La domanda di gas è diminuita del 19%
Accanto alla diversificazione delle forniture, l’Unione ha cercato di ridurre i consumi.
dall'articolo di Marco Talluri:
Tra agosto 2022 e gennaio 2026 la domanda europea di gas è diminuita di circa il 19% rispetto alla media del periodo 2017-2021, superando l’obiettivo volontario iniziale del 15%.
Questo risultato è stato favorito dal contenimento della domanda, dalla crisi dei prezzi, dagli interventi di efficienza e dalla sostituzione del gas con altre fonti.
Non tutte le alternative, tuttavia, hanno avuto lo stesso valore climatico. La riduzione del gas può contribuire alla decarbonizzazione solo se accompagnata da rinnovabili, elettrificazione ed efficienza, non se viene compensata da un maggiore ricorso a petrolio o carbone.
Installati 260 gigawatt di nuova capacità rinnovabile
Dal 2021 l’Unione europea ha installato 260 gigawatt di nuova capacità rinnovabile:
204 gigawatt di solare fotovoltaico;
57 gigawatt di eolico.
Secondo la Commissione, questa nuova capacità ha consentito di evitare nel solo 2025 acquisti di gas per circa 5,6 miliardi di euro.
Il risultato mostra come le fonti rinnovabili abbiano ormai un ruolo non soltanto climatico, ma anche economico e geopolitico. Ogni incremento della produzione interna riduce l’esposizione ai prezzi internazionali e alle crisi nei paesi fornitori.
L’obiettivo europeo vincolante per il 2030 è stato portato al 42,5% di energia rinnovabile, con l’ambizione di raggiungere il 45%.
La produzione energetica diventa più pulita
Tra il 2020 e il 2024 la quota di energia prodotta nell’Unione europea da fonti rinnovabili e biocarburanti è aumentata dal 40,8% al 48,1%, con una crescita di 7,3 punti percentuali.
Nello stesso periodo sono diminuite le quote di combustibili fossili, gas naturale e nucleare.
La Germania ha registrato una crescita delle rinnovabili superiore alla media europea, pari a 15,6 punti percentuali, in un periodo segnato anche dalla chiusura delle ultime centrali nucleari.
In Italia l’aumento della quota rinnovabile nella produzione primaria è stato più contenuto, pari a 5,4 punti percentuali, accompagnato da una riduzione del gas naturale di 2,8 punti e del petrolio e derivati di 2,7 punti.
I consumi raccontano però una storia diversa
Il cambiamento appare meno netto se si osservano i consumi finali.
Tra il 2020 e il 2024, nell’Unione europea il consumo di gas naturale è sceso dal 22% al 19,6%, ma quello di petrolio e derivati è aumentato dal 35% al 37,4%.
La quota di rinnovabili e biocarburanti nei consumi è cresciuta di appena 0,7 punti percentuali.
Il sistema produttivo energetico sta quindi cambiando più rapidamente delle abitudini di famiglie e imprese. I settori più difficili da trasformare restano trasporti, riscaldamento, industria pesante e parte dei consumi agricoli.
La situazione italiana è ancora più problematica: tra il 2020 e il 2024 il consumo di gas è diminuito di 3,1 punti percentuali e quello di calore di 2,3, ma il consumo di petrolio e derivati è aumentato di 6,7 punti.
Il dato evidenzia il peso persistente della mobilità stradale e della dipendenza dai carburanti fossili. Senza un’accelerazione del trasporto pubblico, della mobilità ferroviaria, dell’elettrificazione e della riduzione della domanda di spostamenti motorizzati, la transizione energetica rischia di rimanere incompleta.
L’Italia resta molto dipendente dalle importazioni
Nel 2024 il 57,3% dell’energia disponibile nell’Unione europea proveniva da importazioni. Il valore è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2020.
Tra i grandi paesi europei, l’Italia presentava la dipendenza più elevata, pari al 73,9%, davanti a Spagna, con il 68,9%, e Germania, con il 66,8%.
La dipendenza dall’estero non è necessariamente un problema in assoluto, ma espone il sistema energetico alle oscillazioni dei prezzi, alle crisi internazionali e alle decisioni dei paesi produttori.
Spostare le importazioni dalla Russia verso altri fornitori può migliorare la sicurezza geopolitica nel breve periodo, ma non risolve la vulnerabilità strutturale. Per ridurla servono meno consumi, più efficienza, maggiore produzione rinnovabile interna, accumuli e reti europee integrate.
Il rischio di sostituire una dipendenza con un’altra
RePowerEU nasce dalla necessità immediata di emanciparsi dall’energia russa, ma il suo successo non può essere misurato soltanto sulla base della provenienza del gas.
Sostituire i gasdotti russi con maggiori importazioni di Gnl da altri paesi può diversificare le forniture, ma mantiene la dipendenza dai combustibili fossili e richiede terminali, navi, rigassificatori e nuove infrastrutture.
Questi investimenti rischiano di avere una vita economica lunga e di rallentare la decarbonizzazione, soprattutto se vengono presentati come opere strutturali anziché come soluzioni strettamente transitorie.
Lo stesso vale per i nuovi gasdotti: la loro compatibilità con gli obiettivi climatici dipende dalla reale necessità, dalla durata prevista e dalla possibilità concreta di riconversione, senza usare l’ipotesi futura dell’idrogeno come giustificazione automatica.
Sicurezza energetica e politica climatica devono coincidere
Il principale insegnamento del RePowerEU è che sicurezza energetica e transizione ecologica non possono essere considerate politiche separate.
Ridurre i consumi attraverso edifici efficienti e città meno dipendenti dall’automobile significa diminuire contemporaneamente le emissioni, la spesa energetica e la vulnerabilità geopolitica.
Produrre elettricità da fonti rinnovabili riduce il ricorso al gas e aumenta l’autonomia. Rafforzare le reti e gli accumuli rende possibile integrare quantità maggiori di solare ed eolico. Investire nel trasporto pubblico e ferroviario riduce il peso del petrolio, ancora dominante nei consumi.
Da questo punto di vista, il dato italiano sull’aumento dei prodotti petroliferi rappresenta uno dei principali segnali d’allarme.
Un bilancio ancora provvisorio
Il RePowerEU ha contribuito a modificare rapidamente il sistema energetico europeo. Il gas russo ha perso gran parte del proprio peso, la domanda di gas è diminuita e la capacità rinnovabile è cresciuta in modo significativo.
Tuttavia, al momento dell’analisi di Openpolis, a livello europeo risultava completato soltanto il 37% delle scadenze. In Italia, nonostante il 59% dei target raggiunti e il grande numero di progetti terminati, erano ancora aperti gli interventi economicamente più rilevanti.
Soprattutto, la crescita del consumo di petrolio e l’elevata dipendenza dalle importazioni mostrano che il passaggio a un sistema realmente decarbonizzato è ancora lontano.
Il successo del piano non dipenderà soltanto dalla capacità di spendere le risorse entro le scadenze. Dipenderà dalla qualità degli investimenti, dalla loro coerenza con gli obiettivi climatici e dalla capacità di produrre una riduzione strutturale della domanda di combustibili fossili.
Fonte: Openpolis, La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RePowerEU.
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