martedì 2 aprile 2013
nucleare: Rovello Porro una Chernobyl italiana dimenticata alle porte di Milano
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« inserito:: 01 Apr 13, 21:20:36 »
ROVELLO PORRO: UNA CHERNOBYL ITALIANA DIMENTICATA ALLE PORTE DI MILANO
COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO MONDO IN CAMMINO - AIPRI
A 27 anni di distanza, nelle regioni contaminate dal fallout di Chernobyl, le persone continuano ad ammalarsi e i bambini a morire per cancri e leucemie.
Fra le tante Chernobyl (e adesso Fukushima) dimenticate, ci siamo imbattuti – a distanza di 24 anni - in una Chernobyl tutta italiana.
Nel nostro lavoro di ricerca di classificazione degli incidenti nucleari, siamo soliti ricercare - per formazione e per quanto possibile – i dati di reale incidenza sull’ecosistema e sulla salute dei residenti.
La vicenda di Rovello Porro, però, ci ha colti di sorpresa e non ne abbiamo capito subito la portata, anche perché ci siamo trovati in presenza di una documentazione che ci ha reso attoniti per la sua carenza e per la difficoltà di venirne in possesso, pur essendo avvezzi alle censure in merito.
Scegliendo, però, di non abbandonarci ad una teorica cultura del sospetto o a semplici ragionamenti dietrologici, abbiamo cominciato a volerne sapere di più estrapolando i maggiori dati possibile dalle poche informazioni presenti, facendo calcoli e proiezioni.
E subito si è impossessato di noi un grande senso di apprensione e preoccupazione che ci porta oggi a chiederne spiegazioni e ragioni: è possibile che, in 24 anni e dopo 24 anni, il silenzio sia l’unica giustificazione ad una situazione radiologica che, dall’interpretazione dei dati, sembra ancora oggi di una gravità che confina nel criminale?
Nel 1989 un grave incidente nucleare si è consumato alla Luigi Premoli e figli SPA, fonderia che forgiava i telai dell'Alfa 133 a Rovello Porro in Lombardia, tra Como e Saronno: una fonte radioattiva orfana, contenuta in un carico di alluminio proveniente dall’Est Europa, ed equivalente a una sorgente radioattiva stimata tra i 600 e i 6.000 Curie di Cesio 137 (pertanto da 8 a 80 volte superiore a quella di Algeciras in Spagna) fu inavvertitamente fusa immettendo nell’aria una enorme quantità di particelle radioattive altamente nocive, senza che nessun allarme scattasse.
Questa “fuga” nucleare, di cui non si conosce la data certa, è venuta alla luce - secondo la versione ufficiale - nel 1989, in seguito a un controllo radiologico di routine delle acque del Po eseguito dai tecnici della centrale nucleare di Caorso: le acque risultarono grevi di Cesio 137 al di là di ogni aspettativa e norma e, rispetto alle ricadute di Chernobyl, con un rapporto isotopico anomalo con il Cesio 134. Prima che scattassero indagini approfondite, ovvero prima che vi fosse un’allerta, passarono diversi mesi. Finalmente, nel maggio 1990 e dopo aver risalito - come Pollicino - i fiumi col Geiger, i geologi e i tecnici del P.M.I.P. (Presidio Multizonale di Igiene e Prevenzione) milanese scoprirono che dal bacino di decantazione delle acque reflue della fonderia di Rovello Porro, situata a pochi metri dal torrente Lura, erano percolati dai 60 ai 70 Curie di Cesio 137: 50 sedimentati nel Lura, nell’Olona e nel Lambro e 10 sfociati nel Po, circa 100 km più a valle. Una fuga enorme.
In seguito a questo tardivo riscontro la fonderia di Rovello Porro fu chiusa per quasi un anno e bonificata “alla meno peggio”: varie tonnellate d’asfalto, di terra e di detriti contaminati prelevati in loco furono traslocati nell’attualmente percolante discarica nucleare di Capriano del Colle (Brescia) che, confinando 39 Curie di Cesio 137 dispersi in circa 280 mila metri cubi di materiali, raccoglie i residui radioattivi di varie industrie.
Rapportando i 50 Curie depositati nei corsi d’acqua alla superficie dei fondali che si distendono per 100 km dalla fabbrica alla congiunzione con il Po, si può quantificare un deposito uniforme medio di 1,22 milioni di Becquerel/mq pari a 32,89 Curie/kmq di Cesio 137.
É di fatto un tasso di contaminazione al metro quadro (e al kmq) che, per il Cesio 137, sorpassa di ben 2,19 volte la norma internazionale (555.000 Becquerel/mq ossia 15 Curie/km2) che obbliga a confinare il luogo in quanto zona proibita e che impone, tra l’altro, l’assoluto divieto di pesca e di pompaggio agricolo delle acque. Ma nulla è mai trapelato, nè nessuna mappa dettagliata della contaminazione radioattiva dei corsi d’acqua è stata pubblicata.
A 24 anni di distanza, sebbene l’attività radioattiva si sia ridotta del 42%, la contaminazione atomica risulta ancora di circa 700.000 Becquerel/mq e quindi, a tutt’oggi, 1,26 volte superiore al valore imperativo di evacuazione della zona: si dovrebbe trattare, pertanto, di una zona acquifera proibita. Ma, per quanto ne sappiamo, nessuna misura preventiva a tutela della popolazione è stata presa.
E non è tutto!
Una radioattività ben maggiore dovrebbe essersi sprigionata con i fumi della combustione. Come a Goiânia in Brasile e Algeciras in Spagna, l’incidente di Rovello Porro ha fatalmente liberato grandi quantitativi di Cesio 137 nell’aria: di ciò non c’è riscontro da nessuna parte, anche se, grottescamente, si parla di fallout come fenomeno limitato al perimetro dell’azienda, nonostante gli esperti dell’epoca stimassero trattarsi della fusione di una sorgente dai 600 ai 6.000 Curie. Rovello Porro dista, in linea d’aria, a meno di 30 km. da Milano. Supponendo la brutale fusione di una potente sorgente orfana e facendo un calcolo di tipo conservativo, cioè “stemperato” nella sua ipotetica gravità, significa che 500 Curie uniformemente diluiti nell' aria in una invisibile colonna iniziale di fumo lunga 30 km, larga 2 km e alta 1 km (30.000*2000*1000 = 6E10 mc) equivalgono a 308 Becquerel/mc di Cesio 137 inalato da decine di migliaia di soggetti e 6.000 Curie fanno 3.700 Becquerel/mc di Cesio 137 inalato da altre decine di migliaia di soggetti. Dopotutto 500 Curie di Cesio 137 (5,76 grammi) rappresentano, per inalazione, un potenziale letale acuto (“alla Litvinenko”) per quasi 18.000 soggetti e, per ingestione, per più di 48.000; 6.000 Curie (69,09 grammi) rappresentano più di 210.000 dosi letali per inalazione e più di 510.000 per ingestione. Si sa che una ricaduta perfetta di 500 Curie è in grado di trasformare in zona proibita un’area di 33,3 kmq e 6.000 Curie un’area di 400 kmq.
Vorremmo essere smentiti in questi nostri calcoli teorici e, pertanto, chiediamo, alle autorità competenti che ci certifichino che nessun particolato radioattivo è uscito dai camini dell’altoforno. Ne trarremmo un grande sospiro di sollievo, ma purtroppo nè la logica della fusione metallurgica che fa degli effluenti aerei la principale via di fuga del Cesio, nè i conti d’inventario tornano: è troppo chiedere spiegazioni sul destino dei possibili 600 o 6.000 Curie di Cesio che non si ritrovano sommando la radioattività depositata nei corsi d’acqua (circa 60-70 Curie) a quella dei detriti smaltiti (circa 30 Curie)?
