Pontinia (LT) dall'ambiente, alla difesa dei diritti civili e sociali, dalla politica alla tecnica. Si riportano stralciriportandone autori. Nota: qualora si ritenga la pubblicazione (o i commenti) siano lesivi o notizie superate si prega di comunicarlo con mail giorgio.libralato@gmail.com e saranno rimossi. Oppure allo stesso modo si può esercitare il diritto di replica. Qualora si ritenga che una pubblicazione o parte di essa ledano i diritti di copyright o di autore saranno rimossi
acqualatina restituisca i soldi http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130831latina/index.html#/9/ dopo le rivelazioni di Carmine Schiavone (ma bastava leggere i verbali vent'anni fa) la richiesta di chiarezza di Sandro Bartolomeo e del pd (dormi tranquillo e asciutto) http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130831latina/index.html#/17/ energia pulita e rinnovabile il sindaco di San Felice Circeo si impegna - Sabaudia rogo allo stabilimento le streghe http://ww7.virtualnewspaper.it/quotidiano/books/130831latina/index.html#/13/
“Non è possibile prendere decisioni così importanti contro il territorio e la popolazione che lo abita, non è possibile trincerarsi dietro i pareri di Conferenze dei Servizi per evitare il confronto e i chiarimenti auspicati.” L'ha detto il Comitato No biomasse? Non farebbe notizia. L'ha detto l'assessore provinciale de l'Aquila alla ricostruzione nonchè capogruppo Pdl in consiglio comunale Guido Quintino Liris. Pronto a votare contro.
fonte: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Cenitrale-a-biomasse-di-Bazzano-l-assessore-Liris-si-schiera-per-il-no/124954.htm
Centrale a biomasse di Bazzano, l'assessore Liris si schiera per il no
(30.08.2013) Sono fermamente contrario alla realizzazione della centrale a biomasse nella località Caselle (Nucleo Industriale di Bazzano)!”
E' la presa di posizione dell'Assessore Provinciale alla Ricostruzione e Capogruppo PDL in Consiglio Comunale Guido Quintino Liris “Non concordo tempi e modalità con le quali si sta procedendo contro il territorio e la popolazione che lo abita” continua Liris “Da settimane gli abitanti di Monticchio, Bazzano, Paganica, Onna e frazioni limitrofe portano avanti iniziative civili ed equilibrate nel tentativo di farsi ascoltare, ma l'atteggiamento di mancanza di dialogo e di ascolto nei confronti dei dubbi e delle perplessità legittime della popolazione sono l'unica risposta ovvero l'unica non-risposta che si sta ottenendo”
“Non è possibile prendere decisioni così importanti contro il territorio, non è possibile trincerarsi dietro i pareri di Conferenze dei Servizi per evitare il confronto e i chiarimenti auspicati.”
“Se così dovesse continuare ad essere la situazione, senza esitazione voterò in maniera contraria in Consiglio Comunale, chiederò anche ai miei colleghi in Consiglio di sposare questa linea”.
“Troppe sono le condizioni che non convincono sulla fattibilità dell'intervento ed in particolar modo sulla sostenibilità dello stesso: il quantitativo di materia prima necessaria, i rapporti e la sovrapponibilità dei bacini di attingimento tra l'intervento pianificato a Bazzano e gli altri interventi previsti in Provincia dell'Aquila, il fatto che Enti ed Autorità interessati direttamente o indirettamente in questo tipo di intervento non siano stati chiamati in causa....”
“Auspico” conclude Liris “che il Comune dell'Aquila provveda a riaprire un tavolo di confronto che vedano presenti gli Enti Parco, le Amministrazioni Beni Separati, l'Ispettorato Forestale, i Comitati e le Pro-loco del territorio interessato, nel cui tavolo vengano dissolti dubbi e perplessità, e in cui venga presentato, numeri alla mano, la fattibilità e la sostenibilità dell'intervento in questione”.”Infine” chiosa Liris “dichiaro il mio appoggio alle iniziative poste in essere in questi giorni dal Coordinamento “NoCentraleBiomasse” http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/aquila-con-il-no-biomasse-ass.html
(30.13.2013) BESENZONE. La centrale in località Zapparola è stata realizzata dalla Emiliana Agroenergia Soc. Agricola Consortile a r.l. di Piacenza. Non sono poche (dieci per la precisione) le Società Consortili "gemelle" costituite negli scorsi anni, partecipate dalle Cooperative socie di Bietifin e finanziate in parte dal Consorzio Nazionale Bieticoltori sorte con lo scopo dichiarato di costruire un biodigestore da 1MW in Emilia o in Lombardia. Un business di decine e decine di milioni di investimenti. http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/08/biogas-piu-che-scandaloso-besenzone-pc.html
Un business che non sopporta bastoni tra le ruote e che può contare sugli intrecci consolidati tra Consorzi e politica. La storia che iniziamo a raccontare per sommi capi riguarda la centrale a biogas di Besenzone, comune della pianura piacentina. Così, anche se non ve ne sono i presupposti l'impianto da 998 kW viene autorizzato dalla provincia a gennaio del 2013.
