Ireferendum contro le
trivellazioni in mare
sono sempre più vicini.
Non per merito di Pippo
Civati, che li ha inseriti
tra gli otto quesiti per i
quali sta raccogliendo
le
firme, ma
grazie ai
p r e s i d e nti
dei Consigli
regionali.
Ieri la
loro assemblea
plenaria, guidata dal friulano
Franco Iacop (Pd),
ha approvato all’una nimità
la predisposizione di
tre quesiti, con l’obiettivo
di istituire un referendum
abrogativo su alcune
norme del Sblocca Italia e
del decreto Sviluppo.
Quelle, appunto, che riguardano
le trivellazioni
in mare. “L’unanimità –
ha detto Iacop –dimostra
che tutte le Regioni, indipendentemente
dall’e ssere
toccate direttamente
dal tema delle trivellazioni,
vogliono esprimersi in
merito alla difesa dei territori
e vogliono partecipare
alle decisioni che riguardano
la loro sostenibilità
economica e sociale”.
ORA OGNI Consiglio sarà
chiamato a votare: basta il
sì di cinque Regioni per
far scattare i referendum.
Esulta anche il presidente
che ha portato la proposta
in assemblea, il lucano
Piero Lacorazza: “L’obiettivo
non è il conflitto
con il governo nazionale,
ma c’è bisogno che le Regioni
possano mettere
mano ai territori che governano
e possano decidere
il destino dei cittadini
che rappresentano”.
La decisione dei presidenti
dei Consigli regionali,
paradossalmente, rischia
di affossare definitivamente
le speranze di
Civati, alle prese con una
corsa contro il tempo per
raggiungere l’o b ie t t i v o
500 mila firme entro fine
settembre e presentare i
suoi quesiti. Il deputato
brianzolo però non perde
l’ottimismo: “Apprendia -
mo con grande soddisfazione
della decisione delle
Regioni di presentare i
referendum contro le trivellazioni.
Si tratta dei
quesiti che abbiamo proposto
a luglio. I nostri riguardano
anche legge elettorale,
riforma della
scuola, grandi opere e
Jobs act. Per questo è ancora
più importante raccogliere
le firme”.
TO. RO.
© RIPRODUZIONE RISERVATA il fatto quotidiano 12 settembre 2015
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