amministrativi e
del calendario di discussione di tale piano. Il traffico e' una delle
note dolenti sia in citta' che nel resto del territorio comunale.
Invece si sta attuando l'isola ecologica sicuramente da migliorare.
Nessuna notizia dell'acquisizione della aree di parcheggio dietro il
comune e davanti la scuola Don Milani, ne del parco pubblico nella
zona Agas. Poi nel vincente programma elettorale c'era la cura e il
costante controllo delle piante frangivento lungo le strade comunali.
Nonostante le ripetute segnalazioni e richieste dei cittadini questa
estate c'e' stata la strage come piu' volte trattato.
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