È troppo chiedere se una nube radioattiva, qualora fosse stata originata da un singolo episodio di fusione di Cesio e – fra l’altro - più concentrata di quella pervenuta in zona da Chernobyl, si sia diretta in Svizzera o in Francia oppure se si sia diretta verso la vicinissima Milano? È troppo chiedere la prova se i ratei Cesio 137/Cesio 134 delle radioanalisi eseguite in quella zona dopo il 1989 presentassero valori anomali (deficit di Cesio 134) rispetto a quelli allora attesi di Chernobyl? È troppo chiedere di conoscere lo stato radiologico attuale della zona che dal Lura, all'altezza del bacino di decantazione della fabbrica, e insinuandosi in altri fiumi e navigli, giunge al Po? È troppo chiedere gli indicatori di morbilità e di mortalità della popolazione che in questa area vive? È troppo, alla luce delle ricerche scientifiche del professore Bandazhevsky, sapere l’incidenza delle patologie cardiache, rispetto a questi dati di morbilità e mortalità? È troppo chiedere la certificazione nazionale ed internazionale della “normalità” del fondo radiologico, a fronte delle rilevazioni condotte dallo scienziato A. Paris della CRIIRAD che segnalavano, negli anni 1999/2000, valori di radiocontaminazione decisamente più elevati per la zona svizzera ed italiana del lago di Como rispetto alle zone confinanti (forse un “surplus” legato a Rovello Porro)? È troppo chiedere il rispetto delle norme internazionali di radioprotezione, a cui l’Italia ha aderito, anche qualora il quadro da noi presentato fosse a tinte meno fosche? Un grande interesse (come quello dell’AIEA e dei suoi rappresentati locali) o altri interessi vari (la voluta mancanza di controlli, l’assolutoria autoreferenzialità e convenienza politica/affaristica, gli interessi economici di vario tipo e le connivenze locali o di più alto rango) possono occultare la verità o tacere su rischi, i quali - trattandosi di radiocontaminazione - per quanto piccoli o limitati siano, chiedono e richiedono la presa in carico coerente di rigide misure di controllo e di protezione della salute del cittadino?
Sicuramente queste domande saranno considerate retoriche e cadranno nel silenzio. Ma c’è un’aggravante e un vuoto che nessuno riuscirà a colmare: i mesi (secondo alcuni, un anno) che sono passati dall’incidente alla sua scoperta. Per questa “amnesia”, per questa colpa dolosa nessuno pagherà. Come, sul versante Chernobyl in Bielorussa, per Lukashenko e l’AIEA non esiste nessun rischio radioattivo dopo oltre 20 anni dall’esplosione del reattore numero 4, così e a maggiore ragione, lo è e lo sarà anche per questa popolosa parte d’Italia, ormai a distanza di 24 anni dalla fusione radioattiva a Rovello Porro. La letargica politica in materia di radioattività (vedi anche il recente caso dei cinghiali radioattivi) può continuare…e poi l’incidente di Rovello Porro è addirittura del secolo scorso. Vale la pena preoccuparsene?
Massimo Bonfatti – Mondo in cammino; Paolo Scampa, AIPRI (Associazione Internazionale Protezione Raggi Ionizzanti)
DI SEGUITO LA RELAZIONE COMPLETA
LA NUBE DEI VELENI. ROVELLO PORRO O LA VERITÀ A PERDERE
PREMESSA
Con colpevole ritardo e nonostante l’accaduto fosse in parte documentato anche da interpellanze parlamentari (1) e da pubblicazioni della AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica), a 24 anni di distanza veniamo a conoscenza di un gravissimo incidente nucleare avvenuto nel 1989 in una piccola fonderia a 30 km di Milano. Ci sembra doveroso fare il punto radiologico della situazione ambientale perché la contaminazione conclamata dei corsi d’acqua che ne è scaturita è inquietante e - fino a prova contraria - quella probabile delle terre, in ragione delle immancabili ricadute locali degli effluenti aerei, è preoccupante. Ci sembra doveroso richiamare gli organismi preposti alla radioprotezione al dovere di chiarezza e di trasparenza sull’accaduto.
IL FATTO
Un grave incidente nucleare è avvenuto nel 1989 in una fonderia di alluminio che forgiava i telai dell'Alfa 133 a Rovello Porro in Lombardia, tra Como e Saronno. Secondo un articolo dell’Espresso del 3 luglio 1990 (2), una sorgente radioattiva stimata tra i 600 e i 6.000 Curie (3) di Cesio 137 (da 8 a 80 volte superiore a quella di Algeciras in Spagna) è stata inavvertitamente fusa immettendo fatalmente nell’aria una immane quantità di particelle radioattive, e altamente nocive, senza che scattasse il minimo allarme a tutela della vita nella regione più popolosa dell’Italia
LA RADIOATTIVITÀ NEI FIUMI
Questo incidente nucleare, di cui non si conosce la data certa, è venuto alla luce - secondo la versione ufficiale (4) - nel 1989 a seguito di un controllo radiologico di routine delle acque del Po eseguite dai tecnici della centrale nucleare di Caorso (5): le acque risultarono grevi di Cesio 137 al di là di ogni aspettativa e norma e, rispetto alle ricadute di Chernobyl, con un rapporto isotopico col Cesio 134 anomalo (6).
Prima che scattassero indagini approfondite, ovvero prima che vi fosse un’allerta, il preoccupante fenomeno durò parecchi mesi. Finalmente, nel maggio 1990, dopo aver risalito come Pollicino i fiumi col Geiger, si scoprì che dal bacino di decantazione delle acque reflue della fonderia di Rovello Porro, situato a pochi metri del torrente Lura (7), erano percolati dai 60 ai 70 Curie di Cesio 137 - una fuga enorme - 50 dei quali sedimentati nel Lura, nell’ Olona e nel Lambro e 10 altri Curie invece sfociati nel Po, circa 100 km più a valle della sorgente industriale. A seguito di questo tardivo riscontro, la fonderia di Rovello Porro fu chiusa per quasi un anno e bonificata “alla meno peggio” (nota otto).
Stando alla documentazione della AIEA, varie tonnellate d’asfalto, di terra e di detriti contaminati prelevati in loco furono traslocati nell’attualmente percolante discarica nucleare di Capriano del Colle - BS (9) che, confinando 39 Curie di Cesio 137 dispersi in circa 280.000 metri cubi di materiali, raccoglie i residui radioattivi di varie industrie.
La gravità del danno ambientale provocato da questi riversamenti appare senza veli non appena si rapportano i 50 Curie depositati nei corsi d’acqua alla superficie dei fondali che si distendono per 100 km. dalla fabbrica alla congiunzione con il Po. In effetti, considerando il letto coinvolto di questi 3 corsi d’acqua occupante un’area stimabile di circa 1,52 milioni di mq (1,52 kmq), si può quantificare un deposito uniforme medio di 1,22 milioni di Bq/mq, pari a 32,89 Curie/kmq di Cesio 137. É un dato a dir poco sconvolgente. Anche se a monte nel torrente Lura la contaminazione è probabilmente più elevata che non a valle nel fiume Lambro, questo valore medio rappresentativo sembra alquanto angosciante.
Di fatto un tasso di contaminazione al metro quadro (e al kmq) che, per il Cesio 137, sorpassa di ben 2,19 volte la norma internazionale (555.000 Becquerel/mq ossia 15 Curie/kmq), obbliga a confinare il luogo come zona proibita e impone, tra l’altro, l’assoluto divieto di pesca e di pompaggio agricolo delle acque. Ma nulla è mai trapelato, nè nessuna mappa dettagliata della contaminazione radioattiva dei corsi d’acqua è stata pubblicata. Migliaia di ettari sono stati di conseguenza scientificamente concimati col Cesio e migliaia di tonnellate di prodotti agricoli contaminati sono stati golosamente consumati col benestare delle istituzioni silenti. Diverse falde acquifere sono probabilmente marcate. Le leggi di radioprotezione a tutela dell’ambiente e della vita, alla prova dei fatti, non sono altro che carta straccia.
24 ANNI DOPO
24 anni dopo il disastro, nonostante l’attività radioattiva si sia ridotta del 42% (10), la contaminazione atomica risulta ancora di circa 700.000 Becquerl/mq (supponendo che essa sia uniformemente e saldamente sedimentata nei 100 km. di fondali che, passando per Milano, vanno da Rovello Porro alla giunzione col Po). É pertanto, tutt'ora, 1,26 volte superiore al valore imperativo di evacuazione del luogo. Nulla è purtroppo cambiato. Continua a trattarsi sempre di una zona acquifera proibita. Ma nulla è stato detto e viene detto per la prevenzione della salute della popolazione, a discapito della quale questa tremenda verità rimane secretata.
