tratto da https://ambientenonsolo.com/la-plastica-che-respiriamo/
La plastica che respiriamo

C’è una scena, all’inizio del documentario Plastic People: The Hidden Crisis of Microplastics, che colpisce come un pugno nello stomaco. La giornalista scientifica Ziya Tong, protagonista e co-regista, osserva al microscopio minuscole particelle colorate sospese in una goccia d’acqua. Sono frammenti di plastica, invisibili a occhio nudo, ma capaci di viaggiare nell’aria che respiriamo, nel cibo che portiamo in tavola, perfino nel nostro sangue. È da qui che parte il film: da una presa di coscienza che riguarda tutti, nessuno escluso.
Perché le microplastiche non sono più solo un problema degli oceani o delle tartarughe intrappolate nei sacchetti. Sono un problema nostro, intimo, quotidiano. Sono state trovate nei polmoni, nel latte materno, nella placenta, nei tessuti cerebrali. Ogni oggetto di plastica che produciamo – bottiglie, imballaggi, tessuti sintetici – col tempo si degrada in frammenti sempre più piccoli. Non spariscono mai: restano, si accumulano, entrano nel ciclo della vita. E, alla fine, entrano in noi.
Il film, diretto da Ben Addelman insieme a Tong e prodotto in Canada da White Pine Pictures, segue un percorso che unisce scienza e racconto personale. Ci porta nei laboratori dove si analizzano campioni di sangue, nelle cucine dove si testano pentole e contenitori, nelle città soffocate dall’inquinamento invisibile. Non è solo una sequenza di dati allarmanti: è una storia che coinvolge, che tocca corde emotive, che ci costringe a guardare il problema da vicino.
Presentato in anteprima al SXSW 2024
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