E cosi ogni tanto, quei vecchi pozzi “chiusi” nel 1939 perdono. Nessuno sa esattamente quanti siano. Forse 400? Nessuno sa esattamente dove siano. Fra il 1960 and 1968, ne hanno scovati ottanta di questi pozzi di altre epoche e li hanno cementificati con metodi piu moderni per fermare il petrolio che fuoriusciva a mare. Altri ancora sono stati trovati e sigillati fra il 1975 e il 1993. Probabilmente ce ne sono ancora. Molte, se non tutte, delle ditte dell’epoca non esistono più, e quindi il compito di trovare questi relitti petroliferi e chiuderli è dello stato della California e delle nostre tasse.
E quindi torna la domanda: da dove è arrivato il petrolio di quest’ultima estate?  Se uno chiede ai residenti, la colpa è di uno dei vecchi pozzi, riattappati in anni recenti detto “Becker wellhead” ma che secondo chi vive li, perde ancora. L’ultima volta che il Becker wellhead fu riattappato è stato nel 1990. Lo stato spese 700mila dollari. Evidentemente non è stata una chiusura permanente. Un gruppo di sommozzatori si è offerto di aiutare per rimetterci mano nel 2015 e sono partite le raccolte fondi.  Intanto le spiagge sono arancioni, in acqua c’è una schiuma grigia, e se uno ci va e mette i piedi in acqua, escono oleosi e appiccicosi.
Tutto questo per dei pozzi in teoria esauriti nel 1939, dai quali lo Stato di California ha intascato esattamente zero dollari.  Come per tutti i campi di petrolio, si sa quando si inizia, non si sa quando – veramente – si finisce.
Qui le foto che ho scattato a Summerland nel 2015, settantacinque anni dopo la chiusura del campo petrolifero.  http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/13/petrolio-california-da-dove-arriva-la-marea-nera-di-summerland/2031335/