Il comune esprime "perplessità e dissenso" rispetto a un piano del traffico che non viene presentato e alla situazione della viabilità del tutto inadeguata a sopportare il traffico indotto dall'alimentazione del digestore con polpe di bietola, foglie e colletti (tutte colture dedicate).
In realtà al momento dell'autorizzazione l'Emiliana Agroenergie non aveva neppure la disponibilità dei terreni. In forza di questi e altri elementi di criticità i confinanti e Italia Nostra richiedono a gran voce la revoca dell'autorizzazione in autotutela. Ad aprile la provincia conferma l'autorizzazione. I lavori della centrale proseguono ma la maggior parte dei vicini (che pur subiscono forti disagi in conseguenza del traffico e che - come da allegati al progetto - sono interessati al cono di ricaduta delle emissioni) sono indotti alla passività. Solo un confinante con abitazione a 100 m dalla centrale (anche se nel progetto si dice 200 e più m) non si rassegna e ricorre al TAR,
La sentenza del TAR arriva ai primi di agosto ed è una sentenza scandalosa perché viene dato torto su tutta la linea al ricorrente (condannato a pagare anche le spese legali della Agroenergie). Una sentenza politica mirante ad ammonire comitati, comuni e singoli cittadini danneggiati a non tentare in alcun modo la carta dei ricorsi. "Queste centrali hanno da farsi" proclamano i Don Rodrigo e i loro bravacci.
Quando il TAR ha dato torto al vicino la centrale era ancora in costruzione (per esempio mancava ancora la torcia) e non erano ancora state completate altre opere. Per esempio mancano ancora vasche del digestato che pure sono previste dal progetto. Come era possibile una chiusura lavori e inizio attività senza la realizzazione di quanto previsto nel progetto e necessario per la sicurezza e la riduzione degli impatti? Come dare torto a chi contestava queste circostanze?
La vicenda della centrale di Besenzone presenta altri aspetti sconcertanti che affronteremo in prossime puntate. Una, che ha molta rilevanza per le emissioni maleodoranti riguarda lo stoccaggio o meno di fogli e colletti, materiali che dovrebbero essere conferiti in funzione del fabbisogno senza dare adito a processi di fermentazione anaerobica in situ. Ma così non è.
Di seguito alcune immagine che mettono bene in evidenza l'inadeguatezza delle strade e delle "piazzole" di scambio realizzate in fretta e furia dalla provincia per mitigare parzialmente i disagi del traffico. Il diritto dei normali utenti e frontisti ad un utilizzo normale delle strade è palesemente leso. E' leso il diritto alla sicurezza e c'è un utilizzo e un logoramento anomalo da parte di un privato per puri fini di speculazione di un bene pubblico. Non è più la proprietà privata ad essere limitata nel suo utilizzo dal bene collettivo ma sono i beni pubblici ad essere limitati, di fatto monopolizzati ed espropriati per le finalità dell'arricchimento senza scrupoli dei privati. E' proprio vero che la Costituzione, le leggi e i diritti fondamentali sono pezzi di carta. Arrivano leggi sciagurate, su misura per la speculazione, che contraddicono tutti i principi di legalità e senza colpo ferire politicanti e burocrati le osservano scrupolosamente, ottusamente, senza far valere gerarchie del diritto, principi basilari di equità e giustizia il e buon senso.
LATINA - Emergenza questa sera a Bella Farnia per un'intossicazione collettiva che ha coinvolto diverse persone che hanno dovuto fare ricorso alle cure dei medici dell'ospedale Goretti. L'allarme è scattato intorno alle 22 quando alcune persone che abitano a Bella Farnia, una frazione di Sabaudia, hanno iniziato ad avvertire strani sintomi : nausea, gonfiore agli occhi, vomito, disgusto. In alcuni casi si è trattato soltanto di sintomi superficiali che hanno provocato fastidio ma lungo via Diversivo Nocchia il fenomeno ha assunto carattere più drammatico con svenimenti e malesseri più gravi. Sul posto sono state inviate diverse ambulanze e una quindicina di persone sono state trasportate al Goretti di Latina. Su posto carabinieri e vigili del fuoco. Si pensa che l'origine del fenomeno sia dovuto all'uso improprio di diserbanti o materiali chimici per l'agricoltura da parte di qualche agricoltore senza scrupoli che abbia prodotto una nube tossica. Le indagini sono in corso. Le persone soccorse non sarebbero gravi.
