Come accennato questa sera al primo punto all'odg del consiglio
comunale prevede la revoca della delibera n. 68 2011 di approvazione
della variante al PRG per la realizzazione di campo da golf.
http://www.comune.pontinia.lt.it/mc/mc_attachment.php?x=a100533be16b11c546f2fa44013b846f&mc=1975
Ancora un errore dopo le due delibere aventi per oggetto l'abrogazione
dei vincoli del PRG sui poderi?
Ovviamente, ancora una volta, l'amministrazione prosegue decisa nella
volontà contraria all'agricoltura e ripresenta la delibera correggendo
gli errori procedurali.
Giorgio Libralato
venerdì 28 ottobre 2011
centrali nucleari europee: insicure con terremoti e attacchi
Centrali nucleari. La mappa degli stress test
http://maps.google.com/maps/ms?vpsrc=0&ctz=-120&ie=UTF8&msa=0&msid=216439168024541302060.0004b03025c31b94269a1&t=m&source=embed&ll=50.233152,11.162109&spn=27.083774,54.492188
News - 28 ottobre, 2011
Vuoi sapere quali sono i risultati degli stress test effettuati sulle centrali nucleari? Ecco una mappa che permette a tutti i cittadini europei di leggere i dati in maniera semplice. Denunciamo finora un’analisi dei rischi incompleta e approssimata.
Visualizza Nuclear stress tests - an interactive map in una mappa di dimensioni maggiori http://maps.google.com/maps/ms?vpsrc=0&ctz=-120&ie=UTF8&msa=0&msid=216439168024541302060.0004b03025c31b94269a1&t=m&source=embed&ll=50.233152,11.162109&spn=27.083774,54.492188
Dopo il disastro di Fukushima in Giappone, l’Unione europea aveva chiesto di effettuare una serie di test, da pubblicare entro il 31 ottobre, sulla capacità degli impianti nucleari di resistere a eventi estremi, quali terremoti, inondazioni, mancanza di elettricità e malfunzionamento dell'impianto di raffreddamento.
A pochi giorni dalla scadenza molti enti nazionali per la sicurezza nucleare non hanno ancora reso pubblici i risultati, nonostante la specifica richiesta dell'European Nuclear Safety Regulators Group che ha progettato i test.
Una nostra analisi preliminare delle diecimila pagine pubblicate finora rivela numerose mancanze. Due esempi: non sono state analizzate situazioni quali l’occorrenza di danni contemporanei in più reattori (come è accaduto a Fukushima) e l’impatto di un aereo contro una centrale nucleare.
Pensare l'impensabile. Questo ci ha insegnato Fukushima e questo doveva essere fatto con gli stress test. Invece di un’analisi esaustiva ci troviamo pieni di incognite. Perchè non ci sono piani di evacuazione per le città e i villaggi intorno alle centrali? Perché le autorità non hanno considerato i rischi in caso di incidente a una centrale con più reattori, come avevano promesso? Perché è stato ignorato il rischio della caduta di un aereo su una centrale?
Denunciamo anche differenze sostanziali nella qualità dei dati pubblicati dai diversi Paesi. In alcuni Stati, come la Francia, nei quali il controllore nazionale è indipendente da chi possiede le centrali, i test sono risultati più completi e rigorosi. Altri paesi, quali Repubblica Ceca, Svezia e Regno Unito, hanno pubblicato dati di gran lunga più superficiali e parziali. Clamoroso è il caso della Repubblica Ceca, che con sei reattori sul proprio territorio ha presentato un rapporto di sole sette pagine. Una presa in giro, se si pensa che la Slovenia, con un solo reattore, ha presentato un rapporto di 177 pagine.
http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Centrali-nucleari-La-mappa-degli-stress-test-/
NUCLEARE
Centrali europee, i test rivelano
"Insicure con terremoti e attacchi"
Greenpeace analizza i risutati delle simulazioni effettuate dalla Ue dopo il disastro di Fukushima: "Previsione incompleta dei possibili rischi, dati approssimati". Non vengono considerate eventualità come attentati terroristici con aerei, né forniti piani di evacuazione
di ANTONIO CIANCIULLO
Centrali senza difesa di fronte a un attacco terroristico condotto con un aereo. Analisi senza una stima dell'effetto prodotto dalla somma di danni a più reattori. Procedure senza criteri omogenei per calcolare il rischio nei vari impianti. E' questo - secondo la denuncia di Greenpeace - il panorama sulla sicurezza degli impianti atomici europei che emerge dagli stress test decisi da Bruxelles dopo il disastro di Fukushima.
Gli ultimi dati devono ancora arrivare perché la richiesta dell'Unione europea era di pubblicare entro il 31 ottobre i risultati dei test ideati per misurare la capacità degli impianti nucleari di resistere a terremoti, inondazioni, mancanza di elettricità e crisi dell'impianto di raffreddamento. Ma sono già disponibili 10 mila pagine: una lettura decisamente poco agevole.
Greenpeace l'ha sintetizzata per mettere a disposizione dei cittadini europei una mappa facilmente consultabile, paese per paese, centrale per centrale. Si trova sul sito dell'organizzazione ambientalista 1: "Dallo studio che abbiamo fatto emerge un'analisi incompleta dei rischi e una preoccupante approssimazione sull'analisi dei dati", commenta il responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, Salvatore Barbera. "Ad esempio, non sono state analizzate le conseguenze prodotte da danni contemporanei in più reattori, come è accaduto a Fukushima. Non è stata prevista la possibilità dell'impatto di un aereo contro una centrale nucleare. Non sono stati forniti i piani di evacuazione per le città e i paesi vicini alle centrali".
Inoltre, prosegue Greenpeace, in paesi come la Francia, in cui il controllore nazionale è indipendente da chi possiede le centrali, i test sono risultati più completi e rigorosi, mentre paesi come la Svezia e il Regno Unito hanno pubblicato dati più superficiali e parziali. Clamoroso è poi il caso della Repubblica Ceca, che con sei reattori sul proprio territorio ha presentato un rapporto di sole sette pagine.
Nei prossimi giorni arriveranno le analisi ufficiali delle agenzie e dei governi. E allora si potrà dare un giudizio più preciso. Ma da questo primo check la strada del nucleare sembra in salita. Anche perché la moltiplicazione dei rischi, e il conseguente aumento dei costi legato al tentativo di migliorare la sicurezza, stanno paralizzando il settore. Con un gruppo di paesi che ha già proclamato l'uscita dal club dell'atomo (Italia, Austria, Germania, Svizzera), un paese che ha dichiarato di non voler mettere un euro di fondi pubblici sulle nuove centrali (Gran Bretagna) e un gruppo di paesi dell'est che deve faticosamente chiudere i conti con una gestione ad altissimo rischio dell'atomo, anche la sicurezza francese comincia a incrinarsi: in un'Europa sempre più proiettata verso una riduzione del peso del nucleare una monocoltura energetica basata sull'atomo potrebbe rivelarsi piuttosto costosa.
(28 ottobre 2011)
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/10/28/news/nucleare_sicurezza-24020698/?ref=HREC1-7
http://maps.google.com/maps/ms?vpsrc=0&ctz=-120&ie=UTF8&msa=0&msid=216439168024541302060.0004b03025c31b94269a1&t=m&source=embed&ll=50.233152,11.162109&spn=27.083774,54.492188
News - 28 ottobre, 2011
Vuoi sapere quali sono i risultati degli stress test effettuati sulle centrali nucleari? Ecco una mappa che permette a tutti i cittadini europei di leggere i dati in maniera semplice. Denunciamo finora un’analisi dei rischi incompleta e approssimata.
Visualizza Nuclear stress tests - an interactive map in una mappa di dimensioni maggiori http://maps.google.com/maps/ms?vpsrc=0&ctz=-120&ie=UTF8&msa=0&msid=216439168024541302060.0004b03025c31b94269a1&t=m&source=embed&ll=50.233152,11.162109&spn=27.083774,54.492188
Dopo il disastro di Fukushima in Giappone, l’Unione europea aveva chiesto di effettuare una serie di test, da pubblicare entro il 31 ottobre, sulla capacità degli impianti nucleari di resistere a eventi estremi, quali terremoti, inondazioni, mancanza di elettricità e malfunzionamento dell'impianto di raffreddamento.
A pochi giorni dalla scadenza molti enti nazionali per la sicurezza nucleare non hanno ancora reso pubblici i risultati, nonostante la specifica richiesta dell'European Nuclear Safety Regulators Group che ha progettato i test.
Una nostra analisi preliminare delle diecimila pagine pubblicate finora rivela numerose mancanze. Due esempi: non sono state analizzate situazioni quali l’occorrenza di danni contemporanei in più reattori (come è accaduto a Fukushima) e l’impatto di un aereo contro una centrale nucleare.
Pensare l'impensabile. Questo ci ha insegnato Fukushima e questo doveva essere fatto con gli stress test. Invece di un’analisi esaustiva ci troviamo pieni di incognite. Perchè non ci sono piani di evacuazione per le città e i villaggi intorno alle centrali? Perché le autorità non hanno considerato i rischi in caso di incidente a una centrale con più reattori, come avevano promesso? Perché è stato ignorato il rischio della caduta di un aereo su una centrale?
Denunciamo anche differenze sostanziali nella qualità dei dati pubblicati dai diversi Paesi. In alcuni Stati, come la Francia, nei quali il controllore nazionale è indipendente da chi possiede le centrali, i test sono risultati più completi e rigorosi. Altri paesi, quali Repubblica Ceca, Svezia e Regno Unito, hanno pubblicato dati di gran lunga più superficiali e parziali. Clamoroso è il caso della Repubblica Ceca, che con sei reattori sul proprio territorio ha presentato un rapporto di sole sette pagine. Una presa in giro, se si pensa che la Slovenia, con un solo reattore, ha presentato un rapporto di 177 pagine.
http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Centrali-nucleari-La-mappa-degli-stress-test-/
NUCLEARE
Centrali europee, i test rivelano
"Insicure con terremoti e attacchi"
Greenpeace analizza i risutati delle simulazioni effettuate dalla Ue dopo il disastro di Fukushima: "Previsione incompleta dei possibili rischi, dati approssimati". Non vengono considerate eventualità come attentati terroristici con aerei, né forniti piani di evacuazione
di ANTONIO CIANCIULLO
Centrali senza difesa di fronte a un attacco terroristico condotto con un aereo. Analisi senza una stima dell'effetto prodotto dalla somma di danni a più reattori. Procedure senza criteri omogenei per calcolare il rischio nei vari impianti. E' questo - secondo la denuncia di Greenpeace - il panorama sulla sicurezza degli impianti atomici europei che emerge dagli stress test decisi da Bruxelles dopo il disastro di Fukushima.
Gli ultimi dati devono ancora arrivare perché la richiesta dell'Unione europea era di pubblicare entro il 31 ottobre i risultati dei test ideati per misurare la capacità degli impianti nucleari di resistere a terremoti, inondazioni, mancanza di elettricità e crisi dell'impianto di raffreddamento. Ma sono già disponibili 10 mila pagine: una lettura decisamente poco agevole.
