Ma il problema non riguarda solamente l’immediato dell’irrorazione, bensì il peso vero e proprio che questi pesticidi hanno sul ciclo della vita di piante, animali e biodiversità. È cosa nota che tali inquinanti cadono nel terreno, si legano alle acque che scorrono nel sottosuolo e portano l’inquinamento a chilometri e chilometri di distanza; l’acqua viene bevuta da animalipesci ebestiame da allevamento, quindi indirettamente tornano sulla nostra tavola e noi ingeriamo questi veleni.
L’abuso di pesticidi, in una terra che si professa all’avanguardia, rappresenta una sconfitta della politica agricola biologica; politica che si riempie la bocca di slogan promozionali, ma poi nel concreto non attiva percorsi virtuosi per abbassare l’uso di veleni e per limitarne la diffusione. Ecco, quindi che la gente si mobilita, preoccupata di una situazione che sta degenerando. Nascono comitati per la salute pubblica e associazioni civiche apolitiche che promuovono incontri con esperti di settore per capire e proporre alternative.
Intanto, in Trentino, si occultano i dati e si privilegia l’interesse economico al benessere collettivo e alla tutela ambientale. Segnalo una petizione on line, su Change.org, avviata da associazioni ambientaliste locali, senza colore politico, per chiedere alla politica locale di introdurre una prospettiva di sviluppo agricolo sostenibile, a salvaguardia della salute di tutti. Teniamo alta la guardia per poter far arrivare, sulla nostra tavola, cibi sani, non solo perché lo dice l’etichetta, bensì perché i percorsi che li portano a noi, siano davvero ecosostenibili.
La petizione on line è qui. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/11/pesticidi-in-trentino-i-numeri-non-tornano/2027000/