Sabato 31 Agosto 2013 - 00:26 Ultimo aggiornamento: 00:28
"Se ciò che Schiavone afferma risponde al vero - scrive Bartolomeo -, siamo di fronte ad un vero e proprio attacco alla salute, senza pari nella nostra storia".
Il sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo, scrive al Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, dopo le scioccanti dichiarazioni del pentito di mafia Carmine Schiavone durante l'intervista concessa a Sky Tg 24. Il primo cittadino del sud pontino chiede a Roberti un intervento urgente affinché, con l'ausilio della Dna, si faccia luce sulla vicenda e venga accertata la veridicità delle rivelazioni rese da Schiavone. L'ex boss dei Casalesi ha chiaramente parlato di "rifiuti chimici, termonucleari ed industriali, che negli anni sarebbero stati interrati presso la discarica di Borgo Montello, ma anche nel sud pontino. "Se ciò che Schiavone afferma risponde al vero - scrive Bartolomeo -, siamo di fronte ad un vero e proprio attacco alla salute, senza pari nella nostra storia".
"Mi aspetto - conclude il sindaco di Formia - che le Procure competenti abbiano già disposto l'apertura d'ufficio dei relativi fascicoli".
Istituito il tavolo della trasparenza sulla centrale nucleare di Borgo Sabotino
Su richiesta del consigliere regionale del Pd Enrico Forte
29/08/2013
Redazione ParvapoliS
La Giunta regionale del Lazio con una delibera del 7 agosto scorso ha istituito il Tavolo della trasparenza per le attività di dismissione della centrale nucleare di Borgo Sabotino dando seguito alla richiesta che il consigliere pontino Enrico Forte aveva presentato con una mozione discussa anche in Consiglio regionale.
Forte
– ha ritenuto indispensabile garantire il maggior livello possibile di conoscenza, partecipazione e comunicazione nei confronti di tutti i soggetti interessati alle attività di dismissione dell’impianto di Borgo Sabotino nonché verificare i lavori di messa in sicurezza del sito. Si tratta di un provvedimento importante che consente di monitorare in maniera costante quanto accade nell’impianto adottato sulla scorta dell’iniziativa della Regione Campania che già nel 2011 aveva istituito un Tavolo della trasparenza per le attività di dismissione della centrale del Garigliano, tavolo al quale partecipano peraltro come componenti permanenti sia la stessa Regione Lazio che alcuni Comuni della provincia pontina che ricadono nel raggio del sito nucleare>.
Al Tavolo, che sarà presieduto dal presidente della Regione Lazio, parteciperanno l’assessore regionale all’ambiente, i rappresentanti dei Ministeri dell’ambiente, dello sviluppo economico e della salute, la società Sogin, la Prefettura di Latina, l’amministrazione provinciale, i Comuni il cui territorio ricade nel raggio di 30 chilometri dall’impianto nucleare, il Parco Nazionale del Circeo, l’Arpa Lazio, l’Ispra, le associazioni ambientaliste interessate. La delibera prevede inoltre che alle riunioni possano essere invitati di volta in volta i soggetti politico-sociali che presentino una formale richiesta dimostrando un interesse specifico nella materia.
Il prossimo passaggio sarà l’approvazione del disciplinare per il funzionamento del Tavolo.
Secondo i magistrati i Riva avrebbero sottratto i soldi all’Ilva spa e alla holding di famiglia e si apprestavano, secondo quanto emerso dalle indagini, a nuovi spostamenti per sfuggire ai provvedimenti della magistratura di Taranto. La notizia riportata da IlSole24Ore
di Francesco Casula | 29agosto 2013Sale a quasidue miliardidi euro il tesoro della famiglia Rivaritrovato dalla Guardia di finanza di Milano nell’isola diJersey, in Inghilterra. Dopo il sequestro da 1,2 miliardi di euro del 22 maggio scorso, infatti, secondo Il Sole 24 oregli investigatori sarebbero riusciti a scovare altri 700 milioni di euro nel paradiso fiscale nel Canale della Manica. Il tesoro sarebbe stato scoperto in una nuova rete di società (trust) che farebbero capo adEmilio Riva, al fratello Adriano, entrambi indagati dalla procura di Milano, e ai loro otto figli. Denaro che secondo i magistrati i Riva avrebbero sottratto all’Ilva spae alla holding di famigliaRiva Firee sui quali i Riva si apprestavano, secondo quanto emerso dalle indagini, a nuovi spostamenti per sfuggire ai provvedimenti della magistratura diTaranto. Il gip Fabrizio D’Arcangelo, infatti, nella sua ordinanza di sequestro preventivo scrisse che l’obiettivo era “modificare la giurisdizione dei trust per effetto delle iniziative dell’autorità giudiziaria di Taranto” che infatti giunse una settimana dopo il sequestro milanese. Fu il gipPatrizia Todisco, su richiesta del pool guidato dal procuratore Franco Sebastio, il 24 maggio a disporre un sequestro per equivalente da oltre 8 miliardi di euro,ma gli accertamenti delle fiamme gialle ioniche, però, hanno rivelato che nelle casse delle società Riva Fire e Riva Forni Elettrici vi erano poco più di 250mila euro.
