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Unione europea, emissioni di gas serra -40% dal 1990: energia in forte calo, trasporti e foreste restano i punti critici

Le emissioni di gas serra dell’Unione europea hanno raggiunto nel 2024 il livello più basso dall’inizio della serie storica, ma dietro il dato complessivamente positivo emergono differenze molto profonde tra i diversi settori. Produzione di elettricità e calore, industria e abitazioni hanno ridotto fortemente le proprie emissioni, mentre quelle del trasporto stradale sono ancora superiori del 24% rispetto al 1990. Contemporaneamente si sta indebolendo la capacità delle foreste europee di assorbire CO₂.
È il quadro che emerge dal briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) “Key trends and drivers in greenhouse gas emissions in the European Union”, basato sull’ultimo inventario ufficiale delle emissioni dell’UE, che arriva fino al 2024.
Nel 2024 nuovo minimo storico delle emissioni
Nel 2024 le emissioni nette domestiche di gas serra dell’UE sono diminuite di circa il 3% rispetto al 2023, scendendo a 2.786 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Rispetto al 1990 la riduzione complessiva raggiunge così il 40%, pari a circa 1,8 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente in meno.
La diminuzione non riguarda soltanto i valori assoluti. Nel 1990 ogni cittadino europeo era associato mediamente a circa 11 tonnellate di CO₂ equivalente; nel 2024 il valore è sceso a 6 tonnellate pro capite.
Ancora più evidente è la riduzione dell’intensità emissiva dell’economia: nel 1990 nell’UE venivano emessi 521 grammi di CO₂ equivalente per ogni euro di valore economico prodotto, a prezzi 2020; nel 2024 siamo scesi a 184 grammi, quasi due terzi in meno.
Nello stesso arco di tempo il PIL dell’Unione è aumentato di oltre il 70%. Secondo l’EEA, questi numeri documentano un progressivo disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di gas serra.
L’Unione europea rappresenta oggi circa il 5% delle emissioni mondiali, rispetto a circa il 14% nel 1990.

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