Come ricorda giustamente il biologo Francesco Petretti: “La falla è rappresentata dai ripopolamenti che ancora oggi vengono fatti annualmente a ritmo di decine di migliaia di capi. Inutile pensare di risolvere il problema del sovrannumero dei cinghiali se prima non si tappa la falla, arrestando questo fiume di esemplari liberati ogni anno dalle strutture pubbliche e private per alimentare una crescente domanda venatoria”. La colpa, pertanto, ancora una volta è nella specie uomo e non già nella specie animale.
Eppure, nonostante i danni perpetrati al territorio, le associazioni venatorie continuano ad avere ascolto presso le istituzioni, tanto che ultimamente si è parlato di un neanche tanto tacito accordo fra mondo venatorio, Federparchi e Legambiente per autorizzare la caccia all’interno dei parchi. A parte il fatto che l’art. 11 della Legge Quadro sui parchi prevede il divieto di “cattura, uccisione, danneggiamento, disturbo delle specie animali”, e che pertanto per poter cacciare occorrerebbe modificare la legge, ma poi appare singolare che proprio i cacciatori, che sono responsabili delle immissioni dei cinghiali, poi vengano addirittura premiati lasciandoli cacciare nelle aree protette. Peraltro, c’è da notare che nel 2014 ci fu un tentativo del nostro legislatore proprio di modifica della legge, introducendo anche la possibilità di caccia in determinati casi. E lì Legambiente si disse contraria.
Se proprio si dovesse modificare la norma, bene sarebbe modificarla nel senso di possibilità di contenimento non cruente e comunque alternative alla caccia. C’è solo da sperare che la notizia della convergenza di intenti fra cacciatori, Federparchi e Legambiente, visto che sarebbe avvenuta all’interno della Festa dell’Unità, sia la solita boutade estiva, che non avrà seguito.
In ultimo segnalo che a novembre si terrà ad Asti un convegno sul contenimento dei cinghiali organizzato Lega Anticaccia, Pro Natura e Cai. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/14/cinghiali-una-criminalizzazione-ingiustificata/2032801/