Greenpeace l'ha sintetizzata per mettere a disposizione dei cittadini europei una mappa facilmente consultabile, paese per paese, centrale per centrale. Si trova sul sito dell'organizzazione ambientalista 1: "Dallo studio che abbiamo fatto emerge un'analisi incompleta dei rischi e una preoccupante approssimazione sull'analisi dei dati", commenta il responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, Salvatore Barbera. "Ad esempio, non sono state analizzate le conseguenze prodotte da danni contemporanei in più reattori, come è accaduto a Fukushima. Non è stata prevista la possibilità dell'impatto di un aereo contro una centrale nucleare. Non sono stati forniti i piani di evacuazione per le città e i paesi vicini alle centrali".
Inoltre, prosegue Greenpeace, in paesi come la Francia, in cui il controllore nazionale è indipendente da chi possiede le centrali, i test sono risultati più completi e rigorosi, mentre paesi come la Svezia e il Regno Unito hanno pubblicato dati più superficiali e parziali. Clamoroso è poi il caso della Repubblica Ceca, che con sei reattori sul proprio territorio ha presentato un rapporto di sole sette pagine.
Nei prossimi giorni arriveranno le analisi ufficiali delle agenzie e dei governi. E allora si potrà dare un giudizio più preciso. Ma da questo primo check la strada del nucleare sembra in salita. Anche perché la moltiplicazione dei rischi, e il conseguente aumento dei costi legato al tentativo di migliorare la sicurezza, stanno paralizzando il settore. Con un gruppo di paesi che ha già proclamato l'uscita dal club dell'atomo (Italia, Austria, Germania, Svizzera), un paese che ha dichiarato di non voler mettere un euro di fondi pubblici sulle nuove centrali (Gran Bretagna) e un gruppo di paesi dell'est che deve faticosamente chiudere i conti con una gestione ad altissimo rischio dell'atomo, anche la sicurezza francese comincia a incrinarsi: in un'Europa sempre più proiettata verso una riduzione del peso del nucleare una monocoltura energetica basata sull'atomo potrebbe rivelarsi piuttosto costosa.
(28 ottobre 2011)
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/10/28/news/nucleare_sicurezza-24020698/?ref=HREC1-7
Equitalia minacce e lettere minatorie
Equitalia, minacce e lettere minatorie Lavoratori a rischio, ma nessun intervento La denuncia della Confederazione unitaria di base dell'Agenzia che si occupa di riscossione tributi: "Azienda e altri sindacati facciano chiarezza sul ruolo di Equitalia che è l’ultimo anello della catena. Chi scrive le leggi tira il sasso e nasconde la mano"In questo momento, molto probabilmente, il peggior impiego è il loro. Nella speciale classifica dei meno amati, i lavoratori di Equitalia hanno sicuramente scalzato gli ausiliari del traffico, quelli che danno le multe a chi non paga il parcheggio sulle strisce blu.
Equitalia è una società per azioni a totale capitale pubblico (51% Agenzia delle Entrate, 49 Inps) incaricata della riscossione nazionale dei tributi e contributi. “Il suo fine – si legge nel sito ufficiale – è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all’efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente”. Ma per la maggior parte dei suddetti contribuenti la società ha la stessa fama di un cartello di usurai, dato l’ingrato compito di riscuotere con solerzia anche il più piccolo tributo, con i metodi più convincenti (pignoramenti e simili) in tempi brevissimi (il termine massimo in genere è 90 giorni).
L’intero arco costituzionale è loro ostile, con Beppe Grillo e Umberto Bossi a contendersi lo scettro del nemico numero uno. Le sedi Equitalia sono uno dei bersagli preferiti delle manifestazioni “indignate” e a Torino (dove il leader cittadino dell’Udc, Alberto Goffi, da tempo imposta le sue campagne elettorali in aperta polemica con i riscossori di Stato) sono andati oltre: lo scorso 3 ottobre una busta con una strana polvere bianca e l’inequivocabile scritta “crepate” è stata spedita alla sede centrale di via Arcivescovado. Nove dipendenti hanno trascorso la notte in quarantena, senza poter uscire dall’ufficio, mentre all’esterno Polizia e Vigili del Fuoco transennavano l’intera zona. Una scena che si è ripetuta due giorni dopo e, per quanto le analisi non abbiano rilevato alcunché di nocivo nella polvere bianca, l’inquietudine dei lavoratori Equitalia è palese e comprensibile: “Abbiamo tutta l’opinione pubblica contro – dichiara Dante Castellani, lavoratore dell’agenzia e sindacalista del Cub – scaricano tutto su di noi, ma noi non c’entriamo nulla. Chiediamo all’azienda e a tutti gli altri sindacati di fare chiarezza sul ruolo di Equitalia, che altro non è che l’ultimo anello di una catena, mentre viene percepito come il primo. Chi scrive le leggi tira il sasso e nasconde la mano, salvo poi tirarla fuori con l’indice puntato verso chi altro non fa che applicare la legge”.
La Confederazione unitaria di Base ha diffuso un comunicato molto critico nei confronti degli altri sindacati, ritenuti poco impegnati nella salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: “Da tempo chiediamo loro di unirsi a questa lotta – ancora Castellani – i lavoratori esattoriali sono equiparati ai bancari e dunque, come in banca, gli sportelli non hanno alcuna protezione, con la scusa del ‘contatto con il pubblico’. Ma noi non siamo a contatto con dei clienti, abbiamo a che fare con cittadini contribuenti, spesso esasperati dalla crisi. Il rischio di aggressioni è quotidiano. Noi andiamo in ufficio per lavorare, come tutti gli altri cittadini”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/equitalia-minacce-e-lettere-minatorie-lavoratori-a-rischio-ma-nessun-intervento/166799/
Equitalia è una società per azioni a totale capitale pubblico (51% Agenzia delle Entrate, 49 Inps) incaricata della riscossione nazionale dei tributi e contributi. “Il suo fine – si legge nel sito ufficiale – è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all’efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente”. Ma per la maggior parte dei suddetti contribuenti la società ha la stessa fama di un cartello di usurai, dato l’ingrato compito di riscuotere con solerzia anche il più piccolo tributo, con i metodi più convincenti (pignoramenti e simili) in tempi brevissimi (il termine massimo in genere è 90 giorni).
L’intero arco costituzionale è loro ostile, con Beppe Grillo e Umberto Bossi a contendersi lo scettro del nemico numero uno. Le sedi Equitalia sono uno dei bersagli preferiti delle manifestazioni “indignate” e a Torino (dove il leader cittadino dell’Udc, Alberto Goffi, da tempo imposta le sue campagne elettorali in aperta polemica con i riscossori di Stato) sono andati oltre: lo scorso 3 ottobre una busta con una strana polvere bianca e l’inequivocabile scritta “crepate” è stata spedita alla sede centrale di via Arcivescovado. Nove dipendenti hanno trascorso la notte in quarantena, senza poter uscire dall’ufficio, mentre all’esterno Polizia e Vigili del Fuoco transennavano l’intera zona. Una scena che si è ripetuta due giorni dopo e, per quanto le analisi non abbiano rilevato alcunché di nocivo nella polvere bianca, l’inquietudine dei lavoratori Equitalia è palese e comprensibile: “Abbiamo tutta l’opinione pubblica contro – dichiara Dante Castellani, lavoratore dell’agenzia e sindacalista del Cub – scaricano tutto su di noi, ma noi non c’entriamo nulla. Chiediamo all’azienda e a tutti gli altri sindacati di fare chiarezza sul ruolo di Equitalia, che altro non è che l’ultimo anello di una catena, mentre viene percepito come il primo. Chi scrive le leggi tira il sasso e nasconde la mano, salvo poi tirarla fuori con l’indice puntato verso chi altro non fa che applicare la legge”.
La Confederazione unitaria di Base ha diffuso un comunicato molto critico nei confronti degli altri sindacati, ritenuti poco impegnati nella salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: “Da tempo chiediamo loro di unirsi a questa lotta – ancora Castellani – i lavoratori esattoriali sono equiparati ai bancari e dunque, come in banca, gli sportelli non hanno alcuna protezione, con la scusa del ‘contatto con il pubblico’. Ma noi non siamo a contatto con dei clienti, abbiamo a che fare con cittadini contribuenti, spesso esasperati dalla crisi. Il rischio di aggressioni è quotidiano. Noi andiamo in ufficio per lavorare, come tutti gli altri cittadini”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/equitalia-minacce-e-lettere-minatorie-lavoratori-a-rischio-ma-nessun-intervento/166799/
attacco a Libera, 500 persone a Latina alla fiaccolata della CGIL
http://www.latina24ore.it/latina/31115/attacco-a-libera-500-persone-alla-fiaccolata-contro-la-mafia
27/10/2011, di Redazione (online) (modificato il 27/10/2011 alle 10:47 pm).
Circa 500 persone hanno partecipato alla fiaccolata organizzata in centro contro la criminalità organizzata e in solidarietà a Libera. «Un corteo pacifico e silenzioso illuminato dalla luce di centinaia di fiaccole. La cittadinanza di Latina ha risposto così all’incursione vandalica che venerdì scorso ha gravemente danneggiato il Villaggio della Legalità a Borgo Sabotino, raccogliendo l’appello lanciato dalla Cgil di Roma e del Lazio e dalla Cgil di Latina». Lo comunica, in una nota, la Cgil di Roma e Lazio.
«Quella di stasera è un’iniziativa doverosa e opportuna – sottolinea il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino-. Doverosa perché dobbiamo reagire con forza a questo attacco ai diritti, alla libertà, ai lavoratori,
al territorio; opportuna perché occorre unire tutte le forze per dire no alla mafie». «Questa fiaccolata ha dato la giusta risposta – aggiunge – Solo unendo le forze potremmo sperare nel cambiamento e credere in un futuro di legalità». «Non ci
aspettavamo una partecipazione così forte da parte dei cittadini di Latina e soprattutto dei giovani – commenta Salvatore D’incertopadre, segretario generale della Cgil di Latina-. “Questo è una fatto significativo – aggiunge – I giovani hanno
capito che la criminalità organizzata ruba loro il futuro”.
Nel pomeriggio Walter Veltroni e Raffaele Ranucci hanno fatto visita al villaggio della legalità a Borgo Sabotino. Veltroni ha invocato l’istituzione della Dda a Latina.
27/10/2011, di Redazione (online) (modificato il 27/10/2011 alle 10:47 pm).
Circa 500 persone hanno partecipato alla fiaccolata organizzata in centro contro la criminalità organizzata e in solidarietà a Libera. «Un corteo pacifico e silenzioso illuminato dalla luce di centinaia di fiaccole. La cittadinanza di Latina ha risposto così all’incursione vandalica che venerdì scorso ha gravemente danneggiato il Villaggio della Legalità a Borgo Sabotino, raccogliendo l’appello lanciato dalla Cgil di Roma e del Lazio e dalla Cgil di Latina». Lo comunica, in una nota, la Cgil di Roma e Lazio.