LA RADIOATTIVITÀ NEI FUMI
La radioattività depositata nei fiumi non deve tuttavia fare dimenticare la radioattività ben maggiore sprigionata con i fumi della combustione. Il Cesio è in effetti un elemento molto volatile che bolle a 671°C. Se fuso, vaporizza in una quantità enorme di particelle sottili e mai più di una porzione ristretta permane nel metallo in fusione e nelle scorie della lavorazione. Come a Goiânia in Brasile e Algeciras in Spagna, l’incidente di Rovello Porro ha, quindi, fatalmente liberato grandi quantitativi di Cesio 137 nell’aria. Di questo gravissimo fatto non vi è tuttavia riscontro nè nelle interpellanze parlamentari, nè negli articoli di stampa, nè nei documenti dell’AIEA. Nessuno sembra essersi preoccupato degli immancabili effluenti aerei e del conseguente temibile fallout, se non per presentarlo, grottesco non senso fisico, come fenomeno atmosferico limitato al perimetro dell’azienda (11). Questa inspiegabile disattenzione ci ha lasciati sconcertati ed allibiti allorché gli esperti all’epoca paventavano pubblicamente la fusione di una sorgente dai 600 ai 6.000 Curie.
A 24 anni dai fatti riteniamo pertanto legittimo esigere, al proposito, dati radiometrici qualificati e non solo risposte metrologiche evasive o generiche rassicurazioni. Riteniamo legittimo attendere dati obiettivi e puntuali. Rovello Porro dista, in linea d’aria, a meno di 30 km da Milano. Supponendo la brutale fusione di una potente sorgente orfana e facendo un calcolo di tipo conservativo, cioè “stemperato” nella sua ipotetica gravità, significa che 500 Curie uniformemente diluiti nell' aria in una invisibile colonna iniziale di fumo lunga 30 km., larga 2 km. e alta 1 km. (30.000*2000*1000 = 6E10 mc) equivalgono a 308 Becquerel/mc di Cesio 137 inalato da decine di migliaia di soggetti e 6.000 Curie fanno 3.700 Becquerel/mc di Cesio 137 inalato da altre decine di migliaia di soggetti. Dopotutto 500 Curie di Cesio 137 (5,76 grammi [12]) rappresentano, per inalazione, un potenziale letale acuto (“alla Litvinenko”) per quasi 18.000 soggetti e, per ingestione, per più di 48.000; 6.000 Curie (69,09 grammi [13]) rappresentano più di 210.000 dosi letali per inalazione e più di 510.000 per ingestione. Si sa che una ricaduta perfetta di 500 Curie è in grado di trasformare in zona proibita un’area di 33,3 kmq e 6.000 Curie un’area di 400 kmq. Dopotutto il Cesio è un ottimo promotore d’infarto in quanto l’organismo, confondendolo col potassio, lo trasporta anche nel muscolo cardiaco. Dopotutto il cancerogeno e teratogeno Cesio137 è temutissimo da tutti, AIEA compresa, che di certo non trasloca la propria sede a Chernobyl o a Fukushima.
CERCASI DATI OBIETTIVI
Di fronte a tutto ciò, non ci resta da chiedere che venga comprovata l’assenza, nel 1989, di pesanti ricadute di Cesio 137 su Milano o su altre parti del territorio italiano. Chiediamo prove che nessun particolato radioattivo sia uscito dai camini dell’ altoforno, perché nè la logica della fusione metallurgica che fa degli effluenti aerei la principale via di fuga del Cesio, nè i conti d’inventario tornano; chiediamo spiegazioni sul destino dei possibili 600 o 6.000 Curie di Cesio che non si ritrovano sommando la radioattività depositata nei corsi d’acqua (60-70 Curie) e quella dei detriti smaltiti (circa 30 Curie); chiediamo se i rilevatori di radioattività atmosferica non fossero spenti per tacito decreto in un periodo così vicino al censurato Chernobyl (come era avvenuto tre anni prima durante il passaggio della nube proveniente dall’Ucraina) e, qualora fossero stati accesi, chiediamo la certificazione nazionale ed internazionale della “normalità” del fondo radiologico; chiediamo se la nube radioattiva, ben più concentrata di quelle giunte in loco da Chernobyl - qualora fosse stata originata da un singolo episodio di fusione di Cesio - si sia diretta in Svizzera o in Francia (poco portate ad allertare, pure loro), oppure se si sia diretta verso la vicinissima Milano. Chiediamo la prova che i ratei Cesio 137/Cesio 134 delle radioanalisi eseguite in quella zona, dopo il 1989, non presentassero valori anomali (deficit di Cesio 134) rispetto a quelli allora attesi di Chernobyl (14). Chiediamo infine di conoscere lo stato radiologico attuale di quella zona proibita che, fluttuando per i navigli, va dal Lura, all'altezza del bacino di decantazione della fabbrica, al Po; chiediamo di conoscere gli indicatori di morbilità e di mortalità della popolazione residente in questa area.
É chiedere troppo ?
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1. X LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 14 MAGGIO 1990. RONCHI, TAMINO, RUSSO FRANCO e RUTELLI . — Ai Ministri dell'ambiente e della sanità.
http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0461/sed0461.pdf
X LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA POMERIDIANA DEL 15 MAGGIO 1990 TAGLIABUE, TESTA ENRICO, MONTANARI FORNARI, BENEVELLI, MOMBELLI, BERNASCONI, BIANCHI BERETTA e PERINEI. — Ai Ministri della sanità e dell'ambiente http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0463/sed0463.pdf
X LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 9 LUGLIO 1990. SALVOLDI, MATTIOLI e RONCHI . Ai Ministri della sanità e dell'ambiente.
http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0493/sed0493.pdf
X LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DEL 17 LUGLIO 1990 Ronchi, Tamino, Russo, Franco, Andreani
http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0499/sed0499.pdf
2. Articolo dell’Espresso, pag. 92, qui tradotto in inglese. JPRS Report, 28 AUGUST 1990, Environmental Issues. U S. DEPARTMENT OF COMMERCE NATIONAL TECHNICAL INFORMATION SERVICE SPRINGFIELD, VA. 22161
http://www.dtic.mil/dtic/tr/fulltext/u2/a344182.pdf
Cfr. anche "L’ Unità" del 15 maggio 1990: viene segnalato il rilevamento di una attività di 27.000 Becquerel/kg. nel perimetro dell'azienda, attività che testimonia la gravità del deposito.
http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1990_05/19900514_0010.pdf&query=LUCA%20LANDO
I 27.000 Bq/kg. riferiti nell’articolo dell’Unità, considerati ad una profondità ipotetica di 5 cm. e per una densità media (e conservativa) del suolo di 1.250 kg/mc, corrispondono a 1,69E06 Becquerel/mq. Il rateo Becquerel/mq/ Becquerel/mc è, in questo caso, di 62,5. Inoltre, il Cesio 137 depositatosi, avendo un’attività specifica di 86,84 Curie/gr. ossia di 3,21E12 Becquerel/gr., fa supporre una massa di 8,40E-9 gr/kg., equivalente a 5,25E-7 gr/mq (0,525 microgrammo per mq). A un metro dal suolo quest’attività conduce all’assorbimento di una dose gamma di 5,473 microSv/h. Senza considerare la ben più grave ed ineludibile contaminazione interna dovuta alle particelle radioattive fatalmente sospese e risospese per aria, il limite di dose annuale di 1 milliSievert viene raggiunto, in queste condizioni, in 183 ore di esposizione gamma. In un intero anno lavorativo di 1.700 ore, questa attività condurrebbe all’accumulo di 9,3 milliSievert, 9 volte più del "consentito". Secondo le norme internazionali sarebbe stato uno spazio da evacuare subito. La contaminazione al mq superava di 3 volte il valore d'evacuazione.
Informazioni sul Cesio 137: dal latino “caesius”, cielo blu; Cs; massa at. 136,9070895; n° at. 55; m.p. 28,44°C; b.p. 671°C; sp. gr. 1,873; semi-vita 30,07 anni; 86,84 Ci/gr; β-; 0,514 MeV; range nella materia del β- ~1560 μ; γ; 0,66164 MeV.
