tratto da https://ambientenonsolo.com/clima-estremo-e-adattamento-diseguale-mettono-alla-prova-la-resilienza-delleuropa/
dall'articolo di Marco Talluri: "Clima estremo e adattamento diseguale mettono alla prova la resilienza dell’Europa
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, tutti i Paesi hanno politiche nazionali di adattamento ma restano forti divari tra pianificazione e azione concreta
L’Europa si sta riscaldando più rapidamente del resto del mondo e gli effetti sono ormai visibili nella vita quotidiana di cittadini, territori ed economie. Temperature record, alluvioni, siccità e incendi sempre più intensi stanno mettendo alla prova la capacità del continente di prepararsi e reagire agli impatti della crisi climatica.
A lanciare l’allarme è l’Agenzia europea dell’ambiente, che ha pubblicato tre nuovi strumenti dedicati alla resilienza climatica: il rapporto “Climate resilience in Europe 2025 — progress and challenges”, un briefing sul ruolo dei piccoli comuni europei nell’adattamento e una nuova piattaforma interattiva sugli impatti climatici e la preparazione dell’Europa. Secondo l’EEA, dagli anni Ottanta l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno già prodotto danni enormi. Nell’Unione europea, tra il 1980 e il 2024, le perdite economiche complessive legate a questi eventi hanno raggiunto 822 miliardi di euro; un quarto di queste perdite si è concentrato nel solo periodo 2021-2024, segnale di un’accelerazione degli impatti. Le vittime registrate sono state oltre 441.000.
Il messaggio dell’Agenzia è chiaro: anche se la riduzione delle emissioni di gas serra resta indispensabile, gli impatti climatici continueranno a intensificarsi. Per questo adattamento e resilienza climatica sono diventati elementi essenziali per proteggere persone, infrastrutture, ecosistemi ed economia.
Tutti i Paesi hanno piani di adattamento ma non basta
Il nuovo rapporto dell’EEA offre una valutazione delle politiche e delle azioni nazionali di adattamento in 32 Paesi membri dell’Agenzia, sulla base dell’ultimo ciclo di rendicontazione previsto dal regolamento europeo sulla governance. Il quadro che emerge è fatto di progressi reali ma diseguali.
Nel 2025 tutti i Paesi EEA hanno adottato politiche nazionali di adattamento climatico. Tuttavia, secondo l’Agenzia, restano ampi divari tra la pianificazione e l’attuazione concreta. In molti casi non è ancora possibile capire con precisione se le misure adottate stiano davvero riducendo i rischi, perché i sistemi di monitoraggio, valutazione e apprendimento sono incompleti o molto diversi da Paese a Paese.
Le valutazioni dei rischi climatici sono ormai più diffuse, ma variano molto per metodo, copertura settoriale, aggiornamento e capacità di fornire una visione coerente dei rischi condivisi a livello europeo. Questo limita la possibilità di costruire politiche coordinate e rende più difficile confrontare l’efficacia delle azioni adottate.
Il problema non è solo tecnico. L’EEA segnala criticità nella governance multilivello, nella chiarezza delle responsabilità, nella capacità istituzionale e nella disponibilità di finanziamenti, soprattutto a livello regionale e locale. A questo si aggiunge un altro punto debole: vulnerabilità sociale ed equità non sono ancora integrate in modo sistematico nella pianificazione nazionale dell’adattamento.
Ondate di calore, alluvioni e siccità tra i rischi più temuti
Guardando al futuro, tutti i Paesi indicano ondate di calore e aumento delle temperature come rischi in forte crescita. Subito dopo vengono alluvioni e siccità. È un dato che conferma quanto già sperimentato negli ultimi anni anche in Italia: la crisi climatica non si manifesta come un fenomeno uniforme, ma attraverso eventi estremi diversi, spesso concatenati, che colpiscono salute, agricoltura, città, infrastrutture, disponibilità idrica e sistemi naturali.
Le ondate di calore rappresentano una minaccia crescente per la salute pubblica, soprattutto nelle aree urbane, dove l’effetto isola di calore aumenta l’esposizione delle persone più vulnerabili. Le alluvioni improvvise mettono sotto pressione territori urbanizzati, reti fognarie, infrastrutture e sistemi di protezione civile. Le siccità incidono su agricoltura, produzione energetica, ecosistemi e riserve idriche.
L’EEA sottolinea che l’Europa ha iniziato a costruire una base conoscitiva più solida sui rischi climatici, ma questa conoscenza non si traduce ancora sempre in azione coordinata. La sfida è passare da una fase di identificazione del rischio a un vero ciclo di politiche: prevenzione, azione anticipatoria, monitoraggio dei risultati e apprendimento condiviso.
Piccoli comuni in prima linea ma con poche risorse
Una parte importante del lavoro dell’Agenzia riguarda i piccoli comuni europei, che ospitano oltre il 40% della popolazione dell’Unione europea. Il briefing “Small but mighty — climate resilience in Europe’s small municipalities” mostra che molte piccole amministrazioni stanno già intervenendo sui rischi climatici, spesso con forte leadership locale e coinvolgimento delle comunità.