«Quella di stasera è un’iniziativa doverosa e opportuna – sottolinea il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino-. Doverosa perché dobbiamo reagire con forza a questo attacco ai diritti, alla libertà, ai lavoratori,
al territorio; opportuna perché occorre unire tutte le forze per dire no alla mafie». «Questa fiaccolata ha dato la giusta risposta – aggiunge – Solo unendo le forze potremmo sperare nel cambiamento e credere in un futuro di legalità». «Non ci
aspettavamo una partecipazione così forte da parte dei cittadini di Latina e soprattutto dei giovani – commenta Salvatore D’incertopadre, segretario generale della Cgil di Latina-. “Questo è una fatto significativo – aggiunge – I giovani hanno
capito che la criminalità organizzata ruba loro il futuro”.
Nel pomeriggio Walter Veltroni e Raffaele Ranucci hanno fatto visita al villaggio della legalità a Borgo Sabotino. Veltroni ha invocato l’istituzione della Dda a Latina.
piano casa Lazio, la Polverini cambia con le indicazioni del governo
Stando alla pagina di Roma de La Repubblica la Polverini dopo aver fatto fuoco e fiamme sembra che adeguerà il piano casa alle legittime richieste del governo. Piano casa quindi che cambierà un'altra volta.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/27/news/galan_allibito_dalla_governatrice_prepotente_e_vuole_forzare_la_legge-23938242/
Galan: "Allibito dalla governatrice
è prepotente e vuole forzare la legge"
Stoccata del ministro: si capisce che non ha studiato a Eton. Da quando sono a Roma ho visto cose dell'altro mondo. Fortuna che sono temprato, c'ho un carattere solido
di GIOVANNA VITALE
Il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Giancarlo Galan
"Sono allibito". All'indomani del terremoto provocato dall'impugnazione del Piano casa da parte del governo, il ministro Giancarlo Galan sembra l'eroe di Blade runner. Solo che i suoi Bastioni di Orione sono le Mura Aureliane: "Da quando sono a Roma ho visto cose dell'altro mondo. Fortuna che sono temprato, c'ho un carattere solido", sorride il titolare dei Beni culturali.
Ministro, ma perché lei con la Polverini non s'è mai preso?
"Non so dire... Ci sono alcune cose che mi dan fastidio: 'sto atteggiamento prepotente, "parlo con il premier"... io non ho mai telefonato a Berlusconi, ho fatto 15 anni il presidente del Veneto, ho fatto l'unico Piano casa che ha funzionato... Mi son risolto sempre tutto da solo. È poi stupefacente questo uso disinvolto del linguaggio, poco raffinato: uno che non la conosce, capisce subito che non ha studiato a Eton".
Allora ha ragione la Polverini quando dice, a proposito della bocciatura del Piano casa, che c'è accanimento da parte sua...
"Sa qual è la cosa che mi colpisce di più? Questo voler pretendere di forzare norme che, dalla Costituzione in giù, sono scritte in tutte le leggi italiane. Non è questione di governo amico. La Costituzione prevede che la tutela del paesaggio sia affidata allo Stato e io la esercito. Un Piano casa deve prevedere che si facciano ampliamenti, cambi di destinazione d'uso, ma non che una legge regionale possa scavalcare la legge nazionale per costruire
un impianto da sci o una sessantina di darsene".
La giunta del Lazio obbietta che queste infrastrutture sono strategiche per lo sviluppo della Regione.
"Ma mica io dico di non farle. Le costruiscano pure, ma secondo le norme dello Stato e quindi con l'autorizzazione degli organi di cui lo Stato si serve per esercitare il potere di tutela. Io li avevo pure avvertiti a luglio, ma apriti cielo: hanno reagito come se avessi commesso chissà quale delitto. Invece bastava fermarsi un attimo e vedere quali interventi fare per evitare lo stop del governo".
Intanto la governatrice ha invocato un chiarimento e oggi ha incontrato Alfano, insieme a un drappello di big pidiellini. Com'è andata la riunione?
"Non lo so perché non mi interessa. Lei è il capo di una Regione, io sono ministro pro tempore dei Beni culturali. All'atto di nomina io giuro sulla Costituzione, mi si impone di tutelare il paesaggio e io lo tutelo. Il ricorso proposto innanzi alla Consulta non è una questione politica".
Tuttavia le accuse lanciate contro di lei, il governo e il premier sono pesanti. Anche lei, come tanti altri, pensa che la Polverini abbia preso il Piano casa a pretesto per smarcarsi da Berlusconi?
"È una supposizione che ha una sua legittimità ma io non la voglio fare. Certo è che quando dice "ho preso un milione e mezzo di voti" c'è da preoccuparsi. Perché: chi li ha presi quei voti? Lei sola? Cosa sono 'sti discorsi? E comunque questo ti autorizza a fare qualcosa di incostituzionale? Non potrebbe neppure se avesse preso il 100%. Le amministrazioni si esprimono per atti soggetti alla legge".
Quindi non è vero che lei ha insistito sul ricorso contro la legge del Lazio solo per puntiglio.
"Ma sa quanti erano all'inizio i motivi di impugnazione? Diciotto. Che alla fine abbiamo ridotto a 34 punti, oltretutto limitando la richiesta al petitum, non bloccando tutta la legge. Adesso l'unica cosa da fare è aspettare la pronuncia della Corte o modificare la legge regionale".
Cosa consiglia ministro?
"Di modificare la legge, la stessa cosa che suggerii a luglio. Tra l'altro non è la prima volta: abbiamo impugnato anche il Piano casa del Molise e quella giunta l'ha cambiata".
Non crede che, visti i rapporti, se glielo consiglia lei la Polverini fa il contrario?
"È questo il guaio, che lei personalizza tutto. Se io avessi preso come un'offesa personale ogni impugnazione, starei fresco: nella vita mi è capitato almeno una ventina di volte".
Lei però non ha mai minacciato di andarsene, mentre in questo caso si è quasi dimessa mezza giunta.
"Calma, calma, qui non si è dimesso nessuno, ma non mi faccia dire altro. Da quando sono a Roma mi par di vivere in un altro mondo".
È questo il punto: il Pdl locale sostiene che lei, da veneto, è contro Roma. È così? Ha anche tolto i fondi al Festival del cinema.
"È una delle più colossali fesserie che si possono dire, io sono solo un tipo rigoroso. Qualsiasi altro ministro al posto mio avrebbe detto: cosa saranno mai 150mila euro da dare al Festival di Roma, così evito di litigare. Siccome però non sono soldi miei, ma dei cittadini italiani, io ho fatto la cosa che ritenevo più giusta. Sarò influenzato dalle letture einaudiane, ma penso che fare concorrenza al Festival di Venezia sia uno spreco di risorse. Se Roma facesse quello che fa Parigi, una rassegna di retrospettive, oppure ciò che Venezia non riesce a fare, cioè il mercato da portare via a Cannes, sarei prontissimo ad aiutarla".
È andata così pure sul Piano Casa? Mi spiego: poteva decidere di non chiedere l'impugnazione?
"Quello era un obbligo, scritto nella Costituzione, in consiglio dei ministri eravamo tutti d'accordo. Spero che prima o poi lo capiscano, che la ragione prevalga. Che rifacciano la norma, così ritiriamo il ricorso".
(27 ottobre 2011) © RIPRODUZIONE RISERVATA
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/27/news/galan_allibito_dalla_governatrice_prepotente_e_vuole_forzare_la_legge-23938242/
Galan: "Allibito dalla governatrice
è prepotente e vuole forzare la legge"
Stoccata del ministro: si capisce che non ha studiato a Eton. Da quando sono a Roma ho visto cose dell'altro mondo. Fortuna che sono temprato, c'ho un carattere solido
di GIOVANNA VITALE
Il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Giancarlo Galan
"Sono allibito". All'indomani del terremoto provocato dall'impugnazione del Piano casa da parte del governo, il ministro Giancarlo Galan sembra l'eroe di Blade runner. Solo che i suoi Bastioni di Orione sono le Mura Aureliane: "Da quando sono a Roma ho visto cose dell'altro mondo. Fortuna che sono temprato, c'ho un carattere solido", sorride il titolare dei Beni culturali.
Ministro, ma perché lei con la Polverini non s'è mai preso?
"Non so dire... Ci sono alcune cose che mi dan fastidio: 'sto atteggiamento prepotente, "parlo con il premier"... io non ho mai telefonato a Berlusconi, ho fatto 15 anni il presidente del Veneto, ho fatto l'unico Piano casa che ha funzionato... Mi son risolto sempre tutto da solo. È poi stupefacente questo uso disinvolto del linguaggio, poco raffinato: uno che non la conosce, capisce subito che non ha studiato a Eton".
Allora ha ragione la Polverini quando dice, a proposito della bocciatura del Piano casa, che c'è accanimento da parte sua...
"Sa qual è la cosa che mi colpisce di più? Questo voler pretendere di forzare norme che, dalla Costituzione in giù, sono scritte in tutte le leggi italiane. Non è questione di governo amico. La Costituzione prevede che la tutela del paesaggio sia affidata allo Stato e io la esercito. Un Piano casa deve prevedere che si facciano ampliamenti, cambi di destinazione d'uso, ma non che una legge regionale possa scavalcare la legge nazionale per costruire
un impianto da sci o una sessantina di darsene".
La giunta del Lazio obbietta che queste infrastrutture sono strategiche per lo sviluppo della Regione.
"Ma mica io dico di non farle. Le costruiscano pure, ma secondo le norme dello Stato e quindi con l'autorizzazione degli organi di cui lo Stato si serve per esercitare il potere di tutela. Io li avevo pure avvertiti a luglio, ma apriti cielo: hanno reagito come se avessi commesso chissà quale delitto. Invece bastava fermarsi un attimo e vedere quali interventi fare per evitare lo stop del governo".
Intanto la governatrice ha invocato un chiarimento e oggi ha incontrato Alfano, insieme a un drappello di big pidiellini. Com'è andata la riunione?
"Non lo so perché non mi interessa. Lei è il capo di una Regione, io sono ministro pro tempore dei Beni culturali. All'atto di nomina io giuro sulla Costituzione, mi si impone di tutelare il paesaggio e io lo tutelo. Il ricorso proposto innanzi alla Consulta non è una questione politica".
Tuttavia le accuse lanciate contro di lei, il governo e il premier sono pesanti. Anche lei, come tanti altri, pensa che la Polverini abbia preso il Piano casa a pretesto per smarcarsi da Berlusconi?
"È una supposizione che ha una sua legittimità ma io non la voglio fare. Certo è che quando dice "ho preso un milione e mezzo di voti" c'è da preoccuparsi. Perché: chi li ha presi quei voti? Lei sola? Cosa sono 'sti discorsi? E comunque questo ti autorizza a fare qualcosa di incostituzionale? Non potrebbe neppure se avesse preso il 100%. Le amministrazioni si esprimono per atti soggetti alla legge".
