tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/05/23/a-palermo-tornano-le-raffiche-di-kalashnikov-a-34-anni-dalla-strage-di-capaci/8396325/
dall'articolo di Saul Caia e Giuseppe Pipitone: "I primi colpi di kalashnikov sembravano fuochi d’artificio, come quelli che da queste parti sparano quando c’è da festeggiare un santo o una scarcerazione. “Ci siamo svegliati e stavano facendo a pezzi il cancello”, raccontano ancora terrorizzati Benjamin e Antoine, che quella notte dormivano nella guardiola dell’autorimessa dove lavorano da quando sono arrivati dal Ghana. “Ho sentito i colpi mentre mio marito stava portando fuori il cane”, dice una donna, che da tutta la vita vive dall’altra parte della strada. “Qui cose così mai ne avevamo viste, mai!”. E in effetti è vero: a Sferracavallo, borgata marinara a nord-ovest di Palermo, si viene per la pasta coi ricci e le passeggiate sul lungomare. Da qualche settimana, però, di turisti e avventori ne arrivano meno. Colpa dei kalashnikov, i fucili d’assalto che in Sicilia sono il simbolo della “mattanza” di Cosa Nostra: guerre di mafia e omicidi eccellenti come quello di Carlo Alberto dalla Chiesa. Erano gli anni 80, un’altra epoca, se non fosse che in Sicilia niente sembra mai finire per davvero. Soprattutto adesso che, a 34 anni dalla strage di Capaci, sono tornati a sparare coi kalashnikov."
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