In un reattore atomico il Cesio 137 è prodotto durante la fissione dell'Uranio 235 con neutroni lenti a un tasso del 6,22%, ossia 1 atomo ogni 16 fissioni; la sua occorrenza durante la fissione del Plutonio 239, ugualmente con neutroni termici, è di 6,59% ossia 1 atomo ogni 15 fissioni. Le sorgenti industriali e mediche di Cesio 137 sono intenzionalmente prodotte per attivazione (bombardamento neutronico) del Cesio 133 stabile.
Il Cesio 137 ha un periodo radioattivo di 30,07 anni, una costante di disintegrazione s-1 di 7,3096E-10 e in un anno decade del 2,279%, in un decennio del 20,587% ed in un secolo del 90,026%. Ha un'attività specifica di 86,84 Curie/gr. ossia di 3,21E12 Becquerel/gr. Il suo fattore di conversione di esposizione esterna in attività al suolo è dell'ordine di 300.000 Becquerel/mq per µSv/h-1. Secondo le norme internazionali di sicurezza nucleare, un deposito di 15 Curie/kmq (172,73 milligr/kmq), equivalente a 555.000 Becquerel/mq (172,73 nanogr/mq) obbliga all'evacuazione immediata del luogo.
3. Dai 22,2 mille miliardi di Becquerel ai 222 mille miliardi di Becquerel.
Le sorgenti radioattive impiegate nell’industria e nel campo medico. Identification des sources et des dispositifs radioactifs. Manuel de référence. Collection sécurité nucléaire de l’AIEA Nº 5, 2009. http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/Pub1278f_web.pdf
4. Secondo una ricostruzione de “La Repubblica”, l’Enel aveva identificato il luogo dell’ incidente un anno prima (si suppone tramite immediati rilevamenti della radioattività atmosferica) senza dare l'allarme. “E sarebbe stata una confidenza arrivata dall'Enel di Caorso, con un anno di ritardo, a permettere di arrivare alla zona contaminata." Se questa ricostruzione fosse vera, costituirebbe un gravissimo atto di accusa contro le autorità preposte alla radioprotezione.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/05/20/cesio-nel-torrente-enel-gia-sapeva.html
5. During the latter half of 1989, just near the nuclear Power Plant of Caorso (Piacenza, Italy), an increase of Cs137 in the water of Po river was detected during routine controls. …. As the phenomena had been still continuing, in April 1990 a survey on the Po river sediments and some of its affluents started, in order to individuate, by means of a well known geochemical survey method, the origin of that contamination and to locate it. P. 157 http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/te_0865v1.pdf
6. Cfr. APAT, 2003, p. 12
http://www.arpa.umbria.it/au/sinanet/Radiazioni%20Ionizzanti/IR_03/AGF-T-RAP-03-15.pdf
NB. Trattandosi della combustione di una “vecchia” e dismessa sorgente di Cesio 137 impiegata nel campo medico o industriale, il Cesio 134 doveva essere praticamente esausto.
7. Cfr "Google Earth" tramite ripresa aerea.
NB. Le acque convogliate nel bacino di decantazione servivano, molto probabilmente, per lavare/raffreddare i pezzi lavorati ed è durante questo processo che si sono contaminate, raccogliendo parte delle particelle radioattive presenti sulla superficie dell’alluminio mescolato col Cesio durante la fusione.
8. Documento ISPRA/2003, pag. 160. Si legge a proposito della bonifica effettuata: “Gli obiettivi individuati, nello specifico caso, potevano essere raggiunti, garantendo che la concentrazione superficiale di Cs137 fosse compresa nell’intervallo 10 - 100 kBq/mq“. Il luogo è tuttora decisamente contaminato, fautore di irraggiamento esterno ed interno nonostante la bonifica. E non potrebbe esserne altrimenti: non esiste aspirapolvere per nanopolveri.
http://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003200/3223-rapporti38-2003capitolo3.zip/at_download/file.
9. Cfr. C. Cochi, G. Masting Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente. A PROJECT CARRIED OUT IN ITALY TO SECURE A SITE CONTAMINATED BY CS-137 OF UNKNOWN ORIGIN http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/te_0865v1.pdf
Cfr. anche le inchieste del giornalista Andrea Tornago: sono quelle che hanno indirizzato alla denuncia congiunta MIC/AIPRI. http://bracebracebrace.wordpress.com/2012/11/05/incubo-radioattivo-nei-rubinetti-di-brescia/
10. 1-(EXP(24 * -Ln(2)/30,07)) = 42,4909%
11. Nota ironica: è universalmente risaputo che il particolato sub-micrometrico delle industrie metallurgiche ricade per intero e a velocità supersonica esclusivamente nei parcheggi di queste e non varca, mai e poi mai, i cancelli d'impresa.... Figuriamoci se il particolato si alza in alto per spargersi per via aerea in modo caotico dappertutto nell'atmosfera!!! Gli effluenti d'impresa sono talmente disciplinati e rispettosi dello spazio aereo altrui che, certi che i centri urbani godano di aria pulita e siano esenti di ricadute industriali, potremmo chiedere la pura e semplice demolizione di quegli ostentati quanto costosi camini, oltre che l'abolizione immediata delle leggi a tutela dell'ambiente. Tanto tutto rimane sul posto...
12. Se supponiamo questa massa frammentata in aerosol formata di particelle di 0,1 micron di diametro, allora ce ne sarebbero 5,81 milioni di miliardi. Ognuna di queste particelle avrebbe un'attività di 3,18 mBecquerel, un peso di 991,17 atto-grammi e conterrebbe 4,36 milioni di atomi. In un anno l'attività radioattiva di una sola di queste particelle ammonterebbe a più di 98.000 disintegrazioni β-: meglio non incorporarle perché la piccola zona istologica, irradiata da una di queste particelle immobilizzate, subirebbe gravi danni.
13. Se questa massa fosse suddivisa in particelle di 0,1 micron di diametro, ce ne sarebbero 69,71 milioni di miliardi.
14. La mappa dei depositi al suolo di Cesio 137 post-Chernobyl realizzata da A. Paris, per conto del laboratorio indipendente francese CRIIRAD, nel 1999-2000, mostra valori nettamente più elevati per la parte svizzera ed italiana del lago di Como, rispetto alle zone confinanti (http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=mappe4). Chi sa dimostrare che questo localizzato surplus radioattivo non sia legato all'incidente di Rovello Porro ?
lunedì 1 aprile 2013
acqua pubblica: strani silenzi sull'acqua? Verzili cade male
Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia
Comunicato stampa del 30 marzo 2013
STRANI SILENZI SULL’ACQUA?
Egregio Dott. VERZILI CADE MALE!
Ieri sulla stampa locale[1] è stata diffusa un intervista dell’ex sindaco Verzili, il quale sulla reti fognarie ed idriche delle
nuove lottizzazioni, che l’amministrazione comunale sta consegnando ad Acqualatina,ha sostenuto: " ... nessuno dice nulla compreso il Comitato civico in difesa dell’acqua pubblica". Mentre sulla consegna degli impianti ad Acqualatina che lo stesso Dott. Verzili firmò il 1/7/2004 quale sindaco facente funzioni oggi sostiene che tale atto lo fece "su delega dell’allora sindaco Meddi".
Premesso che come di consueto in campagna elettorale ciascuno cercherà di dire pro e contro il rispettivo avversario politico tirando in ballo solo strumentalmente la questione dell’acqua, ci teniamo ad affermare che questi giochi non ci appartengono ne pro, ne contro. Riteniamo però, come è nostro costume, di dover fare chiarezza e rispondere all’opinione pubblica con il nostro comportamento e le nostre idee, analizzando fatti e documenti nel merito. Altri poi facciano le loro scelte per tornaconto politico-elettorale secondo il proprio stile.
Egregio Dott. Verzili rispetto alla cessione di ulteriori impianti ad Acqualatina spa la invitiamo a rileggere il nostro comunicato stampa diffuso il 19/10/2012 dal titolo inequivocabile “CESSIONI DI ULTERIORI IMPIANTI BASTA IPOCRISIE!” (in allegato), ed anche la lettera “Cessione impianti – depuratore - statuto LE NOSTRE PERPLESSITA' ” inviata all’amministrazione il 24/10/2012.
In entrambe le occasioni avevamo rimarcato tutte le ragione della nostra contrarietà alla cessione di ulteriori impianti e le perplessità su comportamenti poco lineari dell’amministrazione... senza fare sconti!