Quindi non è vero che lei ha insistito sul ricorso contro la legge del Lazio solo per puntiglio.
"Ma sa quanti erano all'inizio i motivi di impugnazione? Diciotto. Che alla fine abbiamo ridotto a 34 punti, oltretutto limitando la richiesta al petitum, non bloccando tutta la legge. Adesso l'unica cosa da fare è aspettare la pronuncia della Corte o modificare la legge regionale".
Cosa consiglia ministro?
"Di modificare la legge, la stessa cosa che suggerii a luglio. Tra l'altro non è la prima volta: abbiamo impugnato anche il Piano casa del Molise e quella giunta l'ha cambiata".
Non crede che, visti i rapporti, se glielo consiglia lei la Polverini fa il contrario?
"È questo il guaio, che lei personalizza tutto. Se io avessi preso come un'offesa personale ogni impugnazione, starei fresco: nella vita mi è capitato almeno una ventina di volte".
Lei però non ha mai minacciato di andarsene, mentre in questo caso si è quasi dimessa mezza giunta.
"Calma, calma, qui non si è dimesso nessuno, ma non mi faccia dire altro. Da quando sono a Roma mi par di vivere in un altro mondo".
È questo il punto: il Pdl locale sostiene che lei, da veneto, è contro Roma. È così? Ha anche tolto i fondi al Festival del cinema.
"È una delle più colossali fesserie che si possono dire, io sono solo un tipo rigoroso. Qualsiasi altro ministro al posto mio avrebbe detto: cosa saranno mai 150mila euro da dare al Festival di Roma, così evito di litigare. Siccome però non sono soldi miei, ma dei cittadini italiani, io ho fatto la cosa che ritenevo più giusta. Sarò influenzato dalle letture einaudiane, ma penso che fare concorrenza al Festival di Venezia sia uno spreco di risorse. Se Roma facesse quello che fa Parigi, una rassegna di retrospettive, oppure ciò che Venezia non riesce a fare, cioè il mercato da portare via a Cannes, sarei prontissimo ad aiutarla".
È andata così pure sul Piano Casa? Mi spiego: poteva decidere di non chiedere l'impugnazione?
"Quello era un obbligo, scritto nella Costituzione, in consiglio dei ministri eravamo tutti d'accordo. Spero che prima o poi lo capiscano, che la ragione prevalga. Che rifacciano la norma, così ritiriamo il ricorso".
(27 ottobre 2011) © RIPRODUZIONE RISERVATA
ristrutturazione e risparmio energetico diminuisce recupero Irpef 55 e 36%
Bonus 55% e 36%, rischio di decurtazione per le rate in corso
La risposta del Governo lascia dedurre una efficacia retroattiva per le misure introdotte dalla manovra di ferragosto
di Paola Mammarella
http://www.edilportale.com/news/2011/10/normativa/bonus-55-e-36-rischio-di-decurtazione-per-le-rate-in-corso_24567_15.html
28/10/2011 - Potrebbero essere retroattive le decurtazioni alle detrazioni del 36% e 55% su ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche degli edifici, introdotte con la manovra finanziaria di luglio e anticipate al 2012 dalla manovra di ferragosto.
Ad affermarlo è stato il sottosegretario all’Economia Bruno Cesario, che ha risposto a un’interrogazione proposta dai deputati Lo Monte e Zeller.
Da dove nasce il dubbio
In base alle manovre, nel caso in cui, fino al 30 settembre 2012, il Governo non vari una valida riforma fiscale, si assisterà a una decurtazione del 5% dal 2012 e del 20% dal 2013.
In sede di conversione in legge del DL 138/2011 che, come accennato, ha apportato degli aggiustamenti alla manovra finanziaria, era stato chiesto di applicare le decurtazioni solo ai pagamenti effettuati dopo il 30 settembre 2012. In caso contrario, a detta degli interroganti, si sarebbe verificata una lesione dei diritti già acquisiti.
La risposta del Governo
L’Esecutivo ha sottolineato come al momento la scadenza prevista per la detrazione del 55% sia fissata al 31 dicembre 2011, mentre c’è un anno di tempo in più per il bonus sulle ristrutturazioni.
L’Esecutivo ha ricordato che le detrazioni sono riconosciute in sede di dichiarazione dei redditi e hanno effetto a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in cui le spese sono state sostenute, riducendo i corrispondenti versamenti erariali.
Se ne può dedurre che la decurtazione si applica alle rate in corso, riferite alle spese sostenute negli anni precedenti.
In caso contrario si assisterebbe a un differimento del termine delle agevolazioni. Circostanza che però, spiega il Governo, implicherebbe effetti sui saldi di finanza pubblica, “i cui oneri dovrebbero essere coperti”.
(riproduzione riservata)
La risposta del Governo lascia dedurre una efficacia retroattiva per le misure introdotte dalla manovra di ferragosto
di Paola Mammarella
http://www.edilportale.com/news/2011/10/normativa/bonus-55-e-36-rischio-di-decurtazione-per-le-rate-in-corso_24567_15.html
28/10/2011 - Potrebbero essere retroattive le decurtazioni alle detrazioni del 36% e 55% su ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche degli edifici, introdotte con la manovra finanziaria di luglio e anticipate al 2012 dalla manovra di ferragosto.
Ad affermarlo è stato il sottosegretario all’Economia Bruno Cesario, che ha risposto a un’interrogazione proposta dai deputati Lo Monte e Zeller.
Da dove nasce il dubbio
In base alle manovre, nel caso in cui, fino al 30 settembre 2012, il Governo non vari una valida riforma fiscale, si assisterà a una decurtazione del 5% dal 2012 e del 20% dal 2013.
In sede di conversione in legge del DL 138/2011 che, come accennato, ha apportato degli aggiustamenti alla manovra finanziaria, era stato chiesto di applicare le decurtazioni solo ai pagamenti effettuati dopo il 30 settembre 2012. In caso contrario, a detta degli interroganti, si sarebbe verificata una lesione dei diritti già acquisiti.
La risposta del Governo
L’Esecutivo ha sottolineato come al momento la scadenza prevista per la detrazione del 55% sia fissata al 31 dicembre 2011, mentre c’è un anno di tempo in più per il bonus sulle ristrutturazioni.
L’Esecutivo ha ricordato che le detrazioni sono riconosciute in sede di dichiarazione dei redditi e hanno effetto a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in cui le spese sono state sostenute, riducendo i corrispondenti versamenti erariali.
Se ne può dedurre che la decurtazione si applica alle rate in corso, riferite alle spese sostenute negli anni precedenti.
In caso contrario si assisterebbe a un differimento del termine delle agevolazioni. Circostanza che però, spiega il Governo, implicherebbe effetti sui saldi di finanza pubblica, “i cui oneri dovrebbero essere coperti”.
(riproduzione riservata)
Pontinia ritardo consegna campetti in Parrocchia
Pontinia, arriva la replica dell’assessore dopo la polemica sulla struttura
Calcetto, tutto in regola
Pedretti: il terreno comunale è stato concesso alla parrocchia
Latina Oggi 27 ottobre 2011
ALLA domanda posta proprio ieri da un gruppo di parrocchiani sulla tempistica dell’apertura del campo di calcetto nell’oratorio è arrivata immediata la presa di posizione dell’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Pedretti. Il terreno sul quale è nata la struttura è comunale ma è dato in concessione alla parrocchia perché rientra nello spazio dedicato a l l ’ o r a t o r i o .
L’assessore Pedretti rispondendo alle precisazioni richieste sui ritardi dei lavori, che sarebbero dovuti terminate il 20 luglio, afferma: «Innanzitutto dobbiamo specificare che la ditta che ha eseguito i lavori ancora non ha eseguito alcun collaudo e per questo non possiamo far entrare i ragazzi a giocare a calcio. Oltre a ciò – prosegue Pedretti – ci stiamo muovendo per far allacciare l’impianto dello spogliatoio alle fogne e per portare il gas alla caldaia». Insomma l’iter per le ultime rifiniture sembra essere partito e, a detta dell’assessore Pedretti, il tutto dovrebbe essere pronto per dicembre.
«Un piccolo ritardo nella consegna dei lavori rientra nella normalità delle cose – afferma Pedretti -.
Appena sarà pronto, spero che il campetto di calcetto venga utilizzato in modo libero, almeno nel pomeriggio, dai tutti i ragazzi di Pontinia, così come si fa per i campetti di basket e per le altre strutture p r e s e n t i a l l ’ i n t e r n o de ll ’or ato ri o.
È con questo spirito che abbiamo recepito i soldi della Regione Lazio grazie al lavoro di intermediazione di Claudio Moscardelli».
R.A.C.
Calcetto, tutto in regola
Pedretti: il terreno comunale è stato concesso alla parrocchia
Latina Oggi 27 ottobre 2011
ALLA domanda posta proprio ieri da un gruppo di parrocchiani sulla tempistica dell’apertura del campo di calcetto nell’oratorio è arrivata immediata la presa di posizione dell’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Pedretti. Il terreno sul quale è nata la struttura è comunale ma è dato in concessione alla parrocchia perché rientra nello spazio dedicato a l l ’ o r a t o r i o .
L’assessore Pedretti rispondendo alle precisazioni richieste sui ritardi dei lavori, che sarebbero dovuti terminate il 20 luglio, afferma: «Innanzitutto dobbiamo specificare che la ditta che ha eseguito i lavori ancora non ha eseguito alcun collaudo e per questo non possiamo far entrare i ragazzi a giocare a calcio. Oltre a ciò – prosegue Pedretti – ci stiamo muovendo per far allacciare l’impianto dello spogliatoio alle fogne e per portare il gas alla caldaia». Insomma l’iter per le ultime rifiniture sembra essere partito e, a detta dell’assessore Pedretti, il tutto dovrebbe essere pronto per dicembre.
«Un piccolo ritardo nella consegna dei lavori rientra nella normalità delle cose – afferma Pedretti -.
Appena sarà pronto, spero che il campetto di calcetto venga utilizzato in modo libero, almeno nel pomeriggio, dai tutti i ragazzi di Pontinia, così come si fa per i campetti di basket e per le altre strutture p r e s e n t i a l l ’ i n t e r n o de ll ’or ato ri o.
È con questo spirito che abbiamo recepito i soldi della Regione Lazio grazie al lavoro di intermediazione di Claudio Moscardelli».
R.A.C.
Malagrotta, rifiuti Lazio scontro tra Polverini e Alemanno
Gianluca Corsari
RIFIUTI. Alemanno annuncia la chiusura della più grande discarica d’Europa a marzo. Subito smentito da Renata Polverini: «Decide il Prefetto». I comitati ignorati durante la loro audizione.
