NESSUN RIMEDIO
È iniziata la raccolta delle
olive, quest’anno va meglio
del 2014 , ma l’epidemia sta
avanzando verso nord
E la Procura di Lecce indaga
per diffusione colposa
di una malattia delle piante UN GOVERNO INESISTENTE
Il disseccamento rapido degli
ulivi pugliesi continua: a due
anni di distanza una cura
non è stata ancora trovata
GLI ESPERTI SENZA RISPOSTE
“Non è facile quantificare
le superfici controllate,
le nostre priorità sono le zone
cuscinetto, di sorveglianza
» TIZIANA COLLUTO
E MARIATERESA TOTARO
ra poche settimane, in tutta
Italia, partirà la raccolta delle
olive. L’annata è buona, ma
in Puglia un calo, anche se
minimo, ci sarà a causa del
numero di piante abbattute o
malate. Un dramma che per
gli agricoltori pugliesi si
chiama Xylella fastidiosa.
Era l’ottobre del 2013
quando venne accertata qui
la presenza del patogeno da
quarantena, cui viene attribuito
(ma al momento non
c’è certezza scientifica) il
disseccamento rapido degli
ulivi. A due anni di distanza
una cura non c’è e lo stato di
emergenza dichiarato nel
febbraio 2015 è stato prorogato
di altri sei mesi dal Consiglio
dei ministri. L’e p id emia,
intanto, avanza verso
nord. Gli ultimi focolai sono
stati individuati durante l’estate
a Torchiarolo. Nel frattempo,
la Procura di Lecce
continua a indagare per diffusione
colposa di una malattia
delle piante.
A FRONTE di un’e me r ge nz a
senza precedenti in Italia, la
parola d’ordine è eradicare le
piante infette. “Infette”, non
secche. Perché, spiega la dottoressa
Anna Percoco, funzionaria
dell’O ss e r va t o ri o
Fitosanitario della Regione
Puglia, “nel momento in cui si
accerta la presenza di Xylella,
anche se la pianta non riporta
segni evidenti di disseccamento,
essendo un batterio
da quarantena, per legge
ho l’obbligo di eradicarla”.
Ma gli abbattimenti sono solo
una misura di contenimento,
non di cura. E per renderla
più indolore, evitando le proteste,
il nuovo piano del commissario
straordinario Giuseppe
Silletti, da approvare
entro fine mese, prevede la
formula del contributo pubblico
all’espianto.
Il territorio pugliese è stato
suddiviso in quattro aree:
la zona a nord, di sorveglianza
(con una superficie di uliveti
pari 46.169 ettari); quella
cuscinetto (32.020 ettari); una
di contenimento (24.708
ettari) e l'area a sud, la più colpita
(dove ormai non si effettuano
più il monitoraggio).
Le aree infette sono distribuite
su 113.370 ettari, ma come
spiega Silvio Schito, dirigente
dell’Osservatorio Fitosanitario,
“il dato riferito alle
superfici monitorate in termini
di ettari non è facilmente
quantificabile”.
Le piante finora abbattute
sono circa 200. “È una malattia
nuova – dice Donato Boscia
responsabile dell’Istitu -
to di Virologia del Cnr di Bari
–fino a questo momento non
c’è nessuna evidenza di reversibilità
né segnali di ripresa”.
La situazione è complessa,
si lavora con difficoltà. “I
dati a disposizione sono carenti”,
spiega il professor Boscia.
Lo conferma lo stesso
Schito: “Non è facile quantificare
le superfici controllate,
le nostre priorità sono le
zone cuscinetto, di sorveglianza
e la zona di 20 km di
contenimento, ma per la vastità
del territorio e considerato
che allo stato attuale le
risorse umane costituiscono
il fattore limitante, si sta dando
precedenza alle zone a rischio”.
Carenza di risorse umane,
dunque. Allora perché non
coinvolgere studenti e ricercatori?