Relativamente invece a quella che oggi sembra un Suo scaricabarile sulla scelta di cedere gli impianti nel luglio 2004, richiamando una sconosciuta delega dell’allora sindaco Meddi, le chiediamo di rendere copia di tale delega poiché non vi è traccia nei documenti che accompagnano la cessione del 2004.
Ciò lo deve non solo alla cittadinanza per onore di verità, ma anche all’ex sindaco Meddi che mori il 4 aprile 2004, ciò prima della consegna degli impianti avvenuta il 1 luglio 2004.
Contrariamente può risultare di cattivo gusto chiamare in causa persone che non possono dare la loro versione dei fatti.
Buona pasqua a TUTTI.
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
litorale pontino tra ignoranza della classe dirigente ed erosioni
La provincia di Latina continua a
perdere opportunità ed occasioni, posti di lavoro a migliaia ogni
anno, credibilità, mentre aumenta la criminalità, come dimostrano
le varie commissioni parlamentari (anche presiedute da politici di
destra), studi, inchieste e statistiche fatte da enti di vario
livello (camera di commercio, istat, ministeri, aziende di ricerca e
studi sociali, economici, università) e redazioni (spesso di destra
o comunque con principi ispiratori liberali). Un esempio lampante è,
purtroppo, l'erosione delle coste da Nettuno fino al Garigliano, e la
conseguenza perdita di attrattiva turistica e commerciale del nostro
litorale e di conseguenza di ristoranti, locali pubblici, campeggi,
operatori turistici. Anche qui le espressioni sono di politici o
imprenditori di destra o vicini alla destra. Spesso ci troviamo alle
porte della stagione turistica con passerelle di accesso distrutte,
spiaggia piena di detriti, sporcizia, o inquinamento, quando non
capita d'estate o quando gli interventi arrivano solo alla fine della
stagione balneare insieme ai rimpianti e ai pianti degli operatori
turistici. Condivido pienamente l'intervento del geologo Nello
Ialongo “basta spostare il problema dell'erosione servono
interventi”.
(vedere
http://pontiniaecologia.blogspot.it/2013/03/latina-erosione-costiera-basta-spostare.html).
Ialongo condanna gli interventi di protezione fissa, citando studi e
analisi recenti dell'Ispra. L'unica risposta è il ripascimento
morbido oltre, ovviamente, alla prevenzione che diminuisca o annulli
il danno umano (escavo della sabbia dai fiumi che costituivano la
ricarica, basta interventi di porti e cementificazione del litorale).
Gli interventi locali (con pennelli rigidi) risolvono
(temporaneamente) un problema locale e lo aumentano a sud (o di
sottoflutto). Alle stesse conclusioni era giunto un interessante
convegno del 9 novembre 2002 a San Felice Circeo organizzato dal
Rotary Club (non certo di sinistra). Anche sull'erosione, ma
sopratutto sull'economia, sui posti di lavoro, sul turismo abbiamo
perso 11 anni per colpa di una classe politica e dirigenziale
provinciale inadeguata. L'ignoranza di questa classe dirigente
aumenta i danni. Al convegno del 2002 era molto qualificante
il tavolo dei relatori composto da esperti a livello nazionale,
docenti dell’Università La Sapienza e di altre università,
esperti provenienti dalla Liguria, Toscana e Sardegna ad illustrare
studi e proposte. Moderatore del convegno il professore universitario
e giornalista di Rai Tre Mario Tozzi. Scarsa la presenza di politici
locali, anche perché quelli presenti non hanno brillato né in fatto
di ambiente né per la valorizzazione del turismo. Si era parlato del
raddoppio del porto del Circeo, con espressione quasi unanime di
contrarietà ad un progetto per il quale non erano chiari i benefici,
ma erano evidenti i danni all’ambiente marino, all’erosione che
avrebbe provocato da San Felice verso Terracina, poi di conseguenza
agli altri lidi. Conclusione unanime e condivisa che per evitare e
prevenire o recuperare l’erosione delle coste dovevano essere
effettuati interventi morbidi di rinascimento e venivano dichiarati
inadeguati pannelli (o pennelli) e comunque tutte quelle barriere
fisse che forse risolvano (temporaneamente) il problema dell’erosione
in un dato tratto di spiaggia, ma lo spostano, aggravandolo, a sud
per il gioco delle correnti.
La stranezza consiste che
diversi esponenti qualificati (professori e scienziati) a livello
nazionale giungevano a delle conclusioni tecniche e scientifiche, ma
lo stesso giorno nelle cronache locali veniva annunciato un progetto
esattamente contrario consistente nel rinascimento della spiaggia del
lido di Latina in modo “aggressivo” per il territorio che avrebbe
spostato ed aumentato l’erosione a sud.
Esattamente ciò che,
dopo l’intervento realizzato sulla spiaggia di Latina, viene
lamentato sulle cronache dei giornali da alcuni amministratori e
studiosi sulle spiagge di Sabaudia.
Ulteriore stranezza consiste
nell’osservare che il colore del Sindaco e delle amministrazioni
interessate sono le stesse, così come quella della giunta
regionale.
Ancora una volta si nota il proliferare di “grandi
opere” (il costo sembra sia di qualche milione di euro, stando alle
cronache dei giornali) che creano, forse, un beneficio locale, ma un
danno maggiore ai vicini.
In provincia di Latina, ancora una
volta, sembra mancare una seria programmazione ed un progetto
unitario sulla gestione del mare, dell’ambiente, ma anche del
turismo.
Un’altra conclusione unanime del convegno del novembre
2002 era sull’opportunità che un turismo che valorizza e tutela
l’ambiente, crea posti di lavoro, occupazione, dando respiro ad una
economia locale che non ha molte altre risorse.
Dopo lo
svolgimento del convegno ho ricontattato Mario Tozzi, con il quale ci
chiedevamo dopo quanto tempo sarebbe esplosa l’erosione a Sabaudia
e quindi a San Felice Circeo, dovuta agli interventi annunciati sulla
spiaggia di Latina Lido.
Non si è dovuto attendere molto tempo.
http://www.parvapolis.it/a-22444/politica/latina-chiamale-se-vuoi-erosioni-giorgio-libralato-ben-vengano-le-opinioni-dei-tecnici-ma-in-questi-casi-teniamo-conto-della-gente-comune/
Purtroppo
gli esperti hanno avuto ragione.
La stranezza consiste che diversi esponenti qualificati (professori e scienziati) a livello nazionale giungevano a delle conclusioni tecniche e scientifiche, ma lo stesso giorno nelle cronache locali veniva annunciato un progetto esattamente contrario consistente nel rinascimento della spiaggia del lido di Latina in modo “aggressivo” per il territorio che avrebbe spostato ed aumentato l’erosione a sud.
Esattamente ciò che, dopo l’intervento realizzato sulla spiaggia di Latina, viene lamentato sulle cronache dei giornali da alcuni amministratori e studiosi sulle spiagge di Sabaudia.
Ulteriore stranezza consiste nell’osservare che il colore del Sindaco e delle amministrazioni interessate sono le stesse, così come quella della giunta regionale.
Ancora una volta si nota il proliferare di “grandi opere” (il costo sembra sia di qualche milione di euro, stando alle cronache dei giornali) che creano, forse, un beneficio locale, ma un danno maggiore ai vicini.
In provincia di Latina, ancora una volta, sembra mancare una seria programmazione ed un progetto unitario sulla gestione del mare, dell’ambiente, ma anche del turismo.
Un’altra conclusione unanime del convegno del novembre 2002 era sull’opportunità che un turismo che valorizza e tutela l’ambiente, crea posti di lavoro, occupazione, dando respiro ad una economia locale che non ha molte altre risorse.
Dopo lo svolgimento del convegno ho ricontattato Mario Tozzi, con il quale ci chiedevamo dopo quanto tempo sarebbe esplosa l’erosione a Sabaudia e quindi a San Felice Circeo, dovuta agli interventi annunciati sulla spiaggia di Latina Lido.
