tratto da https://ambientenonsolo.com/cambiamento-climatico-ed-instabilita-dei-versanti/
Cambiamento climatico ed instabilità dei versanti

Riceviamo e volentieri pubbdi Alberto Mongardi (*)
A partire dalla fine del XIX secolo le Alpi si sono scaldate di circa +2 gradi centigradi, un valore doppio rispetto alla media globale. Questo dato conferma come le aree montane siano particolarmente sensibili al cambiamento climatico, comportandosi come veri e propri “hotspot” del riscaldamento globale. L’aumento della temperatura si è verificato soprattutto in primavera ed estate ed è stato particolarmente intenso dalla fine degli anni ’80.
Parallelamente si è osservato un aumento significativo della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore a partire dagli anni 2000, mentre il rischio di gelate tardive si è ridotto di circa il 30% già a partire dagli anni ’70. Questi cambiamenti hanno effetti diretti sugli ecosistemi, sui cicli biologici delle specie e sull’equilibrio idrogeologico dei territori alpini.
Dal punto di vista delle precipitazioni non emerge una tendenza univoca rispetto ai valori medi del XX secolo, ma si osservano variazioni regionali e stagionali rilevanti: in particolare, si registra una diminuzione delle precipitazioni invernali sul versante meridionale delle Alpi e un aumento su quello settentrionale. Inoltre, cresce la frequenza di eventi estremi, caratterizzati da piogge intense e concentrate in brevi intervalli temporali.
Per quanto riguarda gli scenari futuri, le proiezioni climatiche indicano un aumento delle temperature compreso tra +1 e +3 gradi centigradi entro la metà del XXI secolo, con incrementi più marcati nei mesi estivi. Tali cambiamenti avranno conseguenze rilevanti sugli ambienti naturali alpini. Si prevede, infatti, una riduzione significativa della durata della copertura nevosa: tra le 4 e le 5 settimane sotto i 2000 metri e tra le 2 e le 3 settimane intorno ai 2500 metri di quota.
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