Fino ad oggi, salvo
l’annuncio del ministro Martina
di un finanziamento di 4
milioni di euro per una ricerca,
non c’è stato alcun bando
dedicato. Lo denunciava diversi
mesi fa anche il deputato
pugliese Giuseppe L’Ab -
bate (M5S) sul suo blog: “Con i finanziamenti ricevuti, la
giunta guidata da Vendola avrebbe
dovuto predisporre
un bando dedicato al mondo
scientifico per studiare il fenomeno
e gestire il futuro
che attende i coltivatori pugliesi.
E, invece...”. Invece,
c’è chi si è messo a lavoro da
solo. “In sei mesi, abbiamo
speso almeno 30 mila euro di
tasca nostra”, dice Fabio Ingrosso,
a capo di Copagri
Lecce. A maggio sono state
avviate le sperimentazioni
per provare a curare dieci ettari.
Le piante, molte delle
quali date per spacciate, hanno
ripreso a vegetare. Ma a
crederci sono solo loro: confederazione
agricola, dodici
aziende che hanno messo a
disposizione i terreni e due
ricercatori dell’Università di
Foggia, Antonia Carlucci e
Francesco Lops, che lavorano
gratis.
Si procede per tentativi. A
Veglie, rischiano di essere
abbattuti alberi sottoposti alla
cura del professor Marco
Scortichini, direttore del
Crea di Caserta, il Consiglio
per la ricerca in agricoltura e
l’analisi dell’economia agraria.
È stato lui a redigere il
protocollo di diagnosi di
Xylella per l’Organizzazione
Europea per la Protezione
delle Piante. Da dicembre
somministra agli ulivi estratti
di rame e zinco. “I tagli sono
inutili. Non si capisce – spie -
ga Scortichini –che per la prima
volta al mondo si sta facendo
una sperimentazione
ampia, direttamente in campo
per il controllo di Xylella
su una pianta ospite primaria”.
Oltre al supporto, si aspetta
il coordinamento di queste esperienze: nel 2010, sono
stati avviati campi di prova
contro la lebbra dell’ulivo,
un’altra fitopatia. Non si è saputo
nulla. L’unica certezza è
che sono sorti intorno a Gallipoli,
proprio nell’area e nel
momento in cui anche questa
storia ha avuto inizio. Una
coincidenza che non sfugge a
chi da oltre un anno indaga, a
carico di ignoti, per diffusione
colposa di una malattia
delle piante. La Procura di
Lecce fatica ad avere risposte.
È certo che in quell’occa -
sione sono stati testati prodotti
autorizzati eccezionalmente.
Se n’è fatto un uso improprio?
Gli interrogativi,
tanti, restano sulla scrivania
dei pubblici ministeri della
Procura Elsa Valeria Mignone
e Roberta Licci.
SONO STATI chiesti altri sei
mesi di tempo per concludere
le indagini, delegate al Nipaf
del Corpo Forestale dello
Stato. Si aspettano le relazioni
dei consulenti, soprattutto
di quello informatico, che sta
passando al setaccio i pc sequestrati
ai ricercatori del Cnr
di Bari e del Dipartimento
di Scienze del suolo dell’Uni -
versità di Bari. L’obiettivo è
capire se Xylella sia mai stata
riscontrata prima dell’o t t obre
2013, data in cui è stata
certificata la sua presenza.
Perché i conti non tornano:
per prima cosa, già nell’a utunno
2011 erano stati segnalati
sintomi di disseccamento
degli ulivi, ma si è intervenuti
solo due anni dopo. E poi,
nell’ottobre 2010, presso l’Istituto
agronomico mediterraneo
di Bari, è stato formato
personale per fronteggiare
un rischio ipotetico di introduzione
in Europa di Xylella,
ciò che in seguito si è verificato
davvero. Preveggenza?
© RIPRODUZIONE RISERVATA il fatto quotidiano 14 settembre 2015
lunedì 14 settembre 2015
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