Non si è dovuto attendere molto tempo.
http://www.parvapolis.it/a-22444/politica/latina-chiamale-se-vuoi-erosioni-giorgio-libralato-ben-vengano-le-opinioni-dei-tecnici-ma-in-questi-casi-teniamo-conto-della-gente-comune/
Pasqua fuoriporta: l'incanto di Ninfa e visite guidate nel parco del Circeo
Le mete dei romani che sfidano il maltempo: natura e cultura. E a Ponza c'è la sagra del casatiello http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_marzo_30/pasqua-pasquetta-feste-e-gite-212422347357.shtml
BELLEZZE IN COLLINA - La Fondazione Caetani, ente gestore del Monumento Naturale, informa inoltre che il Parco Pantanello, adiacente il Giardino di Ninfa, rimarrà aperto per sole visite guidate di gruppi organizzati previa prenotazione (caetani.monumentonaturale@panservice.it). Info su www.fondazioneroffredocaetani.org. Una volta a Ninfa si può visitare il vicino Castello di Sermoneta ed il piccolo paese medievale da cui può godere il panorama dell'intera pianura pontina. Domenica e lunedì, sempre sui Lepini, si può anche approfittare delle visite guidate presso il parco archeologico dell'antica città di Norba ed al museo archeologico (per info: 0773.353806).
GUERRE E TRADIZIONI - A venti minuti di auto, proseguendo sull'Appia verso il Circeo, si può fare tappe al museo di «Piana delle Orme» a Latina, un parco tematico privato dedicato alla storia della vita contadina del '900 con un ampio settore dedicato ai cimeli di guerra con centinaia di mezzi militari, pezzi unici apprezzati dagli appassionati di tutto il mondo. I curatori, poche settimane fa, hanno inaugurato un nuovo padiglione dedicato all'Olocausto. Per ulterioriapprofondimenti è bene onsultare il sito.
Virando sul litorale romano, a 30 minuti di macchina, nei giorni di Pasqua e Pasquetta il Museo Civico Archeologico di Anzio, il Museo dello Sbarco e del Parco della Villa Imperiale, resteranno aperti. Le visite - con ingresso gratuito - al mattino si potranno effettuare dalle 10.30 alle 12.30; nel pomeriggio, dalle 16 alle 18.
Virando sul litorale romano, a 30 minuti di macchina, nei giorni di Pasqua e Pasquetta il Museo Civico Archeologico di Anzio, il Museo dello Sbarco e del Parco della Villa Imperiale, resteranno aperti. Le visite - con ingresso gratuito - al mattino si potranno effettuare dalle 10.30 alle 12.30; nel pomeriggio, dalle 16 alle 18.
TRA MARE E LAGO - Verso il Circeo, invece, se il meteo lo consentirà sarà possibile, per Pasqua e Pasquetta, fare colazione ed imbarcarsi sui catamarani per un tour del lago accompagnati da una guida naturalistica. Chi non vuole remare può approfittare dei sentieri e dopo, pranzo, dedicarsi ad una caccia al tesoro. Per info: wwww.proprietascalfati.it. E inoltre, armati di scarpe da trekking e k-way, ci si potrà inoltrare nelle bellezze del Parco, magari scalando il picco di Circe, grazie alle visite guidate dall'Istituto Pangea onlus. I particolari su www.istpangea.it.
NELLA STORIA - Oltre il Circeo si può andare a Terracina, per visitare il monumento naturale Tempio di Giove Anxur. Spingendosi più sud - costeggiando la Riviera di Ulisse - si può arrivare a Formia che, presso il museo archeologico nazionale (sempre aperto) ospita la mostra «Formiae, una città all'inizio dell'Impero», aperta il 24 marzo scorso. L'esposizione anticipa le celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto, che ricorre nel 2014 e rimarrà aperta il 23 giugno prossimo.
LE ISOLE - Anche le isole di Ponza e Ventotene potrebbero rappresentare una meta da raggiungere e abbandonare in giornata o per trascorrervi una notte, sperando nella clemenza del mare e nella regolarità dei trasporti marittimi. Una scusa per recarsi a Ponza? La sagra del tradizionale casatiello organizzata la domenica di Pasqua alle 18 in piazza Pisacane.
Michele Marangon31 marzo 2013 | 9:59© RIPRODUZIONE RISERVATA
rinnovamento per superare le guerre legali a Pontinia e per dare futuro ed economia al nostro territorio
Il ritorno dell'inasprimento delle
guerre legali e personali a Pontinia riafferma la necessità del
rinnovamento della classe politica. Non si può bloccare l'attività
amministrativa, rimandare le risposte urgenti ai vari problemi ed
esigenze del territorio e della cittadinanza per colpa di una parte
politica che denuncia tutto e tutti. Occorre mettersi alle spalle
questo astio che porta solo danni anche civili. Bisognerà quindi
sostituire tutti gli esponenti con i nuovi per dare un messaggio di
rinnovamento. Occorre sostituire il metodo di amministrare attuale
con quello moderno della trasparenza e dell'efficienza sia pratica
che on line. Pontinia deve recuperare terreno nell'amministrazione,
nella cultura, nella partecipazione. Basta con le nomine e con la
privatizzazione di settori importanti. Il rinnovamento in parte deve
essere generazionale (abbiamo visto che non tutti i giovani sono
capaci e spesso hanno un atteggiamento e una mentalità affaristica e
opportunistica) e in parte di genere (non necessariamente essere
donna significa attenzione, sensibilità, partecipazione,
abbattimento di pregiudizi e di steccati). Il cambiamento non deve
essere verticistico e sopratutto deve far tornare in secondo piano la
causa dell'inefficienza cioè i partiti e la loro immagine di
spartizione e lottizzazione. Per questo occorre un dibattito ed un
confronto tra cittadini, associazioni, parti sociali. Che non deve
essere ostacolato da chi viene percepito come il vecchio. In altre
parole chi siede in consiglio comunale da prima del 2011 è meglio si
faccia da parte. E' evidente che se le accuse
sull'amministrazione vengono da chi ha dichiarato il dissesto,
da chi ha ammesso che ha sbagliato a dichiarare il dissesto, da
chi ha preso soldi dalla giunta Polverini (esempio nazionale
della pessima amministrazione con festini, shopping con la scorta,
soldi agli amici degli amici massacrando la sanità e tutti i servizi
pubblici) la denuncia può essere poco credibile. Per questo
continuo a difendere Tombolillo: tante accuse, denunce e querele
e nessuno ha mai dimostrato (né dubito dimostrerà) che abbia avuto
interesse personale, contrariamente a qualcuno che tenta di
danneggiarlo. Ma non basta dobbiamo difendere questa amministrazione,
come cittadini, come tecnici, come operatori economici, perchè
Pontinia ha bisogno che venga realizzato il vincente programma
elettorale fino alla scadenza naturale del 2016. Il discorso
diverge tra le 2 parti politiche in causa: quella per il bene comune
del progetto popolare di Pontinia e quella guerricida di una parte
della destra. Ce n'è almeno una terza parte politica (quella dei
grillini ammesso che sopravviva allo stato di confusione
parlamentare). La parte del progetto popolare nasce da un passo
indietro dei partiti (richiesta da me e da altri) nel 1993/94 e della
regola dell'incandidabilità di chi aveva svolto almeno 2
legislature. Eravamo in piena tangentopoli e la parola d'ordine
era anche allora rinnovamento. Ho posto una serie di condizioni al
PSI e al PCI sull'esclusione dei “vecchi” che sono state
accettate loro malgrado. Poi c'è stato un forte e positivo (oltre
innovativo e propositivo) confronto con le varie realtà sociali,
imprenditoriali, semplici cittadini che, facendosi da parte la
fazioni storiche politiche che bloccavano lo sviluppo di Pontinia,
avevano ritrovato l'entusiasmo della partecipazione politica. Il
consenso popolare è cresciuto con entusiasmo e con l'elezione di
Eligio Tombolillo. Viceversa quando i partiti (in particolare
margherita e socialisti) hanno ribadito l'arroganza di
posizioni precostituite (2003) si è andati ad una sonora
e facilmente prevedibile sconfitta. Il pd ritenta
periodicamente questa politica dell'arroganza ovviamente con
risultati deludenti. Non è un caso che se si candida Tombolillo
(lui) vince alla grande. Il pd e i suoi candidati invece non
funzionano. Ovviamente sulla parte politica di destra guerricida
e rancorosa possono incidere solo gli interni alla stessa parte
politica. Alcuni dei quali, in varie occasioni e in vari modi, hanno
preso le distanze oppure, addirittura, hanno sostenuto Tombolillo o
si sono candidati con lui. A livello locale destra e sinistra non
hanno molta importanza ci si confronta sugli obiettivi, le esigenze e
il percorso per raggiungerlo. Tombolillo sempre attento alle esigenze
diventa facilmente vincitore. Qualcuno ricorderà che a novembre
del 2004, nella conferenza pubblica (centinaia di persone in
piedi nel pienone del teatro parrocchiale) dopo la prima sentenza che
annullava, dimostrandone l'inesistenza, la prima delibera del
dissesto, avevo ribadito che l'unica uscita dal dissesto era il
rinnovamento della classe amministrativa. Altrimenti, avevo
previsto, la nuova dichiarazione di dissesto, la nuova sentenza che
lo annullava e un percorso di almeno 10 anni con continue battaglie
legali con il condizionamento e il blocco della vita amministrativa.