Ma i nuovi accertamenti dei finanzieri lombardi, coordinati dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, hanno anche ricostruito l’esistenza della Master Trust, una nuova società che si aggiungerebbe alla complessa struttura con la quale i proprietari dell’Ilva hanno occultato il denaro necessario per rendere ecocompatibile la fabbrica di Taranto, dalla quale, secondo i periti, si diffondono “malattie e morte”. Le indagini degli inquirenti milanesi, intanto, proseguono: in questi giorni, infatti, dovrebbe tenersi un incontro tra i magistrati italiani e quelli inglesi per approfondire gli elementi raccolti fino a questo momento. L’incontro dovrebbe svolgersi a Londra, la stessa città nella quale si trova Fabio Riva, uno dei figli di dell’87enne Emilio, che attende la decisione della magistratura inglese sulla richiesta di estradizione formulata dall’autorità giudiziaria tarantina che lo ha indagato per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Un’indagine che oramai punta alla chiusura. Sul tavolo degli inquirenti ionici pendono ancora le posizioni del “governo ombra” scoperto in fabbrica e quelle dei tanti – politici, funzionari e non – che sono comparsi nell’indagine denominata “ambiente svenduto”. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/29/ilva-scoperti-in-inghilterra-altri-700-milioni-di-euro-riconducibili-ai-riva/695839/
A seguito di movimenti insoliti di camion avvenuto in questi ultimi due giorni nei terreni di Falcognana, il Presidio ha deciso di bloccare nuovamente l'Ardeatina.
Scendono di nuovo in strada gli attivisti del comitato "No discarica Divino Amore". A seguito di movimenti insoliti di camion avvenuto in questi ultimi due giorni nei terreni di Falcognana, il Presidio ha deciso di bloccare nuovamente l'Ardeatina. "Intendiamo vederci chiaro su quanto sta accadendo all'interno del sito della Ecofer" hanno detto i manifestanti - una cinquantina - che, questa mattina dalle 6.00 alle 9.00, hanno bloccato la strada all'altezza del chilometro 15,00 creando forti disagi alla circolazione. Già nel corso della notte alcuni cittadini si erano radunati davanti al sito. http://www.studio93.it/news/read_news.php?news=63743&category=6
Una giornata di fine agosto al centro della terra dei fuochi tra Giugliano, Villa Literno e Villaricca (tra le province di Napoli e Caserta), dove ogni giorno rifiuti di ogni genere vengono incendiati elevando il livello di tossicità e, quindi, degli indici tumorali nell’area. Nonostante un commissario governativo antiroghi, il prefetto Donato Cafagna, nel nostro viaggio incrociamo quattro incendi dolosi in poche ore: bruciano solventi, panni come esche, pneumatici, rifiuti pericolosi di ogni genere mentre amianto frantumato copre le strade. Eppure, proprio in quest’area un altro commissario ha indetto una gara per la costruzione di un inceneritore che dovrà bruciare 6 milioni di tonnellate di ecoballe. Sorgerà a Giugliano, in un territorio che dopo aver ingoiato gli scarichi tossici dell’imprenditoria criminale, ha ospitato negli anni oltre 40 discariche tra legali e non, oltre che un impianto Stir per il trattamento dei rifiuti solidi urbani. I comitati e il WWF denunciano l’illogicità di una scelta, visto che una legge dello Stato la 87 del 2007 vietava la realizzazione di impianti di smaltimento finale in questo territorio proprio a causa dell’alto livello di inquinamento. “Aspettiamo bonifiche e ci danno un inceneritore“, racconta Stefano Franciosi, responsabile locale del WWF. Ma il commissario straordinario per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione, il professor Alberto Carotenuto, replica: “La legge che prevede la localizzazione dei termovalorizzatori è successiva al 2007 e comunque non è mia competenza interpretare. Ad ogni modo – conclude – io non sono molto ottimista sul fatto che vengano investitori privati a fare un investimento di questo genere. Questa è un’opera pubblica che dovrebbe essere a carico dello Stato”. L’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti sarà incentivata con i Cip6, meccanismo tutto italiano visto che gli incentivi dovrebbero premiare solo energia prodotta da fonti rinnovabili di Andrea Postiglione e Nello Trocchia