Malagrotta chiude a Marzo. La previsione è del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha indicato la prossima primavera come data verosimile per la definitiva chiusura della discarica più grande d’Europa. Parole che suonano come l’ennesima proroga, dopo quelle degli anni precedenti. Subito è arrivata quindi la replica della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ha ribadito come solo il Prefetto sia deputato ad esprimersi su questo. In mattinata il sindaco di Roma parlando della prossima chiusura di Malagrotta diceva: «Non è pensabile entro la fine dell’anno, perché i siti alternativi sono in preparazione e quindi penso che il mese più probabile sia marzo, ma aspettiamo le decisioni del Prefetto». Una dichiarazione che oltre a scatenare la reazione stizzita della presidente della Regione, ha messo sul piede di guerra il Comitato di Malagrotta, che ha chiesto tempi certi dopo le tante promesse: «Dopo 35 anni di discarica – ha detto il presidente del comitato Sergio Apollonio -, il nostro territorio è inquinato, esaurito ed è sotto gli occhi di tutti. Ovviamente il problema non è un mese più o un mese in meno, quello che vogliamo però è una data certa della chiusura.
Non si può andare avanti in questo modo. Bisogna cambiare sistema, dare garanzie ai territori». Proprio i territori che oggi dovevano essere ascoltati in Commissione alla Regione, però, sono rimasti soli. A denunciarlo sono stati i Verdi che col presidente regionale Nando Bonessio hanno diramato un duro comunicato: «È scandaloso che oggi, in Commissione Ambiente alla Pisana, nel momento in cui si dovevano ascoltare i rappresentanti dei cittadini e delle associazioni coinvolti nelle due discariche ‘temporanee’ del post Malagrotta, a sentirli non ci fossero né il Prefetto Pecoraro (commissario per l’emergenza rifiuti che chissà se era stato invitato) né tantomeno l’assessore alle Attività produttive e ai Rifiuti Pietro Di Paolo». Questa, ha proseguito il presidente dei Verdi, «è nei fatti la tanto decantata concertazione della sindacalista Polverini, che una volta arrivata alla carica di Presidente Regionale fa calare dall’alto, come se il suo fosse verbo divino scelte in realtà eterodirette dalle lobby e dai potentati economici. È successo con il Piano Casa e sta succedendo con il «l’affare rifiuti». Eppure di argomentazioni da ascoltare questa mattina in Commissione Rifiuti se ne trovavano molte.
I cittadini, le associazioni e le istituzioni locali hanno prodotto una mole di documenti e studi impressionante per smontare il posticcio impianto della scelta delle due discariche «temporanee» di Riano-Quadro Alto e San Vittorino-Corcolle. Il sindaco di Riano Marinella Ricceri ha annunciato esposti alla Procura della Repubblica contro la discarica a Quadro Alto. Tra le contestazioni sollevate dal primo cittadino ci sono la scarsa distanza del sito dal centro abitato e il non aver rilevato che l’attività estrattiva, ancora in corso, avrebbe portato alla luce una falda acquifera.
http://www.terranews.it/news/2011/10/malagrotta-scontro-tra-regione-lazio-e-sindaco
RIFIUTI. Alemanno annuncia la chiusura della più grande discarica d’Europa a marzo. Subito smentito da Renata Polverini: «Decide il Prefetto». I comitati ignorati durante la loro audizione.
Malagrotta chiude a Marzo. La previsione è del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha indicato la prossima primavera come data verosimile per la definitiva chiusura della discarica più grande d’Europa. Parole che suonano come l’ennesima proroga, dopo quelle degli anni precedenti. Subito è arrivata quindi la replica della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ha ribadito come solo il Prefetto sia deputato ad esprimersi su questo. In mattinata il sindaco di Roma parlando della prossima chiusura di Malagrotta diceva: «Non è pensabile entro la fine dell’anno, perché i siti alternativi sono in preparazione e quindi penso che il mese più probabile sia marzo, ma aspettiamo le decisioni del Prefetto». Una dichiarazione che oltre a scatenare la reazione stizzita della presidente della Regione, ha messo sul piede di guerra il Comitato di Malagrotta, che ha chiesto tempi certi dopo le tante promesse: «Dopo 35 anni di discarica – ha detto il presidente del comitato Sergio Apollonio -, il nostro territorio è inquinato, esaurito ed è sotto gli occhi di tutti. Ovviamente il problema non è un mese più o un mese in meno, quello che vogliamo però è una data certa della chiusura.
Non si può andare avanti in questo modo. Bisogna cambiare sistema, dare garanzie ai territori». Proprio i territori che oggi dovevano essere ascoltati in Commissione alla Regione, però, sono rimasti soli. A denunciarlo sono stati i Verdi che col presidente regionale Nando Bonessio hanno diramato un duro comunicato: «È scandaloso che oggi, in Commissione Ambiente alla Pisana, nel momento in cui si dovevano ascoltare i rappresentanti dei cittadini e delle associazioni coinvolti nelle due discariche ‘temporanee’ del post Malagrotta, a sentirli non ci fossero né il Prefetto Pecoraro (commissario per l’emergenza rifiuti che chissà se era stato invitato) né tantomeno l’assessore alle Attività produttive e ai Rifiuti Pietro Di Paolo». Questa, ha proseguito il presidente dei Verdi, «è nei fatti la tanto decantata concertazione della sindacalista Polverini, che una volta arrivata alla carica di Presidente Regionale fa calare dall’alto, come se il suo fosse verbo divino scelte in realtà eterodirette dalle lobby e dai potentati economici. È successo con il Piano Casa e sta succedendo con il «l’affare rifiuti». Eppure di argomentazioni da ascoltare questa mattina in Commissione Rifiuti se ne trovavano molte.
I cittadini, le associazioni e le istituzioni locali hanno prodotto una mole di documenti e studi impressionante per smontare il posticcio impianto della scelta delle due discariche «temporanee» di Riano-Quadro Alto e San Vittorino-Corcolle. Il sindaco di Riano Marinella Ricceri ha annunciato esposti alla Procura della Repubblica contro la discarica a Quadro Alto. Tra le contestazioni sollevate dal primo cittadino ci sono la scarsa distanza del sito dal centro abitato e il non aver rilevato che l’attività estrattiva, ancora in corso, avrebbe portato alla luce una falda acquifera.
http://www.terranews.it/news/2011/10/malagrotta-scontro-tra-regione-lazio-e-sindaco
giovedì 27 ottobre 2011
Pontinia, Gricilli incendi sotto la strada
Pontinia, pericoli nella zona dei Gricilli e alla Cotarda - Latina Oggi 27 ottobre 2011 Incendi sotto la strada È RISAPUTO da tempo che le zone dei Gricilli e della confinante Cotarda sono composte
da torba sotterranea. La torba non è altro che un combustibile fossile derivato da
una parziale carbonizzazione di detriti e depositi vegetali presenti al di sotto del livello dell’acqua. Ormai è da molto tempo che nelle vicinanze di via del Murillo e in corrispondenza della Migliara 49 sono attivi degli incendi sotterranei che mettono in pericolo la sussistenza del manto stradale e dei pedoni che si trovano a passare da quelle parti.
«L’ultimo episodio spiacevole è avvenuto proprio qualche giorno fa – commenta Paolo
Sellacci, delegato della Protezione Civile di Pontinia – in cui un camion è sprofondato
con le proprie ruote nel terreno».
R.A.C.
http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc4db0bedcd/pag26sabaudia.pdf
da torba sotterranea. La torba non è altro che un combustibile fossile derivato da
una parziale carbonizzazione di detriti e depositi vegetali presenti al di sotto del livello dell’acqua. Ormai è da molto tempo che nelle vicinanze di via del Murillo e in corrispondenza della Migliara 49 sono attivi degli incendi sotterranei che mettono in pericolo la sussistenza del manto stradale e dei pedoni che si trovano a passare da quelle parti.
«L’ultimo episodio spiacevole è avvenuto proprio qualche giorno fa – commenta Paolo
Sellacci, delegato della Protezione Civile di Pontinia – in cui un camion è sprofondato
con le proprie ruote nel terreno».
R.A.C.
http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc4db0bedcd/pag26sabaudia.pdf
Berlusconi smentito dalla Merkel e deriso dai danesi
A Bruxelles, Berlusconi resta solo
Gelo con Sarkozy e niente scuse della Merkel Il presidente del Consiglio interviene a Porta a porta ma non dice la verità sui rapporti con la cancelliera. E con il numero uno dell'Eliseo è distanza siderale sulle mancate dimissioni di Bini Smaghi dal board BceAngela Merkel e Nicolas Sarkozy Gelo e un velo di polemica con Sarkozy, il mistero delle scuse di Angela Merkel. Ieri sera a Porta a porta l’intervento telefonico di Silvio Berlusconi ha confermato che i rapporti con i leader delle due potenze europee sono tutt’altro che distesi dopo la conferenza stampa di domenica scorsa, in cui i due hanno risposto con una risatina ad una domanda sugli impegni dell’Italia.
“Ho parlato con la Merkel – ha detto il Cavaliere – e lei ha insistito sul fatto che non aveva nessuna intenzione negativa nei nostri confronti”. Scuse ufficiali a tutti gli effetti, quindi, che però sono state smentite a stretto giro dal portavoce della cancelliera. Steffen Seibert, infatti, su Twitter ha risposto ad una domanda ad hoc di Nomfup, il blog dell’italiano Filippo Sensi (colui che aveva sbugiardato il ministro britannico Liam Fox, il quale permetteva ad un suo amico di partecipare a riunioni internazionali in veste di consigliere): “Non ci sono state scuse, perché non c’è nulla di cui scusarsi: c’è stato solo un confronto buono e franco tra amici”.
Diverso il discorso con Nicolas Sarkozy, con cui Berlusconi non ha avuto modo di parlare. Almeno direttamente, perché a distanza un botta e risposta tra i due c’è stato. Il Cavaliere, infatti, nel collegamento da Vespa ha lanciato un appello a Lorenzo Bini Smaghi, pregandolo di dimettersi dal board della Bce, questione da cui nascerebbe il conflitto con Parigi. A Sarkozy, però, il ‘video-messaggio’ del premier non è piaciuto. “E’ sempre meglio rispettare gli impegni presi” ha detto il presidente francese, riferendosi alla resistenza di Bini Smaghi all’idea di farsi da parte. E quanto all’appello televisivo di Berlusconi, il numero uno dell’Eliseo ha sentenziato: “Non so se la tv sia il modo migliore per far passare il messaggio”. Distanza siderale confermata: come prima, più di prima.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/27/gelo-con-sarkozy-e-nessuna-scusa-della-merkel-berlusconi-non-ha-amici-a-bruxelles/166734/
http://www.repubblica.it/politica/2011/10/27/foto/berlusconi_ammira_la_premier_danese_la_notizia_sui_siti_danesi-23968658/1/?ref=HRER1-1
http://video.repubblica.it/politica/cosa-guarda-berlusconi/79292?video=&ref=HRER1-1
Gelo con Sarkozy e niente scuse della Merkel Il presidente del Consiglio interviene a Porta a porta ma non dice la verità sui rapporti con la cancelliera. E con il numero uno dell'Eliseo è distanza siderale sulle mancate dimissioni di Bini Smaghi dal board BceAngela Merkel e Nicolas Sarkozy Gelo e un velo di polemica con Sarkozy, il mistero delle scuse di Angela Merkel. Ieri sera a Porta a porta l’intervento telefonico di Silvio Berlusconi ha confermato che i rapporti con i leader delle due potenze europee sono tutt’altro che distesi dopo la conferenza stampa di domenica scorsa, in cui i due hanno risposto con una risatina ad una domanda sugli impegni dell’Italia.
