tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/moby-prince-traffico-armi-testimonianza-notizie/8372611/
dall'articolo di Francesco Sanna: "Vito Cannavina è un testimone oculare della strage del Moby Prince. Era lì, in mare. Era comandante della petroliera statale Agip Napoli: calò l’ancora nello specchio d’acqua di fronte al porto di Livorno nel primo pomeriggio del 10 aprile 1991: poche ore dopo, un miglio e mezzo più a sud, il traghetto Moby Prince speronò l’altra petroliera statale ancorata in rada, l’Agip Abruzzo. Ne scaturì un incendio che divenne letale per 140 persone imbarcate – per lavoro e in viaggio – sulla nave passeggeri e decedute dopo ore di agonia nell’attesa di un soccorso pubblico che clamorosamente non arrivò mai. Il 22 aprile il comandante Cannavina ha affidato i suoi ricordi alla terza Commissione d’inchiesta parlamentare sul disastro navale di 35 anni fa, impegnata da tempo sulla pista del terzo natante non identificato come concausa dell’incidente. Proprio su questo aspetto l’allora capitano della Agip Napoli ha offerto una testimonianza choc. “C’era fermento in porto – ha dichiarato parlando ai commissari -. C’era un via vai di rimorchiatori piccoli con chiatte che, probabilmente, sbarcavano e imbarcavano materiale esplosivo, perché avevano tutti quanti la lettera B, Bravo, che per noi in mare significa che sto imbarcando o sbarcando materiale pericoloso”.

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