tratto da https://ambientenonsolo.com/ode-alla-rana-bollita-che-non-si-lascia-bollire/
l’essere umano è più insensibile (più stupido) delle rane, dall'articolo di Fabrizio Bianchi: La rana bollita non esiste, o almeno, non esiste in natura. Contrariamente alla celebre metafora che vuole la rana adattarsi all’aumento progressivo di calore fino a rimanere bollita, una rana sana non rimane immobile mentre la temperatura dell’acqua aumenta lentamente. Percepisce il calore, lo riconosce come una minaccia e, prima che diventi insopportabile, salta fuori dalla pentola. L’idea che resti lì fino a morire è una leggenda popolare, nata da esperimenti ottocenteschi condotti su animali privati della normale capacità di reagire.
Dunque l’essere umano è più insensibili delle rane.
Ci allarmano i cambiamenti improvvisi, molto meno quelli lenti, quasi impercettibili, che avanzano un grado alla volta, una parola alla volta, una violenza alla volta.
Il rischio concreto è di abituarsi a estati sempre più calde, pensando a un condizionatore in più, a un linguaggio pubblico più aggressivo, alla semplificazione di problemi complessi, alla progressiva perdita di fiducia, all’indifferenza verso le fragilità altrui. Ci abituiamo perfino all’imbarbarimento dei rapporti sociali, perché ogni episodio, preso da solo, sembra insufficiente a farci reagire, e indebolendo via via la consapevolezza che è la loro somma, invece, a cambiare lentamente il clima in cui viviamo.
La retorica della resilienza e della mitigazione si traveste da adattamento per indurre una supina assuefazione.
L’adattamento biologico è uno dei più straordinari processi dell’evoluzione, che ha permesso alle specie di sopravvivere ai grandi cambiamenti del pianeta. Ma richiede tempi lunghissimi: centinaia o migliaia di generazioni, decine di migliaia di anni. Non ha nulla a che vedere con ciò che oggi chiamiamo adattamento climatico, che consiste soprattutto nell’acclimatarci entro limiti fisiologici o nel mitigare gli effetti del caldo modificando l’ambiente in cui viviamo.
Ancora meno dovrebbe significare adattarsi all’ingiustizia, alla disumanizzazione del linguaggio o al progressivo deterioramento della convivenza civile.
Oltre a preoccuparci della temperatura dell’ambiente, dobbiamo preoccuparci della temperatura della nostra coscienza.
Il momento in cui smettiamo di distinguere tra ciò che è inevitabile e ciò che sarebbe ancora possibile cambiare. Quando l’eccezione diventa normalità, la rinuncia diventa prudenza e l’imbarbarimento sociale viene percepito come un destino anziché come una deriva.
La rana bollita è solo un mito, ma l’assuefazione umana è una realtà concreta. Il vero paradosso è che, mentre un animale reagirebbe per istinto, l’essere umano assiste all’aumento della temperatura senza trovare la lucidità di saltare.
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