“Ho parlato con la Merkel – ha detto il Cavaliere – e lei ha insistito sul fatto che non aveva nessuna intenzione negativa nei nostri confronti”. Scuse ufficiali a tutti gli effetti, quindi, che però sono state smentite a stretto giro dal portavoce della cancelliera. Steffen Seibert, infatti, su Twitter ha risposto ad una domanda ad hoc di Nomfup, il blog dell’italiano Filippo Sensi (colui che aveva sbugiardato il ministro britannico Liam Fox, il quale permetteva ad un suo amico di partecipare a riunioni internazionali in veste di consigliere): “Non ci sono state scuse, perché non c’è nulla di cui scusarsi: c’è stato solo un confronto buono e franco tra amici”.
Diverso il discorso con Nicolas Sarkozy, con cui Berlusconi non ha avuto modo di parlare. Almeno direttamente, perché a distanza un botta e risposta tra i due c’è stato. Il Cavaliere, infatti, nel collegamento da Vespa ha lanciato un appello a Lorenzo Bini Smaghi, pregandolo di dimettersi dal board della Bce, questione da cui nascerebbe il conflitto con Parigi. A Sarkozy, però, il ‘video-messaggio’ del premier non è piaciuto. “E’ sempre meglio rispettare gli impegni presi” ha detto il presidente francese, riferendosi alla resistenza di Bini Smaghi all’idea di farsi da parte. E quanto all’appello televisivo di Berlusconi, il numero uno dell’Eliseo ha sentenziato: “Non so se la tv sia il modo migliore per far passare il messaggio”. Distanza siderale confermata: come prima, più di prima.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/27/gelo-con-sarkozy-e-nessuna-scusa-della-merkel-berlusconi-non-ha-amici-a-bruxelles/166734/
http://www.repubblica.it/politica/2011/10/27/foto/berlusconi_ammira_la_premier_danese_la_notizia_sui_siti_danesi-23968658/1/?ref=HRER1-1
http://video.repubblica.it/politica/cosa-guarda-berlusconi/79292?video=&ref=HRER1-1
Pontinia consiglio comunale 28 ottobre 2011. Speriamo in Mochi
Pontinia continua l'assalto all'agricoltura.
Domani ore 19.30 convocato consiglio comunale, odg:
- revoca delibera di consiglio n. 68 del 10/10/2011 (ancora non pubblicata nell'albo pretorio, quali argomenti conterrà?);
- realizzazione di un campo da golf in località Quartaccio, variazione PRG avvio procedure;
- esercizio diritto di prelazione 4. farmacia comunale.
Domani ore 19.30 convocato consiglio comunale, odg:
- revoca delibera di consiglio n. 68 del 10/10/2011 (ancora non pubblicata nell'albo pretorio, quali argomenti conterrà?);
- realizzazione di un campo da golf in località Quartaccio, variazione PRG avvio procedure;
- esercizio diritto di prelazione 4. farmacia comunale.
Lazio piano casa, diffidata la giunta a rilasciare autorizzazioni
"E' assolutamente falso quanto dichiarato dalla giunta, che con l'eliminazione delle norme contestate saranno favoriti i palazzinari, è l'esatto contrario".
I Verdi del Lazio diffidano la Giunta Polverini a "non dare corso alla legge sul Piano Casa nelle parti impugnate dal governo, fin quando la Corte Costituzionale non si sarà pronunciata nel merito". A renerlo noto è il Capogruppo alla Regione Lazio e Presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli. "C'è infatti il rischio - spiega Bonelli - che in questi giorni siano rilasciate autorizzazioni edilizie in una corsa contro il tempo per utilizzare questa finestra che intercorre prima del pronunciamento della Consulta".
"E' assolutamente falso quanto dichiarato dalla giunta, che con l'eliminazione delle norme contestate saranno favoriti i palazzinari, è l'esatto contrario. La Polverini voleva azzerare un'intera montagna (il monte Terminillo), e costruire in zone a rischio idrogeologico, e realizzare 60 porti, uno ogni 6 km, favorendo i soliti costruttori, i soliti nomi noti dell'edilizia, e la lobby del cemento. Noi la diffidiamo dal concedere autorizzazioni sul Terminillo o sui porti, in un momento in cui l'Italia è in ginocchio a causa del dissesto idrogeologico".
"In questo paese - conclude Bonelli -, c'è bisogno di una grande rivoluzione culturale, c'è da cambiare l'intera classe politica, che non ha assolutamente a cuore la prevenzione, la cura del territorio, e il futuro delle generazioni che verranno
http://www.studio93.it/news/read_news.php?news=47738&category=5
I Verdi del Lazio diffidano la Giunta Polverini a "non dare corso alla legge sul Piano Casa nelle parti impugnate dal governo, fin quando la Corte Costituzionale non si sarà pronunciata nel merito". A renerlo noto è il Capogruppo alla Regione Lazio e Presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli. "C'è infatti il rischio - spiega Bonelli - che in questi giorni siano rilasciate autorizzazioni edilizie in una corsa contro il tempo per utilizzare questa finestra che intercorre prima del pronunciamento della Consulta".
"E' assolutamente falso quanto dichiarato dalla giunta, che con l'eliminazione delle norme contestate saranno favoriti i palazzinari, è l'esatto contrario. La Polverini voleva azzerare un'intera montagna (il monte Terminillo), e costruire in zone a rischio idrogeologico, e realizzare 60 porti, uno ogni 6 km, favorendo i soliti costruttori, i soliti nomi noti dell'edilizia, e la lobby del cemento. Noi la diffidiamo dal concedere autorizzazioni sul Terminillo o sui porti, in un momento in cui l'Italia è in ginocchio a causa del dissesto idrogeologico".
"In questo paese - conclude Bonelli -, c'è bisogno di una grande rivoluzione culturale, c'è da cambiare l'intera classe politica, che non ha assolutamente a cuore la prevenzione, la cura del territorio, e il futuro delle generazioni che verranno
http://www.studio93.it/news/read_news.php?news=47738&category=5
Quinta mafia come si sviluppa nel Lazio e a Roma
Roma.La quinta mafia - resoconto del seminario di stamane alla Sapienza
Si è tenuta stamattina, 26 ottobre 2011, presso la facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma, l'incontro organizzato da Libera per riflettere sull'entità e le caratteristiche della penetrazione criminale nel Lazio. La mattina. In mattinata si sono succeduti gli interventi di Antonio Turri, referente di Libera Lazio, di Luigi De Ficchy, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli, del colonnello Salvatore Cagnazzo dei Ros di Roma, di Giuseppe De Matteis, questore di Frosinone e di Diana De Martino, della Direzione nazionale antimafia. Ha concluso i lavori della mattina Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Nel pomeriggio. In mattinata si sono succeduti gli interventi di Marcello Tocco, Coordinatore dell'Osservatorio Socio-Economico sulla Criminalità del Cnel, Enrico Fontana, Responsabile Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, Filiberto Zaratti, Presidente della Commissione Regionale del Lazio Sicurezza e lotta alla criminalità. Ha concluso i lavori Gabriella Stramaccioni, Coordinatrice Nazionale di Libera.