Il problema è che lo fanno con risorse limitate. I piccoli comuni hanno meno personale tecnico, minore capacità amministrativa, accesso più difficile ai finanziamenti e alle reti di conoscenza, e spesso responsabilità non chiaramente definite. Questo produce un ritardo nella formalizzazione delle politiche: solo il 16% dei piccoli comuni dispone di piani d’azione per l’adattamento, contro il 28% dei comuni più grandi.
Eppure proprio nei territori più piccoli si gioca una parte decisiva della resilienza europea. Molti rischi climatici sono locali: frane, allagamenti, gestione delle acque, ondate di calore, incendi, protezione degli anziani, sicurezza degli edifici pubblici, tutela delle attività agricole e turistiche.
L’EEA individua alcune condizioni che possono aiutare i piccoli comuni: governance multilivello efficace, quadri nazionali chiari, intermediari regionali capaci di fornire competenze e finanziamenti, accesso a reti di adattamento, scambio tra pari, leadership politica e comunitaria, integrazione dell’adattamento nei piani urbanistici, nei bilanci e nei regolamenti esistenti.
Gli esempi richiamati dall’Agenzia, da Ober-Grafendorf in Austria a Kajárpéc in Ungheria e Samsø in Danimarca, mostrano che anche le comunità più piccole possono rafforzare la resilienza climatica quando dispongono delle giuste condizioni abilitanti. Ma senza un sostegno strutturale, il rischio è che molte realtà restino indietro.
Una nuova piattaforma per leggere gli impatti climatici
Accanto ai rapporti, l’EEA ha lanciato anche una nuova piattaforma online, “Climate impacts and preparedness in Europe”, che raccoglie dati, indicatori, mappe interattive e proiezioni sugli eventi estremi legati alla crisi climatica. La piattaforma si concentra in particolare su ondate di calore, alluvioni, siccità e incendi, cioè i fenomeni che causano i maggiori danni a persone, ecosistemi ed economie europee.
L’obiettivo è offrire un punto di accesso unico alle conoscenze disponibili, utile a decisori pubblici, comunità locali e cittadini. La stessa piattaforma evidenzia che le perdite economiche causate dagli eventi estremi nell’UE hanno raggiunto 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024 e che ciascuno degli ultimi quattro anni rientra tra i cinque più costosi mai registrati.
Disporre di dati accessibili è fondamentale, ma non sufficiente. La questione decisiva è trasformare l’informazione in decisioni: dove costruire, come gestire il verde urbano, quali infrastrutture proteggere, come rafforzare i sistemi sanitari, quali priorità assegnare agli investimenti pubblici, come sostenere i territori più vulnerabili.
Verso un quadro europeo integrato per la resilienza
Il rapporto arriva in una fase importante per le politiche europee. Entro la fine del 2026 la Commissione europea dovrebbe presentare un Quadro integrato europeo per la resilienza climatica. Secondo l’EEA, questa sarà un’occasione per rafforzare le condizioni che rendono possibile l’adattamento: basi giuridiche più coerenti, responsabilità più chiare, migliori strumenti di coordinamento, finanziamenti adeguati e maggiore attenzione ai territori più piccoli.
La resilienza climatica non può essere considerata una politica separata. Deve entrare nelle scelte urbanistiche, nei trasporti, nella gestione dell’acqua, nella sanità, nella protezione civile, nell’agricoltura, nell’energia e nella pianificazione economica. In caso contrario, l’adattamento rischia di restare una somma di piani formali, incapaci di ridurre davvero l’esposizione ai rischi.
Per l’Italia, Paese già esposto a ondate di calore, siccità, alluvioni, frane e incendi, il messaggio dell’EEA è particolarmente rilevante. Serve rafforzare la capacità di azione dei territori, soprattutto dei comuni medi e piccoli, spesso chiamati ad affrontare emergenze sempre più complesse con risorse insufficienti.
Non lasciare indietro nessun territorio
La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. Le persone anziane, i bambini, chi vive in abitazioni inadatte, chi ha redditi bassi, chi lavora all’aperto o risiede in aree fragili è più esposto agli impatti. Per questo l’adattamento deve essere anche una politica di equità.
L’Europa ha iniziato a costruire strategie, piani e strumenti conoscitivi. Ma la nuova analisi dell’EEA mostra che il passaggio più difficile è ancora davanti: rendere l’adattamento concreto, misurabile, finanziato e accessibile a tutti i livelli di governo.
La resilienza climatica non è più una scelta rinviabile. È una condizione per proteggere salute, sicurezza, economia e qualità della vita. E, come ricorda l’Agenzia europea dell’ambiente, il tempo per prepararsi agli impatti che stanno già arrivando è sempre più breve."
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