tratto da https://ambientenonsolo.com/val-dagri-quando-lepidemiologia-deve-servire-a-prevenire/
Val d’Agri, quando l’epidemiologia deve servire a prevenire

Dalla storia della compromissione ambientale e sanitaria nell’area petrolifera lucana emerge una lezione più generale: nelle aree di sacrificio non basta continuare a misurare il danno, occorre verificare cosa accade quando si riducono davvero le esposizioni.
In Basilicata si torna a parlare di aumento delle estrazioni petrolifere. Secondo un servizio della TGR Basilicata, le compagnie spingono per incrementare la produzione in Val d’Agri e a Tempa Rossa, aree che oggi produrrebbero meno della metà del loro potenziale. Si è parlato anche di raddoppio delle estrazioni, in un contesto politico e normativo che, complice l’evoluzione dello scenario internazionale e la nuova domanda di energia, appare più favorevole alle richieste delle società petrolifere.
Il punto di partenza sarebbe l’area Cluster Sant’Elia 1 – Cerro Falcone 7, sito gestito da ENI nel comune di Marsicovetere, in provincia di Potenza, nel cuore della Val d’Agri. È un passaggio che non può essere letto solo come una questione industriale o energetica. In un territorio segnato da decenni di attività estrattive, preoccupazioni ambientali, studi epidemiologici e ritardi nelle risposte pubbliche, ogni decisione che vada nella direzione di un aumento delle attività petrolifere chiama direttamente in causa la tutela della salute.
È proprio questo il nodo sollevato da Fabrizio Bianchi, epidemiologo, componente del Comitato scientifico nazionale di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, già direttore di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche e da anni impegnato nello studio della Val d’Agri. Nel suo intervento Storia della compromissione della salute in Val d’Agri Bianchi ricostruisce una storia lunga, complessa e inquietante: quella della progressiva compromissione della salute in un’area che ospita il principale impianto petrolifero onshore italiano.
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