http://www.icittadini.it/
Quinta Mafia: la contaminazione criminale si espande nel Lazio e nella Capitale
Roma, 26 ottobre 2011. Nel 2010 aumentano nel Lazio le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio 5495(+ 80% rispetto allo scorso anno) In un anno sequestrati e confiscati Roma e Provincia beni mafiosi per 330 milioni di euro ben 354 procedimenti per reati mafiosi ed emesse misure di custodia cautelare a caricio di 356 persone Nel Lazio il 19% della cocaina sequestrata a livello nazionale Mafia degli incendi: in 5 anni bruciata una superficie piu' grande del XX municipio Nasce nelle borgate, negli anni '70, come derivazione dalle mafie tradizionali (Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta) ma poi cambia pelle diventando una criminalità organizzata 'nostrana', profondamente radicata sul territorio. E' la quinta mafia, di Roma e del Lazio. A far luce su questa realtà, "cresciuta nell'ombra", che anno dopo anno sta contaminando la regione e la Capitale è Libera.Associazione, nomi e numeri contro le mafie durante un seminario di studio che si è svolto presso al Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma. Un mix complesso e variegato di mafie tradizionali, colletti bianchi e delinquenti locali. Boss in grado di reinvestire il denaro di Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta. Nel Lazio si è radicata una ”quinta mafia”, pronta a trasformarsi da soggetto dell’anti-stato a soggetto collaborante, grazie a figure deviate della politica e della pubblica amministrazione. Puoi notare i mafiosi di “casa nostra” indaffarati e sorridenti in via Veneto a Roma, nella piazza del comune di Latina, nelle zone antistanti i porti di Anzio e Nettuno, nelle vie del centro di Fondi, nelle piazze di Sabaudia, di San Felice Circeo, di Terracina, di Formia, di Ostia, di Civitavecchia o di Cassino, intenti a decidere le strategie economiche e politiche finalizzate, sempre e comunque, al denaro e al potere. I capi di questa quinta mafia sono nostri corregionali, nati a Roma o nei centri del Lazio o da moltissimi anni qui residenti, hanno appreso e messo in pratica, negli anni, le strategie e i metodi dei vecchi boss, giunti sulle terre degli antichi Latini sin dagli anni 70, chi al soggiorno obbligato, chi per fungere da ambasciatore delle cosche, come Frank Coppola e Pippo Calò, solo per citare i due più famosi. I boss sono specialisti nel reinvestire a Roma, e da qui nel resto d’Italia, i capitali sporchi delle famiglie della camorra, della mafia e della ’ndrangheta e quelli di provenienza autoctona. Per avere un’idea di cosa sia successo basta percorrere le strade litoranee che, subito dopo il fiume Garigliano, da Marina di Minturno, passando per Sperlonga, Fondi, il lido di Lavinio, Torvaianica, Ostia, giungono a Civitavecchia o che dal confine con la Campania risalgono nel Cassinate e in gran parte della provincia di Frosinone. Per comprendere come sia possibile realizzare grattacieli e centri commerciali che rimangono vuoti, è sufficiente fare un giro all’interno delle città che costeggiano la strada Pontina, da Latina ad Aprilia a Pomezia sino al quartiere Spinaceto, alle porte di Roma. Gli indicatori relativi alla penetrazione mafiosa elaborati da Libera non lasciano spazio ad equivoci: da Luglio 2010 a luglio 2011 sono stati sequestrati e confiscati beni mafiosi per 330 milioni di euro. Al 1 ottobre 2011 nel Lazio sono complessivamente 517 i beni confiscati alle mafie , di cui 404 immobili e 113 aziende. Soprattutto questo dato assume un peso importante visto che le aziende sottratte ai boss rappresentano l'8% del totale nazionale segno che il Lazio è terra di investimenti e riciclaggio.Nel 2010 gli intermediari finanziari hanno trasmesso 5495 segnalazioni (15% del totale nazionale) di operazioni sospette di riciclaggio, seconda regione in Italia dopo la Lombardia con un aumento dell'80% rispetto al 2009 (erano 3044). Sempre secondo ultimo rapporto del Uif della Banca d'Italia nel paragrafo che mostra gli importi di flussi scambiati con i paesi e territori a fiscalità privilegiata (paradisi fiscali) il Lazio è la seconda regione d'Italia con 526 milioni di euro di media mensile di bonifici in uscita pari al 12,6% del totale nazionale e 484 milioni di euro medie mensili di bonifici in entrata pari all'8% del totale nazionale. Secondo l'ultima relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia nel periodo luglio 2009-giugno 2010:sono stati iscritti 354 nuovi procedimenti per reati di competenza della DDA(ai reati di cui all’art. 51 comma 3 bis C.P.P) sono state emesse misure di custodia cautelare a carico di 356 persone; sono state avanzate richieste di rinvio a giudizio nei confronti di 377 imputati; sono state disposte 23 misure cautelari reali; sono stati gestiti, per i piani provvisori e per i programmi speciali di protezione, 13 collaboratori di giustizia; sono state avanzate nuove proposte di misure di protezione per 4 collaboratori Nella Relazione finale della Direzione Investigativa Amtimafia 2010 il Lazio è la quinta regione con 402 fatti estorsivi denunciati preceduta solo da Campania, Lombardia, Sicilia e Puglia ma prima della Calabria Sempre nel 2010 nel Lazio sono 94 le persone denunciate per reati di concussione e varie tipologie di corruzione prima regione d'Italia dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa L’aggressione all’ambiente (ciclo dei rifiuti, abusivismo, incendi dolosi, speculazioni) è un altra delle attività nelle mani della Quinta Mafia. Secondo i dati di Legambiente nel 2010 nel Lazio sono 3124 le infrazioni accertate contro l'ambiente, alla media di oltre otto reati al giorno, con 2011 persone denunciate o arrestate e 751 sequestri effettuati. La Provincia di Roma è la maglia nera a livello nazionale per le province con 1750 infrazioni accertate, ottava la provincia di Latina con 735 infrazioni accertate. La mafia degli incendi trova miccia per i suoi interessi. Piromani in azioni , braccio operativo degli speculatori. Dal 2007 al 2010 sono andati in fumo 21.986 ettari (un’area grande come e piu' del XX municipio, il più esteso della Capitale).Il 50% degli ettari bruciati riguarda la Provincia di Latina. Si conferma nel 20101 la grande espansione del traffico degli stupefacenti, controllato dalla criminalità organizzata sia italiana che straniera .Il Lazio, a riprova della diffusione delle sostanze stupefacenti, detiene il triste primato di aver avuto, nel 2009, il maggior numero di decessi per droga (66 casi.) Basta sfogliare la relazione del Dcsa (Direzione centrale servizi antidroga) riferita al 2010 per avvalorare la tesi: il Lazio è uno dei nodi nevralgici dei traffici di droga. Nel 2010 sono state 2.345 operazioni seconda solo alla Lombardia. In questa regione, nel 2010, si è avuto il 18,73% della cocaina sequestrata a livello nazionale. Nel 2010 si rileva, rispetto al 2009, un aumento dei sequestri di cocaina, marijuana, piante di cannabis e droghe sintetiche. “Oggi la Quinta mafia dal radicamento- denuncia Libera- è nella fase della contaminazione di persone e settori dell'economia e della politica locale e della criminalità autoctona. Le mafie nei nuovi territori, dapprima investono, poi tendono a contaminare. Creano metastasi. Si diffondono, corrompe lentamente. In silenzio. l pericolo è rappresentato da un sistema di criminalità economica che contamina anche i territori dal punto di vista sociale e culturale. Le conseguenze di questo processo di trasformazione fanno si che a Fondi i cittadini abbiano più paura dei mafiosi autoctoni che dei Tripodo. Ancor di più dei politici e degli “imprenditori” imputati di 416 bis nati a Fondi o a Roma. A Nettuno molti cittadini sono più omertosi per paura dei mafiosi rinviati a giudizio nati nel Lazio che dei Gallace - Novella provenienti dalla Calabria. A Roma i cittadini di Tor Bella Monaca hanno più paura dei clan di origine nomade che dei loro soci di Casal di Principe.“
26-10-2011 Autore: Redazione
Si è tenuta stamattina, 26 ottobre 2011, presso la facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma, l'incontro organizzato da Libera per riflettere sull'entità e le caratteristiche della penetrazione criminale nel Lazio. La mattina. In mattinata si sono succeduti gli interventi di Antonio Turri, referente di Libera Lazio, di Luigi De Ficchy, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli, del colonnello Salvatore Cagnazzo dei Ros di Roma, di Giuseppe De Matteis, questore di Frosinone e di Diana De Martino, della Direzione nazionale antimafia. Ha concluso i lavori della mattina Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Nel pomeriggio. In mattinata si sono succeduti gli interventi di Marcello Tocco, Coordinatore dell'Osservatorio Socio-Economico sulla Criminalità del Cnel, Enrico Fontana, Responsabile Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, Filiberto Zaratti, Presidente della Commissione Regionale del Lazio Sicurezza e lotta alla criminalità. Ha concluso i lavori Gabriella Stramaccioni, Coordinatrice Nazionale di Libera.
http://www.icittadini.it/
Quinta Mafia: la contaminazione criminale si espande nel Lazio e nella Capitale
Roma, 26 ottobre 2011. Nel 2010 aumentano nel Lazio le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio 5495(+ 80% rispetto allo scorso anno) In un anno sequestrati e confiscati Roma e Provincia beni mafiosi per 330 milioni di euro ben 354 procedimenti per reati mafiosi ed emesse misure di custodia cautelare a caricio di 356 persone Nel Lazio il 19% della cocaina sequestrata a livello nazionale Mafia degli incendi: in 5 anni bruciata una superficie piu' grande del XX municipio Nasce nelle borgate, negli anni '70, come derivazione dalle mafie tradizionali (Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta) ma poi cambia pelle diventando una criminalità organizzata 'nostrana', profondamente radicata sul territorio. E' la quinta mafia, di Roma e del Lazio. A far luce su questa realtà, "cresciuta nell'ombra", che anno dopo anno sta contaminando la regione e la Capitale è Libera.Associazione, nomi e numeri contro le mafie durante un seminario di studio che si è svolto presso al Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma. Un mix complesso e variegato di mafie tradizionali, colletti bianchi e delinquenti locali. Boss in grado di reinvestire il denaro di Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta. Nel Lazio si è radicata una ”quinta mafia”, pronta a trasformarsi da soggetto dell’anti-stato a soggetto collaborante, grazie a figure deviate della politica e della pubblica amministrazione. Puoi notare i mafiosi di “casa nostra” indaffarati e sorridenti in via Veneto a Roma, nella piazza del comune di Latina, nelle zone antistanti i porti di Anzio e Nettuno, nelle vie del centro di Fondi, nelle piazze di Sabaudia, di San Felice Circeo, di Terracina, di Formia, di Ostia, di Civitavecchia o di Cassino, intenti a decidere le strategie economiche e politiche finalizzate, sempre e comunque, al denaro e al potere. I capi di questa quinta mafia sono nostri corregionali, nati a Roma o nei centri del Lazio o da moltissimi anni qui residenti, hanno appreso e messo in pratica, negli anni, le strategie e i metodi dei vecchi boss, giunti sulle terre degli antichi Latini sin dagli anni 70, chi al soggiorno obbligato, chi per fungere da ambasciatore delle cosche, come Frank Coppola e Pippo Calò, solo per citare i due più famosi. I boss sono specialisti nel reinvestire a Roma, e da qui nel resto d’Italia, i capitali sporchi delle famiglie della camorra, della mafia e della ’ndrangheta e quelli di provenienza autoctona. Per avere un’idea di cosa sia successo basta percorrere le strade litoranee che, subito dopo il fiume Garigliano, da Marina di Minturno, passando per Sperlonga, Fondi, il lido di Lavinio, Torvaianica, Ostia, giungono a Civitavecchia o che dal confine con la Campania risalgono nel Cassinate e in gran parte della provincia di Frosinone. Per comprendere come sia possibile realizzare grattacieli e centri commerciali che rimangono vuoti, è sufficiente fare un giro all’interno delle città che costeggiano la strada Pontina, da Latina ad Aprilia a Pomezia sino al quartiere Spinaceto, alle porte di Roma. Gli indicatori