Era la mattina del 12 ottobre del 2013 ed eravamo a La Jagua, Nel piccolo villaggio colombiano lungo il Rio Magdalena, il fiume più importante della Colombia, raccontato tante volte da Garcia Marquèz, si erano dati appuntamento in tanti. C’erano i contadini del luogo, i pescatori, gli studenti della vicina università di Neiva con il professor Miller Dussen che aveva fondato con gli altri la piattaforma Asoquimbo; c’erano anche gli indigeni Nasa con il loro lieder Feliciano Valencia - che ora sta in carcere per una dubbia condanna a 192 mesi per sequestro di persona. E c'eravamo noi insieme all'associazione Recommon dall'Italia, e a rappresentanti di Brasile, Spagna, Francia, Argentina e di tanti movimenti, associazioni e comunità colombiane. Una carovana internazionale per dire no alla diga El Quimbo.
La megadiga alta 150 metri e lunga 635 che stava strozzando il fiume aveva già sfollato migliaia di persone. Tutt'intorno c'erano soldati e mezzi militari, ed i lavori andavano avanti anche di notte, illuminando il cantiere con dei grandi fari da stadio: il panorama era surreale, e desolato.
La Colombia è uno dei Paesi con il maggior numero di desplazados (sfollati interni) del mondo. La causa principale è la violenza paramilitare che segue progetti come questo; o coltivazioni intensive, estrazioni minerarie, pozzi petroliferi: il dna del sistema economico iperestrattivista prevede devastazione ed armi.
Il Quimbo, lo scempio che aveva già inficiato economia ed ecosistema di questa parte delicata del Sudoccidente colombiano, è un'opera targata Italia, con Enel e la controllata Emgesa. I cantieri erano partiti nell’ottobre 2011 con un investimento di 837 milioni di dollari e la costruzione della centrale per conto di un’altra impresa italiana, la Impregilo. L’energia prodotta era destinata all’esportazione o al settore minerario interno. Ancora una volta a rimetterci erano le comunità locali, sfollate, depauperate ed imbrogliate. L’Esmad, il corpo della polizia colombiana antisommossa, aveva più volte fatto vedere i muscoli con minacce, militarizzazione e gassificazioni. Pensavano di poter piegare con facilità la netta resistenza della gente. Ma in Colombia la capacità di organizzarsi e preparare alternative ai megaprogetti forma ormai un'interlocuzione molto valida. Contro il Quimbo era nata Asoquimbo.
Quell’ottobre di due anni fa eravamo lì per una settimana di incontri e seminari organizzata proprio da Asoquimbo, che riuniva i rappresentanti di movimenti e cittadinanza e coinvolgeva gli studenti universitari. Il 12 ottobre - giornata della "scoperta dell'America" - c’era stata la marcia "NO al Quimbo" fino a Garzòn, uno dei centri cittadini di quella parte della regione del Huila, nel Sud Occi
E proprio a ridosso dei sorrisi ignoranti del nostro premier Renzi, che in visita ufficiale quest’autunno elogiava l’“eccellenza mondiale dell’idroelettrico e delle rinnovabili” di Enel in Colombia - tralasciando le conseguenze dei cosiddetti certificati verdi, che permettono ad Enel di fare quelo che fa in giro per il mondo - la Consulta Colombianaha ordinato la sospensione dei lavori:facendo seguito anche al giudizio espresso dal Tribunale Amministrativo del Huila, ha dichiarato eccessivo il danno ambientale e sociale, eccessivo l’inquinamento del fiume. Asoquimbo non ha mai mollato, denunciando sistematicamente le violazioni dei diritti umani, il lento morire delle acque, la follia di un progetto dedicato solo alla mercificazione della vita. L’estate scorsa in Cile dopo sei anni di lotta, con campagne nazionali e internazionali, era stato bloccato il mega-progetto di Endesa, società spagnola controllata da Enel, che prevedeva invasi sui fiumi Pascua e Baker.
Quest’anno è El Quimbo a dover chiudere i rubinetti e lungo il Rio Magdalena si riaccende la vita.
Le favole di Natale esistono, soprattutto quando le lotte resistono.
Adelante!
Yaku
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