domenica 2 agosto 2026

Circular Economy Act, l’Europa prepara la svolta sul riciclo tra mercato unico e competitività industriale

 tratto da https://ambientenonsolo.com/circular-economy-act-leuropa-prepara-la-svolta-sul-riciclo-tra-mercato-unico-e-competitivita-industriale/

dall'articolo di Marco Talluri: "Il nuovo Position Paper n. 315 del Laboratorio REF, intitolato “Legge europea sull’Economia Circolare: Agenda di lavoro”, analizza le principali criticità del mercato europeo del riciclo e le misure che potrebbero confluire nel futuro Circular Economy Act atteso dalla Commissione Europea nel 2026. Il documento approfondisce il ruolo strategico delle materie prime seconde, la necessità di armonizzare le regole europee sul riciclo e gli strumenti economici necessari per sostenere la competitività industriale europea nella transizione circolare.
L’Unione Europea si prepara a riscrivere le regole dell’economia circolare con il futuro Circular Economy Act, il pacchetto legislativo atteso per il terzo trimestre del 2026 che punta a creare un vero mercato unico europeo dei rifiuti e delle materie prime seconde. È quanto emerge dai documenti pubblicati dal Laboratorio REF, che delineano le principali criticità del sistema attuale e le possibili direttrici della futura normativa europea.
Secondo il rapporto, il mercato europeo del riciclo attraversa oggi una fase di forte difficoltà. Le materie prime riciclate continuano infatti a essere penalizzate rispetto alle materie vergini sia sul piano economico sia su quello normativo. La frammentazione delle regole tra i diversi Paesi europei, i costi amministrativi e la concorrenza delle importazioni extra-UE stanno rallentando la crescita della circolarità europea.
Eppure il peso economico del settore è già enorme. Nel 2024 il commercio europeo di materie prime riciclabili ha raggiunto un valore di 95,1 miliardi di euro, con 166,8 milioni di tonnellate movimentate. L’Italia rappresenta uno dei protagonisti del settore, incidendo per l’11,7% del valore complessivo europeo e per il 9,3% dei volumi scambiati.
Il nostro Paese viene indicato come una delle economie più avanzate in termini di circolarità. L’Italia registra infatti un Circular Material Use Rate del 21,6%, nettamente superiore alla media europea del 12,2%. Tuttavia, anche il sistema italiano mostra criticità crescenti, soprattutto nelle filiere delle plastiche e dei tessili, dove il riciclo soffre la pressione dei materiali importati a basso costo.
Uno dei problemi centrali evidenziati dal rapporto riguarda la mancanza di criteri armonizzati europei per l’“End of Waste”, cioè il momento in cui un rifiuto cessa di essere considerato tale e diventa legalmente una materia prima seconda. Oggi ogni Stato applica criteri differenti, creando distorsioni che ostacolano la circolazione dei materiali riciclati nel mercato unico europeo.
Per questo il futuro Circular Economy Act dovrebbe introdurre criteri europei uniformi, semplificazioni amministrative e maggiore digitalizzazione dei processi autorizzativi. Tra le proposte avanzate figura anche il riconoscimento reciproco delle migliori pratiche nazionali e l’adozione di codici doganali distinti per differenziare materiali vergini e materiali riciclati.
Grande attenzione viene posta anche agli strumenti economici. Secondo Laboratorio REF, la transizione circolare non può basarsi soltanto sugli obiettivi ambientali: servono incentivi economici capaci di rendere competitivo il riciclo rispetto all’estrazione di nuove materie prime. Tra le ipotesi vi sono crediti d’imposta, IVA agevolata per i prodotti riciclati, sistemi di garanzie di origine per le materie seconde e clausole di tutela contro la concorrenza “sleale” dei prodotti extra-europei.
Il rapporto richiama inoltre il ruolo strategico degli appalti pubblici verdi. Il Circular Economy Act potrebbe uniformare a livello europeo i criteri di Green Public Procurement, imponendo contenuti minimi di materiale riciclato soprattutto nei settori edilizia, infrastrutture, tessile e acquisti pubblici di grandi dimensioni.
Un altro tema chiave è quello della responsabilità estesa del produttore (EPR), cioè l’obbligo per i produttori di farsi carico della gestione del fine vita dei beni immessi sul mercato. Il documento propone un rafforzamento e una maggiore armonizzazione dei sistemi EPR europei, estendendoli anche a nuove filiere come plastiche non da imballaggio e tessili.
Secondo il Laboratorio REF, la futura legge europea dovrà affrontare anche il tema del recupero energetico degli scarti non riciclabili. Il recupero energetico viene definito “ingrediente necessario” per la gestione delle frazioni residue che non possono essere recuperate come materia, evitando il ricorso alla discarica o all’export dei rifiuti.
Tra le proposte più innovative emerge anche il possibile utilizzo delle imposte ambientali per finanziare direttamente la transizione circolare. In Italia, secondo il rapporto, oltre 51 miliardi di euro di gettito derivante da tasse ambientali non vengono oggi destinati a finalità ambientali. Destinare anche solo l’1% di queste risorse all’economia circolare significherebbe liberare oltre mezzo miliardo di euro l’anno per sostenere riciclo, impianti e innovazione.
Il documento dedica spazio anche ai fertilizzanti rinnovabili ottenuti dal recupero dei rifiuti organici, considerati strategici per ridurre l’uso di fertilizzanti chimici, migliorare la fertilità dei suoli e aumentare la resilienza climatica dell’agricoltura europea.
Nel complesso, il Circular Economy Act viene descritto come un possibile cambio di paradigma: non più soltanto una politica ambientale, ma una strategia industriale europea capace di coniugare competitività, sicurezza delle materie prime, decarbonizzazione e autonomia strategica. Un passaggio decisivo in una fase storica segnata dalla crisi climatica, dalle tensioni geopolitiche e dalla crescente pressione sulle risorse naturali.
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