Purtroppo ho avuto ragione e, mannaggia, ancora una volta nessuno mi
ha dato retta. Qualcuno ricorderà le mie proposte pratiche per
uscire dal dissesto (anche all'amministrazione di destra) e il forte
scontro interno con scambio di accuse tra sindaco e assessore alle
finanze. Come il cambio di versione del sindaco (pro o contro il
dissesto a seconda dei momenti, almeno così sembrava dai comunicati
e dagli articoli di giornale). Non mi sono mai tirato indietro per
scongiurare questa guerra legale. Nel 2004 ho proposto il mio aiuto e
la mia mediazione a Mochi perchè non dichiarasse il dissesto
indicandogli le 3 alternative, anche con il sostegno del centro
sinistra (ero presidente provinciale dei verdi che proprio nel 2004,
2005 e 2006 ottennero in provincia di Latina i migliori risultati
elettorali). Lo stesso ho fatto nel 2005 e 2006 tornando a dialogare
con una parte della destra nello spirito della deposizione delle armi
tra destra e centro sinistra. Ricordo che questo aveva dato molto
fastidio proprio nella parte che aveva tentato fino alla fine ricorsi
su ricorsi per restare al comando di Pontinia pur non avendo né
numeri in consiglio comunale, né consenso. Paradossalmente il forte
impulso al rinnovamento può essere dato solo dalla terza forza
politica di Pontinia, quella dei grillini ammesso che riescano a
trovare anche localmente credibilità e programmi. Se acquistasse
forza la necessità di rinnovamento espressa dai 5 stelle questa
potrebbe portare al cambiamento di atteggiamento di quello che una
volta era il centro sinistra, liberandolo dalle imposizione dei
vecchi e dal direttivo che anziché guardare al territorio, alle sue
esigenze continua a rimirarsi l'ombelico.
Sperlonga, la spiaggia sparita
Venerdì, 29 Marzo 2013 10:10
- Scritto da Redazione
L’erosione sta continuando a fare danni che possono ripercuotersi sull’andamento della stagione turistica del borgo.
La forza del mare ha distrutto quasi tutto ciò che ha trovato di fronte, comprese le strutture in legno per scendere a mare: oggi chi vorrebbe tuffarsi direttamente da lì non farebbe fatica, visto che l’acqua bagna i piedi appena si scende in spiaggia. «Innanzitutto è un problema che non riguarda soltanto quest’area – spiega Carlo Ricco, consigliere della Sperlonga Turismo – ma anche Fontana, Lago Lungo e Bazzano. Puntualmente ogni anno ci troviamo a discutere dello stesso problema, al quale cercheremo di porre rimedio anche in questo 2013 per evitare danni economici in un periodo di per sé non proprio felice. Tempo fa si era parlato di barriere soffuse, ma poi più nulla. Dialogheremo con tutti gli enti preposti per una soluzione, con la speranza e la lungimiranza di essere ascoltati e non fare più soltanto interventi tampone».
È dunque anche completamente infondata la notizia di questi giorni secondo cui dal porto di Sperlonga dovrebbe arrivare sabbia per le spiagge del litorale di Fondi, visto che essa stessa, per via di mareggiate ed erosione, scarseggia già per i suddetti tratti di litorale della perla del Tirreno. http://latina.laprovinciaquotidiano.it/cronaca/cronaca-locale/27994-sperlonga-la-spiaggia-sparita.html
La forza del mare ha distrutto quasi tutto ciò che ha trovato di fronte, comprese le strutture in legno per scendere a mare: oggi chi vorrebbe tuffarsi direttamente da lì non farebbe fatica, visto che l’acqua bagna i piedi appena si scende in spiaggia. «Innanzitutto è un problema che non riguarda soltanto quest’area – spiega Carlo Ricco, consigliere della Sperlonga Turismo – ma anche Fontana, Lago Lungo e Bazzano. Puntualmente ogni anno ci troviamo a discutere dello stesso problema, al quale cercheremo di porre rimedio anche in questo 2013 per evitare danni economici in un periodo di per sé non proprio felice. Tempo fa si era parlato di barriere soffuse, ma poi più nulla. Dialogheremo con tutti gli enti preposti per una soluzione, con la speranza e la lungimiranza di essere ascoltati e non fare più soltanto interventi tampone».
È dunque anche completamente infondata la notizia di questi giorni secondo cui dal porto di Sperlonga dovrebbe arrivare sabbia per le spiagge del litorale di Fondi, visto che essa stessa, per via di mareggiate ed erosione, scarseggia già per i suddetti tratti di litorale della perla del Tirreno. http://latina.laprovinciaquotidiano.it/cronaca/cronaca-locale/27994-sperlonga-la-spiaggia-sparita.html
Presadiretta: Caffaro, la fabbrica che ha avvelenato Brescia
L'inchiesta di Presadiretta sull'inquinamento da Pcb nella città lombarda, dove i tumori sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni. A produrre il "veleno" era la Caffaro, chiusa a metà anni '80. Nei pressi della fabbrica c'è una scuola, dove agli alunni è proibito andare nel verde
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 31 marzo 2013 http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/presadiretta-caffaro-la-fabbrica-che-ha-avvelenato-brescia/547868/

A Brescia c’è una emergenza sanitaria che tutti nascondono e che riguarda direttamente 25mila tra uomini, donne e bambini. Sono gli abitanti della zona che si estende a sud della Caffaro, la fabbrica adesso chiusa che dagli anni trenta fino a metà degli anni 80 ha prodotto migliaia di tonnellate diPcb (policlorobifenili), al pari della diossina un pericoloso cancerogeno, sversandone centinaia di tonnellate allo stato puro nell’ambiente circostante.
Coinvolta è tutta la popolazione di Brescia, visto che in 50 anni di continuo inquinamento il Pcb è entrato nella catena alimentare, tramite le verdure, la carne, il latte e anche attraverso l’allattamento materno. Secondo Philippe Grandjean, il più grande studioso delle conseguenze nell’uomo della contaminazione da diossine e Pcb che siamo andati a intervistare a Boston, nella Harvard University dove insegna e fa ricerca, “più della metà del Pcb depositato nel grasso della madre passa al neonato tramite il latte materno”. La vicenda è conosciuta almeno da dieci anni, da quando cioè nel 2002 il sito Caffaro è entrato a far parte ufficialmente dei siti di interesse nazionale individuati dal ministero dell’Ambiente come sito fortemente contaminato da Pcb e quindi da bonificare. Quelli che invece sono nuovi sono i dati sull’insorgenza dei tumori, che questa sera vi mostreremo per la prima volta in Presadiretta.
Sono il risultato di una recente ricerca svolta da Paolo Ricci, epidemiologo della Asl di Mantova che segue il sito Caffaro da quando si è scoperto il grave inquinamento. La ricerca è stata realizzata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Registro nazionale dei tumori, ed è quindi uno studio importante. Finora la Asl di Brescia aveva condotto negli anni studi sulla mortalità per malattie tumorali nella città, a confronto con quella media del nord dell’Italia e per questa strada aveva già registrato un aumento quasi del doppio di tante forme tumorali, ma la particolarità e l’importanza di questo studio è che rende conto della incidenza dei tumori a Brescia, “la mortalità risente della velocità di una popolazione ad ammalarsi ma anche del livello di assistenza mentre l’incidenza ci dice esclusivamente del rischio.