relativi alla penetrazione mafiosa elaborati da Libera non lasciano spazio ad equivoci: da Luglio 2010 a luglio 2011 sono stati sequestrati e confiscati beni mafiosi per 330 milioni di euro. Al 1 ottobre 2011 nel Lazio sono complessivamente 517 i beni confiscati alle mafie , di cui 404 immobili e 113 aziende. Soprattutto questo dato assume un peso importante visto che le aziende sottratte ai boss rappresentano l'8% del totale nazionale segno che il Lazio è terra di investimenti e riciclaggio.Nel 2010 gli intermediari finanziari hanno trasmesso 5495 segnalazioni (15% del totale nazionale) di operazioni sospette di riciclaggio, seconda regione in Italia dopo la Lombardia con un aumento dell'80% rispetto al 2009 (erano 3044). Sempre secondo ultimo rapporto del Uif della Banca d'Italia nel paragrafo che mostra gli importi di flussi scambiati con i paesi e territori a fiscalità privilegiata (paradisi fiscali) il Lazio è la seconda regione d'Italia con 526 milioni di euro di media mensile di bonifici in uscita pari al 12,6% del totale nazionale e 484 milioni di euro medie mensili di bonifici in entrata pari all'8% del totale nazionale. Secondo l'ultima relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia nel periodo luglio 2009-giugno 2010:sono stati iscritti 354 nuovi procedimenti per reati di competenza della DDA(ai reati di cui all’art. 51 comma 3 bis C.P.P) sono state emesse misure di custodia cautelare a carico di 356 persone; sono state avanzate richieste di rinvio a giudizio nei confronti di 377 imputati; sono state disposte 23 misure cautelari reali; sono stati gestiti, per i piani provvisori e per i programmi speciali di protezione, 13 collaboratori di giustizia; sono state avanzate nuove proposte di misure di protezione per 4 collaboratori Nella Relazione finale della Direzione Investigativa Amtimafia 2010 il Lazio è la quinta regione con 402 fatti estorsivi denunciati preceduta solo da Campania, Lombardia, Sicilia e Puglia ma prima della Calabria Sempre nel 2010 nel Lazio sono 94 le persone denunciate per reati di concussione e varie tipologie di corruzione prima regione d'Italia dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa L’aggressione all’ambiente (ciclo dei rifiuti, abusivismo, incendi dolosi, speculazioni) è un altra delle attività nelle mani della Quinta Mafia. Secondo i dati di Legambiente nel 2010 nel Lazio sono 3124 le infrazioni accertate contro l'ambiente, alla media di oltre otto reati al giorno, con 2011 persone denunciate o arrestate e 751 sequestri effettuati. La Provincia di Roma è la maglia nera a livello nazionale per le province con 1750 infrazioni accertate, ottava la provincia di Latina con 735 infrazioni accertate. La mafia degli incendi trova miccia per i suoi interessi. Piromani in azioni , braccio operativo degli speculatori. Dal 2007 al 2010 sono andati in fumo 21.986 ettari (un’area grande come e piu' del XX municipio, il più esteso della Capitale).Il 50% degli ettari bruciati riguarda la Provincia di Latina. Si conferma nel 20101 la grande espansione del traffico degli stupefacenti, controllato dalla criminalità organizzata sia italiana che straniera .Il Lazio, a riprova della diffusione delle sostanze stupefacenti, detiene il triste primato di aver avuto, nel 2009, il maggior numero di decessi per droga (66 casi.) Basta sfogliare la relazione del Dcsa (Direzione centrale servizi antidroga) riferita al 2010 per avvalorare la tesi: il Lazio è uno dei nodi nevralgici dei traffici di droga. Nel 2010 sono state 2.345 operazioni seconda solo alla Lombardia. In questa regione, nel 2010, si è avuto il 18,73% della cocaina sequestrata a livello nazionale. Nel 2010 si rileva, rispetto al 2009, un aumento dei sequestri di cocaina, marijuana, piante di cannabis e droghe sintetiche. “Oggi la Quinta mafia dal radicamento- denuncia Libera- è nella fase della contaminazione di persone e settori dell'economia e della politica locale e della criminalità autoctona. Le mafie nei nuovi territori, dapprima investono, poi tendono a contaminare. Creano metastasi. Si diffondono, corrompe lentamente. In silenzio. l pericolo è rappresentato da un sistema di criminalità economica che contamina anche i territori dal punto di vista sociale e culturale. Le conseguenze di questo processo di trasformazione fanno si che a Fondi i cittadini abbiano più paura dei mafiosi autoctoni che dei Tripodo. Ancor di più dei politici e degli “imprenditori” imputati di 416 bis nati a Fondi o a Roma. A Nettuno molti cittadini sono più omertosi per paura dei mafiosi rinviati a giudizio nati nel Lazio che dei Gallace - Novella provenienti dalla Calabria. A Roma i cittadini di Tor Bella Monaca hanno più paura dei clan di origine nomade che dei loro soci di Casal di Principe.“
26-10-2011 Autore: Redazione
Lazio, rifiuti Malagrotta: Cerroni il signore della monnezza
Giuseppe Teodoro (Terra Lazio)
LA DENUNCIA. Manlio Cerroni, già proprietario della discarica di Malagrotta, potrebbe presto consolidare il proprio monopolio.
Ha del surreale l’incresciosa vicenda dell’area destinata a nuova discarica, in località Quadro Alto presso Riano Flaminio. L’avvocato Manlio Cerroni non finisce di stupire e, dopo aver “beffato” la Regione, acquistando alla chetichella dal principe Boncompagni Ludovisi i 93 ettari del sito destinato a sostituire Malagrotta, ha pensato bene di tappezzare Roma di manifesti, in cui rivendica con orgoglio, in trent’anni di attività con la propria impresa (il CO.LA.RI.), di aver “salvato” la Capitale dal disastro ambientale ed economico. E non è finita. Bacchetta la Regione per le mancate risposte alle soluzioni alternative a Malagrotta, prospettate sin dal 2009. Ma stavolta la memoria dell’arzillo imprenditore della “monnezza” difetta. Il dipartimento Territorio della Regione Lazio, con una tempestiva e perentoria nota del 13 settembre 2009, bocciava l’individuazione del sito di Quadro Alto, come area destinata ad «impianto di discarica per rifiuti urbani ed assimilabili, in quanto contrastante con le norme di pianificazione regionale e nazionale».
L’area - si legge nel documento - essendo a «rischio paesaggistico, è destinata a progetti di conservazione, recupero, riqualificazione, gestione e valorizzazione del paesaggio». Appaiono strumentali le accuse di Cerroni sulla presunta inerzia della Regione di allora, mentre si profila in tutta chiarezza la strategia del neo proprietario di Quadro Alto, che gioca a carte scoperte. Infatti, tale è la sua convinzione di poter gestire la partita dei rifiuti nella “nuova Malagrotta”, che, nel documento di compravendita non è contemplato il versamento di alcun compenso, bensì l’impegno a corrispondere una percentuale della tariffa percepita per ogni tonnellata di rifiuti conferiti. Nel frattempo, il Commissario delegato per i rifiuti, Pecoraro, incalzato dalla Polverini, ha firmato l’ordinanza che formalizza i nuovi siti, indicando il percorso per rendere disponibili le aree: occupazione d’urgenza con esproprio e indennizzo nonché affidamento della gestione dei rifiuti attraverso una gara d’appalto.
A questo punto ci si chiede se i nostri amministratori ci fanno o ci sono. Infatti, se la Polverini e Alemanno cadono dalle nuvole apprendendo che, guarda caso, proprio Cerroni è divenuto proprietario di Quadro Alto, significa che peccano di una sprovvedutezza disarmante e non si capisce come ciò possa conciliarsi con l’ambizione a gestire una efficiente strategia dei rifiuti a Roma e nel Lazio. Se, al contrario, avessero pianificato questo esito con la complicità del Cerroni, allora siamo di fronte a un “disegno criminoso” per favorire il monopolista. In uno o nell’altro caso, gli effetti sono comunque dirompenti: Cerroni, in qualità di proprietario di Quadro Alto, sarà generosamente indennizzato e, dunque, recupererà in toto i suoi denari.
Ma troverà anche una gradita sorpresa: avendo guidato il settore dei rifiuti in regime di monopolio per oltre trent’anni, stante i requisiti posseduti, si vedrà assegnare la gara senza alcun problema e gestirà il sito di Riano per altri trent’anni. E così Cerroni guadagnerà due volte, con l’esproprio e con la nuova gestione. Ringraziamo, dunque, i nostri prodighi amministratori per la tempestiva scelta e la concretezza dimostrata nella gestione del ciclo dei rifiuti. Tutto cambia per nulla cambiare: a una discarica se ne sostituisce un’altra, a Cerroni segue Cerroni.
Presidente dei Verdi della Provincia di Roma
http://www.terranews.it/news/2011/10/il-signore-della-%E2%80%9Cmonnezza%E2%80%9D-romana
LA DENUNCIA. Manlio Cerroni, già proprietario della discarica di Malagrotta, potrebbe presto consolidare il proprio monopolio.
Ha del surreale l’incresciosa vicenda dell’area destinata a nuova discarica, in località Quadro Alto presso Riano Flaminio. L’avvocato Manlio Cerroni non finisce di stupire e, dopo aver “beffato” la Regione, acquistando alla chetichella dal principe Boncompagni Ludovisi i 93 ettari del sito destinato a sostituire Malagrotta, ha pensato bene di tappezzare Roma di manifesti, in cui rivendica con orgoglio, in trent’anni di attività con la propria impresa (il CO.LA.RI.), di aver “salvato” la Capitale dal disastro ambientale ed economico. E non è finita. Bacchetta la Regione per le mancate risposte alle soluzioni alternative a Malagrotta, prospettate sin dal 2009. Ma stavolta la memoria dell’arzillo imprenditore della “monnezza” difetta. Il dipartimento Territorio della Regione Lazio, con una tempestiva e perentoria nota del 13 settembre 2009, bocciava l’individuazione del sito di Quadro Alto, come area destinata ad «impianto di discarica per rifiuti urbani ed assimilabili, in quanto contrastante con le norme di pianificazione regionale e nazionale».
L’area - si legge nel documento - essendo a «rischio paesaggistico, è destinata a progetti di conservazione, recupero, riqualificazione, gestione e valorizzazione del paesaggio». Appaiono strumentali le accuse di Cerroni sulla presunta inerzia della Regione di allora, mentre si profila in tutta chiarezza la strategia del neo proprietario di Quadro Alto, che gioca a carte scoperte. Infatti, tale è la sua convinzione di poter gestire la partita dei rifiuti nella “nuova Malagrotta”, che, nel documento di compravendita non è contemplato il versamento di alcun compenso, bensì l’impegno a corrispondere una percentuale della tariffa percepita per ogni tonnellata di rifiuti conferiti. Nel frattempo, il Commissario delegato per i rifiuti, Pecoraro, incalzato dalla Polverini, ha firmato l’ordinanza che formalizza i nuovi siti, indicando il percorso per rendere disponibili le aree: occupazione d’urgenza con esproprio e indennizzo nonché affidamento della gestione dei rifiuti attraverso una gara d’appalto.
A questo punto ci si chiede se i nostri amministratori ci fanno o ci sono. Infatti, se la Polverini e Alemanno cadono dalle nuvole apprendendo che, guarda caso, proprio Cerroni è divenuto proprietario di Quadro Alto, significa che peccano di una sprovvedutezza disarmante e non si capisce come ciò possa conciliarsi con l’ambizione a gestire una efficiente strategia dei rifiuti a Roma e nel Lazio. Se, al contrario, avessero pianificato questo esito con la complicità del Cerroni, allora siamo di fronte a un “disegno criminoso” per favorire il monopolista. In uno o nell’altro caso, gli effetti sono comunque dirompenti: Cerroni, in qualità di proprietario di Quadro Alto, sarà generosamente indennizzato e, dunque, recupererà in toto i suoi denari.
Ma troverà anche una gradita sorpresa: avendo guidato il settore dei rifiuti in regime di monopolio per oltre trent’anni, stante i requisiti posseduti, si vedrà assegnare la gara senza alcun problema e gestirà il sito di Riano per altri trent’anni. E così Cerroni guadagnerà due volte, con l’esproprio e con la nuova gestione. Ringraziamo, dunque, i nostri prodighi amministratori per la tempestiva scelta e la concretezza dimostrata nella gestione del ciclo dei rifiuti. Tutto cambia per nulla cambiare: a una discarica se ne sostituisce un’altra, a Cerroni segue Cerroni.
Presidente dei Verdi della Provincia di Roma
http://www.terranews.it/news/2011/10/il-signore-della-%E2%80%9Cmonnezza%E2%80%9D-romana
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