È quindi più puntuale e precisa sul rischio che i cittadini di Brescia hanno di ammalarsi di tumore”, ci spiega Paolo Ricci che ho invitato in trasmissione perché raccontasse quello che ha scoperto. Nella sua ricerca il tumore maligno alla tiroide segna un più 49 per cento di incidenza a Brescia rispetto al Nord Italia, il linfoma non hodgkin più 20 per cento, il tumore al fegato il più 58 per cento, mentre infine il tumore al seno schizza al 26 per cento in più. Secondo Ricci la correlazione tra questa maggiore incidenza e il Pcb è più che probabile, visti i risultati della ricerca scientifica internazionale, ma date anche le incredibili dimensioni dell’inquinamento dei terreni a sud della Caffaro rilevati dai tecnici del ministero dell’Ambiente e dell’Arpa.
Per i dati vale quello che ci ha detto Grandjean quando ci ha raccontato i risultati delle ricerche sugli effetti del Pcb sui quali lavora da più di venti anni : “È ormai provato che il Pcb provoca il cancro, in particolare cancro al seno, tumori del sangue e tumore al fegato. Ma fa anche molto di più: è collegato allo sviluppo del diabete e secondo le nostre ricerche impedisce il corretto sviluppo del cervello dei bambini, i bambini esposti al Pcb hanno capacità cognitive ridotte. Ma abbiamo visto anche che attacca il sistema immunitario del nostro corpo indebolendolo, aprendo la strada a diverse malattie”. Grandjean dà un giudizio senza appello: “Questo tipo di inquinamento va trattato come un serio problema di salute pubblica che richiederebbe una immediata bonifica perché espone la popolazione a malattie mortali”. Per quanto riguarda la dimensione, e l’estensione dell’inquinamento a Brescia, abbiamo ricostruito quartiere per quartiere l’incidenza del Pcb, nei terreni tra le case, nei parchi pubblici, persino vicino alle scuole elementari che i bambini continuano a frequentare.
Che cosa è stato fatto finora? Pochissimo. Un’ordinanza del Comune, in vigore da dieci anni, vieta alle persone che vivono nelle zone contaminate di passare sulle superfici non coperte da asfalto o da cemento, mentre la bonifica non è mai partita perché la Caffaro è una società fallita, una scatola vuota senza soldi e al ministero dell’Ambiente risorse non ce ne sono. Ma soprattutto, tranne pochi comitati, non si è voluto prendere atto di questa situazione, come se l’emergenza sanitaria non esistesse, un silenzio che a Presadiretta vogliamo squarciare.
di Riccardo Iacona
da il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2013
Presadiretta torna con i veleni di Brescia, dove ai bambini è vietato giocare sull’erba
il fatto quotidiano
Ultima puntata con Presadiretta. Riccardo Iacona saluta il suo pubblico conun’inchiesta sull’inquinamento da Pcb, un pericoloso cancerogeno, nella città lombarda. Un’emergenza sanitaria tenuta sotto silenzio, ma i dati parlano chiaro: il 58 per cento in più di neoplasie al fegato rispetto alla media del Nord Italia, con i bambini che rischiano danni al cervello. A produrre l’inquinante la Caffaro, azienda chiusa a metà degli anni ’80 che però continua ad avvelenare alcuni quartieri del capoluogo, tant’è che nelle scuole della zona, ai bambini è proibito andare nel verde
31 marzo 2013 http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/31/presadiretta-torna-con-veleni-di-brescia-dove-ai-bambini-e-vietato-giocare-sullerba/226809/
Pineta Villa Massimo Fischietto Fabiano
Pineta di Villa Massimo
Un altro piccolo pezzo nel puzzle ed una istruttiva lettera di insulti al Comitato per la difesa della pineta di villa massimo e ai firmatari dell’appello “Fermiamo le ruspe nella pineta di villa massimo”, del capogruppo PD e dell’assessore all’ambiente del Municipio Roma 3
Come molti sanno il Direttore del Servizio Giardini del Comune di Roma ha approvato con Determinazione Dirigenziale n. 33 del 07.01.2013 il progetto esecutivo dell’area del Punto Verde Infanzia 3.2 viale di Villa Massimo. Tale progetto esecutivo prevede, tra l’altro, la costruzione al centro del parco di un manufatto di forma quadrata per ospitare un asilo a ore (baby parking), uno spazio multifunzionale, una ludoteca, spazio giochi, un bagno (con fasciatoio!), un casotto uso deposito, bagno del personale, cassa (tutte le attività sono a pagamento) ed il14 gennaio 2013 sono arrivate le ruspe per realizzarlo.
In seguito, anche per le iniziative di protesta,e per una petizione firmata da 3000 cittadini e per la richiesta del Presidente della Commissione Politiche Sanitarie del Comune di Roma Prof. Fernando Aiuti e del Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma On. Andrea De Priamo, il 6 febbraio 2013 il Direttore del Servizio Giardini ha sospeso (con effetto immediato) detti lavori in considerazione delle problematiche relative ai vincoli insistenti sull’area e dell’istanza per l’annullamento di questa e delle precedenti approvazioni su cui il Tar è stato chiamato ad esprimersi.
In questa sede non ricorderemo i tanti documentati abusi, omissioni, illegittimità.
Sulla D.D. n.33 del 07.01.2013 richiamiamo l’attenzione, non sulle molte omissioni, inesattezze, errori che contiene, su cui non vale pena di soffermarsi in questa sede, ma sul fatto che autorizza cose che non poteva autorizzare, in quanto, essendo in vigore, dal 2001, una Convenzione-Concessione, relativa alle attrazioni dello spettacolo viaggiante (giostre), non si poteva autorizzare una differente destinazione dell’area giostre.
Il Direttore del Servizio Giardini poteva solo autorizzare, cambiando la Convenzione-Concessione, altre, diverse, giostre, al posto delle esistenti , tra quelle previste (che sono quelle “di cui all’elenco ex art.4 Legge n.337/1968 e successive modificazioni”. pubblicato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo approvato con Decreto Interministeriale del 23-.04.1969 e s.m.i.).
La D.D. n.33/2013 con un ardito salto dei vincoli autorizzativi dichiara spettacolo viaggiante (giostre) delle installazioni (baby parking, bagni, fasciatoio, sala polifunzionale, etc.) che non lo sono.
Un altro ardito salto che viene proposto dalla D.D. n.33/2013, è che quanto realizzato dal concessionario, dichiarandolo spettacolo viaggiante, anche se non lo è, non entrerà a far parte del patrimonio indisponibile di Roma Capitale come sembrerebbe, ma rimarrà di proprietà privata, del concessionario.
Infatti nelle premesse della stessa D.D. (pagina 3 ultimo periodo) c’è scritto -“che tutte le opere realizzate sull’area, come previsto dall’art.7 del Bando di cui alla citata Determinazione Dirigenziale n.267 del 05.05.1969,sono acquisite al patrimonio indisponibile di Roma Capitale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 934 e seguenti del codice civile.”
Ma il citato art.7 della D.D. 267/99 (pagina 5) recita “ Tutte le attrezzature sia obbligatorie sia compatibili, ....sono acquisite al patrimonio indisponibile del Comune , ai sensi dell’art.936 c.c., senza alcun diritto o pretesa nei confrontidell’Amministrazione Comunale..... Restano di proprietà privata le attrezzature di cui ai punti 5-6 e 10 del precedente art.3”.
ll punto 5) dell’art.3 della D.D. n.267/99 sono le installazioni dello spettacolo viaggiante.cioè “le attrazioni di cui all’elenco ex art.4 Legge n.337/1968 e successive modificazioni” ovvero quanto realizzato come manufatti commerciali nel progetto, ora bloccato, che pertanto non entrerebbero a far parte del patrimonio inalienabile di Roma Capitale ma rimarrebbero di proprietà privata.
Sulla lettera aperta ai cittadini del III Municipio del capogruppo del PD e dell’assessore all’ambiente la inviamo in allegato alla presente ed ognuno può giudicare.
Ci sembra comunque che i firmatari amino l’azzardo utilizzando i termini “dolosamente detto” e ”politici opportunisti” per qualificare l’azione e/o l’adesione, insieme a 3000 cittadini, all’appello “fermiamo le ruspe”, di associazioni nazionali ambientaliste , comitati locali di salvaguardia ambientale, consiglieri comunali, consiglieri municipali, politici, urbanisti, etc.
Comitato per la difesa della pineta di villa massimo
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